1 Settembre 2008 Prof. Marco Strano pubblica sulla rivista on line www.criminologia.it un lavoro dal titolo “Appunti di profiling su alcuni casi italiani. 2006-2009”. Uno di questi appunti porta il titolo di “Vacanza in Sicilia con morte sospetta”. Si tratta di un lavoro di profiling sulla morte di Elisabetta Ciabani avvenuta il 22 agosto 1982.

Questo l’estratto in oggetto: Settembre 2008 Marco Strano. Appunti di profiling su alcuni casi italiani. 2006-2009 Vacanza in Sicilia con morte sospetta

Questa la trascrizione:

VACANZA IN SICILIA CON MORTE SOSPETTA  

La morte di Elisabetta Ciabani, una ragazza trovata uccisa in un  residence in Sicilia dove era in vacanza con alcuni familiari. Il  caso venne archiviato frettolosamente come suicidio ma nella  vicenda ci sono parecchie cose che non tornano. Ho effettuato nel  2008 un sopralluogo nel residence siciliano dove la Ciabani è  stata uccisa e ho reperito interessante documentazione sul caso.  E’ la mattina del 22 agosto del 1982. Siamo a Sampieri di Scicli,  un tranquillo paesino di mare in provincia di Ragusa. In quel  periodo dell’anno c’è una discreta affluenza di turisti che  occupano residence ed alberghi della zona. Famiglie con bambini,  giovani coppie, gente che giunge da varie parti d’Italia e perfino  dall’estero. C’è un mare pulito e una bellissima spiaggia a  Sampieri e non è mai successo nulla di brutto. Per lo meno fino a  quella mattina del 2003, quando nel lavatoio del Residence Baia  Saracena viene ritrovata morta in una pozza di sangue Elisabetta  Ciabani, una bella ventiduenne toscana. Elisabetta si trovava in  quella località per una vacanza di quattro settimane insieme alla  sorella (Gianna), ad una vecchia zia (Jolanda) al fidanzato della  sorella (silvano) e alla sorella del fidanzato (Lorena). Il cadavere  della ragazza è nel lavatoio all’ultimo piano. Il gruppo alloggiava  in un piccolo appartamento affittato per quattro settimane. A fare  l’agghiacciante scoperta è un’altra inquilina del complesso  turistico che era salita sul terrazzo verso le 9.30 del mattino con  la sua biancheria da lavare. La donna scorge la Ciabani distesa in  terra in una pozza di sangue e corre giù per cercare qualcuno.  Gianna, la sorella della vittima, Silvano il suo fidanzato e Lorena,  la sorellina del fidanzato nel frattempo erano partiti presto al  mattino per andare a fare una gita. Sono quindi ignari di quello  che è successo e quando tornano, intorno alle 3 del pomeriggio  vedono un grande trambusto intorno al residence e scoprono con  orrore che la loro parente è morta in quel modo. Partono subito le  indagini dei Carabinieri che interrogano molte persone e cercano  di ricostruire tutti i contatti che la giovane toscana aveva avuto  da quando era giunta in Sicilia. Il caso viene archiviato come  suicidio ma porta con se diversi dubbi che a distanza di 27 anni  non sembrano ancora dissolti….  

Profilo della vittima  

Elisabetta è una ragazza giovane e molto carina. Ha i capelli neri  e un fisico asciutto, un bel sorriso e degli occhi neri e intelligenti. Un carattere riservato, a tratti quasi introverso. Ma nessun  problema psicologico, nessuna difficoltà a stare in compagnia, a  parlare con le persone. Insomma una ragazza normale. Vive a  Firenze in un quartiere popolare ma piacevole. Una famiglia  semplice, una madre casalinga, Annamaria, una sorella un po  più grande di lei, Gianna. Il padre è morto nel 1981, circa un  anno prima della tragica vacanza a Sampieri di Scicli. Elisabetta  vive in quella modesta casa di Firenze da quando è nata e ci si  trova bene. Studia Architettura e sogna di diventare arredatrice  di interni anche se da un po di tempo si è arenata con gli esami.  Ogni tanto svolge qualche lavoretto come operatore del  censimento o come distributrice porta a porta degli elenchi  telefonici. Ha poche amiche con cui esce un paio di volte a  settimana. Nessun legame pericoloso, niente droga, niente  eccessi. Unico punto misterioso nella sua vita è la conoscenza di  Susanna Cambi, che fu uccisa dal mostro di Firenze insieme al  fidanzato nella notte del 23 ottobre 1981. Ma forse questo fatto  non è importante…..Elisabetta Ciabani ha avuto qualche  fidanzato, ma l’anno in cui muore è da sola. Ha deciso di fare una  vacanza insieme alla sorella Gianna, con il fidanzato della sorella  e con la anziana suocera. Una vacanza lunga e in un posto  lontano dove c’è il mare bello e pulito. Ci pensava da tempo a  quella vacanza e si era preparata bene. Aveva caricato la vecchia  fiat panda ed era partita per un lungo viaggio dalla Toscana alla  Sicilia con diversi turni di guida. Era molto felice per quella  vacanza al mare di un mese intero in un posto così bello…  

Le ultime ore di vita della Ciabani  

Ma cosa ha fatto Elisabetta nelle ore precedenti alla sua morte?  Ho tentato di effettuare una ricostruzione. La sera precedente alla  sua morte Elisabetta Ciabani, scende in strada per comprare un  gelato alla anziana parente che è in vacanza con lei. Entra al bar  vicino al residence e acquista una granita. Poi risale in camera.  Dopo una mezzora riscende per riportare il bicchiere vuoto al  barista. Poi si reca nell’emporio nello stesso stabile del residence  e secondo la testimonianza del gestore, acquista il coltello da  cucina con cui si uccide la mattina seguente. Uscita dall’emporio  torna in camera dove cena insieme a Jolanda Zocchi l’anziana  parente che la stava aspettando. Una serata tranquilla, quattro  chiacchiere e poi la lettura di una rivista. Elisabetta si mette lo  smalto sulle unghie seduta sul letto, uno smalto rosso vivo.  Qualche goccia di smalto macchia il lenzuolo. Chiede a Jolanda  Zocchi come fare per smacchiarlo e la donna le suggerisce di usare prima un po di acetone e poi di lavarlo. Elisabetta ascolta il  consiglio e va a dormire. La mattina alle 7 la ragazza si sveglia, si  prepara la colazione a base di latte e biscotti. Alle 8 e 15 prende il  lenzuolo e lo mette in un secchio, prende la bottiglietta di acetone  ed esce dall’appartamento. Sale una rampa di scale e arriva sul  terrazzo. Fa già abbastanza caldo. Elisabetta entra nel lavatoio, si  toglie la maglietta e rimane con il costume. Vuole smacchiare il  lenzuolo con l’acetone e ha paura di rovinare la sua maglietta a  cui è molto affezionata. Così esce dal piccolo lavatoio e appoggia il  lenzuolo sul davanzale e bagna la macchia di smalto con  l’acetone. Poi rientra nel lavatoio e si avvicina alla lavatrice per  metterci dentro il lenzuolo. A questo punto il buio. Dopo circa  mezzora un’altra inquilina del residence scopre il suo corpo in  una pozza di sangue e corre a chiamare aiuto….Insomma una  ragazza tranquilla e un omicidio avvenuto in un luogo tranquillo  dove non era mai successo nulla.  

Aspetti medico-legali  

Dall’esame autoptico non risulta che Elisabetta Ciabani ha consumato rapporti sessuali prima di morire. Il corpo della  vittima presenta una larga ferita alla parete addominale con una  codetta di uscita al margine inferiore che indica che il colpo è  stato portato dall’alto verso il basso. La ferita ha provocato una  lesione di un’ansa intestinale ma non ha leso organi vitali. Vicino  alla ferita all’addome si rilevano altre tre ferite leggere, poco  profonde, parallele a quella che ha perforato la parete  addominale. Si riscontra poi un’altra ferita al torace nella parte  sinistra con penetrazione della lama del coltello tra le costole e  perforazione del polmone e del cuore alla base dell’aorta. Questa  seconda ferita ha con certezza provocato la morte della vittima in  pochi minuti. Altre lesioni meno importanti sono presenti sul  corpo di Elisabetta. Per prima cosa una ferita leggera da taglio al  braccio sinistro, nella parte esterna. Poi una leggera tumefazione  in zona pubica, un’altra tumefazione alla coscia sinistra e una  piccola ecchimosi al labbro inferiore. Gli esami tossicologici di rito  evidenziano che la vittima non aveva assunto droghe o alcool  prima di morire. I due medici legali che hanno eseguito  l’autopsia, Mauro Maurri e Franco Marini alla fine propendono  per l’ipotesi suicidaria. Sulle cause della morte l’autopsia delinea  quindi un quadro abbastanza chiaro. Quello che non è molto  chiaro è come una ragazza possa essersi uccisa da sola in questo  modo, e soprattutto la presenza di una tumefazione in zona  pubica che potrebbe indicare un colpo con un ginocchio o un pugno…. Uno degli elementi investigativi che non hanno avuto  una spiegazione plausibile è stato l’assenza di impronte digitali  sul manico del coltello. Se, come è stato ipotizzato, nel corso  dell’inchiesta la Ciabani si è conficcata da sola il coltello nel  cuore, come mai non ha lasciato impronte sul manico? E inoltre,  se Elisabetta Ciabani è stata uccisa da qualcuno nel lavatoio, da  che parte è entrato l’assassino all’interno del residence? Oppure  si trovava già li?  

La scena del crimine del caso Ciabani  

Abbiamo cercato di ricostruire questo aspetto ipotetico della  vicenda….Il complesso Baia Saracena è abbastanza grande e  copre un intero isolato. Lo stabile si sviluppa su tre piani. C’è un  piano terra con la portineria e un bagno e le scale che portano al  piano di sopra, c’è un piano intermedio con gli appartamenti e un  terrazzo con il lavatoio. Salendo le scale ci si trova quindi al  primo piano dove sono gli appartamenti e dopo un breve corridoio  si arriva ad un’altra rampa di scale che conduce al terrazzo. Al  centro del terrazzo c’è una piccola costruzione di circa due metri  per lato con all’interno una lavatrice condominiale. E’ qui che si è  consumata la morte della Ciabani. Le vie di accesso alla scena del  crimine sono molte. C’è un ingresso principale con cancello e  citofoni e almeno tre accessi secondari. Il primo ingresso è quello  principale che porta all’androne con la portineria e le scale per  accedere ai piani superiori. E’ da qui che potrebbe essersi  introdotto un ipotetico assassino di Elisabetta proveniente  dall’esterno. Il portone però veniva aperto dopo le 8 e i rischi di  essere notati da qualcuno erano decisamente rilevanti.  Lateralmente all’ingresso principale c’è poi un cancelletto che  consente di accedere ad un vialetto interno che gira intorno al  palazzo e conduce alla porta a vetri di servizio sul retro. Questo  secondo accesso è leggermente meno esposto del primo ma per  entrare è necessario passare davanti alla porta del locale che  all’epoca della morte di Elisabetta era un emporio. Dai palazzi di  fronte e dalla strada è inoltre facile notare qualcuno che entra  poiché la visuale è completamente aperta. Un ulteriore accesso  secondario è situato su un altro lato del palazzo ed è chiuso da  un cancello in ferro. Da li, percorrendo un vialetto interno, si  accede alla porta a vetri di servizio sul retro da cui si può entrare  nel residence. Anche questo punto di ingresso è abbastanza  scoperto, per lo meno all’inizio. Dai palazzi di fronte è infatti  agevole notare qualcuno che entra da quel cancello. Dopo,  all’interno del giardino, la visuale è più coperta. C’è infine una ulteriore via per entrare nell’androne del residence. Si tratta di  una porta interna che appartiene all’emporio che si affaccia sulla  strada. Nell’ipotesi che qualcuno si sia introdotto all’interno del  residence entrando prima all’interno dell’emporio e poi passando  da questa porta, nessuno avrebbe potuto notare niente.  L’androne del residence a piano terra, con le scale che conducono  ai piani superiori e al lavatoio può quindi essere raggiunto da  almeno quattro vie di accesso, di cui una interna. Quindi ci sono  varie possibilità per arrivare sul luogo del delitto, sia per una  persona che proviene dall’esterno che per qualcuno che si trova  già all’interno del residence. Ma se allora ci troviamo di fronte ad  un caso di omicidio, quale potrebbe essere stato allora il  movente?  

Movente sessuale.  

L’aggressione sessuale da parte di uno sconosciuto. Un soggetto  che aveva notato la Ciabani durante la sua vacanza si introduce  nel residence al mattino con il chiaro proposito di avere un  rapporto sessuale. Si apposta e aspetta che la vittima si reca in  lavatoio poi la aggredisce. Si porta un coltello che utilizza per  minacciare la vittima e per farla spogliare. Le fa dei graffi sulla  pancia per spaventarla. Poi tenta una violenza ma la vittima si  oppone e lui la colpisce all’addome. Quando si rende conto che la  ferita è grave poiché fuoriescono le visceri, la colpisce di nuovo al  cuore uccidendola. Ipotesi difficile perché la vittima non era solita  andare in lavatoio e soprattutto non andava mai alle 8 del  mattino. Come poteva quindi uno sconosciuto sapere di trovarla  li?  

Movente abbandono/rifiuto  

Un soggetto che conosce la Ciabani e vive stabilmente all’interno  del residence la incontra all’interno dello stabile mentre sale  verso il lavatoio. La segue e aspetta che lei sia entrata. Poi la  affronta per tentare di violentarla minacciandola con il coltello.  Inizialmente vuole solo spaventarla ma la situazione degenera e a  seguito del rifiuto da parte della ragazza perde la testa e la  uccide. Questa sembra una ipotesi più plausible rispetto alle  altre  

Il movente legato alla vicenda del mostro di Firenze  Qualcuno ha messo in correlazione l’omicidio di Elisabetta  Ciabani con la vicenda del mostro di Firenze. Il presunto legame  tra la morte di Elisabetta Ciabani e la vicenda del mostro di Firenze passa attraverso l’amicizia della ragazza trovata morta in  Sicilia con una delle vittime del mostro, Susanna Cambi, uccisa  in Toscana, a Calenzano, insieme al fidanzato Stefano Baldi l’11  ottobre del 1981, circa un anno prima della morte della Ciabani.  Le due si conoscono da tempo, più o meno dalla metà degli anni  70’ e si frequentano in modo abbastanza assiduo. Gli  investigatori che indagano sul mostro si recano in Sicilia per  indagare sulla vicenda, per cercare di capire se quella morte può  essere in qualche modo legata agli omicidi avvenuti intorno a  Firenze. L’ipotesi è che Elisabetta potrebbe aver conosciuto dei  particolari sulla vicenda del mostro di Firenze poiché Susanna  Cambi, una delle vittime del mostro, era una sua amica e le aveva  confidato dei particolari sulla storia. La Ciabani inoltre aveva  lavorato per anni a Perugia dove secondo le indagini avrebbe  operato una strana setta collegata alla vicenda del mostro, di cui  avrebbe fatto parte il medico Narducci trovato morto nel lago  Trasimeno e altri personaggi insospettabili della Perugia bene.  Viene quindi ventilata la possibilità che il mostro o un suo  emissario si sia introdotto nel residence al mattino, abbia  aspettato che la vittima si recasse in lavatoio e poi la abbia  uccisa. Ma le perplessità su questa pista sono molte. Per prima  cosa che bisogno c’era di recarsi in Sicilia in un piccolo centro  dove è facile essere notato quando si può commettere l’omicidio  “tranquillamente” nella zona dove la Ciabani abita, vale a dire in  Toscana? E ancora, come poteva una vittima del mostro, la  Cambi, a sapere il nome del maniaco? Come risulta dalle  indagini infatti, il maniaco della toscana cercava le sue prede a  caso tra i fidanzati che si appartavano nei boschi. Si dovrebbe  pensare quindi che anche la Cambi è stata uccisa con  premeditazione? Insomma anche l’ipotesi che la Ciabani sia  stata uccisa da un soggetto che volutamente si è recato in Sicilia  per eliminarla dopo qualche tempo svanisce. Ma la pista del  mostro è troppo eccitante dal punto di vista mediatico per poter  sparire del tutto. Infatti negli anni è stata riproposta più volte,  con l’aggiunta di particolari spesso di fantasia. Secondo l’ipotesi  del Mostro di Firenze quindi la Ciabani viene uccisa da un  soggetto che volutamente si reca in Sicilia per eliminarla. Ha visto  troppo e deve essere eliminata. Probabilmente conosce dei  particolari sulla vicenda del mostro di Firenze poiché Susanna  Cambi, una delle vittime del mostro, era una sua amica e le aveva  confidato dei particolari sulla storia. Si introduce nel residence al  mattino, aspetta che la vittima si rechi in lavatoio e poi la uccide.  Ipotesi difficile: che bisogno c’era di recarsi in Sicilia in un piccolo centro dove è facile essere notato quando si può commettere  l’omicidio tranquillamente nella zona dove la Ciabani abita, vale a  dire in Toscana? E ancora come poteva una vittima del mostro, la  Cambi, che come risulta dalle indagini cercava le sue prede a  caso tra i fidanzati che si appartavano nei boschi a sapere il  nome del maniaco? Si dovrebbe pensare quindi che la Cambi è  stata uccisa con premeditazione?  

Caso archiviato come suicidio  

Comunque gli inquirenti, dopo aver percorso diverse piste senza  successo, archiviano il caso come suicidio. Elisabetta si sarebbe  inferta da sola il colpo alla pancia che le ha fatto fuoriuscire  l’intestino, si sarebbe inferta da sola il colpo al cuore che l’ha  uccisa. E ancor prima si sarebbe denudata spontaneamente e poi  si sarebbe provocata un taglio sull’esterno del braccio,  un’ecchimosi in zona pubica e una al labbro superiore. Insomma  uno scenario che lascia qualche perplessità…Ma l’ipotesi di un  suicidio è verosimile o è una soluzione comoda per tutti?  All’origine del presunto suicidio di Elisabetta Ciabani ci sarebbe  in primo luogo la morte del padre, avvenuta qualche mese prima,  che secondo gli inquirenti avrebbe provocato nella giovane uno  stato depressivo profondo e non risolto. Anche la morte della sua  amica Susanna Cambi, avvenuta circa un anno prima, avrebbe  provocato una lacerazione nella psiche di Elisabetta. E poi  l’assenza di un fidanzato, di un lavoro sicuro. Insomma una  condizione di depressione che è tipica di quasi tutti i casi di  suicidio. Ma nessuno tra i familiari di Elisabetta e nessuno tra i  suoi amici aveva notato dei sintomi depressivi gravi. Elisabetta  aveva accettato con gioia l’idea di una vacanza al mare. Si era  preparata da tempo con entusiasmo. Anche le persone che la  conoscono in Sicilia nei giorni subito precedenti la sua morte la  descrivono come una giovane magari un po’ riservata ma  certamente non triste. E infine la tecnica scelta per uccidersi.  L’acquisto di un coltello la sera prima e una notte intera a  rimuginare quel proposito. Un sistema atroce per uccidersi che  necessita di una freddezza e di una resistenza enorme al dolore  per poter portare a compimento quello che si è iniziato. Secondo  la madre e altre persone a lei vicine, Elisabetta aveva una grande  paura del dolore e tendeva a disinfettarsi per ogni minino  taglietto o escoriazione. Tremava letteralmente alla vista del  sangue e non poteva non immaginare che squarciandosi la  pancia, di sangue ne avrebbe visto molto…Insomma uno scenario  difficile da digerire anche facendo appello all’imprevedibilità dell’essere umano e alla forza autodistruttiva che a volte può  emergere dalla parte più profonda e oscura della sua mente…  Quindi l’ipotesi del suicidio rappresenta la conclusione giudiziaria  di questa vicenda. Quella che viene chiamata tecnicamente verità  processuale. Ma è una verità accettabile o è semplicemente una  sorta di ripiego? Visto che le altre ipotesi non hanno trovato  riscontro, forse la ragazza “deve essersi uccisa”. L’equipe di  profilers dell’ICAA continua a studiare il caso della Di Veroli dal  2008 e ha formulato alcune ipotesi su una possibile soluzione del  giallo. 

1 Settembre 2008 Marco Strano. Appunti di profiling su alcuni casi italiani. 2006-2009 “Vacanza in Sicilia con morte sospetta”
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