REPUBBLICA ITALIANA

QUESTURA DI FIRENZE

SQUADRA MOBILE

Verbale di assunzioni di informazioni

L’anno 2001, il giorno 9 del mese di novembre, alle ore 17.10 negli uffici della

Squadra Mobile di Firenze.

Innanzi a noi sottoscritti ufficiali di p.g. 1° Dirigente Dott. Michele GiuttariDirigente della Squadra Mobile di Firenze e V.Q.A, Dott. Fausto Vinci appartenente al medesimo ufficio è presente:

ALVES JORGE Emilia Maria nata a Petropolis (Brasile) il 31.10.31, residente a Firenze in via lacopo da Iacceto nr.40, ivi domiciliata in via XXVII Aprile nr,9, la quale, facendo seguito alle dichiarazioni rese sempre in questi uffici il giorno 6 novembre 2001, dichiara:

La volta scorsa ho accennato una situazione che vorrei precisare. Devo dire che lo Jommi era amico da tanti anni con il Dott. Ferri, il magistrato di Corte di Appello, con cui aveva una donna in un certo senso “in condominio”. Ricordo che capitava spesso che il Ferri regalasse allo Jommi i vari inviti per il maggio musicale fiorentino.

Inoltre i due avevano contemporaneamente una relazione sentimentale con Maria Luisa Orlandini, anch’ella avvocato che lavorava allo studio dello Jomni. La Orlandini era stata sposata con il prof. Romano, professore di diritto il quale per uno o due anni è stato direttore del teatro comunale fiorentino. Ricordo che lo Jommi era il legale della Orlandini nella sua causa di divorzio con Romano. Il comportamento della donna e dello Jommi era alquanto strano. Mi spiego meglio. Ricordo che nel 73 mentre Romano era con i figli in vacanza all’isola d’Elba, la Orlandini era alloggiata in una pensione familiare e ospitava lo Jommi che veniva periodicamente a trovarla. Intervennero i carabinieri, chiamati dai proprietari della pensione, il cui nome era Santa Caterina e si trovava a Marciane e trovarono lo Jommi e la Orlandini in stanza svestiti in atteggiamento intimo. Preciso che i carabinieri erano intervenuti su richiesta dei titolari della pensione perché la Orlandini soleva portarsi in camera un ragazzino, figlio di una coppia, che era ospite in quel posto. Il Romano, infatti, nel corso della causa di divorzio disse che la Orlandini, in quella pensione all’Elba, oltre allo Jommi riceveva anche un ragazzino con cui aveva rapporti e i genitori del ragazzo denunciarono questa situazione.

Questa ambigua situazione tra lo Jommi, la Orlandini e il Ferri ne parlai certamente con il Ferri negli anni 80 e gli chiesi se sapesse che la sua amica la Orlandini stava facendo una causa di divorzio contro Romano e lui mi rispose che la cosa non gli interessava. L’incontro con il Ferri, da me sollecitato telefonicamente, avvenne a Piazza Signoria.

Devo inoltre dirvi che Jommi mi ha sempre parlato molto male di Vigna, anche se si conoscevano da ragazzi e come ho già detto avevano anche studiato insieme al collegio religioso “a Le Querce”. Ricordo che alla fine degli anni 80, prima serata mentre guardavo la televisione insieme allo Jommi, ho visto su RAI 3 un servizio sul Dott. Vigna per un processo, credo fosse quello di Catanzaro, e nell’occasione lo Jommi mi disse che Vigna non sarebbe mai diventato niente perché non ci sapeva fare; mi sembrò che ci fosse proprio un odio nei confronti di Vigna, mentre io tendevo a difenderlo. Lo Jommi mi diceva che l’unico grande magistrato che c’era a Firenze era il Dott.Ferri.

Aggiungo inoltre che, nei trent’anni che frequentai lo Jommi, quasi ogni giorno lo stesso mi parlava di Vigna e della Orlandini, senza però collegarli tra di loro. Di Vigna, mi parlava proprio male nell’intento di farmi cambiare idea su Vigna, dal momento che, avendolo io conosciuto e frequentato come ebbi a dichiarare la volta scorsa, ne parlavo bene come di un grande magistrato.

Devo aggiungere un episodio. Un giorno telefonai, alla presenza dello Jommi, alla moglie di questi, con cui conviveva solo formalmente. Chiesi di conoscere i motivi per i quali ancora stesse insieme a Beppe e mi rispose che avevano degli interessi in comune e che la vita sentimentale del marito non le importava assolutamente. Nella conversazione, il discorso cadde anche su Vigna in quanto che la donna mi disse che il comportamento dello Jommi era dovuto alla educazione che questi aveva avuto alla Querce. Al che io risposi che anche Vigna aveva studiato in quel collegio. Mi rispose “quell’orrore! Non mi parli di quell’orrore!” Al che capii che anche la donna veniva bombardata da Beppe su Vigna.

Tornando al Ferri devo aggiungere che, verso la fine degli anni 80, una volta lo Jommi mi raccontò che il Ferri doveva essere nominato credo Presidente di Corte d’Appello a Firenze, ma per colpa del Vigna che aveva dato un voto sfavorevole per motivi morali, il Ferri non venne nominato, per cui, per questo motivi il Ferri ce l’aveva a morte con il Vigna. Mi raccontò anche che un magistrato era stato buttato fuori dalla magistratura dal Vigna perché soltanto amante di una terrorista.

Successivamente, a distanza di anni, quando lessi del processo d’appello a Pacciani e della sua assoluzione da parte della Corte presieduta proprio dal dott. Ferri, mi domandai se per caso il giudice fosse stato influenzato nella sua decisione indirettamente dall’astio nei confronti di Vigna, almeno dai racconti fattimi dallo Jommi, oppure da un interesse preciso dello Jommi sulla vicenda del Mostro, facendo pressioni sul Ferri che sicuramente sarà stato inconsapevole.

Voglio ancora aggiungere in ordine ai miei problemi con lo Jommi che, all’epoca delle denunce da me fatte, ricevetti anche delle telefonate di minacce, che io provvidi anche a registrare ed a consegnare alla Procura.

Circa l’amico dello Jommi, quello di Perugia di cui ho parlato nel precedente verbale, devo aggiungere che, in una mia agenda dell’anno 1990, ho rinvenuto alcune annotazioni, da me fatte all’epoca e che non ho difficoltà a leggervi. Risulta, infatti, annotato sia che quel Francesco era stato sposato con tale Spagnoli Francesca, amica di infanzia del Narducci, almeno da come mi riferì l’investigatore privato che si interessò della vicenda, sia che il Francesco aveva studiato a Bologna dal Prof Morelli, sia ancora che, quando morì, era stata trovata una lettera indirizzata ai familiari della quale però ufficialmente non si era saputo nulla. Risulta anche che il matrimonio del Francesco era durato pochissimo.

Nella stessa agenda risulta annotata una mia deduzione che voglio spiegare. Scrissi “Falciani – Siena” per intendere che, a mio giudizio vi doveva essere un qualche riferimento dello Jommi e del suo amico di Perugia in un posto ricompreso tra queste due località. Dedussi ciò perché Beppe mi diceva o che andava verso Galluzzo, senza dirmi dove, specie nel fine settimana estivi, o verso San Casciano.

Devo aggiungere che negli anni fine 70 – inizi 80, Beppe andava spesso a Borgo San Lorenzo, dove una volta portò anche me, credo alla Villa Medicea. Credo anche che a Borgo avesse un amico collega di lavoro, che frequentava e che era una persona serissima. So che questa persona poi era diventata sindaco di quel centro.

Sempre nell’agenda, in corrispondenza del foglio relativo al giorno 5 maggio 1990, vi è annotato il nome di Sirico e quella data si riferisce all’occasione in cui Sirico venne a trovarmi a casa. In corrispondenza del giorno 29 maggio 1990 vi è altra annotazione su Sirico e si riferisce ad una telefonata intercorsa tra me e Sirico. In questa telefonata. Sirico, come risulta dall’annotazione, mi disse che c’erano le indagini in corso e c’era il segreto istruttorio.

Non ho difficoltà a consentire la fotocopiature di dette pagine dell’agenda, omettendo le altre annotazioni che si riferiscono a fatti miei privati che nulla hanno a che vedere con le dichiarazioni fatte.

Si da atto che si procede alla fotocopiatura dei fogli in questione, che vengono allegati al presente verbale.

A.D.R: non ho altro da dire e rimango a disposizione della Giustizia e degli investigatori.

L.C.S. in data e luogo di cui sopra alle ore 18.55 odierne.

9 Novembre 2001 Trascrizione testimonianza di Jorge Alves Emilia Maria

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