Nuovo teste accusa Narducci, il medico che morì in un lago

Mostro, resti delle vittime a casa di un mandante

Firenze, un dermatologo di 70 anni tra i sospettati.

A Perugia indagato anche un ex questore

DAL NOSTRO INVIATO

FIRENZE – E’ in una villa alle porte di Firenze la verità sui delitti del « mostro di Firenze » . Una casa dove Francesco Narducci, il medico di Perugia annegato nel Lago Trasimeno nel 1985, avrebbe custodito i « reperti femminili » asportati alle vittime. C’è un nuovo testimone nell’inchiesta sui mandanti dei delitti. Si chiama Sante Beccaccioli e all’epoca era l’autista di un alto magistrato del Tribunale di Perugia. E’ lui a delineare il ruolo del dottore umbro. Il resto lo hanno fatto decine di altre persone interrogate nelle ultime settimane nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti. Dai loro verbali emergono i rapporti che legavano Narducci al farmacista di San Casciano, Francesco Calamandrei, ora indagato per associazione a delinquere e concorso in omicidio. Le stesse accuse sono state contestate ad Achille Sertoli, 70 anni, ex professore associato al Dipartimento di dermatologia dell’università di Firenze. Le inchieste avviate dalle procure di Firenze e Perugia proseguono ormai parallele. Sono una decina le persone iscritte nel registro dei magistrati del capoluogo umbro per l’occultamento del cadavere di Narducci: oltre ad alcuni familiari, nell’elenco c’è l’ex questore Francesco Trio.IL VERBALE — « Una sera — ha raccontato agli inquirenti Sante Beccaccioli — il giudice mi disse di aver saputo che Narducci aveva un appartamento a Firenze e che dopo la sua scomparsa i proprietari avevano chiamato i familiari per farsi pagare le rate di affitto arretrato. Mi disse anche che i proprietari erano entrati nella casa e in un frigorifero avevano trovato reperti genitali femminili, presumibilmente provenienti dai delitti del Mostro. Non so dove fosse la casa, ma so che era nei pressi di Firenze » . Il racconto è confermato da altre persone interrogate nelle ultime settimane.
Tutte affermano che a Perugia sin dal 1985 « si sapeva che Narducci era uno dei mostri e che conservava reperti in formalina » . Gli investigatori hanno individuato la villa occupata nel 1985 da Narducci. Adesso ospita una scuola e per questo, attraverso accertamenti compiuti al catasto, si sta tentando di risalire ai vecchi proprietari.LA CONGREGA — I magistrati sono convinti di aver individuato alcuni componenti della setta che ordinava i delitti compiuti dai «compagni di merende » ( Pacciani, Vanni e Lotti). Sono stati alcuni dipendenti della farmacia di San Casciano e altri abitanti della zona a raccontare nei dettagli l’amicizia tra Calamandrei e Narducci.
«Il dottore — hanno messo a verbale — veniva spesso qui ed era ospite del farmacista. Organizzavano orge e festini. Con loro c’era spesso anche il dottor Sertoli» . Tutti naturalmente negano, parlano di una «montatura» . Ma uno dei difensori di Pacciani, Pietro Fioravanti, rivela: «Il contadino mi disse che accusavano lui ingiustamente perché i veri colpevoli erano il farmacista e il medico di Perugia». A casa di Calamandrei i poliziotti guidati da Michele Giuttari hanno sequestrato alcune cassette pornografiche. Video fatti in casa che adesso stanno visionando per identificare eventuali altri complici.L’EX QUESTORE — Il sospetto dei magistrati di Perugia è che Narducci sia stato ucciso da chi voleva continuare a custodire le verità sui delitti delle coppiette. La sua morte fu inizialmente archiviata come un incidente. Non fu effettuata l’autopsia e solo due anni fa, quando è stata ordinata la riesumazione, si è scoperto che il corpo esaminato dal medico legale era quello di un’altra persona. L’indagine per omicidio avviata a Perugia è ancora contro ignoti, ma alcune persone sono state indagate per occultamento di cadavere. Tra loro c’è il questore dell’epoca Francesco Trio. « Era — ha raccontato la moglie di Narducci — molto amico di mio suocero che si oppose in tutti i modi all’effettuazione dell’autopsia: non ho mai saputo perchè» .

Fiorenza Sarzanini

https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/01_Gennaio/23/mostro_sarz.shtml?fbclid=IwAR3ZbPDquIGW0u5yFcWHz5nzmnA2FvFYavfMwGITXtjvwUN9LK_vWoDhOtk

Lo sfogo: «Quel dottore non l’ho mai conosciuto»

Mostro di Firenze, il farmacista: non c’entro
Francesco Calamandrei: i miei guai iniziati con la denuncia dell’ex moglie, qualcuno ne approfitta

DAL NOSTRO INVIATO

SAN CASCIANO (Firenze) — Anche nella penombra del pianerottolo si vede il gonfiore delle mani. E della faccia, e del resto del corpo. «Ma non sto male per questa storia, non sono preoccupato» , dice con voce gentile, mentre la sorella Margherita e una governante nigeriana quasi lo circondano.

Francesco Calamandrei si porta addosso i segni della sofferenza come un secondo vestito. Tre giorni fa è uscito dall’ospedale per tornare nella sua casa di San Casciano, sopra quella farmacia che è stata la vita di suo padre, e poi la sua. Alle sette del mattino, dopo la prima notte di sonno non artificiale, hanno bussato alla sua porta. «Continuazione, concorso, omicidio, aggravante» . Ha ascoltato le parole dei poliziotti. Il senso, è arrivato solo ieri. Lui, il farmacista di San Casciano, 63 anni, sarebbe l’ennesimo mandante dei delitti del « mostro di Firenze» .

Sono passati 19 anni, anche a San Casciano, il paese dell’ultimo delitto. Dove ritrovarono i corpi di Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot non c’è neppure una lapide, hanno tolto pure la statuetta della Madonna che fino a qualche anno fa rendeva riconoscibile il posto. Il ristorante dove si ritrovavano i «compagni di merende» ha cambiato tavoli e arredi. Ma non è di questo che gli investigatori hanno parlato al farmacista Calamandrei, un ometto con i capelli ben curati sopra a un pullover pesante e una vestaglia per ripararsi dagli spifferi che arrivano dalle scale. «Mi hanno chiesto se mi piaceva il lago Trasimeno, e poi se avevo una barca. Ce l’ho, ho risposto, ma al mare. E continuavo a non capire».
Da casa sua — racconta — gli hanno portato via le agende, qualche libro, tra i quali quelli che parlano del «mostro di Firenze» . Poi un piccolo quadro, uno strato spesso di vernice scura che incastona una bambola schiacciata.

Per gli investigatori potrebbe essere roba utile a chiarire il terzo livello di questa inchiesta infinita. I mandanti, quelli che avrebbero fatto uccidere anche il medico Francesco Narducci, il figlio dell’ex primario di Foligno morto nel lago Trasimeno nel 1985, tre mesi dopo l’ultimo doppio delitto nelle campagne di Firenze. Uno di quelli che sapevano, secondo gli investigatori. « E io di lui non sapevo nulla — dice Calamandrei, con rassegnazione — . Non l’ho mai conosciuto, neppure dai giornali » .

Dal piano terra arrivano i colpi degli operai che stanno demolendo alcune stanze. «Qua sotto — dice — c’era un ambulatorio. Se quel dottore era in contatto con qualche medico del posto, io non lo so, ma è l’unica cosa che mi viene in mente». Ha le sue opinioni su un altro dottore di questa storia sempre più complicata ed esoterica, Giulio Zucconi, morto nel 1989 a 54 anni, la cui famiglia venne lambita dalle indagini. « Quell’altro dottore — dice — secondo me l’hanno fatto morire di crepacuore».

Francesco Calamandrei è un uomo che ha molto sofferto. In paese tutti conoscono la sua storia, e tutti lo difendono. Sua sorella fa la spola tra l’uscio e il tinello per rispondere alle telefonate. «Sono preso in un ingranaggio che non riesco a capire. Le accuse contro di me hanno radici nei miei dolori familiari, e mi fa soffrire che qualcuno se ne approfitti» . Il riferimento è alla sua ex moglie, che gli ha dato un figlio sfortunato, anni burrascosi finiti con un divorzio e — opinione sua — il veleno finale di una denuncia che lo accostava alle attività dei «compagni di merende » .
Il farmacista si stringe nel suo pullover: «Che ho da dire? Che non centro nulla, non so di cosa si sta parlando. Non capisco questa caccia all’untore, e mi sento quasi umiliato a dover dire che non ho nulla di cui preoccuparmi e che mi sento tranquillo » . Dietro di lui si chiude la porta di questa casa che si affaccia sulla piazza principale del paese.

All’uscita ci sono una ventina di persone. Qualche giornalista, qualche telecamera. Ma soprattutto, concittadini di Calamandrei. Qualcuno giura sulla sua innocenza, dicono di lasciar stare lui e il buon nome di San Casciano. Qualcun’altro aggiunge che però è giusto «fare di tutto per dare delle risposte ai familiari delle vittime». E tutti, ma proprio tutti, guardano e indicano, come mai avevano fatto prima, la finestra al primo piano, quella con con le tapparelle abbassate.

Marco Imarisio

https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/01_Gennaio/23/mostro_imar.shtml

23 Gennaio 2004 Stampa: Corriere della Sera – Mostro di Firenze, in un frigorifero i resti delle vittime – Lo sfogo: «Quel dottore non l’ho mai conosciuto»
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