Il 3 Ottobre 2003 rilascia testimonianza Mauro Avellini, redattore del Corriere dell’Umbria dalla primavera del 1984 all’estate del 1996.

Questa la testimonianza: AVELLINI Mauro testimonianza 3.10.03

Questa la trascrizione: 

Domanda: ci può dire l’arco di tempo in cui ha lavorato presso la redazione del Corriere dell’Umbria?

Risposta: Con diversi incarichi di responsabilità, dalla primavera del 1984 all’estate del 1996.

Domanda: Ha lavorato presso il Corriere dell’Umbria il giornalista Cosimo De Masi e in caso affermativo, ha conoscenza se lo stesso si è occupato della vicenda del Prof. Narducci?

Risposta: il De Masi era responsabile dei servizi di cronaca e si occupò anche direttamente della vicenda della scomparsa e del rinvenimento del cadavere del Prof. Francesco Narducci. Vicenda della quale, come ho avuto modo di spiegare al P.M. di Perugia Dr. Giuliano Mignini, mi sono occupato anch’io. All’epoca il De Masi era il capo servizio ed io ero un giovane cronista. Ricordo che di quella vicenda si sono interessati anche altri colleghi del Corriere dell’Umbria, almeno così presumo, non potendo essere preciso dato il tempo trascorso.

Domanda: ha ricordo di una telefonata ricevuta presso il giornale da parte di un investigatore privato, tale Valerio Pasquini, che chiedeva informazioni sulla morte del Prof. Narducci? L’Ufficio fa presente che si tratterebbe di un contatto telefonico avvenuto agli inizi degli anni 90 e più precisamente nell’anno 1993.

Risposta: assolutamente non ricordo. Io all’epoca ero capo cronista e pertanto ero molto noto a Perugia. Non ricordo di aver parlato con un investigatore privato che mi dite chiamarsi Valerio Pasquini e che mi dite sia di Firenze. Devo far presente che in redazione vi erano diversi colleghi della cronaca e non posso escludere che qualche collega abbia potuto parlare con quella persona. Al giornale arrivavano centinaia di telefonate da parte di numerosi interlocutori e queste telefonate venivano fatte transitare, per lo più, sulla mia linea telefonica e successivamente, così come avviene in ogni redazione, come capo cronista, provvedevo a smistarle ai miei colleghi. Di questo contatto telefonico io però non ricordo nulla, anche se a distanza di tempo non mi sento di escluderlo completamente e, ove si fosse realmente verificato, non lo memorizzai perché da me ritenuto di scarso interesse giornalistico. Sono comunque disponibile, anche nella giornata di domani, a fornirvi i nominativi dei miei colleghi dell’epoca, se ciò può esservi utile per chiarire l’episodio. Non ricordo assolutamente di essere stato contattato, per il caso del Prof. Narducci, da investigatori privati.

Domanda: in relazione alla vicenda del Prof. Francesco Narducci ed in relazione agli articoli da lei scritti ha mai ricevuto avvertimenti o minacce di qualsiasi tipo?

Risposta: Lo escludo. L’Ufficio da atto che viene data lettura del verbale di assunzione di informazioni rese davanti al P.M. di Perugia in data 18.9.2002. Ricordo perfettamente queste dichiarazione che confermo. La circostanza riferitami dal collega De Masi di telefonate che segnalavano quale Mostro di Firenze una persona umbra sono giunte in redazione direttamente sul telefono del collega De Masi prima della scomparsa del Prof. Francesco Narducci e credo si riferiscano ad un periodo di tempo collocabile all’incirca a ridosso della scomparsa e verosimilmente a qualche mese prima. Sulla base di quelle notizie telefoniche il giornale non decise mai di approfondirle né di pubblicare mai dei servizi. Conoscendo lo scrupolo professionale del collega De Masi, ed i buoni rapporti intrattenuti con gli organi di Polizia locali, ritengo che abbia potuto riferire verbalmente quelle notizie a qualcuno degli inquirenti.

Domanda: Ci sa dire se all’epoca della sco (Mancante una parte del testo) ma non riesco a ricordare i dettagli. Come accennai al P.M. di Perugia nel verbale del 18.9.02 che mi avete letto, ricordo bene che nei giorni successivi al rinvenimento del cadavere sentii fare riferimento, da più parti in maniera abbastanza attendibile, dell’esistenza di una lettera lasciata dal professore nella quale aveva spiegato i motivi della sua scomparsa. Sentii dire anche – e sempre in maniera molto attendibile – che questa lettera sarebbe stata presa in custodia dal fratello del prof. Francesco Narducci. Circa la riserva di cui è traccia nella parte finale del verbale dell’8.5.2002 davanti al P.M. di Perugia, di cui mi avete dato lettura, voglio precisare che con detta riserva intendevo riferirmi alle notizie giornalistiche pubblicate nei vari servizi da me redatti. Confermo peraltro il contenuto di tale verbale. Circa il rinvenimento del cadavere ricordo che la stampa non fu informata per via ufficiale ma lo venni a sapere, almeno per quanto mi riguarda, da fonti confidenziali. Ricordo che mi recai sul pontile e trovai sul posto, tra l’altro, il fotografo Aldo Marchesi che era riuscito a scattare qualche foto. Non so dire se sia riuscito a fare delle riprese video per conto dell’emittente televisiva RTE, per la quale il Marchesi lavorava. Quando arrivai sul posto non ricordo la presenza dell’elicottero. Mi informai come giornalista sulle modalità del rinvenimento e seppi che il cadavere era stato rinvenuto da due pescatori. Non ricordo chi mi fornì i particolare del rinvenimento del cadavere. Posso comunque dire che nulla trapelò dagli organi istituzionali presenti sul posto e non so dire se il mio capo cronista De Masi, abbia attinto direttamente notizie dalle fonti ufficiali che erano presenti. Tra i personaggi istituzionali presenti ricordo il Questore dell’epoca Trio, il Procuratore Capo dell’epoca Restivo ed il Capitano dei Carabinieri Di Carlo. Poi ricordo che c’erano i Vigili del Fuoco di Perugia in numero almeno di 4 o 5. Io ero giovane cronista e rimasi solo pochi minuti per acquisire solo poche notizie con testimonianze dirette, tanto che ricordo di avere sentito anche uno dei due pescatori che avevano rinvenuto il cadavere ed anche qualche Vigile del Fuoco presenti sul posto.

3 Ottobre 2003 Testimonianza di Mauro Avellini

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