Stralci della testimonianza di Piero Bricca, all’epoca vigile della Polizia delle acque di Perugia.

La domenica 13 ottobre fu tirato su il cadavere che era scuro scuro con le labbra tumefatte, molto grosse e il volto gonfio. Appena lo muovemmo, uscì dal naso un rivolo di sangue puro che si fermò all’altezza del labbro e lo confermo con assoluta certezza perché mi impressionò molto. Potrei metterci le mani sul fuoco. Non sembrava il Professor Narducci che conoscevo di vista, tanto che, quando lo vedemmo esclamai: “Ma questo non sembra lui!”. Il cadavere emanava un fetore insopportabile. Ricordo che aveva una cravatta molto stretta al collo, una camicia chiara…Ciò che mi è saltato agli occhi è stato soprattutto il sangue dal naso che non avevo mai visto negli annegati. Non avevo mai visto un cadavere così scuro e gonfio dopo cinque giorni dalla caduta in acqua e, comunque, dalla scomparsa.

GIDES 2007 Pag. 37 verbale del 27 settembre 2004

27 Settembre 2004 Trascrizione testimonianza Pietro Bricca

6 pensieri su “27 Settembre 2004 Trascrizione testimonianza Pietro Bricca

  • 6 Aprile 2021 alle 14:35
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    Dando il corpo per di un altro rispetto al FN, deceduto prima del Narducci, tanto da essere già in avanzato stato di putrefazione e scuro scuro e gonfio:
    come è possibile che dal naso, appena mossero il corpo, sia uscito un rivolo di sangue puro?
    Fisicamente e medicalmente:
    che fenomeno cadaverico sarebbe quello di sangue che si conserva liquido, fluido e puro per giorni e giorni dopo la morte?
    Ho provato a cercare su vari manuali e documenti tanatologici e autoptici e in nessuno di questi ho letto di un simile comportamento del sangue.

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    • 6 Aprile 2021 alle 20:03
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      Descritto come sangue, dato il colore scuro, magari era solo liquido putrido di putrefazione misto ad acqua del lago.

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      • 6 Aprile 2021 alle 21:59
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        cioè il Bricca si sarebbe confuso o sbagliato sul sangue puro?
        Strano, perchè dice proprio “lo confermo con assoluta certezza”
        Se però si fosse sbagliato nonostante la sua certezza, allora potrebbe essersi sbagliato anche sul colore, le labbra o il gonfiore o qualsiasi altra cosa.
        Queste testimonianze, purtroppo, lasciano davvero l’amaro in bocca per l’impossibilità di cristallizzarne il contenuto.

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        • 7 Aprile 2021 alle 07:42
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          Questa è la classica associazione assurda. Uno vede un rivolo di liquido nero che esce dal naso e suppone sia sangue, cosa che è improbabile, quindi se si è sbagliato sul rivolo si ha come conseguenza che la sua testimonianza è tutta un errore. Attenzione lui deduce che è sangue, ma è sicuro dell’episodio, lo collega mentalmente alla cosa più logica che esca dal naso, sangue. La capacità nel leggere una testimonianza: prima capire se il testimone ha interessi o meno nella vicenda, secondo capire se quanto esposto è soggettivo o oggettivo e terzo, se è oggettivo, se è riscontrato o meno. Invece molti leggono un dato soggettivo e poi sull’errore della soggettività dichiarano l’inattendibilità di tutta la testimonianza. Un modo assurdo di ragionare.
          Le testimonianze vanno lette in maniera diversa da come lo fa lei.

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  • 7 Aprile 2021 alle 09:02
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    non ho compreso le basi della risposta, mi scusi.
    Una testimonianza si basa sempre in primis su cosa contiene.
    Ed in questo caso è il Bricca che in relazione al sangue che esce dal naso, cosa che non fa invece per il colore o il gonfiore, si prodiga in una ulteriore serie di conferme e certezze: “puro”, “assoluta certezza”, “mani sul fuoco”.
    Partendo dalla buona fede del testimone perchè non vi è motivo di pensare diversamente, in questa occasione il Bricca ci comunica un dato che per lui è inoppugnabile, di cui è più che sicuro.
    A livello medico e tanatologico però, tale dato che per lui è certo, risulta invece non coerente.

    Ne consegue che la valutazione, la valutazione sua soggettiva, del Bricca, rispetto ad normale elemento come il sangue, di cui lui come tutti hanno conoscenza diretta, non risulti affidabile se non attraverso un filtro interpretativo, come ad esempio l’ipotesi della Vostra risposta, dove però l’ipotetico “fangoso” si oppone diametralmente all’oculare “puro”.

    Quando invece, frase successiva, esprima la sua valutazione di somiglianza-non-somiglianza tra il volto del cadavere e quello del FN, la sua precedente totale certezza valutativa cessa immediatamente, e parla espressamente solo di “non sembrava”. Osia valutazione, come per il sangue, ma di completa differente certezza nel suo pensiero.
    Per il sangue ci metteva la mano sul fuoco, per la somiglianza mette le mani avanti.

    Quindi, abbinando una sua certezza di “sangue puro” che però è impossibile tanatologicamente a meno che il cadavere non fosse ‘fresco’ di morte ma che contrasterebbe con gli altri elementi, ed una sua incertezza di somiglianza che dalla sua testimonianza non può che continuare ad essere incerta per sue stesse parole: la mia formulazione precedente di “amaro in bocca che lasciano simili testimonianze incapaci di cristallizzare contenuti” appare più che ben motivata e più che ben asettica a differenza della Vostra risposta. La mia non è una critica che implica che la sua testimonianza sia “tutto un errore”, come da Voi rispostomi, tra l’altro ricorrendo ad un “liquido nero” che invece il Bricca indica come “sangue puro”.
    Non è mettendomi in bocca nè pensieri nè parole che non ho detto, nè tanto meno interpretando a piacere le parole del Bricca che l’incerto contenuto di un verbale, su alcuni aspetti pure antiscientifico, possa passare da bianco a nero e tramutarsi in dato oggettivo quanto meno di inquadramento. Di certo e parimenti non si può, e io non l’ho fatto, accusare il Bricca di nulla.
    il Bricca ha fornito la sua testimonianza basandosi sulle sue esperienze sensoriali: si è al 99.99% sbagliato su quella per lui più certa e sicura e su quella mneomonico-visivo-interpretativa di un volto, che di certo per quanto a lui noto non era un volto di persona a lui strettamente vicina nè per ceto nè per assidua giornaliera frequentazione, si è limitato ad un semplice parere personale che, qualunque fosse stato in positivo o in negativo indifferentemente, non avrebbe di per sè stesso cristallizzato alcuna certezza.

    I verbali vanno letti per quello che contengono di accertante, non per quello che con le dovute approssimazioni interpretative potrebbero o non potrebbero dire.

    Spero di aver sufficientemente motivato la mia critica di disappunto non verso il Vostro lavoro egregio di pubblicazione nè verso il lavoro degli investigatori dell’epoca: ma verso il fatto documentato in molti verbali, che il contenuto di questi fosse, sia ed è, purtroppo così tanto pieno di incertezze che questo ben spiega come a così tanti anni di distanza dai tragici fatti del mdf e dintorni, ancora non vi sia, anche a causa di quei documenti vi possa essere, alcuna concreta e fondata certezza cristallizzata al di là di ogni ragionevole dubbio, al punto che continuano a fiorire ogni volta ipotesi differenti e miscugli di altre già passate.

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    • 7 Aprile 2021 alle 09:20
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      Non è che ci deve spiegazioni della sua interpretazione, è sua e va bene cosi. Ma riteniamo che è il ragionamento alla base ad essere fallace e quindi lo evidenziamo. Comune a molti questo modo di lettura. Dato che il tempo è misero e non abbiamo voglia di spiegarlo in altri termini, se lei è convinto del modo con cui estrapola i dati salienti dalle testimonianze, va bene cosi. Se invece desidera riflettere su ciò che abbiamo precedentemente scritto, tanto meglio.

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