Stralci di testimonianza trascritta di Francesca Raspati, figlia di Fordise Raspati. All’epoca dei fatti (13 ottobre 1985) aveva 16 anni ed era insieme alla madre, si era recata al pontile di Sant’Arcangelo in occasione del rinvenimento del cadavere. La ragazza conosceva il medico.

“…era estremamente gonfio e indossava pantaloni chiari e un giacchetto marrone di renna, così almeno sembrava… il giacchetto era chiuso sul davanti, ma il ventre enorme premeva sull’indumento. Il cadavere aveva le braccia lungo i fianchi… mi colpì anche la straordinaria diversità del cadavere da me visto rispetto al Narducci che io conoscevo di persona. Tra l’altro questo cadavere indossava dei rozzi pantaloni di colore molto ambiguo tra il carta da zucchero e il grigio, allora in voga tra persone anziane e del tutto inadeguato a una persona raffinata come il Narducci. Esternai subito a mia madre le mie perplessità su quel cadavere, nel senso che non poteva essere quello del Narducci.

Poi, faceva cenno ai falsi allarmi spiegando di aver appreso dalla titolare di un negozio di alimentari, tale Gonda Cocchini, la mattina dopo la scomparsa del
Narducci, che questi era stato ritrovato dietro l’isola Polvese, in località “Muciarone”;

Vedi Nota Finale Gides 4 aprile 2007 Pag. 29/30

29 Dicembre 2003 Testimonianza di Francesca Raspati

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