Firenze: un momento particolarmente delicato per l’inchiesta sugli otto duplici delitti attribuiti al maniaco Chi aveva interesse a fermare Giuttari? Lettere minatorie e trame oscure contro il capo della squadra mobile

FIRENZE. E’ un momento particolarmente delicato dell’inchiesta sui mandanti di almeno sette degli otto duplici delitti attribuiti al «mostro di Firenze». Perchè se da un lato il lavoro degli inquirenti trova conferme a ripetizione nelle decisioni del tribunale della libertà, dall’altro partono le prime minacce. Una missiva giudicata «allarmante» è arrivata al capo della Mobile Michele Giuttari. Sono in corso una serie di accertamenti tecnici i cui risultati saranno segretati. Intanto il Tribunale della Libertà ha rigettato, per la seconda volta (la prima ha riguardato il criminologo Francesco Bruno) i ricorsi dei legali di Aimona Corrado e sua madre Graziella Tacchio. L’istanza era stata presentata contro il sequestro compiuto dalla Mobile il 22 settembre scorso di Riposo Villa Verde di San Casciano Val di Pesa, oggi hotel-ristorante Poggio ai Grilli, gestita direttamente dalle donne fino al 1997 e poi data in affitto. La motivazione del tribunale del riesame oltre a ritenere perfettamente legittimo il sequestro di documenti, appunti, agende e l’intero piano seminterrato dell’edificio, accredita con ancora più forza la pista esoterica collegata ai delitti attribuiti al «mostro di Firenze». Secondo il Tribunale della Libertà snodi delle indagini sono state le dichiarazioni del pittore Claude Falbriard, ospite della villa dal 1995 al 1997, riscontrate dalle dichiarazioni di un altro personaggio ,Marcello Colligiani, un imprenditore di Prato, anche lui entrato in contatto, per un periodo, con Aimona Corrado. I due uomini avrebbero ammesso di aver avviato un rapporto sentimentale con la donna ma di essere stati, entrambi, raggirati e tenuti sotto sequestro. Se Falbriard, che ha denunciato di essere stato derubato dei beni e di essere stato drogato durante la sua permanenza nella villa, ha messo a verbale che le donne «forse erano dedite a pratiche esoteriche e occulte», indicazione riscontrata, secondo i giudici, da diverse testimonianze ed ha parlato di alcune stanze segrete esistenti nel seminterrato «come luoghi di svolgimento dei riti magici», è stato l’imprenditore di Prato a rivelare che Pietro Pacciani – ed ecco il legame con i delitti attribuiti al maniaco delle coppiette- «ha lavorato per un periodo presso Aimona e Graziella». «Si può quindi constatare- scrivono i giudici del riesame- come la pista “setta esoterica”, in qualche modo connessa con i delitti del mostro, abbia una qualche attinenza con le vicenda della gestione della casa di cura per anziani». Sottolineano come alla villa si faccia allusione «maliziosamente» negli atti del servizio segreto civile per altro mai arrivati all’autorità giudiziaria e puntano il dito sulla gestione della casa di risposo definita- dai dipendenti, sentiti come persone informate sui fatti – «lager» o «lazzaretto». Ma la necessità di mantenere il sequestro di carte e documenti anche da un’altra questione, secondo i giudici. Dal ritrovamento cioè di una serie di appunti piuttosto precisi sui trasferimenti del capo della Mobile Michele Giuttari «il quale – scrivono- ha dovuto in ingaggiare una complessa battaglia amministrativa per continuare a investigare sulla vicenda». Appunti che secondo il tribunale «suscitano una certa inquietudine» perchè attestano un interesse «fervente» delle due donne affinchè l’investigatore cessasse le indagini anche attraverso l’intervento di «personaggi altolocati» .Il tribunale suggerisce accertamenti per verificare se i personaggi siano o meno stati contattati da Aimona e Graziella. Una vicenda inquietante, tanto più alla luce delle minacce ricevute recentemente dal capo della Mobile, che non riguardano certamente la lettera con polverina arrivata ieri in Questura (è la quarta a Firenze), indirizzata direttamente a Giuttari, con un farneticante messaggio firmato da uno sconosciuto «Fronte arabo rivoluzionario». Ma sulle minacce agli inquirenti è intervenuta anche Gabriella Carlizi, interrogata dal pm Paolo Canessa giovedì. La giornalista ha inviato un secondo appello al Capo dello Stato affinchè «nulla sia tralasciato dagli organi preposti per la tutela degli inquirenti e delle loro famiglie».

Cristina Orsini

https://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2001/10/20/LF201.html

20 Ottobre 2001 Stampa: Il Tirreno

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