Il 17 Marzo 2006 rilascia testimonianza Emilia Cataluffi.
La Cataluffi ha ripreso e approfondito quanto in precedenza riferito sulle importanti informazioni in possesso del quotidiano “Il Corriere dell’Umbria” e di come fosse venuta a conoscenza dei rapporti Jommi – Narducci.
Questa la testimonianza: CATALUFFI Emilia testimonianza 17.03.06
Questa la trascrizione:
N. 8970/02 R.G.N.R. Mod. 21
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia
(Perugia, Via Fiorenzo di Lorenzo n. 22/24, tel. n. 075/54491)
VERBALE DI ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI
(art. 362 c.p.p.)
Il giorno 17, il mese di marzo, dell’anno 2006 alle ore 11.00, in Perugia, c/o Procura, in Via Fiorenzo di Lorenzo n. 22/24, dinanzi al Pubblico Ministero Dr. Giuliano Mignini sost. (ufficio sito al terzo piano del palazzo), assistito, per la redazione del presente verbale dal M.llo Capo CC. Luca Rossi, del R.O.N.O. CC. Perugia, ex art. 373, sesto comma e 55, secondo comma c.p.p., alla presenza del dr. Paolo Abbritti uditore giudiziario, nonché della dr.ssa Rosanna Siesto C.T. del P.M. e del Capitano CC. Antonio Morra, per esigenze investigative, è comparsa la sig.ra CATALUFFI Emilia la quale, richieste le generalità, risponde: “Sono e mi chiamo Emilia CATALUFFI, già in atti generalizzata.
Il Pubblico Ministero, visti gli artt. 197, 197 bis, 198, 199, 200, 201, 202 e 203 c.p.p., richiamati dall’art. 362 c.p.p. e ritenuto che non sussistono le ipotesi di cui agli artt. 197, 197 bis, 199, 200, 201, 202 e 203 c.p.p., ricorda alla persona informata sui fatti che ha l’obbligo di rispondere secondo verità alle domande che le saranno rivolte e di non tacere circostanze conosciute e la informa che le false informazioni al Pubblico Ministero sono punite a norma dell’art. 371 bis c.p.
Il Pubblico Ministero procede, quindi, a esaminare la persona informata sui fatti in ordine alle circostanze per cui è procedimento, già collegato, ex art. 371 c.p.p., con quello n. 1277/03 R.G.N.R Mod. 21 della. Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze.
L’Ufficio da atto che alla signora CATALUFFI vengono fatte ascoltare le conversazioni intercorse con PASQUINI Valerio, nei punti che presentano difficoltà di comprensione.
♦ Domanda: “Lei ricorda i punti delle conversazioni telefoniche tra lei ed il Pasquini che presentano forti fruscii di fondo in modo tale da non potersi percepire le espressioni ivi contenute che risultano, pertato, incomprensibili? ”
♦ Risposta: “Io confermo tutto quanto ho detto al Pasquini. Lo giuro. Ero molto curiosa perché avevamo intenzione di fare un libro. Io conosco molto bene la città e ho collaborato intensamente con le forze dell’ordine che hanno sempre apprezzato le mie indicazioni. A quanto ricordo, i punti in cui non si capisce il contenuto della conversazione, si riferiscono al fatto che le informazioni che mi erano state anticipate soprattutto da giornalisti de “Il Corriere dell’Umbria” e in particolare da Fioravanti non mi sono state poi date, perché tutti mi dicevano che dietro la vicenda Narducci c’era una cosa molto grossa e pericolosa e nessuno voleva rischiare. Dovevano portarmi il nome del vigile del fuoco che aveva visto i feticci, ma non me l’hanno portato. Fioravanti doveva portarmi la locandina in cui c’erano scritti i nomi. Il fatto che Narducci e Jommi fossero amici l’ho saputo, ascoltando due avvocati umbri, credo della zona di Todi, a Salsomaggiore (prima del ’90 ma dopo la morte del Narducci), dove mi ero recata per le cure. Quei due avvocati, che avranno avuto 55 o 60 anni, dicevano anche che lo Jommi era stato visto sporco e vestito male la notte dell’ultimo delitto, quello degli Scopeti. Dicevano anche che Narducci e Jommi avevano litigato e che lo Jommi era stato visto a Perugia. Quanto all’avvocato di Perugia, i giornalisti, tra cui Fioravanti, questo con certezza, dicevano che si trattava di un grosso avvocato penalista. Io ho pensato al Prof. Fabio Dean, la cui suocera è la sorella di Licio Gelli. Questo fatto l’ho accertato all’anagrafe. In sostanza, Dean è parente di Licio Gelli. Questo l’ho accertato perché la stampa aveva dato notizia del fatto che Gelli aveva Dean come avvocato. Incuriosita, ho esaminato le risultanze anagrafiche e ho accertato che la suocera è parente, mi pare sorella, di Licio Gelli. Ricordo anche che vi fu una grossa polemica a Perugia perché si sottolineava il fatto che Dean difendesse Gelli perché era parente di sua moglie. Poiché me lo chiede, le dico che, nello studio Dean, lavora da molto tempo certo Gino Arcangeli.
Preciso che l’identificazione dell’Avvocato con il Dean è stata una mia ipotesi, sulla base di quello che mi dicevano i giornalisti che non hanno, però, parlato espressamente di Dean. Dicevano che questo grosso penalista perugino fosse molto amico sia del Narducci che dei suoi familiari. Sapevo anche che Alfredo Brizioli fosse molto amico del Narducci.
Ho sentito anche dire dai giornalisti e in particolare dal Fioravanti, che il Narducci avesse un appartamento a Scandicci dove sarebbero stati rinvenute le parti asportate alle vittime. Sapevo da qualcuno degli inquirenti anche che il Narducci si recasse in Toscana con un’auto rossa non grande e che si incontrasse con altre persone che guidavano altre auto, due o tre. Dicevano anche che dietro la vicenda vi fosse la massoneria. Confermo
con assoluta certezza che anche prima della morte giunse ai Carabinieri e, forse, anche alla Questura una lettera anonima che invitava a indagare sul Narducci, perché era collegato con più persone che dovevano anch’esse essere indagate, perché anch’esse coinvolte nei delitti. In sostanza, secondo l’anonimo, i delitti erano commessi da un gruppo di persone, tra le quali il Narducci che usava il bisturi e ciò sin da prima che morisse. Voglio essere molto chiara: nelle lettere anonime si parlava di un medico perugino che era implicato nei delitti del “Mostro” in quanto era l’unica persona di quel gruppo che poteva usare il bisturi. Visto che me lo chiede voglio essere ancora più precisa: seppi dall’Ispettore Napoleoni che esisteva una lettera anonima arrivata alla Questura che parlava di un medico perugino e gli inquirenti avrebbero dovuto fare le indagini perché questo dottore era implicato nei delitti del “Mostro di Firenze”. Voglio aggiungere anche un’altra cosa: l’Ispettore Napoleoni aveva collegato che il medico si identificasse nel Dr. NARDUCCI Francesco di Perugia perché aveva saputo che il Procuratore Vigna aveva già iniziato delle indagini a Firenze su NARDUCCI. Per questo motivo l’Ispettore Napoleoni era andato a Firenze per indagare ma subito dopo, mi disse testualmente che lo avevano fermato.
Si da atto che la signora mima il gesto dei polsi tenuti da manette perché l’Ispettore fece tale azione quando disse che l’avevano fermato qui a Perugia.
♦ Domanda: “Signora, l’Ispettore Napoleoni le disse se le indagini fossero iniziate prima o dopo la morte del Dr. Francesco NARDUCCI?
♦ Risposta: “Sono assolutamente certa che Napoleoni mi disse che le indagini su Francesco NARDUCCI erano iniziate già prima della sua morte. Aggiungo anche che l’Ispettore Napoleoni era molto amareggiato proprio perché lo avevano bloccato qui a Perugia, ma non mi disse mai chi lo avesse bloccato. Voglio aggiungere che Massimo Napoleoni, figlio dell’Ispettore Napoleoni, qualche tempo fa, ma dopo che sono stata ascoltata da voi, credo nel mese di gennaio 2006, mi ha confermato anche lui che il padre era stato bloccato nelle indagini prima che il NARDUCCI morisse.
L’Ufficio da atto che la Signora CATALUFFI si commuove, piange e. a domanda del P.M. risponde: “”Sono rimasta male perché molta gente mi ha abbandonato dopo che sono venuta da lei a parlarle di queste cose. Sono stata anche chiamata dal Direttore del personale dell’Unità Operativa Demografia del Comune di Perugia, Dr. ZAFFERA Stefano, che a sua volta era stato chiamato dal Dr. MARIANI, Capo del personale, che a sua volta ancora era stato chiamato dal Sindaco di Perugia, Renato LOCCHI, per sapere cosa avessi combinato e se avevo manomesso atti dell’Ufficio. Gli ho risposto che era un
fatto personale fra me e Valerio Pasquini ed infatti non mi hanno detto più nulla. Ricordo anche che, recentemente, a un pranzo dell’Associazione Aeronautica di Passignano, a cui ho partecipato, i presenti dicevano che il primo dei cadaveri rinvenuti aveva una corda al collo e non poteva essersi ammazzato da sè, mentre successivamente era stato ripescato il cadavere di un uomo alto m.1.70 che era stato fatto passare per il Narducci. Io non conosco il nome delle persone che lo dicevano, ma so che fanno parte di questa Associazione.
Si da atto che a questo punto viene fatta ascoltare alla Signora Cataluffi parte di una conversazione avvenuta fuori degli uffici del Comune fra il Pasquini Valerio e l’Ispettore Napoleoni.
♦ Risposta: “Ricordo perfettamente di aver presentato il Napoleoni a Pasquini e ricordo che il dialogo è stato effettuato fuori dal Comune. Io ero presente a quel colloquio e confermo che Napoleoni disse al Pasquini che Trio e Narducci erano molto amici e che entrambi frequentavano l’Accademia dei Filedoni, questo lo so anche perché il mio ex marito aveva l’appalto come elettricista presso l’Accademia dei Filedoni e e mi disse più volte che aveva visto lì Trio insieme a Ugo Narducci.”
L’Ufficio da atto che alla Signora Cataluffi viene posta in visione la fotografia n.14.P3.11°-12.
♦ Risposta: ” Riconosco fra le persone Gino Arcangeli, dello studio Dean, che è l’uomo con gli occhiali e la maglietta a strisce che si vede sulla sinistra del pontile con il braccio destro appoggiato alla ringhiera.
Si dà atto che viene allegata al presente fascicolo: la foto con l’intestazione.
Si dà, altresì, atto che il presente verbale è stato redatto in forma riassuntiva, a norma dell’art. 140 c.p.p. e chiuso alle ore 13,42.
Copia dello stesso p. v. viene allegata al fascicolo n. 2782/2005 R.G.N.R Mod. 21, stante la sua rilevanza in ordine a tale procedimento.
L.C.S.
IL PUBBLICO MINISTERO
(Dr. Giuliano Mignini sost.)
Il M.llo Capo CC. Luca Rossi
Il CAPITANO CC. Antonio Morra
Il Dr. Paolo Abbritti
