Il 19 Agosto 2003 rilascia testimonianza Mascia Rossana, ex compagna di Francesco Calamandrei dal 1988 al 1993 circa.

Questa la trascrizione della sua testimonianza:

Nel 1988 comprai una casa a San Casciano in via Pisignano n. 29, ma mi trasferii nel 1991. In quell’anno misi la ditta di argenteria in liquidazione. Nello stesso anno cominciai a frequentare Francesco Calamandrei, che era il farmacista di S. Casciano.

Prima di instaurare una relazione sentimentale con il Calamandrei conoscevo la di lui moglie Mariella Ciulli….

All’inizio della frequentazione con il Calamandrei, la mia amica Tamara Martellini di S. Casciano che conosceva bene la famiglia Calamandrei, mi mise in guardia sul soggetto dicendomi che era una persona pericolosa anche perché c’erano stati dei sospetti su di lui relativi alla vicenda del “Mostro di Firenze”, che faceva parte della Massoneria, che maltrattava la moglie e i figli, usava psicofarmaci e aveva dei comportamenti violenti. Io non diedi credito a queste che mi sembravano dicerie.

Nel novembre 1991 fu ricoverato alla clinica di Fiesole per depressione.

Nel febbraio del 1992 il Calamandrei si trasferì presso la mia abitazione in via Pisignano nr. 29. Sempre nello stesso mese mi aprì un conto corrente presso il Monte dei Paschi di Siena a San Casciano depositando circa 200 milioni, dicendomi che servivano per la mia sicurezza, nel senso che con quei soldi avrei potuto far fronte ai miei impegni di lavoro senza affrettarmi a vendere la casa….

Convivendo con Francesco mi sono resa conto che le cose che mi aveva detto la mia amica Tamara erano vere. Ho anche potuto constatare che Francesco soffriva di crisi depressive. La depressione scaturiva dal rapporto avuto con la madre. Me lo diceva lui. Preciso meglio, lui mi diceva che sua madre tradiva il padre e lui avrebbe voluto che il padre avesse avuto il coraggio di cacciarla. Questa esperienza l’aveva portato ad avere una “contorsione” nei rapporti con le donne…

I miei rapporti con il Calamandrei sul primo momento erano normali. Successivamente, anche a seguito dei farmaci e dall’assunzione di alcool, i rapporti erano praticamente inesistenti. A volte era preso da scatti di rabbia e violenza nei miei confronti, tanto che una volta mi minacciò di impiccarmi alla trave di casa. In un’altra occasione arrivò a schiaffeggiarmi. Di quest’ultimo episodio ho fatto querela ai Carabinieri di S. Casciano e mi sono fatta refertare all’Ospedale di Torre Galli nel giugno 1993.

Per quanto riguarda i rapporti sessuali, viste le sue condizioni, anche questi erano praticamente inesistenti. Questa situazione gli scaturiva delle “condizioni mentali” che sfociavano in maltrattamenti nei miei confronti. Era impotente…

Voglio raccontare un episodio successivo dopo la pasqua de 1992. Ricordo che Francesco ricevette una telefonata in farmacia dal sig. Rontini che lui conosceva come il padre di una delle vittime del “Mostro di Firenze”. Lo stesso chiedeva di incontrarlo per un colloquio. Francesco chiamò l’avvocato Corsi, suo cugino, al quale chiese consiglio se presentarsi o meno al colloquio. L’avv. Corsi gli consigliò di non presentarsi al colloquio con il Rontini ma Francesco, disattendendo il consiglio dell’avvocato, decise di andarci. Nell’occasione mi chiese di accompagnarlo al colloquio per apparire il più normale possibile, cosa che io feci. Ci recammo quindi a Vicchio a casa del Rontini. Il Rontini disse che aveva investigato sul suo conto per anni durante i quali aveva avuto contatti continui con la moglie, Mariella Ciulli, la quale gli aveva riferito tutti i suoi spostamenti. In particolare la Ciulli riferiva delle assenze da casa di Francesco nelle sere in cui sono avvenuti i delitti del cosiddetto “Mostro di Firenze” fornendo dei riscontri su quanto affermato. Per esempio diceva di andare alle riunioni dei Farmacisti, ma di fatto non vi partecipava. Durante il colloquio ho avuto l’impressione che il Rontini lo avesse convocato per avere un confronto e una verifica sulla reazione di Francesco. Francesco si mostrò alla fine quasi sollevato dagli esiti del colloquio, come se in pratica “avesse scansato un pericolo”. Devo precisare che in quell’occasione Francesco mi portò con sé al solo scopo di dare a Rontini l’immagine di una vita del tutto regolare che conduceva.

Ricordo un’altra circostanza che voglio raccontare. Francesco mi raccontò che verso la metà degli anni ’80, prese la pistola di suo padre che custodiva nella casa di San Casciano sita sopra la farmacia, e si portò a Punta Ala dove prese la sua barca e in compagnia dell’architetto Gianni Ceccatelli, marito della mia amica Tamara Martellini, si recò al largo e buttò detta pistola in mare. Lui mi disse che buttò la pistola per non avere noie burocratiche.

Francesco dipingeva dei quadri che rappresentavano scene di sangue, siringhe infilate in masse di sangue…. nei momenti di sincerità, Francesco diceva di avere “il diavolo addosso”, di essere “dominato” e di avere bisogno di assumere farmaci e cocaina per combattere la sua depressione. Francesco aveva delle manifestazioni schizofreniche, sembrava dominato da qualcosa più forte di lui, in questi frangenti diventava violento tanto da spaventarmi.

Ricordo che circa nel 1993-1994, Francesco frequentava un mago, di cui non so il nome, ma che dall’accento mi sembrava pugliese. La loro frequentazione, in quel periodo, era continua, addirittura Francesco lo ospitava a casa, questo mago sembrava alle dipendenze di Francesco. Francesco comunque era molto interessato alla magia.

Ricordo che Francesco prestava dei soldi alla gente che si trovava in difficoltà finanziarie speculando sui loro bisogni economici, aveva un particolare atteggiamento di piacere nel rovinare la gente.

Circa il potere di Francesco, mi risulta che lo stesso fosse legato alla massoneria fiorentina.

Ricordo che nel settembre del 1993 mi fu incendiata la casa di via Pisignano…il fatto avvenne di notte mentre io, mia figlia ed una ragazza tedesca eravamo in casa. Le indagini svolte dai carabinieri diretti dal maresciallo Minoliti, condussero alla persona del Calamandrei. Ricordo che a seguito di perquisizione in casa del Calamandrei fu trovata, come corpo di reato, la chiave del vano caldaie della mia abitazione, da dove era partito l’incendio. Intervennero i vigili del fuoco e accertarono che l’incendio era di natura dolosa. Al termine delle indagini ci fu un processo celebrato a Firenze. In primo grado il Calamandrei fu condannato. Nel processo d’appello Francesco fu assolto

19 Agosto 2003 Testimonianza di Mascia Rossana

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