Il 3 marzo 2004 rilascia testimonianza Davide Vecchi, di professione giornalista.

Questa la testimonianza:

Questa la trascrizione: 

Il giorno, 03 marzo 2004 alle ore 12.00, in Perugia, c/o Procura, in Via Fiorenzo di Lorenzo n. 24/26, dinanzi al Pubblico Ministero Dr. Giuliano Mignini sost. (ufficio sito al terzo piano del palazzo), assistito dal Car. Sc. Danilo Paciotti della Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri Sede, a norma dell’art. 373, sesto comma c.p.p., presenti, per esigenze investigative Ten. dei CC. Antonio Morra e M.A.s UPS Laurizzi Vincenzo del R.O.N.O. CC. Perugia, è comparso il Sig. Davide VECCHI il quale, richiesto delle generalità, risponde: ” Sono e mi chiamo Davide VECCHI, nato a Perugia il 13.12.1947 residente a Bergamo in via Statuto nr. 14, giornalista..

Il Pubblico Ministero, visti gli artt. 197, 197 bis, 198, 199, 200, 201, 202 e 203 c.p.p., richiamati dall’art. 362 c.p.p. e ritenuto che non sussistono le ipotesi di cui agli artt. 197, 197 bis, 199, 200, 201, 202 e 203 c.p.p., ricorda alla persona informata sui fatti che ha l’obbligo di rispondere secondo verità alle domande che le saranno rivolte e di non tacere circostanze conosciute e la informa che le false informazioni al Pubblico Ministero sono punite a norma dell’art. 371 bis c.p.p.

Il Pubblico Ministero procede, quindi, a esaminare la persona informata sui fatti in ordine alle circostanze per cui è procedimento, collegato, ex art. 371 c.p.p., con quello n. 1277/03 R.G.N.R. Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze.

Domanda: ” E’ vero che, nel corso della sua attività giornalistica, è venuto a Perugia per un servizio sulla morte del prof. Francesco Narducci?”

Risposta: “Sì, effettivamente, martedì scorso sono venuto a Perugia per svolgere questo servizio giornalistico di grande attualità e ho avuto modo di parlare con diverse persone le cui informazioni ritengo utili per il mio lavoro. Preciso che, oltre a Perugia, mi sono recato a San Casciano Val di Pesa, San Feliciano, Sant’Arcangelo di Magione, Fiesole e Firenze. “

Domanda: ” Ha avuto occasione di parlare con una certa Laura, all’epoca assistente del prof. Francesco Narducci.?”

Risposta: ” Posso dire che ho parlato con sei persone diverse, di una delle quali conosco il nome che non posso fare, avvalendomi del segreto professionale. Gli altri, per lo più donne e lavoranti all’epoca e forse attualmente all’ospedale di Perugia, credo come infermiere. Due di queste sono sicuro che, all’epoca, fossero infermiere. Una delle due l’ho incontrata a San Feliciano per puro caso, mentre chiedevo indicazioni della cooperativa di pescatori del luogo, nel bar davanti al parcheggio della frazione. Tutte queste persone da me sentite separatamente e in momenti diversi mi hanno parlato di un’ impiegata che raccontava di conoscere tutta la storia relativa alla coincidenza delle ferie e comunque delle assenze del prof. Narducci con gli omicidi attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze”. Non mi dissero come si chiamasse questa signora. La persona di cui non posso fare il nome, che è una dottoressa dell’ospedale che ha fatto forse la specializzazione in gastroenterologia con il prof. Morelli, nel corso di una cena, sapendo che ero qui per il fatto Narducci, mi disse che c’era un’ impiegata del policlinico, che da vent’anni, raccontava che il Narducci era assente dal lavoro nei giorni in cui venivano effettuati i delitti attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze” e che una volta si presentò al lavoro con una ferita al braccio. Ciò sarebbe avvenuto negli ultimi tempi di vita del prof. Narducci. Sul momento, la dottoressa non ricordava il nome di questa signora, così io, il giorno dopo, con una scusa, mi sono fatto dare i nomi delle segretarie del prof. Morelli, perchè la dottoressa mi aveva detto che questa Laura, tutt’ora lavorava presso la segreteria del prof. Morelli. Avuti i nomi, telefonai alla dottoressa, elencandoglieli e lei con certezza mi disse “sì, è Laura”. Io avevo solo i nomi di queste persone e quindi non conosco il cognome di questa Laura. Posso dire che, successivamente, un Ispettore di Polizia mi chiese se potessi dargli una descrizione di questa signora Laura, ed io, chieste informazioni alla mia amica dottoressa, riferii all’ispettore che si trattava di una persona sui 50/55 anni, di statura bassa e con i capelli castani. Tornando al giorno in cui venni a sapere che questa signora si chiamava Laura la dottoressa si disse disponibile a provare a mettermi in contatto con questa signora, tramite, credo un suo nipote. Dopo circa uno, due giorni, ricevetti una telefonata da parte di un signore che si qualificò come nipote della signora Laura e che mi ha passato una signora che non si è qualificata, ma posso dire che aveva un’inflessione perugina. Questa signora mi ha confermato la coincidenza delle assenze del Narducci con i delitti attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze” e che, una volta, aveva visto il medico con un taglio e comunque una ferita ad un braccio e un’altra volta lo aveva visto con una fasciatura ad una gamba. Preciso che la signora Laura l’avevo cercata anche di mia iniziativa attraverso conoscenze ospedaliere, ma poi non ho più coltivato questo canale in quanto la mi informazione l’avevo ottenuta. Posso dire che, poco prima di entrare in quest’ufficio, ho scambiato una parola con la persona che attende fuori e che, alla mia domanda se fosse la sig. Laura, mi ha risposto affermativamente. La stessa mi ha detto che era giusto cercare la verità ma che quello che lei sapeva lo aveva saputo da persone, all’interno dell’ospedale, molto più vicine di lei al Narducci. La signora ha aggiunto, comunque, di non aver parlato con nessuno al telefono di questa storia “

Domanda: ” Ha fatto ultimamente ricerche in Toscana?”

Risposta: ” Sì, ieri pomeriggio, verso le 17.15. Era una bella giornata. Sono arrivato dal barbiere di San Casciano, nella via centrale, un uomo giovane, che mi ha dato una cartina perché gli avevo chiesto una serie di informazioni sull’ubicazione della villa dove aveva lavorato Pacciani, sull’abitazione del Calamandrei e se sapesse di una casa appartenente al Narducci. Di quest’ultimo, il barbiere non sapeva nulla, ma conosceva di fama il Calamandrei. Io gli chiesi come avessero vissuto la vicenda del cosiddetto “Mostro di Firenze” e lui mi parlò di un pittore e di un geometra che aveva, quest’ultimo, dovuto lasciare San Casciano, perché accusato di essere coinvolto nella vicenda. Mi consigliò comunque di dirigermi verso la zona industriale di San Casciano perché gli sembrava che questo geometra si fosse colà trasferito. Non sono riuscito a trovare la zona industriale e sono arrivato al paese successivo, seguendo l’indicazione “Cerbaia”, dopo circa otto, nove Km. da dove ero partito. Mi sono fermato da un barbiere situato sulla dx appena si entra in paese. Mi pare che, vicino allo stesso, ci sia un bar, sulla sinistra. Giunto dal barbiere, questi mi disse che l’unico geometra che conosceva e che non abitava più in quel luogo, abitava vicino ad una chiesa che era sulla strada per tornare verso San Casciano. Ho seguito il consiglio. Sono tornato indietro e oltrepassato un curvone con un cimitero e quattro case sulla dx. e un paio sulla sx, mi sono fermato. Ho bussato alle case sulla dx. e ho parlato con alcune persone, tra cui un signore che era nei campi vicino a degli ulivi con tre cani legati alla catena fuori di casa. Quest’ultimo mi ha detto che conosceva il geometra che viveva vicino ad una chiesa chiamata “San……” e non ricordo il resto; ha aggiunto che in questa casa, situata più avanti a sinistra, abitano ora degli extracomunitari in affitto. Questa casa, secondo l’indicazione datami, è situata dietro a una chiesa. A mia specifica domanda, infine, mi ha detto che conosceva il CALAMANDREI e, mostratagli la foto del NARDUCCI, pubblicata sul sito Internet di “chi l’ha visto”, lo ha immediatamente riconosciuto con certezza, sgranando anche gli occhi dalla sorpresa o come se l’avesse a qualcun altro, andato lì con la foto, in quanto la persona effigiata nella foto, a suo dire, frequentava quella zona. Di fronte alla mia incredulità per confermare la propria tesi, il signore, un uomo tra i 60/65 anni, alto circa 1.75 cm., con capelli radi e grigi e con una tuta da lavoro tipo officina, ha esclamato: “ME LO RICORDO…. ECCOME! PERCHE’ NON MI CREDE? MI RICORDO ANCHE LA MACCHINA CHE AVEVA…… ERA UNA CITROËN PALLAS CHIARA, SUL VERDE…LA USAVA ANCHE IL CALAMANDREI PERCHE’ L’HO VISTO GUIDARLA!”. Tengo a precisare che, delle circostanze relative all’utilizzo dell’autovettura, da parte sia del Narducci che del Calamandrei, nonché della frequentazione della zona da parte del Narducci, mi ha parlato spontaneamente questo signore, quasi arrabbiato per la mia incredulità. Poi l’uomo mi ha congedato, mentre gli dicevo che lo avrei cercato nei giorni successivi e lui mi risposto affermativamente. Per quello che ho capito, quella macchina era di “casa” ed era sicuramente utilizzata anche da altre persone che non mi sono state indicate. Ho parlato poi con una signora che, appena qualificatomi, mi ha sbattuto la porta in faccia. Successivamente, ho mostrato la foto ad un altro uomo sempre sui 60 anni che però non lo ha riconosciuto anche perché si stava facendo notte. Circa l’auto, ho chiesto conferma a CAPUCCELLI Daniela, la quale mi ha detto che effettivamente Francesco Narducci, all’epoca, aveva una Citroën Pallas CX di colore celeste.”

ADR: “Non ho altro da aggiungere né da modificare a quanto detto.

Si dà atto che il presente verbale è stato redatto in forma riassuntiva, a norma dell’art. 140 c.p.p. e chiuso alle ore 13.35;

Il Pubblico Ministero, rilevata l’esigenza che quanto riferito dalla persona informata non trapeli all’esterno, stante la delicatezza dell’indagine e la necessità di evitare che la divulgazione delle circostanze riferite dalla persona stessa pregiudichi le indagini;

PQM

Visto l’art. 391 quinquies c.p.p. e l’art. 329, comma terzo, lett. a) c.p.p.;

VIETA

alla persona esaminata di comunicare i fatti e le circostanze oggetto dell’indagine, di cui hanno conoscenza, per la durata di legge (mesi due).

AVVERTE

conseguentemente che la persona stessa che la divulgazione delle notizie riferite è penalmente sanzionata dall’art. 379 bis c.p., inserito dall’art. 21 della l. n. 397/2000.

L.C.S.

IL PUBBLICO MINISTERO

(Dr. Giuliano Mignini sost.)

Uff./Agenti di P.G.

3 Marzo 2004 Testimonianza di Davide Vecchi

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