La procura ha disposto nuovi accertamenti
Mostro di Firenze, tre indagati come mandanti
Svolta nell’inchiesta, fra i sospetti un medico e una donna. L’ipotesi: uccisero Pacciani perché li ricattava
DAL NOSTRO INVIATO
Fiorenza Sarzanini

FIRENZE – C’era un mandante dietro i delitti del «mostro» di Firenze. O forse un gruppo di mandanti. Persone che guidavano i «compagni di merende», che ordinavano gli omicidi, che pretendevano l’asportazione dei genitali e, a lavoro compiuto, erano disposte a sborsare tanti soldi, anche centinaia di milioni, per ottenere i «trofei». La procura di Firenze squarcia il velo sul secondo livello rimasto finora nel mistero e dà una svolta decisiva all’inchiesta. Sono tre i nomi iscritti nel registro degli indagati dal pubblico ministero Paolo Canessa. Tra loro, un medico. Forse proprio quel professionista di cui tanto si è parlato nei processi contro Pietro Pacciani, Mario Vanni e Giancarlo Lotti. «Non so come si chiami questo medico – disse Lotti durante il dibattimento – ma so che era lui ad ordinare i “lavoretti”». Nell’inchiesta è coinvolta anche una donna, una misteriosa signora che il 22 gennaio del 1996 aggredì la moglie di Pacciani, le somministrò un sonnifero e rovistò in tutta la casa.

LE RICETTE MEDICHE DI PACCIANI – Ai nuovi indagati gli inquirenti sono arrivati esaminando le persone che frequentavano Pacciani e soprattutto le ricette mediche e le cartelle cliniche trovate nella sua abitazione. Il resto lo hanno fatto i soldi, circa 900 milioni, che il contadino ha ricevuto nel corso degli anni. Denaro in contante con il quale Pacciani ha comprato due case, un’autovettura e buoni postali depositati in cinque uffici sparsi per la Toscana.
Furono davvero loro a commissionare, dal 1968 in poi, i sedici delitti attribuiti al mostro? Furono loro a chiedere come prova il pube e il seno sinistro delle vittime? Ma perché? E soprattutto: sono stati loro ad eliminare tutti i possibili testimoni di questa agghiacciante vicenda? Oltre alle otto coppiette assassinate con le stesse modalità, l’inchiesta è segnata da altre sei morti misteriose, tutte legate tra loro e tutte con un passato che riporta proprio ai «compagni di merende».

L’IPOTESI DEL SUO ASSASSINIO – Si spiega così la decisione della procura di riaprire le indagini sul decesso di Pietro Pacciani, ipotizzando che anche lui possa essere stato assassinato. «Morte per cause naturali», era stato il «verdetto» dell’autopsia eseguita tre anni fa. Una conclusione che adesso potrebbe essere ribaltata. L’uomo prima condannato e poi assolto dall’accusa di essere il «mostro» di Firenze potrebbe essere stato ucciso proprio perché ricattava i suoi mandanti. Una fine non eclatante, ma una morte lenta, ottenuta somministrandogli farmaci che avrebbero aggravato il suo diabete e i suoi disturbi cardiaci fino a diventare letali.
Il 23 febbraio 1998, quando fu scoperto il suo cadavere nella casa di Mercatale, la polizia sequestrò numerosi medicinali ritenuti sospetti perché incompatibili con le malattie di cui soffriva Pacciani. E notò anche la strana posizione in cui si trovava il corpo. Era prono, ma aveva delle chiazze sulla schiena, come se fosse stato girato dopo il decesso. Come sempre avviene in questi casi, furono prelevati capelli, peli e altri reperti organici che adesso sono stati consegnati a un gruppo di consulenti per le analisi. E’ l’ultimo, ma non unico colpo di scena in un’indagine che sembra non avere fine.

ANCHE UN GIORNALISTA NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI – Nel registro degli indagati è stato iscritto con l’accusa di favoreggiamento e frode processuale anche il nome del giornalista Giovanni Spinoso, che qualche anno fa ha sposato la sorella di Pia Rontini, uccisa con il fidanzato il 30 luglio del 1984. Una perizia depositata la scorsa settimana ha dimostrato infatti che fu proprio lui, il 25 maggio del 1992, a inviare al maresciallo dei carabinieri di San Casciano l’asta portamolla della pistola calibro 22 usata per i sedici delitti. Su un biglietto anonimo c’era scritto: «E’ un pezzo della calibro 22 del mostro». L’asta era avvolta in alcuni pezzi di stoffa. Sei giorni dopo, durante una perquisizione a casa di Pacciani, la polizia trovò pezzi di stoffa uguali. Perché Spinoso aveva quel reperto?

https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/03_Marzo/31/pacciani.shtml

31 Marzo 1998 Stampa: Corriere.it
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