Il 22 luglio 2015 l’Ispettore Andrea Giannini redige un documento sui promemoria inviati alla Procura da parte dell’Avvocato Vieri Adriani relativi alla figura di Giampiero Vigilanti.

Questo il documento: 22 Luglio 2015 Analisi ragionata su tre promemoria depositati dall’Avv. Vieri Adrinani su Giampiero Vigilanti 

Questa la trascrizione:

CONSIGNATA A MANO 

DR. CANESSA IN DATA 

23/07/2015

ANALISI RAGIONATA SUI TRE PROMEMORIA DEPOSITATI PRESSO LA PROCURA DI FIRENZE DALL’AVV. VIERI ADRIANI NELL’ANNO 2013 SUL CONTO DI GIAMPIERO VIGILANTI (VICCHIO-FI, 22/11/1930) 

A seguito dell’incarico assegnatomi pochi giorni orsono dal Procuratore della Repubblica di Pistoia, Dottor Paolo Canessa in merito all’analisi dei tre “Promemoria” depositati a suo tempo dall’Avv. Vieri Adriani, legale dei familiari di tre delle vittime dei delitti attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze”, con il presente lavoro si riferiscono tutti quegli spunti investigativi degni di nota e che, a parere di chi scrive, sono meritevoli di un serio approfondimento: 

  1. Un primo elemento di particolare interesse risulta l’accostamento della figura di Giampiero Vigilanti a Salvatore Vinci, quest’ultimo gravemente implicato nel primo duplice omicidio (vedi “Rapporto Torrisi“). L’elemento che accomuna i due soggetti consiste nel fatto che entrambi risultano avere avuto residenza in Vaiano; Il Vigilanti, in base a risultanze anagrafiche, risulta aver lì risieduto dal 03/05/62 in Via Braga nr.169, successivamente, dal 08/12/1963, in via Braga 218, per poi emigrare definitivamente per Prato in data 30/06/1966. II Vinci Salvatore risulta aver avuto la residenza a Vaiano, Loc. la Briglia, via 25 aprile nr.77 dal 28/07/66 al 09/01/1969, sennonché, dalla lettura del sopracitato rapporto redatto dal maggiore Torrisi (Cap.14) risulta che il medesimo avesse la disponibilità dell’appartamento del fratello Giovanni ed ubicato in Via Braga nr.15 fin dal 1960. Di non secondaria importanza risulta al riguardo la prima versione della confessione di Stefano Mele rilasciata il 23/08/1968 nella quale, sempre secondo il Rapporto Torrisi, il Mele dichiara di essere a conoscenza che il Vinci Salvatore abitava fin dal 1960 presso l’abitazione del fratello Giovanni sita in Vaiano. Tale accostamento potrebbe spiegare il cosiddetto “passaggio di mano” della pistola Beretta calibro “22” L.R. dal “gruppo sardo” responsabile del primo duplice omicidio a colui che diventerà il “Mostro di Firenze”. 
  2. Per quanto riguarda la pistola Beretta calibro 22 L.R. utilizzata per la commissione di tutti gli otto duplici omicidi ed a tutt’oggi mai rinvenuta, sempre secondo il rapporto Torrisi, al quale l’avv. Vieri Adriani fa riferimento, la stessa risulta identificabile con quella a suo tempo acquistata in un’armeria di Villacidro (CA) in data 09/11/1963 da tale ARESTI Franco, deceduto in Olanda, unica pistola non rinvenuta durante le ricerche effettuate dal sopracitato Maggiore. 
  3. In relazione ai trenta proiettili Winchester calibro 22 serie “H” rinvenuti in data 29/09/1985, a seguito di segnalazione anonima, sparsi sull’asfalto di Via del Granaio in Poggio a Caiano, risulta interessante l’osservazione, fatta dal legale, che in quel Comune risultava operare l’impresa di pompe funebri OFISA nell’ambito di un rapporto di collaborazione con la Misericordia di Poggio a Caiano, tuttora vigente. Al riguardo si sottolinea che da accertamenti esperiti dallo scrivente, il Vigilanti è stato dipendente dell’Ofisa dal 1972 al 1979 con la qualifica di magazziniere ed autista. Di fatto si occupava, tra l’altro, del trasporto delle bare presso le varie sedi della società inclusa quella di Poggio a Caiano. 
  4. Di un certo interesse risulta l’osservazione sull’attività lavorativa svolta dal Vigilanti; dagli atti lo stesso risulta aver lavorato e quindi versato i contributi soltanto per sette anni, appunto dal 1972 al 1979 presso l’Ofisa per poi percepire dal 01/03/1980 una pensione d’invalidità ammontante oggi a Euro 700 mensili. Sarebbe opportuno effettuare degli accertamenti sulle modalità attraverso le quali lo stesso percepisce tali emolumenti tenuto conto che risulta aver lavorato solo sette anni. 
  5. Il Vigilanti, di note simpatie fasciste, a per questo soprannominato nel paese d’origine, Vicchio, “Garzaroli”, appellativo riferibile all’omonimo Prefetto di Firenze in carica negli anni 1922-25 e distintosi per l’attività fiancheggiatrice degli “squadristi” della prima ora, risulta aver risieduto nel territorio del predetto Comune in Loc. Caselle fino alla data del suo arruolamento nella Legione Straniera, luogo particolarmente vicino ai luoghi dei duplici omicidi del 1974 di Borgo San Lorenzo e del 1984 a Vicchio. Per quanto riguarda il primo duplice omicidio, risulta interessante l’osservazione dell’Avv. Adriani il quale riconduce l’atto non tanto ad un semplice delitto di origine maniacale, ma ad una “vendetta” tenuto conto che la ragazza, Stefania Pettini, trucidata oltre che con vari colpi di pistola, con 96 coltellate e lasciata con un tralcio di vite inserito nella vagina, risulta essere figlia di un noto partigiano della zona e proprio in quel periodo ricorrevano i trenta anni dalla liberazione di Vicchio dall’occupazione nazi-fascista; inoltre l’accanimento sul corpo della ragazza ricorda le barbare esecuzioni effettuate dai nazi-fascisti all’epoca. Al riguardo risulta importante evidenziare che in data 18/09/1974, all’indomani dell’omicidio, quattro giovani (Assirelli, Bruni, Calzolai e Pierotti) si recarono presso la Stazione CC. di Borgo S. Lorenzo per denunciare l’avvistamento avvenuto la notte dell’omicidio, il 14/09, di un’auto di grossa cilindrata, forse un’Alfa Romeo oppure una Simca sportiva, ferma nell’immediate vicinanze del luogo del delitto, con la luce dell’abitacolo acceso e con una persona sola a bordo. Relativamente al secondo duplice omicidio, quello del 1984 a Vicchio, risulta interessante sottolineare che il Vigilanti durante la prima perquisizione subita in data 16/09/1985 eseguita dal Maresciallo Amore, durante il rilascio di sommarie informazioni finalizzate all’individuazione di un eventuale alibi la notte dell’ultimo duplice omicidio avvenuto il 08/09/1985, (che peraltro il Vigilanti non riuscì a fornire), questi non richiesto, dichiarò che in occasione di una visita al proprio medico curante Dottor Caccamo, ebbe modo di visitare il luogo dell’omicidio di Pia Rontini e Claudio Stefanacci. (si noti il classico comportamento narcisistico del Lust-Murderer).
  6. Sempre riguardo alla prima perquisizione subita dal Vigilanti ad opera dell’allora Brigadiere Amore in data 16/09/1985, emergono elementi a dir poco inquietanti. Il predetto Brigadiere effettua una perquisizione ai sensi dell’art.41 TULPS ( per il quale non è necessaria la preventiva autorizzazione dell’A.G.) finalizzata alla ricerca di armi e munizioni detenute illegalmente dal Vigilanti “in quanto il predetto, da accertamenti svolti, poteva identificarsi nel noto mostro di Firenze” (il tutto verbalizzato). A parte l’osservazione più che legittima che la S.A.M. soltanto in data 25/10/1985 chiede al Commissariato di Prato di effettuare degli accertamenti a seguito di segnalazione anonima sul predetto, come faceva il brigadiere Amore a scrivere su un verbale che il Vigilanti poteva identificarsi nel Mostro di Firenze?. Ma c’è di più; in totale mancanza di garanzie difensive sente a S.I.T. il Vigilanti e separatamente la moglie ed il figlio Andrea su dove fossero stati nei giorni dell’ultimo duplice omicidio degli Scopeti. Nell’occasione, addirittura il Vigilanti non era in grado neanche di fornire un alibi decente, dichiarando di aver dormito, la sera dell’8/09/85, da solo perché la moglie aveva accudito un malato. Ma c’è di più; Il Vigilanti consegna spontaneamente al Brigadiere la pistola calibro 22 High Standard legittimamente detenuta per le comparazioni. E fin qui tutto bene, sennonché spunta fuori l’intervista rilasciata in data 29/11/1994 al quotidiano “Il Tirreno” e pubblicata a pagina 19 del giornale all’indomani della seconda perquisizione subita dal Vigilanti sempre dal maresciallo Amore e già menzionata più volte dallo scrivente nel proprio rapporto. Dalla lettura dello stesso, si cita testualmente: “Sono venuti alle sette di mattina, io ero in ospedale. lunedì (21/11/94) ero stato tamponato in auto in via Matteotti. Tornai a casa e più tardi andai al pronto soccorso in bicicletta. Mi dimisero martedì pomeriggio, a perquisizione avvenuta. Mia moglie e i miei figli non volevano aprire la porta ai carabinieri e mi hanno raccontato che il maresciallo Amore, che già effettuò la perquisizione nell’85, si diresse subito al cassetto dove tengo armi e munizioni dicendo, forse per sdrammatizzare: “Li tenete sempre lì, vero?”. I proiettili sequestrati non sono 30, ma 176, calibro 22, marca winchester serie H. Esattamente tre scatole da cinquanta colpi più ventisei pallottole sfuse, le hanno sequestrate per detenzione abusiva. Mi domando perché, nel 1985, trovando 150 munizioni della stessa serie, sequestrarono solo la Beretta”. E questa domanda ce la poniamo anche noi: com’è possibile che in piena “caccia” al Mostro si perquisisce un sospettato e si evita di sequestrare 176 pallottole detenute illegalmente dallo stesso? Ricordiamoci che il Pacciani venne arrestato per il solo possesso di un proiettile dello stesso tipo. Questo il maresciallo ce lo dovrebbe spiegare. Forse venne consigliato da qualcuno?
  7. Si ricorda che come da risultanze investigative cristallizzate nella sentenza del 24/03/98 contro Mario Vanni e Giancarlo Lotti (pp.194 e segg.), il lotto delle pallottole Winchester calibro 22 serie “H” non era più in produzione dal 1980/1981 e quindi pare inverosimile che il Vigilanti abbia acquistato i proiettili nel 1993 presso il poligono di Galceti come dichiarato dallo stesso nella sopracitata intervista, peraltro contraddicendosi, in quanto è risaputo che anche i proiettili hanno una scadenza in quanto nel tempo la carica esplodente costituita da nitrocellulosa si deteriora, rendendo probabile la mancata accensione al momento del abbattimento del percussore sul fondello del proiettile. Per questo motivo le armerie evitano di vendere proiettili troppo datati. Da questa riflessione se ne deduce che molto probabilmente il Vigilanti, già nel 1985 deteneva i 176 colpi.
  8. Su questo argomento è importante riportare quanto già descritto nel rapporto redatto dallo scrivente riguardo la segnalazione emersa in ambito processuale durante l’audizione del Maresciallo Amore in data 12/07/1994, allorquando l’Avv. Bevacqua chiede al militare notizie in merito ad una guardia giurata, tale Esposito Nicola, il quale, in data 11/09/1985, due giorni dopo il ritrovamento dei cadaveri dei due francesi, si reca presso il comando CC. di Prato e consegna nelle mani del Maresciallo e del Tenente Fichera, allora Comandante della Stazione CC. di Prato, nr 3 proiettili Winchester cal.22 serie “H”. Il Maresciallo conferma la circostanza dichiarando che la guardia giurata dichiarava che i proiettili gli erano stati regalati da una persona le cui caratteristiche somatiche corrispondono ad una persona dello stesso aspetto del Vigilanti, il quale nel consegnargli le cartucce gli avrebbe detto di averne a disposizione circa 500-600. Ebbene agli atti non risulta se sia mai stata fatta fare una ricognizione fotografica alla predetta guardia giurata. In data 20 Luglio u.s., lo scrivente accertava che la predetta guardia giurata, risulta identificabile per ESPOSITO Nicola, nato a Bovino (FG) il 13/03/1943, ancora vivente, pensionato, e residente dal 09/09/1978 in Prato, Via Ardigò nr. 51, Loc. Cantiere, proprio nella strada parallela a via Anile, dove risiede il Vigilanti Giampiero dal 1966.
  9. Sempre riguardo i proiettili in argomento, sarebbe molto interessante sapere, ai fini investigativi, se, a seguito del sequestro operato nel novembre 1994 dei 176 proiettili nella disponibilità del Vigilanti, siano stai fatti sugli stessi degli esami comparativi e balistici. Stranamente agli atti dell’inchiesta non vi è traccia del sequestro dei citati proiettili, come peraltro confermato dal Procuratore Canessa, che all’epoca era completamente ignaro della vicenda e mai informato delle indagini effettuate nei confronti del Vigilanti, nonostante fosse il dominus dell’inchiesta (tanto che nel Processo Pacciani liquida, insieme al Presidente Ognibene, l’introduzione della figura del Vigilanti, da parte dell’Avv.Bevacqua, come un tentativo di “depistaggio” da parte del legale del Pacciani). Riflettendo viene da pensare in quale modo potevano essere fatte le comparazioni balistiche se i predetti proiettili erano stati sequestrati dalla Procura della Repubblica presso la Pretura di Prato nell’ambito di un procedimento per minacce assegnato al Sostituto Proc. Costa il quale mai informò il Dottor Canessa del sequestro effettuato, per permettere allo stesso di delegare gli accertamenti irripetibili alla Polizia Scientifica? Ma tutto questo non avvenne, nonostante i quotidiani dell’epoca avessero dato risalto alla notizia del sequestro dei citati proiettili come già evidenziato nell’articolo/intervista del Vigilanti pubblicato a pag.19 del “Tirreno”, cronaca di Prato del 29/11/94 e a pagina 7 del quotidiano “La Nazione” cronaca di Prato, dove, a firma di Giovanni Spano, viene pubblicato, il 26/11/94, un articolo nel quale è riportata la notizia del sequestro di 30 (?) proiettili a carico del Vigilanti, “che saranno inviati alla scientifica di Firenze per gli esami balistici e comparativi” con quelli utilizzati dal Mostro di Firenze.
  10. L’Avv. Vieri Adriani nel promemoria cita un elemento molto importante che conferma i dubbi dello scrivente già espressi sul rapporto redatto e che conferma un legame fra Vigilanti e Pacciani nell’omicidio di Severino Bonini del 1951. Infatti sembrerebbe che il Vigilanti fosse parente del Bonini. Infatti sembrerebbe che la madre di quest’ultimo, Assirelli Elvira, nata a Vicchio nel 1878 fosse la zia di Assirelli Assunta, nata a Marradi il 04/01/1904, madre del Vigilanti Giampiero. Questa informazione, se confermata, spiegherebbe in qualche modo le modalità attraverso le quali gli assassini fossero a conoscenza dell’ingente somma (circa 24.000 lire) che il giorno dell’agguato portava con sé la vittima e confermando i dubbi espressi dai giudici della corte d’assise in sede di condanna i quali pur non avendone prova, confortati però dalla dinamica dell’evento, ricostruirono l’aggressione come compiuta da due persone, una armata di bastone e l’altra di coltello.
  11. A parere dello scrivente, fallito miseramente il tentativo di citare in causa il Vigilanti durante il processo Pacciani nel luglio del 1994, da parte dei legali dello stesso ed a seguito della condanna avvenuta il 1° novembre di quell’anno, ha inizio la fase “due”, come paventato anche dall’Avv. Vieri Adriani. Sul settimanale “Visto” nr. 49, a firma del giornalista Gennaro De Stefano esce un articolo nel quale si fa diretto riferimento a Giampiero Vigilanti come autore dei delitti del Mostro di Firenze. Addirittura si fa riferimento al duplice omicidio del 1981 delle Bartoline di Calenzano dove lo stesso sarebbe stato visto e addirittura fermato ed identificato da una pattuglia di Carabinieri a bordo di una auto sportiva di colore rosso, e che l’omicidio della Elisabetta Ciabani avvenuto a Scicli (RG) nel 1982 fosse legato alle confidenze avute dall’amica Susanna Cambi, uccisa a Calenzano, l’ottobre del 1981. Il giornalista introduceva queste novità affermando che la verità si trovava nelle 30.000 pagine dell’inchiesta. A questo punto sorge la domanda: Chi è la fonte di queste importanti notizie? Forse l’Avvocato Fioravanti il quale si dichiara più volte in varie interviste presso giornali e tv locali dell’epoca di essere a conoscenza di confidenze fattegli dal Pacciani in memoriali che lo stesso custodisce?. L’Avv. Vieri Adriani riferisce anche di un memoriale indirizzato dal Pacciani alla Corte di Assise di Appello che avrebbe dovuto giudicarlo, il quale riprende la notizia pubblicata sui giornali del Legionario residente a Prato e trovato in possesso di proiettili calibro 22 serie “H” dopo una perquisizione ma chiede, questa la differenza dall’articolo pubblicato dal De Gennaro, escludendo così il plagio, che sul fatto vengano sentiti anche il giudice Alfredo Izzo ed il Maggiore Torrisi che a suo tempo si erano occupati della “Pista Sarda”.
  12. Importante risulta la notizia fornita in un “Blog” relativo ai fatti del Mostro di Firenze, dal figlio di Giampiero Vigilanti, Gianluca, il quale partecipando ad un forum di discussione (cit.pag.46 punto F dossier avv. Adriani), dichiara che il padre conosceva l’avv. Fioravanti, in quanto quest’ultimo l’aveva difeso per una storia di minacce (sicuramente quella del 1994 a seguito della quale vennero sequestrati i proiettili). Addirittura aggiungeva che il rapporto col padre era stato causa di un’aggressione subita dal figlio del Fioravanti (notizia questa conosciuta solamente dagli addetti ai lavori). L’Avv. Vieri nel dossier racconta anche di aver chiesto conferma di ciò al collega, in veste di legale difensore dei familiari di tre delle vittime, ed il Fioravanti confermava il tutto dicendo che il Vigilanti conosceva benissimo la zona di Travalle, che “c’era implicato fino al collo nell’omicidio delle Bartoline”, che era un pezzo d’uomo molto strano e che si era rivolto a lui per essere tutelato in una causa. Successivamente il Vigilanti si era recato nel suo studio in Firenze per riprendersi le carte.
  13. Ultimo elemento, ma non di secondaria importanza, risulta il collegamento che l’avvocato Adriani fa tra il Vigilanti e i gravi attentati avvenuti il 21/04/1974 ed il 23/12/1984, sulla linea ferroviaria Firenze-Bologna proprio nella zona di Vaiano e Vernio: l’attentato all’Italicus e quello del Rapido 904, entrambi attribuiti dopo varie inchieste alla matrice di estrema destra denominata “Ordine Nuovo”, per una serie di elementi da valutare attentamente ma particolarmente “illuminanti”: innanzitutto cita la sentenza del Giudice Istruttore Rosario Minna del 14/03/87 sull’attentato dell’Italicus contro Marco Affatigato + altri, nel quale si rappresenta che l’Affatigato dichiara di conoscere fra i vari componenti della Banda Armata anche un “Legionario” di Prato, di cui si guarderà di fare il nome, rendendosi latitante, e per questo condannato. Inoltre l’Avv. Adriani ricostruendo la situazione politica dei quegli anni, colloca il Vigilanti, noto simpatizzante, nonché sindacalista di destra, nell’ambito delle organizzazioni di estrema destra del tempo giustificando la sua inattività lavorativa dal momento del suo rientro in Italia dal 1960 al 1972, dove risulta disoccupato, in quanto impiegato in un campo di addestramento paramilitare sull’appennino tosco-emiliano. Anche il figlio Gianluca Vigilanti cita sul sopraddetto forum di discussione la circostanza che il padre, proprio per la sua attività politica come simpatizzante di destra, era stato più volte sentito dai carabinieri sull’esistenza di un campo di addestramento paramilitare e che fosse stato oggetto di controlli da parte degli organi di polizia ed in diversi casi anche seguito sia a piedi che in auto. La partecipazione del Vigilanti ad un’attività paramilitare finanziata dal’estero risulterebbe suffragata dal fatto che fra i vari giornali sequestrati nella disponibilità del Vigilanti e relativi soprattutto alle notizie relative ai duplici omicidi delle coppiette, (tra i quali spicca per la “preveggenza” quello relativo al duplice omicidio del 1974 di Borgo San Lorenzo, quando ancora nessuno aveva parlato del Mostro, visto che era il primo duplice omicidio), veniva trovata una pagina relativa alla nomina a Presidente della Repubblica di Francesco Cossiga, il quale, come si ricorda, dichiarerà di essere stato al vertice in Italia dell’operazione “Stay Behind” gestita oltreoceano dalla C.I.A. ed in Italia presente con la struttura denominata “Gladio”. Questo spiegherebbe come il Vigilanti, senza lavoro dal 60 al 1972 sia riuscito a sfamare la propria famiglia per poi percepire dopo solo sette anni di contributi pagati, una pensione d’invalidità dal 01/03/1980 ammontante oggi a Euro 700 mensili. 

A completezza del presente lavoro si citano alcuni elementi degni di nota che meriterebbero un approfondimento: 

  1. Dalla lettura del memoriale di Pietro Pacciani del 07/03/1993, reperito dallo scrivente su internet, sembrerebbe che nel 1991, mentre lo stesso espiava la pena comminatagli per la violenza sulle figlie presso il Carcere delle Murate di Firenze, sia stato interrogato dal Procuratore Vigna e dal Dottor Perugini i quali gli avrebbero chiesto se conoscesse dei personaggi provenienti da Vicchio, particolarmente strani. Il contadino di Mercatale, sempre sul memoriale avrebbe risposto loro in maniera sibillina, senza farne il nome, ma indicando una persona alta, che non lavorava (all’epoca il Vigilanti era già in pensione da 11 anni), che aveva la disponibilità di una macchina per gli spostamenti e che si muoveva al buio meglio che di giorno. A parere di chi scrive sembrano tutti riferimenti al Vigilanti. 
  2. Anche nel 2005 vengono pubblicati su alcuni quotidiani come la Nazione ed il Tirreno articoli che fanno riferimento all’eredità che avrebbe avuto il Vigilanti dal fatidico Zio D’America Joe Vigilanti. Nell’occasione il Vigilanti avrebbe detto che periodicamente, alla bisogna, si faceva mandare dei soldi dagli Stati Uniti, con i quali si era acquistato un rustico nel Casentino, cosa non vera.
  3. Interessante risulta l’intervista che l’avv. Fioravanti rilasciata nel 2004 a Maurizio Costanzo e reperita dallo scrivente su YouTube. Nella trasmissione l’avvocato fa riferimento ad una lettera “anonima” consegnatagli dal Pacciani mentre era detenuto in carcere ed indirizzata al dottor Perugini, dove vengono fatte rivelazioni scottanti; lettera originale andata perduta, mentre una copia sarebbe ancora nella disponibilità del legale del Pacciani.
  4. Da una serie di verifiche incrociate risulta che il Fioravanti avesse dei contatti con i giornalisti Gennaro De Stefano, purtroppo deceduto nel 2008, e Roberto Fiasconaro, i quali fin dal loro interessamento al caso hanno sempre dimostrato di avere delle informazioni di prima mano, addirittura ancor prima degli investigatori, e questo fa pensare che il legale fosse la fonte per incentrare le indagini sul Giampiero Vigilanti e naturalmente salvare il Pacciani. Al riguardo risulta importante evidenziare che entrambi i giornalisti, oltre che ai due dirigenti della Polizia di Stato in servizio presso il Viminale, Sgalla e Viola, furono oggetto di intercettazioni telefoniche da parte del GIDES diretto dal Dottor Giuttari nell’ambito del procedimento penale aperto presso la Procura di Perugia del Dottor Mignini. 

Firenze, 22/07/2015

22 Luglio 2015 Analisi ragionata su tre promemoria depositati dall’Avv. Vieri Adriani su Giampiero Vigilanti
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