la moglie del mostro

E’ una notte di giugno del 1977 quando Francesca incontra per la sua prima volta il suo futuro marito e il suo attuale incubo. Gli echi della rivolta non arrivano nella villa alto borghese alle porte di Perugia, dove una famiglia di industriali dolciari sta celebrando i diciott’ anni della primogenita. Francesca è la seconda: e fino a quel momento si è accoccolata nel ruolo di cenerentola di provincia e ha sospirato sul suo destino di sedicenne bruttina, timida, malinconica. Colpo di scena: nel bel parco illuminato a festa fa il suo ingresso l’ affascinante Francesco Narducci, figlio perfetto di una famiglia di rango. La sua vita sarà fuori dal comune: diventerà un gastroenterologo affermato e sarà il più giovane professore associato d’ Italia. In un’ altra giornata di giugno, quattro anni più tardi, sarà il marito di Francesca. Altri cinque anni, e sarà un cadavere ripescato dal lago Trasimeno. Venticinque anni dopo, sarà sospettato di essere il mandante degli omicidi di Firenze. A fine novembre del 2004, infine, al medico scomparso spetta ancora un ruolo: quello di protagonista di una lunghissima conversazione fra la sua vedova e uno scrittore. E’ una notte di pioggia, e una donna con due album di fotografie e un uomo con un computer pieno di dati si incontrano per caso in un hotel deserto di Barberino del Mugello. La donna è Francesca, l’ uomo è Diego Cugia, romanziere, autore televisivo e radiofonico, notissimo per aver dato vita ad uno dei più interessanti antieroi degli ultimi dieci anni, Jack Folla. Da quella notte di parole e di confessioni, nasce, infine, un romanzo singolare (Un amore all’ inferno, sesto libro della serie “Noir italiano”, in edicola con Repubblica da domani e poi con l’ Espresso) che riveste i fatti reali con i ritmi e il linguaggio della narrazione. E restituisce dignità ad una donna che, durante le indagini sulla cosiddetta pista perugina, veniva cacciata dai ristoranti in quanto moglie del Mostro. Francesca, dunque. Di cognome fa Spagnoli: sua nonna, amante di Giovanni Buitoni, inventò i Baci Perugina. Suo padre ideò una merendina, il Fruttosello, un cornetto alla marmellata che per un periodo usufruì di qualche successo, ebbe come testimonial pubblicitari Mario e Pippo Santonastaso e fu sponsor del Pisa nella stagione calcistica 1981-1982. Lo stesso biennio in cui il Mostro uccide prima Giovanni Foggi e Carmela Di Nuccio, poi Stefano Baldi e Susanna Cambi, quindi Paolo Mainardi e Antonella Migliorini. Quel 1981, noterà Cugia, è l’ anno del matrimonio e l’ anno in cui il Mostro colpisce due volte, prima e dopo le nozze, «come per l’ apertura e la chiusura dello stesso rito sacrificale»: per la prima volta, inoltre, l’ assassino asporta il pube delle ragazze. Francesca, all’ epoca, è lontanissima da ogni congettura. Ha accolto il corteggiamento del bellissimo Narducci come un miracolo: della famiglia di lui conosce i dettagli, le vacanze all’ Elba, la consuetudine del bridge, la depressione molto ben occultata della madre. Non riflette troppo sullo scarso affiatamento sessuale (anche se la descrizione del primo amplesso è agghiacciante: «mi sembrò come se in ufficio fosse entrato un fornitore di materiali da risulta, un atto irrilevante al pari della sua fornitura»). Si concentra su altro: il matrimonio, la luna di miele in Giamaica, il conformarsi ad un pacato modello di coppia educata. Piove, e lo scrittore e la donna raccontano l’ uno all’ altra quel che sanno: il primo fornisce i dati a sua disposizione, la seconda mette in fila frammenti di un matrimonio che, chissà, era forse destinato a coprire altro (magari, azzarda lo scrittore, un’ omosessualità «rituale», perseguita come cieco omaggio alla magia sexualis di Aleister Crowley). La vedova ricorda l’ ossessione – apparente? – per un bambino che non arrivava, il calvario di cure imposte dalla famiglia di lui, le iniezioni di Valium che Francesco, nudo, prima di ogni rapporto sessuale, le praticava contro gli «spasmi» delle tube. Infine, racconta del suo ultimo giorno. 8 ottobre 1985: Narducci annuncia che non rientrerà a casa perchè ha una commissione d’ esame. Ma riceve una telefonata che lo turba visibilmente: dunque torna dalla moglie, mangia un piatto di riso, la bacia – fatto strano – appassionatamente, viene visto dal custode della casa dei genitori mentre scrive una lettera che non verrà ritrovata, si dirige verso il lago, sale sulla barca. Cinque giorni dopo, un cadavere gonfio e deturpato affiora nella stessa località e alla stessa ora previste da un fantomatico veggente.. Quattro medici attendono sul pontile: il padre di Francesco, suo fratello e due amici intimi. C’ è il questore di Perugia, insieme a loro. Effettuato il riconoscimento, il medico di guardia viene incitato ad un esame veloce. Nessuna autopsia. Quel che succede da quel momento fa parte delle ipotesi che Cugia espone a Francesca: il corpo emerso dalle acque è quello di un extracomunitario, prelevato dall’ obitorio. Il questore, stando alle testimonianze, monta sul carro funebre, che all’ ultimo momento viene deviato nella villa dei Narducci. Due agenzie si danno il cambio: una accoglie il primo corpo, quello falso. La seconda comporrà il secondo corpo, quello che apparteneva davvero a Francesco Narducci. Nel 2002, quando verrà disposta la riesumazione, l’ autopsia scoprirà che era stato strangolato. Fascicoli scomparsi, faldoni sottratti, lettere distrutte. Congetture. La donna e lo scrittore riflettono su quello che – forse – era il «mostro perbene» che tutti cercavano, interrotti qua e là da un’ irruzione di uomini misteriosi, da telefonate mute, fughe in macchina. A Narducci viene riservato un filo di pietà. Molta di più spetta al personaggio cui Cugia dedica il libro: Renzo Rontini, il padre della giovane Pia, uccisa a Vicchio del Mugello, morto di crepacuore senza aver mai conosciuto la verità sull’ assassino di sua figlia.

LOREDANA LIPPERINI

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24 Luglio 2007 Stampa: La Repubblica

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