Dopo la morte di Pia è stato travolto dai debiti e dalla depressione: un’iniziativa per aiutarlo La figlia uccisa e la casa perduta Il dramma di Renzo Rontini: tra un anno finirà in strada

FIRENZE – Renzo e Winnie Rontini, i genitori di Pia, la ragazza uccisa assieme al fidanzato dal maniaco delle coppiette nel 1984 a Vicchio, rischiano di perdere anche l’unica cosa che resta loro: la casa. Il tribunale, dopo mille rinvii, ha fissato la data per le vendita all’asta della casa di Vicchio nella quale abitano: 15 maggio 1999. Se entro quella data i coniugi Rontini – che dopo anni e anni di battaglie giudiziarie oggi si trovano ad affrontare una situazione economica difficilissima – non riusciranno a trovare alcune decine di milioni per andare a una transazione, la loro vita diventerà un inferno. L’allarme è stato lanciato da un sindacato di polizia che già da tempo si sta muovendo per aiutare la coppia. Un conto corrente è stato attivito, il numero è 50 (Abi 01005, Cab 02997) presso l’agenzia della Bnl di Firenze di via Spartaco Lavagnini a Firenze, intestato a Renzo Rontini. Chiunque voglia aiutare Renzo e Winnie Rontini potrà effettuare un versamento, spiegano al sindacato. «E nemmeno una lira andrà impropriamente in tasca ai coniugi», aggiunge l’avvocato Patrizio Pellegrini che assieme all’avvocato Curandai ha curato gli interessi della coppia durante i processi. La vicenda che ora rischia di tagliare le gambe ai genitori di Pia nasce da lontano. Quando Renzo, esperto di motori complessi, ex tecnico marittimo imbarcato su navi del nord Europa, aveva ancora l’officina. Dopo la morte della figlia Renzo si è dedicato completamente alla ricerca della verità ed ha ovviamente trascurato la sua attività. Un dipendente al quale Rontini doveva alcune mensilità ha fatto causa richiedendo le spettanze. Complessivamente, secondo i calcoli del tribunale che ha dato ragione all’operaio, un’ottantina di milioni che con gli interessi hanno raggiunto i cento. «Se attraverso sottoscrizioni riuscissimo a raggiungere una buona cifra – spiega l’avvocatio Pellegrini – potremmo tentare una transazione per bloccare la vendita all’asta della casa. Credo sia l’unica strada». E ribadisce che nemmeno una lira sarà destinata ai coniugi che comunque ormai da tempo conducono una vita tra mille ristrettezze. «Vivono – continua l’avvocato – con la piccola pensione della moglie e attendono ancora quella del marito». Renzo Rontini aspetta da tempo di ricevere la pensione della Danimarca, Stato per il quale lavorava come marittimo, ma ancora non ha raggiunto l’età di erogazione dell’assegno. Ed è lì, in Daminarca, che ha incontrato la donna che sarebbe poi diventata sua moglie. «A volte Renzo fa dei piccoli lavoretti – aggiunge Pellegrino – lo chiamano quando c’è da riparare un motore particolarmente complesso. Ma i guadagni sono assolutamente insufficienti a garantire una vita dignitosa». Secondo Curandai che ha assistito la famiglia durante l’ultimo processo ai cosiddetti «amici di merenda» concluso con la condanna all’ergastolo per Mario Vanni «la crisi economica di Rontini ha una radice profonda. Da una parte è un uomo che ha fatto della ricerca, ormai più che ventennale, della verità sulla morte della figlia la propria ragione di vita. Dall’altra in questi casi subentra anche una depressione che impedisce di lavorare». Curandai ha escluso in maniera categorica che le difficoltà economiche della famiglia possano derivare dalle spese per l’assistenza legale: «E’ stata svolta – ha garantito – in modo assolutamente disinteressato». (c.o)

https://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/1998/05/05/LF201.html

5 Maggio 1998 Stampa: Il Tirreno
Tag:             

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Traduttore