Il 20 maggio 2006 rilascia testimonianza Antonio Vinci.

Questa la testimonianza: VINCI-Antonio-testimonianza-20.05.06

Questa la trascrizione:

N. 2782/05 R.G.N.R. Mod. 21

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia
(Perugia, Via Fiorenzo di Lorenzo n. 22/24, tel. n. 075/54491)

VERBALE DI ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI
(art. 362 c.p.p.)

Il giorno 20, il mese di maggio, dell’anno 2006 alle ore 10,36, in Perugia, c/o Procura, in Via Fiorenzo di Lorenzo n. 22/24, dinanzi al Pubblico Ministero Dr. Giuliano Mignini sost. (ufficio sito al terzo piano del palazzo), assistito, per la redazione del presente verbale, dal Maresciallo Aiutante GDF Stefano Iori, ex art. 373, sesto comma e 55, secondo comma c.p.p., con la presenza dell’Uditore Giudiziario dr. Paolo Abbritti e per esigenze investigative il Cap. CC Antonio Morra e Lgt. Vincenzo LAURIZI entrambi del Nucleo Operativo di Perugia, Isp. Castelli Michelangelo e V. Sovr. Costa Joseph quest’ultimi appartenenti al Gides di Firenze, è comparso il sig. VINCI Antonio il quale, richiesto delle generalità, risponde: ” Sono e mi chiamo VINCI Antonio nato a  Villacidro (CA) il 15.02.1959 e residente in Prato via Giovanni Verga n. 16 : “

Il Pubblico Ministero, visti gli artt. 197, 197 bis, 198, 199, 200, 201, 202 e 203 c.p.p., richiamati dall’art. 362 c.p.p. e ritenuto che non sussistono le ipotesi di cui agli artt. 197, 197 bis, 199, 200, 201, 202 e 203 c.p.p., ricorda alla persona informata sui fatti che ha l’obbligo di rispondere secondo verità alle domande che le saranno rivolte e di non tacere circostanze conosciute e la informa che le false informazioni al Pubblico Ministero sono punite a norma dell’art. 371 bis c.p.

Il Pubblico Ministero procede, quindi, a esaminare la persona informata sui fatti in ordine alle circostanze per cui è procedimento, già collegato, ex art. 371 c.p.p., con quello n. 1277/03 R.G.N.R Mod. 21 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. 

Domanda: “Lei è figlio di Salvatore Vinci? Ci riferisca anche i rapporti tra suo zio Francesco e Mario Spezi?”
Risposta: “Io sono figlio di Salvatore e nipote di Vinci Francesco. Con mio padre ho rotto i rapporti esattamente nel 1974, mentre invece sono rimasto molto affezionato a mio zio Francesco e ad altri familiari. Con mio zio Francesco ho partecipato a furtarelli per cui ho subito condanne. Sono sempre stato molto legato a lui e lui è sempre stato molto aperto con me. Nel corso delle sue vicissitudini giudiziarie si è spesso confidato con me e ha sempre affermato la sua assoluta estraneità a quei fatti criminosi. L’unica cosa che non mi ha mai voluto dire è la provenienza del denaro che altri gestivano. Ricordo anche quando mio zio si trovava in Francia verso la metà degli anni 80 se ben ricordo, forse nel 1987, io chiesi a mio zio perché dovesse fare la vita miserabile che faceva pur disponendo in astratto di tanto denaro dal 1974 come mi aveva detto, lui mi disse che questo denaro esisteva veramente proprio dal 1974 e lui se lo era già guadagnato ma non poteva disporne. Quando toccavo questo argomento mio zio cambiava discorso. Come ho già detto al Dr. Giuttari mia zia Vitalia Melis era in contatto con un avvocato del nord che abitava in una località che si trova su un lago o un fiume richiamati dal nome della città. Nè lui né mia zia hanno voluto dire se si trattasse degli stessi soldi. Quando mio zio era in carcere io andavo a prendere mia zia a casa e la accompagnavo a Camaioni all’internodi un ristorante dove mia zia telefonava ad un avvocato. Si faceva tutto questo per evitare comunicazioni pensando di essere intercettati. A proposito di Mario Spezi mi ricordo di un’episodio in cui il giornalista si avvicinò a mio zio chiedendogli una intervista e mio zio gli rispose di stare lontano da lui che sennò gli avrebbe fatto un “culo così”. Infatti era arrabbiato con lo Spezi in relazione agli articoli da questi fatti sul vicenda del “mostro di Firenze”. In un’altra occasione gli disse che se la fosse cavata, l’avrebbe dato in pasto ai maiali sardi.
Comunque lui aveva rifiutato una intervista con Enzo Biagi per parecchi soldi. Mio zio quando era in carcere mi disse, in relazione ai soldi che mi doveva dare, che mi avrebbe compensato una volta che sarebbe uscito. Mi aveva promesso che mi avrebbe fatto trovare impiego in un consolato. Poiché me lo chiede le dico che non ho mai conosciuto Luigi Ruocco e Antonina Triolo. Io sono stato negli anni 80 una volta a ballare ad un circolo a Calenzano ma non a Settimello. Poiché me lo chiede e dopo aver visionato il libro di Mario Spezi “Dolci Colline di Sangue” che lei mi mostra le dico che
ritengo che la persona indicata come “Carlo” sono io perché il contenuto dell’intervista rispecchia quanto da me a lui riferito nel maggio – giugno 2005. Mi sono sposato nel 1982 con Lorella Bartolucci originaria della zona di Foligno o Spoleto ed ha la mia stessa età. Non abbiamo avuto figli. Mi sono poi risposato nel 1994.”

Domanda: “Dove si trovava in occasione dei duplici omicidi di coppie del “Mostro di Firenze”?”
Risposta: “Posso dire che nel 1974 quando avevo 15 anni era ancora nella casa di mio padre a Firenze; nell’81 mi trovavo sempre a Poggio alla Malva nel comune di Carmignano; nel 1982 ero sposato da qualche mese e vivevo in quest’ultima località; nel 1983 a quanto ricordo ero ristretto in carcere a Pistoia mentre mio zio era ristretto a Firenze – Sollicciano; nel 1984 facevo la mia attività lavorativa di lavoratore edile stradale; mentre l’8.09.1985 mi trovavo in Maremma con mio zio Francesco a Roccastrada. Sono stato comunque più volte interrogato e non sono mai stato coinvolto nella vicenda giudiziaria dei delitti del “Mostro di Firenze”, nel senso che non sono mai stato imputato. Poiché me lo chiede le dico che mio zio Francesco non aveva né pistole nè fucili ma sapevamo che esistevano in un casolare dei fucili che non erano però nostri.
Avevamo la conoscenza del territorio. Infatti io e mio zio conoscevamo la zona intorno all’Ombrone maremmano perché avevamo interesse a quella zona perché ci erano i maiali di una certa specie. Quello che io dico è come se lo dicesse mio zio. Io dissi a mio zio che se fosse lui il “mostro” lo avrei ammazzato con le mie mani. Lui mi rispose che non mi poteva ripagare con la stessa parola. Mio zio un giorno mi disse che dietro ai delitti del “mostro” vi era un pittore, ma non mi face il nome. Poiché me lo chiede ho conosciuto Natalino Mele e lo Spezi mi disse che era morto per causa di droga.”

Domanda: “Ha mai sentito parlare da suo zio di un medico di Prato?”
Risposta: “No.”

Domanda: “Ha mai frequentato le zone intorno a Perugia?”
Risposta: “Quando ero sposato con la prima moglie mi sono recato con lei al
lago Trasimeno. Sarà stato il 1982.“

Domanda: “Come mai lo Spezi ha sempre cercato di valorizzare la pista sarda?”
Risposta: “Forse si è voluto vendicare e si sta vendicando del fatto che mio zio non gli ha voluto rilasciare l’intervista e probabilmente si sta comportando così con me in quanto non gli ho firmato l’intervista.”

Domanda: “Ha altro da aggiungere?”
Risposta: “Vorrei aggiungere che recentemente e precisamente il giorno 25 aprile 2006 ho subito un furto all’interno della bauliera della autovettura e presso la mia abitazione asportandomi tutto ciò che avevo dentro la cassaforte. Ho saputo dai vicini che il furto è stato commesso da due persone in motocicletta.”

Si dà atto che il Vinci produce copia dell’intervista rilasciata a maggio-giugno 2005 a Mario Spezi.

Si dà, altresì, atto che il presente verbale è stato redatto solo in forma riassuntiva, a norma e nel pieno rispetto degli artt. 140, secondo comma e 373 c.p.p., sia perché il contenuto dell’atto non presenta un alto grado di complessità e comunque può essere soltanto riassunto, nel rispetto delle condizioni di cui all’art. 140, secondo comma c.p.p., sia perché non risulta attualmente disponibile né lo strumento di riproduzione né l’ausiliario tecnico e la mancata riproduzionme fonografica non implica alcuna conseguenza processuale (vds. Cass. Sez. II sent. n. 9663 dell’8.10.1992, cc. del 01°.07.1992, che riguarda addirittura il dibattimento; Cass. Sez. III, sent. n. 3348 del 29.01.2004, ud. Del 13.11.2003, rv 227492). A norma dell’art. 140, secondo comma c.p.p., lo stesso p. verbale dinanzi al giudice può essere redatto anche solo in forma riassuntiva e, a maggior ragione, può esserlo quello dinanzi al PM (vds. art. 373 c.p.p.).

Il verbale viene chiuso alle ore 12,45.

Copia dello stesso p. v. viene allegata al fascicolo n. 8970/2002 R.G.N.R Mod. 21, stante la sua rilevanza in ordine a tale procedimento.

L.C.S.

IL PUBBLICO MINISTERO
(Dr. Giuliano Mignini sost.)

20 Maggio 2006 Testimonianza di Antonio Vinci

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