Il 7 settembre 2000 viene inviata una nota da parte della Squadra Mobile riguardante la Pista Sarda.

Questo un estratto che ne riassume una parte:

A giudizio di questo ufficio troverebbero la loro motivazione proprio nella vicenda del Mostro di Firenze per tutta una serie di circostanze e di considerazioni, che, per completezza, si ritiene utile sintetizzare qui di seguito.

1. Innanzi tutto il fatto che tutte le vittime erano persone in qualche modo riconducibili ai personaggi imputati ovvero alla vicenda dei duplici omicidi in questione;

2. il contesto temporale in cui i delitti in questione ebbero a verificarsi, tanto da farli apparire fortemente sospetti nella ricostruzione di un’ipotesi riferibile, quanto alla loro causale, proprio alla vicenda del “Mostro di Firenze”;

3. duplice omicidio a carico di Francesco Vinci e Angelo Vargiu, rinvenuti cadaveri, quasi interamente carbonizzati, nel pomeriggio del 7.8.1993 in località Castagnolo del Comune di Chianni. I due cadaveri furono rinvenuti all’interno del bagagliaio di un’autovettura Volvo 240/D targata FI – K03380, risultata intestata al Vinci. In relazione al Vinci Francesco, giova ricordare quanto segue:

Giuseppe Sgangarella, riferendo della sua conoscenza con il Vinci e delle confidenze ricevute da questi durante un periodo di codetenzione, ha tra l’altro dichiarato “iniziò a dirmi che lui stava pagando per gli amici, che lo avevano abbandonato e, a tal proposito, mi fece il nome di Pacciani ed iniziò a parlarmi di questi, che io all’epoca, ripeto, non conoscevo ancora. Mi disse che se lui avesse parlato un giorno sarebbe finita male…Vinci piangeva spesso, diceva che lo avevano abbandonato e temeva di essere ucciso dai suoi amici…” (vedasi verbale del 10.06.1996). Dagli accertamenti, a suo tempo esperiti, era emerso che effettivamente lo Sgangarella ed il Vinci erano stati ristretti nello stesso carcere nel periodo di tempo compreso tra il 17.05.1984 (giorno, in cui Sgangarella fu trasferito dal carcere di Campobasso a quello di Sollicciano) al 26.10.1984 (giorno della scarcerazione del Vinci) – (vedasi annotazione n. 500/97 del 2.5.1997, pag.12).

– Calamosca Giovanni, riferendo dei suoi rapporti di amicizia e frequentazione con il Vinci, ha tra l’altro raccontato “alcuni giorni prima che il Vinci fosse arrestato a casa mia – ciò è avvenuto il 15.8.1982 – Vinci venne a casa mia a chiedermi d’interessarmi perché, tramite mie conoscenze in Milano, gli procurassi un passaporto per andare all’estero. In quell’occasione, con tono molto preoccupato, mi disse che doveva andare all’estero perché non voleva mettere una famiglia nella merda. Nel dirmi ciò, anche se non me lo spiegò chiaramente, mi fece capire che la sua preoccupazione riguardava quei delitti del Mostro. Preoccupazione, sempre da come ebbi modo di capire, che era determinata dal fatto che Vinci evidentemente ricattava la persona a cui aveva dato la pistola utilizzata in quei delitti e da questo ricatto aveva avuto dei problemi. Proprio per evitare che continuasse ad avere problemi aveva pensato di recarsi all’estero e mi disse il più distante possibile; ricordo che avevamo concordato che andasse in Australia. Poi, in pratica non si fece nulla perché, come ho detto, venne arrestato proprio a casa mia”. Ed ancora: “nel 1990, esattamente due giorni prima di Pasqua, venne a trovarmi a casa per farmi la proposta di mettere su assieme a lui un gregge di pecore. In questa occasione, notai che era depresso e poi seppi da amici che in quel periodo si ubriacava spesso… Capii che al Vinci le cose non andavano bene sempre per via del ricatto della pistola e penso che poi, a distanza di qualche anno, venne ucciso proprio perché lui continuava a ricattare per soldi quelli a cui aveva dato la pistola. Probabilmente egli era diventato pericoloso perché ubriacandosi avrebbe potuto parlare e sputare il rospo…L’unica spiegazione che riesco a darmi, soprattutto per avere visto le serie preoccupazioni del Vinci per le vicende del Mostro e per avere saputo del fatto del ricatto, è che il Vinci sia stato ucciso proprio per evitare sia che continuasse a ricattare chiedendo soldi sia che, essendo diventato un ubriacone, potesse raccontare i suoi segreti” (verbale del 13.03.1997).

– Nel corso dell’inchiesta bis, sono emersi elementi comprovanti la frequentazione da parte del Vinci del bar di Piazza Mercatale di Prato, meglio noto come “bar dei sardi”, frequentato anche negli anni 80 da Salvatore Indovino e dagli altri personaggi, che frequentavano l’abitazione di via di Faltignano, come nel corso della presente nota è stato già riferito. Il Vinci Francesco, come noto a codesta A.G., era stato inquisito per il duplice omicidio ai danni di Locci Barbara e Antonio Lo Bianco, avvenuto in località Castelletti di Signa nella notte tra il 21 e 22 agosto 1968 (primo delitto in cui appare la pistola cal. 22 utilizzata successivamente per eseguire tutti gli altri duplici omicidi attribuibili al Mostro di Firenze). Era stato inquisito, insieme al fratello Vinci Salvatore, anche nell’ambito delle indagini sul duplice omicidio del 19.6.1982 ai danni di Paolo Mainardi e Antonella Migliorini in località Bacchiano di Montespertoli.

4. Duplice omicidio a carico di Milva Malatesta e del figlioletto, rinvenuti cadaveri, carbonizzati, il 19.8.1993 nel territorio del Comune di Barberino Val D’Elsa. In relazione alla Malatesta Milva, occorre ricordare quanto appresso:

– Era figlia di Maria Antonietta Sperduto e di Renato Malatesta. Come noto, Sperduto Maria Antonietta, pochi giorni prima che fosse trovato morto il marito (impiccato, ma con i piedi che toccavano per terra!), si era trasferita nell’abitazione di Trancucci Vincenzo in via di Faltignano, confinante proprio con la casa del mago Indovino. Parlando di Indovino e della Nicoletti, la Sperduto, tra l’altro, ha dichiarato “Era una coppia che vociava spesso perché litigava. La Filippa si prostituiva e la sera sentivo cose strane. Ho sentito dire dalla stessa Filippa che in quella casa facevano la magia nera e cioè messe nere. Mi diceva Filippa che mettevano le carte e le mani su un tavolino, bevevano e facevano orge e tutto ciò era organizzato dal Salvatore. In questa casa della Filippa e del salvatore, da quello che ho visto io, andavano Vanni, Pacciani ed una persona con la barba, di cui non so il nome.” La Sperduto ha inoltre riferito diffusamente dei rapporti sessuali, piuttosto particolari, avuti, talvolta anche costretta fisicamente, con Pacciani e Vanni Mario (vedasi verbale del 7.3.1996). – Sgangarella Giuseppe, riferendo delle confidenze apprese in carcere dal Vinci Francesco, ha raccontato che il Vinci “aveva conosciuto nella zona di San Casciano, circa dieci anni prima del racconto, il Pacciani ed altre persone, tra cui un postino amico del Pacciani ed alcune prostitute. Mi raccontò che erano soliti andare tutti in una casa colonica, credo disabitata, della zona di San Casciano, ove si sedevano intorno ad un tavolo e Pacciani a capo tavolo per fare i tarocchi e predire il futuro. Andavano sempre di sera e mi diceva che la strada per arrivare a questa colonica era brutta in quanto vi erano dei fossi. Vinci mi disse anche che in questa colonica vi era anche un’amante di Pacciani” (vedasi verbale del 10.6.1996 pag. 3). Ed ancora “che io sappia l’amante del Pacciani era la moglie di Rubino. So questo per avermelo detto lo stesso Pacciani, il quale appunto nelle confidenze fattemi mi disse che faceva l’amore con la moglie di certo Rubino e che aveva avuto dei problemi che non mi precisò con questa donna” (vedasi verbale del 20.6.1996 pag. 5).

– Calamosca Giovanni, parlando delle frequentazioni di Vinci Francesco, tra le altre, ha fatto riferimento ad una prostituta, incontrata in una circostanza insieme al Vinci in un ristorante di Barberino. Ha descritto detta donna, poi riconosciuta, a seguito d’individuazione fotografica, proprio per la Malatesta Milva (vedasi verbale del 13.3.1997 pag. 5).

– Nicoletti Filippa, facendo riferimento alle frequentazioni ed amicizie di Indovino Salvatore, ha indicato, tra gli altri, Malatesta Milva, della quale ha aggiunto “la Milva, da come mi sono accorta, andava anche a letto con Salvatore. Infatti, tornando a casa dopo una ventina di giorni, mi accorsi che nella casa vi erano gli indumenti appartenenti alla Milva. Ho fatto una scenata e tutto è finito lì” (verbale del 6.2.1996 pag.3).

5. Omicidio di Anna Milva Mattei, uccisa nella propria abitazione del Comune di San Mauro a Signa ed il cui cadavere fu rinvenuto semi – carbonizzato il 29.5.1994. In riferimento a tale delitto, si rileva:

– la Mattei, prostituta, ospitava da diverso tempo Fabio Vinci, figlio di Francesco Vinci e, negli ultimi tempi anche Tudori Marinella, amica della vittima, che aveva una relazione con il Fabio Vinci ed era diventata amica, nei giorni precedenti il delitto, anche di Sgangarella Giuseppe. Per detto episodio fu processato e prosciolto il predetto Sgangarella.

– Lo Sgangarella, parlando della Mattei, ha dichiarato “non so dire quali fossero i fatti relativi al mostro di Firenze, di cui la Mattei Milvia diceva di essere a conoscenza, aggiungendo che li voleva riferire al magistrato. Queste cose la Mattei me le disse la sera del mercoledì quando la conobbi, approfittando del fatto che la Tudori Marinella era uscita. In breve mi disse che si sentiva in pericolo e mi pregava di avvisare di ciò i suoi figli Rindi, che erano in carcere con me a Sollicciano pregandoli di avvertirli subito al mio rientro” (vedasi verbale del 2.10.1996 pag.2).

Dalla breve disamina dei fatti e delle circostanze, sopra indicate, emergono alcuni significativi elementi obiettivi, comuni ai vari episodi delittuosi, e che potrebbero deporre positivamente per una collocazione investigativa degli stessi nello specifico contesto dell’indagine in atto, volta ad individuare la persona o le persone, che hanno commissionato i duplici omicidi (o, almeno, alcuni di essi), così come affiorato dalle risultanze dibattimentali del processo a carico dei cosiddetti “compagni di merenda”.

Più in particolare, appare utile, in quest’ottica, osservare: 

– che tutte le vittime avevano avuto rapporti, alcuni anche intimi, con ben individuati personaggi, sicuramente riconducibili alle amicizie e frequentazioni degli imputati dei delitti del Mostro: Vinci Francesco con Indovino Salvatore, con Pacciani Pietro e con Malatesta Milva. Malatesta Milva con Vinci, con Pacciani, con Indovino, con Nicoletti Filippa, mentre la di lei madre anche con Vanni Mario, Pietro Pacciani e Giancarlo Lotti. Mattei Milvia con Fabio Vinci, figlio di Francesco Vinci e con Sgangarella Giuseppe, amico di Vinci Francesco e Pacciani Pietro;

– che tutte le vittime sono state uccise ed i loro corpi bruciati, chi totalmente e chi parzialmente;

– che Vinci Francesco e Mattei Milvia, prima di essere uccisi, erano preoccupati della loro incolumità fisica proprio per la vicenda del mostro di Firenze;

– che il Vinci e la Malatesta furono uccisi, con modalità esecutive apparentemente in parte analoghe, a distanza di 12 giorni uno dall’altro, in un contesto temporale in cui era già matura l’attività investigativa svolta a carico di Pietro Pacciani e ci si avviava verso l’apertura del dibattimento;

– che la Mattei Milvia fu uccisa dopo che era trascorso poco più di un mese di tempo dall’apertura del dibattimento del processo a carico del Pacciani (19.4.1994);

– che gli omicidi in questione, a seguito delle indagini e dei relativi processi, sono tuttora a carico di ignoti e non ha trovato conferma neppure il movente a suo tempo ipotizzato (per il Vinci, motivi di interessi delinquenziali riferibili all’ambiente della malavita sarda; per Malatesta, motivi di contrasto familiare con il marito Rubino; per Mattei, la personalità dello Sgangarella);

– che, invece, appare non peregrina l’ipotesi che un comune movente possa aver determinato l’uccisione dei citati Vinci, Malatesta e Mattei.

Vedi: Nota informativa n°500/2001 del 3 dicembre 2001 pag. 75/76/77/78/79/80/81/82

7 Settembre 2000 Nota sulla Pista Sarda
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