Il 31 Gennaio 2002 si presenta spontaneamente, a seguito della lettura degli articoli di giornale in merito alle indagini, Antonietta Vetriani. sentita dal Dr. Giuliano Mignini sost, assistito dall’Ispettore Fantauzzi Furio e dal Sovr. Savelli Stefano.
Questa la testimonianza: Vetriani Antonietta 31.01.2002
Questa la trascrizione:
La signora Vetriani dichiara: mi presento spontaneamente dopo avere letto l’articolo apparso sul messaggero del 30.01.2002, in relazione alla morte del Dr. Francesco Narducci. Non mi sarei mai presentata se non avessi letto l’articolo a cui ho fatto riferimento.
Ricordo che nel 1990 feci amicizia con Anna Maria Bevilacqua in Alessandro, moglie del vecchio Presidente del Tribunale di Perugia, Dr. Mario Alessandro; entrambi sono deceduti ma hanno lasciato dei figli di nome Dario e Silvia che dovrebbero vivere a Lacugnana.
Nel corso della conoscenza con Anna la stessa mi parlò, circa nove dieci anni fa, della morte di questo medico e mi disse che il Narducci faceva parte di un gruppo di persone che si erano rese responsabili dell’uccisione delle coppie del territorio fiorentino attribuite al cosiddetto “mostro di Firenze”.
Domanda: “da chi era composto questo gruppo e come si articolava?”
Risposta: ” a dire della Sig.ra Anna, era un gruppo composto da professionisti, nel quale il Narducci, insieme ad altri aveva compiuto i delitti del cosiddetto “mostro di Firenze”. Addirittura il Narducci era elemento di spicco dell’organizzazione ed il responsabile materiale dei delitti. Secondo la signora avrebbe goduto di forti coperture istituzionali. La signora, che era di origine Trevigiana, esclamò in mia presenza, anche, che era protetto da quel “mona” del Dr. Canessa, che si accaniva contro quel povero contadino, che era Pacciani, così lei si esprimeva, perché il magistrato aveva un suo parente o amico, molto importante, medico all’ospedale di Orvieto, che era anche amico di Narducci.
Domanda: “la signora le riferì come aveva saputo certe cose?”
Risposta: ” mi fece capire che le aveva sapute dal marito, Dr. Alessandro, che si lamentava di non avere potuto far nulla, a causa della sua mancata aderenza alla massoneria. Ricordo che mi raccontò che suo marito, giunto a Perugia, proveniente dalla Procura di Padova, era stato avvicinato da un alto graduato dell’Arma dei Carabinieri, che lo invitò ad aderire alla massoneria, promettendogli una vita tranquilla per se e per i suoi familiari, lauree sicure per i figli e una carriera prestigiosa per lui e per i figli, ma il Dr. Alessandro non aderì a tale invito. I Figli non si sono laureati, addirittura Dario vende gli aspirapolveri e la signora è stata ostacolata nella sua vita.
Domanda: ” della morte del Narducci, cosa ha saputo?”
Risposta: ” la Signora alluse ad un’istigazione al suicidio che il Narducci raccolse e nel corso delle sue confidenze la signora faceva sempre riferimento all’ospedale di Orvieto. Ricordo anche che la signora mi diceva che il gruppo frequentato dal Narducci era composto da gente altolocata e ben protetta dalle Forze dell’ordine. La signora era anche molto amica del magistrato Fausto Cardella perché il padre di quest’ultimo era molto amico del Dr. Alessandro, essendo entrambi di Caltanissetta.. Debbo aggiungere che mio figlio, Augusto Gordini, subì una usura dall’Avvocato Lopez, riconosciuto colpevole, con sentenza del Tribunale di Perugia. Io avevo denunciato i fatti al procuratore Cordova, all’epoca della sua indagine sulla massoneria, poiché sia l’Avvocato Giuseppe Lopez che il figlio Salvatore, erano e sono aderenti alla massoneria.
Esibisco copia della sentenza del Tribunale di Perugia in data 06.02.1999 nel procedimento nr. 1486/94 R.G.N.R.. Mi ero rivolta al Procuratore Cordova perché la mia amica Anna mi aveva consigliato di recarmi da lui come aveva fatto la sua amica Paola Rossetti, perché non si fidava della magistratura perugina. Il Lopez operava anche insieme ad un certo Murrone Giosuè, deceduto. Aggiungo anche che prima e dopo che il Tribunale emettesse la sentenza di condanna del Lopez, mi rivolsi alla fondazione umbra contro l’usura, ma mi venne risposto per iscritto, a firma dei presidenti che si sono succeduti, il Dr. Miriano ed il Dr. Cenci, mi fecero presente che non avevo diritto al finanziamento poiché, come si legge in una nota della fondazione anti usura del 11.05.1998, che esibisco, l’unico soggetto legittimato a richiedere l’assistenza era mio figlio Augusto Gordini. Esibisco fotocopia di un articolo del corriere dell’Umbria e della delibera nr. 8, del 21.05.1997 e di quella del 09.02.2001 della fondazione Umbria contro l’usura. Ricordo anche che un giorno mio figlio recatosi a casa del Murrone, a Corciano, vi trovò il giudice Stincardini, piuttosto anziano, che manovrava con il Murrone un computer, contenente un floppy disk con tutti i clienti della Cassa di Risparmio di Perugia. Mi riservo di fornire ogni ulteriore indicazione. Aggiungo infine che quando la signora Anna voleva vendere la villa, l’avvocato Marzio Modena le disse che non poteva venderla se non si assoggettava ad una sorta di “racket”, come lei disse, e ciò le fu confermato da un maresciallo dei Carabinieri in servizio presso Via Mario Angeloni, il quale le consigliò di farsi intercettare le telefonate. Non escludo che le discriminazioni nei miei confronti possano avere una motivazione politica, essendo stata sempre iscritta al Movimento Sociale Italiano.
Questo uno stralcio della sua dichiarazione:
“Ricordo che nel 1990 feci amicizia con Anna Maria Bevilacqua in Alessandro, moglie del vecchio Presidente del Tribunale di Perugia, Dr. Mario Alessandro; entrambi sono deceduti… Nel corso della conoscenza con Anna la stessa mi parlò, circa nove dieci anni fa, della morte di questo medico e mi disse che il Narducci faceva parte di un gruppo di persone che si erano rese responsabili dell’uccisione delle coppie del territorio fiorentino attribuite al cosiddetto “mostro di Firenze…”. A dire della Sig.ra Anna, era un gruppo composto da professionisti, nel quale il Narducci, insieme ad altri aveva compiuto i delitti del cosiddetto “mostro di Firenze…”. Addirittura il Narducci era elemento di spicco dell’organizzazione ed il responsabile materiale dei delitti. Secondo la signora avrebbe goduto di forti coperture istituzionali. La signora, che era di origine Trevigiana, esclamò in mia presenza, anche, che era protetto da quel “mona” del Dr. Canessa, che si accaniva contro quel povero contadino, che era Pacciani, così lei si esprimeva, perché il magistrato aveva un suo parente o amico, molto importante, medico all’ospedale di Orvieto, che era anche amico di Narducci.”
Domanda: La signora le riferì come aveva saputo certe cose? Risposta: “Mi fece capire che le aveva sapute dal marito, Dr. Alessandro“. In parte nel Gides 2 Marzo 2005 Nota riassuntiva Nr.133/05/GIDES Pag.125/126
