Il 12 Giugno 2006 rilascia testimonianza il Dr. Giancarlo Giannoni, già compagno di banco di Pier Luca Narducci nel Liceo Ginnasio “Annibale Mariotti”, oltreché fratello di Rosalba ed amico di Francesco Narducci.

Questa la testimonianza: GIANNONI Dr. Giancarlo testimonianza 12.06.06

Questa la trascrizione della testimonianza:

N. 2782/05 R.G.N.R. Mod. 21

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia
(Perugia, Via Fiorenzo di Lorenzo n. 22/24, tel. n. 075/54491)

VERBALE DI ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI
(art. 362 c.p.p.)

Il giorno 12, il mese di giugno, dell’anno 2006 alle ore 16.35, in Perugia, c/o Procura, in Via Fiorenzo di Lorenzo n. 22/24, dinanzi al Pubblico Ministero Dr. Giuliano Mignini sost. (ufficio sito al terzo piano del palazzo), assistito, per la redazione del presente verbale, App. CC. Danilo Paciotti, ex art. 373, sesto comma e 55, secondo comma c.p.p., alla presenza del Dr. Paolo Abbritti uditore giudiziario in tirocinio, è comparso il sig. Giancarlo GIANNONI il quale, richiesto delle generalità, risponde: ” Sono e mi chiamo Giancarlo GIANNONI, nato a Perugia il 09.05.1954, ivi residente in via della Sposa nr. 14”;

Il Pubblico Ministero, visti gli artt. 197, 197 bis, 198, 199, 200, 201, 202 e 203 c.p.p., richiamati dall’art. 362 c.p.p. e ritenuto che non sussistono le ipotesi di cui agli artt. 197, 197 bis, 199, 200, 201, 202 e 203 c.p.p., ricorda alla persona informata sui fatti che ha l’obbligo di rispondere secondo verità alle domande che le saranno rivolte e di non tacere circostanze conosciute e la informa che le false informazioni al Pubblico Ministero sono punite a norma dell’art. 371 bis c.p.

Il Pubblico Ministero procede, quindi, a esaminare la persona informata sui fatti in ordine alle circostanze per cui è procedimento, già collegato, ex art. 371 c.p.p., con quello n. 1277/03 R.G.N.R Mod. 21 della. Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze.

Domanda: “Lei conosceva Francesco Narducci?
Risposta: “Premetto che io sono stato compagno di banco di suo fratello Pierluca al Liceo Classico alla sezione A. Essendo più giovane di lui di circa cinque anni, all’epoca questa differenza di età si faceva sentire nel senso che Francesco e i suoi coetanei ci trattavano con una certa aria di superiorità e ci tenevano lontani dalle loro feste e dai loro incontri. Per questo posso dire di non avere conosciuto in profondità Francesco, ma suo fratello Pierluca. Ricordo che Francesco era molto amico di Gianni Balsotti, Bruno Biagiotti, Alfredo Brizioli, Paolo Coletti, Roberto Grasso e Bruno Guerri.”
Domanda: “Si ricorda se Francesco fece viaggi in America?”
Risposta: “Non ricordo.”
Domanda: “Cosa ricorda degli ultimi giorni della vita di Francesco e delle circostanze della scomparsa e della morte?”
Risposta: “L’ultima volta che ho visto Francesco è stata in una serata della primavera 1985 in P.zza IV novembre di fronte al Ristorante “Da Cesarino”. Credo che fosse la cena del lunedì, alla quale partecipava tutta la compagnia dei suoi amici. Ricordo che aveva un giacchetto di camoscio o renna e una lacoste. Non ricordo chi mi parlò della scomparsa di Francesco e lo seppi la mattina dopo. Non andai mai al lago nel periodo delle ricerche. Pierluca l’ho visto soltanto il giorno del funerale di Francesco. Ricordo anche che in un primo tempo si parlò di disgrazia, ma ciò mi appariva strano, considerato che Francesco era il migliore sciatore d’acqua insieme all’olimpionico di sci Granalli proprietari della marca Lafont. Non ricordo quale dei tre fratelli fosse campione olimpionico di sci, se Andrea, Emanuele o Fabrizio. In ogni caso tutti e tre erano bravissimi, ma uno fu olimpionico di sci d’acqua. Francesco era bravo quasi quanto l’olimpionico e ricordo anche che era un nuotatore provetto. I Granalli avevano la barca alla Darsena di san feliciano prima di quella di Trovati, all’ingresso di San Feliciano, che oggi si chiama Porto Cerv. Ricordo che Francesco era molto tempo che non si recava al Lago, così almeno mi disse Francesca. Come ho detto, all’inizio si sparse la voce della disgrazia, poi si venne a sapere che era perfettamente vestito e questo fece pensare ad un suicidio. Posso anche dire che qualche anno fa, ad una cena, il farmacista Massimo Rossi mi ha detto che lui stesso, di tanto in tanto Francesco passava da lui per prendere la meperidina, non so se per i suoi pazienti o per lui stesso.
Ciò accadde quando si sparse la notizia che era stata accertata la presenza di tale sostanza nel cadavere di Francesco. Per quanto riguarda il rinvenimento del cadavere, io lo seppi in tarda mattinata e non stavo al lavoro il che significa che doveva trattarsi di un sabato o di una domenica. Non andai alla villa di San Feliciano né a casa di Pierluca. Venni solo a sapere dove e quando si sarebbero tenuti i funerali a cui partecipai. Aggiungo che ho avuto in cura Elisabetta Narducci dopo qualche anno dalla morte di Francesco”
Domanda: “Cosa ha sentito dire dopo la morte di Francesco?”
Risposta: “Come è noto a Perugia, qualche tempo dopo la morte di Francesco, si sparse la notizia che lui era il “Mostro di Firenze”. Questa voce la inizia a sentire in città un mese o un mese e mezzo dopo la sua morte, ma io non volevo crederci. Circa due mesi dopo e comunque nell’inverno successivo alla sua morte, non ricordo nel novembre/dicembre 1985 o nel gennaio 1986 venni a sapere questa notizia in modo più circostanziato alla fine di una riunione della Loggia “Guardabassi” a P.zza Piccinino, sicuramente un venerdì sera che era il giorno di calendario delle tornate di loggia della “Guardabassi”. Si diceva che fosse giunto un dispaccio ANSA da Firenze, nel quale Francesco veniva indicato come “Il Mostro” di Firenze”. Non ricordo chi disse queste perché la tornata era sciolta e il gruppo di partecipanti parlava a livello informale. A quell’epoca, il venerabile della Loggia era Augusto De Megni, mentre se non sbaglio, uno dei due Sorveglianti era Raffaele STOPPINI. Non ricordo chi fosse il segretario ma poteva essere anche l’Avv. Ruggero STINCARDINI. Non ricordo con precisione chi disse queste cose ma potrebbe essere stato uno qualunque dei partecipanti. Ricordo che i partecipanti avevano lasciato i paramenti massonici e parlavano informalmente. Sicuramente era presente Augusto DE MEGNI, lo STOPPINI e lo STINCARDINI. Saremmo stati circa trenta/trentacinque persone e ci trovavamo all’interno dell’appartamento ove ha sede il Grande Oriente, ma al di fuori dal tempio. A quanto so, non si tornò più sull’argomento almeno a livello. Io frequentavo assiduamente il G.O.I. e, a quanto mi risulta, né Francesco né Pierluca erano iscritti al G.O.I. di Perugia. Non so se appartenessero a Logge non Perugine. Aggiungo anche che Augusto DE MEGNI è stato per me e mia sorella quasi un padre ed è stato lui a farmi affiliare alla loggia “Guardabassi”, dopo la morte di mio padre perché riteneva che dovessi seguire la tradizione paterna. Poiché me lo chiede, le dico che non ho mai sentito parlare dell’avv. Jommi di Firenze. Ho avuto occasione di parlare di questo caso con il dr. Fulvio BUSSANI, attuale presidente del collegio dei maestri venerabili dell’Umbria.

Vengono mostrate a questo punto alcune foto allegate agli atti del procedimento raffiguranti scene di vita familiare e feste:“

Domanda: “Chi riconosce tra le persone raffigurate?”
Risposta: “Mi riconosco nelle foto indicate dalla freccia che ho apposto sulle copie. Si tratta di una festa in cui Francesco appare con un pullover chiaro e con una camicia più scura sbottonata sul davanti. A quanto ricordo, la festa si svolse nel 1981/1982 ma non ricordo dove, ma mi sembra nella villa dei COEN alla Trinità.”

Si dà atto che le foto vengono allegate al presente p.v.

A.D.R: ” Non mi risulta che nella pratica di vestizione del cadavere di un massone appartenente al G.O.I. si usi un telo apposto sul ventre a contatto della pelle sotto i vestiti. Ciò almeno per quanto riguarda le pratiche moderne in uso nel G.O.I a quanto io ne sappia.”

Si dà, altresì, atto che il presente verbale è stato redatto solo in forma riassuntiva, a norma e nel pieno rispetto degli artt. 140, secondo comma e 373 c.p.p., sia perché il contenuto dell’atto non presenta un alto grado di complessità e comunque può essere soltanto riassunto, nel rispetto delle condizioni di cui all’art. 140, secondo comma c.p.p., sia perché non risulta attualmente disponibile né lo strumento di riproduzione né l’ausiliario tecnico e la mancata riproduzione fonografica non implica alcuna conseguenza processuale (vds. Cass. Sez. II sent. n. 9663 dell’8.10.1992, cc. del 01°.07.1992, che riguarda addirittura il dibattimento; Cass. Sez. III, sent. n. 3348 del 29.01.2004, ud. Del 13.11.2003, rv 227492). A norma dell’art. 140, secondo comma c.p.p., lo stesso p. verbale dinanzi al giudice può essere redatto anche solo in forma riassuntiva e, a maggior ragione, può esserlo quello dinanzi al PM (vds. art. 373 c.p.p.).

Il verbale viene chiuso alle ore 18,45.

Copia dello stesso p. v. viene allegata al fascicolo n. 8970/2002 R.G.N.R Mod. 21, stante la sua rilevanza in ordine a tale procedimento.

L.C.S.

IL PUBBLICO MINISTERO
(Dr. Giuliano Mignini sost.)
Dr. Paolo Abbritti
App. CC. Danilo Paciotti 

Circa due mesi dopo e comunque nell’inverno successivo alla sua morte, non ricordo nel novembre/dicembre 1985 o nel gennaio 1986 venni a sapere questa notizia in modo più circostanziato alla fine di una riunione della Loggia “Guardabassi” a P.zza Piccinino, sicuramente un venerdì sera che era il giorno di calendario delle tornate di loggia della “Guardabassi”. Si diceva che fosse giunto un dispaccio ANSA da Firenze, nel quale Francesco veniva indicato come “Il Mostro” di Firenze”. Non ricordo chi disse queste perché la tornata era sciolta e il gruppo di partecipanti parlava a livello informale. A quell’epoca, il venerabile della Loggia era Augusto De Megni, mentre se non sbaglio, uno dei due Sorveglianti era Raffaele Stoppini. Non ricordo chi fosse il segretario ma poteva essere anche l’Avv. Ruggero Stincardini. Non ricordo con precisione chi disse queste cose ma potrebbe essere stato uno qualunque dei partecipanti. Ricordo che i partecipanti avevano lasciato i paramenti massonici e parlavano informalmente. Sicuramente era presente Augusto De Megni, lo Stoppini e lo Stincardini. Saremmo stati circa trenta/trentacinque persone e ci trovavamo all’interno dell’appartamento ove ha sede il Grande Oriente, ma al di fuori dal tempio.” Vedi: Sentenza Micheli Pag. 95

12 Giugno 2006 Testimonianza di Giancarlo Giannoni

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