13 Luglio 1994, 28° udienza, processo, Pietro Pacciani,

Presidente Enrico Ognibene, P.M. Paolo Canessa, Avv. Bevacqua, Giulia Matteucci, Pietro Pacciani, Pietro Frillici, Pietro Pacciani, Guido Iandelli, Ivo Longo, Baldo Bardazzi, Pancrazio Matteuzzi, Attilio Pratesi, Franco Corti, Giovanni Attianese

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Presidente: L’imputato è presente, è assistito dall’avvocato Bevacqua, vedo. Anche in sostituzione di Fioravanti. Le parti civili ci sono. Avvocato Colao, avvocato Pellegrini. Non ne vedo altri. Il Pubblico Ministero c’è. Possiamo iniziare. Prima di ogni altra cosa darei lettura dell’ordinanza che la Corte ha emesso a scioglimento delle varie riserve fin qui accumulate. “La Corte di Assise, a scioglimento delle riserve formulate in udienza, rileva: 1) Quanto alle istanze delle difese di parte civile, avanzate all’udienza del 26 aprile ’94, di ammissione del teste Saponaro Antonio, nonché di nuova ammissione a teste del maresciallo Baroni, all’udienza del 5 luglio ’94; Ed inoltre, quanto alle istanze della difesa dell’imputato, di ammissione del teste Alfredo Baroni formulata in data 7 giugno ’94; Di ammissione a teste della sorella di Nadine Mauriot, formulata in data 15 giugno ’94; Di ammissione a teste di Luciano Cigolini, formulata” in data 29 giugno ’94; Di ammissione a teste del colonnello Torrisi, del maresciallo Congiu, del brigadiere Giacomini e del maresciallo Matassino, formulate all’udienza dell’8 luglio ’94, rileva la Corte che trattasi di istanze di ammissioni di prove testimoniali che sono tardive perché non richieste nei termini di cui all’articolo 468 c.p.p. e che, comunque, quelle richieste a senso dell’articolo 507 C.p.p. non si presentano come assolutamente necessarie ai fini del decidere. 2) Quanto all’istanza della difesa di parte civile avanzata in data 30 maggio ’94, di acquisire al fascicolo del dibattimento le dichiarazioni della Manni Angiolina sul presupposto che le stesse sarebbero affette da nullità relativa, ormai sanata, ritiene la Corte che le dichiarazioni in parola non siano oggi comunque acquisibili, poiché la Manni ha accettato di rendere le deposizioni, e le menzionate dichiarazioni non sono state utilizzate da alcuna delle parti per effettuare le contestazioni ai sensi dell’articolo 500 c.p.p. Per cui, a prescindere da eventuali vizi che le inficino, non possono trovare ingresso nel fascicolo del dibattimento. 3) Quanto all’ulteriore istanza della stessa difesa della parte civile di acquisire la sentenza 5 gennaio ’52 della Corte di Assise di I Grado di Firenze, nonché la documentazione fotografica relativa all’omicidio del Bonini e il verbale della di lui autopsia, la Corte, allo stato, è dell’avviso di confermare considerazioni e determinazioni di cui all’ordinanza sul punto in data 23 maggio ’94. Osservando comunque che, per quelli di tali atti che fossero qualificabili come irripetibili e che come tali avrebbero dovuto entrare a far parte del fascicolo del dibattimento, ogni questione sul punto non può ormai essere proposta perché avrebbe dovuto essere sollevata prima che fossero decise le questioni preliminari, ai sensi dell’articolo 491 comma 2 Codice procedura penale. 4) Quanto all’istanza della parte civile di procedere a confronto tra i testi Iandelli Luca, Salvadori Antonella e Caioli Luigi, ritiene la Corte che il richiesto confronto sia palesemente superfluo alla luce degli elementi di valutazione già acquisiti agli atti. 5) Quanto all’istanza del Pubblico Ministero formulata all’udienza del 07/06/94 di revocare l’ordinanza ammissiva della produzione del verbale di dichiarazioni rese dalla Mammi Angiolina ai Carabinieri di Vicchio il 18 ottobre ’70, essa non appare accoglibile, non avendo il Pubblico Ministero dato prova che per i fatti descritti nel verbale anzidetto fu iniziato procedimento penale contro il Pacciani. 6) Quanto all’istanza della difesa dell’imputato di acquisire il rapporto del gruppo dei Carabinieri di Firenze attinente all’indagine sui furti di ciclomotori sottratti prima dell’omicidio dell’83, nonché il rapporto dello stesso colonnello Torrisi in data 22 aprile ’86 relativo alla rielaborazione complessiva delle indagini sui plurimi omicidi, osserva la Corte che i rapporti e comunicazioni di notizie di reato non possono trovare ingresso nel fascicolo del dibattimento. 7) Alla luce risultate l’ispezione dei luoghi effettuata dalla Corte, appare superflua l’effettuazione dell’esperimento giudiziale notturno per verificare la riconoscibilità del Pacciani da parte del teste Nesi Lorenzo all’incrocio tra via degli Scopeti e via di Faltignano. Che ugualmente superflua appare la richiesta di ulteriori ispezioni degli altri luoghi, teatro degli omicidi, poiché da tale attività non appaiono, allo stato, ricavarvi ulteriori e significativi elementi di valutazione. Mentre poi è del tutto inutile la misurazione delle distanze tra i luoghi anzidetti e quelli di dimora del Pacciani, operazione che ben può essere effettuata direttamente dalla Corte sulla base delle carte topografiche e stradali in atti. 8) Quanto all’istanza in data 29 giugno ’94 della parte civile di accertare peritalmente l’esistenza di tracce latenti sul blocco Skizzen Brunnen per il tramite del sistema ESDA, osserva la Corte che tale indagine è già stata effettuata e che, alla luce dei risultati raggiunti – vedi la relazione Donato-Proietti in data 14 dicembre ’93, ne appare superflua la ripetizione. 9) Quanto all’istanza della difesa di parte civile di accertare peritalmente se le scritture sul blocco Skizzen Brunnen siano di pugno del Pacciani, se esse siano state vergate spontaneamente ed in quale epoca, osserva la Corte che tali accertamenti appaiono, allo stato, superflui, alla luce delle indicazioni fornite dai periti Contessini, Lotti, Di Marco. 10) Quanto all’istanza della difesa dell’imputato di accertare l’eventuale compatibilità delle tracce lasciate sui bossoli calibro 22 dalle pistole e dalle carabine Beretta, osserva la Corte che tale accertamento appare del tutto superfluo. Atteso che, da tutte le perizie e consulenze balistiche fin qui svolte nell’ambito delle indagini per i plurimi omicidi, risulta pacificamente che l’arma usata in tutti gli omicidi è una pistola Beretta della serie 70. 11) Quanto all’istanza della difesa dell’imputato di rilevare sui bossoli in sequestro impronte papillari, l’accertamento appare impraticabile, sia per l’evidente limitatezza della superficie dei detti bossoli, che non consente che vi si fissino impronte utili per comparazioni, sia per il lungo tempo trascorso in ripetuti maneggiamenti dei reperti da parte dei più svariati soggetti. 12) Quanto alla produzione, all’udienza del 5 luglio ’94, di matite, pastelli colorati, e altro materiale da disegno a parte della teste Heidemarie Meyer, tali oggetti devono essere acquisiti per ogni opportuno raffronto con il materiale similare sequestrato all’imputato. Mentre del tutto inutile appare la richiesta di un approfondimento peritale su tutto, ben potendo la Corte effettuare direttamente gli opportuni raffronti. 13) Quanto alla richiesta della difesa di parte civile di sottoporre il teste Mele Natale all’esame mediante ipnosi, essa va respinta, poiché, a prescindere da ogni altra considerazione, trattasi di mezzo di ricerca della prova non previsto dalla Legge e quindi inammissibile. 14) Quanto all’istanza del Pubblico Ministero all’udienza del 12 luglio ’94 di acquisire al fascicolo dibattimentale il filmato e le foto effettuate dalla P.G. in occasione della perquisizione domiciliare operata l’11 giugno ’90 in danno del Pacciani, la medesima istanza deve essere accolta ai sensi dell’articolo 507, Codice di procedura penale, apparendo assolutamente necessario visionare lo stato dei luoghi, e in particolare dell’orto, in epoca precedente all’arresto del Pacciani. Ai fini di riscontrare l’attendibilità delle dichiarazioni dell’imputato e dei testi sul punto specifico. Sotto tale profilo è inoltre assolutamente necessario acquisire tutti i rilievi fotocinematografici operati dalla P.G. nel corso dell’attività di controllo del Pacciani. Per questi motivi ordina l’acquisizione al fascicolo al dibattimento delle matite, dei pastelli e del materiale da disegno similare consegnato dalla teste Meyer Heidemarie all’udienza 5 luglio ’94. Dispone l’acquisizione al fascicolo del dibattimento dei rilievi fotocinematografici di cui al punto 14. Respinge tutte le altre istanze.” Bene. Si alleghi questa ordinanza al verbale di… Ovviamente, il Pubblico Ministero ha capito, è invitato a produrre…  
P.M.: Sì, Presidente, volevo proprio dire questo…  
Presidente: … tutto il materiale.  
P.M.: È materiale che era stato un attimo accantonato. Nella giornata cerco di farlo reperire.  
Presidente: Va bene, va bene.  
P.M.: È a disposizione, comunque. Volevo, a proposito, far presente che la Polizia Scientifica ha approntato la documentazione fotografica e videoripresa relativa al sopralluogo che la Corte ha fatto sul luogo dell’omicidio di Scopeti. È qua, la fornisco alla Corte.  
Presidente: Benissimo.  
P.M.: Volevo…  
Presidente: La consegni ai difensori, ovviamente.  
P.M.: Sì, grazie. Certo.  
Presidente: Questa era già stata… ne era già stata disposta l’acquisizione… 
P.M.: Disposta nel verbale del giorno in cui è stato fatto il sopralluogo. Volevo fare altresì presente che, per quanto riguarda le citazioni che ieri ha disposto la Corte su sollecitazione della difesa, io ho ricevuto due messaggi. Rispettivamente dal Questore di Firenze, per quanto riguarda il dottor Cimmino e dalla Compagnia Carabinieri di Tivoli, per quanto riguarda il capitano Scriccia, nei quali è dimostrato l’impossibilità a comparire per oggi e per i prossimi giorni dei suddetti testi. Li volevo mettere a disposizione della Corte e del difensore, ai quali ho già comunicato la circostanza. Faccio altresì presente che, per quanto riguarda una delle citazioni sempre disposte ieri, e relative a testi del difensore, mi è giunta notizia, ma non ho ancora il documento, che una delle testi citata, esattamente Simonetti Anna Maria Giani, farà pervenire stamani alla Corte direttamente una certificazione medica che attesta il suo stato di impossibilità a presentarsi. Questo è quanto a conoscenza del P.M. So anche che…  
Presidente: Chiudiamo le porte, signori, eh. Chiudiamo le porte e l’aula, sennò è inutile aver messo i refrigeratori.  
P.M.: Che stamani doveva presentare una… alle 9.30 se non sbaglio, una perizia, il perito d’ufficio…
Presidente: Si.  
P.M.: … è presente e mi diceva, uno…  
Presidente: È quella famosa deregistrazione, se non ricordo…  
P.M.: Sì, uno dei periti di parte, la signora Fracassi.
Presidente: Sì, vedo.  
P.M.: … mi ha fatto presente a me, se era possibile farlo subito, perché lei avrebbe un impegno. Il P.M…
Presidente: In Tribunale.  
P.M.: Esatto. Il P.M. non ha alcuna controdeduzione sul punto. Va benissimo, prima si fa, meglio è.  
Presidente: A questo punto…  
P.M.: Poi, successivamente, il P.M. avrebbe un’istanza.  
Presidente: Dunque, allora scusate. Mozione d’ordine: quali dei testi citati non sono comparsi e non sono giustificati?  
P.M.: Non so… No, tutti gli altri sono comparsi.  
Presidente: Quindi, bisogna… avvocato Bevacqua.  
P.M.: Almeno per quello che vedo io da un appunto che mi ha fatto l’ufficiale giudiziario.  
Presidente: Va benissimo.  
P.M.: Ecco, io ho comunicato quelli che per me…  
Presidente: Allora io…  
P.M.: … avevo notizia che non erano presenti.  
Presidente: Comincerei l’udienza sentendo subito l’interprete, il perito deregistratore…  
P.M.: Esatto, proprio quello.  
Presidente: E poi sentiamo la signora Fracassi che poi la rimandiamo…  
P.M.: Dopodiché il P.M. ha un’istanza, invece…  
Presidente: … al tribunale a lavorare.  
P.M.: Perché ha dei testi il P.M. che aveva citato oggi, prima di quelli della difesa, e volevo fare anche un’istanza in proposito.  
Presidente: Va bene. Avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Signor Presidente, chiedo scusa. Io, a seguito dell’ordinanza della Corte che ha…  
Presidente: Ora vi daremo le copie, poi, signori.  
A.B.: No, no, che ha acquisito questa documentazione cinefotografica, io vorrei anche vederla.  
Presidente: Certo, certo.  
A.B.: Ecco.  
Presidente: Lei la vedrà prima di noi.  
A.B.: No, vorrei vederla…  
Presidente: Pubblico Ministero… Sì, certo.  
A.B.: Va be’, questo è il punto.  
Presidente: Ah, voleva vederla in aula… Ma in aula, certamente.  
A.B.: Grazie.  
Presidente: Magari, ecco, prego… io non so, non so quant’è questa…  
A.B.: Non lo so neppure io.  
Presidente: Nemmeno io, quant’è.  
A.B.: Credo che vada vista, no?  
Presidente: Magari, ecco, direi questo: cerchiamo di concentrarci… Voi vedetevele pure tutte, ma in aula cerchiamo di concentrarci sulle cose significative.  
A.B.: Certamente.  
Presidente: Non so se mi spiego.  
A.B.: Sì, ma siccome io non posso vedere nulla perché non so nulla, non ho a disposizione nulla…  
Presidente: Il Pubblico Ministero è a sua disposizione.  
P.M.: Ho… mi sono distratto un attimo, chiedo scusa.  
A.B.: No, la documentazione. Il Pubblico Ministero può…  
Presidente: Giustamente.  
A.B.: … è molto felice dell’ordinanza odierna.  
P.M.: No, parlavo con un suo collega di un processo completamente diverso. 
A.B.: No, certamente.  
P.M.: Il quale non trovava quest’ufficio, e mi ha chiesto…  
A.B.: No, ma il problema dell’ordinanza è un problema che attiene anche alla difesa. Nel senso, la difesa, sulla base di queste che sono le risultanze di questa ordinanza, cioè l’esito di questa ordinanza, vorrebbe vedere quali sono.  
Presidente: Certamente.  
A.B.: Non sa nulla, vorrebbe sapere, ecco.  
Presidente: Certo.  
A.B.: Questo, anche per capire…  
Presidente: Direi anzi, che…  
P.M.: Io ho detto, non le ho materialmente qui, cerco di farle avere prima possibile. È un filmato video e delle fotografie che mi sembra già avevo mostrato a suo tempo.  
Presidente: Le fotografie le possiamo vedere. Magari, ecco, sul video, io non so quante cassette siano.
P.M.: No, Presidente, lo dico subito. La perquisizione del 1990, è un filmato che io ho visto qualche tempo fa, è una cassetta sola…  
Presidente: Ah, va bene.  
P.M.: È un filmato anche breve. Mi sembra sia 10 minuti, 20 minuti…  
Presidente: Ah, va bene.  
P.M.: Una cosa molto breve. È un filmato fatto prima dell’inizio della perquisizione del ’90. E nel caso avremo a disposizione gli operatori che all’epoca fecero il filmato e ci facciamo spiegare le circostanze.  
Presidente: Però, però, per ricollegarmi a quello che diceva l’avvocato Bevacqua, dopo ci dovrebbero essere altri filmati di non so quale lunghezza, che riguardano, per esempio, il ritrovamento del famoso bossolo, della famosa cartuccia…  
P.M.: Questo… ecco, ecco.  
Presidente: Ne abbiamo visto uno, ma, se vi ricordate, la difesa…  
P.M.: Allora, allora…  
Presidente:  .. faceva questione. Dice, ma pri… perché quello cominciava proprio al momento in cui era già stato trovato.  
P.M.: Allora, allora…  
A.B.: … era messo sul tavolo…  
P.M.: Presidente…  
Presidente: Ecco, la difesa voleva invece voleva vedere quello precedente.  
P.M.: … per spiegarmi… Siccome l’ordinanza citava quella del ’90, io mi sono riferito a quella. Per quanto riguarda gli elaborati fotografici, non ci sono problemi. Sono… Si possono controllare in qualsiasi momento, anche per la maxiperquisizione del ’92. Per quello che riguarda invece il video relativo alla perquisizione del ’92, la situazione è più complessa, perché lì si tratta di una decina di giorni, come sapete, di perquisizione, e sono cassette, ognuna relativa ad una giornata. Però ci sono le date, quindi la difesa o la Corte… Presidente: Direi che in quest’ambito…  
P.M.: . . . potrà scegliere, forse, quella del 27 e 28 aprile che, se non sbaglio… 
Presidente: Per non vedercele tutte in aula. Capito? Se le parti se le vedono prima, per conto loro…  
P.M.: Io le metto a disposizione.  
Presidente: Le metta a disposizione. Bravo.  
P.M.: Le metto a disposizione della difesa e della Corte. Io le ho già viste.  
Presidente: Bravo. Capito? Poi la Corte se le vedrà tutte per conto proprio, naturalmente.  
P.M.: Certo.  
Presidente: Ma in aula, per guadagnare tempo, qui…  
P.M.: Sì.  
A.B.: Presidente, io certamente non so come fare a vederle, come me le faranno vedere. Andrò al cinema, vediamo un po’. Andiamo tutti al cinema…  
P.M.: Si possono duplicare, si possono fare varie operazioni.. .
Presidente (fuori microfono): Facciamo portare dal tribunale un…
(voce fuori microfono): Un televisore. 
Presidente: Sì, dunque, appunto, per vederle, sia la difesa che il Pubblico Ministero possono usufruire degli impianti dell’aula…  
P.M.: È a disposizione.  
Presidente: … quando non c’è udienza, durante le sospensioni.  
P.M.: È a disposizione di chi lo vuole vedere.  
A.B.: Va bene.  
P.M.: Faccio presente che tutte le cassette hanno la data in esterno e grossomodo c’è spiegato sulla cassetta quali sono le operazioni filmate.  
Presidente: Va bene.  
P.M.: Quindi è abbastanza agevole scegliere quelle da vedere.  
P.M.: Comunque se le parti…  
P.M.: Sono comunque tutte a disposizione.  
P.M.: … la Corte le vedrà poi integralmente per conto proprio.  
P.M.: Sono già tutte, a questo punto, a disposizione della Corte.  
Presidente: Però, ecco, nell’udienza pubblica, per guadagnare tempo, perché sicuramente ci sono poi fasi morte, fasi incolori, diciamo, processualmente, che interessa relativamente, se in udienza…  
P.M.: Si, ad esempio…  
Presidente: … ci vediamo le parti che voi ritenete significative, salvo poi controllare tutto il resto. Comunque, ripeto…  
P.M.: È una questione che risolveremo con le altre parti.  
Presidente: … gli impianti dell’aula sono a vostra disposizione quando volete. 
A.B.: Ecco, io non rinunzio ai testi che ho indicato, signor Presidente. Non posso rinunziare né alla signora Simonetti, né al dottor Cimmino, né al capitano Scriccia.  
Presidente: Va bene.  
P.M.: Poi io faccio… Ho già consegnato al..

Presidente: Va bene. Sull’audizione del perito va tutto bene? Il perito deregistratore.  
P.M.: Si può fare ora, per primo.  
Presidente: Chiamiamola subito, allora. È la signora? Ecco, signora, si accomodi, prego. Ci ridica il suo nome, perché… 
G.M.: Matteucci Giulia.  
Presidente: Matteucci Giulia. Bene, signora. Allora… 
G.M.: Nata a Xxxxxxxxx…  
Presidente: Sì, sì, no. Va bene. È solo per… Senta, signora, allora lei ha compiuto le operazioni peritali. Ci dica in due parola cosa ha fatto. 
G.M.: Ho deregistrato le bobine 59-B, 60-B, ai giri indicatimi dalla Corte.  
Presidente: Benissimo. E ha naturalmente consacrato il tutto in un elaborato che ci consegna. 
G.M.: Sì. E le rispettive bobine.  
Presidente: E le rispettive bobine. Benissimo. Signori, allora possiamo acquisire l’elaborato del perito. Va bene? Signori, siete un po’ distratti, stamani. Allora, acquisiamo l’elaborato che poi voi esaminerete.
Presidente: Bene. Domande… Avete domande per il perito?  
P.M.: Non abbiamo visto l’elaborato, almeno il P.M.  
Presidente: Lo mette a disposizione.  
P.M.: Sì, sì. Quindi per le domande è un po’ difficile farle, non avendo l’elaborato.  
Presidente: Ecco, benissimo. Se ne avrete, a suo tempo, ci sono le bobine a disposizione, anche.  
P.M.: Bene.  
A.B.: Ecco, signor Presidente, se la signora conferma le trascrizioni integrali degli altri elaborati relative alle altre bobine, quelle che sono state già acquisite, e anche le correzioni sul piano audio, rispetto a quello che è stato scritto dalla signora. La signora ha fatto delle trascrizioni, trascrizioni peritali. Ecco, se conferma quelle che ha già fatto. 
G.M.: Sì, confermo.  
A.B.: Grazie.  
Presidente: Va bene. Possiamo mandare via la signora?  
P.M.: Sì, senz’altro, Presidente. Almeno per il P.M.  
Presidente: La richiesta di compenso è? 
G.M. fuori microfono:
Presidente: Sì, me la dia a me, signora. Grazie, comunque. Può andare, signora, buongiorno. Allora sentiamo la signora Fracassi, anche lei…  
P.M.: Su che cosa? Chiedo scusa. Per capire.  
A.B.: No, è consulente mia, di parte.  
Presidente: Ah, è consulente di parte.  
P.M.: Anch’io ho un consulente di parte, ma non ho capito in questa fase…  
Presidente: No, no, come non detto, credevo fosse… 
A.B.: No, non abbiamo problemi.  
Presidente: Benissimo. Allora, la signora Fracassi la possiamo mettere in libertà.  
A.B.: Certamente.  
Presidente: Perfetto. Arrivederci. Bene, signori, ditemi voi allora.  
P.M.: Sì, Presidente. Avrei un’istanza, anche perché oggi ci sono anche due testi del P.M., che sono il maresciallo Frillici e il maresciallo Minoliti. Però prima volevo far presente una circostanza che è questa: si è presentato nei giorni scorsi alla Polizia, un ottico di Firenze, il signor Longo Ivo, il quale ha riferito alla Polizia di essere a conoscenza di un episodio, a parere del P.M. molto importante, a cui avrebbe assistito. L’episodio che il signor Longo riferisce alla Polizia è il seguente, ed è relativo alla giornata di domenica 8 settembre 1985. Il signor Longo Ivo ha riferito alla Polizia di aver visto quella sera, intorno alla mezzanotte, una persona alla guida di un auto che si dirigeva da San Casciano verso Firenze e ha riconosciuto questa persona, alla guida dell’auto, nel Pacciani. Spiegherà, e ha spiegato alla Polizia, come e perché l’ha visto. Dove, in quale circostanza, e perché riferisce questo episodio solo in tempi cosi lontani dal 1985. Chiedo pertanto che, ex articolo 493, III comma, Codice procedura penale, sia ammessa la testimonianza del signor Longo Ivo che è comunque riferita in una annotazione della Polizia Giudiziaria che ho qui, in quanto non è stato possibile sentire e indicare come teste il Longo prima di oggi perché si tratta di una testimonianza che non era a conoscenza del P.M. Chiedo quindi che questa testimonianza venga ammessa e che sia sentito, in quanto è presente oggi.  
Presidente: Quando avrebbe visto il Pacciani?  
P.M.: La domenica precedente l’omicidio…  
Presidente: Sì, questo l’ho capito.  
P.M.: … del 1985. La sera a mezzanotte.  
A.B.: A mezzanotte. Mentre sparava?  
Presidente: La domenica…  
P.M.: Chiedo scusa. Allora, precedente al rinvenimento, secondo questa ricostruzione, quella data dal P.M., è significativa come orario, ma è la domenica 8 dicembre… 8 settembre 1985. Precedente al lunedì in cui furono rinvenuti i cadaveri, l’orario in cui è avvenuto l’omicidio è già stato oggetto di deposizioni. Qui c’è l’annotazione relativa alla presentazione spontanea di questo signore in Questura, che io metto a disposizione delle parti.  
Presidente: Vuole metterla a disposizione degli avvocati…  
P.M.: E della Corte.  
A.B.: No, Presidente. Io mi oppongo a questi…  
Presidente: Un attimo, Avvocato, scusi.  
A.B.: Eh, certo.  
Presidente: Andiamo con ordine. Allora, prima di tutto gli Avvocati di parte civile, se credono anche…
A.C.: I difensori di parte civile si associano alla richiesta.  
Presidente: Allora basta.  
A.B.: Signor Presidente, io mi oppongo fermamente a questa sorta di…  
Presidente: Avvocato Bevacqua, per la precisione, lei ha visto gli atti di P.G. di cui era…?  
A.B.: Non ho visto gli atti di P.G., però capisce, signor Presidente, qua tutti i signori possono venire da tutte le parti del mondo a dire che quella sera hanno visto Pacciani. Pacciani è già stato visto in tutto il mondo, chiedo scusa, Pubblico Ministero…  
Presidente: Lasciamo parlare…  
A.B.: Ora parlo io, Pacciani è stato visto in tutto il mondo da tutti quanti, da tutte le persone che hanno letto, che hanno visto la televisione e che hanno letto il giornale. Qualunque persona oggi può venire a dirci che quella sera avrebbe visto Pacciani alle dodici e mezzo, alle dieci e mezzo, la notte, comunque passare da lì. E Pacciani non si può difendere, signor Presidente. Perché Pacciani ha detto certe cose, sono state verificate e questo è assurdo. Perché chiunque può venire a dire queste cose. Io non posso…  
P.M.: Si prende le sue responsabilità. . .  
A.B.: No, Presidente.  
P.M.: … chi viene a dire questo.  
Presidente: Lasciamo parlare il difensore.  
A.B.: Ma quale tipo di responsabilità? Come faccio io a controbattere contro queste persone? Il Nesi ha detto una cosa, è venuto all’improvviso. Un altro arriva all’improvviso. Certamente l’opera che ha fatto il signor Pubblico Ministero di far vedere il signor Pacciani come un tipo mostruoso, ha dato i suoi effetti.
Presidente: Lasciamo…  
A.B.: Chiedo scusa.  
Presidente: No, non facciamo commenti di questo tipo Avvocato, ecco.  
A.B.: Però io sto difendendo un cittadino, il quale ha diritto di potersi difendere secondo le regole del nostro sistema. Lei capisce, signor Presidente, la Corte capisce che a questo punto che chiunque può venire stamattina a dire che quella sera ha visto Pacciani. E io non posso controbattere nulla. Questo signore, se avesse voluto, avrebbe potuto farlo per tempo. Pacciani l’hanno visto tutti, in tutto il mondo, in tutta Italia. Quindi chiunque può venire; e io non posso in alcun modo replicare, controbattere, perché non ho nulla. Ci ho un povero disgraziato – sia esso colpevole o innocente, per me è ancora innocente – il quale quella sera era per i fatti suoi con la figlia. La figlia ha detto certe cose, punto e basta. Non può…  
P.M.: C’è un teste che l’ha smentito il suo alibi.  
A.B.: Quale teste?  
Presidente: Non stiamo, signori, a…  
A.B.: Quale? Questo lo vedremo.  
Presidente: Non stiamo a…  
P.M.: L’abbiamo già visto.  
A.B.: Presidente, io mi oppongo fermamente.  
Presidente: Allora, la richiesta è questa. Pubblico Ministero, ci vuole però dare quegli atti di P.G.?  
P.M.: Come no! 
Presidente: Perché dobbiamo…  
P.M.: Volevo dire due parole. Il 493, c’è la norma quindi…  
Presidente: Va bene, va bene. Ma, insomma, mi sembra la questione nei suoi termini sia chiarissima.  
A.B.: Conosciamo…  
P.M.: Bene.  
Presidente: Solo che la Corte deve prendere visione di quegli atti, perché ci vuole pure un vaglio, diciamo, preventivo. 
A.B. fuori microfono: … mi lasci lavorare sennò…
 – DOPO LA SOSPENSIONE –  
Presidente: Allora, si dà lettura della seguente ordinanza. “La Corte, sulla richiesta del Pubblico Ministero, sentiti i difensori, ritenuto che dalla documentazione esibita risulta che il Pubblico Ministero non ha potuto tempestivamente indicare il mezzo di prova di cui chiede l’ammissione; che la testimonianza di cui si chiede l’ammissione appare rilevante ai fini del decidere; visti gli articoli 175, 493 comma III Codice di procedura penale, ammette la testimonianza di Longo Ivo, richiesta dal Pubblico Ministero.” Alleghiamo questa al verbale. Restituiamo al Pubblico Ministero…  
A.B.: Ecco, signor Presidente, potrei, siccome…  
Presidente: Un attimo, Avvocato. Questa restituiamola al Pubblico Ministero. 
A.B.: Non ho voluto neanche leggerla prima la documentazione relativa a questa.  
Presidente: Avvocato, mi perdoni.  
A.B.: Certo. No, no, non l’ho letta io.  
Presidente: La colpa è solo sua, perché il Pubblico Ministero gliel’aveva messa a disposizione. Lei ha rifiutato e ha interloquito immediatamente.  
A.B.: Sì, va bene. Dico, se si deve sentire questo signore stamattina…  
Presidente: Certamente. 
P.M. fuori microfono: …  
A.B.: No, io chiedo la cortesia di sentirlo fra dieci minuti.  
Presidente: Certamente, Avvocato, certamente.  
A.B.: Va bene? 
Presidente: Certamente.  
A.B.: Perché sennò, Presidente, avrei anch’io…  
Presidente: Certamente, Avvocato, certo.  
A.B.: Avrei anch’io una richiesta. Un collega – io la preannunzio – un collega, l’avvocato Castelli Giuseppe, mi dice, mi manderà una lettera.  
Presidente: Di Firenze?  
A.B.: Castelli Giuseppe.  
Presidente: Di Firenze?  
A.B.: Di Firenze, no.  
Presidente: Ah.  
A.B.: Di Montecatini. Mi dice, mi scrive che una sua cliente si è rivolta a lui perché sa esattamente chi è il mostro di Firenze. Mi scusi, Presidente, come…  
Presidente: Allora questa risolverebbe il problema.  
A.B.: Certamente, Presidente.  
P.M.: Allora facciamolo subito, così smettiamo.  
A.B.: No, un momento, un momento. Sa chi è, mi deve arrivare la lettera, mi riservo di portarla alla Corte e di indicare chi è questa signora. Questa signora avrebbe ricevuto dalla moglie del cosiddetto “mostro” le confidenze, anche relative ai reperti anatomici. Mi pare che sia una circostanza abbastanza importante. Se questo è vero, la signora si assume tutte le responsabilità e io la porto qui.  
P.M.: Di mogli e di amanti di…  
Presidente: Vorrei però che prima di tutto ci fosse un vaglio, un momentino, eh?  
A.B.: Certo. Presidente, mi ha telefonato il collega, il collega mi deve mandare una lettera.  
Presidente: Ecco, va bene.  
A.B.: Io porto la lettera al Presidente della Corte e la Corte decide. Grazie.  
Presidente: Va bene, va bene.  
P.M.: Nessun problema. Il fascicolo del P.M. è pieno di mogli e di amanti che negli anni hanno avuto “mostri” in famiglia.  
Presidente: Va bene. Lasciamo stare i commenti.  
P.M.: Quindi potrebbe essere quello definitivo, sentiamolo subito.  
Presidente: Un momento, un momento. Vedo Pacciani, il quale è in piedi. Lei voleva fare una dichiarazione? Si è consultato col suo legale?  
P.P.: Sì, dovevo presentare…  
Presidente: Ah, va bene. Prego.  
P.P.: … un documento importante e una citazione, se la mi permette.  
Presidente: Una citazione?  
P.P.: Sì, una citazione importante insomma, di quanto chiedo, ecco.  
Presidente: Cos’è? Un memoriale, scusi? Non capisco.  
P.P.: Un memoriale, questa citazione è un fogliettino. Delle cose in verità…  
P.M.: Possiamo sapere di cosa si tratta?  
Presidente: Ce la vuole illustrare? O magari ce la illustra l’avvocato Bevacqua, il quale la conoscerà.  
A.B.: … non ero così. Per carità, non che non sia d’accordo, perché il signor Pacciani lamenta sempre che io non faccia, non lo segua.  
Presidente: Io invece vorrei che lei gli facesse un momentino prima un controllo.  
A.B.: Ecco, Presidente, io questa qua l’ho letta. Questo memoriale è molto lungo.  
Presidente: È un memoriale.  
A.B.: E questo qua penso che si possa senz’altro produrre. Il signor Pacciani lo vorrebbe produrre, anche in relazione a quella che è stata l’udienza di ieri e lamenta anche il signor Pacciani di certe immagini che sono state sia pubblicate sulla stampa odierna, in relazione al…  
P.M.: Cosa c’entra la Corte, però?  
A.B.: Un momento, un momento, mi scusi. Mi scusi, Pubblico Ministero. In relazione al divieto da lei posto ieri perché la signora Pacciani fosse fotografata. E stamattina sarebbero apparse delle foto della signora Pacciani, ci sono – Presidente, ci sono, le ho viste anch’io.  
Presidente: Avvocato, non ho mica…  
A.B.: No, no.  
Presidente: Qui siamo al solito discorso della correttezza.  
A.B.: Ma al di là di questo, anche lui lamenta una circostanza relativa a dei fotogrammi su Canale 37, a dei discorsi, eccetera. Comunque, questo è un atto che io credo proviene dall’imputato – può essere… Vuole darli tutti e due?  
P.P.: Sì, sì.  
Presidente: Ed il resto?… No, lui parlava di una citazione.  
A.B.: No, la citazione… Lui cita delle… cita dei fatti, cita dei fatti e cita, chiede che vengano…  
Presidente: Signori, Pubblico Ministero e signori difensori, volete…?  
 P.M.: Non la conosciamo, ma nessuna opposizione. Il processo è pieno di memoriali del Pacciani, a noi ci fa piacere che ci siano, perché sono…  
Presidente: Va bene.  
A.C.: Anzi, penso che potrebbe illu… 
A.B. fuori microfono: …  
A.C.: Presidente, scusi. Presidente, se mi dà la parola.  
Presidente: Avvocato Colao.  
A.C.: Penso che potrebbe illustrarlo proprio l’imputato, se ci tiene.  
Presidente: Ma, Avvocato, senta, io… lui può dire quello che vuole. Magari leggiamolo, prima, se ce lo dà.
P.P.: Ci sono tutti i fatti della mi’ vita…  
A.B.: Grazie…  
Presidente: Poi, dopo, se vuole illustrarlo, eccetera.  
A.B.: Grazie, signor Presidente, che lui può dire, ancora può dire, spero che possa dire, Presidente… 
Presidente: Va bene. Allora, se ce lo vuole consegnare, lo acquisiamo senz’altro sull’accordo di tutti.  
P.M.: Senz’altro, Presidente, il P.M….  
Presidente: Ce lo leggiamo – è un pò’ lungo. Va bene, ce lo leggiamo.
Presidente: Vogliamo andare avanti, signori?  
P.M.: Sì. Potremmo, prima di passare a sentire il Longo, allora sentire un altro teste del P.M., che è oggi venuto, così almeno facciamo un…  
Presidente: Va bene.  
P.M.: … un minimo di lavoro.  
A.B.: Certo.  
P.M.: Il maresciallo Frillici, allora.  
Presidente: Ah, Frillici, il maresciallo.  
P.M.: Che è stato sentito più volte.  
Presidente: Maresciallo, buongiorno, si accomodi. Lei non ha bisogno di leggere nessuna formula perché è già stato sentito varie volte, ecco; e allora questa è un’altra rata. Credo l’ultima.  
P.M.: È l’ultima, è l’ultima rata sulla rogatoria che è stata fatta in Germania. Perché il Maresciallo è stato in Germania nel corso della rogatoria e vorrei che ci dicesse qualcosa. Quando lei mi autorizza, vorrei fare queste domande.  
Presidente: Benissimo, prego, allora. Risponda alle domande del Pubblico Ministero.  
P.M.: La domanda è questa: Maresciallo, è vero lei andò in Germania con gli ufficiali di Polizia Giudiziaria della SAM per quella rogatoria che è agli atti. Io vorrei che raccontasse e ci dicesse, innanzitutto se in Germania fu portato – ce l’ha già detto la signorina Meyer, che l’ha visto – un portasapone: quando era stato sequestrato questo portasapone e come era. Vorrei anche, per completezza, mostrare di nuovo… l’ha già vista la Corte, perché è il portasapone che è stato mostrato alla signorina Meyer – ma c’è un part… Presidente: Deis.  
P.M.: Deis, esatto, si. Vorrei due cose. Innanzitutto, sapere dal Maresciallo quando fu sequestrato e che caratteristiche aveva.  
P.F.: Dunque, il portasapone venne sequestrato il 2 giugno 1992, nell’abitazione di via Sonnino, numero 30. Esso era di colore bianco e conteneva dei monili, piccoli oggetti, catenine, eccetera. E era molto sporco, aveva una colorazione rosastra sulla base.  
P.M.: Ecco, bianco rosastro.  
P.F.: Sì, ma molto…  
P.M.: Effettivamente dalle foto sembra… non so se sono le foto, ma sembra… 
P.F.: La colorazione sembrava di uno sporco che fosse stato acquisito, diciamo, dalla plastica, così, diciamo poggiato…  
P.M.: Da saponi rosa? Non lo so, faccio per dire.  
P.F.: No.  
P.M.: No.  
P.F.: Era bianco.  
P.M.: Dal… benissimo.  
P.F.: E aveva dei rilievi sulla parte del coperchio con un cerchio: tutto qui.  
P.M.: Mmh. Però nel verbale di sequestro di quel momento, non c’è scritto che portava la scritta “Deis”. Può spiegare perché, al momento del sequestro… non l’avevate vista? Non si vedeva?  
P.F.: Dunque, la scritta “Deis” è inscritta in un triangolo capovolto, sulla base sottostante, e di 9 millimetri di diametro, quindi quasi impercettibile. Poi, io ritengo che il portasapone si prese in considerazione che conteneva quei monili, che noi poi facemmo vedere anche ai genitori delle vittime, eccetera.
P.M.: Ecco, quindi la scritta “Deis” non è scritta perché non si vedeva.  
P.F.: Certo.
P.M.: Effettivamente, dalle foto loro vedranno in Camera di Consiglio, dall’album fotografico, è talmente piccolo che non si vede. Ecco, vorrei sapere: quando, dove e come lei mostrò, o voi mostraste, questo portasapone ai parenti del Meyer? Chi era presente e cosa dissero?  
P.F.: Dunque, noi, quando ci recammo in Germania, ci recammo anche presso l’abitazione, appunto, del Meyer, dove era qui convenuta la sorella Heidemarie e il babbo, la mamma, nonché un amico, un certo Manfred Lemke…  
P.M.: Di cui ci ha già parlato la signorina Meyer.  
P.F.: Ecco. E quindi noi mostrammo, oltre al portasapone, anche gli altri oggetti; tra i quali i pastelli, quindi il blocco, il famoso blocco Skizzen Brunnen, una taglierina e altri oggetti, ovviamente, che… sono abbastanza, non li ricordo tutti. P.M.: Lei ricorda, ecco, se familiari, aldilà della signorina Meyer che ce l’ha già detto qua in udienza, cosa dissero quando videro il portasapone?  
P.F.: Dunque, l’attenzione riferita al portasapone fu maggiormente del padre della vittima che lo riconobbe per un oggetto familiare, un oggetto comunque che era stato… che aveva visto in famiglia. E quella dell’amico Manfred Lemke che aggiunse qualche cosa di più, disse che questo… notandolo, osservandolo, aveva una specie di bruciatura sul coperchio, noi a quel punto chiedemmo se Horst fumasse. La famiglia ci risposero che fumava sigarette. Quindi ecco, tutto qui come osservazione. P.M.: Questa bruciatura in che punto è? Si vede sul portasapone? Si vede bene o…?  
P.F.: Beh, il portasapone era sporco ma comunque questa bruciatura, mi pare di ricordare, che fosse sulla parte del coperchio. P.M.: Il padre o questo amico videro questa bruciatura…  
P.F.: Sì. L’osservazione sulla bruciatura è dell’amico. P.M.: È del lemke.  
P.F.: Con il quale l’anno precedente era stato in Olanda… P.M.: Addirittura la sorella ci ha detto era stato in Spagna qualche mese prima, l’ha detto qui in udienza.  
P.F.: Sì.  
P.M.: Cioè questo amico focalizzò addirittura questa bruciatura.  
P.F.: Mentre il padre loro riconobbe per un oggetto di famiglia.  
P.M.: Familiare.  
P.F.: Noi gli facemmo osservare che era un portasapone, una cosa molto comune; ma loro insistettero in questa loro affermazione.  
P.M.: Non ho altre domande, grazie.  
A.B.: Ecco, mi scusi, però questa circostanza della bruciatura, delle dichiarazioni rese da questo signore, non risultano assolutamente nella rogatoria.  
P.F.: Non vennero verbalizzate.  
A.B.: E perché?  
P.F.: Non vennero verbalizzate perché ovviamente la Polizia tedesca faceva questo lavoro e quindi non è che noi…  
A.B.: Allora, signor Presidente, a questo punto sentiamo il teste. Perché questo è un teste di riferimento, lo sentiamo, perché questa è una circostanza nuova, del tutto nuova. La rogatoria c’è agli atti e agli atti non esiste nulla di tutto questo. Per quanto riguarda, mi scusi, signor Presidente, per quanto riguarda…  
Presidente: Il teste è Manfred?  
A.B.: Esattamente, quello che si chiama… Per quanto riguarda poi – io non ce l’ho gli atti, perché pensavo fosse già esaurita questa parte della indagine dibattimentale – per quanto riguarda poi le dichiarazioni rese sul punto da tutte le persone che sono state sentite, loro leggeranno, ce l’hanno agli atti, e sono dei ricordi piuttosto vaghi, sia della sorella come anche del padre. In particolare: ‘Credo di aver visto un portasapone similare’. Oggi invece questo portasapone diventa non soltanto quel portasapone, ma addirittura con una macchia sul… una macchia perché è stato bruciato, questo portasapone, e questa dichiarazione è stata detta da un tizio che non c’è agli atti. Signor Presidente, mi scusi, io non l’accetto.  
Presidente: Dunque, però volevo chiedere una cosa.  
A.B.: Certamente.  
Presidente: Una precisazione. Il padre del ragazzo lo riconobbe non come una cosa di famiglia, ma come una cosa che aveva un aspetto familiare.  
P.F.: Familiare, un aspetto familiare.  
Presidente: Questo è il significato, va bene? Quindi, sotto questo profilo, non cambia niente, si ricordi, rispetto a quello che aveva detto il padre.  
A.B.: Sì, sì, l’aspetto familiare certamente.  
Presidente: Per quanto io so. Possiamo riguardare la rogatoria. Sulla bruciatura, effettivamente è una circostanza che…  
A.B.: Non esiste assolutamente.  
Presidente: … riesce nuova.  
P.M.: Possiamo vedere, innanzitutto, se esiste questa bruciatura, così cominciamo…  
A.B.: Ma la bruciatura può essere stata fatta anche ieri l’altro, caro signor Giudice.  
P.M.: No, io… guardi, quel foglio è a disposizione dei corpi di reato da un anno. Quindi, forse un anno…
Presidente: Il Pubblico Ministero non fuma.  
P.M.: Fra l’altro.  
A.B.: Neppure io, Presidente.  
Presidente: Allora, allora, questo amico si chiamava Manfred?  
P.F.: Manfred Lemke, è scritto…  
P.M.: Che è lo stesso di cui ci ha parlato la signorina Meyer, se loro ricordano, che era stato in Spagna in quei mesi lì.  
Presidente: Sì, l’avvocato Bevacqua richiede l’ammissione come teste di riferimento.  
P.M.: Se non sbaglio l’ha già chiesta. Non è nella…?  
A.B.: Questo signore, non credo.  
P.M.: C’è un elenco di testi tedeschi.  
A.B.: Ma credo che non sia questo signore, perché questo signore è venuto fuori oggi.  
P.M.: C’è anche il padre… No, è venuto fuori l’altra udienza. C’è anche il padre, comunque, fra i testi ammessi dalla Corte. Il padre c’è sicuramente.  
A.B.: E allora, signor Presidente, deve essere anche sentito. A questo punto scoppia tutto, perché è chiaro, Presidente, se devo essere… se questa deve essere una circostanza così rilevante per l’Accusa.  
P.M.: Non è rilevante, è in una annotazione della rogatoria.  
A.B.: È una annotazione che non esiste, Presidente.  
Presidente: Va bene, è una… è rilevante, indubbiamente.  
P.M.: Certo.  
Presidente: Se non è rilevante questa!  
P.M.: Perbacco! Non è rilevante per l’Accusa, è rilevante per…  
Presidente: Quindi ha ragione l’avvocato Bevacqua.  
P.M.: Perfettamente, perfettamente ragione.  
A.B.: Sì, ma, Presidente, lei si rende conto che io vivo in un momento particolare “io” nel senso io come rappresentante, del tecnico dell’imputato.
Presidente: Certo.  
A.B.: È un processo che ha dato delle indicazioni. I soliti elementi indizianti, su cui la Corte Suprema aveva già deciso in un certo modo. Oggi, questi elementi indizianti vengono al massimo valorizzati – è compito dell’Accusa – e addirittura, all’ultimo momento, mi viene il maresciallo Frillici…  
P.M.: Non all’ultimo momento: è un’annotazione del primo luglio ’92.  
A.B.: Abbia pazienza, ora parlo io! Mi scusi.  
P.M.: Ma è del primo luglio ’92! Non può dire che è all’ultimo momento, eh. È in atti.  
A.B.: Quale? Che cosa è in atti?  
P.M.: Quello su cui ho interrogato il maresciallo Frillici, è una annotazione che è in atti dal 1 luglio ’92. Quindi non è l’ultimo momento.  
A.B.: Bene, comunque…  
P.M.: Lei poteva indurre il signor Lemke come teste fino dai termini di cui al Codice di procedura.  
A.B.: Io dico: questa annotazione non può essere utilizzata, per legge. Il maresciallo Frillici riferisce una circostanza che è stata, pare, sostenuta, affermata da un testimone, da un tizio.  
P.M.: Che lei poteva indurre nei termini.  
A.B.: Io non induco nessuno: lo doveva indurre lei.  
P.M.: Io? Non ho nessuna intenzione di indurlo.  
A.B.: E allora non lo induco neppure io; però questa circostanza non può essere utilizzata, mi scusi, Presidente. Questa dichiarazione da parte del signor maresciallo Frillici non può essere in alcun modo utilizzata, ai fini probatori, perché è un teste di riferimento.  
Presidente: Però, un momento, sennò le richieste sue sono contraddittorie: da una parte…  
P.M.: Eh, direi proprio di sì.  
Presidente: … dice che non può essere utilizzata; dall’altra mi chiede l’ammissione come teste di riferimento del Manfred.  
A.B.: No, io dico: questa testimonianza, essendo un teste “de relato”, non può essere utilizzata. Se la Corte, per i poteri che le sono consentiti dalla Legge, dovesse ritenere questa testimonianza rilevante, e allora la Corte decide.  
Presidente: E allora, un momentino, richiediamo un momento al Maresciallo proprio su questa bruciatura. In base a questa bruciatura, questo ragazzo, il Manfred, avrebbe riconosciuto il portasapone come quello del Meyer? Dell’Horst Meyer?  
P.F.: Un momento, bisogna essere precisi.  
Presidente: Ecco.  
P.F.: È un ricordo, cioè questa bruciatura sollecita un ricordo. Ma non un riconoscimento certo. Certo… ecco, questo dice il teste.  
Presidente: Quindi dice: ‘Siccome questa aveva una bruciatura, mi pare di ricordare…’.  
P.F.: E noi per questo chiediamo se Horst Meyer fumasse o meno. E i genitori rispondono che fumava le sigarette.  
Presidente: ‘Mi pare di ricordare che…’.  
P.F.: È tutta una serie di…  
Presidente: ‘Mi pare di ricordare che…’.  
P.F.: Sì, ‘di ricordare di averlo visto sia in casa…’, in casa disse.  
Presidente: Che aveva visto questo oggetto.  
P.F.: Esatto.  
Presidente: Che era contrassegnato da una bruciatura.  
P.F.: Sì, tutto qui.  
Presidente: Come di sigaretta, evidentemente.  
P.F.: Sì, presumibilmente di sigaretta. Ora non so se…  
Presidente: Sarà bene vedere poi l’oggetto, prima di…  
P.M.: È lì nella foto.  
A.B.: L’abbiamo visto, questa cosa qui.  
P.M.: Andrebbe visto al naturale, perché lì vedo effettivamente un rosa marcato; non so se è la fotografia, comunque è più rosa che bianco.  
Presidente: Va be’, intanto vediamolo in fotografia, poi lo vediamo. Quindi, volevo delimitare per bene…  
P.M.: Sì, si, sì, l’oggetto. Volendo, c’è un’annotazione.  
Presidente: … l’oggetto di questa eventuale testimonianza.  
P.M.: Se crede, Presidente, c’è un’annotazione fatta all’epoca, e possiamo fare…  
Presidente: … superiore. Allora, diamo atto che si proietta.  
P.M.: Ecco, e c’è una bruciatura effettivamente.  
Presidente: Qui, nella parte inferiore.  
A.B.: Non lo so se è bruciatura o è raschiatura, non lo so.  
P.M.: Sembra, Presidente.  
Presidente: Questa poi la vediamo di persona.  
P.M.: Ecco, va visto l’oggetto.
Presidente: Il Pacciani ha qualcosa da dire al riguardo?  
A.B.: Il Pacciani dice che quello non è il portasapone che aveva lui. Dica lei. E’ un portasapone…?  
P.P.: Abbia pazienza, quello che avevo io, il portasapone, è acquistato qui dentro il carcere. E ha le rigature sopra, ma non il cerchietto. Ed è bianco, pulito, fu preso pieno di ninnoli di quelle figliole. E firmai per quello, io. Dopo, quell’altro non ne so nulla io.  
Presidente: Ma scusi, questo le venne sequestrato: risulta dal verbale.  
A.B.: Pieno di ninnoli…  
Presidente: In casa sua.  
P.P.: Uno bianco con rigature ovali, così, è ovale anche, così; ma non il cerchio, come presenta quello. E fu messo dentro questi ninnoli delle mie figliole – c’è braccialettini rotti, collanine e compagnia bella.  
P.M.: Presidente, forse loro capiscono meglio se guardando…  
P.P.: Io firmai per quello, mi fecero vedere solo quello, firmai per quello. È acquistato qui e la portai a casa, una saponetta Palmolive da bagno.  
P.M.: Forse, Presidente…  
P.P.: Ma quel cerchio lì non l’ho mai visto io.  
P.M.: Forse, Presidente, loro potranno controllare la veridicità dei fatti, indipendentemente dalle dichiarazioni dell’imputato, se guardano i due verbali di sequestro. C’è un verbale di sequestro di quel portasapone in quella data; e poi c’è, effettivamente quello è del giugno – un portasapone bianco che consegnò il signor Pacciani durante l’interrogatorio del 15 luglio, sequestrato… 
Presidente: Ma se…  
P.M.: Chiedo scusa, finisco. E c’è un accertamento, di cui c’è la possibilità di sentire un teste, anzi lo abbiamo già sentito, chiedo scusa. E questo secondo portasapone, sequestrato il 15 luglio, presentato, offerto dallo stesso Pacciani – quindi due mesi dopo – il quale effettivamente è stato acquistato presso il carcere. Quindi sono due cose diverse.  
Presidente: Sì, d’accordo. Ma resta almeno fermo, lei ci ha preso il reperto fotografico, che questo portasapone “Deis” secondo ciò che risulta dagli atti venne sequestrato…  
P.M.: Certo.  
Presidente: … in casa del Pacciani.  
P.M.: E non proviene dal carcere. Era questo.  
Presidente: Ed era quello al cui interno c’erano le collane, ninnoli e via dicendo.  
P.M.: Facciamolo… Ce lo dirà, ce lo dice il Maresciallo, che era presente.  
Presidente: Quindi lui nega che sia suo, però, in questo momento.  
P.M.: Esatto. Però in quel verbale è lì.  
Presidente: E che fosse in casa sua.  
P.M.: Sì, però siccome lui dice è quello del carcere, io le dico: quello del carcere è quello che ha dato lui. Sono due portasapone completamente diversi.  
Presidente: Comunque tanto Pacciani renderà, se crede, l’esame; o se non crede, dirà quello che vuole, non dirà.  
A.B.: Certo.  
Presidente: E chiarirà ulteriormente.  
A.B.: Cioè posso… 195, il numero 1 e il numero 3, mi sono…  
Presidente: No, no, va bene, è chiara la sua richiesta, Avvocato.  
P.M.: Ora è chiarissima.  
Presidente: Su questo punto. E la Corte, se non avete nulla da dire…  
P.M.: Nient’altro da dedurre.  
Presidente: Signori Avvocati di parte civile, su questo arqomento del teste di riferimento, avete qualcosa da dire?  
A.C.: No, c’era da fare qualche domanda al teste.  
A.B.: Bene. 
Presidente: Va be’, possiamo deciderla subito questa questione. Va bene? Non avete nulla da dire, vero, signori?  
P.M.: Nessuna…  
Presidente: Su questa questione del teste di riferimento, il Manfred.
A.P.: Per il teste di riferimento…  
A.B.: Anche sulla base – scusami e perdonami – anche sulla base di quelle che sono state le ulteriori enunciazioni del teste, il quale dice: ‘Sì, forse… eccetera’, per carità!  
Presidente: Maresciallo, mi faccia…  
A.C.: Ma, Presidente, scusi, noi riteniamo…  
Presidente: Ce l’ha scritto lì il nome di questo signore, per piacere?  
P.F.: Io lo posso produrre.  
A.C.: Presidente…  
Presidente: Avvocato Colao, un attimo che prendo il nome preciso di questo qua.  
A.C.: Prego.
Presidente: Manfred Lemke. Sì, sì, ricordo. Bene, grazie. Mi dica, avvocato Colao.  
A.C.: Dicevo, trattandosi di un’operazione di Polizia Giudiziaria, non credo che il teste di riferimento debba essere ascoltato. Questo è il mio punto di vista. Poi se il collega ha…  
Presidente: Va bene. Quindi voi vi associate, dico. Avvocati di parte civile, voi vi associate alla richiesta dell’avvocato Bevacqua. Su questo punto, Pubblico Ministero?  
P.M.: Remissivo, Presidente.  
Presidente: Remissivo.  
A.P.: Allora, l’avvocato Pellegrini, come parte civile, ritiene opportuno e necessario, a questo punto, sentire il teste indicato dal maresciallo Frillici. Io chiedo anche di potere esaminare in aula il portasapone e il suo contenuto, con i monili, con le collanine che c’erano dentro. Perché a seguito dell’esame che ne faremo, avrei probabilmente da fare un’istanza specifica; che però non posso fare finché non ho visto il contenuto.  
A.C.: Presidente, scusi però, se mi consente. Una domanda sola. Volevo chiedere al teste, il teste è ancora lì presente, no? Perché mi pare importante. 
Presidente: Ma ha a che fare con questa questione?  
A.C.: Sì, ha a che fare con questa questione, perché… Lei partecipò alla maxiperquisizione?  
P.F.: Sì.  
A.C.: Ecco, vi accorgeste di questo portasapone.  
P.F.: Personalmente, non me ne accorsi.  
A.C.: Oh, e la maxiperquisizione quando finì?  
P.F.: Finì il 25.  
A.C.: Il 25 maggio? Il 25 o 27 maggio.  
P.F.: Sì, mi pare. Adesso non…  
A.C.: Bene. Questo portasapone invece, se non erro, lei ha detto che è stato sequestrato il 2 giugno.  
P.F.: Esatto.  
A.C.: Oh. Mi vuol dire il motivo per cui sequestraste questo portasapone? Fu una cosa mirata? Come andò?  
P.F.: In questa circostanza, non sequestriamo solo il portasapone; sequestriamo anche il famoso blocco, altri oggettini, quindi queste collanine, eccetera. Quindi era un’attività, perché avevamo delle idee investigative, diciamo così, finalizzata a stabilire se tra quegli oggetti, che ce n’è innumerevoli, ci fosse qualcosa di pertinenza delle vittime.  
A.C.: Allora, se ho capito bene, voi sequestraste il portasapone perché conteneva degli oggettini?  
P.F.: Certo, certo.  
A.C.: Quindi come un contenitore?  
P.F.: Come contenitore.  
A.C.: Poi, in un secondo tempo…  
P.F.: Certo, il portasapone… Ma questa è l’attività normale della Polizia Giudiziaria: io sequestro qualche cosa, poi penso di fare dei riscontri.  
Presidente: Va bene.  
A.C.: Va bene. Grazie, non ho altre domande.  
Presidente: Allora, la Corte si ritira.
– DOPO LA SOSPENSIONE –  
Presidente: Diamo lettura della seguente ordinanza: “La Corte, sulla richiesta difensiva di ammissione alla testimonianza di Manfred Lemke, perché questi riferisca in merito alla bruciatura riscontrabile in un portasapone sequestrato nell’abitazione dell’imputato, sentite le parti, ritenuto che, anche a prescindere da considerazioni in rito circa l’ammissibilità del mezzo di prova richiesto, lo specifico elemento riguardo al quale è stata formulata la richiesta di deposizione appare sostanzialmente ininfluente ai fini del decidere, stante dichiarazioni che lo stesso Lemke e il padre del Meyer hanno già reso in sede di rogatoria internazionale, relativamente al portasapone. Per questo motivo rigetta la richiesta”. Alleghiamo al verbale questa. Proseguiamo, allora. C’era il maresciallo Frillici. Dov’è andato?  
P.M.: Devono… io non ho altre domande, eh.  
Presidente: Ah, va bene. Se avete altre domande…  
A.B.: Qualcuna la dovevo fare.  
Presidente: Ecco, e allora. . .
P.M.: Sì, è a disposizione.  
A.P.: Anche la parte civile.  
Presidente: Bene. Dov’è andato? Allora però ritorniamo all’ordine normale. E cioè, le parti civili— Prego, maresciallo, si accomodi. Gli avvocati di parte civile possono fare domande. Avvocato Pellegrini.  
A.P.: L’avvocato Pellegrini vorrebbe, con il permesso della Corte, tornare un attimo indietro rispetto al momento della rogatoria. E riferirmi al periodo successivo, periodo intercorrente fra le due perquisizioni: la maxiperquisizione e quella successiva che ha portato, fra l’altro, al sequestro del portasapone di cui si è parlato fino ad adesso. Vorrei chiedere al maresciallo Frillici se, ed eventualmente in quale momento, ha potuto constatare che in casa Pacciani – se e in quale momento – erano stati smossi dei mobili.  
P.F.: Sì, questo lo abbiamo potuto constatare nel corso della perquisizione del 02/06.  
A.P.: Del 2 giuqno.  
P.F.: Sì. Del 2 giugno. Cioè a distanza di un mese circa, dalla fine dell’altra perquisizione. Della maxiperquisizione.  
A.P.: Quindi, rispetto alla situazione trovata e lasciata a seguito della maxiperquisizione, il mese successivo… 
P.F.: Sì.  
A.P.: … avete notato che dei mobili…  
P.F.: Sì.  
A.P.: Ecco, vuol essere più preciso, su questo punto?  
P.F.: Notammo delle striature sul pavimento di mattoni – io mi riferisco sempre all’abitazione di via Sonnino numero 30 – …  
A.P.: Di via Sonnino.  
P.F.: … delle striature provocate presumibilmente da strisciamento di… del frigorifero, in particolare.  
A.P.: Del frigorifero.  
P.F.: Che era posto accanto alla… al telefono.  
A.P.: Ecco, questo è il mobile che vi risultò, in qualche modo…  
P.F.: Sì, sì. In qualche modo rimosso.  
A.P.: … spostato. Ed erano rimaste le tracce in terra…  
P.F.: Sì.  
A.P.: … non ripulito, ecco…  
P.F.: Sì, perché sono delle belle incisioni, erano delle belle incisioni e quindi si notava la differenza anche di colore tra l’incisione e il…  
A.P.: Quindi, i piedini del frigorifero avevano provocato…  
P.F.: Esatto, esatto.  
A.P.: … queste tracce.  
P.F.: Aveva provocato queste tracce. Così si…  
A.P.: E le trovaste, quindi, il 2 giugno.  
P.F.: Esatto. Al momento della perquisizione.  
A.P.: La ringrazio.
P.F.: Prego. 
Presidente: Avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Senta, Maresciallo, lei ha fatto con la SAM tutta una serie di accertamenti.  
P.F.: Sì.  
Presidente: Il microfono, Avvocato, grazie.  
A.B.: Grazie. Ha fatto tutta una serie di accertamenti sul Pacciani, sulle amicizie, sulle condotte di vita…  
P.F.: Si.  
A.B.: … che cosa era… qual era la sua attività normale, eccetera.  
P.F.: Sì.  
A.B.: E furono sentite diverse persone.  
P.F.: Sì.  
A.B.: Lei ricorda anche che fu sentito un certo Tozzetti…  
P.F.: Tozzetti, sì.  
A.B.: Sì. Fu sentito un certo Nesi…  
P.F.: Sì.  
A.B.: Fu sentito un certo Dani…  
P.F.: Sì.  
A.B.: Ecco. Ricorda se queste persone, tutte, dissero che Pacciani non era uso andare a caccia?  
P.F.: Dunque, be’, ora… adesso, in questo momento…  
A.B.: Cioè, tutti quanti esclusero che Pacciani avesse la passione per la caccia. Sì, o no?  
P.F.: Questo non me lo ricordo. Io dovrei vedere gli atti.  
A.B.: Glielo posso dare?  
P.F.: Certo.  
P.M.: Sono testi di riferimento citati questi signori?  
A.B.: Non ricorda…  
P.M.: No, no. Io dico, prima di chiedere al teste… sennò è sempre lo stesso problema. Il Lemke per… 
A.B. (fuori microfono): …  
P.M.: Sì, ma non sono citati.
A.B. (fuori microfono): …  
P.M.: No, no. Non sono stati sentiti. Solo il Nesi. Il teste di riferimento, se non citato, si fa poco bene.  
P.F.: Allora, mi consenta, ho fatto migliaia di accertamenti, senza…  
A.B.: Tutta una serie di persone furono sentite da voi…  
P.F.: Sì, adesso ricordo che…  
A.B.: … e tutte quante esclusero che Pacciani avesse la passione per la caccia.  
P.F.: Sì, il Tozzetti era… aveva una macelleria, lì a… ecco, ricordo…  
P.M.: Bisognava indicare il Tozzetti come teste, Presidente, per farlo poi poter dire….  
Presidente: Va be’, va be’.  
A.B.: Nesi fu sentito, mi pare…  
P.M.: Sì, e l’abbiamo già sentito. Ci ha detto che faceva caccia con, insomma, con la pistola.  
A.B.: Faceva caccia con la pistola, però…  
Presidente: Lasciamo stare, forza.  
A.B.: … però in quell’occasione Nesi, o sbaglio?  
P.M.: Lasciamo stare, non c’è nessun problema.  
P.F.: Ma scusi, mi perdoni, eh. C’è un erro… Questo è Nesi Osvaldo, un signore secchettino che ricordo bene.  
A.B.: Si.  
Presidente: Non il Lorenzo, eh.  
P.F.: Non Lorenzo…  
P.M.: Allora bisogna indicare e sentire quelli li, per fare…  
P.F.: Si tratta di un signore che con il Pacciani lavorava. Ci riferisce tante altre cose, ma ecco, non è Nesi…
A.B.: Ecco, però a me interessa sapere, se lei lo sa…  
P.F.: Sì.  
P.M.: Non si può fare la domanda così, Presidente.  
A.B.: … questi accertamenti, se era vero che non avevano mai visto – nessuno – il Pacciani viaggiare di notte.
P.F.: Sì. Tra l’altro mi sembra che lo disse anche il brigadiere Di Bella, già comandante della Stazione. Io questo…  
A.B.: Ecco, lo disse anche… Che non hanno mai visto di notte a giro il Pacciani.  
P.F.: Così dissero, e così scrissi e riferii.  
A.B.: Grazie. Aspetti, le faccio un’altra domanda, se lei la ricorda: se è vero da questi accertamenti che il Pacciani era uso andare alle discariche, discariche, spazzatura, diciamo così, a prelevare roba e a… Se questo lo ricorda.  
P.F.: Questo non me lo ricordo, delle discariche.  
A.B.: Non se lo ricorda.  
P.F.: Onestamente.  
A.B.: Se ricorda, dagli accertamenti che voi avete fatto, che in comune di San Casciano gravitavano, cioè si fermavano, sostavano, direi, non dico mensilmente, ma durante l’anno una due o tre volte, dei circhi equestri.
P.F.: Sì, questo sì.  
A.B.: Oh. Furono fatti degli accertamenti; e se è vero che questi circhi equestri si fermavano nella zona di San Casciano o di Mercatale Val di Pesa dal 1978-’79, in poi.  
P.F.: Questo non posso…  
A.B.: Va be’. Lo domanderemo al maresciallo Minoliti, perché ha fatto lui un accertamento di questo genere. 
P.F.: Ecco, sì. Questo non… dei circhi…  
P.M.: È citato come teste oggi, quindi si può…  
Presidente: Benissimo, allora lo chiediamo a lui.  
A.B.: certamente. Comunque lei ricorda questa circostanza?  
P.F.: Dei circhi?  
A.B.: Che c’erano dei circhi equestri…  
P.F.: Mi sembra… Comunque letta, Avvocato.  
A.B.: Eh?  
P.F.: Comunque ho letto qualche cosa.  
A.B.: Ha letto qualche cosa. Io non ho altre domande, allo stato. Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Possiamo licenziare il teste?  
P.M.: Per il P.M. senz’altro.  
Presidente: Grazie Maresciallo. Può andare, buongiorno.  
P.F.: Prego.
Presidente: Il Pacciani ha qualcosa da dire al riguardo?  
A.B.: Il Pacciani dice che quello non è il portasapone che aveva lui. Dica lei. E’ un portasapone…?  
P.P.: Abbia pazienza, quello che avevo io, il portasapone, è acquistato qui dentro il carcere. E ha le rigature sopra, ma non il cerchietto. Ed è bianco, pulito, fu preso pieno di ninnoli di quelle figliole. E firmai per quello, io. Dopo, quell’altro non ne so nulla io.  
Presidente: Ma scusi, questo le venne sequestrato: risulta dal verbale.  
A.B.: Pieno di ninnoli…  
Presidente: In casa sua.  
P.P.: Uno bianco con rigature ovali, così, è ovale anche, così; ma non il cerchio, come presenta quello. E fu messo dentro questi ninnoli delle mie figliole – c’è braccialettini rotti, collanine e compagnia bella.  
P.M.: Presidente, forse loro capiscono meglio se guardando…  
P.P.: Io firmai per quello, mi fecero vedere solo quello, firmai per quello. È acquistato qui e la portai a casa, una saponetta Palmolive da bagno.  
P.M.: Forse, Presidente…  
P.P.: Ma quel cerchio lì non l’ho mai visto io.  
P.M.: Forse, Presidente, loro potranno controllare la veridicità dei fatti, indipendentemente dalle dichiarazioni dell’imputato, se guardano i due verbali di sequestro. C’è un verbale di sequestro di quel portasapone in quella data; e poi c’è, effettivamente quello è del giugno – un portasapone bianco che consegnò il signor Pacciani durante l’interrogatorio del 15 luglio, sequestrato… 
Presidente: Ma se…  
P.M.: Chiedo scusa, finisco. E c’è un accertamento, di cui c’è la possibilità di sentire un teste, anzi lo abbiamo già sentito, chiedo scusa. E questo secondo portasapone, sequestrato il 15 luglio, presentato, offerto dallo stesso Pacciani – quindi due mesi dopo – il quale effettivamente è stato acquistato presso il carcere. Quindi sono due cose diverse.  
Presidente: Sì, d’accordo. Ma resta almeno fermo, lei ci ha preso il reperto fotografico, che questo portasapone “Deis” secondo ciò che risulta dagli atti venne sequestrato…  
P.M.: Certo.  
Presidente: … in casa del Pacciani.  
P.M.: E non proviene dal carcere. Era questo.  
Presidente: Ed era quello al cui interno c’erano le collane, ninnoli e via dicendo.  
P.M.: Facciamolo… Ce lo dirà, ce lo dice il Maresciallo, che era presente.  
Presidente: Quindi lui nega che sia suo, però, in questo momento.  
P.M.: Esatto. Però in quel verbale è lì.  
Presidente: E che fosse in casa sua.  
P.M.: Sì, però siccome lui dice è quello del carcere, io le dico: quello del carcere è quello che ha dato lui. Sono due portasapone completamente diversi.  
Presidente: Comunque tanto Pacciani renderà, se crede, l’esame; o se non crede, dirà quello che vuole, non dirà.  
A.B.: Certo.  
Presidente: E chiarirà ulteriormente.  
A.B.: Cioè posso… 195, il numero 1 e il numero 3, mi sono…  
Presidente: No, no, va bene, è chiara la sua richiesta, Avvocato.  
P.M.: Ora è chiarissima.  
Presidente: Su questo punto. E la Corte, se non avete nulla da dire…  
P.M.: Nient’altro da dedurre.  
Presidente: Signori Avvocati di parte civile, su questo arqomento del teste di riferimento, avete qualcosa da dire?  
A.C.: No, c’era da fare qualche domanda al teste.  
A.B.: Bene. 
Presidente: Va be’, possiamo deciderla subito questa questione. Va bene? Non avete nulla da dire, vero, signori?  
P.M.: Nessuna…  
Presidente: Su questa questione del teste di riferimento, il Manfred.
A.P.: Per il teste di riferimento…  
A.B.: Anche sulla base – scusami e perdonami – anche sulla base di quelle che sono state le ulteriori enunciazioni del teste, il quale dice: ‘Sì, forse… eccetera’, per carità!  
Presidente: Maresciallo, mi faccia…  
A.C.: Ma, Presidente, scusi, noi riteniamo…  
Presidente: Ce l’ha scritto lì il nome di questo signore, per piacere?  
P.F.: Io lo posso produrre.  
A.C.: Presidente…  
Presidente: Avvocato Colao, un attimo che prendo il nome preciso di questo qua.  
A.C.: Prego.
Presidente: Manfred Lemke. Sì, sì, ricordo. Bene, grazie. Mi dica, avvocato Colao.  
A.C.: Dicevo, trattandosi di un’operazione di Polizia Giudiziaria, non credo che il teste di riferimento debba essere ascoltato. Questo è il mio punto di vista. Poi se il collega ha…  
Presidente: Va bene. Quindi voi vi associate, dico. Avvocati di parte civile, voi vi associate alla richiesta dell’avvocato Bevacqua. Su questo punto, Pubblico Ministero?  
P.M.: Remissivo, Presidente.  
Presidente: Remissivo.  
A.P.: Allora, l’avvocato Pellegrini, come parte civile, ritiene opportuno e necessario, a questo punto, sentire il teste indicato dal maresciallo Frillici. Io chiedo anche di potere esaminare in aula il portasapone e il suo contenuto, con i monili, con le collanine che c’erano dentro. Perché a seguito dell’esame che ne faremo, avrei probabilmente da fare un’istanza specifica; che però non posso fare finché non ho visto il contenuto.  
A.C.: Presidente, scusi però, se mi consente. Una domanda sola. Volevo chiedere al teste, il teste è ancora lì presente, no? Perché mi pare importante. 
Presidente: Ma ha a che fare con questa questione?  
A.C.: Sì, ha a che fare con questa questione, perché… Lei partecipò alla maxiperquisizione?  
P.F.: Sì.  
A.C.: Ecco, vi accorgeste di questo portasapone.  
P.F.: Personalmente, non me ne accorsi.  
A.C.: Oh, e la maxiperquisizione quando finì?  
P.F.: Finì il 25.  
A.C.: Il 25 maggio? Il 25 o 27 maggio.  
P.F.: Sì, mi pare. Adesso non…  
A.C.: Bene. Questo portasapone invece, se non erro, lei ha detto che è stato sequestrato il 2 giugno.  
P.F.: Esatto.  
A.C.: Oh. Mi vuol dire il motivo per cui sequestraste questo portasapone? Fu una cosa mirata? Come andò?  
P.F.: In questa circostanza, non sequestriamo solo il portasapone; sequestriamo anche il famoso blocco, altri oggettini, quindi queste collanine, eccetera. Quindi era un’attività, perché avevamo delle idee investigative, diciamo così, finalizzata a stabilire se tra quegli oggetti, che ce n’è innumerevoli, ci fosse qualcosa di pertinenza delle vittime.  
A.C.: Allora, se ho capito bene, voi sequestraste il portasapone perché conteneva degli oggettini?  
P.F.: Certo, certo.  
A.C.: Quindi come un contenitore?  
P.F.: Come contenitore.  
A.C.: Poi, in un secondo tempo…  
P.F.: Certo, il portasapone… Ma questa è l’attività normale della Polizia Giudiziaria: io sequestro qualche cosa, poi penso di fare dei riscontri.  
Presidente: Va bene.  
A.C.: Va bene. Grazie, non ho altre domande.  
Presidente: Allora, la Corte si ritira.
– DOPO LA SOSPENSIONE –  
Presidente: Diamo lettura della seguente ordinanza: “La Corte, sulla richiesta difensiva di ammissione alla testimonianza di Manfred Lemke, perché questi riferisca in merito alla bruciatura riscontrabile in un portasapone sequestrato nell’abitazione dell’imputato, sentite le parti, ritenuto che, anche a prescindere da considerazioni in rito circa l’ammissibilità del mezzo di prova richiesto, lo specifico elemento riguardo al quale è stata formulata la richiesta di deposizione appare sostanzialmente ininfluente ai fini del decidere, stante dichiarazioni che lo stesso Lemke e il padre del Meyer hanno già reso in sede di rogatoria internazionale, relativamente al portasapone. Per questo motivo rigetta la richiesta”. Alleghiamo al verbale questa. Proseguiamo, allora. C’era il maresciallo Frillici. Dov’è andato?  
P.M.: Devono… io non ho altre domande, eh.  
Presidente: Ah, va bene. Se avete altre domande…  
A.B.: Qualcuna la dovevo fare.  
Presidente: Ecco, e allora. . .
P.M.: Sì, è a disposizione.  
A.P.: Anche la parte civile.  
Presidente: Bene. Dov’è andato? Allora però ritorniamo all’ordine normale. E cioè, le parti civili— Prego, maresciallo, si accomodi. Gli avvocati di parte civile possono fare domande. Avvocato Pellegrini.  
A.P.: L’avvocato Pellegrini vorrebbe, con il permesso della Corte, tornare un attimo indietro rispetto al momento della rogatoria. E riferirmi al periodo successivo, periodo intercorrente fra le due perquisizioni: la maxiperquisizione e quella successiva che ha portato, fra l’altro, al sequestro del portasapone di cui si è parlato fino ad adesso. Vorrei chiedere al maresciallo Frillici se, ed eventualmente in quale momento, ha potuto constatare che in casa Pacciani – se e in quale momento – erano stati smossi dei mobili.  
P.F.: Sì, questo lo abbiamo potuto constatare nel corso della perquisizione del 02/06.  
A.P.: Del 2 giugno.  
P.F.: Sì. Del 2 giugno. Cioè a distanza di un mese circa, dalla fine dell’altra perquisizione. Della maxiperquisizione.  
A.P.: Quindi, rispetto alla situazione trovata e lasciata a seguito della maxiperquisizione, il mese successivo… 
P.F.: Sì.  
A.P.: … avete notato che dei mobili…  
P.F.: Sì.  
A.P.: Ecco, vuol essere più preciso, su questo punto?  
P.F.: Notammo delle striature sul pavimento di mattoni – io mi riferisco sempre all’abitazione di via Sonnino numero 30 – …  
A.P.: Di via Sonnino.  
P.F.: … delle striature provocate presumibilmente da strisciamento di… del frigorifero, in particolare.  
A.P.: Del frigorifero.  
P.F.: Che era posto accanto alla… al telefono.  
A.P.: Ecco, questo è il mobile che vi risultò, in qualche modo…  
P.F.: Sì, sì. In qualche modo rimosso.  
A.P.: … spostato. Ed erano rimaste le tracce in terra…  
P.F.: Sì.  
A.P.: … non ripulito, ecco…  
P.F.: Sì, perché sono delle belle incisioni, erano delle belle incisioni e quindi si notava la differenza anche di colore tra l’incisione e il…  
A.P.: Quindi, i piedini del frigorifero avevano provocato…  
P.F.: Esatto, esatto.  
A.P.: … queste tracce.  
P.F.: Aveva provocato queste tracce. Così si…  
A.P.: E le trovaste, quindi, il 2 giugno.  
P.F.: Esatto. Al momento della perquisizione.  
A.P.: La ringrazio.
P.F.: Prego. 
Presidente: Avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Senta, Maresciallo, lei ha fatto con la SAM tutta una serie di accertamenti.  
P.F.: Sì.  
Presidente: Il microfono, Avvocato, grazie.  
A.B.: Grazie. Ha fatto tutta una serie di accertamenti sul Pacciani, sulle amicizie, sulle condotte di vita…  
P.F.: Si.  
A.B.: … che cosa era… qual era la sua attività normale, eccetera.  
P.F.: Sì.  
A.B.: E furono sentite diverse persone.  
P.F.: Sì.  
A.B.: Lei ricorda anche che fu sentito un certo Tozzetti…  
P.F.: Tozzetti, sì.  
A.B.: Sì. Fu sentito un certo Nesi…  
P.F.: Sì.  
A.B.: Fu sentito un certo Dani…  
P.F.: Sì.  
A.B.: Ecco. Ricorda se queste persone, tutte, dissero che Pacciani non era uso andare a caccia?  
P.F.: Dunque, be’, ora… adesso, in questo momento…  
A.B.: Cioè, tutti quanti esclusero che Pacciani avesse la passione per la caccia. Sì, o no?  
P.F.: Questo non me lo ricordo. Io dovrei vedere gli atti.  
A.B.: Glielo posso dare?  
P.F.: Certo.  
P.M.: Sono testi di riferimento citati questi signori?  
A.B.: Non ricorda…  
P.M.: No, no. Io dico, prima di chiedere al teste… sennò è sempre lo stesso problema. Il Lemke per… 
A.B. (fuori microfono): …  
P.M.: Sì, ma non sono citati.
A.B. (fuori microfono): …  
P.M.: No, no. Non sono stati sentiti. Solo il Nesi. Il teste di riferimento, se non citato, si fa poco bene.  
P.F.: Allora, mi consenta, ho fatto migliaia di accertamenti, senza…  
A.B.: Tutta una serie di persone furono sentite da voi…  
P.F.: Sì, adesso ricordo che…  
A.B.: … e tutte quante esclusero che Pacciani avesse la passione per la caccia.  
P.F.: Sì, il Tozzetti era… aveva una macelleria, lì a… ecco, ricordo…  
P.M.: Bisognava indicare il Tozzetti come teste, Presidente, per farlo poi poter dire….  
Presidente: Va be’, va be’.  
A.B.: Nesi fu sentito, mi pare…  
P.M.: Sì, e l’abbiamo già sentito. Ci ha detto che faceva caccia con, insomma, con la pistola.  
A.B.: Faceva caccia con la pistola, però…  
Presidente: Lasciamo stare, forza.  
A.B.: … però in quell’occasione Nesi, o sbaglio?  
P.M.: Lasciamo stare, non c’è nessun problema.  
P.F.: Ma scusi, mi perdoni, eh. C’è un erro… Questo è Nesi Osvaldo, un signore secchettino che ricordo bene.  
A.B.: Si.  
Presidente: Non il Lorenzo, eh.  
P.F.: Non Lorenzo…  
P.M.: Allora bisogna indicare e sentire quelli li, per fare…  
P.F.: Si tratta di un signore che con il Pacciani lavorava. Ci riferisce tante altre cose, ma ecco, non è Nesi…
A.B.: Ecco, però a me interessa sapere, se lei lo sa…  
P.F.: Sì.  
P.M.: Non si può fare la domanda così, Presidente.  
A.B.: … questi accertamenti, se era vero che non avevano mai visto – nessuno – il Pacciani viaggiare di notte.
P.F.: Sì. Tra l’altro mi sembra che lo disse anche il brigadiere Di Bella, già comandante della Stazione. Io questo…  
A.B.: Ecco, lo disse anche… Che non hanno mai visto di notte a giro il Pacciani.  
P.F.: Così dissero, e così scrissi e riferii.  
A.B.: Grazie. Aspetti, le faccio un’altra domanda, se lei la ricorda: se è vero da questi accertamenti che il Pacciani era uso andare alle discariche, discariche, spazzatura, diciamo così, a prelevare roba e a… Se questo lo ricorda.  
P.F.: Questo non me lo ricordo, delle discariche.  
A.B.: Non se lo ricorda.  
P.F.: Onestamente.  
A.B.: Se ricorda, dagli accertamenti che voi avete fatto, che in comune di San Casciano gravitavano, cioè si fermavano, sostavano, direi, non dico mensilmente, ma durante l’anno una due o tre volte, dei circhi equestri.
P.F.: Sì, questo sì.  
A.B.: Oh. Furono fatti degli accertamenti; e se è vero che questi circhi equestri si fermavano nella zona di San Casciano o di Mercatale Val di Pesa dal 1978-’79, in poi.  
P.F.: Questo non posso…  
A.B.: Va be’. Lo domanderemo al maresciallo Minoliti, perché ha fatto lui un accertamento di questo genere. 
P.F.: Ecco, sì. Questo non… dei circhi…  
P.M.: È citato come teste oggi, quindi si può…  
Presidente: Benissimo, allora lo chiediamo a lui.  
A.B.: certamente. Comunque lei ricorda questa circostanza?  
P.F.: Dei circhi?  
A.B.: Che c’erano dei circhi equestri…  
P.F.: Mi sembra… Comunque letta, Avvocato.  
A.B.: Eh?  
P.F.: Comunque ho letto qualche cosa.  
A.B.: Ha letto qualche cosa. Io non ho altre domande, allo stato. Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Possiamo licenziare il teste?  
P.M.: Per il P.M. senz’altro.  
Presidente: Grazie Maresciallo. Può andare, buongiorno.  
P.F.: Prego.
A.B.: Mi dice un teste della difesa… Chiedo scusa, il teste della difesa, il signor Iandelli, che, essendo affetto da una malattia, gradirebbe se la Corte lo sentisse al più presto possibile.  
P.M.: Volevo… Avevamo rimandato… Nessun problema. Sentiamo Longo Ivo, perché l’avevamo rimandato di dieci minuti, che ha lo stesso problema. È qui dalle 9.00, dopodiché…  
Presidente: Se questo non sta bene, sentiamo prima lui.  
P.M.: Io non so se sta bene o non sta male.  
A.B.: Mi ha detto che è diabetico.  
P.M.: Nessun problema, nessun problema.  
Presidente: Allora sentiamo lui. Iandelli?  
P.M.: Guido, Presidente. Ivo, o Guido. A me sembra Ivo. Ora ce lo dirà il signor…  
Presidente: Va bene.  
P.M.: Guido.  
Presidente:Guido. Si accomodi, buongiorno. Non è che lo abbiamo già sentito, vero?  
A.B.: No, no, questo è lo zio.  
Presidente: Lo zio dello Iandelli Luca.  
P.M.: Esatto, Presidente.  
Presidente: Benissimo. Senta, signor Iandelli, ci vuol dare le sue generalità, per cortesia?
G.I.: Sì.  
Presidente: Vuol essere ripreso o no dalle telecamere?
G.I.: No.  
Presidente: No. Non riprendete il signore.  
G.I.: Iandelli Guido. Vuole la data di nascita anche?
Presidente: Sì, grazie.  
G.I.: XX/XX 19XX.  
Presidente: Dove risiede?  
G.I.: Xxxxxxxxxxx.  
Presidente: Legga, per cortesia, quella formula. Le dispiace?  
G.I.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza”.  
Presidente: Vuole rispondere, per cortesia, alle domande dell’avvocato Bevacqua e poi delle altre parti?  
G.I.: Sì.  
A.B.: Ecco, signor Iandelli, lei ha detto che vive a Mercatale. Che attività esercita?  
G.I.: Ci ho un negozio di elettrodomestici e riparazioni.  
A.B.: Conosce il signor Pacciani?  
G.I.: Sì.  
A.B.: Suo… Ci ha un nipote che si chiama Iandelli… ? Ci ha un nipote lei?  
G.I.: Si.  
A.B.: Lei ricorda di questa circostanza che le fu riferita dal Maresciallo dei Carabinieri di San Casciano Val di Pesa, secondo cui il suo nipote le avrebbe riferito un certo fatto, a lui accaduto e relativo al Pacciani? Ricorda questo.  
G.I.: A me mi è stato chiesto già dai carabinieri di San Casciano, questo fatto. 
A.B.: Ecco, e cosa disse lei in quell’occasione?  
G.I.: Io dissi che non ne sapevo niente. A me non aveva detto nessuno… nessuna cosa.  
A.B.: Ecco.  
G.I.: L’avevo saputo, così per caso, da un giornale.  
A.B.: Quindi non era vero che suo, che suo nipote le aveva confidato di aver visto una notte il Pacciani vicino alla sua macchina.  
G.I.: No, a me non mi ha mai parlato di queste cose.  
A.B.: Suo nipote non le ha mai parlato di questo? Né suo nipote, né altri?  
G.I.: No.  
A.B.: E lei ha riferito allora. Voglio sapere se conferma…  
G.I.: Sì.  
A.B.: Questo.  
G.I.: Sì, confermo quello che ho detto a quella…  
A.B.: Quindi lei da suo nipote non ha mai saputo nulla di queste… ?  
G.I.: Niente. L’ho saputo ora, tardi; però lui, personalmente, non mi ha mai detto niente di queste cose.
A.B.: Non le ha mai detto niente. Io non ho altre domande. E cioè, mi scusi, l’ultima domanda insistita – posso dirlo insistita, Pubblico Ministero? domanda insistita è se lei, in questa circostanza l’ha saputa soltanto – è una domanda che già prelude la risposta – se lei l’ha saputa e da chi l’ha saputa, questo fatto.  
G.I.: Quale domanda? Questa del…  
A.B.: Cioè, questo fatto, questa circostanza secondo cui suo nipote avrebbe…  
G.I.: Io l’ho saputa per caso da un giornale letto in un bar, che c’era il nome. Che glielo dissi a suo tempo. Sicché io non ne sapevo niente.  
A.B.: Grazie, non ho altre domande.  
G.I.: Prego.  
Presidente: Signori Avvocati, signor Pubblico Ministero?  
P.M.: Sì, grazie, Presidente.  
P.M.: Signor Iandelli, noi prendiamo atto e… Le volevo far presente, come le ha fatto presente a suo tempo il Maresciallo dei carabinieri che la sentì, che invece il signor Lotti Franco, medico, che noi abbiamo sentito, afferma e conferma che questa circostanza, a lui Lotti, gliel’ha riferita lei. Lei lo conosce il medico Lotti?
G.I.: Io conosco Lotti, però io non gli ho mai detto niente a lui.  
P.M.: E c’è un motivo, secondo lei, di rancore fra voi, o un motivo per cui il Lotti, o lei, uno dei due, raccontate una cosa non vera? Lei capisce, o è lei che mente, o è il Lotti che mente.  
G.I.: Ma io, per guanto mi riguarda, io non mento. Questo…  
P.M.: Anche Lotti dice che lui non mente, che gliel’ha detto lei. Quindi…  
G.I.: Allora, io non so, a questo punto non devo fare il gi… io…  
P.M.: No, le chiedo, per caso ci sono stati dei dissidi fra lei e il Lotti, medico… 
G.I.: No, assolutamente.  
P.M.: Siete in buoni rapporti.  
G.I.: Siamo in buoni rapporti.  
P.M.: Quindi anche lei non si sa spiegare perché il Lotti medico dice questo.  
G.I.: Appunto.  
P.M.: Lei conosce Salvadori Antonella? Che è la ragazza che stava con suo nipote all’epoca di questo episodio?  
G.I.: Sì, io la conosco…  
P.M.: La conosce.  
G.I.: La conosco, perché ci ho un negozio ed è anche cliente, fra l’altro.  
P.M.: Ecco. Lei sa che la Salvadori Antonella, oltre ad essere stata all’epoca la ragazza, o insomma, la fidanzata, così ci ha detto, del… di suo nipote, è anche l’attuale nuora del Lotti Franco?  
G.I.: Io…  
P.M.: Perché il figlio del Lotti Franco è l’attuale marito della Salvadori?  
G.I.: Io la conosco come questa Antonella, però di tutto il rigiro, io non ne so niente.  
P.M.: Ma non è un rigiro. È un fatto anagrafico.  
G.I.: Conosco… non sapevo…  
P.M.: Mi segue? Ha capito…  
G.I.: Sì, io non sapevo che era la ragazza del mio nipote, perché non me l’ha mai presentata…  
P.M.: Ah, non lo sapeva.  
G.I.: Io so… La conosco ora perché, gliel’ho detto, avendo un negozio, è cliente…  
P.M.: Cioè, Lotti Franco, che è attuale suocero di questa Salvadori…  
G.I.: Sì.  
P.M.: … che era con suo nipote, quella sera, dice che gliel’ha detto lei questo fatto.  
G.I.: Io non gliel’ho detto di certo!  
P.M.: E questa parentela la sa da me oggi, e che il fatto della Salvadori era stata, aveva avuto una amicizia, insomma, qualcosa di più con suo nipote, l’ha saputo non certo oggi, ma non l’ha saputo da suo nipote?  
G.I.: No.  
P.M.: Il Lotti glielo disse quando… gliene ha mai parlato di questo?  
G.I.: No, io non ho mai parlato con il Lotti di queste cose, onestamente. Della sua nuora, di tutta questa faccenda.  
P.M.: Uno dei due mentirà. Nessuna domanda, grazie.  
Presidente: Lei il Pacciani lo conosceva?  
G.I.: Sì.  
P.M.: Come mai lo conosceva?  
G.I.: Perché è stato cliente. Gli ho venduto il televisore, gli ho messo un’antenna…  
P.M.: Ha avuto rapporti con il Pacciani.  
G.I.: Ho avuto rapporti di lavoro come con tante persone…  
P.M.: E invece con il Lotti che tipo di rapporti ha? È stato suo medico?
 G.I.: È stato mio medico per trent’anni e anche cliente.  
P.M.: Allora le appare strano che oggi dica una cosa non vera.  
G.I.: Appunto, sì. Strano. Ci saranno stati dei fraintesi, io non…
A.B. fuori microfono: …  
P.M.: Un frainteso. Quindi un discorso simile lo avete fatto, ma non così?  
G.I.: Ma non lo so.  
P.M.: Il frainteso vuol dire che un discorso simile si è fatto, e uno dei due ha capito male. Lei dice, ‘discorsi simili mai fatti’.  
G.I.: Io mai fatti.  
P.M.: Allora, con il Lotti avete mai parlato di suo nipote?  
G.I.: No.  
P.M.: E allora capisce che frainteso è un po’ difficile.  
G.I.: Eh, appunto. Io… da parte sua frainteso, io non gli ho mai detto niente.  
P.M.: No, capisce, il frainteso è quando si parla di una persona e si equivoca sull’argomento. Ma qui, se lei non ha mai parlato di suo nipote con il Lotti, un frainteso…  
G.I.: No, io assolutamente con il Lotti di queste cose, nulla.  
P.M.: Ma il Lotti dice anche quando. Eravate in un negozio.  
G.I.: Eh?  
P.M.: Eravate… “Al momento della riparazione di un elettrodomestico effettuata da Iandelli Guido nei primi mesi del ’92. In questo frangente…  
G.I.: Se lo immagina? Io non mi ricordo più nemmeno del ’92.  
P.M.: In questo frangente lei avrebbe racconta— Si ricorda di aver riparato un elettrodomestico del dottor Lotti lei?  
G.I.: Sì, come minimo gliene avrò riparati una cinquantina. Sicché…  
P.M.: Ce li aveva sempre rotti, probabilmente.  
G.I.: Eh?  
P.M.: Aveva sempre elettrodomestici rotti.  
G.I.: No…  
P.M.: Allora vede che…  
G.I.: … era un cliente. Ci ha tanta roba in casa, mi parla di cinque anni fa. Lo sa in cinque anni quanti…  
P.M.: No, nel ’92, sono scarsi due anni fa. I primi mesi del ’92, sono poco meno di due anni fa.  
G.I.: Io non me lo ricordo. Non ho ricordo di codesto fatto.  
P.M.: Bene. Non ho altre domande, grazie.  
G.I.: Va bene.  
Presidente: Avvocato Colao.  
A.C.: Scusi, suo nipote… vuol dire il nome di suo nipote? Come si chiama.  
G.I.: Iandelli Luca.  
A.C.: Iandelli luca. Abitate vicini di casa?  
G.I.: A… due chilometri.  
A.C.: E come gli viene nipote a lei?  
G.I.: È figliolo di una sorella di mia moglie.  
A.C.: Ecco. Ci sono buoni rapporti fra di voi? Vi vedete spesso?  
G.I.: No. Non ci si vede quasi mai perché lui lavora a Firenze e torna tardi la sera. Ci si vede pochissimo, insomma. Anche se siamo… I rapporti sono ottimi, come da… nipote. Però, come frequentare— Praticamente lui sta tutto il giorno a Firenze, torna tardi la sera e ci si vede poco, insomma.  
A.C.: Ma in occasione di festività…  
G.I.: Sì, qualche festività, un paio di volte…  
A.C.: Natale, Pasqua… Siete una famiglia unita?  
G.I.: Sì, insomma, alla meglio, diciamo.  
A.C.: Quindi avete modo di scambiare opinioni, idee… Senta, lei ha detto che non gli è stato riferito quel certo fatto. Ma non ha detto qual è il fatto.  
G.I.: Quale fatto?  
A.C.: Qual è il fatto? Che lei…  
G.I.: No, lui mi ha chiesto della faccenda di mio nipote, se aveva visto questo signore. Io l’ho letto su un giornale in un bar, che c’era un testimone che si chiamava Iandelli Luca e aveva visto una sera un signore che lo stava… gli stava dando noia mentre stava facendo all’amore con un’altra. Io l’ho letto su un giornale in un bar. Così, perché vo’ a prendere il caffè e ne parlavano. Dice, ‘guarda, è il tuo nipote, così e così’. Io l’ho saputo così. Come dissi a sua volta ai Carabinieri.  
A.C.: Ma “così e così”, cosa?  
G.I.: Come?  
A.C.: “Così e così”, cosa? Suo nipote “così e così”. Che significa?  
G.I.: Ho saputo che lui aveva visto una persona mentre stava facendo all’amore con una… con la ragazza, l’aveva visto di fuori, insomma.  
A.C.: L’aveva visto dal di fuori. E chi era questa persona?  
G.I.: Ma, non lo so. Perché non glielo chiede a… Lui non l’ha conosciuto. Dopo, dopo questa faccenda gliel’ho chiesto a mio nipote, no? Come si fa, come l’ha detto lei, però lui non l’ha conosciuta questa persona. Però queste cose sarebbe meglio… Non è un bambino, lo chieda al nipote mio, non a me.  
A.C.: Però, il fatto…  
G.I.: A me non mi ha mai detto niente, che lui, prima di queste cose, lui non mi ha mai detto niente. Che aveva visto. Io l’ho visto, se n’è parlato dopo che è stato qui al processo, eccetera.  
A.C.: Allora è lei che gli ha chiesto a suo nipote spiegazione di questo fatto.
A.B. fuori microfono: …  
A.C.: Ho capito. Senta, e con sua sorella ne ha parlato mai di questo fatto?  
G.I.: No.  
A.C.: Perché suo nipote rimase impressionato da questo fatto.  
G.I.: Mah, io non lo so, perché…  
A.C.: No, ma lei, quando gliene parlò, no?  
G.I.: Io gliene ho parlato ora, in questi giorni… Non all’epoca, perché all’epoca io non ne sapevo niente. Nessuno mi aveva detto niente.  
Presidente: Ne ha parlato ora, via, Avvocato.  
A.C.: Va bene, grazie.  
Presidente: Dopo tutti questi fatti. Va bene? Può andare il teste? Grazie signor Iandelli, può andare, buongiorno.  
G.I.: Arrivederci, grazie.
Presidente: Chi sentiamo adesso?  
P.M.: Longo Ivo, Presidente.  
Presidente: Si accomodi, prego. Sieda pure lì. Vuol dare le sue generalità, per cortesia? Complete.  
I.L.: Longo Ivo, nato a Xxxxxxx Xxxxxxx, XX/XX/XX.  
Presidente: Residente?  
I.L.: Residente a Xxxxxxxxx, via Xxxxxxxxxx. 
Presidente: Vuole leggere, per cortesia, la formula?  
I.L.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza”.  
Presidente: Lei non conosce, non ha legami con nessuna delle parti del processo.  
I.L.: No, assolutamente.  
P.M.: Bene. Signor Pubblico Ministero, prego.  
P.M.: Sì, volevo chiedere che professione fa il signor Longo.  
I.L.: Negoziante di articoli cinefotoottici.  
P.M.: A Firenze?  
I.L.: A Firenze, sì.  
P.M.: Senta signor Longo, lei…  
Presidente: Una domanda, scusi, signor Longo. Consente o no le riprese televisive?  
I.L.: Mah, preferirei di no. Preferisco di no.  
Presidente: No. Quindi non riprendete il signore in nessuna maniera. Non diffondete l’immagine. Chiaro? Prego.  
P.M.: Signor Longo, lei alcuni giorni fa si è presentato in Questura…  
I.L.: Sì.  
P.M.: … previo appuntamento. Aveva fatto qualche telefonata e ha riferito delle cose che… relative al 1985, che lei ricorda. Vuole raccontare queste cose alla Corte?  
I.L.: Sì. Io tornavo la domenica del… credo che sia il 6 settembre, ora non ricordo… la domenica sera tornavo dal mare, da Grosseto, praticamente, per rientrare a Firenze.  
P.M.: Era l’8 settembre, eh.  
I.L.: L’8 settembre. Adesso il giorno, momentaneamente mi sfugge. Ad ogni modo era domenica. E, appena passato, diciamo, la…  
Presidente: Quindi era in macchina. Che tipo di macchina?  
I.L.: Ero in macchina. A quell’epoca, adesso ho cercato di ripensare, avrei dovuto avere o una Campagnola, o un GTV 2000, insomma una delle due. Ma penso sia la campagnola. La macchina con cui rientravo io da Grosseto.  
Presidente: Era solo?  
I.L.: Sì, ero solo. Normalmente vado con moglie e figli, ma a settembre il tempo non è più da estate piena, e vado da solo. Tornando e avendo, diciamo, superato l’ultima uscita della superstrada per San Casciano, l’ultima uscita della superstrada prima di Firenze, verso mezzanotte, mezzanotte e cinque, mezzanotte meno cinque, mi sono visto tagliare la strada da un’automobile che mi proveniva dalla destra che si… da una strada che si immette sulla superstrada e dovrebbe essere quella strada che viene da San Casciano e poi va nella Cassia. Questo non è che sia praticissimo di quelle zone, però quella strada la ricordo perché…  
Presidente: Sarebbe il raccordo che immette sulla superstrada.  
I.L.: Il raccordo che immette sulla superstrada. Esatto. Che sta tra l’uscita ultima, diciamo, di San casciano e l’ingresso a Firenze. E questa macchina praticamente si è immessa nella strada, ma senza poi, diciamo, mettersi nella sua carreggiata. Ma è venuta dritta dalla strada dove stava venendo, che viene dalla discesa, cioè sta salendo. Me la sono trovata praticamente sul davanti, quasi davanti affiancata sul lato destro mio, costringendomi praticamente, oltre a rallentare, a buttarmi tutto sulla sinistra. Dopo lampeggiamenti, segnali acustici e roba del genere, insomma questa persona seguitava ad andare per i fatti suoi, dritta, con la sua macchina. Poi, fatti altri due o trecento metri, si è leggermente spostato sulla destra. A questo punto io l’ho superato, se non altro per potergliene dire quattro. Invece, nonostante ripetuti, ripeto, suoni di clacson e lampeggiamenti, questa persona proprio non mi ha guardato nemmeno. Proseguiva dritto. Proseguiva lì sulla strada e aveva… perché il momento che l’ho affiancato, appunto, per girarmi per vedere chi fosse questa persona, aveva la luce dell’abitacolo accesa, un volto sudatissimo, proprio grondava sudore. Il che, insomma, la notte a mezzanotte non era nomale, e guidava come se fosse in stato di trance. Perché praticamente a me non mi ha né visto dietro, quando sopraggiungevo, né mi ha visto, né si è mosso quando io ero a fianco, e seguitava a guidare dritto. La descrizione me la sono ricordata su… Cioè, l’ho fatta subito, perché insomma ho avuto modo di essermi affiancato sulla… vicino alla macchina sua, ad una distanza di circa due metri, un metro e mezzo, due metri e mezzo. E sono stato, insomma, diverso tempo, per vedere se questa persona si rendeva conto che io… insomma mi aveva tagliato la strada e che c’ero io. Niente. Poi, l’ultima uscita da lì era solamente Firenze. Pertanto presumo che quella persona poi fosse uscita a Firenze e basta.  
Presidente: Lei lo ha superato.  
I.L.: Sì, poi l’ho superato, sì. Mi sono affiancato… non lo so, per la lunghezza di 50-100 metri.  
P.M.: Ce lo può descrivere? Lei lo ha riconosciuto in qualcuno lì per lì.  
I.L.: No, lì per lì non ho riconosciuto nessuno. Io posso descriverlo, perché era una persona di una cinquantacinquina d’anni, cinquantotto, cinquantacinque. Piuttosto robusta, con… Ecco, l’unica cosa che ho notato bene è che aveva questo collo piuttosto… diciamo basso, taurino e largo, una camicia a maniche corte, bianca. Ripeto, questo viso, fronte imperlata proprio di sudore, una cosa… insomma che non avevo mai visto; occhialini… occhiali, non occhialini: occhiali tipo vista, con montatura in oro, molto sottili. E la luce, appunto, accesa nel vano della vettura, e polsi piuttosto grandi, quasi il doppio dei miei e piuttosto… diciamo con… pelosini. Capelli brizzolati, a un 50 per cento. Non era né completamente bianco né nero; capelli corti tirati leggermente ali’indietro. Il viso, a questo ho fatto caso appunto, di viso era completamente rasato. Non aveva barba, non aveva… proprio…  
Presidente: Baffi, niente.  
I.L.: Né baffi, né barba. Una barba anche fatta, penso, recentemente.  
P.M.: Era solo?  
I.L.: Era solo, sì.  
P.M.: Lei, in questa persona ha poi ravvisato qualcuno? Successivamente.  
I.L.: Ma io, questa persona sapevo…  
P.M.: Come mai ha pensato di fare questo suo racconto alla Polizia?  
I.L.: Ci arrivo.  
P.M.: Lì per lì… ecco, lì per lì…  
I.L.: Lì per lì, praticamente, io me la sono presa con questa persona. Anzi, ho pensato che fosse un… chissà perché, insomma, un… non sono riuscito a dare altre spiegazioni. Siccome appunto ho visto una persona che era tra l’altro ben messa, rasata, questi occhialini, questa camicia pulita e questo volto sudato, mi ha dato l’impressione fosse – che so io? – un veterinario, un dottore che tornasse da qualche casa in campagna dopo aver fatto qualche parto a qualche animale. Insomma, pensavo che fosse una cosa del genere. Poi non ci ho pensato più per tutto il giorno, il giorno dopo, un paio di giorni… Non lo so. Poi mi è venuto in mente quando invece ho letto, ho ascoltato per radio – adesso non ricordo bene – la… diciamo dell’assassinio di questa coppia di francesi, avvenuta appunto domenica, allora mi è venuto in mente quel viso che io avevo visto. E, a quel punto io…  
P.M.: Quel viso le è rimasto in mente?
I.L.: Assolutamente, sì. Cioè, talmente in mente che io poi, parlandone con degli amici, con cui appunto si va al mare, feci anche a loro questa descrizione. Ci fu addirittura uno di loro che me lo confermava proprio ieri o ieri l’altro che ci siamo rivisti, che lui, dalla descrizione che gli avevo fatto io, appena ha visto le prime immagini, non so se su giornale, sul televisore, del signor Pacciani, lui ha detto, ‘io… quella persona è quella che tu praticamente hai visto’.  
P.M.: Sul suo racconto, questo.  
I.L.: Sì.  
P.M.: Ma lei che ha presente l’uomo visto allora, è il Pacciani… che ha visto?  
I.L.: Assolutamente si.  
I.L.: Non il Pacciani di adesso, perché adesso lo vedo insomma piuttosto grasso, capelli… cioè, piuttosto cicciottello in viso, capelli bianchi…  
P.M.: Però le sembianze sono quelle.  
I.L.: Assolutamente sì. E io l’ho riconosciuto, la prima volta che vidi a quell’epoca, ripeto, io ne parlai con degli amici, anche con qualche poliziotto che è cliente mio, così. Però nessuno diede peso a quello che dicevo io per il semplice fatto che, a quell’epoca, tutti stavano cercando altra gente. Non certamente il Pacciani.  
P.M.: Quindi lei disse ‘non sarà quello’. Solo successivamente, quando ha visto…  
I.L.: No, io ero anche convinto, quando cercavano il Vinci, o altri nominativi, ero talmente convinto, insomma, che non poteva essere fisicamente la persona che avevo visto io, perché era ben diversa, che questa immagine me la sono tenuta sempre in testa. Cioè questa immagine non è che si sia cancellata, perché insomma mi aveva lasciato un pochino perplesso. Poi, il primo giorno… adesso non ricordo in che occasione, sicuramente per televisione, penso durante un trasferimento del Pacciani, forse la prima volta che lo facevano vedere per televisione, verso l’ora di pranzo, così… insomma, appena l’ho visto, l’ho riconosciuto al cento per cento, come quella persona che avevo visto quella notte, a mezzanotte, sulla superstrada.  
P.M.: Ecco. E come mai non pensò che poteva essere utile la sua deposizione allora?  
I.L.: Ma, per il semplice fatto… a parte il fatto che io lavoro. Non è che poi abbia tanto tempo…  
P.M.: Dice, l’hanno già preso, cioè…  
I.L.: Ecco, io ero convinto, dico, oramai sono sulla strada giusta. Molto probabilmente la cosa è fatta. Cioè, è inutile che io intervenga per confermare una cosa che oramai è già acclarata.  
P.M.: E come mai invece ora, dato che lei dice di averlo visto a mezzanotte, ha ritenuto opportuno… ?  
I.L.: Eh, per il semplice fatto che io non è che abbia seguito molto da vicino il caso. Anzi, dirò, lo leggo così, sporadicamente, quando gualche rivista pubblica gualche cosa. Però mi sembra di aver sentito, o per televisione o – adesso non ricordo – se letto, che appunto il Pacciani asserisce che quella sera, a quell’ora lui non era da quelle parti, ma era a una festa o roba del genere. A questo punto, insomma, mi sono sentito di intervenire perché, che sia o non sia lui, e questo a me interessa poco, ma lui a mezzanotte era sul raccordo della superstrada che va tra Siena e Firenze.  
P.M.: Io la ringrazio. Senta una cosa, lei ha detto aveva degli occhiali?  
I.L.: Non io.  
P.M.: No, no, il signor…  
I.L.: Sì, sì.  
P.M.: Presidente, sono stati sequestrati a Pacciani degli occhiali; c’è un fascicolo fotografico. Se lei crede, forse li mostrerei; c’è un paio di occhiali che assomigliano molto alla descrizione fatta dal teste.  
Presidente: Erano occhiali, lei ha detto, da vista, non da sole.  
I.L.: Erano occhiali da vista, montatura di occhiali da vista piuttosto grandini, tipo Ray-Ban. Solamente…
Presidente: Di montatura metallica?  
I.L.: Montatura metallica dorata.  
Presidente: Dorata.  
P.M.: È un suo ricordo così, generico, di questi occhiali? O è sicuro che aveva…  
I.L.: No, perché io ho avuto modo di vedere questa persona; ripeto, prima di vederla davanti, ho notato solamente questo collo, diciamo, basso e spalle grosse. Poi, nel momento del sorpasso, appunto visto che lui non mi degnava. .. non si girava o altro, cioè anche per mandarlo solamente a quel paese, insomma, avrei avuto piacere che si girasse. E sono stato lì 15, 20, 30 secondi in parallelo con la sua vettura. Appunto, allora a questo punto ho avuto modo dì vederlo bene.  
P.M.: E c’era la luce dell’abitacolo accesa?  
I.L.: La luce dell’abitacolo era accesa.  
P.M.: Senta, un’ultima cosa, signor Longo. Lei ha detto, almeno così… c’è una relazione della SAM, non so chi si è capito male o qual è la verità, che lei quella sera, se leggo male, aveva una Citroen DS. Per caso ha detto così alla Polizia?  
I.L.: Io a quell’epoca, ripeto, avevo tre automobili. Non so quella sera con quale ero andato al mare.  
P.M.: Bene. Quindi o una Citroen…  
I.L.: Avevo una Citroen DS, un’Alfa GTV tipo 2000 e una campagnola.  
P.M.: Va bene, io non ho altre domande, Presidente.  
Presidente: Vogliamo vedere quegli occhiali?  
P.M.: Esatto, Presidente. Il fascicolo non se ce l’ha lei, mi hanno detto.  
Presidente: No, veramente me l’ha preso lei.  
P.M.: Allora, se qualcuno ce lo sta… Ecco, grazie. Presidente, se vuol vedere lei: ci sono numerosi occhiali, vogliamo… ?  
Presidente: Vogliamo proiettarli, così li vediamo tutti?  
P.M.: Sì, grazie.  
Presidente: E così il teste ci dice…  
P.M.: Non sono mica stati mostrati a lei degli occhiali, vero? È la prima…?
 I.L.: No.  
P.M.: Ecco, benissimo.  
Presidente: Allora, guardiamo se lei riconosce non gli occhiali, il tipo.
(foto proiettate)  
I.L.: No.  
Presidente: Ecco, ingrandiamoli possibilmente.  
I.L.: No, questi sono in osso, gli altri erano in metallo.  
Presidente: Ingrandiamoli, dunque.  
P.M.: Lei fa l’ottico vero? Ci ha detto.  
I.L.: Sì.  
Presidente: Lei fa l’ottico. Benissimo. Questa è la foto numero 1.  
I.L.: Cioè non sono ottico. Ho un negozio di ottica, poi ho un dipendente ottico. 
P.M.: Sì, sì.  
A.B.: Mancava l’ottico, per fare…  
P.M.: L’abbiamo scelto bene, eh?  
I.L.: No, questo no, assolutamente.  
Presidente: Quindi, questa è la foto numero 1: non è.  
I.L.: Questo no.  
Presidente: Questo fumé, è la foto numero 2, penso nemmeno.  
P.M.: Diamo, Presidente,… è un fascicolo che riguarda tutti occhiali sequestrati a Pacciani.  
I.L.: Questo è più simile. Però questo è…  
Presidente: Però sono occhiali da sole.  
I.L.: Da sole, quello invece era trasparente.  
Presidente: Trasparente. È sicuro che ci fossero le lenti?  
I.L.: No, no, lenti non ce n’erano. Cioè non ce n’erano da sole. Se poi fossero stati da vista o senza lenti, questo non lo so. Perché è difficile vedere: la lente è bianca, praticamente, poi.  
Presidente: La lente è bianca.  
I.L.: Questo assolutamente, potrebbe essere come tipo di montatura, però…  
Presidente: Come tipo di montatura, però sono occhiali da sole, lenti colorate.
I.L.: Non equivalente. Questo no.  
Presidente: Questo no.  
I.L.: No, no, assolutamente.  
Presidente: Il numero 4, vedo. Il numero 3 invece poteva essere, salvo che… 
I.L.: Al limite potrebbe essere stato anche questo, della stessa forma del Ray-Ban, ma senza lenti a specchio.  
Presidente: Questa è la numero 5.  
P.M.: Era un cultore di occhiali il Pacciani.  
I.L.: Questa no.  
Presidente: Questo nemmeno, il numero 6.  
I.L.: No, no.  
Presidente: Questo è un troncone di occhiale, il numero 7.
A.B. fuori microfono: …  
I.L.: No.  
Presidente: Questo è il numero 8. Questo è senza, praticamente…  
I.L.: Sì, ha il nylon sotto, ma questo aveva bisogno di portare le lenti, perché sennò diventa così come lo vediamo. No, no, assolutamente no.  
Presidente: Non ce n’è altri, vero?  
P.M.: No, Presidente.  
Presidente: Quindi, in quelle che le ha mostrato non li riconosce, non riconosce il tipo, o perlomeno nei Ray-Ban colorati…  
I.L.: Cioè almeno quello si avvicina di più; perché io ho notato che erano a forma Ray-Ban. Siccome ci sono anche molte molte imitazioni, però la forma era quella a goccia, classica dei Ray-Ban.  
Presidente: A goccia dei Ray-Ban. Però praticamente erano…  
I.L.: Senza lenti da sole.  
Presidente: Senza lenti da sole.  
P.M.: Con lenti trasparenti, insomma.  
I.L.: Sì, lenti bianche; o senza lenti, non lo so. So che la montatura c’era.  
Presidente: Lei è in grado di dire se… No, le ripeto la domanda: è in grado di dire se potevano anche essere senza lenti? Solo la montatura?  
I.L.: Non sono in grado di dirlo.  
Presidente: Non è in grado di dirlo: non lo può escludere, non è in grado…  
I.L.: Non lo posso escludere, però non lo posso neanche garantire.
Presidente: Signori Avvocati di parte civile, prego.
P.M.: Nessuna domanda, Presidente.  
A.C.: Scusi, lei era irritato nei confronti di questa…? 
I.L.: Assolutamente si.  
A.C.: Ecco. E quindi la sua attenzione si è posta sull’uomo?  
I.L.: Ma in un primo momento ho dovuto frenare e portarmi tutto sulla sinistra della superstrada e ho cominciato a lampeggiare, abbaglianti, anabbaglianti, e suonare il clacson. Poi, quando mi ha dato leggermente strada – ma questo è avvenuto dopo 100, 200 metri, non è che sia avvenuto subito; pertanto io l’ho seguito per 100, forse anche 300 metri, dietro – prima che lui neanche si avvedesse, prima che mi desse appena, appena un po’ di spazio per poterlo superare.  
A.C.: Ecco, lei ha cercato anche di guardarlo… Perché in macchina l’avrà visto di profilo, penso.  
I.L.: Esatto, sì.  
A.C.: Ecco, si è sforzato di guardarlo anche un po’ di prospetto, nel passare? 
I.L.: No, no, assolutamente.  
A.C.: Quindi ha visto…
I.L.: Cioè lui non si è assolutamente girato: lui non mi ha visto, per lui io non c’ero.  
A.C.: E nel profilo ha riconosciuto qualche segno particolare, somatico?  
I.L.: Il naso un pochino aquilino.  
A.C.: Il naso aquilino.  
I.L.: I capelli, ripeto, tirati un pochino ali’indietro, corti.  
A.C.: Senta, un’ultima cosa dicevo. Lei era solo in macchina?  
I.L.: Solo, si.  
A.C.: Era solo in macchina. E la macchina? Ci ha prestato caso alla macchina che aveva questa persona, o no?  
I.L.: Ma io ho avuto questa impressione: che fosse una macchina scura, di cilindrata penso 1100, 1200, 1300. All’epoca… Ma questo poi probabilmente mi ero, non dico dimenticato… Poi me l’han ricordato degli amici, appunto, con cui avevo dato la descrizione sia dell’uomo che della macchina, il giorno dopo diciamo, due, tre giorni dopo. E mi sembra che loro mi abbiano detto che io abbia detto potesse essere stato un 130 o un 131 Fiat, un 128. Senz’altro una macchina a tre volumi, scura.  
A.C.: Sì, ma scusi, la sua attenzione, se ho capito bene, era dedicata all’uomo, no?  
I.L.: Sì, quando l’ho superato senz’altro. Perché io ce l’avevo con l’uomo.  
A.C.: Ecco, quindi può…  
A.B.: Avvocato Colao, lei si deve attenere alle domande. Perché sta facendo un esame, come il Pubblico Ministero. Quindi faccia le domande e basta.  
Presidente: Forza, andiamo avanti.  
A.C.: E può escludere che la macchina fosse di colore diverso?  
I.L.: Assolutamente non chiara.  
A.C.: Ecco. Però, che non sia quella macchina di colore scuro come ha detto?  
I.L.: No, scuro senz’altro. Che poi possa essere stata rossa scura, o blu o nera, o grigia scura o verde scura: era un colore scuro.  
A.C.: O beige scura?  
I.L.: Beige scuro, diciamo marrone scuro: si, non lo escludo.  
A.C.: Non lo esclude. Bene, grazie, non ho altre domande.  
Presidente: Altre domande, signori Avvocati di parte civile?
A.P.: No, grazie.  
Presidente: Avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Grazie, signor Presidente. Senta, lei ha una casa giù a…?  
I.L.: Al mare, sì.  
A.B.: Al mare. E ci va quando?  
I.L.: Tutte le domeniche, tutti i sabati e torno tutte le domeniche, fino almeno a ottobre-novembre, durante la stagione estiva.  
A.B.: Senta, quel giorno era partito la mattina?  
I.L.: No, ero partito il sabato, come al solito.  
A.B.: La strada era regolare? La superstrada era regolare?  
I.L.: Il ritorno, quando ho fatto il ritorno, appunto, nell’ultimo pezzo, quello che ho notato e tutto, era tutto regolare con pochissimo traffico.  
A.B.: Dico, la strada era bella libera in andata e in ritorno?  
I.L.: L’andata, non ci avevo nessun motivo di notare se ci fossero state delle cose. L’unica cosa che ricordo è che l’ultimo pezzo, cioè da San Casciano all’uscita di Firenze, era completamente libero, non c’era…  
A.B.: Lei ha fatto la Superstrada da Firenze a Siena.  
I.L.: Il giorno prima, sì.  
A.B.: E poi da Siena fino a. . .  
I.L.: Fino a Grosseto, Santo Stefano.  
A.B.: Benissimo. Senta, lei ha detto anche che lei ricorda questo giorno come un giorno di settembre, perché normalmente di settembre non porta la famiglia al mare.  
I.L.: Non sempre.  
A.B.: Non sempre.  
I.L.: Perché a settembre si rimettono dentro tutti gli attrezzi, la barca, si guarda un po’ di sistemare.  
A.B.: Lei ha figli piccoli.
 I.L.: Sì. No, erano a quell’epoca, sì. Adesso il più piccolo ha 26 anni.  
A.B.: Aveva scuola il ragazzo?
I.L.: Sì, facevano le scuole, andavano a scuola.  
A.B.: Quindi fino a che la scuola non apriva…?
I.L.: Finché la scuola non apriva, loro erano con me la maggior parte delle volte.  
A.B.: Venivano con lei, no? in genere.  
I.L.: Sì, tutti e tre i…  
A.B.: Venivano anche il sabato, la domenica.
I.L.: Tutti e tre i figlioli, sabato e domenica.
 A.B.: Tutti e tre venivano con lei.  
I.L.: Durante la stagione estiva. Poi settembre, ottobre, invece, magari andavo con altri amici.  
A.B.: Quindi, praticamente, i figli vengono con lei, venivano con lei normalmente la stagione estiva, qualche volta, evidentemente, qualche giorno…  
I.L.: Qualche altra volta può essere accaduto.  
A.B.: Oltre ad agosto. Fino a che la scuola non comincia.  
I.L.: Di solito. Quando erano piccini, sì. Adesso, non so se per quel giorno era per la scuola o perché oramai erano grandicelli e…  
A.B.: Oh, lei ha detto che aveva molti clienti – ha molti clienti, no?  
I.L.: Molti clienti?  
A.B.: Ha molti clienti lei?
I.L.: Al negozio?  
A.B.: Sì.  
I.L.: Sì.  
A.B.: Ecco. E alcuni clienti anche poliziotti, con i quali aveva parlato.  
I.L.: Sì, sì.  
A.B.: Quando ha parlato? Recentemente o a suo tempo?  
I.L.: No, no. Ho parlato a suo tempo.  
A.B.: Parlò a suo tempo.  
I.L.: Cioè all’epoca in cui loro cercavano il Vinci.  
A.B.: Quando cercavano il Vinci. Senta, lei parlò a suo tempo e pare che questa identificazione della persona, della persona che secondo lei poteva essere quello che vide alla televisione, va bene?
I.L.: Sì.  
A.B.: Lei questa identificazione la fece dopo avere parlato con dei suoi amici. Cioè dopo avere riferito loro i tratti somatici di questa persona.  
I.L.: Sì.  
A.B.: Tant’è che lei dice, ha detto poc’anzi: ‘Io ne parlavo con loro, e loro confermavano questo particolare, che cioè questa persona, i caratteri che io avevo indicato di questa persona, potevano essere attribuibili a quella che avevano visto alla televisione. Cioè al Pacciani’.  
I.L.: No, no, no, assolutamente.  
A.B.: Io non ho capito, mi pare che…  
I.L.: Allora, quando io, dopo la domenica, due tre giorni dopo, sono venuto a sapere che da queste parti dove per caso io passavo proprio quel giorno, è successo quel fatto. E questa faccenda mi è rimasta un pochino impressa. E ne ho parlato ad alcuni amici, frequentatori del negozio, abituali amici, compagni di pesca, oltre che in casa, che io avevo visto tutta un’altra persona rispetto a quella che, a quel momento, diciamo, le Forze di Polizia cercavano. Assolutamente diversa. Però questa era una cosa, diciamo, mia: non c’era nessun motivo per cui io dovessi andare a dire… Sì, ho visto una persona diversa, ma non sapevo chi fosse, non sapevo cosa facesse, e tutto il resto. E a quell’epoca, appunto, adesso non so se la settimana stessa o quindici o un mese dopo, parlando con alcuni clienti del negozio, che poi sono… erano dei Carabinieri, della Polizia, ma così, parlando, dice: ‘Guarda, per me siete fuori strada con il Vinci, per il semplice fatto che io ho visto una persona sudatissima, a quell’ora di notte’, settembre, mezzanotte, faceva anche freddino’, che non era assolutamente quello che state cercando voi’. Ma il discorso finiva lì. Cioè, perché di Pacciani se ne è parlato tre, quattro, cinque anni dopo, sei anni dopo.  
A.B.: Oh. Quindi, quando se ne è parlato del Pacciani, lei ne ha parlato con degli amici suoi?  
I.L.: No, a questo punto…  
A.B.: O ne ha parlato prima?  
I.L.: A questo punto sono stati gli amici, o almeno qualcuno…  
A.B.: Oh, ecco, sono stati gli amici.  
I.L.: È stato qualcuno di questi, dice: ‘Guarda, avevi ragione, perché…’.  
A.B.: Avevi ragione.  
I.L.: ‘Avevi ragione, perché le descrizioni che hai dato…’.  
A.B.: Quindi i suoi amici si convincono che poteva non essere il Vinci e poteva essere un’altra persona, e ne parlano con lei. Giusto?  
I.L.: Mah, non è che se ne parla. Insomma…  
A.B.: No, o ne parlano o non ne parlano.  
I.L.: … non era argomento importante.  
A.B.: Non era un’argo… Però per lei…  
I.L.: Cioè no, qualcuno mi ha voluto dire che la descrizione che avevo dato io alcuni giorni dopo il fatto di questa persona corrispondeva a quella persona che loro hanno visto in televisione sei anni dopo, cinque anni dopo, quattro anni dopo. Chiuso.  
A.B.: Questo qualcuno che glielo ha detto, cioè questo amico o questi amici… 
I.L.: Sì.  
A.B.: Erano amici normali o erano anche poliziotti?  
I.L.: No, questi erano amici nostri normali, di famiglia.  
A.B.: Di famiglia.  
I.L.: Dove c’era più dialogo.  
A.B.: Dove c’era?  
I.L.: Più dialogo.  
A.B.: Più dialogo. Senta, lei poi ha detto un’altra cosa poc’anzi, che questa persona che lei vide sudato, le sembrava molto in linea, persona ben pulita, ben portante.  
I.L.: Senz’altro.  
A.B.: Cioè sembrava come un medico, un veterinario.  
I.L.: L’avevo preso per un dottore.  
A.B.: Cioè lei l’ha preso…
I.L.: Scambiato per un dottore.  
A.B.: Per un dottore, l’ha scambiato per un dottore.  
I.L.: Sì.  
A.B.: Che aveva delle caratteristiche anatomiche perlomeno del viso, in particolare questo naso aquilino – che assomigliava a quello che poi lei vide in televisione. Giusto?  
I.L.: Sì, non solamente il naso, ma proprio la robustezza della corporatura.  
A.B.: La robustezza. Oh, però lei vide o le fecero… Le hanno mai fatto vedere una fotografia del signor Pacciani nel 1985, ’86, ’87?  
I.L.: Sì, ho visto, andando a fare diciamo la dichiarazione che ho fatto la settimana scorsa, lì alla Squadra dell’Antimostro, mi hanno fatto vedere delle fotografie che in tutte riconoscevo il Pacciani, insomma.  
A.B.: In tutte lei riconosceva…?  
I.L.: In tutte riconoscevo il Pacciani, meno quelle dove era proprio ragazzino.  
A.B.: Ho capito. Ragazzino, quando aveva 15 anni.  
I.L.: Eh, appunto.  
A.B.: Lei ha visto anche quelle di 15 anni?  
I.L.: Mah, insomma li ce ne avevano attaccate diverse. Adesso non è che sappia…  
A.B.: Volevo sapere se lei ha visto qualcuna quando era giovanetto.  
I.L.: Beh, no. C’erano delle fotografie di carte di identità, per esempio, precedenti dove era difficile riconoscerlo – nelle vecchie fotografie di documenti, carte di identità. Mentre era più semplice riconoscerlo su quelle lì, fatte più recentemente.  
A.B.: Quelle di ora.  
I.L.: Non proprio ora, ma anche precedentemente.  
A.B.: Precedentemente quando?  
I.L.: Fatte… adesso non so l’anno, però c’era fotografato con le figlie; c’era una fotografia di lui, che era riconoscibilissimo, fatta anche recente…  
A.B.: Però la fotografia era fatta di fronte?  
I.L.: Era fatta di fronte. E poi ce n’era…  
A.B.: Ma lei di fronte non lo poteva vedere, no? O lo vedeva di schiena…  
I.L.: No, io l’ho visto di schiena e di profilo.  
A.B.: Di schiena. Oh, lei lo vide di schiena e vide questa macchina, che aveva questo colore, che era una macchina grande, a tre volumi, eccetera.  
I.L.: Grande, si.  
A.B.: Senta, poi lei… va be’, ha ritenuto di intravedere questa persona e lei ha detto anche, almeno lo dice in questa dichiarazione – ma più che in questo l’ha detto stamattina – che a un certo punto si è sentito quasi in dovere come giustiziere della notte in questo caso…  
Presidente: Avvocato, non facciamo commenti.  
A.B.: Mi scusi, Presidente.  
Presidente: Questo non l’ha detto affatto.
A.B.: No. Ora non sono… lei disse, ora, ha detto poc’anzi…  
Presidente: Giustiziere della notte lo dice lei.  
P.M.: “Giustiziere della notte” può mettere in difficoltà il teste. Presidente, mi sembra proprio che non sia il caso.  
A.B.: Giustiziere non mette mai in difficoltà nessuno.  
P.M.: Della notte, addirittura.  
Presidente: Lasciamo stare i commenti.  
A.B.: Era di notte.  
Presidente: Avvocato, già lei si è…  
A.B.: Ho già…  
P.M.: Allargato abbastanza.  
Presidente: Se lo ricorda, eh? Non glielo devo ricordare io.  
A.B.: No, no. Grazie, Presidente. Mi scusi.  
Presidente: Lo dico nel suo interesse.  
A.B.: Certo, ecco, lo so, grazie. Senta, ora sono sulla strada giusta, e quindi lei non si dà carico di andare a dire…  
I.L.: Esatto.  
A.B.: Quando invece vede che qualcosa non torna…  
I.L.: No, una cosa non torna.  
A.B.: Quello che ha detto lui.  
I.L.: Quello che… l’unico cosa che avevo visto io, che il teste a mezzanotte era in quel punto che ho detto io. Chiuso.  
A.B.: Oh, va bene. Però…  
P.M.: Ne è sicuro?  
I.L.: Assolutamente sicuro.  
A.B.: Sicuro che era quella pers…  
I.L.: A meno che non abbia un gemello, ma proprio…  
A.B.: O un gemello. Senta, lei però ha visto anche, ha detto di aver visto anche addirittura le braccia di questo signore.
 I.L.: Sì, senz’altro.  
A.B.: Le braccia. Lei ha visto le braccia con i peli.  
I.L.: Con molti peli.  
A.B.: Con molti peli.  
I.L.: Molti peli, cioè più dei miei. Io ce l’ho, per insomma, non sono…  
A.B.: Ce l’ho anch’io i peli. Molti peli.  
I.L.: Cioè, molti peli: era più peloso di me.  
A.B.: Più peloso.  
I.L.: Braccia grosse.  
A.B.: Con molti peli.  
I.L.: E bianchi.  
A.B.: Peli bianchi, ho capito.  
P.M.: Dieci anni fa.  
A.B.: Dieci anni fa aveva i peli bianchi. Senta, va bene, ha visto molti peli dentro la macchina, quindi…  
I.L.: Mentre guidava.  
A.B.: E guidava…  
I.L.: Maniche corte, camicia bianca.  
A.B.: Maniche corte.  
P.M.: Quindi braccia nude.  
I.L.: Braccia nude.  
A.B.: Senta, lei, mi scusi, eh? Io vorrei capire in quale zona da San Casciano verso Firenze lei ebbe a sorpassare questo signore.  
I.L.: Ho detto, dove subentra una stradina, una strada che viene…  
A.B.: Dalla destra.  
I.L.: Eh, io spalle a Siena, sto venendo, praticamente.  
A.B.: Quindi lei…
I.L.: Ho lasciato l’ultima possibilità di uscire a San Casciano; cioè debbo arrivare per forza a Firenze.  
A.B.: Certo.
 I.L.: Adesso, circa a metà strada, non so quanto tempo, c’è una strada che poi sale dalla destra, e sale sulla superstrada. Conosco questa strada perché…  
Presidente: Scusi tanto, ma è la rampa di immissione nella superstrada?  
I.L.: La rampa di immissione alla superstrada.  
P.M.: Più chiaro di così.  
A.B.: Sì, ma la domanda era un’altra, Presidente, scusi. Dopo, da San Casciano a Firenze, ci sono… c’è una strada che anche ci sono delle curve, o no?  
I.L.: Delle curve, dei rettilinei, una galleria.  
A.B.: Oh.  
I.L.: Oramai le conosco bene.  
A.B.: Curve, galleria. E lei sorpassò questa macchina e la tenne per parecchio tempo a bada? Insomma, l’ha guardata, no?  
I.L.: Sì, per cercare di vedere se si girava a guardare.  
A.B.: Lei, con un occhio guardava il…
I.L.: No, la strada non la guardavo neanche, guardavo con tutti e due gli occhi dentro.  
A.B.: Ah.  
I.L.: Per il semplice fatto, ripeto, non c’era traffico, la doppia corsia…
A.B.: E non guardava la strada.  
P.M.: Era chiusa, una delle due corsie.  
A.B.: No, basta, Presidente.  
I.L.: Cioè, guardavo la strada… adocchiavo, ma visto che davanti c’è centinaia di metri liberi.  
A.B.: Perché la corsia era libera.
 I.L.: Era libera.  
A.B.: Dall’una e dall’altra parte.  
I.L.: Io ricordo che, appunto, è una delle poche volte che non c’era traffico.  
A.B.: Non c’era traffico e non c’erano interruzioni di sorta.  
P.M.: Era chiusa, per questo non c’era traffico.  
A.B.: Per cortesia…  
I.L.: Nell’ultimo pezzo che ho visto io, assolutamente no. L’unico pezzo che ricordo bene, cioè da San Casciano a Firenze, non c’erano punte interruzioni. 
A.B.: Grazie. Non ho altre da domandarle.  
P.M.: Fra San Casciano e Firenze non c’erano interruzioni.  
I.L.: Tra San Casciano e Firenze, no.  
P.M.: Nella direzione sua, cioè.  
I.L.: Nella direzione Firenze. Io nell’altra non lo so.  
P.M.: Bene, grazie, nessuna domanda.  
A.B.: No, scusi, abbia pazienza, scusi, eh. No, abbia pazienza, l’ha detto prima: lei da Firenze era venuto la mattina.  
I.L.: La matti… il giorno precedente.  
A.B.: E la strada…  
I.L.: E non mi ricordo se c’erano interruzioni.  
A.B.: Se lo deve ricordare, ora, la strada. Come si ricorda questo, deve ricordare il resto. E la strada era libera oppure no?  
I.L.: Il giorno prima?  
A.B.: Sì.
 I.L.: Beh, io…  
Presidente: Sabato mattina, a che ora partì lei da Fi… chi partiva da Firenze? 
I.L.: Mah, normalmente parto verso le 9.00-9.30 del mattino.  
A.B.: Normalmente, quindi manco lo sa. Va bene.  
I.L.: Verso le nove, nove e mezzo del mattino. L’avevo fatta di giorno, però assolutamente non ricordo se, spalle a Firenze, andando verso San Casciano, ci fossero state delle interruzioni, assolutamente.  
A.B.: Lei non lo ricorda.  
I.L.: Cioè non avevo nessun motivo per notarlo.  
A.B.: Per notarlo, certo. Però lei non ricorda neppure oggi che tipo di macchina avesse quel giorno.  
I.L.: No, io ricordo che era una macchina scura a tre volumi.  
A.B.: No, la macchina sua.  
I.L.: Ah, la mia? Perché, ripeto, io in quel periodo tra me, mia moglie e figli, avevamo tre macchine. Non ricordo in questo momento; penso sia stata la Citroen.  
A.B.: Pensa.  
I.L.: Penso sia stata la Citroen.  
A.B.: Però prima ha detto che era la campagnola.  
I.L.: Però potrebbe anche essere la campagnola.  
A.B.: Ho capito, grazie.  
I.L.: Cioè non ricordo quale delle due o quale delle tre fosse stata quel giorno. 
A.B.: Grazie, grazie.  
P.M.: Nessuna domanda il P.M.
A.C.: Presidente, per il controesame, scusi, una domanda.  
Presidente: Prego.  
A.C.: Erano le 24.00 circa?  
A.B.: Controesame di che?  
Presidente: Avvocato…  
A.C.: Controesame al tuo interrogatorio di difesa.  
A.B.: No, per quale motivo, scusa?  
A.C.: Perché è proprio controesame.  
A.B.: Il controesame lo posso fare io…  
Presidente: Va bene, signori, abbiamo sempre largheggiato con tutti, quindi non credo sia il caso.  
A.C.: Ma è previsto dal Codice.  
A.B.: Non è previsto per niente!  
Presidente: Va bene.  
A.C.: Sissignore, esame e controesame. Sennò non si chiamerebbe cross examination.  
Presidente: Vogliamo non perdere ulteriore tempo in questi litigi sterili?  
A.C.: Esame incrociato. Però la mia domanda è una, se mi consente. Lei ha detto che erano circa le 24.00.
I.L.: Sì.  
A.C.: E la luce nell’abitacolo della macchina del Pacciani era accesa.  
I.L.: Accesa.  
A.C.: L’illuminazione esterna come era?  
I.L.: Mah, adesso non ricordo perché… Penso sia stata una giornata con della luna, perché non ricordo il buio completo. No, però non ne sono certo.  
A.C.: No… Come potette apprezzare il colore della macchina, scusi?  
I.L.: Il colore della macchina, infatti, non è che l’abbia distinto: era una massa scura, non era chiara.  
A.C.: Un’altra cosa. Lei vide le braccia, no?  
I.L.: Sì, esatto.  
A.C.: Ecco. E che portava orologio questa persona?  
I.L.: Non l’ho notato.  
A.C.: Prego?  
I.L.: Non l’ho notato.  
A.B.: Ha notato i peli, non l’orologio.  
A.C.: Non l’ha notato.  
I.L.: E il sudore.  
A.C.: Ha parlato che gli dette l’impressio… Senta, ha parlato che era molto sudato.  
I.L.: Moltissimo.  
A.C.: Ecco, ma ha parlato di sudore in fronte, lei.  
I.L.: No, no, su tutto il viso, tutto il corpo.  
A.C.: Era imperlato di sudore.  
I.L.: Imperlato di sudore.  
A.C.: Grazie, non ho altre domande.  
Presidente: Senta, lei ricorda se quest’auto in cui lei vide questo signore aveva i finestrini abbassati o alzati? 
I.L.: No… Molto probabilmente abbassati, perché non era una giornata calda. Cioè a mezzanotte verso San Casciano è già freschino…  
Presidente: Cioè abbassati, nel senso che…  
I.L.: Non li ho notati. Io ce li avevo chiusi.  
Presidente: Erano…  
I.L.: Io li avevo chiusi perché, insomma, non era caldissimo.  
Presidente: E i vetri di questo signore erano chiusi anche quelli o erano giù? 
I.L.: Non lo so.  
Presidente: Non lo sa dire. Senta, ricorda mica, per caso, questa luce: lei è sicuro di aver visto?  
I.L.: La luce all’interno della macchina, sì.  
Presidente: All’interno. Ma era una luce…  
I.L.: No, no, la luce dello spec… 
Presidente: … della parte davanti, dove c’è lo specchiettino retrovisore?  
I.L.: Davanti, lo specchiettino, sì.  
Presidente: Sì? Interno?  
I.L.: Sì, assolutamente sì. 
Presidente: Ricorda se questa macchina aveva più di due sportelli?  
I.L.: Mah, non lo so. Io penso che sia stata una berlina a quattro porte. Però non sono certo, cioè, della grandezza della macchina. Che era una tre volumi, sicuramente.  
Presidente: Altre domande, signori?  
P.M.: Nessuna il P.M.  
A.Pe.: Forse il nome di quell’amico al quale dette la descrizione…  
Presidente: Avvocato Pellegrini.  
A.Pe.: E che poi le dette atto, in un secondo momento, che aveva visto forse la persona giusta.  
I.L.: È possibile, sì, sì.  
A.Pe.: Ecco, il nome di quell’amico ce lo vuol far, per favore?  
I.L.: Sì, è Fabrizio Zaccagnini.  
A.Pe.: Grazie.  
Presidente: Fabrizio Zaccagnini.  
I.L.: Cioè lo ricordo bene perché se ne parlava proprio domenica scorsa: eravamo a cena assieme e mi ha ricordato, appunto, la descrizione che gli feci io a suo tempo. 
Presidente: Altre domande?  
A.B.: Sì, scusi.  
Presidente: Avvocato Bevacqua.  
A.B.: Domenica scorsa lei, dopo che parlò con questo Zaccagnini, andò dalla Polizia?  
I.L.: No, no, era già stato alla Polizia.  
A.B.: Quando?  
I.L.: La settimana precedente, adesso non ricordo quando. Domenica scorsa era tre giorni fa; eravamo al mare e tornavamo dal mare con questo Fabrizio Zaccagnini. E, appunto, gli avevo detto che molto probabilmente sarei venuto a testimoniare al processo.  
A.B.: Ho capito.  
I.L.: E mi ha ricordato quello che gli raccontai io sei anni fa, sette anni fa.  
A.B.: Ho capito, sei anni fa, grazie.  
I.L.: Dieci anni fa, non lo so.  
A.B.: Vent’anni fa…  
Presidente: Altre domande? Possiamo licenziare il teste?  
P.M.: Sì, senz’altro, Presidente.  
Presidente: Grazie, può andare. Buongiorno.  
I.L.: Buongiorno.  
Presidente: Proseguiamo, allora. Ah, dunque, un attimo, a questo proposito vogliamo vedere le braccia di Pacciani.  
A.B.: Sì. certo Presidente.  
Presidente: Se a lui non dispiace.  
A.B.: Eccole qua, sono a disposizione di tutti.  
Presidente: Si vuole avvicinare, per cortesia?  
A.B.: Vada, vada là.  
Presidente: Ci perdoni, ma di qui non vediamo molto bene. Il teste può tornare un attimo? Il teste precedente.  
P.M.: Chiamiamo un attimo il signor Longo.
A.P.: Riconoscimento delle braccia…  
A.B.: Guardiamo anche quelle del Carabiniere che sono uguali.  
Presidente: Ecco, vuole, signor, come si chiamava? Signor Longo, scusi, vuole venire qui, per cortesia? Controlliamo quel particolare su cui lei riferiva, cioè quel tizio che lei avrebbe visto…
A.P.: Che dice?  
P.M.: Erano più scuri.  
Presidente: Dunque, allora… Vuole andare là, al microfono? Allora, diamo atto che il Pacciani viene chiamato sull’emiciclo davanti al Presidente. Mostra le braccia; appaio… Io, sapete, non me ne intendo molto di peli. Però mi pare che abbia una peluria…  
A.B.: Normalissima.  
Presidente: Sì, normalissima. Vuole aprirsi un momento anche la camicia, se non le dispiace? Un bottone e basta, sì, per mostrare il petto. Scusi, abbia pazienza. Va bene, insomma, sono peli normali che hanno, più o meno, tutte le.. . Non ne ha pochi, non ne ha moltissimi. Il teste dice che potrebbero essere quelli, ma erano più scuri.  
I.L.: Molto probabilmente anche per effetto del bagnato, del sudore che aveva addosso.  
Presidente: Mostrando le braccia sue, lui dice: ‘Ne ha comunque più di me’.
A.B. fuori microfono: …  
I.L.: No, assolutamente, non credo.  
Presidente: Venga qui, via. Così vogliamo fare, ora ci mettiamo a contarli, magari. P.M.: Nominiamo un perito…  
Presidente: Vogliamo avvicinare… Pacciani, per cortesia. Ma insomma, via, sono valutazioni molto soggettive. Comunque, indubbiamente sono braccia pelose, sia le sue che quelle del Pacciani. Lei dice che la persona che lei vide – non il Pacciani, eh? – li aveva cosi ma più scuri, un pochino più scuri. Va bene. Insomma, lei ebbe l’impressione, comunque, che ne avesse di più. Più peloso. Va bene, potete andare. Lei, Pacciani, può tornare tranquillamente. Signor Longo, lei può andare, grazie.  
Presidente: Possiamo proseguire, signori.  
P.M.: Nell’ordine di come si sono presentati, ci sarebbe Bardazzi Baldo. È un teste del…  
Presidente: Questo… si parla di testi della difesa.  
P.M.: Si, sì, senz’altro.  
A.Pe.: Signor Presidente, l’avvocato Pellegrini fa istanza di sentire il signor Fabrizio Zaccagnini, testé rammentato dal signor Longo, a conferma della circostanza che in epoca non sospetta il signor Longo gli abbia dato una descrizione corrispondente a quella dell’attuale imputato.  
Presidente: Su questa richiesta, signori, cosa dite?  
A.C.: Le altre parti civili si associano.  
Presidente: Pubblico Ministero?  
P.M.: Remissivo, Presidente.  
A.B.: La difesa si oppone, per il semplice motivo che questa circostanza è, come dire? una circostanza di riferimento. Ma non si sa esattamente cosa è stato riferito dal teste oggi sentito a questo signore. Il teste oggi sentito ci ha detto che aveva visto una persona, che aveva certe caratteristiche.  
P.M.: Appunto, lo vogliamo sapere.  
A.B.: Come?  
P.M.: Appunto lo vogliamo sapere.  
A.B.: Certe caratteristiche. Però ne hanno parlato ancora dopo; e quindi, secondo me, la deposizione di questo teste sarà sicuramente influenzata – come lo è stata, influenzata, la deposizione…  
P.M.: Da chi?  
A.B.: … del teste che abbiamo sentito – dagli eventi.  
P.M.: Ah, dagli eventi.  
A.B.: Dagli eventi.  
P.M.: Oppure dalla verità.  
Presidente: Quindi si oppone.  
A.B.: Io mi oppongo.  
Presidente: Bene.  
P.M.: …influenzata dalla verità…  
A.B.: La verità…  
P.M.: Non dagli eventi.  
A.B.: Grazie alla verità. La verità sta venendo a galla, piano piano.  
Presidente: Risolviamo subito questa questione e, intanto, introduciamo l’altro teste.  
P.M.: Bene.
Presidente: Diamo lettura della seguente ordinanza: “La Corte, ritenuto che l’escussione del teste Zaccagnini Fabrizio appare, allo stato, superfluo, respinge la relativa richiesta di ammissione formulata dalla difesa di parte civile”. Alleghiamola al verbale. Bene, testimone?
P.M.: Baldazzi Baldo dovrebbe essere.
Presidente: Il signor Baldazzi Baldo.
P.M.: Indicato dalla difesa.
Presidente:  Indicato dalla difesa avvocato Bevacqua,  prego si accomodi signor Baldazzi. Ci vuol dare le sue generalità complete? Grazie.
Baldo Bardazzi: Allora…
Presidente: Vuol essere ripreso o no dalla televisione?
B.B.: Va bene.
Presidente: Non gliene importa nulla quindi lo potete riprendere. Prego.
B.B.: Baldazzi Baldo nato il XX/XX/XX, Xxxxxxxxx, residente a Xxxxxxxxxx…
Presidente: Vuole leggere quella formula?
B.B.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è in mia conoscenza”.
Presidente: Benissimo. Senta, lei è stato indotto dalla difesa dell’imputato e quindi sarà l’avvocato Bevacqua a farle per primo le domande, prego avvocato.
A.B.: Signor Baldazzi che faceva lei di lavoro quando avvenne quell’omicidio?
B.B.: Al momento gestivo un bar.
A.B.: Lei ricorda questa vicenda? Ne hanno parlato i giornali
Presidente: Un bar dove?
B.B.: Bar sito alla Torre località La Torre a Borgo San Lorenzo.
Presidente: Località La Torre a Borgo San Lorenzo.
A.B.: Esattamente, lei ricorda questa vicenda relativa alla morte di questi due ragazzi, Stefanacci e Rontini?
B.B.: Ma, io mi ricordo che quella sera l’orario, purtroppo è passato tanto tempo non mi ricordo di preciso, entrarono due giovani, lì da me e mi ricordo presero qualcosa per far merenda, subito dopo, circa passò un minuto, entrò un signore, signore, un altezza circa un metro e settanta, insomma alto un pochino, robusto era rasato, cioè pochi capelli, non tanti capelli, gli mancavano pochi, stempiato e mi sembrava fossero rossi… …rossastro era, come capelli. Andò al bar prese una birra, un calice di birra e andò fuori, per consumarla fuori al tavolino e mi ricordo che era, nel frattempo non è che io avessi molto da fare, era un orario un pò morto per il bar e notai subito che questa persona guardava verso la coppia però io lì per lì… era una persona distinta, sola, mi venne un pò il dubbio, perchè, la coincidenza era, mi sembra, la prima o la seconda domenica che io avevo l’obbligo del registratore di cassa e lì per lì pensai quasi, persona sola, distinta, fosse come un controllo e allora motivo di più per controllare meglio i movimenti di questa persona e questo, sarà stato l’ora di fa’ merenda, non lo so, veloce, una cosa veloce, dieci minuti circa, poi i due ragazzi s’alzarono e andarono alla cassa per pagare, nel frattempo che questi ragazzi andarono alla cassa si alzò anche questo signore, riportando il bicchiere, il calice, verso il banco del bar e s’incrociarono, mentre s’incrociarono io notai bene lo sguardo, come si può dire? Proprio, uno sguardo cattivo verso la coppia, uno sguardo e niente, poi i ragazzi uscirono e uscì anche lui, per l’appunto m’entrò gente e unn’ebbi il tempo di andare sulla porta, vedere, controllare con che macchina andasse via o più o meno, però tengo a precisare che davanti al bar a quell’ora lì, c’era posto per il parcheggio della macchina, infatti i ragazzi, che avevano una Panda, ora non mi ricordo il colore, avevano parcheggiato proprio davanti, mentre la macchina di questo signore non era parcheggiata lì davanti, bensì ci fosse posto. Ora tengo a precisare che a quell’ora lì non c’era nè un pullman che arrivasse e nemmeno che partiva, praticamente era un momento che non c’era i servizi…
A.B.: Ho capito.
B.B.: Io presumo che la macchina fosse stata parcheggiata nella strada adiacente che va verso, giù c’è una fabbrica e proseguendo ancora verso un fiume, penso che l’avesse parcheggiata laggiù, però…
A.B.: Senta, lei poi seppe l’indomani che c’era stato l’omicidio di questi due ragazzi…
B.B.: Come?
A.B.: Lei seppe l’indomani che ci fu un omicidio.?
B.B.: Si, l’indomani, che di solito io tornavo sempre lì nel locale per fare, il lunedì mattina siccome eravamo chiusi, il giorno di chiusura, s’andava, insomma a fare, a rimettere a posto un pò più a fondo, niente, la mattina, proprio la mattina presto seppi di questo fatto e vedendo i giornali con le fotografie, dice, porca miseria, vidi proprio che la coppia mi sembrava quella, mi sembrava, oppure assomigliasse tanto a questa coppia che era lì a fare merenda e ritenni opportuno d’andare a riferire tutto ai Carabinieri di Borgo San Lorenzo.
A.B.: Senta, con lei ci fu qualche altra persona che vide questa scena?
B.B.: Allora io, dunque c’era il mio babbo, i mi’ babbo che…
A.B.: E’ vivo suo padre?
B.B.: Si, anziano.
A.B.: Come si chiama suo padre?
B.B.: Baldazzi Pietro.
A.B.: Pietro?
B.B.: Si.
A.B.: Cammina?
B.B.: Si, cammina.
A.B.: Dico, può venire eventualmente ?
B.B.: Bisogna che l’accompagni.
A.B.: Vabbè certamente, va bene, poi altre persone ce n’erano?
B.B.: C’era la mi’ sorella al bar ma lei la un ci fece caso perchè io ero al banco dei panini, alimentari, la mia sorella era al banco bar, praticamente lei un ci fece caso, lei praticamente no.
A.B.: Suo padre ci fece caso?
B.B.: Mio padre si, ci fece caso, infatti gnene feci…
A.B.: Ne parlaste dopo?
B.B.: Si.
A.B.: Ne parlaste subito dopo o ..
B.B.: Mha, lì per lì, praticamente la domenica stessa mi sembrò una cosa un pò insolita, cioè questa persona, sola, praticamente, fare quegli atteggiamenti, mi sembrò strana.
A.B.: Aveva una birra questa persona?
A.B.: Una birra? Si, scusi come la bevve questa birra?
B.B.: La bevve, praticamente, dunque, la tenne lì sul banco, quando poi vide alzarsi questa coppia la bevve quasi tutto… …come quando uno ha furia, in fretta, bevve quasi tutto insieme.
A.B.: E si avvicinò al bancone e guardò insistentemente…
B.B.: E cioè, no, poi lui si alzò per andare a riportare il bicchiere al banco, educatamente, e nel frattempo si incrociarono e dette questo sguardo.
A.B.: Ecco, senta, lei l’indomani, ecco, lei questa persona la potrebbe, fu fatto anche un identikit di questa persona?
B.B.: Si, al momento si fu fatto.
A.B.: Lei ritenne che potesse essere quel tipo di persona?
B.B.: Mah, io come fo, cioè è una cosa un pò strana
A.B.: Perchè l’identikit mostrava una persona piuttosto alta…
B.B.: Si una persana circa su uno e settanta o forse, forse, un tipo abbastanza robusto, non grasso, robusto, era una persona vestita bene perchè mi ricordo, insomma, era una giornata…
A.B.: Può darsi che lei abbia detto che era anche uno e ottanta?
B.B.: Era una persona alta, oltre uno e settanta, ora di preciso non mi ricordo.
A.B.: Certo, però uno e settanta si arriva anche a due metri, capisce?
B.B.: Insomma, ora di preciso l’altezza…
A.B.: Il problema è trovare il punto. Era più alta di lei?
B.B.: Si.
A.B.: Quanto è alto lei?
B.B.: Uno e sessantotto, uno e settanta, più alto di me, perciò…
A.B.: Più alto di lei di un centimetro? Lei lo vedeva più alto?
B.B.: Più alto, ora io so giudicare male l’altezza.
A.B.: Si, va bene. Senta, suo padre quindi eventualmente, se la Corte lo ritenesse opportuno, potrebbe anche venire? Su questo punto si ricorda qualcosa? Suo padre, dico, la ricorda questa vicenda?
B.B.: Cosa?
A.B.: Suo padre la ricorda questa vicenda?
B.B.: Si, un pochino ora, la mente un pò, più, cioè, può darsi che faccia…
A.B.: Comunque lei la riferì immediatamente ai Carabinieri?
B.B.: Io la mattina stessa del lunedì mi presentai in caserma e riferii tutto quello che avevo visto.
B.B.: Grazie non ho altre domande.
Presidente: Signor Pubblico Ministero prego.
P.M.: Grazie presidente. Signor Bardazzi a me interessano due cose importanti. lei ricorda l’ora?
B.B.: Mah, l’ora, di preciso, non ricordo ma mi sembra nel primo pomeriggio, non lo so, le quattro, le tre…
P.M.: Mi perdoni, lei ha detto alle sedici e quarantacinque, io glielo contesto,
B.B.: Alle sedici?
P.M.: Lei dice: “Alle ore sedici e quarantacinque si presentavano nel mio bar due giovani”.
B.B.: No, non mi ricordo ora…
P.M.: Qui nel verbale.
B.B.: Si, può essere.
P.M.: Ecco, può essere.
B.B.: Può essere, l’ora di preciso non mi ricordo.
P.M.: Senta, lei è sicuro che fossero Rontini e Stefanacci?
B.B.: Mah, dalla fotografia che la mattina dopo uscirono da il giornale, che vidi sul giornale, a me mi dava una forte somiglianza,
P.M.: Forte somiglianza.
B.B.: Sicuro al 100%, non so.
P.M.: La macchina non si ricorda di che colore era, però dice era una Panda.
B.B.: Mi sembra una Panda, ora a distanza di anni, mi sembra una Panda.
P.M.: Senta, risulta, mi scusi ancora una cosa, che distanza c’è fra Vicchio e il posto dove abita, dove avvenne questo fatto?
B.B.: Mah, sarà cinque chilometri? Da Borgo a Vicchio son tre chilometri,
P.M.: Fra Vicchio e il suo negozio
B.B.: No io facevo un calcolo un pò mio… Fra Vicchio e Borgo dovrebbero essere quattro o cinque, quattro chilometri, un lo so, unnho mai…
P.M.: Va be, fra Borgo e lei?
B.B.: Tra Borgo e lì ci sarà un chilometro e mezzo.
P.M.: Quindi una cosa abbastanza veloce? Lei è sicuro che fossero loro, loro due?
B.B.: Mah, io la mattina mi sembravano una forte somiglianza a loro, ora io…
P.M.: Ma loro riconosciuti nel giornale? O lei li conosceva di persona? Come ha fatto questo riconoscimento?
B.B.: L’ho fatto dal giornale
P.M.: Cioè da una foto sul giornale
B.B.: …giornale ho visto, mi sembrava fossero loro, dato il fatto che m’era capitato io sono andato a riferirlo.
P.M.: Lei controllò se c’erano, le furono mostrate foto di loro o rimase a quelle foto del giornale?
B.B.: No, rimasi con le foto del giornale.
P.M.: Quindi il riconoscimento l’ha fatto con le foto del giornale. Un’altra cosa, li aveva mai visti prima? Quei ragazzi?
B.B.: Quei ragazzi mi sembra, mi sembra che ci siano già stati lì dentro, non mi sembravano facce nuove, ecco.
P.M.: Fotografie dei ragazzi, aldilà di quelle del giornale, lei non le ha mai viste?
B.B.: No.
P.M.: No perchè risulterebbe che alle 5:00 la ragazza era già al lavoro, così, eh? Risulterebbe, poi vediamo…
B.B.: Lì…
P.M.: In un suo bar, in un bar dove lavorava lei,
B.B.: Si, lì non è che si trattenessero per tanto il tempo di arrivare…
P.M.: No, mi scusi, arrivano alle 16:45, lei ci ha detto che stanno una diecina di minuti, a verbale ha detto che sono stati una mezz’ora, io le ricordo, comunque, alle 5:00 lei era già al lavoro, signor Rontini dice cher erano passati da casa, poi lo vedremo, comunque è un pò un… Senta una cosa, lei questo episodio lo vide coi suoi occhi o un pò glielo raccontò suo padre che suo padre andò a vederli?
B.B.: Allora, dunque, l’ho visto coi miei occhi ma anche il mio babbo, che era lì, andò, cioè, andò fuori e vide bene…
P.M.: Lo sa che suo padre dice invece cose diverse dalle sue che suo padre ha detto anche recentemente che questo signore bevve una seconda birra, eh?
B.B.: Se poi dopo bevve… …io ho visto quello…
P.M.: Capisce..
B.B.: Nel frattempo, io avevo un pochino da fare, io l’ho tenuto d’occhio però a volte è stato… seguivo anche il mio lavoro e lo lasciavo perdere.
P.M.: Suo padre dice che non fu così veloce, bevve una seconda birra, le risulta?
B.B.: Io dico quel che ho visto io, poi se dopo ha bevuto un’altra birra io non lo so. Io, una…
P.M.: Comunque lei questo signore che avesse macchine non l’ha visto.
B.B.: Non so con cosa può essere arrivato, non so con cosa può essere andato via…
P.M.: Invece i ragazzi avevano sicuramente una macchina, questi ragazzi.
B.B.: Si e posto c’era davanti anche per…
P.M.: Anche per una seconda macchina. Senta una cosa e queste foto sul giornale che lei vede delle vittime che crede di riconoscere, erano fototessera, erano riportate sul giornale, lo ricorda, cioè, come mai? I vestiti?
B.B.: No, un mi ricordo, so che vidi queste foto e mi sembrò di ricordarmi quelli del giorno avanti dato il fatto che avevo visto allora pensai, però non mi ricordo che foto erano.
P.M.: Non ho altre domande grazie.
Presidente: Signori avvocati di parte civile? Avvocato Pellegrini.
Avvocato Pellegrini: Lei ha detto che forse la macchina di questi ragazzi era una Panda…
B.B.: Mi sembra di si.
A.P.: Si ricorda se era chiara, scura?
B.B.: No, no.
A.P.: Non lo ricorda.
B.B.: Questo signore andò via, s’incrociò con questi giovani, quindi, poi penso, pagò la sua consumazione e uscì in un secondo momento.
A.P.: E uscì subito dopo di loro. Dopo quanto?
B.B.: Dopo un minuto di loro, ma dopo subito, ecco.
A.P.: E nel frattempo questi ragazzi eran già saliti in macchina?
B.B.: Io, dopo, mentre questo andava a portare il bicchiere, io lo notai fin lì e mi arrivò una comitiva di persone e allora io non ho potuto vedere altro.
A.P.: Alla cassa chi c’era?
B.B.: Alla cassa? Alla cassa c’era la mi’ nipote.
A.P.: Sua nipote. Quindi è sua nipote che ha riscosso?
B.B.: La mi’ nipote, si.
A.P.: E riscosse sia dai ragazzi, sia da questo signore.
B.B.: Mah io ho domandato, lei non ha, cioè, praticamente, non ha notato…
A.P.: Non ha memorizzato niente. Senta, insisto anch’io sull’orario, perchè per noi è abbastanza importante, lei di questo episodio con chi ha parlato subito dopo, il giorno dopo, quando la cosa aveva una certa importanza?
B.B.: Con chi ho parlato?
A.P.: Dei suoi familiari, di estranei
B.B.: Mah, ho parlato co’ i’ mi’ babbo…
A.P.: Con questa nipote, non ha rammentato l’episodio?
B.B.: No, lei no.
A.P.: No, lei signor Bardazzi, a sua nipote le ha detto: – guarda, ieri, c’era in bottega, ti ricordi, hai visto, no, non ne avete parlato…
B.B.: Si, gliel’ho domandato ma lei non ha notato, praticamente, era…
A.P.: E sua sorella? Ne avete parlato anche con sua sorella?
B.B.: Mia sorella, che era lì al bar, l’ha detto che lei non ha notato, lei non poteva vedere al di fuori, quello che potevo vdere io.
A.P.: Ho capito. Senta, a verbale, come le ha rammentato il Pubblico Ministero, lei ha parlato delle 16:45…
B.B.: Ora di preciso, di preciso, non so…
A.P.: Io dico quello che risulta dal verbale, mentre un attimo fa stava dicendo le 3:00 le 4:00, vuol, anche pensando all’ora della merenda, l’ora morta dell’attività del locale, vuol cercare di fare uno sforzo e ricordarsi meglio l’orario?
B.B.: Bha, l’orario, era un orario morto, ehhh, l’orario dovrebbe essere dalle 4:00 alle 5:00, io di preciso non glielo posso, non me ne ricordo.
A.P.: Fra le 4:00 e le 5:00. Ho capito. Di questa cosa poi ha avuto occasione di parlarne con il signor Rontini lei? In un secondo momento, a cose fatte, naturalmente?
B.B.: No.
A.P.: No mai eh? Ho capito. Lei sa che c’è una divergenza sugli orari abbastanza considerevole, è stato informato prima di stamani, che quest’orario non torna rispetto a quello che dice lei?
B.B.: No, no.
A.P.: Grazie.
Avvocato Bevacqua: Senta, per fugare ogni perplessità, siccome io sono ancora ancorato al vecchio stile degli avvocati, se lei, quand’è la prima volta che ha conosciuto l’avvocato Bevacqua? Io.
B.B.: Quand’è la prima volta?
A.B.: Si.
B.B.: Stamane.
A.B.: Stamani. Grazie. Senta, anche se è il nuovo codice ma mi consentirà, senta, volevo sapere una cosa, lei quindi la sera, il giorno dopo è andato subito dai carabinieri perchè aveva visto, si ricordava di questi due ragazzi, cioè nell’immediatezza del fatto, cioè il giorno dopo, non dopo nove anni, dieci anni, subito.
B.B.: No, no, il giorno dopo, lunedì stesso.
A.B.: Grazie.
B.B.: Addirittura di mattina.
A.B.: Di mattina. Grazie.
Presidente: Avvocato, cerchiamo di stringere però, signori.
Avvocato Colao: Senta scusi, lei ha detto che quando questa persona entrò si insospettì, per qual motivo?
B.B.: Allora, quando entrò, mi insospettì non subito, mi cominciai ad insospettire dopo perchè vedevo che faceva, guardava di continuo dentro il negozio e io all’inizio pensavo che guardasse se la gente che andava via avevo fatto lo scontrino.
Presidente: Lo scontrino. Ce l’ha già detto. Non ripetiamo concetti già espressi.
A.C.: Ma stava guardando lei? Quello che facevate?
B.B.: No mi resi conto che non guardava verso la cassa ma guardava verso questa coppia che era a sedere e allora mi incominciai un pò ad insospettire, insomma, guardare un pò…
A.C.: La riconoscerebbe lei questa persona?
B.B.: Mah, son dieci anni, so che è, so che era una persona alta, faccia un pò piena, capelli erano rasati rossicci…
A.C.: Ha seguito il processo lei? In televisione?
B.B.: Si.
A.C.: Ha visto sfilare delle persone che gli può essere sembrato gli assomigliassero?
B.B.: No.
A.C.: Va bene, grazie. Non ho altre domande.
Avvocato Bevacqua:  Scusi eh? Era ben vestito?
B.B.: Ben vestito, si.
A.B.: Cioè sembrava non un contadino
B.B.: No, una persona di un certo, insomma, di un certo look
A.B.: Di un certo livello
B.B.: Si,si,si.
A.B.: Aveva cravatta anche?
B.B.: Si
A.B.: Grazie.
Presidente: Bene, possiamo licenziare il teste.
P.M.: Senz’altro.
Presidente: Proseguiamo.
Presidente: Proseguiamo.  
P.M.: Non so chi altri c’è.  
A.B.: Il signor Pratesi.  
P.M.: Sì, Pratesi Attilio.  
Presidente: Pratesi Attilio.  
P.M.: Presidente, possiamo anzi sentire, nel frattempo, Matteuzzi Pancrazio, anziché Pratesi Attilio. Chiedo scusa.  
Presidente: Di chi sono questi testi?  
A.B.: Della difesa.  
P.M.: Matteuzzi Pancrazio è della difesa.  
Presidente: Allora, signori, questo è già qui.  
P.M.: Scusi, Matteuzzi Pancrazio, chiedo scusa.  
Presidente: Questo è Pratesi Attilio. Allora, signor Pratesi…  
P.M.: Se può aspettare. Facciamo…  
Presidente: … aspetti dieci minuti. Si accomodi, prego. Sieda pure, prego. Ecco, innanzitutto consente la ripresa televisiva?  
P.M.: No, meglio no.  
Presidente: No. Niente televisione. Quindi, signori, non riprendete e non fotografate il signore.  
P.M.: Grazie.  
Presidente: Ci vuol dare le sue generalità, per cortesia?  
P.M.: Si. Matteuzzi Pancrazio.  
Presidente: Parli al microfono, vicino. Matteuzzi Pancrazio.  
P.M.: Pancrazio Matteuzzi.  
Presidente: Nato a?  
P.M.: Xxxxxxxx  
Presidente: II?  
P.M.: XX7XX/19XX. 
Presidente: Residente?  
P.M.: A Xxxxxxxxx  
Presidente: A Xxxxxxxxx… Vuole leggere…  
P.M.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza”.  
Presidente: Vuole rispondere alle domande dell’avvocato Bevacqua?  
A.B.: Grazie. Signor Matteuzzi, che lavoro fa lei?  
P.M.: Sono impiegato.  
A.B.: Impiegato. Lei è stato interrogato dalla Questura di Firenze? Dalla Squadra Mobile, dalla SAM? Si ricorda?  
P.M.: Credo di si.  
A.B.: Nel ’93.  
P.M.: Sì, credo di sì.  
A.B.: E fu interrogato in occasione e per quale motivo? Lei aveva amicizie con qualcuno?  
P.M.: Ah, sì, certo. Cioè, non è che mi specificarono…  
A.B.: Anche lei, quand’è che ha visto la persona che le sta parlando, per la prima volta?  
P.M.: Due minuti fa.  
A.B.: Ecco, grazie. No, no…  
P.M.: Perché qualcuno in aula l’ha visto prima lei?  
A.B.: Non lei, non sto dicendo lei.  
Presidente: Signori, andiamo avanti. Nessuna polemica, avanti !  
A.B.: No, no, nessuna polemica, Presidente.  
Presidente: Facciamo le domande.  
P.M.: Facciamole, facciamole.  
A.B.: Lei era parente di… amico di?  
P.M.: No, io lavoravo insieme a Paolo Mainardi, cioè uno.  
Presidente: Mainardi.  
A.B.: Paolo Mainardi è quel ragazzo che fu ucciso nel?  
P.M.: Nell’82.  
A.B.: Ecco, lei ricorda se Mainardi le disse qualcosa?  
P.M.: Cioè, probabilmente si riferisce…  
A.B.: In particolare, prima che fosse ucciso.  
P.M.: Dunque, preciso che eravamo solo io e lui a lavorare in una ditta, quindi si parlava di tante cose, no? Cioè, quindi si parlava anche di questo… insomma, che uccideva in qua e là. Niente, insomma, di particolare.
A.B.: Ma gli disse lui…  
P.M.: Si, che…  
A.B.: Se Paolo Mainardi aveva avuto un incontro ravvicinato con un guardone?  
P.M.: No, lui vide una macchina che… si, pensava fosse un guardone della zona, diciamo.  
A.B.: Che era… che aveva una caratteristica particolare?  
P.M.: Sì.  
A.B.: Cioè?  
P.M.: Cioè, era claudicante…  
A.B.: Claudicante.  
P.M.: Sì.  
A.B.: Ecco, le fu mostrato a lei, anche dalla… dai…  
P.M.: Ma quando, dice?  
A.B.: Le fu mostrata ora, nel ’93.  
P.M.: Sì.  
A.B.: Le fu indicato se questa… perché queste omicidio è accaduto a Baccaiano.  
P.M.: Sì.  
A.B.: Le fu detto, le fu mostrata la fotografia dell’attuale imputato?  
P.M.: Sì.  
A.B.: Dell’attuale imputato e le fu domandato…  
P.M.: Cioè, mi fu chiesto se lo conoscevo.  
A.B.: Se lo conosceva. Lei…  
P.M.: Non lo conosco.  
A.B.: Ecco, lei è vero che disse… Anzi, non gliela posso fare questa domanda. Lei, a proposito della fotografia, e se questa persona fosse stata vista in giro nella zona, lei cosa rispose?  
P.M.: Ah, non me ne ricordo. Perché non lo so. Cioè…  
A.B.: Ecco. Lei disse di non averla mai vista in giro per San Pancrazio.  
P.M.: Sì.  
A.B.: È vero, o non è vero?  
P.M.: Sì. Cioè, lo confermo anche adesso.  
A.B.: Non ho altre domande.  
P.M.: Non è che…  
A.B.: Per San Pancrazio è vicino a Baccaiano? Dov’è?  
P.M.: Sì.  
A.B.: E quanto dista da Mercatale, da San Casciano…  
P.M.: Sono tutti nel raggio di dieci… intorno a dieci chilometri. Cinque, dieci chilometri.  
A.B.: Questa persona non era mai stata vista da voi.  
P.M.: No, non è che mi metto a vedere le persone che passano…  
A.B.: Certamente. Io le sto domandando se lei l’aveva visto.  
P.M.: No…  
A.B.: Va bene, grazie.  
Presidente: Prego, signor Pubblico Ministero.  
P.M.: La domanda è questa, se non ho capito male lei dice: il Mainardi mi ha riferito che un guardone l’aveva visto. Grossomodo è questo il concetto?  
P.M.: Cioè, se ne parlava e quindi mi disse…  
P.M.: Ne parlava. Ecco, ma lei parla del Mainardi quanto tempo prima della sua morte? Questo racconto, quando glielo fa?  
P.M.: Cioè, io mi sono licenziato da quella ditta due mesi prima dell’accaduto, quindi diciamo… tre mesi prima, non so.  
P.M.: E il Mainardi gli riferiva di questo guardone che, a sua volta, quando lo aveva incontrato?  
P.M.: No, la sera prima.  
P.M.: Ecco, quindi, grossomodo, questo episodio sarebbe avvenuto un tre mesi prima dalla morte…  
P.M.: Sì, tre mesi, tre mesi e qualche cosa…  
P.M.: Mille grazie. Nessun’altra domanda.  
Presidente: Signori Avvocati di parte civile? Avvocato Colao.  
A.C.: Senta, scusi, lei ha lavorato molto con Paolo Mainardi? Quanti anni è stato nella fabbrica insieme?
P.M.: Ora, di preciso, non mi ricordo. Credo un anno o due anni, così. Forse…  
A.C.: Eravate amici?  
P.M.: Sì, siamo… Eravamo solo io e lui, quindi… Molto amici, sì.  
A.C.: Nella zona di Montespertoli, quelle piazzole lì, le risulta che di guardoni ce ne fossero molti, o per sentito dire?  
P.M.: Sì, per sentito dire, sì. Qualcuno sì, ma non molti da dire… che uno è sempre lì.  
Presidente: Ma lei lo sa positivamente.  
P.M.: No. Cioè, il discorso è questo: uno, anche parlando al bar, dice, sai, ieri sera ho visto un guardone… Cioè, così, capito?  
A.C.: Un’altra cosa… Grazie.  
P.M.: Prego.  
A.C.: Un’altra cosa: lei sapeva che Paolo Mainardi andava a pesca? A pescare.  
P.M.: Sì, certo.  
A.C.: Ecco. Con l’Antonella?  
P.M.: Sì.  
A.C.: Con la Migliorini?  
P.M.: Conosco anche lei, certo.  
A.C.: Andavano insieme.  
P.M.: Ora, se proprio andavano insieme, o…  
A.C.: Sì, d’accordo. Basta così. Andavano a pescare e alle volte anche con l’Antonella.  
P.M.: Era la fidanzata, insomma. Ci stava insieme. Non è che…  
A.C.: Sì. Si ricorda dove andavano a pescare, in che località? Gliene aveva mai parlato Paolo?
P.M.: No, questo no. Cioè, comunque, come ragazzo, posso dire, stava molto vicino, intorno casa. Credo, perlomeno.  
A.C.: Non ha idea se Paolo Mainardi avesse detto qualche volta di essere… che aveva una casa nella zona di Vicchio di Mugello, andava a pescare lì? Cerchi di ricordarsi.  
P.M.: Mi pare proprio… cioè, non sono… questa mi è nuova, ecco. Non lo so. Cioè, non ci ho mai pensato in dieci anni, dodici anni che è successo.  
A.B.: Gli è nuova! Gli è nuova!  
A.C.: Va bene, grazie. Non c’è problemi. Ho fatto una domanda…  
P.M.: Cioè, nel ’93… nel… nessuno mi ha mai detto questa storia, quindi.  
Presidente: Altre domande, signori, al teste?  
A.C.: Grazie.  
Presidente: Può andare, grazie. Buongiorno, arrivederci.
P.M.: Sentiamo il signor Pratesi. Si trattava solo di. . .  
Presidente: Ecco, sì, l’avevamo già fatto entrare.  
P.M.: Sì… di recuperare – non sono ancora arrivate – le foto di quel motorino sequestrato al signor Pacciani. Perché il signor Pratesi è una persona che ha già deposto su questo argomento ai Carabinieri. Presidente, bisognerebbe prenderle… Ora sentiamo il teste, se lei ritiene opportuno per mostrare quelle foto, sono… potete prenderle voi. Grazie.  
Presidente: Si accomodi, signor Pratesi. Consente la ripresa televisiva?  
A.P.: No.  
Presidente: Allora non inquadrate il signore, per cortesia, nessuna foto, nessuna ripresa. Vuol dare le sue generalità complete, per cortesia?  
A.P.: Pratesi Attilio nato a Xxxxxxxx il XX/XX/19XX.  
Presidente: Residente?  
A.P.: In Xxxxxxx, via Xxxxxxxz, , Xxxxxxxxx.  
Presidente: Bene, grazie. Vuol leggere quella formula?  
A.P.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno di dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.  
Presidente: Benissimo. Senta, risponda ora, per cortesia, alle domande… È della difesa, vero?  
A.B.: No, no, è dell’Accusa.  
P.M.: No, è dell’Accusa.  
Presidente: Dell’Accusa. Benissimo. Allora del Pubblico Ministero. Prego.  
P.M.: Signor Pratesi, lei nell’anno ’83 lavorava alla Villa La Spacciata?  
A.P.: Sì.  
P.M.: Ricorda di essere passato dal luogo dove era avvenuto l’omicidio, qualche tempo dopo o nell’immediatezza; il giorno dopo in cui era stato scoperto l’omicidio?  
A.P.: In ipotesi…  
P.M.: Dopo quanto è passato, ricorda? Lei passava spesso di lì?  
A.P.: Spesso… Qualche volta a settimana, ci sta anche due volte, delle volte anche una settimana senza passarci mai.  
P.M.: E c’era passato dopo l’omicidio, ricorda quanto tempo dopo? Lei dice, se non sbaglio, una mattina.
A.P.: Una mattina.  
P.M.: Nella mattinata del 9 corrente, glielo ricordo io, alle 11.30.  
A.P.: Sì.  
P.M.: Era passato col signor Martelli. Vide un motorino?  
A.P.: No, vidi… sì, un motorino.  
P.M.: Ricorda come era questo motorino? Lo vuole descrivere?  
A.P.: Mi sembra un motorino, un Beta tipo vecchio, dei primi, con quel serbatoio a barilotto.  
P.M.: A barilotto?  
A.P.: Sì.  
P.M.: A goccia.  
A.P.: Sì. Quello a barilotto.  
P.M.: E questo motorino dove era? Parcheggiato, se era parcheggiato da qualche parte?  
A.P.: Il motorino era parcheggiato appoggiato al muro.  
P.M.: Appoggiato al muro di che cosa?  
A.P.: Di questo campo, che dalla strada a quattro metri, cinque sarà.  
P.M.: Appoggiato al muro del campo, dove era stato rinvenuto il furgone?  
A.P.: Sì. Davanti c’è un murettino…  
P.M.: A che distanza da dove era avvenuto questo fatto del furgone?  
A.P.: Mah, sarà tre metri, quattro.  
P.M.: Ecco. E di questo motorino lei ricorda il colore?  
A.P.: Se non mi sbaglio, mi sembra un colore rosso sbiadito, scuro, insomma.  
P.M.: Vorrei… Presidente, il teste sta dicendo che gli sembra di aver visto un motorino, ce lo ha descritto a goccia, tipo Beta vecchio, di un colore rosso sbiadito, che il giorno successivo, di mattina, al rinvenimento dell’omicidio era, dice, su un muretto a 3-4 metri da dove era il furgone. Vorrei mostrare… Le sono stati mostrati dei motorini? Delle foto di motorino?  
A.P.: Sì.  
P.M.: E anche delle fotografie?  
A.P.: Sì.  
P.M.: E lui dice era rosso sbiadito. Vogliamo mostrare le foto, se sono state trovate?  
Presidente: Adesso…  
P.M.: Mi dispiace per il contrattempo, ma credevamo di averle noi, come copia, e quindi.  
A.Pe.: Se posso riempire questo spazio, signor Presidente, io faccio istanza perché sia sentito come teste sul movimento della Pia Rontini e di Claudio Stefanacci il pomeriggio del 29 luglio, il babbo di Pia, Renzo Rontini, la madre, Winny Rontini, e eventualmente anche lo zio, che possono confermare quali fossero gli spostamenti dei due ragazzi in quel pomeriggio; e quindi, anche in relazione soprattutto a quanto abbiamo sentito dire dal teste Bardazzi di poco fa, circa le 16.45 la Pia risulta già rientrata a casa per recarsi al lavoro. È una circostanza non fondamentale, forse, ma significativa per avere conferma dell’attendibilità del teste e soprattutto della identificazione di queste due persone, di questi due giovani, con Pia e Claudio Stefanacci. Quindi la mia istanza è di sentire questi testimoni sui movimenti, nel pomeriggio del 29, dei due ragazzi.  
Presidente: Pubblico Ministero?  
P.M.: Remissivo, remissivo alla richiesta.  
A.C.: Le altre parti si associano.  
A.B.: La difesa si oppone per il semplice motivo che i due testi, che dovrebbero essere sentiti, sono stati sempre in aula dall’inizio del processo. Non solo. Un momento, poi parla lei. Non solo, ma su questa circostanza è stato già riferito dal verbalizzante, da colui che ha fatto le indagini a suo tempo, il quale ha riferito sia le dichiarazioni rese dalla madre e dal padre della Rontinì, sia le dichiarazioni rese dalla mamma, mi pare, del ragazzo.  
P.M.: Ma non in aula, però.  
A.B.: Sì, è il Colonnello che è stato sentito.  
P.M.: Non su questo argomento.  
A.B.: Certo.  
P.M.: Sì?  
A.B.: Se le ho fatte io le domande.  
P.M.: Sì, sì, certo.  
A.B.: Ho fatto io le domande, ricordo che…  
Presidente: Ci deve dire il nome del teste, si verifica subito.  
A.B.: Colonnello… scusi, eh, Presidente.  
P.M.: Ma non su questi specifici argomenti degli orari.  
A.B.: Degli orari, tant’è che era compatibile, secondo lui, e c’era qualche cosa…  
Presidente: Be’, ci dice il nome del teste e ce lo andiamo a controllare.  
A.B.: Il teste è. . . verbale del Pubblico Ministero che ha fatto…  
P.M.: Dunque, in quel caso lì…  
A.B.: Colonnello…  
P.M.: No, era un Maresciallo.  
A.B.: No, no, era un Colonnello.  
P.M.: Allora come… Ah, sì, si, era un Maggiore di Pontassieve.  
A.B.: Maggiore di Pontassieve.  
P.M.: Sì.  
A.B.: Colonnello – non mi ricordo come si chiama –  
P.M.: L’allora Maggiore, ora Colonnello. Vediamo se riusciamo…  
A.B.: Ho sentito, aspetti lo dico, il processo… l’omicidio era di Baldi e Cambi? 
P.M.: No, no, Stefanacci-Rontini.  
A.B.: Stefanacci-Rontini.  
Presidente: Se mi dite l’udienza, si vede subito.  
P.M.: È più difficile.  
Presidente: Vediamo i colonnelli.  
A.B.: Stefanacci-Rontini, era il colonnello Sticchi.  
P.M.: Esatto.  
A.B.: Tenete colonnello Sticchi Emanuele.  
P.M.: O il maresciallo Polito, eh? Uno di questi due.  
Presidente: Eccolo qui.  
A.B.: Fu domandato esattamente di questa circostanza. Era il signor Bardazzi.  
Presidente: È l’udienza del 2 maggio ’94.  
P.M.: Non certo “in relato” de…  
Presidente: Il colonnello Sticchi Emanuele: è questo?  
A.B.: Sì, sì.  
P.M.: Sì, sì, o lui o il maresciallo Polito. Io le domande non le ricordo.  
Presidente: Sì, infatti, è lo stesso giorno che è stato sentito anche il Maresciallo.  
A.B.: E io mostrai alla Corte anche l’identikit.  
P.M.: Sì. Qui è l’orario, Presidente, se…  
Presidente: L’identikit sarebbe questo?  
A.B.: Esattamente.  
P.M.: Se gli fu chiesto dell’orario. Perché qui il concetto è l’orario.  
A.B.: E anche sull’orario e i movimenti delle ragazze.  
P.M.: Eh, ma i movimenti li sapranno solo il padre, la madre e lo zio.  
Presidente: Però, vediamo un pochino.  
P.M.: Come fa a saperlo il Colonnello?  
Presidente: L’identikit, questo identikit qui mi sembra risalga al 29 aprile ’94.  
P.M.: Sì, sì, è quello lì, Presidente.  
Presidente: Dove ci sono, però, altri testimoni: il maresciallo Storchi, il maresciallo Leonardi…  
A.B.: Comunque, della posizione Stefanacci e Rontini, i verbalizzanti erano Bonito Michele maresciallo e tenente colonnello, allora, Sticchi Emanuele.  
Presidente: Sticchi Emanuele.  
P.M.: Bisogna controllare se gli è stato chiesto il discorso dell’orario.  
A.B.: Io mi ricordo di aver fatto delle domande in proposito.  
Presidente: Va bene. Dunque, basta così. Noi lo verifichiamo.  
A.B.: Grazie.  
P.M.: Non c’è problema.  
A.Pe.: Quanto alla permanenza in aula, si può riferire soltanto a Renzo Rontini. La madre di Pia non è mai venuta al processo, tantomeno lo zio. Quindi io ho fatto una istanza…  
Presidente: Beh, Rontini aveva diritto di stare in aula, e quindi.  
A.Pe.: Appunto. Quindi, se però ci fossero delle perplessità su questo punto… 
P.M.: Nessuna.  
A.Pe.: … ci sono gli altri due parenti che ho indicato.  
Presidente: Va bene. Riserviamoci su questa richiesta. Il motorino è arrivato?
P.M.: Sì. Vogliamo mostrare il motorino e poi dove c’è la sverniciatura. Ecco, ricorda se la forma del motorino era pressappoco… Se vuole vedere.  
Presidente: Si vuole girare, per cortesia, signor Pratesi?  
P.M.: Dietro c’è un…  
Presidente: Qui però entriamo in crisi coi microfoni.  
P.M.: Ha già risposto dettagliatamente alla P.G., quindi possiamo vedere, eventualmente, per…  
Presidente: Poteva essere un motorino simile a quello?  
A.P.: Il tipo simile a quello.  
P.M.: Il colore? Lei dice era rosso.  
A.P.: No, no.  
P.M.: Vogliamo mostrare dove è stato sverniciato?  
Presidente: Sulla forcella, no? No, non sulla forcella, sul…  
P.M.: Dove è stato sverniciato e si vede il rosso. C’è una foto un po’ più…  
A.P.: … il colore rosso che ho detto prima, il colore rosso, sbiadito.  
P.M.: Allora le facciamo vedere meglio quel rosso. Scusi, quello che stavamo vedendo, a questo punto, se non c’è…  
A.B.: Non è mica un dato identificativo questo.  
P.M.: Possiamo…  
Presidente: Dunque allora è l’album delle foto del motorino registrato al Pacciani.  
P.M.: Quel rosso lì?  
A.P.: Sì, sì.  
P.M.: Lei ricorda…  
Presidente: E sul telaio c’è quella… grattatura.  
P.M.: È vero che lei disse: “Se il motorino che mi avete mostrato in fotografia fosse stato dello stesso colore di quello che compare nella sverniciatura del… io avrei detto che era proprio quello da me visto nell’83” 
A.P.: Simile a quello, sì.  
P.M.: Lei dice: “La forma è proprio certamente identica, infatti il colore era proprio di quella tonalità rossastra”, lei disse.  
A.P.: Sì, sì.  
P.M.: “… che emerge nei punti sverniciati”. Eh? Ricorda di aver detto così?  
A.P.: Sì.  
P.M.: Ricorda se vicino a questo motorino, o al motorino che assomiglia a questo, ovviamente rosso, c’era qualche persona?  
A.P.: C’era una persona vicino al motorino.  
P.M.: Ricorda qualcosa di questa persona, o no?  
A.P.: No, lo vidi di dietro, io.  
P.M.: Era di dietro lei o era di dietro lui? 
A.P.: Lui era girato con le spalle, dalla strada guardava in giù; le spalle le aveva verso la strada dove ero io.  
P.M.: E cosa guardava?  
A.P.: Verso il lato della chiesa di S. Alessandro a Giogoli.  
P.M.: Ma era in un cespuglio?  
A.P.: No, no. Lì c’è… dall’ingiù finisce il cespuglio…  
P.M.: Era nascosto fra i cespugli?  
A.P.: No, no.  
P.M.: Ma io le contesto che lei disse che era nascosto fra i cespugli.  
A.P.: No, no, non lo posso aver detto.  
P.M.: Io le dico che il giorno 12 settembre del 1983, quindi pochissimi giorni dopo, alle 18.50 lei dichiarò: “Nella mattinata del 9 corrente, verso le 11.30, mentre con la campagnola del signor Martelli percorrevo via di Giogoli, ho notato, fermo, nello spazio ove è stato rinvenuto il furgone con i due giovani deceduti, un ciclomotore 48, tipo Beta, con serbatoio ovale, modello vecchio, di colore scuro, appoggiato al cespuglio della siepe nel campo. Contemporaneamente ho notato a una distanza di 5-6 metri, un po’ seminascosto dai cespugli, un individuo dall’apparente età…”, eccetera. Si sbagliò… il giorno dopo si sbagliò e lo ricorda ora?  
A.P.: Pubblico Ministero…  
Presidente: No, però no, però qui mi pare che è seminascosto.  
A.P.: Venendo di là gli è nascosto. Ma dalla strada è scoperto.  
Presidente: Non che fosse nei cespugli.  
P.M.: Ecco.  
Presidente: Erano i cespugli che lo occultavano; nel senso nella visuale c’erano dei cespugli.  
P.M.: Allora, bene, era questo che volevo che emergesse. È emerso così, va bene.  
Presidente: Così dice.  
P.M.: Cioè lei non lo vide bene: è questo il concetto?  
A.P.: No, non lo vidi bene perché gli era con le spalle verso me e guardava in giù. E da lì in giù aveva la siepe lui.  
Presidente: Quindi c’era questa siepe che gli dava noia.  
A.P.: Eh.  
Presidente: Alla visuale, a lui.  
P.M.: Per lei. Ed era di spalle rispetto a lei.  
A.P.: Sì, dalla strada. Io lo vidi di dietro e basta.  
P.M.: Ricorda? Era in piedi, era abbassato?  
A.P.: Era in piedi.  
P.M.: Ricorda qualcosa di questa persona o no?  
A.P.: No, no, io vidi di dietro questa persona, guardava giù, dalla strada…  
Presidente: La corporatura, se era.. .  
P.M.: La corporatura?  
A.P.: … sempre sulla campagnola.  
P.M.: Lei ha detto che ricorda che età poteva avere.  
A.P.: Mah, l’età non saprei ora.  
P.M.: Io le faccio presente che lei all’epoca disse: “Un’apparente età di anni 45-50”.  
A.P.: Sì.  
P.M.: Corporatura un po’ robusta, maglietta…  
A.P.: Non più alto di 1,70. 1,65-70, fra il sì e il no. Mi par d’aver detto così, se ricordo bene.  
P.M.: Non ebbe modo di vedere altro?  
A.P.: No, no.  
P.M.: Non ho altre domande. Chiedo l’utilizzazione dei verbali usati per queste contestazioni.  
Presidente: Avete domande, signori Avvocati di parte civile?  
A.C.: Una sola.  
Presidente: Avvocato Colao.  
A.C.: Si ricorda se aveva una tenuta di colore particolare? Di che colore era vestito?  
Presidente: Come era vestito?  
A.P.: Se ricordo bene, aveva una maglietta, di colore mi pare scura, a strisce. Se ricordo bene, lo deve avere scritto.  
A.C.: I pantaloni?  
A.P.: Lo dovessi decidere, i pantaloni non ne li ricordo, ora. Non gli detti… vede, così, e in primo come si vede qui, la cosa, la camicetta. I pantaloni non posso dire nessuno, ora no. Se me li ricordai allora, se l’ho scritto, sì.  
A.C.: Va bene, grazie.  
Presidente: Avvocato Bevacqua?  
A.B.: No, eh. Abbia pazienza, scusi. Lei ha detto prima che questo motorino aveva un colore?  
A.P.: Rosso sbiadito.  
A.B.: Rosso sbiadito.  
A.P.: Sì, sì.  
A.B.: Ecco, qua sembrerebbe che fosse un colore scuro, lei ha detto.  
A.P.: Io ho detto scuro.  
A.B.: Sbiadito è come la biada, che è chiara: sbiadito, capisce? La biada è chiara o è scura?  
A.P.: Come dice?  
A.B.: Niente, va’. Sbiadito, era sbiadito, quindi era un rosa chiaro.  
A.P.: Scuro, scuro, un colore scuro.  
A.B.: Un colore scuro. Senta, lei questa persona la vide di dietro.  
A.P.: Sì.  
A.B.: Oh, quindi vide la testa di dietro.  
A.P.: Sì.  
A.B.: Oh! E si ricorda? lei disse – perché il signor Pubblico Ministero poi ha detto ‘eccetera, eccetera’. Io le voglio leggere l’eccetera successivo. Allora, questa “Persona di corporatura un po’ robusta, con maglietta a maniche corte”.  
A.P.: A strisce.  
A.B.: “A maniche corte, a strisce blu e bianche, capelli rari nella parte occipitale, lisci e curati”. Capisce che cosa vuol dire “rari nella parte occipitale”? Aveva un po’ di chierica.  
A.P.: Un po’ di?  
A.B.: Chierica, come me.  
Presidente: Era pelato?
A.B.: Era pelato dietro?  
A.P.: Ora, l’avessi a dire ora… ora non mi ricordo… Mi pare di si.  
A.B.: No, lei allora ha detto così: “Aveva capelli rari nella parte occipitale”.  
A.P.: Va bene, allora, sì.  
A.B.: E allora si! L’ha detto, l’ha scritto lei.  
A.P.: Sì, appunto.  
Presidente: Ora non se lo ricorda.  
A.P.: Ora non me ne ricordo.  
A.B.: Bene. Io produco questo documento.  
P.M.: È lo stesso che ho prodotto io.  
Presidente: Producetelo in uno soltanto allora, eh? Va bene, va bene. Ci sono altre domande, avvocato Fioravanti?  
A.F.: Sì.  
Presidente: Sieda pure, grazie.  
A.F.: Senta, signor Pratesi, a che ora lei ha visto questa persona?  
A.P.: Non me ne ricordo. Lo scrissi, ora non me ne ricordo.  
A.F.: Ma era di giorno.  
A.P.: Di giorno.  
A.F.: E lei in genere a che ora passa in quella strada?  
A.P.: In genere non glielo posso dire. Quando mi capita di passare. In genere, non è mica detto che abbia un orario fisso per passare di lì.  
A.F.: E lei ci è passato il giorno dopo dell’omicidio?  
A.P.: Sarà il giorno dopo, ora non mi ricordo quando successe il fatto.  
A.F.: Senta una cosa, a lei la Polizia fece vedere delle foto del motorino, di motorini.  
A.P.: Sì.  
A.F.: Varie foto. Quante foto vide?  
A.P.: Non me lo ricordo ora. Non mi ricordo, ora.  
A.F.: E gli fece vedere solo quella foto che ha visto ora, oppure altre?  
A.P.: Non ricordo quanti ne vidi.  
A.B.: Una, due, tre, quattro, cinque, duecento?  
A.P.: Non ricordo, ora, quante me ne fecero vedere.  
A.B.: Scusi… Vai, vai, vai avanti.  
A.F.: No, no.  
A.B.: Scusi, abbia pazienza, la Questura, la Polizia, le avrà fatto vedere sicuramente la foto di questo motorino.  
A.P.: Sì.  
A.B.: Oh. Gliene ha fatti vedere altri, motorini, foto di altri motorini? Oppure altre foto dello stesso motorino?  
A.P.: Altri motorini sulle foto.  
A.B.: Quanti gliene hanno fatti vedere?  
A.P.: Ora la quantità non so, più di uno, sì.  
A.B.: Più di uno, sì. E erano diversi di fattura?  
A.P.: Diversi.  
A.B.: Ed erano sempre della Motorini Beta?  
A.P.: No, no, mi pare di no…  
A.B.: Non se lo ricorda.  
A.P.: Quelli che mi fecero vedere, non erano dello stesso. Io ve lo dico subito. 
A.B.: Aveva la goccia. Andiamo avanti.  
A.F.: Senta una cosa, lei, passando su quella strada, da dove veniva? Da Scandicci per via…  
A.P.: No, dalla fattoria.  
A.F.: Quindi veniva da San Casciano in giù?  
A.P.: No, no, dalla fattoria.  
A.F.: E quale è la fattoria?  
A.P.: La fattoria è la strada parallela.  
A.F.: La strada parallela, quindi al di sotto della piazzola.  
A.P.: Sì.  
A.F.: Ci sono due strade parallele, e la distanza tra le due è circa…? Lei lo sa, pressappoco?  
A.P.: No, la strada parallela va alla fattoria, e quella lì era via di Giogoli.  
A.F.: La strada parallela alla fattoria è via di Giogoli?  
A.P.: No, è la strada che va alla fattoria.  
A.F.: È la strada, via di Scandicci… via del Vingone. Senta una cosa…  
A.P.: Sì, le due strade: una è la strada che va alla villa, e una è la strada che è il fatto, dove passai io, che sarebbe via di Giogoli.  
A.F.: Ecco, la strada dove passò lei è via di Giogoli?  
A.P.: Di Giogoli.  
A.F.: Da quale direzione veniva? Da Scandicci…  
A.P.: Dalla via Volterrana.  
A.F.: Dalla via Volterrana verso Scandicci.  
A.P.: Sì, verso Scandicci.  
A.F.: Ecco, lei la piazzola dove l’ha vista: sulla destra o sulla sinistra?  
A.P.: Sulla sinistra. Sulla destra c’è il muro! Sulla destra c’è il muro. Sulla sinistra.  
A.F.: Sulla destra c’è il muro, ma c’è anche un cancello, di fronte alla piazzola. 
A.P.: No, è di sotto un cancello.  
A.F.: È di sotto o di sopra il cancello?  
A.P.: Ma quale cancello dice lei?  
A.F.: Di Villa l’Apparita.  
A.P.: È di sotto, è di sotto il cancello.  
A.F.: È di sotto. C’è un cancello in mezzo a quel muro, che costeggia, che è di fronte alla piazzola?  
A.P.: Il cancello è sulla via Volterrana, non è sulla via di Giogoli il cancello. Sulla via Volterrana.  
A.F.: Quante volte ci è passato su quella via lei?  
A.P.: Non me ne ricordo.  
A.F.: No, quante volte nella sua vita, nel suo cammino, ci è passato?  
Presidente: Avvocato, questo non lo ammetto assolutamente.  
A.P.: Come posso… come fo a sapere quante volte sono stato lì.  
Presidente: Costui stava lì, e quindi si presume che conosca. A parte che tutte queste ripetizioni di nozioni topografiche, di luoghi che abbiamo già conosciuto – c’è una cartina – a cosa mirano io non lo proprio.  
A.F.: Io vorrei sapere dov’era il motorino, signor Presidente. Dov’era poggiato il motorino.  
P.M.: Ce l’ha già spiegato.  
Presidente: Avvocato, ce l’ha già spiegato.  
A.F.: No, io voglio che me lo spieghi a me, perché non l’ha detto e non l’ho…  
Presidente: Non ammetto… non ammetto ulteriormente domande su questo punto. Quindi vada avanti.
A.F.: Posso chiedergli dove ha visto il motorino, signor Presidente?  
Presidente: Lo ha già detto, Avvocato. Quindi non ammetto ulteriormente domande su questo punto. Vada avanti, se vuole, con altre domande. Prego.  
A.F.: Se non ammette questa, grazie.
Presidente: Bene, benissimo. Altre domande?  
P.M.: Nessuna il P.M.  
Presidente: Il teste è licenziato. Dunque, allora signori, quanti testi abbiamo ancora?  
P.M.: Uno soltanto.  
Presidente: Uno solo. Però un momento, un momento. Siccome l’ora comincia ad essere inoltrata, volevo sapere: oggi pomeriggio noi potremmo vedere, nei limiti di quanto il Pubblico Ministero…  
P.M.: Abbiamo recuperato…  
Presidente: È riuscito ad assicurarci.  
P.M.: Mi dice il dottor Donato che è tutto qua.  
Presidente: Ah, benissimo. Allora possiamo andare direttamente… Allora a quest’ora, signori, il teste – mi dispiace, ma sono le due – lo sentiamo alle tre e mezza, appena iniziato. Non so chi è. Ci scusiamo con lui, ma d’altra parte. 
A.B.: È una circostanza di un minuto, Presidente.  
Presidente: Avvocato, se fosse circostanza di un minute… via, lo sentiamo dopo, alle tre e mezzo. Va bene, signori? Buongiorno.
Presidente: Bene, signori, buonasera. Allora introduciamo il teste che avevamo lasciato in fondo. Buonasera. Ecco, si accomodi per cortesia. Sistemiamogli bene il microfono però. Ecco, vuole dare il suo nome?  
F.C.: Franco Corti.  
Presidente: Consente le riprese televisive?  
F.C.: No.  
Presidente: No. Non riprendiamo il signore. Allora il suo nome è Franco Corti?  
F.C.: Sì.  
Presidente: Nato a?  
F.C.: Nato a Xxxxxxxx il XX/XX/XX.  
Presidente: Residente?  
F.C.: Xxxxxxxxx. 
Presidente: Benissimo. Era solo per precisare. Vuole leggere quella formula, per cortesia?  
F.C.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.  
Presidente: Ecco, è un teste della difesa…  
P.M.: Sì, Presidente.  
Presidente: … dell’imputato, e quindi risponda, per cortesia, alle domande che le faranno i difensori. Avvocato Bevacqua.  
A.B.: Buongiorno, signor Corti.  
 F.C.: Buongiorno.  
A.B.: Che lavoro fa, signor Corti?
F.C.: Artigiano.  
A.B.: Artigiano. Senta, lei è stato sentito nel 1985 dopo l’omicidio, dai Carabinieri o dalla Polizia, dopo l’omicidio dei due francesi?  
F.C.: Sì.  
A.B.: Lei ricorda qualche particolare in ordine ai luoghi dove è successo questo fatto e se lei qualche tempo prima, o quel giorno, o due giorni prima si era recato in quei luoghi, o in prossimità di quei luoghi, aveva visto qualche persona. Racconti, se sa, quello che ricorda.  
F.C.: La domenica mattina, prima del…  
A.B.: Può anche rivolgersi alla Corte.  
Presidente: Purché parli nel microfono, però.  
F.C.: Sì. È la domenica mattina che ero per la vecchia strada, si chiama.  
Presidente: Gli Scopeti.  
F.C.: Si chiama la vecchia strada, perché è la vecchia strada degli Scopeti, cioè…  
Presidente: Quella, insomma.  
F.C.: Parallela a quella degli Scopeti, asfaltata. La vecchia strada, dentro il bosco.  
Presidente: Non la conosciamo noi. Non la conosciamo.  
F.C.: La vecchia Cassia. La vecchia Romana, a cinquecento metri di distanza dalla, da dove è successo il delitto, insomma.  
Presidente: Ma non era la strada degli Scopeti?  
F.C.: Non è la strada degli Scopeti. 
Presidente: No, non ho capito quale strada fosse.  
P.M.: Non abbiamo, onestamente noi non ne sappiamo nemmeno l’esistenza. 
Presidente: Non abbiamo capito assolutamente di quale strada si parla.  
P.M.: Quindi è un po’ un problema.  
Presidente: Ci scusi ma non siamo praticissimi. Ci siamo andati, la strada degli Scopeti…  
F.C.: È una strada che corre parallela alla strada degli Scopeti.  
Presidente: Ecco.  
F.C.: Ecco. E…  
Presidente: Parallela, guardando San Casciano, a destra o a sinistra?  
F.C.: A sinistra.  
Presidente: A sinistra. Dalla parte della villa degli Hare Krishna, allora?  
F.C.: Sì.  
Presidente: Ecco, più in là, però.  
F.C.: Sì, no, ma però proprio lì sotto, sotto la piazzola famosa.  
P.M.: Parallela allora?  
F.C.: Parallela a via degli Scopeti.  
A.B.: Non la conosco, Presidente. Io…  
P.M.: Non riusciamo a…  
A.B.: … Sono alto, ma non ci sono mai stato, signor Presidente, da quelle parti.  
Presidente: No, no, no, no.  
F.C.: È una strada in disuso, una strada che corre attraverso il bosco.  
Presidente: Che corre attraverso il bosco.  
F.C.: Sì.  
Presidente: Ho capito, va bene.  
A.B.: Probabilmente sarà quella…  
P.M.: A che distanza è, a che distanza è da quella…  
Presidente: No, non è quella, non è quella che parte dal ponte degli Scopeti, no?  
F.C.: Allora, parte proprio dal ponte degli Scopeti.  
Presidente: Eh, e dove va?  
F.C.: E va, e finisce dove c’è il ristorante.  
Presidente: Allora è quella degli Scopeti?  
P.M.: No, dice che è nel bosco.  
Presidente: Nel bosco.  
P.M.: Ma è asfaltata o no?  
F.C.: No.  
P.M.: E allora, quindi, non è la nostra.  
A.B.: È una vecchia strada romana.  
Presidente: È una vecchia strada romana. Che corre a sinistra, andando in su verso San Casciano…  
F.C.: Esatto.  
Presidente: A sinistra di quella degli Scopeti.  
P.M.: A che distanza è dalla…?  
Presidente: A che distanza media?  
F.C.: Ecco, all’inizio è più lontano, nella zona in cui è successo che io ho visto questo signore, sarà cento metri.  
Presidente: Mmh, benissimo.  
F.C.: E che, dunque, io camminavo per questa strada domenica mattina.  
Presidente: A piedi, naturalmente.  
F.C.: A piedi, sì, sì, non ci si può andare in macchina, solo in moto.  
Presidente: Benissimo.  
F.C.: Questo signore davanti a me, ben vestito – nella notte era piovuto – quando l’ho raggiunto, l’ho salutato perché, naturalmente eravamo soli, lui si è voltato alla mia sinistra, non lo so, senza ragione, ecco. E non ha risposto. Ho visto che aveva una tendina nel mezzo al bosco, li, ecco, basta. Questo e…  
P.M.: Non ho capito, Presidente, io in che epoca siamo, però.  
Presidente: La domenica dell’omicidio.  
F.C.: La domenica dell’omicidio, sì.  
Presidente: Aveva una tendina in mezzo al bosco?  
F.C.: Sì. Era piovuto tutta la notte, il che mi fece strano, no? Una cosa… Ben vestito.  
P.M.: Ma, eh, va bene poi glielo contesteremo. Nel verbale dice nel mese di luglio; io ora non voglio interferire, ma dice nel mese di luglio di quell’anno.  
F.C.: No, questa è la domenica prima che poi l’ho tenuto a mente, è una cosa…  
A.B.: L’ultimo giorno del mese di luglio…  
P.M.: Lei dice negli ultimi giorni del mese di luglio; qui non c’è contestazione, abbiamo entrambi, sia io che l’avvocato lo stesso verbale. Lei il giorno 15 si presenta ai Carabinieri e dice: “Negli ultimi giorni del mese di luglio, nel recarmi a fare una camminata nel bosco… “, e fa il racconto di oggi.  
Presidente: In che data è quel…?  
P.M.: È un verbale del 15 settembre dell’85. Lei si presenta…  
A.B.: Alla stazione dell’Impruneta.  
F.C.: Allora, o sbaglio ora… questo io sono convinto che fosse la domenica prima, che ero tornato dal mare, per cui non so… ecco, questo io…  
A.B.: Comunque lei vide questa persona che le voltava le spalle, che era alta…  
F.C.: Sì.  
A.B.: Che era piuttosto elegante vestita.  
F.C.: Vestita in modo, non da bosco, insomma, una persona…  
A.B.: E che aveva una tenda in prossimità di questo luogo dove lei l’ha trovato. Una tenda sua, una tenda di lui, insomma.  
F.C.: Una piccola…  
A.B.: Utilizzava lui?  
F.C.: Sì, perché poi al ritorno era li che armeggiava, insomma, a questa tendina.  
A.B.: A questa tenda?  
F.C.: Sì.  
A.B.: Senta, e che tipo era questa persona?  
F.C.: Mah, che tipo era…  
A.B.: Cioè com’era alto, basso, magro…  
F.C.: Sì, della mia altezza. Un metro e ottanta.
A.B.: Un metro e ottanta…  
F.C.: Longilineo.  
A.B.: Ed era vestito elegante?  
F.C.: Elegante, con camicia.  
A.B.: Pantaloni di colore? Se lo ricorda?  
F.C.: Potrebbe essere grigio, chiaro, potrebbe essere azzurro.  
A.B.: Ecco, questa persona lei le dette, le fece impressione perché quando lei cercava, almeno così dice, cercava di salutarlo, di parlargli, qui dice: “Si girava, non voleva farsi notare” 
F.C.: Sì, si girò in modo tale da non farsi vedere in faccia.  
A.B.: Lei la riconoscerebbe questa persona?  
F.C.: Eh, di dietro senz’altro, sì, davanti no.  
A.B.: Come era di dietro, i capelli…?  
F.C.: Eh, era, era, gli mancava una parte di capelli, sì. Poi come le posso dire..  
A.B.: Era stempiato? Cioè aveva…  
F.C.: Mancavano i capelli di dietro.  
A.B.: Mancavano i capelli di dietro. Ma io non ho altro da domandarle.  
P.M.: Presidente, ci provo io, in fondo è la stessa cosa che ho già chiesto sotto forma di contestazione. La faccio, questa volta, al signor Corti facendogli presente che il signor Corti alle ore 10.00 del 15 settembre, cioè siamo nella settimana quando si è verificato l’omicidio,  
F.C.: Giusto.  
P.M.: Si presenta spontaneamente perché dice: “mi sono ricordato di un particolare da me ritenuto utile, da mettere al vaglio degli organi competenti”. E il suo racconto è: “Negli ultimi giorni del mese di luglio, corrente anno… “. Poi il racconto è tutto uguale. Ora lei dovrebbe essere, io glielo contesto, ma così attento da fare un po’ mente locale: se tre giorni dopo dice che questo fatto è avvenuto nel luglio, eh, gliel’avrebbe detto che era avvenuto tre giorni prima, no? Questa è una contestazione…  
Presidente: È passato del tempo, non se ne ricorda bene, ricordava meglio allora.  
F.C.: Certo, è una cosa che non ci avevo posto mente allora…  
Presidente: No, ma dico, per carità.  
P.M.: Era per… bene, non ho altre domande, chiedo l’utilizzazione del verbale in cui si dà atto che era luglio.  
Presidente: Signori avvocati di parte civile?  
A.C.: Senta, prego, lei ha detto che questa persona gli camminava davanti.  
F.C.: Sì.  
A.C.: Ecco, e per quanto è avvenuto questo?  
F.C.: Dunque era davanti a me per una cinquantina di metri, finché non l’ho raggiunto, lui camminava, io corricchiavo, no? Ecco. Non so, abbastanza tempo.  
A.C.: E che ore erano?  
F.C.: La mattina, le nove, l’otto, le nove.  
A.C.: Senta, e quando l’ha raggiunto ha visto della tenda?  
F.C.: No. La tenda l’ho notata al ritorno. Al ritorno, questo signore che era vicino alla tenda, in mezzo alle macchie.  
A.C.: Senta, ma aveva qualche attrezzo in mano, faceva qualche lavoro? Che lei si ricordi, non so.  
F.C.: Sì.  
A.C.: Che facesse qualche saggio sul terreno, non so.  
F.C.: Non so, stava lì, io non è che stetti a guardare più di tanto, insomma. Sì, stava lì a armeggiare, con qualcosa, ma non saprei…  
A.C.: Con cosa? Non se lo ricorda, eh?  
F.C.: Non me lo ricordo.  
A.C.: Ho capito, e questo è avvenuto negli ultimi di luglio?  
F.C.: Probabilmente, sì. Comunque era una domenica che la notte era piovuto molto, per cui…  
P.M.: Ecco quindi, non è la domenica nostra quindi è risolto il problema.  
F.C.: Perché mi fece molto effetto vedere questa…  
P.M.: E c’era la tenda nonostante…  
F.C.: Eh.  
P.M.: … nonostante che fosse piovuto?  
F.C.: Eh, la stranezza era questa. Che mi fece molto, m’ha fatto pensare, insomma.  
A.C.: Bene, grazie.  
Presidente: Altre domande, signori?  
P.M.: Nulla, nessuna…  
Presidente: Grazie può andare, può andare.  
P.M.: L’utilizzazione del verbale.  
Presidente: Può andare, signor Corti, buonasera, grazie.
A.B.: Signor Presidente, la difesa ha da produrre un documento, anzi, una relazione tecnica, e da fare una richiesta istruttoria, dibattimentale. Si tratta di una relazione tecnica che io ho trovato agli atti, negli atti del fascicolo del Pubblico Ministero, relativa ad una lettera inviata al giornalista Bagheggi de “La Repubblica”. Una lettera che ha delle identità, a mio avviso, dal punto di vista formativo della lettera e dell’indirizzo rispetto a quella che è stata inviata alla dottoressa Della Monica. La peculiarità è questa: nella stessa lettera, in questa lettera, a seguito di un esame peritale per cercare di rintracciare dei dati identificativi salivari, quindi ai fini di riscontrare eventualmente il gruppo sanguigno, questa lettera aveva le stesse caratteristiche di formazione rispetto a quelle della dottoressa Della Monica, di quella inviata alla dottoressa Della Monica. Ma un dato anche importante io credo che sia, ed è per questo che la produco alla Corte, per la valutazione che la Corte riterrà di fare ai fini anche della comparazione che io chiedo si faccia fra questo accertamento, che è stato fatto da uno stesso perito e l’accertamento che è stato effettuato nella lettera che è stata inviata alla dottoressa Della Monica, questa lettera ha, aveva una peculiarità, cioè di indirizzo, era evidentemente quello: Paolo Bagheggi, “La Repubblica”. Non si sa, non, non, io non ho esattamente la, qua visivamente non ce l’ho, la data, il dato obiettivo della dell’indirizzo, e quindi probabilmente il Pubblico Ministero, mi può essere, così, mi può aiutare, mi può agevolare sul punto.  
P.M.: Se me la presta, ben volentieri. 
A.B.: È questa, è questa. Però io credo che sia importante, perché in questa lettera, fra l’altro, si, si dà una, è inserita una specie di cartomanzia, non lo so, cioè ci sono dei dati astrologici, particolari, che fanno riferimento puntuale a tutti gli omicidi, duplici omicidi, che si sono verificati. Non solo, e alla fine c’è anche una carta con dei segni, io non conosco l’astrologia, assolutamente, sono ignaro di tutto questo, dove si fa riferimento anche a delle possibili patologie o psico-patologie dell’autore. È stata fatta su questa lettera, un accertamento peritale, e la lettera a questo accertamento ha dato queste peculiarità: cioè non è stato possibile rintracciare il gruppo sanguigno, perché questa lettera è stata chiusa, come quell’altra, con dell’acqua o comunque con della colla; e pare che sia identica la modalità sia di esecuzione della scrittura, cioè di questi, tagliato queste, questi indirizzi, sia le modalità di chiusura. In più c’è questo dato ulteriore: la indicazione ben precisa dei famosi duplici omicidi riferiti a delle particolarità astrologiche che sono state rilevate dal signor Spinella, e compagnia. Io non so se il Pubblico Ministero ce l’ha: è una lettera che è stata inviata nel 1988. Identità, a mio avviso di scritturazione, se si può chiamare scritturazione, rispetto a quell’altre, e di utilizzazione dello stesso materiale. 
P.M.: Presidente, mi scusi, eh, io non vorrei che la stanchezza ci avesse tradito, sia…  
A.B.: Forse ha tradito me.  
P.M.: Dice conclusione, a parte le considerazioni che farò…  
Presidente: Dunque, innanzi tutto, l’accertamento peritale cosa dovrebbe tendere ad accertare?  
P.M.: No, no, questo lo dirà… Volevo, scusi, far presente una cosa, che l’accertamento dice: non è possibile accertare la natura del collante. Esattamente il contrario di quello che…  
A.B.: Sì, ma non c’è… sì. No, un momento, noi abbiamo delle lettere che sono, non sono state recepite dalla Corte, cioè per essere utilizzate.  
Presidente: Dunque, arrivano tutti i giorni, eh! Io no…
A.B.: Sì, no…
P.M.: Sì, le abbiamo, anche il P.M. ne ha a montagne.  
A.B.: Scusi, Presidente, quelle lettere nelle quali è stato trovato il gruppo sanguigno nella saliva, cioè la saliva, quelle che io avevo prodotto. Questa è, ha la scrittura identica, a mio avviso, di quella adottata per la lettera della dottoressa Silvia Della Monica. Io la produco perché la Corte esamini, eventualmente, se ci sia la necessità – e questo è quello che chiedo io – di comparare questa lettera, magari vedendo l’originale, con quella che è stata inviata alla dottoressa Silvia Della Monica.  
P.M.: Presidente, quando mi consente, vorrei dire due parole. La prima, ovviamente è di ordine procedurale, una cosa talmente tardiva oggi che non è ammissibile sotto nessun punto di vista. Si tratta di un accertamento di Polizia Giudiziaria che è già stato fatto e ha dato come comparazioni esito negativo. Si tratta fra l’altro di una lettera scritta a un giornalista, quindi, senza niente togliere al destinatario, nel nostro processo ha il valore che ha. Nell’indagine, ovviamente. Il contenuto di questa lettera sono dei segni zodiacali che riguardano la ricorribilità o meno di determinati fatti. L’accertamento che chiede la difesa è già stato fatto a suo tempo, ripeto, con esito negativo. La richiesta della difesa oggi è talmente tardiva, non solo per la produzione di questo documento, che doveva prodotto all’epoca e che, secondo me, non ha nessun valore, ma non è questo il problema. Chiedere oggi su una produzione tardiva un nuovo accertamento, mi sembra assolutamente da portare il P.M. a chiedere che sia respinta la richiesta.  
Presidente: Va bene, quindi si oppone. Signori Avvocati di parte civile? Avvocato Colao?
A.C.: Ci associamo al P.M.  
Presidente: Avvocato Bevacqua, me lo vuole dare…  
A.B.: Io la produco, sì.
Presidente: Sì, grazie. Ce lo esibisca e vediamo un momentino. Oh, nel frattempo, signori, a che punto siamo?
P.M.: Noi siamo pronti con le bobine, perché testi… Ci sarebbe un altro teste, ma con il difensore – un teste del P.M. – ma con il difensore ci siamo messi, così, d’accordo per sentirlo domani il Maresciallo Minoliti, che è qui ma può tornare domani, quindi non ci sono problemi per sentirlo domani, quindi le bobine che loro hanno richiesto hanno, di cui hanno chiesto l’acqui… disposto l’acquisizione, sono già tutte a disposizione della Corte; si può, quando loro credono…  
Presidente: Sì, sì, cominciamo pure.  
P.M.: … predisporre per… Io comincerei, era l’unica richiesta che avevo fatto a suo tempo, a vedere quella relativa alla perquisizione del ’90. Oh, per quello che riguarda questa perquisizione, io dicevo, è una bobina relativa a un filmato fatto prima, e avevo fatto presente che si tratta di una ventina di minuti, la parte centrale dove si potrebbe vedere tutta la zona acacia o altri tipi di piante, mi facevano presente che questa bobina in realtà dura centoventi minuti, quindi sono due ore, e quindi si…  
Presidente: Ne vediamo una parte.  
P.M.: Ecco, ecco, quindi si tratterebbe di, insieme, se loro credono, stabilire quali parti. Possiamo iniziare a vederla…  
Presidente: Decidiamo, insomma, poi.
P.M.: E così poi decidiamo di volta in volta. E’ la perquisizione, la…
A.B.: La maxiperquisizione.
P.M.: No, no, no, no, quella del 1990, quando viene fatta la perquisizione, il signor Pacciani è in carcere e viene filmato, ci disse così il dottor Perugini, quando fu sentito come teste, viene filmato il luogo prima di dare inizio alla perquisizione. Dico la verità, io mi rimetto a quello che disse il dottor Perugini, altrimenti dobbiamo chiedere maggiori dettagli sull’orario in cui fu fatto il filmato a coloro che hanno provveduto. Mi sembra addirittura si cominci molto da lontano a vedere il filmato.  
Presidente: Allora, precisiamo che questo è il filmato relativo alla perquisizione?
P.M.: Del 1990. Ci dovrebbe essere la data.  
Presidente: Benissimo.
P.M.: Si tratta del giugno ’90, se non sbaglio. Ecco, qui è il solito luogo…  
A.B.: Perugini c’è?  
P.M.: Nel filmato?  
A.B. fuori microfono: …  
P.M.: Penso di si. Io non lo so, sarà Washington. Dov’è in genere?
Visione del filmato
Presidente: Allora, qui vediamo i dettagli.  
P.M.: Qui sono, se non ricordo male da quello che mi è stato raccontato, al momento iniziale in cui notificano il provvedimento di perquisizione. Però forse sarebbe opportuno interpellare qualcuno degli agenti o ufficiali di Polizia Giudiziaria che erano presenti quel giorno, e se sono in aula li facciamo venire come testi e ci danno una mano, perché io non ne so assolutamente nulla. Vediamo se li riconosciamo dal filmato. Ci fossero o l’ispettore Lamperi o il Venturini che sono… Scriccia, lei c’era a questa perquisizione qui? Ecco, se c’era il Maresciallo Scriccia… Scusi, Frillici…  
A.B. fuori microfono: …  
P.M.: Sì, senz’altro, no per sapere a che ore, quando, ecco.  
Presidente: Va bene, comunque, vediamo sono luoghi che abbiamo visto.  
P.M.: Proviamo a vedere, sono…  
Presidente: Questo è il piccolo corridoio che conduce…
P.M.: Ecco, Presidente, l’operatore che ha fatto le riprese è l’agente della Polizia Scientifica presente oggi, quindi mi sta dicendo…
Presidente: Non è mai stato sentito come teste?  
P.M.: No, mi ha detto or ora che iniziarono verso le otto, otto e mezzo la mattina, quindi…  
Presidente: Possiamo allora, sentite…
P.M.: Possiamo chiedere a lui.  
Presidente: … avere l’ausilio dell’agente?  
P.M.: Direi che è…  
Presidente: Sentirlo a questi soli fini, limitatamente come teste?  
P.M.: Il P.M. fa questa richiesta.  
Presidente: Siete d’accordo, signori? Signori Avvocati, scusate?  
A.B.: Sì, sì, Presidente, non ci sono problemi, sto cercando il pino silvestre imputato…  
Presidente: Dunque, allora ammettiamo come teste l’agente?  
A.B.: Queste sono foglie d’acacia.  
P.M.: Oh, un attimo, un secondo, sentiamo…  
Presidente: Ci dica il suo nome.
G.A.: Attianese Giovanni. Nato a Xxxxxxxx il XX7XX719XX. Residente a Xxxxxxx.
Presidente: Legga, per favore, la formula magica.
G.A.: “Consapevole… ”  
A.F.: Fermi l’immagine. Ecco l’acacia.  
A.B.: Ecco l’acacia.  
A.F.: Fermi l’immagine.  
Presidente: Sì, va bene, torniamo indietro tanto, adesso.
A.F.: Abbiamo visto l’acacia.  
P.M.: Che è dalla parte opposta del…  
A.F.: No, no, è all’angolo del cancelletto.  
Presidente: Bene, completiamo, completiamo… questo dov’è sparito?  
A.F.: Eccola, eccola.  
A.B.: No, no, più avanti piano, piano, lentamente. Un po’ più avanti. Piano, piano.  
Presidente: Allora scusate un attimo. Fermiamo, fermiamo proprio, blocchiamo. E il testimone doveva finire di leggere la formula. Facciamo le cose in regola. Penso poi che abbia… Ecco, allora mi finisca di leggere quella formula lei, per favore.
G.A.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è in mia conoscenza”. È fermo attualmente.
Presidente: Lei prenda pure in mano il microfono. Ecco, e mano mano ci illustri o risponda alle domande che le parti le facciamo. Allora, andiamo avanti. Poi magari possiamo anche rivederlo, capito?  
P.M.: Certo, ora vediamo.  
Presidente: Perché può darsi poi che lo stesso soggetto ci viene poi riproposto dopo. E se no lo rivediamo. 
P.M.: Bene, Presidente.
Presidente: Allora, lei ha fatto, è stato lei a fare queste riprese?
G.A.: Ero l’operatore.  
A.B.: Ecco l’acacia.
Presidente: Questa sembra un’acacia.  
A.F.: No, c’è un pino…  
Presidente: Aspetti, però, eh, ora voglio localizzare dove.  
A.B.: Era l’angolo dove la moglie ha detto…
P.M.: Eh, ma non è l’angolo dove scavava, eh, Presidente.  
A.F.: Eccola.  
A.B.: Era proprio nell’angolo dove la moglie disse che c’era l’acacia.  
P.M.: Ma non dove dice lui.  
Presidente: Allora, qui è dove si sbocca nell’orto. Là addossato…  
P.M.: È accant…  
Presidente: Qui c’è la vite.  
A.F.: Ah, ecco l’acacia.  
P.M.: Perfetto. Proprio dalla parte opposta dove lui scavava.  
Presidente: Quelle sembrerebbero, sembrerebbero, sembrerebbero foglie di acacia. Comunque andiamo avanti, vediamo si vedono ancora meglio. Andiamo pure avanti.  
A.F.: Ecco l’acacia.  
Presidente: L’acacia è lì, quella sembrerebbe proprio un’acacia. 
A.F.: Le ultime foglie sono triangolari piccole, ovali. 
Presidente: Sembrerebbe proprio un’acacia. Ora si tratta di localizzare dove è esattamente…  
A.F.: Che oggi non c’è più.  
Presidente: Non sono proprio lanceolate.  
P.M.: Sì, Presidente, questa è del ’90. 
Presidente: Stavo cercando dov’è il disegno di Perugini…
P.M.: Presidente, poi, loro hanno disposto l’ammissione dei fascicoli fotografici, e nei fascicoli fotografici si vede meglio proprio le distanze da dove scavava il Pacciani e dove è l’acacia.
Presidente: Più che altro ci interessa vedere dov’è questa pianta.
 P.M.: Sì, sì, ma ci sono, sono state estratte poi delle foto.
Presidente: Va bene. Allora andiamo avanti. Poi possiamo tranquillamente rivedere sempre quello che ci pare.  
P.M.: Certo.  
Presidente: Lì era la parte dove in fondo c’è il magazzino?  
P.M.: Vediamo se, l’operatore o qualcuno, nel caso anche… mi sembra ci fosse qualche altro… Venturini che era presente ci può spiegare meglio lui dell’operatore, se crede, Presidente.  
Presidente: Sì, là c’è il magazzino con le stecche tinte di giallo.
G.A.: Oltre c’è il magazzino, in fondo a sinistra. Dove c’era la catasta di legna, una delle cataste di legna.  
Presidente: Per renderci conto.  
A.B.: Messe su quest’…  
P.M.: Ecco, esatto, l’acacia è…  
A.B.: Ecco l’acacia.
P.M.: Ora loro ricordano le distanze.
A.F.: Eh, non ci siamo stati una volta sola, eh.
P.M.: Ecco, ci sono…
Presidente (fuori microfono): Attenzione che il glicine ci ha delle foglie simili eh…  
Presidente: Ecco, quelli sono i paletti famosi, d’accordo.
P.M.: Quindi, Presidente, l’acacia è sulla sinistra d’accordo qua; poi c’è addirittura la rete, e Pacciani è sulla destra nel… no, bene, bene.
A.F.: L’acacia è dentro la rete vicino alla porta, vicino al cancelletto. Questo è il 28, questi siamo fuori del giardino.
Presidente: Qui si entra già in casa, eh.  
A.B.: Qui ci dovrebbero essere gli straccetti, che non ci sono, dell’asta guidamolla…  
P.M.: Che gliel’ha regalata dopo.  
A.B.: Gliel’hanno regalata dopo.  
P.M.: Uno straccio per tre anni al muro è difficile. Questo è molto brullo.
Presidente: Qui è dove c’era la microspia famosa, no?
A.B.: Questa è la stanzina dov’era la microspia…  
Presidente: Si va dov’era il magazzino, la legnaia eccetera… Questo è il magazzino. La cartuccera. Gli attrezzi per pulire il grano…
 P.M.: Lì c’è un trincetto se non…
A.F.: I contadini ce n’hanno tanti di trincetti.
Presidente: Ecco il quadro famoso…  
P.M.: Già! Mhmm…
A.B.: Ecco il famoso quadro…
Presidente: Ecco il quadro!  
P.M.: Così si sa dov’è! A.F.: Ora non lo sappiamo dov’è.
A.B.: Mi pare che sia l’acacia dove…  
P.M.: Questa è la donnola o quel che è…  
A.B.: Una donnola padellara…  
P.M.: Qui c’è uno sco… forse uno scoiattolo… Boh… Uno scoiattolo.
A.F.: Scoiattolo. Una faina!  
Presidente: No questo è uno scoiattolo.
A.F.: Scoiattolo.  
P.M.: Che poi nel filmato successivo non c’è più. Questo è l’altro quadro… Badia a Passignano…
A.F.: Badia a Passignano. 
Presidente: Sono quadri naif.  
A.B.: È un buon naif, però, Presidente!  
P.M.: Una volpe.  
Presidente: Questa è una faina.  
P.M.: Faina.  
Presidente: Questo è il quadro della primavera…  
A.B.: Seno destro e sinistro. Pare che sia quella l’acacia… si vede… 
Presidente: Attenzione a non vedere acace dove non ci sono però eh… Ora voi vedete verde e vedete acace, attenzione. 
P.M.: Poi vediamo lo foto così vediamo la distanza fra la buca e l’acacia. 
A.B.: L’acacia non c’è più quindi… L’ha tolta… una buca è stata fatta.  
P.M.: Ma in un punto in cui non scavava. A.F.: …che è stata messa a dimora da Pacciani… 
A.B.: Ha capito cos’è questa…  
P.M.: Fermiamo un attimo, ce lo facciamo spiegare.  
Presidente: C’è un’innesco…  
P.M.: Ah, ce lo disse…  
Presidente: …a doppia forza per una cartuccia da caccia.  
A.B.: Ma quello trovato giù…  
P.M.: Nel corridoio. 
Presidente: Piazza del Popolo. Qui non siamo saliti. Presidente (fuori microfono): Già che ci siamo, vediamo. Ecco, questa è la vecchia lambretta.
Presidente: Bene è durato un po’ di più…  
P.M.: C’è un fascicoletto fatto a confronto e domani mattina sarà portato per capire le distanze, sentiremo Minoliti su quello che ha visto. È da approntare il fascicolo, l’ha detto stamani la Corte quindi non è pronto.
Presidente: Fascicolo fotografico. 
P.M.: Sì, sì fascicolo fotografico.
Presidente: Cosa possiamo vedere adesso?  
P.M.: Possiamo vedere – ma lì dobbiamo veramente fare una selezione – qualcuna, una, un pezzo della maxi-perquisizione. Abbiamo una cassetta – mi facevano vedere gli operatori della scientifica – in cui dovrebbero essere racchiuse due giornate di perquisizione. Una delle due è quella relativa al giorno in cui fu trovato il proiettile, si potrebbe vedere quella.  
A.B.: Ecco, questa è del 1992? 
P.M.: Quella da vedere è del ’92.
Presidente: È il punto in cui quindi viene ritrovata la cartuccia?  
P.M.: Bisogna vedere quella giornata lì, cercare di arrivarci più vicini possibile… 
Presidente: 29 aprile, no? 
P.M.: Tenendo presente che non è che l’operatore stesse filmando mentre la trovavano ovviamente, stava facendo un’altra cosa, qualcuno l’ha chiamato e si vede com’è la scena. Ecco… Possiamo vedere…
Presidente: Vediamo un pochino, vediamo un pochino.  
P.M.: Possiamo chiedere…  
Presidente: Vediamo un pochino. 
P.M.: Questo è il giorno 29?  
Presidente: Ecco, mi raccomando diamoci…  
P.M.: Ho chiesto… io Presidente lo so come lei… È già il giorno 29, va be’ vediamo, vediamo un attimo che giorno è, cerchiamo di capire.  
A.B.: Lo sapevano che si doveva rilevare qualcosa? 
P.M.: Speravano di trovare una pistola, l’hanno detto – credo oramai – tanto e poi tanto che… 
A.F.: Un cannone.  
P.M.: Ecco, qui si vede il punto dove è il pino, le distanze si dovrebbero vedere perché…  
A.B.: Oramai non c’è più l’acacia.  
P.M.: Non dovrebbe.  
Presidente: Questo è interessante per vedere se quella che a noi era sembrata un’acacia c’è ancora o no, però si entra direttamente in casa, mi pare.  
P.M.: Va be’ si dovrebbe arrivare perché… Ecco il pino.  
A.B.: Non c’è più l’acacia. 
P.M.: Però di vede abbondantemente… 
A.B.:È solitaria. 
P.M.: È solitaria. Vediamo dove sono le tegole…  
A.B.: Lo straccio ancora non c’è.  
P.M.: È una cucina diversa, se non sbaglio siamo addirittura in appartamento diverso ma insomma è uguale, non c’è stracci nemmeno qui.
Presidente: Possiamo col telecomando mandare avanti… magari anche lasciando le immagini, capito? Ma accelerarle e ci fermiamo quando c’è qualcosa che interessa. Ditelo anche voi eh? Si, ogni tanto si ferma…
P.M.: Se possiamo andare piano qui, vediamo se vediamo meglio il pino, a parte che ci siamo andati Presidente quindi… Questo è il giorno in cui poi trovaste i proiettili? Oh, ecco! Vediamo un po’… L’orto è molto brullo.  
A.B.: Skizzen Brunnen, Brunnen…  
P.M.: Mi sembra dei paletti da vigna sono già stati tirati su, eh, qua. Sono… mi sembra di capire…
Consigliere (fuori microfono): Questa è una fase del tutto inutile perché non può essere questa, mica l’hanno trovato lì! Ispezionavano lì. Presidente (fuori microfono): Sì, sì, no ma infatti è un altro posto. Loro dicono che a un certo punto hanno chiamato…  
P.M.: Non si può dire che i mezzi tecnici sono efficienti.  
A.F.: Un po’ arretrati.  
P.M.: Eh ma a volte com’è successo… 
A.F.: Ecco il quadro della Madonna; ecco la nicchia. 
P.M.: Qui potremmo anche saltare, come…  
A.B.: Sarebbe meglio… 
Presidente: Tra l’altro sembra una giornata radiosa di sole, mentre invece…  
P.M.: È il giorno precedente.  
Presidente: È il giorno precedente. Perché non andiamo invece… 
P.M.: Ecco, ecco, Presidente. Presidente, mi scusi, qui… qui siamo al garage. Presidente, forse sarebbe necessario però, almeno per i giorni, che qualcuno di quelli che han fatto la perquisizione ce lo spiegasse, sennò noi andiamo… 
Presidente: Va be’, ma tanto…  
P.M.: Io so solo che sulla… Ecco, ci dovremmo arrivare pian piano. 
Presidente: A noi interessa più che altro le date, per non… per vedere, prima di tutto… 
P.M.: Sì, ora su quella cassetta mi sembra ci sono due date, quindi non so se questo è il giorno precedente, o il giorno che ci interessa.  
Presidente: Essendo stati sui luoghi, diciamo che tutto è piuttosto comprensibile. 
P.M.: Sì, sì, era le date… 
Presidente: E quindi questo conferma che abbiamo fatto bene ad andarci.  
P.M.: Ad andare, senz’altro.  
A.F.: Lo smontaggio del tetto è avvenuto il 28 aprile.  
Presidente: Il 28 aprile.  
P.M.: Quindi il giorno prima.  
A.F.: Sì.  
Presidente: Ma la cassetta del 29 l’abbiamo?  
P.M.: È in unica cassetta. È quello che sto cercando di spiegarle. Per cui si tratta di… come stiamo facendo, di andare veloce per arrivare prima possibile al 29.  
Presidente: Benissimo.  
P.M.: Ecco, forse…  
Presidente: Forse, allora, eh. Che qui il tempo deve essere cambiato e questi hanno gli impermeabili. Non si vede più il sole.  
P.M.: Sì, se non sbaglio, a un certo punto si vedono anche le tettoie di plastica. Andiamo piano, per cortesia, tanto…  
A.B.: Ma si sente rumore.  
P.M.: Ah, è vero.  
Presidente: Va bene. Qui d’accordo, si è capito. È il sistema con cui loro scavavano, il martello pneumatico. Andiamo a velocità maggiore. 
P.M.: Lì ci sono i paletti, anche per orizzontale, Presidente. Questi sono per verticale. Se ne vedevano alcuni… Ecco, no, no, ci sono…  
Presidente: Ecco, quella è la copertura di plastica.
P.M.: Hanno fatto la copertura di plastica. Allora è la mattina del 29 che è piovuto.  
Presidente: E sotto c’è Perugini…  
P.M.: Quelli sono i travetti. Stanno cercando di levarli, almeno…  
Presidente: C’è un travetto lì, in primo piano, lo vedete…  
A.F.: Non è quello.  
Presidente: Sì, no, non è quello, d’accordo.  
A.F.: Sì, sì.  
P.M.: Ecco, sulla destra ce ne sono alcuni ancora da levare, sembra. Ci camminano sopra. Non so, se vogliamo andare più piano, ora, Presidente. Come crede lei. Si vedono bene i travetti sulla destra.
Presidente: Sì, sono restati sulla destra, più o meno interrati. 
P.M.: E persone che ci camminano. 
Presidente fuori microfono: Ma quello si è rotto quando lo hanno tolto…  
A.B.: Anche i paletti sono pieni di terra, parrebbe…  
Presidente: I paletti, quelli per terra. 
A.B.: Quelli per terra. 
Presidente: Certo.
A.B.: La terra che cade dalle palate.  
P.M.: Si vede, Presidente, il pino, se non sbaglio, appena sulla destra. E l’acacia obiettivamente qui non c’è. Se non sbaglio a vedere io, eh.  
A.F.: Il 29 aprile l’acacia non c’era mica più, eh. Siamo nel ’92, ora.  
P.M.: Quindi, acacie non ce ne sono. E era alla sinistra di questo pino l’acacia, nella precedente…  
A.F.: Era vicino al pino. Vicino.  
P.M.: Sulla sinistra di quel pino, verso la porta di casa. Qui c’è ancora un paletto in terra. Ecco, ecco che hanno spostato un paletto.  
A.F.: Questo è Perugini… 
P.M.: Ecco, non è… almeno meticoloso è, a vederlo.  
A.F.: Solo su un punto. 
A.B.: No. ..  
Presidente: Qui stanno sistemando l’ulteriore copertura. Evidentemente qui era attaccato a piovere…  
A.B.: Signor Presidente, io non capisco come mai sia stata messa sotto… così, vorrei capire, sotto la tettoia la parte del giardino che è già stato praticamente smosso. Il terreno di cui… il cui terreno è stato smosso.  
P.M.: Mi sembra che stanno… stanno guardando.  
Presidente: Ora vedete che arriviamo subito al proiettile… 
P.M.: Eccolo.  
A.B.: Però questo è stato già fatto. Io volevo vedere quando è… non c’è.  
P.M.: Non è che c’è un operatore…  
A.B.: Non c’è un operatore. Perché prima operano, poi non so… va be’. Cioè, il problema è che questa… che questo palo non mi risulta bagnato. 
P.M.: Perché è sotto la plastica.  
A.B.: Perché è sotto la plastica.  
P.M.: Ma una bella zona è sotto tettoia e plastica. Possiamo tornare indietro, eh, Presidente.  
Presidente: Sì, torniamo indietro, torniamo indietro di un po’. Ma, volevo sapere dall’operatore, ma la cassetta contiene anche il sonoro, o no? O è semplicemente…  
P.M.: No, dovrebbe esserci anche il sonoro.  
Presidente: C’è anche il sonoro?  
P.M.: O non lo so.  
Presidente: Il sonoro c’è o no nella cassetta? Attiviamo anche il sonoro. 
 P.M.: Torniamo indietro e attiviamo il sonoro.  
Presidente: Torniamo leggermente indietro e attiviamo il sonoro.  
P.M.: Sono riprese fatte a pezzi, sembra di capire.  
Presidente: Ve’, va be’, quello si capisce. No, non stava riprendendo. Questo…  
A.B.: Ecco, e l’imputato è accanto al dottor Perugini.  
Presidente: E l’imputato era accanto al dottor Perugini. Però non sappiamo naturalmente quanto tempo sia…  
A.B.: Quanto questo…  
P.M.: Ce l’hanno raccontato i testi, a lungo.  
Presidente: Sì, sì. No, dico, va bene, ma da qui non è che è dato sapere.  
A.B.: Sembra una pagliuzza.  
P.M.: Ah, no, qui evidentemente hanno chiamato l’operatore e gli hanno detto: oh, filma qui. Sembra di capire.  
Presidente: Ritorniamo indietro ancora un po’; via, via, ritorniamo indietro.  
A.B.: Ecco, vediamo un po’ com’è stato… com’è possibile che uno…  
Presidente: E poi mettiamo il sonoro, che io ancora non sento. Se c’è. Non che aggiunga niente, ma insomma… Se c’è sentiamolo.  
A.B.: E’ possibile che se io… se vedo…  
A.F.: Ma prima di tirarlo fuori un teste ha detto che è una coccinella velenosa.  
P.M.: Si dovrebbe sentire, questo.  
A.F.: È quello. Volevo sentire questo. È una coccinella, ma velenosa.  
A.B.: L’ha detto il teste. Una coccinella, ma velenosa.  
A.F.: Ma velenosa. Quindi…  
A.B.: Prima… prima di scoprire che cos’era.  
P.M.: È però in quel momento lì se…  
Presidente: Allora, vediamo un pochino. Non troppo indietro, eh. Vediamo un po’… No, per carità! Non tutta, eh. Giusto cinque minuti prima. Anche meno. Se c’è il sonoro mettiamolo. Ma ho l’impressione che questo… Siamo sicuri che c’è? Io ho la sensazione che non ci sia.  
P.M.: Qui c’è una tettoia di plastica rigida e poi…  
Presidente: E poi c’è stata aggiunta quella…  
P.M.: Presidente, sembra che non funzioni il sonoro, ma ci dovrebbe essere. Quindi se loro poi lo vogliono sentire. Forse è quella macchina… quello schermo li che non ci rende il sonoro; cosi capisco, sembra di capire. Ecco, ora aggiungono, oltre quella tettoia di plastica… Ecco il sonoro. Ora noi vediamo … di seguito, ma non sappiamo…  
Agente (dal video): Un po’ più vicino. Perugini (dal video): Non tocchi… 
Agente (dal video): No, ok. Ok può pure togliere. 
Dott. Perugini (dal video): No, no, no, non si tocca niente. Non si tocca niente. Non toccate niente.  
Agente (dal video): No può pure togliere…  
Dott. Perugini (dal video): Ah, di togliere il dito. Non toccate niente. Non toccate niente! 
Agente (dal video): -No, nulla ma va guardato da vicino per bene.  
A.B.: Ecco, vorrei che si desse atto che non si vede nulla luccicare, Presidente. Non si vede né nulla luccicare e né si vede la sagoma di qualche cosa per la quale non si…  
Presidente: Avvocato, si vede quello che si vede.  
A.B.: Signor Presidente, si può fermare un attimo?  
Pacciani (dal video): Io non la vedo neanche io.  
Perugini (dal video): Gliela indico io, guardi. Pacciani (dal video): Ah… le portan fortuna, dice…  
Agente (dal video): Ma che l’è una coccinella? Pacciani (dal video): Le coccinelle? E a Napoli ci tengano, dicono…  
Agente (dal video): Questo era attaccato lì… Non mi passare davanti. Agente 2(dal video): Scusa.  
Agente (dal video): Non voglio interromperlo. Capito? Agente 2 – Questa è… guardi… ‘spetta… Una era lì. Uno di questi s’è spezzato. Era in terra. No, no, no, no questo era quello che delimitava… che s’è spezzato. Col piccone s’è spezzato. Il vialetto delimitava. Questo delimitava… Che s’è spezzato quando…
P.M.: Ecco, ecco, fermiamo…  
A.B.: Ma anche prima. Se si dà atto, prima, il fotogramma prima, perché… 
P.M.: A chi dobbiamo dare atto? Stiamo vedendo tutti insieme.  
A.B.: No, vorrei vedere un attimo prima. Quando si fermano tutti che non si vede alcunché, né si può, in alcun modo, io credo, perlomeno, mi sarebbe difficile…  
P.M.: Ma allora tutte quelle persone lì che l’hanno visto sono dei fessi, mi scusi. 
A.B.: Mi scusi…  
Presidente: Dunque, allora, innanzitutto invece diamo atto che i pilastrini famosi sono nella posizione trasversale, vi ricordate?  
P.M.: Come ci è stato raccontato.  
Presidente: … come ci è stato raccontato dai testi.  
P.M.: Dai numerosi testi.  
Presidente: E questi sono proprio, li potete vedere, come erano stati messi per fare da punto d’appoggio per evitare di sprofondare…
A.B.: E cosi si dà atto che questo fotogramma…  
Presidente: Diamo atto, io non dò atto di nulla, Avvocato.  
P.M.: Esatto.  
Presidente: Io dò atto che…  
A.B.: Rivediamo, certamente, Presidente.  
Presidente: … si vede quello che si vede.  
P.M.: Ecco…  
A.B.: Certamente, Presidente.  
P.M.: Ecco se brilla o no.  
A.B.: Sì, sì, brilla, ora brilla. È stato pulito…  
Presidente: Certo, è chiaro.  
A.B.: … prima non brillava.  
Presidente: Si intravede, certamente si intravede qualche cosa.  
P.M.: Ma non si sa cos’è, in quel momento.  
Presidente: Si intravede qualche cosa che…  
P.M.: Qualcuno parla di una cocciniglia, non si sa chi. Abbiamo sentito delle voci.  
Presidente: Il discorso della coccinella Pacciani lo faceva.  
P.M.: Sì, va be’, noi abbiamo se…  
A.B.: Presidente, torniamo indietro, perché il discorso della coccinella, mi perdoni, signor Presidente…  
Presidente: Qualcuno ha fatto il discorso della coccinella.  
A.B.: Ha fatto un’altra persona: non è una coccinella.  
Presidente: Non è una coccinella. E Pacciani ha detto: una coccinella… e qualcosa del genere.  
P.M.: Cosi abbiamo sentito.  
A.B.: Quindi, evidentemente, Pacciani aveva parlato prima di una coccinella, ma non si sente questo discorso, né si sente la risposta che dà…  
Presidente: Sembrerebbe, scusate… possiamo ritornare indietro.  
P.M.: Presidente, mancano i pezzi.  
Presidente: Il discorso della coccinella…  
P.M.: Sentiamolo, è dopo.  
Presidente: … l’ha fatto prima uno, non so chi, e poi Pacciani.  
P.M.: Esatto.  
Presidente: Però riteniamo indietro un pochino, via. Rivediamocela questa sequenza…  
A.B.: Certo, certo. Grazie, Presidente.  
Presidente: … il sonoro è quello che è, per carità!  
P.M.: Poi non si può distinguere…  
Presidente: È quasi indecifrabile…  
P.M.: … chi è che parla. Ecco, ecco, è lì.  
Presidente: Ancora un pochino. Ancora un pochino indietro…  
P.M.: Indietro.
Presidente: Ancora un pochino indietro. Vedete che i pilastrini sono in quella posizione, eh, comunque. Ancora indietro, ancora, ancora.  
P.M.: Qui si vede che brilla.  
Presidente: Ancora indietro. Ecco, cominciamo da ora, vai. Mi pare che Perugini si stia alzando, ad un certo punto.  
Agente (dal video): Un po’ più vicino.  
Presidente: Si vede qualcosa di giallo? No?  
Agente (dal video): No, no ok. Ok, puoi pure togliere. Perugini (dal video): No, no, no, non si tocca niente. Non si tocca niente. Non toccate niente.  
P.M.: Qualcuno dice – non si tocca niente –  
Agente (dal video): No può pure togliere…  
Dott. Perugini (dal video): Ah, di togliere il dito. Non toccate niente. Non toccate niente!  
Agente (dal video): -No, nulla ma va guardato da vicino per bene.  
Dott. Perugini (dal video): Lasciatelo…  
Pacciani (dal video): Io non la vedo neanche io.  
Dott. Perugini (dal video): Gliela indico io, guardi. 
Pacciani (dal video): Ah… le portan fortuna, dice…  
Agente (dal video): Ma che l’è una coccinella? 
Pacciani (dal video): Le coccinelle? E a Napoli ci tengano, dicono…  
Agente (dal video): C’è solo una cosa da stabilire, questo era attaccato lì… Non mi passare davanti.
Agente 2 (dal video): Scusa.  
Agente (dal video): Non voglio interromperlo. Capito? 
Agente 2 (dal video): Questa è… guardi… ‘spetta… Una era lì. Uno di questi s’è spezzato. Era in terra. No, no, no, no questo era quello che delimitava… che s’è spezzato. Col piccone s’è spezzato. Il vialetto delimitava. Questo delimitava… Che s’è spezzato quando…  
P.M.: Non si sa… Avevano accantonato i paletti in attesa che il Procuratore della Repubblica desse l’ordine di andare avanti e allora filmano altre attività di scavo, mi spiegano…  
Agente (dal video): Prima di andare via tutti quanti date il vostro nome e cognome…  
P.M.: Qui c’è un buco, che nessuno è riuscito a capire come mai c’era. È uno strano buco.  
Presidente: Va be’, quella è una tana, via.  
P.M.: È una tana.  
Agente (dal video): Antonio… Gianluca… Qualcheduno metta una mano che indica lì. No, no dentro! Ecco, così. Bravo.  
P.M.: Le campane.  
Pacciani (dal video): C’è qualche chiodo o qualche pezzo di… la può contenere la mattonella pure eh! Bah, impastano…  
Dott. Perugini (dal video): La mattonella? Ma quello è marmo!  
Pacciani (dal video): I’ marmo i che c’è? Una mattonella di marmo!  
P.M.: C’è un altro buco in una mattonella. Non è una tana di superficie, Presidente. Sembra una mattonella in corrispondenza di un buco.  
Presidente: Comunque, tanto…  
P.M.: No, no, Presidente è per giustificare il fatto che lo vediamo.  
Presidente: Possiamo andare avanti.  
P.M.: Sì, sì. Dovremmo poi arrivare al punto in cui viene dato disposizione di scavare.  
Presidente: Ecco, allora togliamo il sonoro e andiamo avanti. Tanto di questo buco non ce ne importa nulla, perché immagino sia stato…  
P.M.: Valutato e…
Voce fuori microfono: Poi sarà certamente sopraggiunto il Vigna.  
P.M.: Ecco, siamo di nuovo ai paletti che vengono spo… Ecco, non so se rimettere il sonoro o se c’è. Lo abbiamo già visto.  
Pacciani (dal video): Vi fa ride’ le mosche! Guardare cosa?  
Agente (dal video): L’operazione che viene fatta.  
Pacciani (dal video): Che operazione è? È un chiodo? Che è? E un vedo! Si può sapere che cos’è? Perugini (dal video):: Non è una cocciniglia Pietro.  
Pacciani (dal video): Che roba è? Si può sapere almeno che cos’è?  
Dott. Perugini (dal video): Certo che si può sapere! Voglio mettere…  
Agente (dal video): Si prende un cacciavite, si raschia, si butta tutto dentro.  
Pacciani (dal video): Dottore… mi faccia vedere che roba è!  
Agente (dal video): È una cartuccia.  
Pacciani (dal video): Una cartuccia. E chi ce l’ha messa?  
A.B.: Il dottor Perugini aveva detto che aveva un coltello con le pinze, invece qua ci sono le pinze senza coltello. No, aveva detto che aveva un coltello, guardacaso, con le pinze. E invece ho visto solo le pinze.
P.M.: Ma le pinze si staccano dal coltello, non l’ha mai visto?  
A.B.: No, io non le ho mai viste le pinze.  
P.M.: E allora prima di dirlo…  
Presidente: Il dottor Perugini aveva detto… Ecco, volete andare avanti. Noi l’abbiamo già visto. Avvocato Bevacqua, avvocato Bevacqua, nei coltelli come quelli che diceva Perugini…  
P.M.: … le immagini che le stiamo mostrando.  
Presidente: … le pinze e le forbici si possono staccare ed attaccare…  
A.B. fuori microfono: …  
Presidente: Ma Perugini aveva detto…  
Perugini (dal video): Diamo atto che era tutto pieno da una parte… cioè la terra riempiva tuto.  
P.M.: Presidente, se crede, Presidente, se crede, il col…  
Presidente: C’è il coltello famoso, quello di Berna, con la croce, no?  
P.M.: Ecco, c’è qui un coltello. Se lo vogliamo far vedere ai giurati. Tanto per capire di cosa si tratta.  
Presidente: Avvocato Pellegrini, lei ce l’ha il famoso… il coltellino, il temperino svizzero.  
P.M.: È come il dottor Perugini.  
Presidente: Come si chiama non lo so, non mi ricordo. Tutti ne abbiamo uno.  
P.M.: È il militare svizzero, è quello del…
A.P.: Le pinzettine sono estraibili, si tengono normalmente…  
Presidente: Si tengono infilate lì dentro, nel manico, 
A.P.: Esatto.  
P.M.: Ecco le pinze, che poi non sono gran che.  
Presidente: E poi si estraggono.  
P.M.: Sono proprio identiche a quelle che se loro guardano nello schermo, sta manovrando il dottor Perugini.
Presidente: Se volete vedere, sapere… ma Perugini aveva inteso in questo senso.  
P.M.: No, no, ma sono identiche le pinze, se loro guardano nello schermo, alle stesse che sta manovrando il dottor Perugini.  
Presidente: Sì, sì, va bene. Sentite, questo filmato…  
P.M.: L’abbiamo già visto.  
Presidente: Lo abbiamo già visto. Se volete, possiamo anche interrompere.  
P.M.: Senz’altro, il P.M. senz’altro. Possiamo interrompere.  
Presidente: Dunque, allora interrompiamo tutto. Dunque, facciamo un momentino… Allora, domani dovremmo avere i fascicoli fotografici. Possiamo pure poi rivedere un momento la storia dell’acacia, localizzarla meglio. però se abbiamo i fascicoli fotografici, penso che, integrando… Sono a colori? Speriamo di sì.  
P.M.: Dovrebbero essere a colori. Sono a colori.  
Presidente: Integrando questi con la… possiamo vedere la situazione dei luoghi perfettamente. Abbiamo poi… Minoliti, allora non lo dobbiamo sentire oggi, ma domani.  
P.M.: Ci siamo accordati.  
Presidente: Benissimo. Rinunziamo, se siete d’accordo, a Scriccia e a Cimmino.  
P.M.: Dovrebbe essere il difensore.  
Presidente: Quelli non sanno nulla.  
P.M.: Il P.M. non…  
A.B.: Vi rinunzio. No, qualcosa sanno. Però io rinunzio a Satana, come si dice.  
Presidente: Rinuncia a Satana. Allora, sull’accordo di tutti, vero? si rinuncia quindi ai testi Scriccia e Cimmino. Invece Minoliti lo sentiamo domani.  
P.M.: Domani.  
A.B.: Minoliti e anche, credo, Lamperi.  
Presidente: E Lamperi, sì, scusate.  
A.B.: E probabilmente, sulla tarda mattinata, domani verrà anche il consulente tecnico della difesa.  
Presidente: Benissimo.  
A.B.: Consulente tecnico balistico, il signor Marin.
Presidente: Benissimo.  
A.B.: Probabilmente domani io saprò, scioglierò quella riserva formulata stamani, se il collega mi manda quel fax che mi ha prennunziato, in ordine a questa signora che saprebbe tutto.  
Presidente: Va bene, Avvocato. Noi abbiamo ferma una riserva su questa relazione tecnica.  
A.B.: Certamente, certamente.  
Presidente: E quindi…  
A.B.: E poi c’è una riserva. Mi ha telefonato un altro collega, di cui non posso fare il nome, signor Presidente.  
Presidente: Faccia il cognome.  
A.B.: No, ora non lo posso fare perché ha telefonato al mio studio oggi. Me l’ha detto mio figlio. Questo collega vorrebbe essere interrogato dalla Corte perché…  
P.M.: Ma non so se…  
A.B.: No, no, scusi, no, io lo dico, poi la Corte deciderà.  
Presidente: Prego.  
A.B.: Siccome la Corte ha sempre deciso positivamente per tutti i testi dell’ultima ora del signor…  
Presidente: No, non tutti, veramente.  
A.B.: Quasi tutti. Quelli relativamente ai sudori del Pacciani…  
Presidente: Il Pubblico Ministero, veramente, piange e stride perché gli abbiamo respinto un mucchio di istanze sue.  
P.M.: E continua a piangere e stridere. E cercherà fino alla fine di…  
Presidente: E continuerà.  
A.B.: Ma sa, lui fa i suoi lai, i lai del Pubblico Ministero…  
P.M.: Sempre lai sono.
A.B.: Sono lai un pò ‘. . . fanno parte di un teorema.  
Presidente: Anche le parti civili piangono. È tutto un pianto generale. Poi vedrete che siete stati trattati tutti in modo uguale. Allora, chi è questo misterioso avvocato?  
A.B.: No, questo è un avvocato, il quale ha telefonato a mio figlio e ha detto: ‘Digli a tuo padre che io tutti i giorni, in quella settimana famosa in cui furono uccisi questi signori, io mi recavo con la bicicletta…’.  
P.M.: Questi signori, quali, scusi?  
A.B.: I signori, credo i francesi.  
Presidente: I francesi.  
A.B.: Io non ho avuto modo di parlare con questo collega.  
Presidente: Certo, i francesi.  
A.B.: ‘Io mi recavo tutti i giorni in quel luogo, anche quella mattina. E ho visto sempre, per una settimana di seguito, un’auto rossa con una persona che assomiglia ad un certo identikit’. E questo è un avvocato che fa l’avvocato, che forse lei conosce – io non le posso anticipare il nome. Comunque, se il collega stasera mi dice e se il collega domani…  
Presidente: Io non sono curioso, quindi.  
A.B.: D’accordo. Io non le posso dire altro, perché… Arrivano all’ultimo momento, mi ha detto che lui ha visto questo…  
Presidente: Lo porti, Avvocato, e vedremo.  
A.B.: Domani mattina, se il collega può venire senz’altro e mi dice, e mi conferma questa circostanza – non ho parlato – io porto anche questo collega. 
Presidente: Benissimo.  
A.B.: Grazie.  
P.M.: Nessun problema, ovviamente.  
Presidente: Avvocato Pellegrini, che ci voleva dire?
A.P.: Io soltanto ricordo che c’è quella mia richiesta di sentire Rontini sulle circostanze del pomeriggio del 29 luglio. Se la Corte ritenesse di sentirlo, poiché io domattina non ci sarò per tutta la mattinata, Rontini adesso è presente, se per caso loro volessero sentirlo adesso in questo scorcio di serata, si potrebbe utilizzare.  
Presidente: Va bene. Avete nulla in contrario, le altre parti?  
P.M.: No, nulla in contrario, Presidente.  
A.B.: Ma, signor Presidente, io a Rontini mi oppongo. Perché semmai sentiamo la moglie.  
P.M.: Aveva il diritto di stare legittimamente in aula.  
A.B.: Sì, va bene.  
Presidente: Rontini era una parte processuale necessaria. Non è stato abusivamente in aula.  
A.B.: Certamente, signor Presidente. Però Rontini, io non ho il fascicolo – mi scusi, ho diritto di difendermi – non ho il fascicolo di quell’omicidio. Quindi non posso verificare e controllare le dichiarazioni rese da Rontini in quell’occasione, né quelle rese…  
P.M.: Ma sul punto non ha reso nessuna dichiarazione. 
A.P.: No, no, c’è solo i verbali del Bardazzi.  
A.B.: E allora, un momento, e allora…  
P.M.: Non ha mai reso dichiarazioni sul punto orario.  
A.B.: Se non ha reso dichiarazioni, non è possibile sentirlo. Non capisco.  
P.M.: No, no, è un teste di riferimento rispetto a quello che è avvenuto oggi in aula.  
A.B.: Presidente, il teste dovrebbe riferire su dei dati temporali.  
Presidente: Il riferimento del teste portato…  
P.M.: Bardazzi, portato dalla difesa.  
Presidente: … dall’avvocato Bevacqua, Bardazzi era.  
A.B.: Sì, Bardazzi, Bardazzi.  
Presidente: Barda… no, teste di riferimento lo dicono loro.  
A.B.: Il teste Bardazzi avrebbe detto che nel pomeriggio, secondo il Pubblico Ministero…  
Presidente: Va be’, l’avvocato Pellegrini insiste in questa richiesta?
A.P.: Sì, certo.  
Presidente: E voi vi opponete.  
A.B.: Mi oppongo allo stato perché non ho sotto gli occhi il fascicolo. Chiedo scusa, Presidente.  
Presidente: Lei si oppone. Va bene. Però su questa riserva possiamo decidere subito. Va bene? Per il resto, si vedrà. Diamo lettura della seguente ordinanza. L’imputato è presente, vero? “La Corte, sull’istanza della difesa di parte civile di sentire i genitori e la zia della Rontini Pia sui movimenti della ragazza nel pomeriggio precedente l’omicidio, ritenuto che l’istanza è tardiva perché i testimoni non sono stati indicati nelle liste ai sensi dell’articolo 468 Codice di procedura penale e non trattasi di testimoni di riferimento, perché ad esso non ha rinviato il teste Bardazzi; né, d’altra parte, il loro esame appare assolutamente necessario, per questi motivi respinge l’istanza avanzata dalla difesa di parte civile”. Alleghiamo anche questo al verbale. Bene, signori, rimangono gli adempimenti che sappiamo. L’avvocato Bevacqua ci porta il suo collega ciclista e vedremo poi.  
A.B.: Si, signor Presidente. Io devo fare, mi perdoni se faccio un annuncio alla Corte, annuncio non di.. . molto antipatico perché sono veramente molto contrariato. Ho letto in questo momento una nota d’agenzia ANSA che io avrei detto oggi…  
Presidente: Lei avrebbe detto? Lei?  
A.B.: Avrei detto io. Io avrei detto oggi: “E annuncia che citerà come teste in aula una signora che asserisce di aver avuto dalla moglie del vero assassino confidenze sui delitti e anche sui reperti”. E questo è vero. Poi si continua “come dire, a spazzatura dell’accusa porto, io, spazzatura per la difesa.”  
Presidente: Ma, Avvocato, questi sono commenti.  
A.B.: No, signor Presidente, siccome io questa frase non l’ho detta.  
Presidente: Eh, lo so, Avvocato.  
A.B.: E non mi permetto neppure.  
Presidente: Ma mi pare che sia un commento forse, no?  
A.B.: Sì, è un commento, però, che mi ha attribuito, come dire? “spazzatura dell’accusa io porto spazzatura per la difesa”.  
Presidente: Ma lei non l’ha mai detto, e non l’ha neanche pensato.  
A.B.: No, io ora mi riservo, anche se la persona che avrebbe fatto questo articolo è anche un mio amico e io lo stimo molto. Però siccome questo non l’ho detto, siccome domani sui giornali verrà fuori anche questo, anche per il signor Pubblico Ministero…  
Presidente: Signori, io vi esorto a non leggere i giornali. Non leggete i giornali, non date… Non leggete libri, non guardate televisione. Ve l’assicuro, tutto ciò non ha nulla a che fare con questo processo.  
A.B.: Certamente, però purtroppo c’è anche questo.  
Presidente: Riguarda quelli che scrivono, in tutti i sensi.  
P.M.: Mi dispiace per l’ottico…  
Presidente: Però a noi non ce ne importa assolutamente nulla. Avvocato, mi dispiace, ma…  
P.M.: A me dispiace per l’ottico che è venuto stamani, di cui taccio il nome in questo momento: essere considerato spazzatura mi dispiacerebbe, fossi lui. 
A.B.: Ma non l’ho detto, io.  
Presidente: Sì, certamente. Ma noi la conosciamo, Avvocato.  
P.M.: Io come P.M. non me lo ricordo. A me, qualsiasi cosa abbia detto… Però se quel signore, dopo che ha fatto la sua deposizione esponendosi anche ad essere criticato o valutato come teste, va sui giornali come spazzatura…  
Presidente: Voi capite che ciò che viene pubblicato è al di fuori di qui, è al di fuori del nostro controllo. È lasciato alla responsabilità di chi fa questa cose, quindi ci dispiace di questo. Agite nelle sedi competenti contro questi signori.  
P.M.: Ma io, Presidente, ci mancherebbe…  
Presidente: Comunque, ripeto, a noi di quello che viene scritto e detto non ce ne importa assolutamente niente.  
P.M.: Si, noi prendiamo atto di ciò…  
Presidente: La Corte se ne strainfischia, va bene? È chiaro il concetto o no?  
A.B.: Certamente, ma era doveroso da parte mia, Presidente, fare riferimento a questa cosa che mi ha dato molta noia.  
Presidente: Avvocato, noi sappiamo che lei è un gentiluomo e mai farebbe cose di questo genere.  
A.B.: No, no, io la ringrazio dell’attestato di stima che lei…  
Presidente: Naturale.  
P.M.: Io mi… la stima la faccio pubblica da parte mia. Anche se sul giornale sarà scritto spazzatura, il P.M. non me ne interessa assolutamente niente.  
Presidente: Tra di noi ci conosciamo troppo bene.  
P.M.: Non mi interessa assolutamente niente.  
Presidente: Il gioco adesso…  
P.M.: Non cambia assolutamente niente nei miei rapporti col difensore.  
Presidente: Benissimo, signori. Precisato questo, allora possiamo rinviare a domani mattina alle ore 09.00. D’accordo? Buonasera, arrivederci.
13 Luglio 1994 28° udienza processo Pietro Pacciani

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