Una frattura al naso rilancia l’ipotesi omicidio

La bara in cui Renato Malatesta riposava da quasi 27 anni nel cimitero di Tavarnuzze è stata aperta martedì mattina all’ istituto di medicina legale di Careggi. Per ore i medici legali Aurelio Bonelli (per la procura) e Gianaristide Norelli (per la difesa), coadiuvati dal tossicologo forense Francesco Mari e da un radiologo, hanno lavorato intorno a quel corpo mummificato, e quindi ben conservato, per cercare di risolvere il mistero della sua morte. L’ autopsia, disposta dai pm Paolo Canessa e Alessandro Crini, è ripresa il giorno dopo per approfondire una traccia interessante: una frattura nasale che confermerebbe un sospetto che aleggia sulla vicenda da oltre dieci anni. Il sospetto che si sia trattato di un omicidio. Quando Renato Malatesta fu trovato impiccato nella cantina della sua colonica di Sambuca, il 23 o 24 dicembre 1980, la sua morte fu liquidata frettolosamente come un suicidio. Questo dissero i carabinieri di San Casciano alla procura, tanto che all’ epoca non fu disposta l’ autopsia. Ma oltre dieci anni più tardi, quando la tragica morte di Renato Malatesta finì per incrociarsi con l’ inchiesta su Pietro Pacciani e sui suoi «compagni di merende» per i delitti del mostro di Firenze, apparve sempre meno probabile che il pur depresso e disperato Malatesta si fosse dato la morte. Renato era il marito di Maria Antonietta Sperduto, una povera donna usata e abusata da Pacciani e da altri uomini del giro. La povera Antonietta e altri testimoni raccontarono che Pacciani pestava di brutto Renato e che più volte l’ aveva minacciato di «impiccarlo a una trave». La sera del 23 dicembre 1980 o la mattina del 24 (c’ è confusione anche su questo), Malatesta fu trovato appeso a una trave in cantina, una mano fra il collo e la corda, i piedi che toccavano terra. Aveva lividi sul corpo. Sconcerta che, come documentano le foto, accanto a lui non c’ era una sedia rovesciata né uno sgabello. I rilievi furono compiuti dai carabinieri. Sembra che di tutto si sia occupato l’ appuntato Filipponeri Toscano, in seguito sospettato di aver avuto intensi contatti con i compagni di merende e finito sotto inchiesta come fornitore a Pacciani dei proiettili Winchester con cui il mostro uccideva le sue vittime. Oggi l’ appuntato, difeso dall’ avvocato Alessandro Becattini, è indagato per l’ omicidio di Malatesta insieme con uno dei cognati della vittima, Antonio Andriaccio.

FRANCA SELVATICI

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/07/26/una-frattura-al-naso-rilancia-ipotesi.html

27 Luglio 2007 Stampa: La Repubblica
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