Il 5 dicembre 1995 L’Ispettore Capo Riccardo Lamperi e il sovraintendente Alessandro Venturini scrivono una nota, la N.500/95-SQ.MOB./SAM, relativa al fatto che il 2 dicembre 1995, dalle 15.30 alle 17.00, Sabrina Carmignani ha tenuto un colloquio informale con gli agenti della SAM. Informale in quanto la Carmignani non ha voluto formalizzare le sue dichiarazioni.
Queste la nota: 1995 12 05 Nota su Sabrina Carmignani
Questa la trascrizione:
N.500/95-SQ.MOB./SAM
Firenze, 5.12.1995
QUESTURA DI FIRENZE SQUADRA MOBILE SAM
OGGETTO: annotazione relativa alle dichiarazioni informalmente rese in data 2.12.1995 da CARMIGNANI Sabrina […].
Noi sottoscritti ufficiali di polizia giudiziaria, rispettivamente Ispettore Capo della PS Riccardo LAMPERI e Sovrintendente della PS Alessandro VENTURINI, rendiamo noto che nel pomeriggio del giorno 2 dicembre u.s., dalle ore 15.30 alle 17.00, nel corso di un informale colloquio avuto presso la SAM con la nominata in oggetto (informale in quanto la stessa non ha voluto in alcun modo verbalizzare le sue dichiarazioni), abbiamo appreso quanto segue.
La CARMIGNANI Sabrina, già sentita alle ore 19.30 del giorno 9.9.1985 dai Carabinieri di San Casciano V/P, subito dopo la scoperta del duplice omicidio Kraveichvili/Mauriot, precisava e definiva ancor meglio le circostanze che erano state oggetto del suddetto verbale.
In particolare ella sosteneva che si era recata sul luogo del delitto, unitamente al fidanzato GALLI Mauro, (divenuto poi suo marito, ma dal quale si è separata legalmente da alcuni anni), intorno alle ore 17.00 del pomeriggio di domenica 8.9.1995. […]
Subito dopo il loro arrivo, allorché si erano spostati un po’ più in basso per non essere troppo vicini alla tenda (che appariva come abbandonata sebbene vi fosse parcheggiata accanto una vettura VW GOLF di colore bianco), era giunta e si era fermata sulla strada, all’altezza dell’ingresso alla piazzola, una vettura dall’apparenza non nuova, con i fari anteriori di tipo squadrato.
A questo punto gli scriventi mostravano alla CARMIGNANI la foto del modello FIAT 128 coupé con lo scopo di una eventuale individuazione del modello di vettura notato dalla ragazza in correlazione con le dichiarazioni già rese da altre persone (Vittorio Chiarappa e Marcella De Faveri): la giovane asseriva che avrebbe potuto trattarsi anche di quel tipo di vettura precisando che a suo tempo aveva parlato di FIAT REGATA solo perché tale modello, posseduto da sua madre, le richiamava alla mente l’auto sopraggiunta a causa dei fari squadrati.
Sempre per capire cosa avesse visto realmente la ragazza le si dava lettura delle dichiarazioni già rese dalle predette persone, omettendone i nomi, limitatamente alla presenza della vettura e degli individui visti da costoro accanto ad essa.
La giovane ascoltava in silenzio quanto verbalizzato dal CHIARAPPA, mentre, alla descrizione dell’individuo “… un po’ più alto del precedente e meno grezzo dell’altro…”, SPONTANEAMENTE, senza alcuna sollecitazione, dichiarava: “È quello lì di San Casciano… come si chiama… Torsolo…” precisando subito dopo che si trattava del suo compaesano Mario Vanni, personaggio a lei ben noto come “guardone” frequentatore della piazzola degli Scopeti. Di questo la CARMIGNANI era sicura perché anche lei si recava spesso in quel luogo di pomeriggio e di notte, sebbene per altri motivi, e quindi era come abituata alla presenza di quell’uomo che non considerava pericoloso […].
All’epoca del primo verbale aveva parlato solo di un guardone soprannominato SEGHE-SEGHE, deceduto, perché era molto noto a San Casciano e con questo rispondeva alla precisa domanda dei Carabinieri circa la frequentazione del luogo da parte di qualche guardone. (Non bisogna dimenticare che […] in occasione del verbale del 1985 […] nessuno le aveva chiesto se erano sopraggiunte macchine di sorta).
Invitata a verbalizzare i fatti narrati la CARMIGNANI si rifiutava dicendo che tale atteggiamento […] era dovuto al desiderio […] di non voler entrare in alcun modo nel processo a carico di Pietro Pacciani per timore di rappresaglie contro il suo bambino da parte di personaggi a lui collegati ancora in libertà.
Invitata a riflettere sul fatto che, inevitabilmente, il contenuto del colloquio sarebbe stato comunque riferito alla A.G. e che questa l’avrebbe sicuramente convocata, la giovane donna affermava che in tal caso non avrebbe avuto difficoltà a smentire la polizia e si sarebbe irrigidita in una posizione di “non ricordo” […].
Alle successive ore 17.30 veniva ascoltato anche GALLI Mauro […], marito separato legalmente della CARMIGNANI, sebbene quest’ultima ci avesse preavvisato che non avrebbe confermato nulla a motivo di una sua radicata condotta non collaborativa nei confronti dell’Autorità.
Effettivamente, la sola cosa che il GALLI ammetteva era la saltuaria presenza nella piazzola degli Scopeti del “guardone” soprannominato SEGHE SEGHE, deceduto, ma che lavorava a San Casciano da un venditore di mangimi e sementi denominato ZECCHI.
