Il 1 Ottobre 2001 vengono acquisite informazioni da Andrea Ceri che dichiarava: “Nel 1985 praticavo il volontariato come guardia giurata volontaria per conto della Federcaccia, con compiti tra l’altro di controllo delle zone di ripopolamento e cattura di Monte Morello, insieme ad un collega, Gianni Zoppi, deceduto verso la fine degli anni 80- inizi anni 90. Nei primissimi giorni del mese di settembre 1985, lo Zoppi gli aveva riferito di aver allontanato da una piazzola due persone, campeggiatori abusivi, poi dallo stesso riconosciute nelle foto dei due cittadini francesi uccisi. Lo Zoppi racconta che questo era avvenuto nel corso di un servizio antivenatorio in uno slargo, che si raggiungeva percorrendo la strada Carmignianello e che si trova vicino all’allora villa Marini. Lo Zoppi gli aveva riferito che, entrato in contatto con la Polizia, si era recato con alcuni operatori nella piazzola in questione, ove avevano rinvenuto tracce dei due francesi (lattine di birra francese e pacchetti vuoti di sigarette di marca francese). Il Ceri precisava che, qualche giorno prima del delitto, si era recato ad eseguire un controllo nella zona boschiva di via di Carmignianello, ove erano solite appartarsi le coppiette. Nella circostanza, aveva notato una struttura fatta con sassi e pietre di forma circolare e, poco distante, altre analoghe costruzioni, all’interno delle quali c’erano bacche e/o ramoscelli di alberi di circa 15cm posizionati all’interno. Precisava che si trattava di un vero e proprio mosaico, costruito accuratamente con pietre di dimensione media/piccola incastrate tra di loro, di forma circolare e di diametro di 90 cm precise, così come aveva accertato utilizzando una ruota metrica in suo possesso. La zona in questione era da lui conosciuta come zona “sacra” con riferimento al fatto che era stata utilizzata dagli Etruschi come luogo mortuario, tanto che a poche centinaia di metri in linea d’aria si trovavano le tombe etrusche “La Montagnola” e “La Mula”. Incuriosito di tale rinvenimento, si era rivolto ad una signora di Sesto Fiorentino, conosciuta per le sue conoscenze esoteriche, tale Rosetta Gasperini. Costei, invece di dargli una risposta, gli aveva consegnato un libro del ‘700, scritto in francese o latino, affinché trovasse in esso, da solo, la risposta alla sua curiosità. In effetti, all’interno del libro, aveva trovato una figura umana che aveva catturato la sua attenzione per il fatto che su di essa vi erano sovrapposti dei cerchi del tutto simili a quelli da lui rinvenuti. Nell’occasione della restituzione del libro alla Gasperini, questa gli aveva detto che quella figura faceva riferimento ad un rito di magia nera. Successivamente, in altra occasione, era andato sul posto con un poliziotto di Sesto Fiorentino, tale Vittorio Lombardi, il quale, con una pala, aveva scavato all’interno di uno dei cerchi rinvenendo una porzione di pelliccia che, in base alla sua esperienza di cacciatore, poteva attribuirsi ad un animale e probabilmente a quella di un gatto. In altra occasione ancora, era tornato sul posto sempre con lo stesso Lombardi e con un altro poliziotto, tale Picarella, fotografando le circonferenze dei cerchi. Successivamente, sempre in compagnia dei suddetti poliziotti, si era recato nel luogo ove erano stati uccisi i due francesi, per verificare se fossero presenti anche in quel posto dei segni simili, ma l’esito era stato negativo. Qualche giorno dopo, era tornato nuovamente sul posto del rinvenimento dei cerchi spinto dalla curiosità e, in questa occasione, durante le ricerche, aveva rinvenuto, all’interno di una macchia di vegetazione che dava proprio sulla piazzola, ove erano solito intrattenersi le coppiette, una specie di postazione ben nascosta dalla quale era possibile vedere senza essere notati. In questo posto, aveva trovato una cartuccia calibro 22 con impressa sul fondello la lettera “H”, integra nelle sue parti e senza segni di ruggine od altro, tanto che aveva dedotto che si trovasse lì da poco tempo. Precisava che aveva portato detta cartuccia al Commissariato di Sesto Fiorentino, consegnandola al Picarella, al quale aveva raccontato ciò che aveva scoperto. Precisava altresì di non esser stato preso a verbale né in quella occasione, né nelle altre. Aveva consegnato le foto, da lui scattate e sviluppate, con i relativi negativi, a Picarella o a Lombardi. Della scoperta della “stanza” di arbusti e del ritrovamento della cartuccia, a parte il Commissariato, ne erano a conoscenza la sua ex moglie, Maria Robalti, e l’attuale sua compagna Giuliana Goretti, mentre, ad eccezione dello Zoppi, nessuna altra guardia volontaria era a conoscenza delle sue scoperte. Nell’anno 1992, aveva inviato un fax al dott. Perugini, così come risultava in questi atti, a seguito di notizie di stampa che riportavano l’invito della Polizia ai cittadini a collaborare. Precisava che, dopo l’invio del fax, era stato contattato telefonicamente ed in modo fugace da qualcuno della Questura, che in seguito non si era fatto più sentire. Che era in grado di indicare i luoghi di cui aveva parlato.

(Nota informativa della Squadra Mobile del 3 dicembre 2001, pag.4/5/6). Vedi qui sotto copia e incolla dell’estratto della suddetta nota.

Costui dichiarava:

– che nel 1985 praticava il volontariato come guardia giurata volontaria per conto della Federcaccia, con compiti tra l’altro di controllo delle zone di ripopolamento e cattura di Monte Morello, insieme ad un collega, Zoppi Gianni, deceduto verso la fine degli anni 80/inizi anni 90;

– che nei primissimi giorni del mese di settembre 1985, lo Zoppi gli aveva riferito di avere allontanato da una piazzola due persone, campeggiatori abusivi, poi dallo stesso riconosciute nelle foto dei due cittadini francesi uccisi,

– che lo Zoppi gli aveva riferito che, entrato in contatto con la Polizia della Questura, si era recato con alcuni operatori nella piazzola in questione, ove avevano rinvenuto tracce dei due francesi (lattine di birra francese e pacchetti vuoti di sigarette di marca francese);

– che, qualche giorno prima del delitto, si era recato ad eseguire un controllo nella zona boschiva di via di Carmignianello, ove erano solite appartarsi le coppiette. Nella circostanza, aveva notato una struttura fatta con sassi e pietre di forma circolare e, poco distante, altre analoghe costruzioni, all’interno delle quali c’erano bacche e/o ramoscelli di alberi di circa 15 cm posizionati all’interno. Precisava che si trattava di un vero e proprio mosaico, costruito accuratamente con pietre di dimensione media/piccola incastrate tra di loro, di forma circolare e di diametro di 90 cm precise, così come aveva accertato utilizzando una ruota metrica in suo possesso;

– che la zona in questione era da lui conosciuta come zona “sacra” con riferimento al fatto che era stata utilizzata dagli Etruschi come luogo mortuario, tanto che a poche centinai di metri in linea d’aria si trovano le tombe etrusche “La Montagnola” e “La Mula”;

– che, incuriosito di tale rinvenimento, si era rivolto ad una signora di Sesto Fiorentino, conosciuta per le sue conoscenze esoteriche, tale Gasperini Rosetta. Costei, invece di dargli una risposta, gli aveva consegnato un libro del ‘700, scritto in francese o latino, affinché trovasse in esso, da solo, la risposta alla sua curiosità. In effetti, all’interno del libro, aveva trovato una figura umana che aveva catturato la sua attenzione per il fatto che su di essa vi erano sovrapposti dei cerchi del tutto simili a quelli da lui rinvenuti. Nell’occasione della restituzione del libro alla Gasperini, questa gli aveva detto che quella figura faceva riferimento ad un rito di magia nera;

– che, successivamente, in altra occasione, era andato sul posto con un poliziotto di Sesto Fiorentino, tale Lombardi Vittorio, il quale, con una pala, aveva scavato all’interno di uno dei cerchi rinvenendo una porzione di pelliccia che, in base alla sua esperienza di cacciatore, poteva attribuirsi ad un animale e probabilmente a quella di un gatto;

– che, in altra occasione ancora, era tornato sul posto sempre con lo stesso Lombardi e con un altro poliziotto, tale Picarella, fotografando le circonferenze dei cerchi. Successivamente, sempre in compagnia dei suddetti poliziotti, si era recato nel luogo ove erano stati uccisi i due francesi, per verificare se fossero presenti anche in quel posto dei segni simili, ma l’esito era stato negativo;

– che, qualche giorno dopo, era tornato nuovamente sul posto del rinvenimento dei cerchi spinto dalla curiosità e, in questa occasione, durante le ricerche, aveva rinvenuto, all’interno di una macchia di vegetazione che dava proprio sulla piazzola, ove erano solite intrattenersi le coppiette, una specie di postazione ben nascosta dalla quale era possibile vedere senza essere notati. In questo posto, aveva trovato una cartuccia calibro 22 con impressa sul fondello la lettera “H”, integra nelle sue parti e senza segni di ruggine od altro, tanto che aveva dedotto che si trovasse lì da poco tempo. Precisava che aveva portato detta cartuccia al Commissariato di Sesto Fiorentino, consegnandola al Picarella, al quale aveva raccontato ciò che aveva scoperto. Precisava altresì di non essere stato preso a verbale né in quella occasione, né nelle altre;

– che aveva consegnato le foto, da lui scattate e sviluppate, con i relativi negativi, a Picarella o a Lombardi;

– che della scoperta della “stanza” di arbusti e del ritrovamento della cartuccia, a parte il Commissariato, ne erano a conoscenza la sua ex moglie, Robalti Maria, e l’attuale sua compagna Goretti Giuliana, mentre, ad eccezione dello Zoppi, nessun’altra guardia volontaria era a conoscenza delle sue scoperte;

– che, nell’anno 1992, aveva inviato un fax al dott. Perugini, così come risultava in questi atti, a seguito di notizie di stampa che riportavano l’invito della Polizia ai cittadini a collaborare. Precisava che, dopo l’invio del fax, era stato contattato telefonicamente ed in modo fugace da qualcuno della Questura, che in seguito non si era fatto più sentire;

– che era in grado di indicare i luoghi di cui aveva parlato.

1 Ottobre 2001 Testimonianza di Andrea Ceri

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