Il 2 Aprile 2005 rilascia testimonianza Paolo Bianchi medico al Policlinico di Perugia.
Questa la testimonianza: Dr. Paolo Bianchi testimonianza 2.4.2005
Questa la trascrizione della testimonianza:
Il giorno 2.04.05, alle ore 10,20, in Perugia, c/o Procura, in Via Fiorenzo di Lorenzo n. 22/24, dinanzi al Pubblico Ministero Dr. Giuliano Mignini sost. (ufficio sito al terzo piano del palazzo), assistito, per la redazione del presente verbale, dal Cancelliere B3 Dott.ssa Daniela Severi, a norma dell’art. 373, sesto comma c.p.p., è comparso il Dr. Paolo Bianchi, il quale, presentatosi in Procura dinanzi al sottoscritto magistrato, dietro appuntamento, nel corso del colloquio con quest’ultimo, ha fatto, tra l’altro, presente di lavorare da circa trentacinque anni nel Policlinico di Perugia e di avere svolto, da circa venticinque anni, l’attività di giornalista. A questo punto, rilevato che lo stesso potrebbe essere a conoscenza di circostanze rilevanti in ordine ai fatti di cui al presente procedimento, lo stesso viene interrogato secondo le modalità che seguono.
Richiesto delle generalità, risponde: ” Sono e mi chiamo Paolo BIANCHI, nato a Perugia il 4.07.1949, res. a Corciano (PG), Fraz. di Ellera, Via Lenin 9″.
Il Pubblico Ministero, visti gli artt. 197, 197 bis, 198, 199, 200, 201, 202 e 203 c.p.p., richiamati dall’art. 362 c.p.p. e ritenuto che non sussistono le ipotesi di cui agli artt. 197, 197 bis, 199, 200, 201, 202 e 203 c.p.p., ricorda alla persona informata sui fatti che ha l’obbligo di rispondere secondo verità alle domande che le saranno rivolte e di non tacere circostanze conosciute e la informa che le false informazioni al Pubblico Ministero sono punite a norma dell’art. 371 bis c.p.p. Il Pubblico Ministero procede, quindi, a esaminare la persona informata sui fatti in ordine alle circostanze per cui è procedimento, collegato, ex art. 371 c.p.p., con quello n. 1277/03 R.G.N.R.
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze.
Domanda: Lei ha fatto presente di avere lavorato al Policlinico da trentacinque anni. Ha conosciuto Francesco Narducci?
Risposta: “Lo conoscevo sin dall’adolescenza. Ne ho un ottimo ricordo. Era sempre pacato e fine. Un autentico signore. Andavamo in piscina insieme ed era un ottimo nuotatore, cosa che mi ha fatto essere sempre scettico sulla possibilità che si fosse suicidato, gettandosi nel Lago Trasimeno. Ricordo che, se non sbaglio, il giorno della scomparsa, lo incontrai verso le 11, sotto la Clinica Medica, di fronte alla statua della Madonna. Era in camice e, dopo avermi parlato di mia zia, che avevo fatto ricoverare da lui per gravi problemi epatici, mi disse che era in ansia perché doveva andare a ritirare delle diapositive che riteneva determinanti per l’introduzione ad una sua relazione ad un congresso a cui avrebbe dovuto partecipare. Non mi disse che cosa rappresentassero queste diapositive. Francesco mi appariva tranquillo, ma era in ansia esclusivamente per le diapositive. Credo che il congresso fosse imminente perché altrimenti non si sarebbe potuta spiegare la sua preoccupazione. A un certo punto, un’infermiera, almeno così mi sembra, lo chiamò da una finestra della Clinica medica e Francesco mi salutò, avviandosi velocemente all’ingresso della Clinica. L’infermiera lo chiamò, facendogli capire che doveva salire. Non sono sicuro se fece allusioni ad una telefonata. Va tenuto presente che, all’epoca, non vi erano i cellulari. Aggiungo anche che, un mese o due dopo la sua scomparsa, trovandomi a parlare con il Prof. Morelli, per un’intervista giornalistica, poi pubblicata su “Il Corriere dell’Umbria”, su problemi sanitari, a un certo punto, turbato e incuriosito dalle ricorrenti voci che circolavano in città sul coinvolgimento di Francesco nella vicenda del cosiddetto Mostro di Firenze e sul rinvenimento delle parti asportate delle vittime in un pied a terre fiorentino del Narducci, chiesi al Morelli esattamente questo: “ E’ vero quello che si dice su Francesco? “Il Prof. Morelli rispose testualmente: “Si”, senza altri commenti. Io non aggiunsi altro perché ero rimasto profondamente turbato e anche perché ero convinto che la cosa sarebbe divenuta a breve di dominio pubblico. Mi riservo di fornire notizie più precise circa le date dell’incontro con Francesco e il Prof. Morelli.“
Si dà atto che il presente verbale è stato redatto in forma riassuntiva, a norma dell’art. 140 c.p.p. e chiuso alle ore 10,45. Copia dello stesso viene allegata al fascicolo n. 8970/2002 R.G.N.R., stante la sua rilevanza in ordine a tale procedimento.
Il Pubblico Ministero, rilevata l’esigenza che quanto riferito dalla persona informata non trapeli all’esterno, stante la delicatezza dell’indagine e la necessità di evitare che la divulgazione delle circostanze riferite dalla persona stessa pregiudichi le indagini;
PQM
Visto l’art. 391 quinquies c.p.p. e l’art. 329, comma terzo, lett. a) c.p.p.;
VIETA
alla persona esaminata di comunicare i fatti e le circostanze oggetto dell’indagine, di cui hanno conoscenza, per la durata di legge (mesi due).
AVVERTE
conseguentemente che la persona stessa che la divulgazione delle notizie riferite è penalmente sanzionata dall’art. 379 bis c.p., inserito dall’art. 21 della l. n. 397/2000.
L.C.S.
IL PUBBLICO MINISTERO
(Dr. Giuliano Mignini sost.)
IL CANCELLIERE
(Dott.ssa Daniela Severi)
