Stralci trascritti della testimonianza del Prof. Antonio Morelli del 26 febbraio 2003.

Sulle circostanze del cadavere da lui visto nella bara presso la villa dei Narducci:

Il cadavere aveva le sembianze di Francesco. Non so dire in che modo ma quel cadavere aveva qualcosa di diverso da quello che avevo visto sul molo. Questo assomigliava di più a Francesco. 

GIDES 2007 Pag. 26 dal verbale del 28 febbraio 2003.

…so solo che come mi ha riferito il PIFFEROTTI una infermiera o infermiere dopo aver bussato entrò nella stanza dove Francesco faceva l’esame monometrico e gli disse che c’era una telefonata. Credo che deve avergli fatto capire che la telefonata era importante e che doveva rispondere subito, perché normalmente non è che lasciamo l’esame endoscopico per rispondere al telefono. Potrebbe anche darsi che Francesco avesse avvertito l’infermiera o l’infermiere di avvertirlo ad una certa ora. Giuseppe PIFEROTTI mi ha riferito che il paziente che in quel momento veniva sottoposto all’esame era conoscente o parente di un investigatore di Firenze o comunque toscano che gli aveva segnalato il NARDUCCI come medico da cui farsi fare l’esame e che poi contattò il PIFEROTTI dopo la scomparsa di Francesco per saperne di più.

Domanda: “Mi vuol descrivere il cadavere del lago?
Risposta: “era quello di un uomo grosso ed ematoso e cianotico, con un volto estremamente gonfio da stringere il colletto della camicia. Non aveva moltissimi capelli, la fronte era molto protuberante. Non mi sembrava una persona vecchia; la persona era irriconoscibile. Io non guardai quel cadavere con occhi critici e detti per scontato che fosse Francesco e aggiungo anche che i documenti estratti dal cadavere erano nitidi e non come mi sarei aspettato da una permanenza in acqua da tre giorni.

Vedi Relazione Commissione Parlamentare

26 Febbraio 2003 Testimonianza Antonio Morelli

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