8 Luglio 1994, 26° udienza, processo, Pietro Pacciani,

Giorgio Trinca, Giancarlo Mei, Pietro Frillici, Paolo De Simone, Callisto Di Genova, Paola Baghino, Natale Mele, Pietro Locci

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Presidente: Bene, signori, buongiorno. Bene, siamo tutti presenti, l’imputato è presente, assistito dall’avvocato Bevacqua. Possiamo cominciare. Signor Pubblico Ministero, prego.  
P.M.: Grazie. Dunque, il Pubblico Ministero continua con i testi di Polizia Giudiziaria che sono stati indicati nella lista e che gradatamente si stanno esaurendo. Stamani, tra gli altri, volevo sentire per primo, dal momento che avrà, ha poi impegni personali, se la Corte lo ritiene, uno di quegli ufficiali di Polizia Giudiziaria che avevano provveduto a fare le analisi merceologiche sulla busta che pervenne alla dottoressa Della Monica e di cui abbiamo parlato nell’udienza scorsa. C’è una relazione negli atti in cui si spiega che tipo di colla era usata, che carta era e soprattutto sul fatto se il pezzetto che poi ci è stato descritto dai periti, era contenuto nella busta o in altro tipo di carta. È una relazione che loro hanno. Si tratta dell’agente Trinca. È un perito chimico della Polizia Scientifica di Roma, il quale ha materialmente steso quella perizia. Ci potrà chiarire, se ancora c’è, è necessario dire qualcosa sul punto, quegli elementi che sono contenuti in quella relazione. Siccome si tratta di persona che deve rientrare a Roma per motivi suoi, chiedo di sentirlo per primo.  
Presidente: Benissimo. Introduciamolo. È un perito, non un consulente, vero?  
P.M.: Era un perito per il giudice istruttore.  
Presidente: Ah, benissimo. Si accomodi, prego.  
P.M.: C’è nel procedimento che andò in istruttoria formale. 
Presidente: Certo. Si accomodi. Vuol dare, cortesemente, le sue generalità? 
G.T.: Mi chiamo Trinca Giorgio, sono un tecnico della Polizia Scientifica e presto servizio presso il Centro di Polizia Scientifica di Roma.  
Presidente: Vuole leggere la formula dei testimoni, per cortesia?  
G.T.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza.  
Presidente: Ecco, risponda, per cortesia, alle domande del Pubblico Ministero e poi dei difensori. Prego.  
P.M.: Dunque, signor Trinca, lei fu incaricato di svolgere accertamenti chimico-merceologici su una busta che recava un certo indirizzo e che era quello “Dottoressa Della Monica – Procura Firenze”? Ricorda?  
G.T.: Sì.  
P.M.: Che tipo di analisi effettuò?  
G.T.: Fu effettuato un esame merceologico di alcuni reperti costituiti da, appunto, dalla busta per lettera; dei ritagli di giornale utilizzati per comporre l’indirizzo, dei materiali utilizzati per confezionare la busta, alcuni collanti, e un fram… alcuni frammenti: uno di carta e uno di materiale plastico che erano stati rinvenuti all’interno della busta stessa.  
P.M.: Ecco. Chiarito quali erano i reperti, ci vuole spiegare quale fu l’esito dell’accertamento?  
G.T.: Allora…  
P.M.: Diviso per reperto. Prima la busta, poi…  
G.T.: Sì, sì. Allora, la busta risultò prodotta da una ditta denominata ICI di Tolmezzo, e risultò da accertamenti condotti presso questa ditta che si trattava di un prodotto distribuito a livello nazionale, tramite una rete di grossisti, quindi di comune reperibilità commerciale.  
P.M.: Molto diffuso? Ricorda se era… O un oggetto particolare?  
G.T.: No, no, molto diffuso.  
P.M.: Molto diffuso. Per quello che riguarda, invece, l’indirizzo?  
G.T.: L’indirizzo era stato composto utilizzando dei ritagli di giornale, presi da dei giornali periodici. Quindi fu escluso che si trattasse di ritagli di quotidiani, ma presumibilmente un periodico di bassa qualità. Pubblicazioni settimanali e simili.  
P.M.: Bassa qualità come carta.  
G.T.: Sì, come materiali. E anche… doveva essere anche come valore della pubblicazione, perché appunto, spessore della carta molto limitato, caratteristiche merceologiche della carta non elevatissime. Quindi… anche se impiegava stampa a colori, quindi, diciamo, riconducibile a dei…  
P.M.: Di grande diffusione, insomma.  
G.T.: Sempre di grande diffusione.  
P.M.: Ricorda se fu possibile risalire a un periodico in particolare, attraverso la stampa, o no?  
G.T.: No, no, era…  
P.M.: Voi non…  
G.T.: Procedimenti di stampa di uso comune…  
P.M.: Allora attraverso i particolari stampati sulle singole lettere, si riuscì a risalire a un singolo giornale, o questa operazione voi non l’avete fatta?  
G.T.: No, no, fu tentata, ma, sia per quanto concerne il discorso delle lettere, che erano caratteri da stampa di formato usuale, diciamo, in diversi tipi di pubblicazione, sia dalla parte posteriore dei caratteri dove c’erano riprodotti frammenti di stampa, non fu possibile individuare…  
P.M.: Con certezza…  
G.T.: … un tipo particolare di…  
P.M.: O un numero di…  
G.T.: … di periodico.  
P.M.: Ho capito. E il modo in cui queste lettere erano attaccate alla busta? Si risali a qualcosa?  
G.T.: Sì, fu stabilito che appunto erano state incollate con un collante a base di destrina, che poi sono quei collanti che vengono utilizzati per incollare materiali cartacei comunemente impiegati in uffici pubblici e… commercializzati, insomma.  
Presidente: Coccoina, cos’è, la coccoina?  
G.T.: Non la coccoina, la destrina. Sono quei collanti liquidi che sono venduti in flaconi, che si spalmano con dei pennellini, quindi… La coccoina è solida, è un tipo un po’ diverso.  
Presidente: Va be’, per saperlo, perché non lo sapevamo.  
G.T.: Si.  
P.M.: La…  
A.B.: Uffici pubblici, ha detto?  
Presidente: No.  
G.T.: Presso…  
A.B.: Che vengono usati presso uffici pubblici, ha detto.  
G.T.: Presso uffici pubblici e di comune reperibilità commerciale, sotto altri tipi di confezione.  
A.B.: Grazie. Bene, bene.  
Presidente: Voglio dire, ma non è che si usano solo negli uffici pubblici.  
G.T.: No.  
A.B.: No, no.  
Presidente: È la colla liquida. Quella che una volta veniva chiamata gomma arabica.  
P.M.: Lei ci ha detto… uffici pubblici per farci capire di cosa si tratta.  
G.T.: , Di largo impiego, in ogni caso.  
Presidente: Insomma, capito? Le parole vanno pesate, eh…  
P.M.: No, capito, sennò sembra che sia di esclusiva pertinenza…  
G.T.: No, no…  
A.B.: In campagna è difficile usarli?  
G.T.: No, sono reperibili anche in campagna e…  
P.M.: Molte grazie, molte grazie. 
G.T.: … non c’è…  
P.M.: Via, Avvocato, sennò veramente perdiamo inutilmente tempo.  
Presidente: Le parole vanno pesate.  
P.M.: Comunque ci ha spiegato il perché di questo tipo di semplificazione.  
Presidente: Ecco.  
P.M.: E per quanto riguarda la chiusura della busta, invece?  
G.T.: La busta fu sigillata utilizzando un altro tipo di collante, sempre di comune reperibilità commerciale, individuabile come caratteristiche chimiche nel “UHU” marca tipo extra, quindi un prodotto commerciale venduto in tubetti. 
P.M.: Questo risaliste dal tipo, da un esame sul bordo…  
G.T.: Da un esame…  
P.M.: Ecco.  
G.T.: Esame chimico effettuato da alcuni frammenti di colla che fuoriuscivano dal bordo sigillato.  
P.M.: E riusciste a risalire a questo “UHU”.  
G.T.: Sì. E lo stesso collante era stato utilizzato per comporre anche un sacchetto che era all’interno della busta…  
P.M.: Ecco, ci vuole spiegare, innanzitutto— Passiamo – la busta l’abbiamo esaminata – all’interno le convezioni com’erano? C’era della carte e della plastica?  
G.T.: Si, c’era un foglietto in carta, un cartoncino un po’ più pesante, diciamo, della carta di uso comune per scrivere, per fotocopie, piegato e chiuso, diciamo, fissato lungo i bordi a mo’ di sacchetto…  
P.M.: Che dimensioni aveva? Inferiori a quelli della busta.  
G.T.: Naturalmente, sì, intorno all’8×10, mi sembra. Comunque le dimensioni sono riportate nella… 
P.M.: È nella relazione.  
G.T.: E era stato sigillato lungo i bordi, questo sacchetto era stato realizzato incollandolo con, appunto, della colla “UHU”, anche in questo caso.  
P.M.: Quindi era una sorta di sacchetto interno, di protezione.  
G.T.: Sì, per evitare, magari, che si vedesse il contenuto, qualcosa del genere.  
P.M.: E all’interno di questo sacchetto?  
G.T.: E all’interno era stato rinvenuto un sacchetto in plastica trasparente che doveva contenere appunto degli altri reperti che…  
P.M.: Reperto che era già stato tolto quando avete…  
G.T.: Esatto, esatto. Non…  
P.M.: Ecco, questo sacchetto che io dico genericamente di plastica, aveva qualche caratteristica? Si è potuti risalire a qualcosa di preciso?  
G.T.: No, era… le analisi hanno accertato che era di polietilene…  
P.M.: Trasparente.  
G.T.: Diciamo trasparente, sì. Quindi assimilabile a moltissimi prodotti reperibili in commercio.  
P.M.: Io non ho altre domande, grazie.  
Presidente: Signori Avvocati della difesa di parte civile?  
A.P.: Avvocato Pellegrini. Fu provato a rigirare le singole lettere per vedere quello che risultava stampato dietro?  
G.T.: Sì, furono scollate tutte quante con le dovute cautele e furono anche documentate, e agli atti dovrebbe esserci la documentazione di quello che c’era nella parte posteriore.  
A.P.: Ecco. Fra le scritte che risultarono, le risulta che ci fosse un nome di una persona, un nome proprio, un cognome di un regista?  
G.T.: Sinceramente non ricordo; è passato molto tempo. Comunque è agli atti la relazione con le foto dettagliate. Si potrebbe eventualmente consultare.  
A.P.: Quindi non ricorda se, attraverso il nome di questo personaggio, si potesse risalire al fatto che si trattava di una pubblicazione pornografica?  
G.T.: No, no. Noi non facemmo questo tipo di indagine di Polizia Giudiziaria, ma ci limitammo a… tecnicamente, a staccare i frammenti, senza danneggiarli e a documentare il tutto… 
A.P.: Quindi non fu fatta una ricerca…  
G.T.: … evidenziando…  
A.P.: … dei possibili articoli stampati evidentemente sulla pagina successiva a quella da dove erano state prelevate le lettere?  
G.T.: Questo…  
A.P.: Per ritrovare il testo originario, e quindi individuare la rivista. Non fu fatto? 
G.T.: Da noi, come servizio di Polizia Scientifica, come laboratorio analisi, non fu fatta questa ricerca. C’erano degli organi competenti. Penso che sia di competenza della Questura. Non so chi è che possa aver fatto tutto questo.  
A.P.: Va bene, la ringrazio.  
A.S.: Mi sembra di aver capito che lei esclude che sia stata usata della saliva per incollare le parti, o la busta, anche il francobollo, mi sembra. Fu usata della colla anche per il francobollo, o dell’acqua… Non so, cosa fu usato?  
G.T.: Sì, anche per il francobollo furono trovati dei tratti di colla debordanti, costituiti appunto da colla alla destrina, come quella utilizzata per incollare i caratteri, quindi le scritte.  
A.P.: Ecco, ma voi, in quel periodo…   
G.T.: Sì.  
A.P.: … sarebbe stato possibile, dalla saliva, ricavare il DNA? Tecnicamente? A quei tempi era possibile?
P.M.(fuori microfono): Se non c’era…  
G.T.: Devo precisare che io sono in un’altra sezione. Non mi occupo di analisi biologiche. 
A.S.: Ho capito.  
G.T.: Da quello che ricordo, il quesito fu posto, diciamo, presso la Sezione di indagini medico¬-legali della nostra… del nostro servizio, quindi ritengo che si potesse fare anche all’epoca.  
A.S.: Senta, le lettere dell’indirizzo erano messe a regola d’arte? Cosa voglio dire? Erano state incollate bene, c’erano delle sbavature… Il lavoro, in sintesi, era stato fatto in fretta, oppure con cura?  
G.T.: Ma, si trattava… 
A.S.: Ha capito che intendo?  
G.T.: Sì. Si trattava di ritagli di giornale con caratteri anche di diverse dimensioni, quindi l’allineamento chiaramente non era di tipo tipografico, quindi non erano perfette, erano un po’ sfalsate, perché appunto c’erano dei caratteri più grandi e dei caratteri più piccoli. 
Presidente: Comunque lo possiamo giudicare noi. No?  
P.M.: Abbiamo l’originale.  
A.S.: Sì, ma ci voleva molto tempo per fare un’operazione del genere? Era… ci voleva calma o parecchio tempo, oppure è un’operazione che si può fare abbastanza facilmente?  
G.T.: Da quello che ricordo mi sembra che erano tre righe e un indirizzo composto da poche parole. Otto o dieci parole. Il testo si potrebbe verificare facilmente. Non so, non posso esprimermi sulla…  
A.S.: La ringrazio.  
G.T.: …sull’enfasi che ci si può mettere nel realizzare una scritta del genere. 
Presidente: Avvocato Bevacqua? Prego.  
A.B.: Grazie. Senta, mi scusi, lei è insieme alla dottoressa Rosa Diana Bellomo?  
G.T.: Sì.  
A.B.: Ecco. Quindi ha fatto anche, ha eseguito anche l’esame merceologico delle altre tre lettere che sono pervenute ai vari Magistrati. Esattamente al dottor Vigna, al dottor Canessa e al dottor Fleury.  
G.T.: Confermo.  
A.B.: Conferma. Invece lei non ha eseguito la relazione sulle tracce biologiche di queste lettere.  
G.T.: No, competenza di altro settore.  
A.B.: Non sa nulla.  
G.T.: No.  
A.B.: Benissimo, grazie, nessun’altra domanda. Comunque è stata effettuata. Ecco, mi scusi, signor Presidente, io non so se esiste agli atti del fascicolo del…  
Presidente: Esiste, Avvocato.  
A.B.: … dibattimento, anche la perizia sulla saliva e su tutto.  
Presidente: Esistono tre buste. Ora io non ce l’ho, perché sono state…  
A.B.: No, perché c’è una perizia sulla saliva, perché questa volta…  
P.M.: Su altre buste, su altre buste.  
A.B.: Su altre… certo.  
Presidente: Su altre buste. Su quelle…  
A.B.: Certamente.  
Presidente: … tre buste che pervennero a Vigna, a Fleury e Canessa.  
A.B.: Certamente. Del dottor Aldo Spinella, che però non è stato citato, credo, dal Pubblico Ministero.  
P.M.: No, perché non sono buste caratterizzanti, perché non si sa… Almeno il P.M. non l’ha citato. Lo poteva citare lei, se le serviva…  
A.B.: No, perché, guarda caso, il gruppo qua si trova, signor Presidente, ed è…  
P.M.: Sì, ma si tratta di buste… Ce ne sono anche di queste 500. Possiamo fare…  
A.B.: Certamente, certamente.  
P.M.: … tutte le analisi… Qui, magari, c’era un pezzetto che risulta della ragazza francese, allora abbiamo pensato di fare un’analisi un po’ migliore.
A.B.: Certo.  
P.M.: Su quelle anonime, centinaia, che sono pervenute, come potevamo dire che sono in relazione con il delitto, o che sono di chicchessia?  
A.B.: Certo.  
Presidente: Ricordo che in queste tre buste, per la cronaca, c’erano fotocopie di quotidiani, pezzi di guanti di gomma, e comunque, quello che è certo è che nulla avevano a che far con questa lettera dove c’era il frammento.  
P.M.: Esatto, esatto.  
A.B.: Nulla aveva a che fare nel senso, Presidente, nel senso che non era uguale, come… Però c’erano dei guanti. È stata fatta anche un’indagine particolare… Per carità!  
P.M.: Ma ci sono buste arrivate anche in questi giorni, e noi non abbiamo fatto niente.  
A.B.: Sissignori…  
Presidente: …giudizi, ma insomma…  
A.B.: Presidente, io sto dicendo…  
Presidente: …una cosa è un frammento di seno che si attribuisce alla ragazza francese, e un’altra cosa pezzi di guanti, o fotocopie di giornali.  
P.M.: Mandati a un sacco di persone che hanno i loro interessi.  
A.B.: Lo domandavo molto sommessamente alla Corte, soltanto se vi era negli atti del fascicolo del dibattimento questa perizia, questa relazione. Ecco. 
Presidente: Ora io, per la verità, non ho sottomano… Solo le mie annotazioni.  
A.B.: Certamente.
Presidente: C’è, si, ci sono sicuramente le buste, ci sono sicuramente delle buste con tutto ciò che…  
A.B.: Oh. Siccome nella relazione di quel dottor Aldo…  
Presidente: È il faldone 12. Faldone 8. Scusate, faldone 12.  
A.B.: Ho citato anch’io questo dottor Aldo Spinella, il quale dice nella sua relazione, se la Corte ce l’ha – non lo cito perché non mi interessa – si dice che questa… l’esame salivare della busta di questo signore – chiunque esso sia, sarà, non sarà – dà un risultato di un certo tipo. L’esame salivare dà il cosiddetto gruppo “A”. Solo questo. Io volevo sapere soltanto questo. Volevo, richiedevo alla cortesia della Corte se nel fascicolo del dibattimento, esiste…  
Presidente: Dunque, allora vediamo. Vogliamo prendere il faldone 12?  
A.B.: Grazie.  
Presidente: Perché io ho queste…
A.B.: Grazie. Allora, posso continuare con un’altra domanda?  
Presidente: Deve essere sul tavolo. Prego, Avvocato, continui pure.  
A.B.: Grazie.  
Presidente: Intanto guardiamo.  
A.B.: Senta, lei ha visto, ha notato, o sa se qualcuno ha notato delle tracce di epidermide? Cioè papille dermali su queste buste, sulla plastica che avvolgeva il seno, il pezzettino di seno? Cioè, furono trovate delle impronte digitali? Qualcosa del genere?  
G.T.: Non sono a conoscenza di questa…  
A.B.: Non avete fatto un’indagine sul punto?  
G.T.: Sì, un piccolo preambolo. Siamo suddivisi in settori specialistici e l’esaltazione dell’impronta è di competenza di un altro ufficio. Per quello che ricordo mi sembra che non ci fossero impronte, però chiaramente va confermato dal teste che ha condotto gli esami.  
A.B.: Ecco, lei ricorda se c’era… se anche queste buste a cui io sto facendo riferimento, cioè le tre buste che sono state mandate, erano anch’esse buste vendute normalmente all’UPIM, insomma nel circuito ampio della commercializzazione?  
G.T.: Sì, queste buste, in particolare, erano identiche fra loro. Erano prodotte dalla stessa ditta, diciamo, della…  
A.B.: Ecco, sono dello stesso tipo commerciale della busta indirizzata alla dottoressa Della Monica?  
G.T.: Sì, esatto.  
A.B.: E provengono dalla industria cartaria, ma si differenziano dalla prima busta…  
G.T.: ICI.  
A.B.: . . . per la morfologia del marchio di fabbrica. Comunque erano le stesse.  
G.T.: Le stesse, però appartenevano ad una diversa categoria; ossia era una serie di produzione, sempre commerciale, ma riservata all’UPIM, ai magazzini dell’UPIM.  
A.B.: Ecco, ricorda lei, va be’, se c’era un dato, ma questo si può vedere da noi stessi, se queste buste, se queste lettere furono indirizzate ai signori magistrati dopo qualche giorno dall’arrivo della prima busta, cioè della prima lettera alla dottoressa Della Monica. Cioè, era…  
G.T.: Erano arrivate in tempo diverso, successivamente, ma…  
A.B.: Ma pochi, pochi giorni dopo, comunque. Va bene.  
G.T.: Sinceramente il periodo, il distacco fra l’uno e l’altra non ne sono a conoscenza.  
A.B.: Non lo ricorda.  
G.T.: Non lo ricordo.  
A.B.: E la relazione del dottor Spinella è allegata, signor Presidente, all’incarico che è stato dato…  
Presidente: Dunque, Avvocato, quello che ho io, ho semplicemente la relazione del Gabinetto… sì, della Polizia Scientifica, ispettore capo Diana Bellomo, Agente (incomprensibile) Giorgio Trinca.  
A.B.: Ecco, hanno… cioè, quello che finisce “le tre dita di guanto provengono da uno o più guanti di misura più grande di quella che caratterizza i due guanti interi…” Scusi, signor Presidente, se le faccio… se mi permetto di…  
Presidente: Questo qui.  
A.B.: Ho, ma dico, se finisce, se conclude cosi questa relazione.  
Presidente: È una relazione…  
A.B.: Che conclude “le tre dita di guanto provengono da uno o più guanti di misura più grande di quella che caratterizza i due guanti interi”? Perché mi sembra strano…  
Presidente: Mah, conclude… la conclusione è diversa.  
A.B.: No.  
Presidente: “Le conclusioni che possono essere tratte dai risultati”… È questa qui, è del 14 marzo ‘86.
G.T.: Posso venire a chiarimento, forse, della situazione verificatasi.  
Presidente: Ce lo dica lei.  
G.T.: Dall’esame degli atti che abbiamo in ufficio risulta che ci furono richiesti dei confronti in tempi diversi. E poi fu richiesto di effettuare una nota sostanzialmente riassuntiva senza allegare risultati, analitici, non troppo dettagliata, dove si riassumessero gli esiti che dovrebbe essere la relazione che ha a disposizione l’Avvocato. Però viene precisato, mi sembra, a termine di quella relazione, che gli esiti sono gli stessi riferiti con nota… C’è un riferimento, che dovrebbe essere quella che è al fascicolo processuale. Comunque è la stessa cosa.
A.B.: Mi permetto di produrre questa documentazione.  
P.M.: No, no, no, Presidente, io mi oppongo nel modo più assoluto.  
A.B.: È chiaro.  
P.M.: E spiego perché. Il GIP ha fatto giustamente una scelta degli atti che hanno a che vedere con l’omicidio per cui si procede, e ha messo – per gli omicidi, scusi – e ha messo negli atti del dibattimento quelle relazioni pertinenti. Non ha messo, e bene ha fatto, tutte quelle relazioni generiche che sono, non quella sola che ora ha in mano il difensore, ma tantissime altre che riguardano indagini diverse, che nessuna attinenza hanno dal punto di vista probatorio, cioè da quello che dobbiamo dimostrare oggi in questo processo. Per cui non ha alcun senso, e per questo mi oppongo, che si inserisca nel fascicolo del dibattimento, una serie di analisi che non hanno alcun motivo per esservi, in quanto si tratta di indagini che purtroppo sono rimaste senza esito per quello che riguarda il dibattimento. Allora faccio presente che sono talmente tante che se… il discorso è sempre lo stesso: lo abbiamo già fatto per gli anonimi, lo abbiamo già fatto per coloro che si sono presentati. Sono analisi che sono state giustamente fatte, ma che non hanno portato ad alcuna connessione con i fatti per cui si procede. Quindi bene ha fatto il GIP a non metterceli. Non è possibile metterli oggi. Comunque vi è opposizione del P.M. 
A.B.: Ecco, la difesa, molto sommessamente, fa rilevare, signor Presidente, che probabilmente ha errato anche il signor Giudice per le indagini preliminari, a non inserire nel fascicolo del dibattimento anche questa documentazione, perché era una documentazione che afferiva a delle indagini ben precise, effettuate dal signor Pubblico Ministero in relazione a tre lettere inviate – significative sia le lettere, sia anche il loro contenuto – inviate ai vari Pubblici Ministeri: al dottor Vigna, al dottor Fleury e al dottor Canessa. Io credo che questa indagine effettuata dal Pubblico Ministero era una indagine, che poi è stata realizzata dai signori del Gabinetto di Polizia Scientifica di Roma, che finalmente aveva individuato in una delle buste delle tracce di saliva. Le tracce di saliva, e quindi tracce di saliva e quindi tracce di sangue, e quindi si era risaliti al gruppo sanguigno di questa persona.  
P.M.: Che non si sa chi è.  
A.B.: Non si sa chi è, però è una persona che significativamente…  
P.M.: Che non ha niente a che vedere…  
A.B.: … aveva… Mi consenta, io l’ho lasciata parlare, abbia pazienza.  
Presidente: Lasciamo parlare l’Avvocato.  
A.B.: Mi lasci parlare, perché ha…  
P.M.: Mi sembra…  
A.B.: Ha tanta paura di questo elemento?  
P.M.: No, per carità!  
A.B.: Eh, certo che ha paura!  
P.M.: E allora sono qui che tremo…  
A.B.: Non trema, ha paura.  
P.M.: Ne porto altri 50.  
Presidente: Smettiamo, signori, forza!  
A.B.: Oh, e ne porti altri 50, e li vedremo tutti e 50.  
P.M.: Tutti e 50, stia tranquillo.  
Presidente: Avvocato, dunque, lei sta parlando intanto di un foglio anonimo…  
P.M.: Bene, era questo che volevo dire.  
A.B.: Presidente, che sia un foglio anonimo non c’è dubbio….  
Presidente: Primo. Secondo… no, scusate.  
A.B.: È tutto anonimo, Presidente, in questo processo, mi perdoni. Anche la cartuccia è anonima, anche il blocco è anonimo, me lo consenta…  
P.M.: Sì.  
Presidente: Ma la cartuccia è corpo di reato.  
A.B.: Certamente. E qua non è stata utilizzato come corpo di reato. Siamo d’accordo, Presidente. Io credo che per l’accertamento di una verità, non di una verità, ma della verità, questo elemento indiziante è anche importante. Io credo che possa essere utilizzato dalla Corte. Io lo produco alla Corte, la Corte me lo respinge, e comunque farò riserva, ex articolo 507, di richiedere ulteriormente questa… la utilizzazione di questo documento. Che è una relazione peritale, anzi una consulenza tecnica…  
Presidente: E gli altri difensori che cosa dicono su questa produzione che vuol fare l’avvocato Bevacqua?  
A.S.: Personalmente sono remissivo.  
Presidente: Gli altri sono remissivi. Va bene Avvocato, ce lo vuole esibire?  
A.B.: Certamente, Presidente.  
Presidente: Vogliamo però finire l’esame del teste. Finito l’esame del teste decidiamo. Completiamo l’esame del teste. Ha altre domande avvocato Bevacqua?  
A.B.: No. Se è stato effettuato… niente, pare che non siano state trovate delle impronte digitali, né sull’una busta, la prima, inviata alla dottoressa della Monica…  
Presidente: No.  
A.B.: Né sulle altre.  
Presidente: Sono state… un momento…  
P.M.: Lo abbiamo appurato la scorsa udienza, come stanno le cose, Presidente.  
Presidente: Ci sono…  
P.M.: Sull’altra busta.  
Presidente: Ci sono valanghe di impronte digitali, perché ovviamente…  
P.M.: Non sono utili per confronto.  
Presidente: All’esterno, all’esterno.  
A.B.: Presidente, chiedo scusa…  
Presidente: Perché ovviamente questa busta è stata come si suol dire ciancicata molto, prima di essere…  
A.B.: Certamente. Ma siccome alla difesa interessa… interessa anche scoprire evidentemente, o evidenziare modalità di invio e di preparazione delle lettere analoghe, per lo meno una sorta di analogia che ci può essere, la domanda che io formulavo al teste era questa: se a lui risulta che anche nelle tre lettere inviate ai signori Pubblici Ministeri, dottor Canessa, dottor Vigna, dottor Fleury, non esistevano o non furono rilevate delle tracce di papille dermali, cioè delle tracce identificative. Ecco, solo questo.  
G.T.: Allora, potrei rispondere?  
Presidente: Certo, prego.  
G.T.: Allora, noi eseguimmo il confronto fra i due tipi di reperti, missiva inviata alla dottoressa Della Monica e le tre missive inviate ai signori magistrati. E non trovammo alcun punto di contatto, nel senso che le modalità di compilazione, i materiali, non avevano alcuna analogia, a parte il discorso delle marche di fabbrica delle buste che erano pure di modello diverso. Per quanto concerne il discorso delle impronte purtroppo io non posso riferire perché non sono accertamenti che ho condotto. Quindi eventuali chiarimenti debbono essere richiesti a chi ha fatto questi esami sempre presso il nostro servizio. Quindi intendo sottolineare questo. La verifica fu fatta, ma non fu trovato nessun punto di contatto fra le tre buste inviate ai signori magistrati e quella inviata alla dottoressa Della Monica.  
A.B.: Va bene, grazie.  
Presidente: Nessun’altra domanda?  
P.M.: Nessuna.  
Presidente: Allora la Corte decide in merito alla questione sollevata dall’avvocato Bevacqua.
Presidente: Bene, diamo lettura della seguente ordinanza. “La Corte, provvedendo sull’istanza di produzione formulata oggi dall’avvocato Bevacqua, sentite le altre parti, ritenuto che, anche a prescindere dall’attendibilità dell’istanza ex articolo 493 comma 2, Codice procedura penale, ed alla sua afferenza documentazione anonima, è risultato chiaro dall’odierno esame del teste Trinca che nessun elemento qualificante consente di ravvisare una correlazione tra le buste cui si riferisce la relazione tecnica datata 05/11/85 a firma Spinella, di cui l’avvocato Bevacqua chiede l’acquisizione, e gli esiti delle indagini condotte sulla busta contenente il lembo dì seno di una delle vittime dei delitti per i quali si procede. Ritenuta conseguentemente l’irrilevanza della produzione richiesta, per questi motivi respinge l’istanza”. E allora restituiamo questo all’avvocato Bevacqua e alleghiamo invece l’ordinanza al verbale di dibattimento. Dopodiché… ecco, questo lo rimettiamo poi a posto. Vogliamo andare avanti, signori? Prego, signor Pubblico Ministero.  
P.M.: Presidente, chiedo di sentire il perito, dottor Mei. Che è quel perito che, nell’ambito di incidente probatorio sulla cartuccia trovata nell’orto del Pacciani, fu incaricato dal GIP di esaminare il proiettile, o la cartuccia, meglio, per vedere se era possibile dire qualcosa circa la permanenza della stessa, nel luogo dove fu trovato. O se, meglio, vi erano stati su quel bossolo, dei meccanismi di corrosione, erosione, o elementi simili che ci possono dire qualcosa in proposito. C’è una relazione in atti molto dettagliata e motivata. Io chiedo che il perito riferisca sul metodo con cui ha proceduto.  
Presidente: Benissimo. Introduciamo allora il dottor Mei. Si accomodi, Dottore, buongiorno.  
A.B.: Il difensore nomina in proposito quale consulente tecnico, eventualmente da sentire, il professor Gentile – non mi ricordo il nome – dell’Università di Messina.  
P.M.: Non so se è tempestiva questa nomina, Presidente.  
A.B.: Ho diritto di nominare un consulente.  
P.M.: Beh, come tempestività mi sembra un po’ tarda.  
Presidente: Forse il problema può essere la tempestività, ad ogni buon conto.  
A.B.: Comunque io lo nomino, poi la Corte mi respingerà.  
P.M.: C’è stato un incidente probatorio…  
Presidente: Se lei ne chiederà l’ammissione poi, come teste, vedremo allora, in proposito. D’accordo? Buongiorno, Dottore. Allora vuol dare le sue generalità, per cortesia?  
G.M.: Buongiorno. Giancarlo Mei, nato a Xxxxxxxx il XX/XX/19XX. Residente a Xxxxx di Xxxxxx, provincia di Xxxxxxxx.  
Presidente (fuori microfono): Posto bellissimo.  
Presidente: Vuole leggere la formula dei testimoni, Dottore? Grazie.  
G.M.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza.”  
Presidente: Benissimo. Vuole rispondere, Dottore, alle domande del Pubblico Ministero?  
G.M.: Certamente.  
P.M.: Dottor Mei, può innanzitutto spiegare alla Corte qual è la sua professione?  
G.M.: Dunque, io sono laureato in chimica industriale e sono entrato a far parte di un grosso gruppo industriale che riguarda…  
P.M.: Non interessano i nomi, eh, interessa la competenza.  
G.M.: No, i nomi non importa.  
P.M.: Sì, sì, appunto per…  
G.M.: Che riguarda appunto il rame e le sue leghe. Dal ’59 al ’67 e dal ’67 nominato, poi, direttore del centro ricerche di questo grosso gruppo industriale.  
P.M.: Grazie, Dottore.  
G.M.: Ex funzionario, perché ora sono pensionato dal primo dell’ anno.  
P.M.: Bene, grazie. Senta, lei dal GIP fu incaricato di fare degli esami su quella cartuccia che era stata, che è stata trovata nell’orto del signor Pacciani. Può spiegare alla Corte che tipo di esami ha effettuato, con quali metodi e con quali risultati? Dato che ha già parlato di questo nella sua relazione.  
G.M.: Bene. Allora, date le caratteristiche specifiche della mia professione, e le attrezzature disponibili nel mio centro ricerche, su domanda del GIP, la risposta fu che era possibile, con una certa approssimazione…  
P.M.: Poi ci spiegherà quale approssimazione, lo vediamo dopo.  
G.M.: … vedere il tempo che un pezzo di ottone – in questo caso il bossolo calibro 22 – poteva restare, essere interrato come in effetti lo era, nell’orto del signor Pacciani. Le indagini sono state fatte sulla base della penetrazione di corrosione; perché ci possono essere altri metodi, ma io non ne conosco.  
P.M.: Lei conosce questo e ha fatto questo.  
G.M.: Io conosco questo e, quindi, ho fatto quello che era necessario fare con queste particolari attrezzature di cui disponeva, e dispone tutt’ora, il mio centro ricerche. Quindi, una penetrazione della corrosione del bossolo dà un’idea, abbastanza approssimata, ma comunque definita, di quanto tempo un pezzo di ottone, in contatto con un certo tipo di terreno, poteva essere rimasto. Sulla base di questo furono ovviamente fatte tutte le indagini, come scritto nella relazione – qui non sto a dirle perché la cosa diventa troppo lunga e alla fine si è visto che il fenomeno di natura corrosionistica, ma che si può chiaramente ascrivere ad un fenomeno di dezincificazione, cioè significa…  
P.M.: Ci fa capire cosa vuol dire?  
G.M.: Significa che: l’ottone, come voi sapete, è una lega rame e zinco; l’elemento meno nobile, che sarebbe lo zinco, dopo avvenuto l’attacco non si rideposita, ma si rideposita solo il rame. Quindi si scioglie in un primo tempo la superficie, tutta: rame e zinco. Poi, l’elemento più nobile si rideposita in forma spugnosa e lo zinco no. Pertanto questo depauperamento di zinco si chiama dezincificazione. È un fenomeno assodato, vecchio, ma insomma, tutti lo sanno.  
Presidente: Affidabile.  
G.M.: Almeno quelli addetti ai lavori. Io devo spiegarlo, e quindi scusate questa lungaggine, ma…  
P.M.: No no, anzi, per noi è…  
Presidente: Ho, no, è bene che…  
P.M.: Altrimenti non riusciamo a capire.  
G.M.: Sulla base della penetrazione di corrosione, quindi della penetrazione di questa mancanza di zinco, si poteva risalire al tempo che il bossolo, in contatto con il terreno, era stato. Bene. Il problema era sapere come questo bossolo era nel terreno. Infatti, non solo io mi sono limitato a fare un’indagine corrosionistica, ma ho dovuto fare anche un’indagine sul terreno. Infatti, nella relazione è scritto che io ho prelevato sia il terreno che il bossolo. Il terreno è un terreno di normale, di media natura. Ha un PH, cioè un’acidità direi scarsa, perché più alcalino che acido, quasi neutro. Pertanto è un terreno non eccessivamente aggressivo. Il problema è quello di avere, una volta stabilito la penetrazione di corrosione, un riferimento oggettivo bibliografico nel quale alcuni autori avessero nel tempo formulato delle chiare indicazioni circa la corrosione dell’ottone in terreni diversi. Questo è stato fatto, e tutte queste bibliografie sono note agli esperti. Io le ho scritte e sono a disposizione, volendo, e le si possono anche fornire. Che cosa ne risulta? Ne risulta che in qualsiasi condizione di terreno, ripeto, in qualsiasi condizione di terreno, dopo 5 anni la corrosione, ovvero la dezincificazione per essere più chiaro, dell’ottone – e parlo di ottone di questo tipo – è circa 20-25 micron di profondità. La profondità è circa 20-25 micron. Quello che io ho trovato va invece, sul bossolo, da 0.2 a 5 micron. Quindi uno potrebbe arguire: cioè, ma allora il tempo è sicuramente inferiore ai 5 anni. Questo non è così, cioè non si può dire. Per il semplice motivo che le funzioni non sono lineari. Cosa vuol dire? Vuol dire che non si può procedere con formula matematica di estrapolazione. Perché all’inizio le reazioni sono molto lente, e poi diventano esponenziali, sia positive che negative. Non è detto che sia un esponente di questo genere, o un esponente di questo genere. Cioè cosa vuol dire? Vuol dire che non è detto che proceda sempre più rapidamente la corrosione, ma può procedere lentamente all’inizio, forte in un momento successivo e poi essere nuovamente lenta. Perché? Perché dipende dalla compattezza del fenomeno di rideposizione del rame sulla superficie. Più compatto è e meno la corrosione poi procede. Quindi non si può dire. Ripeto, se non l’ho detto prima, ma questi fenomeni sono fenomeni che sono regolati da due leggi fondamentali che regolano praticamente il cosmo; la biochimica, la fisica, tutto quello che ci circonda. Uno è il principio delle termodinamiche. Sono tre, ma insomma diciamo uno: la termodinamica. E l’altra è la cinetica. La termodinamica dice se una reazione è possibile o no, in condizioni standard – cioè a temperatura ambiente e a una atmosfera di pressione. La cinetica dice in quanto tempo avviene. Giusto? Allora, assodato che le condizioni standard c’erano, assodato che la reazione di ossidazione e di dezincificazione è un processo che avviene, l’unica regola che genera la corrosione visibile è la cinetica. E la cinetica è a sua volta influenzata da altri fattori, che sono: la compattezza del terreno intorno al bossolo; la conducibilità del terreno in quelle condizioni, specialmente nelle zone molto vicine al bossolo; e la aereazione che poi è un fenomeno dipendente dalla compattezza. Tutte queste cose io non le ho potute avere in mano, perché il bossolo era stato prelevato prima di fare queste indagini. Cioè bisognerebbe che, per essere più precisi, se uno avesse pensato, ma certamente le cose…  
P.M.: Certo, che si potesse fare un’analisi simile.  
G.M.: Ecco. Misurare la conducibilità del terreno esattamente in loco, senza modificare niente. Vedere la reazione, l’ossigeno cioè che scambia. A questo punto le cose potevano essere facilmente, o molto più facilmente, come dire? estraibili, no? Purtroppo questo non è. E pertanto io ho dovuto fare una estrapolazione di tipo logico e dire: se dopo 5 anni la bibliografia dice che, in qualsiasi tipo di terreno, la minima quantità di corrosione, la minima profondità di corrosione è 20-25 micron, io debbo dire qui, ragionevolmente, che questo non può essere più di 5 anni. Ecco, questa era la conclusione a cui io ero arrivato. Ma era solo una questione logica.  
P.M.: Che prescinde dal caso concreto, perché a lei sono mancati quei parametri che ha detto.  
G.M.: Quei parametri, esatto.  
P.M.: Non ho altre domande, grazie.  
Presidente: Ecco, scusate se mi inserisco io. Ma tutto questo vale per…  
G.M.: Mi dica.  
Presidente: … un corpo metallico come questo, che fin dall’inizio è interrato? 
G.M.: Sì, sì.  
Presidente: Ma se l’interramento fosse progressivo? Se cioè…  
G.M.: Non ho capito la domanda.  
Presidente: Ecco, è molto semplice. Lei ammetta che questo proiettile sia finito per caso dentro un foro di questo pilastrino, che al momento non era interrato, o non lo era totalmente.  
G.M.: Non vuol dire.  
Presidente: Piano piano si è ricoperto di terra…  
G.M.: Non vuol dire. Non vuol dire.  
Presidente: … fino a diventare poi, a fare massa compatta con la terra.  
G.M.: Non vuol dire, non vuol dire. Cioè, il tempo da cui è iniziata la corrosione, cioè da quando è stato fatto questo bossolino – questo bossolino è stato fatto – esiste una passivazione superficiale, perché è automatica. L’ottone si autopassiva, no? Pertanto, se non si modificano queste condizioni, questo bossolo va avanti 100 anni e non succede assolutamente niente.  
Presidente: Certo, naturalmente.  
G.M.: Anche se una piccola, piccolissima piccolissima, dico in millesimi di micron dezincificazione avviene lo stesso anche toccandolo con le mani. In effetti, il generale Spampinato gentilmente mi aveva dato anche un bossolo, preso chissà da dove, calibro 22 – che non era simile a quelli lì – per vedere se e quale differenza poteva esserci su un bossolo confezionato, va bene? 10 anni prima, 15 anni prima, e questo. L’indagine è stata fatta, è stata riportata sulla relazione e si vede che esiste una dezincificazione; ma è talmente irrisoria, quasi in armstrong insomma, che sono cioè 10 alla meno 8 centimetri, quasi niente insomma, infinitesima. Quindi vuol dire che il bossolo si corrode e che si corrode rapidamente. Intendendo per rapidamente: è questione di tipo centinai d’anni, eh? Perché vede che le statue si corrodono, però insomma…  
Presidente: Certo.  
G.M.: Voglio dire, però il tempo è quello che è.  
Presidente: Bene.  
G.M.: Quando si modificano gli equilibri superficiali e gli equilibri superficiali si modificano in tanti modi. Primo: alla atmosfera, perché è inquinata. E questo è un dato di fatto. Secondo: interrandolo. Terzo: battendoci sopra. Non lo so, basta che si modifichino gli equilibri termodinamici superficiali, per cui si innesca immediatamente un’azione corrosiva o un’azione, in questo caso, di dezincificazione. Non so se ho chiarito la situazione.  
Presidente: Sì, sì, sì, Dottore, semmai poi… Prego, avvocato Santoni.  
A.S.: Mi scusi, Professore. 
G.M.: Sì, dica.  
A.S.: Ecco, se… Io ho capito, lei è stato molto chiaro. Però se questi proiettili fossero tenuti in una cantina, cioè in un ambiente umido, vi potrebbero essere apprezzabili mutamenti in questo senso? O in un’altra, ecco…  
G.M.: Dunque, la…  
A.S.: … molto caldo, una soffitta, non lo so.  
G.M.: Sì, sì. Dunque, la questione è questa: l’umidità sicuramente gioca un fattore decisivo. Perché? Perché il fenomeno di corrosione è un fenomeno galvanico. E se è un fenomeno galvanico, si tratta sicuramente di due possibilità che avvenga: la prima è la differenza di potenziale e la seconda è l’elettrolita. In questo caso è l’acqua. Quindi, l’umidità che va e viene, in soffitta come nel terreno, che è la stessa cosa, non cambia niente…  
A.S.: Certo.  
G.M.: … dà un fenomeno decisivo agli effetti della corrosione.  
A.S.: Un’altra domanda.  
G.M.: Credo di aver risposto.  
A.S.: Benissimo. Un’altra domanda: lei ha detto che certamente il proiettile non poteva essere lì come massimo 5 anni: più di 5 anni non era possibile. Ma come minimo quanto, secondo lei?  
G.M.: Non è possibile dirlo per il semplice motivo che ho ripetuto, l’ho detto prima, che non sappiamo quando è partito l’innesco. Cioè praticamente non possiamo dire, non conoscendo quei parametri del terreno che io invece volevo sapere, ma che non ce l’ho, non si può dire quanto la passivazione della superficie abbia durato nel tempo. Mi sono spiegato? No.  
A.S.: No, no, benissimo. Ma allora le volevo fare una domanda: siccome è stato preso dentro una specie di recipiente di cemento, va bene? se a lei fosse fornito il terreno su piccole vaschette, diciamo, per chi vede, accanto – cioè simile certamente a quello in cui è stato trovato il proiettile – è possibile allora ricostruirlo?  
G.M.: Simile non è mai niente in queste cose, perché si tratta di microvolts e microampères di corrente. Lei si immagina come possano essere variate le cose? Basta niente, basta addirittura che ci sia vicino un qualche cosa che, in un altro di quei buchi, che lei dice non c’è, e cambia tutto.  
A.S.: La ringrazio, Professore. Chiarissimo.  
G.M.: Prego.  
Presidente: Nessun’altra domanda dalle parti civili? Avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Grazie. Senta, Professore…  
G.M.: No, Dottore, scusi. Professore no.  
A.B.: Eh, ma in Italia siamo tutti dottori e, quindi, quando siamo dottori siamo professori.  
G.M.: Ah, se lo dice lei, va bene.  
A.B.: Senta, le volevo dire, lei ha fatto anche l’esame comparativo, oltre che del metallo, anche della terra circostante?  
G.M.: Sì.  
A.B.: E ha adottato, credo, mi auguro, il metodo previsto dalla legge…  
G.M.: Sì, sì, è scritto nella relazione. 
A.B.: … cioè il famoso, l’approvazione delle…  
G.M.: È scritto nella relazione.  
A.B.: Questo qua. Lei vuol dire alla Corte Eccellentissima quanto è l’ordine di grandezza, un ordine di grandezza in fisica?  
G.M.: Un ordine di grandezza significa l’esponente. Cioè se io ho una base 2 con un esponente 2: 2 al quadrato fa 4. Se io aumento di un ordine di grandezza l’esponente – da 2 diventa 3 – lei fa il conto: diventa 8. L’ordine di grandezza è quello.  
A.B.: Sì, ora ho capito. Io forse… Cioè, sicuramente hanno capito meglio di me i signori della Corte. Però lei fa un riferimento ben preciso nelle sue conclusioni, e cioè dice questo: “Da dati riportati in letteratura sulla corrosione di ottone, eccetera, si ricava che, per un tempo di permanenza di 5 anni, per qualsiasi tipo di terreno, la profondità di penetrazione del fenomeno di dezincificazione è superiore di almeno un ordine di grandezza rispetto a quella misurata per il reperto 55357”, il nostro.  
G.M.: 55357.  
A.B.: Oh! Quindi il massimo è 5 anni. In questo caso?  
G.M.: 10 volte, è 10 volte. L’ordine di grandezza è 10 volte.  
A.B.: Oh. Ecco quindi, siccome è 10 volte, evidentemente questo margine…  
G.M.: Esponente.  
A.B.: … questo margine di 5 anni deve essere sensibilmente ridotto.  
G.M.: Sì, ma non è lineare, gliel’ho detto prima. Non si può fare.  
A.B.: Siamo d’accordo. Lei ha detto questo: che deve essere sensibilmente ridotto, perché se è di un ordine di grandezza a questa ampiezza, mi scusi, temporale, è sicuramente – almeno da quello che dice lei – l’ha scritto lei, l’ha scritto…  
G.M.: Io ho detto…  
A.B.: … lei, sicuramente…  
G.M.: Ho detto che il massimo è quello.  
A.B.: Il massimo è quello. Però, siccome è – mi scusi, ragioniamo, perché lo ha scritto lei, non l’ho scritto io – siccome è superiore di almeno un ordine di grandezza, e in fisica un ordine di grandezza è quello che ha detto lei…  
G.M.: 10 volte, 10 volte.  
A.B.: 10 volte, è chiaro che i 5 anni sono sensibilmente da ridursi.  
G.M.: Potrebbe essere, ma non sono in grado di dirle quanto.  
A.B.: Però eh, comunque un ordine di grandezza che è 10 – guardi me – è sicuramente da ridursi.  
G.M.: Gliel’ho detto prima. Ho detto che 20, 20-25…  
A.B.: No, ma Professore… La chiamo Professore, perché lei è Professore in questo caso, noi siamo tutti dei profani.  
G.M.: Lei faccia come vuole.  
A.B.: No, non faccio come voglio. Io sto facendo, sto seguendo quello che lei ha scritto.  
G.M.: Certo. Ma lei non mi può far dire quello che non c’è. Io ho detto quello che c’è.  
A.B.: Comunque un ordine di grandezza è, in fisica, 10 volte.  
G.M.: 10 volte.  
A.B.: Va bene? E quindi il massimo è 5 anni. In questo reperto ha sicuramente, comunque ha evidenziato, della corrosione, un ordine di grandezza superiore. Va bene?  
G.M.: No, un ordine di grandezza inferiore.  
A.B.: Inferiore: quindi ancora meno. Va bene?  
G.M.: Certo, certo.  
A.B.: L’ordine di grandezza è pari a 10 volte. Grazie.  
G.M.: Infatti la…  
A.B.: Basta.  
G.M.: … letteratura dice che in 5 anni, e l’ho detto prima…  
A.B.: Sì.  
G.M.: . . . la corrosione è, in qualsiasi tipo di terreno, come minimo…  
A.B.: Come minimo.  
G.M.: … 20-25 micron.  
A.B.: Eh, qua siamo…  
G.M.: Lì ne abbiamo da 0.5 a 2: ecco l’ordine di grandezza.  
A.B.: Oh, quindi è molto, molto basso.  
G.M.: È così.  
A.B.: Ergo. Grazie, grazie Professore.  
G.M.: Prego.  
P.M.: Presidente mi scusi, vorrei fare un’ultima domanda, per evitare di aver capito male. Mi sembra che il dottor Mei, così come ho capito io, quindi vorrei… e questa è la domanda, ci ha detto: una cosa è la letteratura e una cosa è il caso concreto. Io le richiedo: sul caso concreto mancando, come ci ha spiegato, quei dati, lei può dire qualcosa di sicuro o no, circa il periodo? Perché sennò qui – meno di 5 anni, più di 5 anni – noi rimaniamo col dubbio.  
G.M.: Quello che è scritto è chiaro.  
P.M.: Sì.  
G.M.: E cioè non posso dire se è e quanto è… Anzi, no se è: quanto è inferiore a 5.  
P.M.: O quanto è superiore.  
G.M.: No, no, superiore non è.  
P.M.: Ho capito.  
Presidente: Quindi più di 5 anni no di sicuro.  
A.B.: Ma è sicuramente inferiore.  
G.M.: Sì, ma non…  
Presidente: No, no, questo…  
A.B.: Presidente, mi scusi.  
Presidente: Questo è sicuramente inferiore, o no? Questo è importante.  
G.M.: Potrebbe essere anche inferiore di un nulla, che io non so…  
Presidente: Di un giorno, per dire.  
G.M.: … ha capito?  
A.B.: Ma anche di 4 anni, ma anche di 4 anni.  
G.M.: Ma lei non mi faccia dire cose che non so. Non lo so.  
A.B.: No, scusi, io non voglio che lei dica. Noi non siamo…  
Presidente: Lei vuole che, Avvocato, lei vuole che il perito dica. Invece qui…  
A.B.: Io non voglio che…  
G.M.: Chiaro, no?  
Presidente: … dobbiamo lasciarlo parlare. Quindi ora le domande le faccio io, e basta.  
P.M.: Bene. Grazie, Presidente.  
Presidente: Scusi Dottore.  
G.M.: Prego, prego.  
Presidente: Perché, capisce, è un passaggio delicato.  
G.M.: Eh, lo so infatti.  
Presidente: Allora, lei dice: può essere al massimo di 5 anni.  
G.M.: Al massimo, esatto.  
Presidente: Può essere inferiore, ma non superiore.  
G.M.: No, non superiore.  
Presidente: Superiore a 5 anni, no. Può essere inferiore.  
G.M.: Può essere inferiore.  
Presidente: Di quanto lei però non è in grado di quantificarlo.  
G.M.: Non è possibile dirlo, no.  
Presidente: Potrebbe essere un anno, due, tre, come un giorno.  
G.M.: Con le mie indagini, no.  
Presidente: Con le sue indagini, no. Ecco.  
G.M.: Non ho detto che non ci siano altre indagini, eh.  
Presidente: Certamente.  
G.M.: Ho detto che altre possibilità potrebbero…  
Presidente: Però con le sue indagini… potrebbe essere inferiore di un giorno, di un anno, di due anni, o anche di tre, per modo di dire.  
G.M.: Per modo di dire.  
Presidente: Per modo di dire.  
G.M.: Se fosse lineare, potrei dire 6 mesi, se fosse lineare la relazione matematica. Ma non lo è e quindi è inutile fare discorsi, non servono.  
Presidente: Certamente però non è superiore a 5 anni.  
G.M.: Non è superiore a 5.  
Presidente: Questo qualunque sia il grado di conducibilità del terreno, il PH, eccetera, eccetera.  
G.M.: Esatto, esatto.  
A.B.: Ecco, mi scusi signor Presidente, io non è che voglia stirare o tirare l’acqua al mio mulino…  
Presidente: Più chiaro di così, Avvocato! 
A.B.: No, sì è chiaro. Però mi perdoni, c’è qualche cosa che non mi torna sul piano soltanto intellettivo.
P.M.: E il Pubblico Ministero la pensa come lei.  
A.B.: Certamente. Ma il Pubblico Ministero la deve pensare, io la penso in un modo…  
Presidente: Ognuno cerca di tirare la cosa dal proprio verso.
A.B.: Presidente, no. Io non tiro.  
P.M.: Io mi sono fermato, Presidente. Non ho tirato niente.  
A.B.: Certamente.  
P.M.: Me ne dia atto, eh.  
Presidente: È vero.
A.B.: Io non tiro, Presidente.
Presidente: È vero.  
A.B.: Io cerco di capire, mi perdoni. È tutta la vita che sto cercando di capire, e forse non ho capito ancora nulla. Ecco, signor Presidente, la questione è soltanto scientifica. Perché il Dottore o Professore, mi ha detto che, ci ha riferito che il fenomeno di dezincificazione è superiore di almeno un ordine di grandezza. Va bene?
G.M.: No, no.  
A.B.: Lo ha detto lei.  
G.M.: Il fenomeno di dezincificazione sul bossolo è inferiore, perché quello della letteratura è superiore.
A.B.: Oh. Quindi è inferiore.  
G.M.: Eh!  
A.B.: E sappiamo che l’ordine di grandezza, va bene? L’ordine di grandezza è 10 volte. Giusto?  
G.M.: Sissignore.  
A.B.: Oh! Sappiamo che 5 anni, 5 anni – lei lo ha detto prima – dovrebbe dare un valore di 20.  
G.M.: 20-25.  
A.B.: 20-25. Lei che valore ha riscontrato?  
G.M.: Da 0.5 a 2.
A.B.: Basta. Mi basta solo questo. Grazie.  
Presidente: Oh, volevo chiedere un’altra cosa, Dottore. Ci sono – a parte quelli adottati da lei – ci sono altri metodi, altri criteri, che lei sappia, per… ?
G.M.: No, che io sappia, no.
Presidente: Ecco, benissimo.  
G.M.: Sono tutti metodi elettrochimici, se ci sono, che determinano la reattività di passivazione o la reattività superficiale, la depassivazione. Ma in un qualcosa che è avvenuto, è difficile. Se è un qualcosa che è da avvenire è possibile, mediante tecniche di spettroscopia di impedenza, riuscire a capire che cosa succederà. Ma in questo caso è già avvenuto il processo, quindi è difficile stabilire quando si è innescato: il problema sta tutto lì. Perché quando si è innescato, poi procede con una certa curva che sappiamo, positiva o negativa a seconda delle condizioni. Ma fino a che non si innesca… E l’innesco può avvenire anche quattro giorni prima. Come si fa a saperlo? Questo è il discorso.
Presidente: Benissimo. Avete altre domande, signori?  
P.M.: Nessuna, Presidente. Grazie.  
Presidente: Possiamo allora mettere in libertà il dottor Mei. Grazie, Dottore. Buongiorno, arrivederci.  
G.M.: A lei.
Presidente: Proseguiamo.  
P.M.: Dunque, sentirei il maresciallo Frillici, Presidente.  
Presidente: Un’altra rata del maresciallo Frillici. Si accomodi Maresciallo. Buongiorno. Sieda pure. Lei è già stato sentito: lei viene sentito a rate, ma naturalmente…  
P.M.: Facciamo sui singoli argomenti perché è più chiaro tutto.  
Presidente: Sì, certo, certo, è naturale, è ovvio.  
P.M.: Questo è il metodo. Le domande che vorrei fare al Maresciallo Frillici, che…  
Presidente: Prego.  
P.M.: … che sappiamo ha fatto parte delle SAM e del ROS Carabinieri, sono due. La prima è questa: Maresciallo, abbiamo parlato in questi giorni con altri testi di un blocco Skizzen Brunnen che sappiamo, almeno processualmente, che viene dalla Germania. Io le chiedo: lei ha effettuato accertamenti per vedere dove e come veniva commercializzato questo blocco e se, per caso, c’è qualche possibilità che sia stato commercializzato in Italia? E dove, eventualmente. Lei ha fatto questi accertamenti…  
P.F.: Sì.  
P.M.: … sono negli atti. Vorrei che li spiegasse nei dettagli alla Corte.
P.F.: Esatto. Dunque, io ho fatto questa attività dopo che il dottor Perugini aveva appreso dalla ditta produttrice di questo blocco che poteva anche essere stato commercializzato nella zona del Trentino Alto Adige. Quindi ci siamo, mi sono portato, io con il collega – appuntato di P.G., Scano Antonello – in quella zona e abbiamo provveduto a verificare, sia presso piccoli commercianti, come grossi rivenditori, la possibilità se questo blocco fosse stato commercializzato o meno. E, dunque, l’esito è stato negativo, però è doveroso dire che io ho trovato presso una piccola cartolibreria di Merano un depliant riferito a questo blocco Skizzen Brunnen.  
P.M.: Cioè un depliant in cui, fra altri oggetti, c’era anche un blocco simile.  
P.F.: Sì, ecco.  
P.M.: Quindi cosa ha fatto?  
P.F.: Abbiamo sentito a verbale questo signore, il quale ci ha…  
P.M.: Colui che aveva fatto questo…?  
P.F.: Esatto. Mi pare che si chiami tale Mayer Stephan, il quale…  
P.M.: Tutti Mayer, in questo processo.  
P.F.: … il quale mi ha però assicurato che l’attività che aveva iniziato lui era nell’86 e che non aveva mai commercializzato questo blocco da disegno e anzi, aggiunse che trattavasi di oggetto particolare, destinato a persone che facevano studi in Belle Arti o qualcosa di simile. Quindi è un blocco che costava molto e che escludeva nel modo più assoluto di averlo commercializzato.  
P.M.: In Merano.  
P.F.: In Merano. Ovviamente non mi limitai solo a questo. Mostrai anche quello che era scritto in fotografia, come ho qui, quello che era scritto, la serie di numeri 424/6.40 e così ho fatto anche con tutti gli altri…  
P.M.: Una verifica, eh?  
P.F.: … gli altri, diciamo le altre ditte, e con esito negativo. Quindi si concluse che questo blocco non era mai stato…  
P.M.: Non c’era traccia di commercializzazione in Italia.  
P.F.: … di commercializzazione in Italia.  
P.M.: Questo signore comunque, che disse di averlo in catalogo e di non averlo mai venduto.  
P.F.: Sì.
P.M.: Aveva cominciato a operare dopo… nell’86.  
P.F.: Nell’86. Io non mi limitai a questo. Chiesi anche chi era, in precedenza, che aveva questo negozio. Mi disse che era un’anziana signora, ma che vendeva prevalentemente souvenirs. Souvenirs e, nella tabella merceologica, souvenirs e prodotti da scuola camminano, diciamo, si possono vendere contemporaneamente, ecco.  
P.M.: Ho capito, ho capito. Mille grazie.  
P.F.: Prego.  
P.M.: Un’altra domanda su un argomento diverso. Sempre nel tipo di indagini di cui abbiamo già parlato, ci è stato riferito nei giorni scorsi di un portasapone che aveva una marca “Deis” sopra, che è stato trovato al Pacciani. E la sorella ci ha detto qualcosa, nei giorni scorsi. Lei, circa la commercializzazione di questo portasapone “Deis”, in Italia o all’estero, ha fatto qualche accertamento? E ci vuole spiegare il risultato di questi accertamenti?  
P.F.: Dunque, stabilito che l’accertamento era stato fatto presso la Camera di Commercio di Colonia per stabilire se questo era un prodotto tedesco, prodotto da qualche ditta tedesca – con esito negativo – io estesi gli accertamenti sul campo nazionale. Sul campo nazionale, anche qui…  
P.M.: In Italia.  
P.F.: In Italia, ovviamente. Anche qui con esito negativo, con esito negativo. Ovviamente iniziai dalla Camera di Commercio di Firenze, era la cosa più semplice da fare al momento. Quindi, la Camera di Commercio di Firenze ci consigliò di rivolgerci al Ministero dell’Industria e dell’Artigianato, del Commercio dell’Artigianato in Roma. Il quale, anche qui ci fu un esito negativo. Quindi ci disse di rivol…  
P.M.: Quindi nessuna marca di quel tipo portasapone in Italia, vi disse il Ministero.  
P.F.: Portasapone. Quindi ci consigliarono, anzi, loro stessi decisero, ci dissero che potevano fare un accertamento a Ginevra, va bene? per vedere se esistessero tra i marchi, a livello internazionale, dei marchi… appunto, il marchio “Deis”. E anche qui con esito negativo. Io devo…  
P.M.: Marchi registrati.  
P.F.: Registrati, marchi registrati. Ovviamente loro si avvalevano sulla scorta del fatto che esiste una convenzione, diciamo, un’associazione di nazioni che si…  
P.M.: Un accordo internazionale, diciamo.  
P.F.: Ecco, un accordo. Credo che si chiami “arrangement de Madrid”.  
P.M.: “Arrangement” fatto a Madrid.  
P.F.: Sì, fatto a Madrid, dove aderiscono svariate nazioni. Questo, però, ovviamente… cioè fu un esito, portò a un esito negativo. Però, ovviamente, non sappiamo quali sono le nazioni che aderiscono o meno.
P.M.: Aderiscono…  
P.F.: Quindi, ecco…  
P.M.: Di quelle aderenti a questo accordo nessuno aveva il marchio “Deis”.  
P.F.: Nessuno, no. Io devo dire per dovere di cronaca, diciamo, che…  
P.M.: Di indagine.  
P.F.: … di indagine, chiedo scusa.  
P.M.: Più che di cronaca.  
P.F.: …è stato un lapsus… che il logo “Deis” l’ho trovato, l’ho trovato.  
P.M.: Come “Deis”.  
P.F.: Come “Deis”.  
P.M.: Cioè un marchio “Deis” esiste.  
P.F.: Esatto.  
P.M.: A cosa corrisponde in Italia?  
P.F.: In Italia è riferito a un’attività commerciale che ha un certo signore De Divittis, residente in provincia di Salerno.  
P.M.: Che ha registrato un marchio “Deis”.  
P.F.: Sì, praticamente, provincia di Salerno e questo signore sta a Vietri sul Mare esattamente.  
P.M.: Vietri sul Mare. L’avete sentito.  
P.F.: Lo sentii telefonicamente io prima di fare un’attività più concreta. E mi disse che si trattava di… lui non aveva mai commercializzato portasaponi, e la sua ditta trattava prevalentemente materiale cinematografico.
P.M.: Ecco, quindi non proseguì, tanto era un settore completamente diverso. Non ho altre domande, Presidente, al teste.  
A.B.: Nell’attività di… Posso?  
Presidente: Avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Nell’attività di indagine che lei ha svolto per cercare di individuare questa fabbrica, lei, credo, perlomeno risulta agli atti, che abbia pure parlato non soltanto con qualcuno della Camera di Commercio di Colonia, ma anche di Monaco e comunque, con qualche Commissario di Pubblica Sicurezza.  
P.F.: Sì, questa è un’attività che, diciamo, l’ha fatta prevalentemente il dottor Perugini.  
A.B.: Perugini.  
P.M.: È agli atti della rogatoria, quindi quella la conosce già la Corte. Ma non l’ha fatta il maresciallo Frillici.  
P.F.: La conoscevo per…  
A.B.: Pubblico Ministero, mi vuol far parlare stamattina?  
P.M.: Sì, ma faccio per evitarle di…  
A.B.: Sì, ho capito.  
Presidente: Sì, va bene. Andiamo avanti, per favore.  
A.B.: La domanda è questa. Vorrei farlo sentire, no? ecco. Lei ricorda se dall’esame di questa, il risultato di questa indagine poi ha consentito di accertare che in Germania, se esistono fabbriche di portasapone, nessuna di queste utilizza dei marchi. Vero?  
P.F.: Probabile.  
A.B.: Cioè… ecco.  
P.F.: Io, diciamo, l’ho acquisita questa…  
A.B.: Cioè, nessuno mette marchi a…  
P.F.: Sì.  
A.B.: Di nessun tipo. Grazie. Oh, aspetti, un’ultima domanda. Lei ha fatto tutta una – siccome il Pubblico Ministero è passato da una cosa all’altra, da una questione all’altra – io le volevo domandare questo…  
P.F.: Sì.
A.B.: … lei ha fatto tutte le indagini in genere in simbiosi, per così dire, con la SAM, no?  
P.F.: Sì.  
A.B.: Abbastanza.  
P.F.: In collaborazione, ovviamente, molto stretta.  
A.B.: Sì, va bene, collaborazione stretta qualche volta diventa, qualche volta può diventare…  
Presidente: Facciamo le domande, allora, su!  
A.B.: Ecco, la domanda è questa: lei ricorda di avere avuto dei rapporti – nel senso rapporti dal punto di vista professionale – con la siqnora Sperduto Maria.  
P.F.: Sì.  
A.B.: Professionale: cioè l’ha sentita, la signora Sperduto Maria, per qualche altra cosa di cui la signora Sperduto Maria era stata indiretta protagonista?  
P.F.: In questo processo?  
A.B.: No. Avete fatto delle indagini sulla morte della figlia della Sperduto Maria?  
P.F.: No.  
A.B.: Non l’avete…  
P.F.: Io personalmente non ho mai fatto…  
A.B.: Va bene. Cioè lei sa che alla Sperduto Maria è stata uccisa una figlia, eccetera, eccetera.  
P.F.: Sì, però io non ho mai fatto indagini.  
A.B.: Va bene. Allora, io le volevo ricordare il primo rapporto che esiste con la Sperduto Maria e la Sperduto Maria vi fa delle dichiarazioni. Voi dite – è firma sua anche questa -…  
P.F.: Sì.  
A.B.: … “A parere di noi scriventi la donna – la Sperduto – di carattere estremamente semplice ed elementare nella manifestazione dei propri sentimenti, non rivela in pieno la frequenza dei rapporti e delle dichiarazioni del Pietro. In quanto, in un primo tempo fa risalire la conoscenza con costui al 1976, ed in un secondo tempo sostiene che i primi approcci avvennero nel periodo in cui lavorava nel ristorante, alla fine del 1979”. Se la ricorda questa circostanza?  
P.F.: Sì, sì.  
A.B.: Cioè, il primo rapporto, il primo approccio con questa donna vi sembrò un po’ strano perché questa donna diceva una volta ’76, una volta ’79. L’ha scritto lei.  
P.F.: Sì, sì, Avvocato, se…  
A.B.: Se lo ricorda?  
P.F.: … se la firma mia, se c’è la mia firma l’ho scritto io, sì.  
A.B.: Io non è che mi metto a firmare apocrifamente.  
P.F.: No, no, Avvocato.  
A.B.: Ecco, guardi. Dopo, invece, la signora sa tutto qua, e dice tutto. No, no, per carità!  
P.F.: Avvocato…  
A.B.: No, ma io… Siccome questo è scritto, l’avete scritto voi.  
P.F.: Il personaggio Sperduto l’ha vista lei molto meglio lei di me com’è, insomma.  
A.B.: Certo. Allora, un’altra domanda. Lei ha fatto anche delle indagini insieme alla SAM e avete interrogato tal Cacioli, si ricorda?  
P.F.: Sì, sì, mi ricordo perfettamente.  
A.B.: Il quale Cacioli vi ha detto alcune cose sul comportamento del Pacciani, che cosa faceva, lui l’aveva visto, eccetera. E voi avete scritto questo.  
P.F.: Sì.  
A.B.: Io glielo dico, se lei lo ricorda, se lei me lo conferma.  
P.M.: Scusi, Presidente, non è…  
A.B.: “Era un cercatore…”  
P.M.: Gli atti non ce li hanno, quindi la conferma si fa poco bene. La Corte non ha…  
Presidente: Be’, sentiamo la domanda, via.  
A.B.: Vediamo che cosa dice.  
P.M.: Sì.  
Presidente: Anch’io ho da chiedere qualcosa al teste.  
A.B.: Certo, signor Presidente.  
Presidente: A questo proposito.  
A.B.: Ecco: “… che era un cercatore di funghi. Il Cacioli Mauro aggiungeva che, però, il Pietro Pacciani non sarebbe stato in grado di disimpegnarsi alla guida dell’autovettura per vie intensamente trafficate” 
P.F.: Sì, mi ricordo che disse questo.  
A.B.: Se lo ricorda?  
P.F.: Sì, sì. Parlava anche di un incidente che aveva avuto, forse.  
A.B.: Esattamente. Quindi era un uomo che guidava molto male. La ringrazio, solo questo.  
P.F.: Io ho raccolto questo e questo so.  
A.B.: Grazie, grazie.  
P.F.: Prego.  
Presidente: Senta, senta, Maresciallo.  
P.F.: Dica.  
Presidente: A proposito, mi viene in mente una cosa: sulla Sperduto Maria, sugli spostamenti di costei nel territorio di San Casciano e Mercatale, sa qualche cosa lei?  
P.F.: No.  
Presidente: In particolare dove risiedeva al momento, dove stava al momento in cui furono uccisi i francesi?   
P.F.: No no, non lo so.  
Presidente: Non lo sa. Be’, lo chiederemo a qualche altro teste.  
P.M.: Al maresciallo Minoliti che verrà la prossima settimana.  
Presidente: C’è Minoliti? Benissimo.  
P.M.: Stamani no, verrà la prossima settimana perché…  
Presidente: Lo volevo sapere, appunto, perché…  
P.M.: … deve mettere insieme degli atti.  
Presidente: … non so se negli atti c’è, non l’ho molto bene a fuoco questo particolare.  
P.M.: No, no, c’è, c’è. Sono documenti che ha acquisito il maresciallo Minoliti e che saranno forniti alla Corte per la prossima udienza.  
Presidente: Va bene. Allora chiederemo a Minoliti, benissimo. Bene, nient’altro. Se non avete domande voi, possiamo licenziare il Maresciallo. Vogliamo fare una sospensione di dieci minuti?  
P.M.: Sì, Presidente, una cosa sola.  
Presidente: Prego.  
P.M.: Volevo capire io, perché forse mi è sfuggito.  
Presidente: Aspetti.  
P.M.: Il teste – scusi eh? – riferisce in merito a qualcosa che avrebbe saputo da Cacioli Mauro, dico bene? Ho capito.  
P.F.: Sì.  
P.M.: Ecco, questo Cacioli Mauro è indotto?  
A.B.: Lo possiamo sentire come teste di riferimento.  
P.M.: Uhm.  
A.B.: Io ho domandato…  
P.M.: No, no, io chiedo, scusi, se l’ha indotto lei al momento…  
A.B.: Io non ho indotto nessuno, perché io ho indotto quelli che potevo. Siccome…  
P.M.: Il potere è un’altra cosa.  
A.B.: È un’attività di Polizia Giudiziaria che ha svolto questo signore.  
P.M.: Sì.  
A.B.: Se la Corte ritiene… questo signore ha ricevuto queste dichiarazioni. Se la Corte ritiene essendo teste di riferimento – di sentire il Cacioli, ben venga il Cacioli.  
P.M.: Bene, bene, tutto qua. Grazie. Bene per la sospensione, Presidente.  
Presidente: Sospendiamo cinque minuti, dieci minuti anzi.  
A.B.: Grazie.
Presidente: Bene. Possiamo proseguire, allora.  
P.M.: Un agente di Polizia Giudiziaria vorrei introdurre: De Simone Paolo, in merito a un accertamento particolare che è stato a lui delegato, dopo che in un interrogatorio, esattamente del 15 luglio ’92, il signor Pacciani produsse al P.M. un portasapone bianco. Nel verbale c’è contestuale sequestro di questo portasapone che Pacciani consegna, perché gli si chiedeva dell’altro portasapone a lui sequestrato, Pacciani dice: “Sì, ma ce ne ho un altro”. Ce lo dette e siccome il signor Pacciani diceva da dove aveva preso questo secondo portasapone, che non ha niente a che vedere con quello “Deis”, questo secondo portasapone, Pacciani dice in quell’occasione: “L’ho comprato al carcere”. Ce lo offre, noi lo sequestriamo per fare questa verifica. L’indomani viene delegata la Polizia Giudiziaria nella persona dell’agente De Simone per accertare se si sa qualcosa, o meglio, se corrisponde al vero ciò che ha detto l’imputato. Cioè, che questo secondo portasapone da lui consegnatoci il 15 luglio è effettivamente stato acquistato al carcere. Questo è l’episodio.
Presidente: Bene, allora le sue generalità, per cortesia.  
P.De S.: De Simone Paolo.  
Presidente:  Consente la ripresa televisiva?  
P.De S.: Sì, si.  
Presidente: Ce ne siamo dimenticati prima. Benissimo, è consentita la ripresa televisiva. È nato a?  
P.De S.: Nato a Roma il XX/XX/19XX.
Presidente: Vuol leggere, per cortesia, la formula dei testimoni?  
P.De S.: Sì. Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità, e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.  
Presidente: Vuole rispondere alle domande del Pubblico Ministero? Prego.  
P.De S.: Certamente.  
P.M.: De Simone, vuol dire qual è la sua professione e il suo incarico?  
P.De S.: Agente della Polizia di Stato.  
P.M.: Lei ha fatto parte delle SAM?  
P.De S.: Della SAM.  
P.M.: Ecco. Ricorda di aver fatto indagini su un portasapone che consegnò spontaneamente il Pacciani il giorno 15 luglio, nel corso di un interrogatorio e che occorreva verificare qualcosa circa la provenienza? Lei ricorda di aver fatto queste verifiche?
P.De S.: Sì, me lo ricordo.  
P.M.: Si ricorda come era questo portasapone?  
P.De S.: Era bianco con un coperchio zigrinato.
P.M.: Ecco. Ricorda che tipo di indagini fece?  
P.De S.: Sì, siamo andati, unicamente all’agente Mario Spina, siamo andati presso il carcere di Sollicciano e abbiamo contattato il responsabile di una ditta che ha, diciamo, in appalto il mantenimento del carcere e che si occupa, appunto, della vendita di questi prodotti. Detto responsabile ci confermò…  
P.M.: Glielo portaste, voi, il portasapone datovi da Pacciani?  
P.De S.: Sì, sì, sì esatto. E confermò senza alcuna ombra di dubbio che questo tipo di portasapone era in vendita presso il carcere fino all’anno prima. E ci disse che era stato venduto per circa due o tre anni. Quindi…  
P.M.: All’anno prima dell’arrivo del Pacciani?  
P.De S.: No, all’anno prima di quando gliel’abbiamo… cioè dell’accertamento, diciamo.  
P.M.: Ecco, lui disse: ‘Un portasapone simile… 
P.De S.: Simile.  
P.M.: … lo abbiamo venduto noi’.  
P.De S.: Lo abbiamo venduto noi. Praticamente, diciamo, facendo riferimento alla data dell’accertamento, da tre, quattro anni prima fino ad un anno prima, era stato venduto. 
P.M.: Mille grazie, non ho altre domande.  
Presidente: Avete domande, signori? Signori difensori?  
A.B.: Nessuna domanda.  
Presidente: Nessuna, benissimo. Possiamo licenziare il teste.
P.M.: Sì, grazie.
Presidente: Chi c’è adesso?  
P.M.: Un ultimo teste di P.G., poi io stamani non ne ho altri.  
Presidente: Me lo fa venire, per favore?  
P.M.: Anzi, due ne ho ancora, chiedo scusa. Il teste Di Genova Callisto.
Presidente: Prego.  
P.M.: Sono circostanze molto brevi quelle che io voglio chiedere ai testi, quindi si tratta di…  
Presidente: Bene, buongiorno. Si accomodi, prego. Le sue generalità, prima di tutto.  
C.Di G.: Mi chiamo Di Genova Callisto, sono nato a Xxxxx il XX/XX ‘XX e lavoro presso la Questura, alla Squadra Mobile.  
P.M.: Ricorda…  
Presidente: Formula di giuramento, per cortesia.  
C.Di G.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità, e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.  
Presidente: Benissimo. Consente la ripresa televisiva?  
C.Di G.: Sì.  
Presidente: È consentita, allora. Prego, signor Pubblico Ministero, le domande.  
P.M.: Lei ha fatto parte delle SAM o ha solo lavorato “ad adiuvandum”, insomma?  
C.Di G.: No, ho fatto parte della SAM.  
P.M.: In che periodo?  
C.Di G.: Dal ’90, ’89-’90, fino al ’93.  
P.M.: La mia domanda, prima, che le voglio fare è molto specifica. Lei ricorda, nel corso di questi accertamenti, di aver mai portato su un’auto di servizio la Sperduto Maria?  
C.Di G.: Sì.  
P.M.: Dove la portavate e perché?  
C.Di G.: La portavamo… La siamo andati a prendere a Tavarnelle e la portavamo a Firenze, perché doveva essere sentita a verbale.  
P.M.: In Questura. Senta una cosa, nel corso di questo viaggio siete passati da luoghi interessati dagli omicidi?  
C.Di G.: Sì.  
P.M.: Quale?  
C.Di G.: Sono passato, sì, ho fatto la strada Tavarnelle-San Casciano e Spedaletto e Sant’Andrea in Percussina, poi Firenze.  
P.M.: Quindi è passa…  
Presidente: Tavarnuzze più che Tavarnelle.  
C.Di G.: No, perché la signora l’andammo a prendere a Tavarnelle.  
P.M.: Quindi lei è passato, con la signora Sperduto accanto, dal luogo degli Scopeti dove c’è stato l’omicidio.  
C.Di G.: Sì. Precisamente, si.  
P.M.: Passando di lì, le ha detto qualcosa la Sperduto? Lei le ha chiesto qualcosa?  
C.Di G.: Sì, la Sperduto mi indicava il posto dove lei andava con il Pacciani Pietro a fare l’amore. Il posto è quello degli Scopeti, la piazzola.  
P.M.: Dove…  
C.Di G.: Dove ci fu il duplice omicidio.  
P.M.: Questa indicazione, in che periodo eravate? Che giorno, che periodo era? Lei ha fatto un’annotazione, se lo ricorda?  
C.Di G.: Sì, ho fatto un’annotazione, però non ricordo la data.  
P.M.: Senta una cosa, la Sperduto le indicò quel posto perché lei glielo chiese o glielo indicò di suo?  
C.Di G.: No, no, io… Niente, strada facendo, gli dissi dove lei andava di solito. 
P.M.: Le chiese.  
C.Di G.: Sì.  
P.M.: E quando passaste di lì, lei gli disse ‘Questo è un posto dove siamo…’.  
C.Di G.: Sì, e lei mi indicò per l’appunto questo posto.  
P.M.: E lei è sicuro che è quel posto dove…?
 C.Di G.: Sì, sicuro.  
P.M.: Perché lei lo conosce per motivi del suo servizio.  
C.Di G.: Sicuro.  
P.M.: Grazie. Un’altra domanda che le volevo fare è questa. Lei ha mai portato, per gli stessi motivi dell’indagine, le figlie del Pacciani in una macchina di servizio?  
C.Di G.: Sì, la Rosanna.  
P.M.: Ricorda di essere mai passato con la Rosanna in macchina dal luogo dove abitava la Bugli, a Turbone.
C.Di G.: Sì. Si passò prima per andare e poi, sì, ci si fermò vicino. Non proprio lì, alla colonica.  
P.M.: Vuole spiegare cosa… questo particolare?  
C.Di G.: Niente. Praticamente, quando noi siamo passati in località Turbone, la Rosanna guardando il fiume Pesa si ricordò che lì ci andava a frascheggiare con il padre. Poi dopo siamo andati proprio vicino alla casa colonica.  
P.M.: Dove sta la Bugli.  
C.Di G.: Dove sta la Bugli. Io proprio scesi dalla macchina, andai a chiedere informazioni a una signora che era lì nell’aia che stava facendo delle pulizie. La Rosanna nel frattempo era rimasta dentro la macchina con l’ispettore Lamperi e quando io risalii in macchina…  
P.M.: Questa signora chi era? Lei l’ha identificata?  
C.Di G.: Sì, questa signora era la Bugli Miranda, era.  
P.M.: Era la Bugli Miranda.  
C.Di G.: A cui io domandai se c’era un’agenzia lì.  
P.M.: Bene, un accorgimento di Polizia Giudiziaria. Quando tornò in macchina?  
C.Di G.: Quando tornai in macchina, la Rosanna disse: ‘Sì, i capelli sono uguali. È leggermente ingrassata’. Però è rimasta un po’ sul vago, diciamo, ecco. I capelli erano rossicci.  
P.M.: Le sembrò una persona che conoscesse.  
C.Di G.: Sì.  
P.M.: E circa il luogo – non ho capito – dove lei andava a frescheggiare con il padre, era vicino a questa casa?  
C.Di G.: Sì, vicino a questa casa.  
P.M.: Disse che c’erano state più volte?  
C.Di G.: Sì, anche con la Graziella.  
P.M.: E da questo luogo si vedeva bene la casa?  
C.Di G.: Sì, si vede molto bene.  
P.M.: E anche l’aia, le persone che ci sono? O è lontano?  
C.Di G.: No, no, saranno, a occhio e croce, un 300 metri.  
P.M.: Grazie. Io non ho altre domande da fare al teste.  
Presidente: Domande, signori Avvocati di parte civile? Avvocato Bevacqua, prego.  
A.B.: Senta, signor Presidente, io mi riservo di chiedere l’ispezione dei luoghi con le persone, anche. Perché è troppo agevole e facile introdurre testi su certe circostanze, quando i testi di riferimento sono così, un po’ particolari, quali la signorina Pacciani. Senta, lei ha fatto le indagini, tutte le indagini, mi pare, con la SAM, no?  
C.Di G.: Sì, esattamente.  
A.B.: E la signora Sperduto lei la conosceva da prima, perché avevate fatto delle indagini sulla morte della figlia.  
C.Di G.: No, io non ho mai.. .  
A.B.: L’avete conosciuta dopo?  
C.Di G.: Io non ho mai partecipato a indagini della morte della figliola.  
A.B.: Ma sapeva che c’era stata anche…?  
C.Di G.: No, la signora Sperduto è stata avvicinata da noi per questo tipo di indagine.  
A.B.: Per questo tipo di indagine.  
C.Di G.: L’indagine del Pacciani Pietro.  
A.B.: Ecco, io volevo ricordare a lei una circostanza che voi avete riferito, e lei pure ha firmato questo rapporto: “A parere di noi scriventi la donna, di carattere estremamente semplice” – e la donna è sempre la solita signora Sperduto – “ed elementare nella manifestazione dei propri sentimenti, non rivela in pieno la frequenza dei rapporti e delle dichiarazioni di Pietro. In quanto, in un primo tempo fa risalire la conoscenza con costui al 1976 e, in un secondo tempo, sostiene che i primi approcci avvennero nel periodo in cui lavorava nel ristorante, alla fine del ’79”. L’ha firmato lei, se lo ricorda questo? 
C.Di G.: Penso di si.  
A.B.: Glielo faccio vedere.  
P.M.: Nessun tipo di opposizione.  
A.B.: Un’altra domanda. Lei ha fatto, credo anche con altri colleghi suoi, della Squadra, tutta una serie di indagini per cercare di capire che tipo di persona fosse il Pacciani. Ecco, le risultò – questo risulta agli atti, comunque, ma io glielo domando – che Pacciani era uso andare a cercare nelle discariche, a portare tutto quello che tro… guardi me, a portare tutto quello che c’era da portare?  
P.M.: Guardi l’Avvocato, eh? Non mi guardi, me.  
A.B.: No, no, per carità!  
P.M.: No, è importante. A tutti i testi… vuole essere guardato.  
A.B.: Io le farò…  
Presidente: Signori, forza, andiamo!  
P.M.: Ci sarà un motivo che io non conosco, però lo vorrei rilevare.  
A.B.: Presidente, allora farò vedere dei fotogrammi che sono stati dati alla televisione, quando c’era un collega accanto a lei, un collega loro, che faceva “sì”, faceva “sì” e faceva “no”. Li facciamo vedere.  
P.M.: E c’è questo collega?  
A.B.: E l’ho già visto.  
P.M.: C’è questo collega.  
A.B.: Certo. Ora non c’è. Però…  
P.M.: Ecco, allora stia più tranquillo.  
A.B.: Non sto tranquillo, io non sto…  
P.M.: Comunque si metta un paraocchi e non mi guardi.  
Presidente: Signori, avanti, basta su!  
A.B.: Io non sto più tranquillo in questo processo.  
Presidente: Basta!  
P.M.: Sono fatti suoi.  
A.B.: Eh, certo, sono fatti miei. Sono fatti di giustizia.  
C.Di G.: Mi ripete…  
Presidente: Andiamo avanti, andiamo avanti.  
C.Di G.: Mi ripete la domanda, per favore?  
A.B.: La domanda è questa. Se loro hanno fatto degli accertamenti, va bene? e hanno riscontrato che Pacciani era uso girare nelle discariche e raccattava tutto quello che poteva raccattare.  
C.Di G.: Sì. Io personalmente non ricordo di aver fatto accertamenti in merito. 
A.B.: Però ricorda che c’è stato un accertamento di questo tipo?  
C.Di G.: Io, cioè non l’ho fatto, questo tipo di accertamento. Non l’ho mai sottoscritto.  
A.B.: I suoi colleghi sa se l’hanno fatto?  
C.Di G.: No.  
A.B.: Non lo sa. Ma non ricorda neppure se è venuto fuori? Perché poi firmavate tutti quanti, ci guardavate, eccetera.  
P.M.: Mostriamogli l’accertamento che ha fatto lui, così.  
C.Di G.: Mah, a volte noi siamo anche mancati, non so. Un giorno di recupero…  
A.B.: Quindi lei non ricorda, non ricorda di questo fatto?  
C.Di G.: Io non mi ricordo. Io personalmente non l’ho fatto, non l’ho firmato.  
A.B.: Ma lei ricorda se qualcuno ha fatto questi accertamenti?  
C.Di G.: No.  
A.B.: No. Benissimo, grazie.  
Presidente: Altro?  
P.M.: Nessuna domanda, grazie.  
Presidente: Possiamo licenziarlo. Arrivederci, buongiorno.  
C.Di G.: Arrivederci.
P.M.: Vorrei sentire Baghino – ora vediamo il nome proprio, eh? – Paola, Paola Baghino, agente di Polizia.
Presidente: Prego, si accomodi.  
P.M.: Paola Baghino, agente di Polizia.  
Presidente: Prego, si accomodi. Buongiorno, si accomodi. Le sue generalità, per cortesia.  
P.B.: Sono l’agente Baghino Paola della Polizia di Stato, lavoro al Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica.  
Presidente: È nata a?  
P.B.: A Xxxxxxx il XX/XX del 19XX.  
Presidente: Benissimo. Le vogliamo dare la formula da leggere, per cortesia?  
P.B.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.  
Presidente: Benissimo. Vuole rispondere, per cortesia, alle domande che le farà il Pubblico Ministero e i difensori?  
P.B.: Sì.  
Presidente: Prego.  
P.M.: Lei, signorina, ci ha detto è un agente della Polizia di Stato. La mia domanda è questa: ha mai partecipato a indagini sul conto del signor Pacciani? Che tipo di incarico ha avuto in un’indagine simile, se vi ha partecipato?
P.B.: Ho partecipato come squadra per le intercettazioni ambientali e per i pedinamenti, per gli appostamenti che sono stati effettuati.  
P.M.: E da quando a quando? E in che modo. Lei aveva una copertura? Faceva il servizio..? Ce lo vuole spiegare nei dettagli?  
P.B.: Sì. Noi eravamo una squadra di tre ragazze.  
P.M.: Tutte agenti di Polizia?  
P.B.: Tutte agenti di Polizia, della Questura. E siamo state impiegate dai primi di dicembre del 1991 fino ai primi di marzo del 1992.  
P.M.: Cosa, qual era il vostro compito?  
P.B.: Il nostro compito era quello di, praticamente, controllare il Pacciani al rientro dal carcere, dopo essere stato scarcerato.  
P.M.: Dal rientro dal carcere in poi. E questa attività dove veniva espletata? Avevate un appartamento?
P.B.: A Mercatale, a Mercatale Val di Pesa avevamo un appartamento dove noi avevamo le nostre attrezzature e…  
P.M.: Le attrezzature di intercettazione ambientale.
P.B.: Di intercettazione ambientale. E man sano che sentivamo Pacciani muoversi…  
P.M.: O uscire.  
P.B.: O uscire…  
P.M.: Voi cercavate di sapere dove andava.  
P.B.: Cercavamo, sì, di…  
P.M.: Eravate in tre, ha detto. Senta una cosa, e voi come vi siete presentate a Mercatale? Avete cercato di entrare fra la cittadinanza mascherandovi o avete detto – con una copertura – o avete detto a tutti che eravate della Polizia?  
P.B.: No, noi non abbiamo detto a nessuno che eravamo della Polizia. Ci siamo presentate come delle studentesse universitarie che abitavano lì e nessuno praticamente ci ha fatto delle domande.  
P.M.: Bene, nessuno l’ha dubitato. E questo appartamento dove eravate vi consentiva anche di vedere abbastanza agevolmente dove e quando usciva Pacciani, o potevate solo sentire dalle intercettazioni?  
P.B.: Potevamo sentirlo, non potevamo vederlo bene.  
P.M.: Vederlo. Lei non ha mai effettuato attività di pedinamento?  
P.B.: Sì.  
P.M.: E in questa attività di pedinamento ha visto mai se il Pacciani si è incontrato con Vanni Mario?  
P.B.: Sì, in due o tre occasioni.  
P.M.: Non ha potuto sentire cosa dicevano?  
P.B.: No. No, anche perché c’era troppa gente intorno. Poi lui ci conosceva, bene o male, di vista. Quindi non potevamo…  
P.M.: Lui ha capito che eravate della Polizia?  
P.B.: No, no.  
P.M.: Lei ci ha parlato mai?  
P.B.: Sì.  
P.M.: E gli ha detto che era una studentessa?  
P.B.: Sì, praticamente l’ha capito da solo, ci ha fatto lui delle domande sugli studi.  
P.M.: Prima della perquisizione lei è mai stata in casa di Pacciani?  
P.B.: No, mai.  
P.M.: Dal contenuto delle telefonate che intercettavate, rispetto agli incontri con il Vanni Mario è mai emerso niente di interessante o di utile?  
P.B.: Mah, dipende che cosa…
 P.M.: Le chiedo, nel momento in cui lui incontrava Pacciani, avete avuto l’opportunità di capire che si erano già sentiti o visti al di là del…?  
P.B.: Sì, anche sulle relazioni, sulle annotazioni di servizio…  
P.M.: Vuole spiegare perché?  
P.B.: Perché avevano… praticamente il signor Pacciani quando arrivava a San Casciano, si dirigeva direttamente a questi appuntamenti.  
P.M.: Col Vanni. L’ha visto lei?  
P.B.: Sì, l’abbiamo visto io e le mie…  
P.M.: Quindi lei deduce che ci aveva parlato perché era una sorta di appuntamento. È questo il concetto?
P.B.: Presumibilmente sì.  
P.M.: L’unica… È una presunzione, ovviamente.  
P.B.: Sì, è un’ipotesi.  
P.M.: E’ un’ipotesi, non avete certezze. Però dal telefono non risultava che avesse parlato col Vanni.  
P.B.: No, dal telefono no. Ma Pacciani probabilmente poteva anche telefonare da fuori.  
P.M.: Voi per questo motivo avete intercettato anche delle utenze pubbliche?  
P.B.: Penso di sì, sì.  
P.M.: Lo sa lei?  
P.B.: Sì.  
P.M.: Cabine telefoniche?  
P.B.: Una cabina telefonica.  
P.M.: Quella vicino a casa Pacciani?  
P.B.: Sì, in piazza del Popolo.  
P.M.: Ecco. Lei non sa niente degli esiti di queste intercettazioni?  
P.B.: No, anche poi ho terminato il servizio a marzo. È continuato dopo con altri colleghi.
 P.M.: Ho capito. Lei ha mai dato passaggi in macchina al Pacciani?  
P.B.: Sì, un giorno.  
P.M.: Come avvenne il fatto?  
P.B.: Niente, avevamo sentito dalle intercettazioni la mattina presto che lui è uscito di casa. Cioè l’abbiamo capito perché l’ha detto, perché lui non parlava quasi mai, quindi…  
P.M.: L’ha detto a qualcuno che era in casa o ha parlato a voce alta?  
P.B.: Appena uscito ha detto: ‘Io vo’ a prendere la corriera’. Insomma, se non proprio queste, simili. E ha fatto capire che stava uscendo, e quindi sono uscita anch’io, sono andata nei dintorni, l’ho incrociato e…
P.M.: Lui era alla fermata di un autobus?  
P.B.: Lui era alla fermata dell’autobus. Infatti…  
P.M.: Lei lo conosceva già, però.  
P.B.: Sì.  
P.M.: Lui conosceva lei?  
P.B.: Sì, ci eravamo già visti al…  
P.M.: Quindi cosa è successo?  
P.B.: Niente. Abbiamo scambiato “buongiorno”, insomma i soliti convenevoli del mattino. E in quell’occasione lui mi ha detto che stava andando a San Casciano Val di Pesa. Gli ho detto: ‘Anche noi stiamo andando a San Casciano Val di Pesa’.  
P.M.: Lei era insieme a una collega?  
P.B.: No, ero da sola in quel momento.  
P.M.: Ah.  
P.B.: E lui, appunto, disse: ‘Eh, il pullman porta un ritardo’, cose di questo genere. Dissi: ‘Eh, la comodità della macchina’, perché avevo la macchina. E lui chiese un passaggio.  
P.M.: E gli avete dato un passaggio voi.  
P.B.: Sì, sono tornata alla base, praticamente ho avvisato.
 P.M.: Ha chiesto autorizzazione e ha preso la macchina, insomma.  
P.B.: Certo, con la collega.  
P.M.: Con la collega. E gli avete dato questo passaggio, e lui vi ha aspettato.  
P.B.: Sì, si.  
P.M.: I rapporti con il Pacciani, durante questa attività di pedinamento, è questa qui che ci ha raccontato? Niente di diverso al di fuori del fatto che incontrava il Vanni?  
P.B.: Sì. Pedinamenti quando si sentiva uscire, l’ho detto. Purtroppo non era, cioè è una persona molto silenziosa.  
P.M.: Era facile pedinarlo o era circospetto, cercava…?  
P.B.: Era più circospetto che…  
P.M.: Aveva capito, forse, che…?  
P.B.: No, non penso che abbia mai capito. Anche perché nessuno si sarebbe avvicinato di più, diciamo.
P.M.: Era solo circospetto dì suo.  
P.B.: Invece i rapporti si sono anche, si sono liberati un attimino perché parlava. Quindi una persona, penso, che abbia dei sospetti non…  
P.M.: Non accettava questo tipo di…
P.B.: No.  
P.M.: Bene, non ho altre domande. Grazie.  
Presidente: Avvocato Santoni, prego.
A.S.F.: Oltre… Lei ha pedinato anche la moglie del Pacciani, Angiolina? Ha avuto…  
P.B.: No. Franchetti S.: Mai. Oltre a Vanni, non ha mai seguito nessun altro il Pacciani? Non ha mai visto altre persone?  
P.B.: Col Pacciani?  
A.S.F.: Il Pacciani, oltre al signor Vanni, non ha mai frequenta…  
P.B.: Sì, ha incontrato parecchia gente, anche al paese, a Mercatale, oppure anche a San Casciano.  
A.S.F.: Qualcuno un pochino più frequentemente di altri?  
P.B.: No.  
A.S.F.: Ha mai visto che abbia portato oggetti o altre cose al Vanni, quando si incontravano?  
P.B.: No.  
A.S.F.: Non ha mai notato cose di questo genere?  
P.B.: No.  
A.S.F.: La ringrazio.  
P.B.: Prego.  
Presidente: Prego, avvocato Bevacqua.  
A.B.: Senta, signorina, lei è stata per quanto tempo a fare questo servizio?
P.B.: Quattro mesi.  
A.B.: Quattro mesi. Ecco, in quattro mesi quindi ha avuto modo di seguirlo abbastanza, di sentirlo, perlomeno, abbastanza, il Pacciani?  
P.B.: Sì.  
A.B.: Io le vorrei fare delle domande, perché non conosciamo la persona del Pacciani, voi la conoscete molto meglio di noi avvocati difensori. Pacciani usava spesso la corriera?  
P.B.: Sì. In quel periodo l’ha usata spesso perché non aveva la disponibilità della macchina.  
A.B.: Quindi usava spesso la corriera. E perché non aveva la disponibilità della macchina?  
P.B.: Perché non aveva la patente.  
A.B.: Non aveva la patente.  
P.B.: Almeno cosi disse: che lui non aveva la patente.  
A.B.: Invece ce l’aveva, va bene. Senta, lei sapeva che cosa beveva lui la sera? Se birra, acqua, Coca-Cola?
P.B.: Non è, secondo me, una domanda…  
A.B.: Io le faccio la domanda, lei mi risponda oppure no. Non si preoccupi. Siccome lei sentiva tutto, alla moglie cosa gli chiedeva?  
P.B.: Vino, acqua, birra anche.  
A.B.: Ma beveva molto vino?  
P.B.: Guardi, molto è quantizzato…  
A.B.: No, mi scusi, Pubblico Ministero. Erano intercettazioni ambientali o telefoniche, le sue?
P.B.: Tutt’e due.  
A.B.: Tutt’e due, oh. Quindi siccome abbiamo sentito anche addirittura il rumore di una cerniera, capito?
P.M.: Il rumore del vino è uguale a quello dell’acqua.  
A.B.: No, non è il rumore: è che cosa chiede. Non è il rumore del vino.  
P.B.: Ma, guardi, Pacciani parlava poco, quindi…  
A.B.: Parlava poco.  
P.B.: Faceva tutto da solo.  
A.B.: Io le ho solo domandato – siccome le intercettazioni le ha fatte lei – le sto domandando se…  
P.B.: Noi si ascoltavano più le parole che… almeno.  
A.B.: Le parole. Fra le parole c’era il fiasco di vino oppure no?  
P.B.: E perché? Si, sì.  
A.B.: C’era.  
P.B.: Certo, la parola del vino si.  
A.B.: C’era il fiasco del vino. Basta. Oh, le volevo domandare anche un’altra cosa. Lui andava a lavorare il giorno?  
P.B.: Lavorare… Aveva delle occupazioni, quello che diceva ad alta voce erano le sue occupazioni in giardino, usciva, insomma.  
A.B.: Senta, la sera a che ora si ritirava? Il pomeriggio, la sera? Qual era la sua consuetudine?
P.B.: Per l’ora di cena, insomma di sera.  
A.B.: Ecco, le persone che lei ha visto, che egli incontrava, ha visto incontrare, le persone erano varie nel corso della giornata? O soltanto col Vanni?
P.B.: No, non nel corso della giornata: io le parlo di quattro mesi.  
A.B.: Quattro mesi.  
P.B.: Di sicuro non è una persona… Lo conoscevano, quindi logicamente, camminando in paese, chi lo salutava, chi… insomma.  
A.B.: Ecco, comunque nulla di anormale dal punto di vista indagativo voi avete scoperto sul Pacciani, in quei quattro mesi?  
P.B.: Come contatti delle persone del suo paese, no.  
A.B.: Del suo paese. Ecco, e contatti di altre persone?  
P.B.: Mi è stato chiesto dal Pubblico Ministero del Vanni, io ho risposto quello che c’è poi scritto qui.  
A.B.: Ma anche Vanni era persona del suo paese, no?  
P.B.: Di San Casciano, un paese vicino.  
A.B.: Sì, va be’, dico, comunque della zona.  
P.B.: Sì, della zona.  
A.B.: Il Vanni dove veniva a essere incontrato, dove si incontrava?  
P.B.: A San Casciano.  
A.B.: Ah, a San Casciano. Quindi qualche volta andava a San Casciano. Sempre con la corriera?  
P.B.: Sì, poi tranne quella volta che l’abbiamo portato noi. Oppure ha avuto anche, mi sembra, un passaggio da un’altra macchina a ritornare indietro da San Casciano, un giorno.  
A.B.: Quindi era un uomo che si muoveva in corriera, abbastanza.  
P.B.: Non si muoveva solo in corriera. Lei mi sta chiedendo di spostamenti lunghi: in questi quattro mesi li ha fatti in corriera. Poi camminava parecchio.  
A.B.: Camminava come?  
P.B.: Camminava, nel senso, a piedi, usciva  
A.B.: L’avete seguito?  
P.B.: Sì, l’abbiamo anche pedinato.  
A.B.: Dove andava?  
P.B.: In giro per il paese, fuori, anche nei dintorni.  
A.B.: Cosa faceva nei dintorni?  
P.B.: Non si poteva seguire fino in fondo, perché purtroppo le strade erano troppo deserte. Quindi, insomma, noi ci mantenevamo a una certa distanza. Però lui si girava in continuazione. Per non compromettere tutto il lavoro, si seguiva e…  
A.B.: Sempre nelle strade vicine al paese.  
P.B.: Certo.  
A.B.: Sì, in prossimità del paese.  
P.B.: Si.  
A.B.: Grazie, nessun’altra domanda.  
P.B.: Prego.  
Presidente: Altre domande?  
P.M.: Nessuna il P.M., grazie.  
Presidente: Avvocato Colao. 
A.C.: Senta, lei ha fatto le rilevazioni ambientali presso l’abitazione del Pacciani. Si ricorda di un episodio in cui il Pacciani ha minacciato di sparare in faccia alla figlia Graziella?  
P.B.: Mah, non l’ho fatto io quel turno di intercettazione. Comunque ne ho sentito parlare, c’è scritto.
Presidente: Poi non l’ha fatta lei.  
A.C.: Sì, cioè lei ha sentito…  
A.B.: Ci sono delle intercettazioni…  
P.B.: Sì, si sente, così mi è stato detto che…  
A.B.: Se c’è questo sparo…  
A.C.: Ha sentito parlare?  
P.B.: No, la minaccia di spararle in faccia.  
A.C.: Si ricorda… Cioè?  
P.B.: All’Angiolina, mi sembra abbia minacciato l’Angiolina di spararle in faccia per delle questioni di soldi.
A.C.: E alla figlia Graziella no?  
P.B.: No, della Graziella non ricordo.  
A.C.: Per proble…  
P.B.: Comunque, guardi, sono passati…
Presidente: Comunque, Avvocato…  
P.B.: … e mezzo. Se mi è più preciso.  
Presidente: … se c’è la deregistrazione.  
P.B.: Eh, sicuramente.  
A.C.: Per problemi di soldi, ha detto.  
P.B.: Sì, penso per problemi di soldi.  
A.B.: (incomprensibile)  
A.C.: Bene, grazie. Non ho altre domande.  
Presidente: Bene. Può andare, signorina. Grazie, buongiorno. Pubblico Ministero, non ha altri testi?  
P.M.: Stamani no, Presidente. Eravamo d’accordo che era la parte civile che aveva dei testi.
Presidente: Pubblico Ministero, non ha altri testi?  
P.M.: Stamani no, Presidente. Eravamo d’accordo che era la parte civile che aveva dei testi.
Presidente: Allora, si era detto, d’accordo tra tutte le parti, che si potevano sentire quelli dell’avvocato Santoni. Il quale cortesemente ce li chiamerà, perché Romano è impegnato in altri servizi.
A.S.: Presidente, prima di sentire i testi, io fo’ presente che dei cinque testi che avevamo citato, una è totalmente…
Presidente: Funziona? Funziona il suo microfono? Provi un pò? Si, benissimo.
A.S.: Il microfono è funzionante. Una è irreperibile: è Pierini Ada e degli altri, due sono presenti: Pietro Locci e Natalino Mele. Mentre altri due ,no. Il Mucciarini Piero ha portato un certificato medico al Pubblico Ministero, dicendo che soffre di disturbi gastrici, diciamo, e non può partecipare. Penso che potrà essere fissata un’altra udienza. Mentre la Massa Rosina, che per noi è molto importante – è la moglie di Salvatore Vinci – perché dovrebbe spiegare i rapporti frequenti, estesi, radicati, ramificati, che la stessa aveva con moltissimi uomini che portava Salvatore Vinci. Persone che potrebbero essere interessanti ai fini dell’attuale indagine istruttoria. E allora, questa persona ha una residenza in Firenze in via Cironi 8, il numero è anche sull’elenco telefonico; però dall’inizio del processo, dice l’Ufficiale Giudiziario – perché notificato tramite Ufficiale Giudiziario – non è reperibile. Si pensa che possa essere presso uno degli altri figli. Quindi io chiederei la Corte di essere autorizzato, anche tramite Carabinieri possibilmente, di rintracciare questa persona. Che dovrebbe essere presso uno dei figli, Marco, in via del Barco, credo. Però io non posso notificare da… Ho chiesto ai Carabinieri e loro mi hanno fornito questa indicazione. Ecco, io volevo far presente…
Presidente: Avvocato, provi la notifica lì. Noi non possiamo mica fare niente.
A.S.: Sì Certo. Va be’, io chiederò….
Presidente: Noi gliel’abbiamo ammessa. Poi se non si trova…
A.S.: Ma il Mucciarini, per esempio, però, è reperibile. Penso che si possa fissare un’altra udienza, sennò chiederò…
Presidente: Per Mucciarini, certo.
A.S.: Chiaramente chiederò l’accompagnamento qua.
Presidente: Certo, certo.
A.S.: Però voglio depositare alla Corte, comunque l’avvenuta notifica; l’unica irreperibile, a questo punto, è Massa Rosina…
Presidente: Sì, lei…
A.S.: L’avvenuta notifica tramite Ufficiale Giudiziario.
Presidente: Lei è sempre in tempo, perché il suo dovere l’ha fatto. Provi a ripetere, a fare ricerche per conto suo. Benissimo, e allora vediamo chi c’è.
A.S.: Allora chiediamo che venga ammesso il teste, introdotto il teste Natalino Mele. Lo chiamo io se non c’è nessuno.
Presidente: Grazie, grazie, Avvocato. Buongiorno, si accomodi prego. Sieda pure, per favore ci vuol dare le sue generalità complete?
N.M.:: Mele Natale, nato a San Casciano Val di Pesa il 25.12 del ’61.
Presidente: Residente…
N.M.: In via xxx xxx a Firenze, numero 17.
Presidente: Bene. Gli diamo la formula per cortesia.
N.M.: Consapevole delle responsabilità morali e giuridiche che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Senta lei è stato indotto dalla parte civile rappresentata dall’avvocato Santoni Franchetti e quindi per cortesia risponda alle domande che le porrà innanzitutto l’avvocato. Prego avvocato Santoni.
Avvocato Santoni Franchetti: Lei si ricorda la notte…
Presidente: Ah, scusate un attimo, mi son dimenticato, consente la ripresa televisiva?
N.M.: No.
Presidente: Non riprendete e non diffondete le immagini se le avete già riprese del teste qui presente. Prego.
A.S.: Lei si ricorda nella notte in cui fu uccisa sua madre di essere stato portato dalla stessa e da un’altra persona a vedere un film?
N.M.: No.
A.S.: Però lei ha rilasciato già delle dichiarazioni su questo punto. Esattamente il 16 agosto dell’82 e 9 settembre del 1982. Ora non si ricorda più nulla?
N.M.: No, io…
Presidente: Rinfreschiamogli la memoria, via…
N.M.: Io icchè mi ricordo è quello che c’è sempre stato scritto sui giornali, ecco… Quello che…
A.S.: Ma non disse così le volte precedenti, gli contesto, poi eseguiremo i verbali Presidente, che nell’interrogatorio del 7 settembre ’82 disse di “essere andato al cinema a vedere un film porno con la mamma e il Lo Bianco, si era poi usciti e a distanza vi era un’altra persona”. Lei non si ricorda questa circostanza
N.M.: Io non mi ricordo di averlo detto.
A.S.: Mentre nell’interrogatorio del 16 agosto del 1982 lei disse di essere andato a vedere un film western tipo “Per un pugno di dollari”, non si ricorda nemmeno questo…
N.M.: No.
A.S.: Queste due diverse  versioni, comunque entrambe di essere andato al cinema con sua madre e il Lo Bianco…
N.M.: Io l’ho lette e basta queste cose qui, che ero stato al cinema.
A.S.: Lo disse, questo,  negli interrogatori. Benissimo.
N.M.: Può darsi anche che l’abbia detto,  però non me lo ricordo.
A.S.: Lei si ricorda che cosa è successo dopo? Cioè si ricorda qualcosa visto che non si ricorda del cinema, ricorderà cos’è successo dopo.
N.M.: Io ricordo che ero in macchina, mi svegliai e niente, cominciai a chiamare la mi’ mamma però non rispondeva, insomma da lì capii che…
A.S.: Ha sentito degli spari quella notte?
N.M.: Io mi svegliai però non so per che cosa.
A.S.: Allora gli contesto che lei in Corte di Assise disse testualmente: “Mi sono svegliato al primo colpo ma non ho visto nessuno col braccio dentro”
N.M.: Io gliel’ho detto…
A.S.: Successivamente ha detto “sentii degli altri colpi ma non vedevo nessuno”.
N.M.: Può darsi che mi sia svegliato per i cosi, però, cioè per qualcosa mi sarò svegliato.
A.S.: Certo, non c’è dubbio su questo.
N.M.: Voglio dire, però non posso dire mi son svegliato perchè ho sentito dei rumori o mi sono svegliato perchè ho sentito degli spari.
A.S.: Ma si ricorda di averle rilasciate queste dichiarazioni?
N.M.: Ma scusi, quando?
A.S.: Dunque quelle precedenti sono dell’82 e queste in Corte di Assise.
N.M.: Ma io quando mi hanno intervistato ho detto tante cose però…
A.S.: Ora non si ricorda più niente. Gliene ricordiamo noi leggendogliele
N.M.: No che non mi ricordo più niente, quello che mi ricordo io, proprio, visivamente è che, gliel’ho detto, quel fatto lì, che mi son svegliato, cioè che mi ritrovai in macchina e mi son svegliato ma non mi ricordo che andai al cinema…
A.S.: Lei vide suo padre quella notte?
N.M.: No.
A.S.: Gli contesto però che in Corte di Assise disse di si, “Vidi mio padre ma non sparò”.
N.M.: Va be’ non lo so.
A.S.: Inoltre, disse e questo glielo domanderò dopo, però, come scese dalla macchina, ricorda? Perchè è stato molto preciso e puntuale su questo punto.
N.M.: A me mi pare dal finestrino. Mi sembra, ci avevo sei anni non posso ricordarmelo.
A.S.: Ma dopo lei anche qui nell’82 ha detto “sono sceso dallo sportello posteriore destro”.
N.M.: Io quello che mi ricordo, mi ricordo che come gli ho detto chiamai mia madre, non rispondeva, terrorizzato uscii dal finestrino e cominciai a scappare dopo un mi ricordo più, cioè cominciai a scappare perchè vidi in lontananza una lucina sicchè mi sentii un po’, però ero terrorizzato, cioè…
A.S.: Allora gli contesterò un’altra cosa. Si ricorda come ha fatto ad arrivare dalla macchina  ai De Felice? Cioè da quelle persone a circa tre chilometri di distanza l’hanno poi ospitata, come arrivò da queste persone?
N.M.: Io mi ricordo che corsi verso questa luce, questa lucina che vedevo in lontananza, di questa casa.
A.S.: A tre chilometri?
N.M.: Di questa casa. Mah, essendo buio, penso una lucina si vede.
A.S.: Non si ricorda di cosa disse in Assise che la portò il babbo in collo?
N.M.: In che anno?
A.S.: Questo lo disse al processo quindi siamo nel ’69/’70.
N.M.: Senta, a sei anni non…
A.S.: Allora le ricordo che poi una domanda che riguarda invece le sue deposizioni del 1985. Qualcuno quella sera gli disse qualche cosa? Sentì una voce che gli parlava?
N.M.: La sera del delitto?
A.S.: Certo. Si sta parlando ovviamente della sera del delitto.
N.M.: Non saprei.
A.S.: Lei disse, il 4 marzo 1985, “Qualcuno mi disse di dire che il babbo era malato”. Quindi nel 19…
N.M.: Ma questo lo dissi io? A sei anni?
A.S.: No, lei lo dice nel 1985, non credo che nel 1985 avesse sei anni!
N.M.: No, no
A.S.: “Qualcuno mi disse, e mi sembra che fosse proprio il babbo, di dire in questo modo”
N.M.: Se l’ho detto, però, cioè lo posso anche aver detto, però non ricordo che c’era qualcuno cioè…
A.S.: Ora non si ricorda più quello che ha detto nel 1985, le ricordo esattamente dopo aver fatto il sopralluogo con il dottor Rotella, col giudice istruttore. Lei fu riportato sui luoghi e dopo disse “ora mi ricordo dal frusciare delle canne” perchè c’erano delle canne lungo questo posto, “mi ricordo all’improvviso delle cose che avevo comunque già detto” e fra l’altro disse “qualcuno mi disse, credo il babbo, di dire che lo stesso era malato, a casa malato, ammalato.”
N.M.: Ah, io, mio padre non lo conosco neanche.
A.S.: Come suo padre non lo conosce neanche?
N.M.: Cioè, nel senso che io quand’ero piccino, l’ho conosciuto in carcere praticamente, l’ho visto, come fisionomia, così era mia madre, perchè io con loro non c’ero mai, ero sempre…
A.S.: Per la strada.
N.M.: No per la strada, ero con la famiglia di sotto, a gioca’ con le figliole…
A.S.: Nel cortile, infatti, avevate un cortile
N.M.: Si, io anche mia madre non è che l’abbia presente come, cioè anche mio padre l’ho visto in carcere per la prima volta, non me lo ricordo da piccino, sicchè, non…
A.S.: Lei ha mai detto, di aver visto quella sera lo zio Pietro?
N.M.: Io l’ho letto nei verbali, però…
A.S.: Gliel’hanno contestato, già prima di oggi, di aver visto quella sera lo zio Pietro, oggi non se lo ricorda. Porteremo i verbali
N.M.: Io mi ricordo di non aver visto nessuno, ecco, quello, no che un mi ricordo se ho visto quello o quell’altro.
A.S.: Ecco, adesso una cosa che si dovrebbe ricordare molto bene, meglio. Suo padre le ha mai detto di aver ucciso la moglie?
N.M.: No.
A.S.: Eppure lei ha detto di si, il 4 marzo 1985, pagina 1 retro.
N.M.: Cioè io ho detto che mio padre ha ucciso…
A.S.: No, suo padre lei lo andò a trovare una volta insieme a Giovanni Mele, sembra all’ospizio,  mangiaste molto, faceste bordello, allegria, c’era il vecchio prete, mi sembra, a questa tavola e dopo…
N.M.: Ma su a Ronco all’Adige?
A.S.: Si. Dopo a sua padre lei gli chiese sotto giuramento gli disse “giurami di dire la verità” e lui gli disse “Si sono stato io e c’era anche il Vargiu” se lo ricorda? Siamo nel 1985.
N.M.: A me non m’ha mai detto nulla lui. Cioè io gli ho anche detto se, un so, com’erano andati i fatti, se sapeva qualcosa, ma lui s’è sempre chiuso, non m’ha mai detto nulla. Io tutt’ora, cioè se io sapessi queste cose, magari, sarebbero cambiate di molte cose.
A.S.: È l’interrogatorio del 4 marzo 1985. Poi, “All’improvviso io gli chiesi chi avesse ammazzato mia madre e di dirlo sotto giuramento” lei non se lo ricorda?
N.M.: No.
A.S.: Bene. Le ha mai detto che era stato anche Francesco Vinci?
N.M.: Parlava di questo Vinci
A.S.: No, no ma come autore, fra le tante cose che ha detto, ovviamente suo padre, perchè e questo bisogna darne atto, poi magari…
N.M.: Da quello che so io mio padre un giorno ha detto Vinci, un giorno ha detto un altro, un giorno… Ora non so, se l’ha detto lui oppure magari, gliel’hanno fatto dire, non lo so questo.
A.S.: No, io le faccio una domanda precisa, suo padre le ha ripetuto molte volte che oltre ad essere stato lui stesso l’autore del delitto che c’era anche Francesco Vinci che materialmente ha ucciso sua madre?
N.M.: No.
A.S.: Le leggo il verbale dell’interrogatorio, del 4 marzo ’85, in cui lei dice: “Aggiungo tuttavia che mi è noto, perchè me lo ha detto anche la mia zia Maria qualche anno fa, che  io da bambino avevo accusato questo innocente lo zio Piero, ricevuta lettura con riferimento al punto che mio padre mi diceva di dire che l’assassino era Francesco Vinci, questo me lo ricordo bene, come non l’ho mai detto? L’ho sempre detto che lui diceva questo, cioè che era Francesco Vinci e di dire che era Francesco Vinci”, lei dice: “Come non l’ho mai detto? Ma l’ho sempre detto così”, come se non fosse stato verbalizzato prima.
N.M.: Non mi ricordo.
A.S.: Eppure l’ha firmato questo interrogatorio.
N.M.: Me l’hanno fatto dire.
A.S.: Gliel’hanno fatto dire?
N.M.: No, non lo so, me l’avranno fatto dire
A.S.: Prosegue: “Prendo atto che invece ho detto di averlo appreso da lui solo il 6 settembre, in effetti io me ne ricordo, ogni volta che lo vedevo per esempio in carcere, dopo il delitto, lui me lo diceva”.
N.M.: Un si parlava mai, gli chiedevo solamente come stava, non è che, non gli ho mai chiesto niente, cioè io anzi pensavo che lui fosse colpevole di una cosa perchè è stato in carcere, solo per quello…
A.S.: Ora ci arriviamo anche a questo. Quindi lei dice che non è vero quello che ha detto nell’85 e che ogni volta suo padre gli diceva che era stato Francesco Vinci.
N.M.:  Non lo ricordo. Non le ho detto che non è vero o che…
A.S.: Va bene, ne pigliamo atto, ci mancherebbe, un interrogatorio molto sereno. Sua zia Maria, le diceva sempre che suo padre era innocente?
N.M.: Si, si, si.
A.S.: E diceva che il colpevole chi era? Ce n’è per tutti…
N.M.: Eh…
A.S.: Non se lo ricorda cosa diceva la zia Maria?
N.M.: No.
A.S.: Senta, sempre in questo interrogatorio lei dice “La zia Maria diceva che era stato Francesco Vinci”. Ma lei l’ha conosciuto Francesco Vinci?
N.M.: No.
A.S.: Neanche Salvatore?
N.M.: No.
A.S.: Nessuno dei due?
N.M.: No gliel’ho detto, io non conoscevo neanche i’ mi’ babbo e la mi’ mamma.
A.S.: Quindi dei parenti lei, chi ha conosciuto dei parenti?
N.M.: Dei parenti? La mi’ zia
A.S.: Maria
N.M.: La mi’ zia Maria, mio zio Giovanni, mio zio Piero, mio zio Pietro, perche…
A.S.: Non confondiamoci, certo…
N.M.: Pietro Locci, mia zia Teresa.
A.S.: Però ne Francesco ne Salvatore ne Giovanni Vinci lei li ha mai conosciuti?
N.M.: No
A.S.: Non sono mai venuti a trovarli?
N.M.: Che ricordi io no, un l’ho mai visti. Aveo sei anni…
A.S.: Si ma successivamente
N.M.: No, no, no
A.S.: Quando lei era nell’istituto.
N.M.: No, all’istituto? No, no.
A.S.: Lo esclude nella maniera più assoluta?
N.M.: Si, si, son stato vent’anni in istituto, chi mi veniva a trovare era la mi’ zia, s’andava a trovare i’ mi’ nonno, co’ i’ 41 in Piazza Ferrucci.
A.S.: Io non ho altre domande Presidente. Deposito, a questo punto chiedo che siano acquisiti tutti i verbali che ho usato per le contestazioni, cioè quello dell’82, dell’85 e della Corte di Assise.
Presidente: Signori avvocati di parte civile avete delle domande? Prego avvocato Colao
Avvocato Colao: Signor Mele, suo padre per quanto lei possa ricordare, aveva ed ha un carattere mite o violento?
N.M.: Tranquillissimo.
A.C.: Prego?
N.M.: Tranquillissimo. Per quello che lo conosco io.
A.C.: Si, certo
N.M.: Perchè non ci sono mai stato insieme, capito?
A.C.: Si, ho capito.
N.M.: L’uniche volte che l’ho visto è perchè sono andato io a trovallo, con amici, con tanta gente.
A.C.: Si, la prima infanzia, lei, naturalmente, lei l’ha fatta insieme al babbo, fino a sei anni…
N.M.: Si pensa
A.C.: Quindi ha ricordo di questo che era un carattere mite?
N.M.: No non me lo ricordo i’ mi’ babbo.
A.C.: Ah non se lo ricorda.
N.M.: Non me lo ricordo proprio perchè gliel’ho detto, io la prima volta che l’ho visto, mi sembra d’averlo visto in carcere, quando era qui a Le Murate, prima, anche la mi’ mamma me la ricordo poco, cioè mi ricordo una volta che s’andò a comprare della roba, così, alimentari, ma niente, non c’ero mai, ero sempre con la famiglia di sotto.
A.C.: Quindi lei non ha ricordo di scenate di gelosia?
N.M.: No, no.
A.C.: Che suo padre può aver fatto a sua madre o che magari si accompagnava con altri uomini?
N.M.: No, no, no, no.
A.C.: Ho capito, grazie. La ringrazio non ho altre domande.
N.M.: Prego.
Presidente: Altro. Signor Pubblico Ministero allora.
P.M.: Nessuna domanda grazie.
Presidente: Avvocato Bevacqua prego. Ah, diamo atto che è arrivato anche l’avvocato Fioravanti.
Avvocato Bevacqua: Senta, lei ricorda la sera di quel fatto, lo ricorda purtroppo sicuramente, quando lei uscì o fu portato fuori dalla macchina, lei dice oggi che avrebbe visto una lucina lontana, com’era scalzo o aveva le scarpe?
N.M.: Non lo so.
A.B.: Non si ricorda.
N.M.: Il trauma penso sia stato forte, non lo so.
A.B.: Certo. Immagino. No, no io non è che voglia scherzarci sopra. Senta, ricorda lei se arrivò vicino a una casa, bussò, aprì, suonò, cioè prima suonò, come arrivò a suonare? Se qualcuno…
N.M.: Non lo ricordo. Non ricordo se suonai o se urlai. Non me lo ricordo.
A.B.: O se urlò.
N.M.: So solo che mi aprirono e dissi che avevano ucciso la mi’ mamma.
A.B.: Ecco, ma disse anche “ho il babbo ammalato a letto”? Se lo ricorda questo?
N.M.: No. L’ho letto ma non me lo ricordo d’averlo detto.
A.B.: Però evidentemente se l’ha letto è segno che lei l’ha anche detto.
N.M.: Ma a sei anni, magari, bho..
A.B.: Però il particolare è strano che lei sapesse che il babbo era ammalato.
N.M.: Come se qualcuno me l’avesse detto vuol dire lei?
A.B.: Vero? No, non lo so, penso.
N.M.: Io non me lo ricordo d’averlo detto.
A.B.: Benissimo. Senta, lei aveva i calzini…
N.M.: E non lo so, gliel’ho detto.
A.B.: Non ricorda nulla.
N.M.: Mi ricordo solo che uscii dalla macchina e cominciai a correre
A.B.: Ecco, senta una cosa, a casa sua…
N.M.: A casa mia dove?
A.B.: A casa sua quando era piccolo, a due anni, tre anni, un anno.
N.M.: Non lo so dove stavo. Perchè io sono nato alla Romola però non lo so a che età sono andato a Lastra a Signa.
A.B.: Va be’ ma dico, c’era una persona che frequentava, viveva addirittura a casa sua, un certo Salvatore?
N.M.: No.
A.B.: Non se lo ricorda oppure..
N.M.: No, no proprio non lo ricordo. Niente.
A.B.: Ecco. Lei ricorda allora se suo padre le disse – guarda nell’occasione di questo omicidio ho visto Salvatore in mezzo alle canne – si ricorda?
N.M.: Quando me l’avrebbe detto?
A.B.: Non lo so. Lei ricorda questa circostanza?
N.M.: No. Mai parlato con mio padre di quest’affare.
A.B.: No che suo padre disse
N.M.: No, no un m’ha mai detto nulla. Gliel’ho detto, io mio padre la prima volta l’ho visto in carcere.
A.B.: Senta, la sua famiglia è tutta una famiglia composta di persone che derivano come nascita dalla Sardegna?
N.M.: Si.
A.B.: Tutti quanti dalla Sardegna.
N.M.: Cioè i’ mi’ babbo e la mi’ mamma.
A.B.: Babbo, mamma, i parenti e gli amici, eh?
N.M.: E va be’ i fratelli della mi’ mamma, i Locci.
A.B.: Guardi, sono anch’io un isolano, non me ne vergogno, anzi, sono fiero di esserlo.
N.M.: So che so’ sardi.
A.B.: Senta, volevo domandarle quindi lei era, in casa sua, se ricorda, gravitavano, cioè nel senso giravano, che frequentavano la sua casa se se lo ricorda.
N.M.: No.
A.B.: Non si ricorda nulla?
N.M.: No. Un n’ho mai visto nessuno io.
A.B.: Non ha mai visto nessuno?
N.M.: No.
A.B.: Senta lei sa di un biglietto che fu trovato, lei come si chiama di nome?
N.M.: Natale.
A.B.: Natale. A suo padre…
N.M.: Quello dell’82?
A.B.: Ecco… Si, si ricorda di questo biglietto?
N.M.: Non mi ricordo i’ contenuto. So di’ biglietto.
A.B.: Glielo posso leggere io. Vediamo se se lo ricorda.
N.M.: Certo.
A.B.: “Riferimento di Natale riguardo lo zio Pieto”. Ecco, chi era lo zio Pieto? Quanti zii Pietri aveva lei?
N.M.: Io quanti zii Pietri c’ho? Uno.
A.B.: Uno che si chiamava? Come si chiama?
N.M.: Pietro Locci.
A.B.: Poi c’era Pietro Mucciarini? Che cos’era?
N.M.: Pietro Mucciarini, si, il panettiere. Piero. Piero.
A.B.: Piero. “che avesti fatto il nome doppo scontata la pena come risulta da esame ballistico dei colpi sparati” se lo ricorda questo foglio?
N.M.: No. Non l’ho mai visto.
A.B.: Certamente.
N.M.: Sapevo che c’era questo foglio tramite il giudice Rotella.
A.B.: Che fu trovato in tasca a suo padre nel 1982.
N.M.: Così diceva lui. Rotella, si.
A.B.: E se non si crede ai giudici, non è che Rotella si inventa…
N.M.: Certo, certo, no, è, un attimo, il giudice Rotella era convinto che i’ mi’ zio era i’ mostro
A.B.: Va be’ ma questo, lei mi dice ma se non si crede ai giudici…
P.M.: Però bisogna vedere se…
A.B.: Lui ha avuto solo la sfortuna che ancora non spara nessuno, solo questo, appena sparano lo buttano fuori. Va be’ scusi Pubblico Ministero. Allora, il discorso è questo
P.M.: Non è proprio così se lei ci pensa, comunque dica quello che vuole
A.B.: Io ci penso, ci ho pensato tanto e ci sto pensando ancora.
Presidente: Signori non state a polemizzare non serve a niente.
A.B.: “Riferimento di Natale riguardo lo zio Pieto”, questo documento, questo foglio, fu trovato nella tasca di suo padre, va bene?
N.M.: Si.
A.B.: Nel 1982. va bene?
N.M.: Si.
A.B.: E’ da lì che nasce il collegamento dei bossoli che si va a vedere ’68, ’74, ’80,’81, ’82, eccetera eccetera. Lei ricorda di questa circostanza. Le hanno fatto delle domande gli inquirenti sia esso il giudice Rotella, sia esso il dottor Canessa…
P.M.: Mai visto. Lo vedo oggi per la prima volta.
A.B.: Dottor Canessa, ho sbagliato.
P.M.: Cerchi un foglio in cui c’è il mio nome con il nome di questo signore e poi faccia la domanda!
A.B.: Ho sbagliato.
P.M.: Bene.
Presidente: Bene, bene, forza!
A.B.: Ho detto sia esso dottor Rotella, sia esso il dottor Canessa, allora se non è il dottor Canessa sia esso il dottor Fleury, sia esso il dottor Vigna, sia esso un Pubblico Ministero, sia esso un poliziotto, sia esso un maresciallo dei carabinieri, le hanno fatto delle domande sul punto?
N.M.: Su i’ biglietto?
A.B.: Si
N.M.: M’hanno detto che avevano trovato il biglietto ma non m’hanno mai chiesto altro. Cioè m’hanno detto che avevano trovato un biglietto compromettente.
A.B.: Compromettente. Questo biglietto compromettente era compromettente perchè suo padre o chi l’aveva scritto, aveva detto “Riferimento di Natale riguardo lo zio Pieto” giusto?
N.M.: Non lo so.
A.B.: No, aspetti. Io le dico quello che è la frase
N.M.: Ah, si, si, si.
A.B.: “Riferimento di Natale riguardo lo zio Pieto”
N.M.: Si perchè io il biglietto non lo so, capito? Non l’ho mai visto.
A.B.: Le domando, le hanno fatto delle domande su questo punto, no?
N.M.: Si.
A.B.: Quale doveva essere il famoso riferimento, le hanno detto quale era il riferimento? Le hanno domandato?
N.M.: No, no.
A.B.: E che cosa le hanno domandato?
N.M.: Niente, mi fecero, praticamente mi interrogarono e mi dissero che avevano arrestato i’ mi’ zii ma niente, che la prova era questo biglietto.
A.B.: Non era la prova era…
N.M.: A me mi dissero così. Che tramite questo biglietto…
A.B.: Si ma le domandarono quale fosse questo riferimento cui faceva…
N.M.: Non ricordo.
A.B.: Non lo ricorda?
N.M.: No.
A.B.: Non lo ricorda. Senta “..e che avesti fatto il nome doppo scontata la pena” non se lo ricorda questo? Di questo discorso?
N.M.: Come?
A.B.: Cioè che suo padre avrebbe scontato la pena, avrebbe fatto il nome del vero assassino dopo scontata la pena, glielo domandarono anche questo?
N.M.: No.
A.B.: Cosa le domandarono, scusi, io non capisco cosa le avrebbero…
P.M.: Presidente, scusi, ma io non vedo l’attinenza di domande fatte dal giudice al signor Natalino Mele su fatti che riguardano Piero Mucciarini nel processo odierno.
A.B.: Signor presidente qua la contestazione che mii viene mossa
Presidente: Qui la circostanza potrebbe essere, teoricamente, attinente.
P.M.: Be, io lo volevo solo far notare
A.B.: Siccome mi contestano anche il delitto del ’68 ho diritto almeno di difendermi da questo?
P.M.: Certo.
Presidente: Andiamo avanti.
A.B.: “Che avesti fatto il nome doppo scontata la pena”, lei non se lo ricorda questo?
N.M.: No.
A.B.: Ecco, le domandarono qualchecosa in ordine a queste risultanze balistiche, niente, che erano venute fuori? O no?
N.M.: Di mi’ zio?
A.B.: Tutto quanto questo episodio
N.M.: No io so che i’ mi’ zio fu accusato perchè gli trovarono un trincetto, quello lì, che tra l’altro era quello che usava per intagliare il sughero, perchè lui…
A.B.: Il sughero. Ohooo, questo zio quale era?
N.M.: Zio Giovanni.
Avvocato Bevacqua.: Senta se lei sa se questo zio Giovanni e qualche altro, tipo Salvatore, tenevano sempre questi trincetti in tasca?
Natale Mele: Io non sapevo nemmeno che ce l’aveva.
A.B.: Ma gliel’hanno domandato però
N.M.: Ah, no.
A.B.: A lei gliel’hanno domandato, gliel’hanno detto che lo zio teneva un trincetto in tasca o no?
N.M.: M’han detto che ci aveva questo trincetto che… se io l’avevo visto. No.
A.B.: Senta ma il sughero non lo tagliava più lo zio?
P.M.: Ma se non l’ha visto?!?
A.B.: Aspetti. Mi fa parlare? Mi fa lavorare?
Presidente: Pubblico Ministero vogliamo lasciare…
P.M.: Io volevo insistere sul fatto che le domande sono: quali domande t’ha fatto il giudice? Ecco, io dico la verità, ho qualche difficolta…
Presidente: No, no sono anche su circostanze che potrebbero avere qualche rilevanza.
P.M.: Bene Presidente, sto zitto.
Presidente: Andiamo avanti.
A.B.: Il trincetto cui facevano riferimento i signori che facevano le indagini era un trincetto che lei dice, sapeva, lei dice che sapeva che lo zio usava per tagliare il sughero
N.M.: No, me lo disse lui.
A.B.: Lo disse chi?
N.M.: I’ mi’ zio.
A.B.: Il suo zio.
N.M.: “M’hanno accusato perchè m’hanno trovato il trincetto…”
A.B.: Suo zio che lavoro faceva scusi?
N.M.: Mio zio ha fatto…
A.B.: Tutti i lavori…
N.M.: Cioè faceva le strade, no? Le segnaletiche, ma ha lavorato in Arabia Saudita, insomma, fuori, per tanti anni…
A.B.: Ecco, il sughero normalmente, la pianta del sughero cresce, attecchisce, è florida, credo in Sardegna.
N.M.: Non lo so perchè io in Sardegna non ci sono mai stato.
A.B.: Non c’è mai stato.
N.M.: Mai.
A.B.: Io lo so. Pare in Toscana che sugheri ce ne sono pochi, tranne quelli per pescare, quelli piccolini, è vero o no?
Presidente: Avvocato però ora non rifacciamo l’istruttoria
A.B.: No, no presidente, l’istruttoria no ma io devo, io so, a me è contestato anche quel delitto…
Presidente: Certo, certo…
A.B.: Allora le hanno domandato di questo trincetto le hanno detto che suo zio teneva questo trincetto dentro, aveva addirittura una lametta di trincetto dentro la tasca?
N.M.: Non ricordo.
A.B.: Non lo ricorda. Senta, lei conosce Salvatore Vinci?
N.M.: No.
A.B.: Non l’ha mai conosciuto?
N.M.: No. Che ricorda io no. Poi se lui mi conosce non lo so.
A.B.: E Francesco?
N.M.: No.
A.B.: Lei sa che Francesco Vinci è stato ucciso?
N.M.: Si.
A.B.: Lo sa. Come lo sa?
N.M.: Dal giornale, dal giornale.
A.B.: Lei sa se Francesco Vinci e Salvatore Vinci erano amici di suo padre?
N.M.: So che, so, però non so chi me l’ha detto, può darsi che erano anche amanti di mia madre, però non lo so.
A.B.: Io non volevo chiederlo questo. Si conoscevano, va bene? Si conoscevano, si frequentavano, giusto?
N.M.: Si.
A.B.: Lei lo ha saputo anche nel processo, durante il processo.
N.M.: L’ho saputo, si, non l’ho mai visti.
A.B.: Come?
N.M.: Non li conosco.
A.B.: Va be’ non li conosce, lei sa anche che, mi scusi se le faccio una domanda che può apparire non pertinente ma gliela devo fare, che Salvatore Vinci frequentava casa sua nel 1960/61…
N.M.: Io son nato nel ’61 a dicembre, non lo so.
A.B.: Proprio per questo, lo sa, non lo sa?
N.M.: No, no, no.
A.B.: Frequentava e dormiva a casa sua.
N.M.: No, non lo so.
A.B.: Non lo sa questo. Quindi lei praticamente stava sempre giù sotto…
N.M.: Ero sempre con la signora e le su’ figliole a giocare a vedere la televisione, si.
A.B.: Senta, lei ha detto che qualcuno l’ha portata a cavalluccio la sera del delitto, anche perchè, anzi glielo dico subito almeno sgombriamo il campo da tutto, per andare dal luogo del delitto a casa di questo signore ci sono circa tre chilometri, su sassi si deve camminare, e lei aveva i calzini puliti, bianchi, perfetti, capisce, insomma, andiamo subito al sodo..
N.M.: Si, si ma io non mi ricordo
A.B.: Lei non ricorda se qualcuno l’ha portata a cavalluccio?
N.M.: No.
A.B.: Non lo ricorda. Va be’. Lei ricorda come mai a questo signore dove ha suonato, alzandosi non si sa come, quindi era piuttosto baso, non riusciva neanche a suonare il famoso campanello, come mai ha detto a questo signore che suo padre era malato?
N.M.: Io non mi ricordo.
A.B.: Lei ricorda di aver parlato con qualcuno? Subito?
N.M.: Ricordo di avergli detto che mia madre era morta, poi…
A.B.: Sua madre e lo zio.
N.M.: Lo zio, si.
A.B.: Epperò ha detto subito che il papà era malato, se lo ricorda questo?
N.M.: No.
A.B.: Le fu detto, le fu chiesto nel corso del processo, in dibattimento?
N.M.: Non me lo ricordo, ero…
A.B.: Le fu chiesto dopo dal giudice Rotella? O da altri giudici?
N.M.: Si, mi fu chiesto però non so da chi.
A.B.: Però lei l’ha riferita questa frase. Cioè le fu detto anche da un maresciallo dei carabinieri, le fu richiesto da un maresciallo dei carabinieri, le fu detto di confermarla oppure no?
N.M.: Ma io ci avevo, non lo so, ci avevo sei anni, sicchè…
A.B.: Aveva sei anni, va be’ per ora niente signor Presidente mi riservo però di chieder ex articolo 507 eventualmente di formulare delle richieste di prove sulla base delle dichiarazioni che ha fatto questo signore oggi.
Presidente: Avvocato Fioravanti prego.
Avvocato Fioravanti: Senta signor Natalino Mele lei ha visto mai una pistola?
N.M.: No.
A.F.: Nemmeno giocattolo?
N.M.: In cartoleria.
A.F.: Non ha posseduto mai una pistola?
N.M.: No.
A.F.: Ecco lei ha fatto due interrogatori con il dottor Tricomi, un giudice istruttore del tribunale di Firenze, uno il 21 aprile ’69, domenica mattina e un altro 23 aprile, martedì, sempre 1969 in questi due interrogatori nel primo, lei lo ricorda…
N.M.: No, non mi ricordo.
A.F.: No, ma ricorda che restò da solo in stanza del giudice Tricomi e furono mandati fuori tutti gli altri perchè lei…
N.M.: Non ricordo del processo.
A.F.: No, no non è il processo. E’ in una stanza del Tribunale di Firenze, al terzo piano, dove il dottor Tricomi, giudice istruttore di Firenze, chiamò lei, alcuni carabinieri…
N.M.: Non ricordo.
A.F.: Non lo ricorda. Non ricorda nemmeno di aver riferito al giudice, ad una precisa domanda: “Me lo disse il babbo di dire di aver visto lo zio Mucciarini Pietro”?
N.M.: No.
A.F.: E questo io glielo contesto, perchè è scritto in un rapporto ufficiale è agli atti di un processo, un rapporto che io mi riservo e forse alla fine delle domande chiederò al tribunale di acquisire, che è il rapporto Torrisi.
Presidente: Il 21 aprile ’69?
A.F.: 21 aprile ’69. Domenica.
Presidente: Veramente sembrerebbe lunedì.
A.F.: Mha, è riportato proprio: “sentito dal magistrato domenica 21 aprile ’69”, poi, è scritto qui io non so se quel calendario…
Presidente: Va bene avvocato.
A.F.: Una domenica mattina, ma anche in altri atti c’è questa domenica mattina. Nell’interrogatorio invece di martedì 23 aprile ’69, scritto sempre martedì agli atti, lei disse e confermò, ricorda anzi di aver detto e confermato che questa volta cioè lo chiamò direttamente non lo zio Piero ma lo zio Pietro
N.M.: No. Non mi ricordo proprio di questo incontro con questa persona che dice.
A.F.: E io ritorno a quella casa del signor De Felice, così si chiama, circa due chilometri e mezzo, tre distante dal luogo del delitto del ’68. lei ricorda che ad una precisa domanda dei carabinieri di Signa o Lastra a Signa, non ricordo, comunque sicuramente c’era un brigadiere che si chiamava Giacomini ebbe a riferire: “Aprimi la porta” rivolgendosi al De Felice, “perchè ho sonno ed ho il babbo ammalato a letto, dopo mi accompagni a casa perchè c’è la mi’ mamma e lo zio che sono morti in macchina”.
N.M.: Io mi ricordo solo quello che ho detto prima.
A.F.: Ecco, lei ricorda di aver suonato con la sua mano il campanello a quella porta del De Felice? Ricorda di esserci tornato su quella porta, su quella casa e di aver fatto la strada insieme al brigadiere Giacomini a piedi?
N.M.: No.
A.F.: Dalla caserma dei Carabinieri?
N.M.: No.
A.F.: Poi nel posto del delitto e poi in quella casa per fare una prova se lei arrivava a suonare quel campanello?
N.M.: No.
A.F.: Ricorda i suoi calzini che erano puliti e non aveva camminato?
N.M.: No.
A.F.: Quindi non ricorda se c’è stato portato lì.
N.M.: No.
A.F.: Sono domande che io ripeto e già sono state fatte, può darsi…
N.M.: Oramai sono vent’anni che cerco di…
A.F.: Capisco.
N.M.: A quest’ora se m’ero ricordato qualcosa l’avevo già detto prima, non è che, ora perchè, penso che il trauma sia stato tremendo, ecco.
A.F.: Si, questo lo capisco e io non sto facendo delle domande molto particolareggiate ma solo su dei ricordi di due interrogatori, siccome sono frasi virgolettate, riportate tra virgolette, io chiedo al tribunale dopo la contestazione di queste due di poter depositare il rapporto Torrisi. Grazie.
P.M.: Contrario presidente a depositare un rapporto giudiziario relativo a indagini completamente diverse che sono culminate in quella sentenza che loro già hanno, quindi mi sembra per quanto riguarda il fatto storico loro hanno la sentenza un rapporto giudiziario che riferisce di atti diversi mi sembra proprio siamo talmente lontani dalla possibilità di acquisirlo oggi, mi oppongo con fermezza.
Avvocato Bevacqua: Presidente io faccio un’altra domanda e poi insisto perchè se non può essere..
Presidente: Un momento però, l’avvocato Fioravanti ha finito l’esame o no?
A.F.: Si, io l’esame l’ho finito ma volevo precisare che il Pubblico Ministero ha depositato non solo rapporti ma anche annotazioni semplici, le ha chieste ed ha ottenuto il deposito con la nostra quiescenza e bene placido
P.M.: Relative al processo a carico dell’imputato. Indagini relative all’imputato, non rapporti giudiziari a carico di altri.
Presidente: Va bene, signori, abbiamo capito.
A.F.: Soltanto il 1951 gli è stato negato, ma il ’68 è uno dei capi di imputazione di questo processo, quindi io insisto nel deposito perchè l’opposizione del Pubblico Ministero, ma poi giudicherà il…
Presidente: Ce lo vuole per favore consegnare che la Corte ne abbia visione?
A.F.: Senz’altro
A.B: Io insisto sulla richiesta formulata dal collega avvocato Fioravanti per due ordini di ragioni, è vero che nel fascicolo del dibattimento esiste, pare, l’intero processo del 1968 e quindi è utilizzabile ai fini delle valutazioni probatorie che da esso emergono, il rapporto Torrisi è un rapporto che ha rivisto, rivisitato e forse ricorretto tutte quelle indagini esaminando particolarmente le singole posizioni degli allora indagati e pervenendo ad un risultato che appare per la difesa assai importante perchè…
P.M.: Tant’è che il giudice lo ha disatteso…
A.B.: Un momento, certamente, perchè è anche sconcertante, capito? Per certe valutazioni…
Presidente: Va bene, va bene avvocato.
A.B.: Ecco, chiedo scusa, allora io comunque insisto qualora la Corte non dovesse aderire alla richiesta della difesa e io mi associo pienamente alla richiesta formulata dal collega Fioravanti perchè ai sensi dell’articolo 507 del codice di procedura penale venga comunque sentito alla fine dell’istruttoria dibattimentale, su alcuni punti, su molti punti, il maggiore, o colonnello, o generale Torrisi. Vorrei fare una domanda se me lo consente ancora la Corte…
Presidente: Quindi sui punti…
A.B.: Su tutti i punti relativi a…
Presidente: Che riguardano il rapporto.
A.B.: In particolare, presidente, lei ricorderà, scusi se io ho una fissa nel mio cervello, lei ricorderà una domanda che io feci al dottor Perugini, e cioè la domanda che feci al dottor Perugini era se loro si erano attivati nell’attività indagativa anche nei riguardi dei personaggi già precedentemente indagati e il dottor Perugini disse in particolare riferendomi io ad un personaggio Salvatore Vinci, se la sera del duplice delitto i carabinieri avevano fatto una ricerca per vedere dove questo fosse e secondo loro il Vinci si trovava in un certo posto, io ho riguardato questi atti, li ho riguardati attentamente e purtroppo a mio avviso, ma basta leggerli, l’alibi del Vinci di quella sera non convince e addirittura…
P.M.: Ha convinto il giudice.
A.B.: Momento. Ancora non è una sentenza passata in giudicato
P.M.: Si è una sentenza negli atti che nessuno ha impugnato.
A.B.: Stiamo discutendo, Presidente mi perdoni
Presidente: Signori, signori, voi state anticipando la discussione. La sentenza di cui lei parla è in atti.
P.M.: Punto e basta.
Presidente: Se volete fare altre domande al teste bene, però cessiamo questa discussione.
P.M.: Nessuna presidente, nessuna.
A.B.: È una sentenza di archiviazione signor Presidente
P.M.: No, no no non è una sentenza di archiviazione ci mancherebbe, ehilà, è una sentenza del giudice istruttore a seguito di un processo a carico di persone, che archiviazione?
Presidente: Va bene. La sentenza Rotella è in atti.
P.M.: Non è un archiviazione. Assolutamente.
A.B.: Ma si può ridiscutere?
P.M.: E’ una sentenza ed è lì negli atti.
A:B: Sentenza istruttoria.
Presidente: Benissimo.
P.M.: E’ lì. La Corte la conosce già.
Presidente: Però non discutiamo adesso del processo.
P.M.: Ci mancherebbe e chi lo discute?
Presidente: E invece è quello che si sta facendo
P.M.: Non certo il P.M. Presidente
A.B.: Certo, il P.M. non ha interesse a questo.
Presidente: Quindi la sua richiesta ex articolo 507 è corretta, noi la registriamo e poi vedremo.
Avvocato Bevacqua.: Grazie signor Presidente. La domanda che io formulo al signor Mele è questa, se lui ricorda quella sera quando uscì sentendo gli spari o non sentendoli, qualcuno lo tirò fuori, se ricorda, è una banalità, se addirittura per farsi coraggio quella sera cantava “La Tramontana”, una canzoncina.
N.M.: No.
A.B.: Non se la ricorda?
N.M.: Nzu. No, l’ho letta anch’io questa storia però non me lo ricordo.
A.B.: Quindi lei uscì da questa macchina…
N.M.: E cominciai a correre
A.B.: A correre, senza cadere mai, perchè, capisce, il sentiero era piuttosto impervio, capito? Di notte, buio…
N.M.: Può darsi lo shock m’abbia portato direttamente là…
A.B.: Sulle ali dello shock
N.M.: Non lo so.
A.B.: Benissimo. Grazie. Ecco, signor Presidente a questo punto io faccio anche un’altra domanda siccome abbiamo ispezionato i luoghi di uno dei duplici delitti io chiedo – perchè mi pare sia corretto sul piano della prova – di fare le ispezioni su tutti i luoghi dei duplici omicidi.
Presidente: Era già una richiesta avanzata in precedenza.
A.B: Io la insisto.
Presidente: Insiste quindi nella stessa richiesta. Avvocato Pellegrini voleva fare una domanda?
A.P.: Si, se mi è consentito. Lei signor Mele si è mai sottoposto a ipnosi per ricordare quella notte?
N.M.: No.
A.P.: Sarebbe disponibile a sottoporsi?
N.M.: Non lo so.
A.P.: Ovviamente se la Corte glielo chiedesse. Perchè questo servirebbe quasi sicuramente…
Presidente: Avvocato ma chi lo ipnotizza? Lei?
A.P.: Noo, no, certo, viene nominato un perito…
Avvocato Bevacqua: Credo sia vietato dalla legge.
A.P.: È un esperimento che potrebbe essere fatto, potrebbe aiutarci a riscoprire quel che è successo quella sera Presidente, non credo ci sia da fare dell’ironia.
Presidente: No, no tanto più che qui non è ben chiaro se lui dice di non ricordare o non ricorda davvero.
A.P.: Appunto
Presidente: Questo glielo debbo dire, per carità, lei aveva sei anni, quindi…
A.P.: Lo shock è stato tremendo
Presidente: Però, vede, è molto strano, lei ha una memoria settoriale, capito? Che ricorda molto bene quando si svegliò non si ricorda perchè, ricorda molto bene quando arrivò là e disse quelle due o tre cose però poi nel mezzo non si capisce bene
N.M.: Va be’ mi ricordo delle cose e non mi ricordo delle altre, anche cose di un anno fa, per dire…
Presidente: Non sono neppure io in grado di farle delle contestazioni, francamente non, è difficile, c’è una sensazione, capito, che non tutto sia liscio, comunque…
A.P.: La mia richiesta al teste – perchè, evidentemente se non fosse lui disponibile non se ne potrebbe in nessun caso fare di niente – è se lei fosse disponibile a sottoporsi a ipnosi.
Presidente: No, non guardi noi, sa…
N.M.: No, no…
A.P.: Questo lo deve decidere lei indipendentemente dal fatto possa essere disposto o non disposto ad un’indagine del genere.
N.M.: Io posso anche provare…
A.P.: La ringrazio.
Presidente: Avvocato Santoni voleva fare un’altra domanda?
Avvocato Santoni: Si, una sola. Signor Mele lei non si ricorda, come ha ricordato ora il Presidente cosa successe la notte dell’omicidio di sua madre, però mi sembra che a volte non si ricordi nemmeno quanto gli ha detto suo padre dopo. Per esempio, lei riferisce nel 1982 che suo padre gli ha parlato degli omicidi successivi del 1975 e del 1981, si ricorda cosa le ha detto suo padre su queste cose?
N.M.: No.
A.S.: Lei dice: “Io gli ho chiesto, mio padre mi ha detto poi che questa gente continua ad ammazzare, due nel 1975, due nel 1981 e due non mi ricordo la data”, lei non si ricorda quindi che quando è andato a trovarlo in carcere gli ha detto queste cose?
N.M.: No. 
A.S.: Questo è successivo. Lei è già grande.
N.M.: Si, si, non me ne ricordo. Non mi ricordo neanche cosa ho mangiato ieri… Io se m’ero ricordato qualcosa magari…
A.S.: Lei non si sorprese davanti ad una cosa del genere, davanti ad un’affermazione così importante?
N.M.: Come?
A.S.: Davanti ad un’affermazione così importante, suo padre le dice “mi ha detto poi che questa gente continua ad ammazzare” lei…
N.M.: Non me lo ricordo e che devo fare?
A.S.: Non si ricorda nemmeno che nella stessa occasione suo padre gli disse…
N.M.: Io mio padre non l’ho quasi mai parlato.
A.S.: In carcere, lei lo dice lei…
N.M.: Lo dico io ma…
A.S.: Non si ricorda che suo padre…
Presidente: Comunque quello che disse sarà stato vero a suo tempo?
N.M.: Penso sia stato vero, però non me lo ricordo.
A.S.: Questo è l’interrogatorio presidente del 7 settembre ’82.
Presidente: Lei non era mica più un bambino allora!
N.M.: No, no.
A.S.: Lei disse anche in quell’occasione. “non mi ha parlato della pistola dell’omicidio”, dell’omicidio di mia madre s’intende, “mi ha detto però che con quella pistola erano stati fatti altri omicidi”. E non era curioso di sapere perchè? Chi? Come?
N.M.: Ma non m’ha mai parlato niente mio padre!
A.S.: Allora non è vero quello che disse lì, se l’inventò
N.M.: Per me non è vero nulla, a me non m’ha mai detto nulla. Non m’ha mai raccontato niente. Cioè io non ho mai saputo nulla.
Presidente (fuori micorfono): Ohoooo!
A.S.: Noi lo abbiamo depositato questo interrogatorio, delle contestazioni, perchè evidentemente…
N.M.: Io ho provato a chiedere ma non m’ha mai detto nulla. Proprio, lui è sempre stato zitto.
A.S.: Lei lo chiese, se l’è fatto chiedere anche sotto giuramento queste cose
N.M.: Se ci sono scritte lì…
A.S.: Sono state importanti purtroppo nelle indagini perchè siamo nell’82 e Francesco Vinci andò dentro anche per questo. Non si ricorda più nulla?
N.M.: No.
A.S.: Un momento Presidente, già che ci siamo, io ho finito con le domande ma per quanto riguarda le varie istanze della difesa, di parte civile, della difesa il rapporto Torrisi noi ci associamo, non sappiamo quanto giuridicamente possa essere fondata ma io mi associo, non so il collega, ma penso di si, non perchè il rapporto Torrisi vada in una direzione completamente opposta dal Pacciani, il rapporto Torrisi non è altro che la focalizzazione delle interrelazioni che c’erano tra i protagonisti di quel tempo, niente di più, fra l’altro a nostro avviso, interrelazioni che aprono valenze infinite nei confronti di tanti anonimi di cui nulla sappiamo e chissà chi ci si può trovare dietro per quello avevamo chiesto, proprio per la luce del rapporto Torrisi, l’interrogatorio di Massa Rosina che ci potesse spiegare queste persone, almeno in parte. Per quanto riguarda l’ipnosi, la narcoanalisi faccio presente che già Natalino Mele aveva dato parere favorevole tanto tempo fa quando fu fatta la perizia dei modenesi, quella psichiatrica preventiva, però, De Fazio si, si disse, mi ricordo il dottor Fleury fece delle domande precise che la narcoanalisi e l’ipnosi in realtà tirano su si la realtà ma anche cose non vere, quindi ci si ritrova davanti a dei dati che sono in parte veri e in parte falsi, vai poi a capire quali sono quelli veri e quelli falsi, mi sembra che c’era anche un’ulteriore analisi dell’ispezione dei luoghi e su quella, personalmente, sono remissivo, è sempre utile, lo abbiamo visto con Scopeti andare a vedere direttamente i luoghi stessi, quindi remissivi ma favorevoli sostanzialmente. La ringrazio. 
Presidente: Avvocato Bevacqua prego.
A.B.: Solo una precisazione su quella domanda che avevo fatto prima, chiedo scusa, lei lo vide questo bigliettino che fu trovato in tasca a suo padre? Glielo fecero vedere?
N.M.: No
A.B.: Glielo lessero?
N.M.: No. Mi dissero solo “un biglietto compromettente”.
A.B.: Ma non gli dissero il contenuto? Qualcosa le dissero, sennò biglietto compromettente non sa di nulla.
N.M.: No.
A.B.: Lei ne parlò con suo padre? Dopo?
N.M.: No
A.B.: Non ne ha mai parlato con suo padre?
N.M.: Non s’è mai parlato di niente.
A.B.: Di queste cose niente?
N.M.: No. Proprio per quello che aveva passato…
A.B.: Con suo zio?
N.M.: No.
A.B.: Con la zia?
N.M.: No, no, no.
A.B.: Non parlavate mai di nulla.
N.M.: No.
A.B.: Bene, grazie. 
Presidente: Avvocato Fioravanti prego.
Avvocato Fioravanti: Nessuna domanda, signor Presidente. Volevo chiedere in base alla richiesta di acquisizione del rapporto Torrisi, l’ammissione del teste Giacomini, brigadiere dei carabinieri nel 1968 a Signa in quanto ha fatto tutte le indagini iniziali e ha interrogato in pratica il Natalino Mele e anche per conto nostro, benchè richiesto dal Pubblico Ministero del suo capo di allora Maresciallo Matassino Gerardo, sempre dei carabinieri, qui è scritto Comando provinciale dei carabinieri di Firenze, l’ammissione di questi due testi.
P.M.: Presidente si tratta..
Presidente: Lei si oppone ovviamente
P.M.: Non solo, no, no!
Presidente: È una richiesta complementare a questa.
P.M.: Direi che non solo mi oppongo per questo ma mi oppongo anche per il fatto che è tardiva, era conosciuto il rapporto Torrisi dalle parti quindi il teste come l’allora maggiore Torrisi, dovevano essere indotti prima. Per quanto riguarda il rapporto Torrisi vorrei chiarire che ove il rapporto parla di atti giudiziari se la corte ritiene saranno prima da acquisire gli atti giudiziari originali cui si riferisce e poi eventualmente le valutazioni del Maggiore Torrisi, non certo l’uno senza le altre perchè pur opponendomi al rapporto non avrebbe senso acquisire un rapporto giudiziario perchè interessa nella parte in cui riferisce atti. Allora occorrerebbero gli atti, non certo il rapporto.
Presidente: Su l’ispezione dei luoghi?
P.M.: Remissivo, remissivo, per carità.
Presidente: Signori avvocati di parte civile su queste richieste?
Avvocato Pellegrini: Le parti civili si sono presentate in questo processo dichiarandosi disposte e anzi attendendo di poter conoscere la verità, quindi tutto quello che può servire a questo scopo non lo respingiamo certo per formalismi o per questioni di tempestività o meno per cui il rapporto secondo noi può essere, sotto questo profilo, se è utile, può essere acquisito. Quanto ai sopralluoghi trova non solo la nostra adesione ma la nostra istanza a eseguire il sopralluogo su tutti i luoghi dove si sono verificati i delitti e visto che siamo alla fase delle richieste, il teste mi pare che abbia finito, io formalizzo la mia richiesta di sottoporre il teste Natalino Mele a perizia ipnotica perchè adesso la scienza ipnotica ha fatto molti passi avanti, si regredisce fino alla fase prenatale addirittura e si possono scoprire cose veramente molto interessanti. Credo che sia nell’interesse di tutti. Forse anche dello stesso teste che finalmente potrebbe trovare…
Presidente: Non mi pare che sia consenziente. A prescindere da ogni altra valutazione non mi pare che lei sia consenziente.
A.P.: Ha detto di si prima, Presidente. Gli può essere utile anche a lui, fra l’altro, proprio per la sua psicologia.
Presidente: Lei si stringe nelle spalle…
A.P.: Chi tace acconsente in questo caso. Questa è la mia richiesta Presidente.
Presidente: Non sempre eh?
A.P.: In questo caso infatti ho detto.
P.M.: Su questa richiesta Pubblico ministero? Pellegrini parlava a nome di tutti?
Avvocato Colao: No, una sola cosa, sarebbe bene che si esprimesse in maniera chiara il teste, se acconsente o no.
Presidente: Va be’ tanto, avvocato, bisogna vedere prima di tutto se la Corte l’ammette questo tipo di indagine, il Pubblico Ministero? Lei piuttosto su questo punto non si è ancora pronunziato.
P.M.: Mi pronunzio, contrario, assolutamente al procedimento.
Presidente: Signori, possiamo licenziare questo teste? Può andare grazie.
Presidente: Chi abbiamo? Altri avvocato Santoni?
P.M.: Si l’ultimo teste.
Presidente: Introduciamo il Locci Pietro
Avvocato Bevacqua: Signor Presidente chiedo scusa, in relazione al rapporto che è stato prodotto dal collega voglio fare una richiesta specifica di audizione del Maresciallo Congiu, ex articolo 507 ed il Maggiore Torrisi per questa circostanza che può essere anche non suggestiva ma importante, i signori carabinieri…
Presidente: Scusate, però io vi voglio dire una cosa, voi date per ammesso che la Corte abbia ammesso questo rapporto il che è tutto da vedere.
A.B.: Certamente, siccome il rapporto è grosso
Presidente: Se, se, per praticità, se la Corte lo ammette siete rimessi in gioco con tutte le richieste.
A.B.: Certamente signor presidente.
Presidente: Ve lo prometto. E’ solo per una questione di risparmio di tempo. E’ solo proprio per quello.
A.B.: Mi perdoni signor presidente ma per economia anche per la corte io non so se la corte riuscirà a leggere tutto il rapporto nel giro di un quarto d’ora/venti minuti, è impossibile, pressappoco.
Presidente: Ci metteremo tutto il tempo che sarà necessario.
A.B.: Siccome questo rapporto a pagina 37 si fa riferimento ad una indagine precisa, specifica effettuata dai carabinieri a Villacidro, zona in cui vivevano e stavano i signori Vinci e in questa zona è stato scoperto che erano state vendute diverse pistole calibro 22, erano pistole ricorrenti, una di queste pistole che fu venduta a tale Aresti Franco, fu venduta a questo Aresti franco il quale andò in Olanda, in Olanda questo signore morì e furono rispedite a casa dalle autorità olandesi, se non erro, tutte le masserizie, le cose di questo signore, tranne la pistola che evidentemente, forse non l’aveva portata. Questa è un’indagine che fu fatta
P.M.: O era rimasta in Olanda.
A.B.: Non lo so, fu un’indagine che fu fatta dal maggiore Torrisi. Indagine che fu anche estesa ad un presunto suicidio della moglie di Salvatore Vinci, presunto suicidio, dove c’è una moglie che si suicida e un bambino che, guarda caso, che vive, bambino che doveva morire perchè anche lui, almeno così si dice in questo rapporto, sarebbe stato colpito dal gas, lo stesso gas che aveva colpito la madre, la madre muore con il tubo di gas qui accanto, il bambino invece è vivo e vegeto. Sono tutte circostanze che hanno, che possono avere un significato, comunque io mi permetto di rassegnarle all’attenzione della Corte. Grazie
P.M.: Presidente, scusi, due parole per dire che mi oppongo, qui c’è un fatto certo a carico del signor Pacciani, omicidio del ’51 è stato respinto tutto, si va a parlare di un fatto a  carico di un’altra persona che è stata prosciolta, io dico, più aberrazione c’è in queste richieste e in queste parole ultime della difesa
Presidente: Va bene, ognuno fa le richieste che crede.
P.M.: Si certo, mi oppongo e spiego.
Presidente: Invece adesso andiamo avanti e sentiamo il teste che è il signor..
P.L.: Locci Pietrino
Presidente: Ah, il Locci.
P.L.: Locci
Presidente: Locci Pietro. Locci Pietro o Pietrino?
P.L.: Pietrino.
Presidente: Pietrino, benissimo, vuol dare le sue generalità? Quand’è nato e dove
P.L.: 1926, 18 ottobre a Villasanto provincia di Cagliari.
Presidente: Villa…
P.L.: Villasalto provincia di Cagliari
Presidente: Villasalto provincia di Cagliari
P.L.: Mi ha capito ora? No
Presidente: Benissimo. Senta, vuole leggere quella formula? Riesce a leggere?
P.L.: Consapevole della…
Presidente: Legga ad alta voce
P.L.: …Responsabilità morale
Voce fuori microfono: Ehh, morale!
P.L.: …e giuridiche che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e nient’altro a non nascondere la verità nulla di quanto è in mia conoscenza.
Presidente: Bene, per favore, lei è stato indotto come teste dalla parte civile rappresentata dall’avvocato Santoni, allora le verranno rivolte domande prima dall’avvocato e poi dal Pubblico Ministero e poi dagli altri avvocati. Risponda per quanto lei sa. Prego.
Avvocato Santoni. Lei è fratello di Barbara?
P.L.: Si signore.
A.S.: La moglie di Stefano Mele
P.L.: Si signore.
A.S.: Lei si ricorda? Lei lo ha conosciuto Stefano Mele?
P.L.: Certo se ha sposato mia sorella l’ho conosciuto di certo.
A.S.: Era una persona suggestionabile facilmente
P.L.: Per conto mio era una persona alla bona, così…
Presidente: Scusate un attimo ho dimenticato di fare la solita domanda. Consente o no la ripresa televisiva?
P.L.: Io son un po’ sordo di orecchi.
A.S.: Allora, siccome in quest’aula c’è in funzione la televisione vuole essere ripreso o no?
P.L.: Ma no.
A.S.: No. Ecco, allora signori non riprendiamo il signor Locci. Ecco, scusi, l’ho interrotta vada pure avanti avvocato.
A.S.: Era una persona facilmente suggestionabile? Debole di carattere?
P.L.: Chi? Io?
A.S.: No, Stefano Mele.
Presidente: Il Mele, suo cognato.
P.L.: Si, era proprio… come un bambino, come carattere era bono, ecco.
A.S.: Quindi era facile che lui eseguisse ordini che qualcun altro gli poteva dare.
P.L.: Ma nun credo.
A.S.: Era suggestionabile quindi facilmente
P.L.: Io non la sento bene perchè…
A.S.: Era facilmente impressionabile o no? Suggestionabile, debole di carattere, insomma.
P.L.: Si, debole di carattere.
A.S.: Una domanda era questa, voi siete andati dai carabinieri a parlare con lui dopo l’omicidio? Perchè dicesse la verità?
P.L.: Noi quando s’è saputo la morte di mia sorella siamo andati da coso, dov’era, l’hanno portata a Careggi, mi sembra.
A.S.: Si, sua sorella
P.L.: La mia sorella.
A.S.: Ma siete andati dai carabinieri per parlare con Stefano Mele?
P.L.: Si, mi pare che l’avevano portato a Lastra, si, a Lastra a Signa.
A.S.: Esattamente.
P.L.: Si.si.
A.S.: E perchè ci siete andati a parlare con Stefano Mele?
P.L.: È, per dirgli com’era successo.
A.S.: Per dirgli?
P.L.: Per dire che, come… insomma che sapeva qualcosa.
Presidente: Chiedergli se sapeva qualcosa
P.L.: Della morte della mia sorella, ecco il discorso.
A.S.: E quindi anche per dirgli di dire la verità?
P.L.: Eh, ma noi non abbiamo avuto ne la verità ne bugie, ecco.
A.S.: Ma voi lo ritenevate colpevole? Voi lo diceste pubblicamente questo.
P.L.: Non ho capito eh?
A.S.: Voi lo ritenevate colpevole?
P.L.: Mah, non credo. Per conto mio e per conto dei miei fratelli no.
A.S.: Siccome questo avevate detto nell’interrogatorio io lo volevo sapere da lei, perchè questa difesa di parte civile è indifferente a destra e a sinistra, questa è una cosa importante che tutta la sua famiglia ha ripetuto e noi la volevamo sapere. Lei sa nulla di sua sorella se aveva… il suo modo di condurre la casa? Se spendeva facilmente i soldi, se non li spendeva, se aveva delle critiche per questo, se aveva altri uomini, oltre a Stefano Mele?
P.L.: Senta, lei era a Lastra a Signa e noi eravamo alla Romola e cosicchè la distanza è un pochino diversa, poi sempre tutti i giorni non si potrebbe vedere dall’uno all’altro e nemmeno per chiedere come si comportava ma per conto mio, perchè la relazione era bona ma noi di questo fatto che aveva un altro uomo non si sapeva.
A.S.: Non sapevate nulla.
P.L.: Non sapevamo nulla.
A.S.: Neanche del fatto che lei spendeva molti soldi…
P.L.: Ora questo qui, perchè la mi’ povera mamma forse avrà saputo qualcosa ma è morta da tanti anni ormai…
A.S.: Quindi era sua madre che sapeva le cose…
P.L.: La mi’ povera mamma.
A.S.: Nessun’altra domanda Presidente. Grazie.
Presidente: Avvocati di parte civile nessuna domanda? Signor Pubblico Ministero?
P.M.: Nessuna domanda Presidente. Grazie.
Presidente: Avvocato Bevacqua prego.
Avvocato Bevacqua: Senta, lei sapeva che la casa di sua sorella era frequentata da un certo Vinci, Salvatore, che ci stava? Che dormiva? Anche a casa sua….
P.L.: Chi? Salvatore?
A.B.: Salvatore Vinci. Lo conosce Salvatore?
P.L.: Mah se frequentava Lastra a Signa non lo so ma quando era con noi…
A.B.: Prima che nascesse suo nipote, prima, un anno prima, pare che, cioè sarebbe scritto da qualche parte che questo Salvatore Vinci dormiva a casa di sua sorella.
P.L.: Si, quello lo avevo sentito dire.
A.B.: Ohooo, dormiva a casa sua. Finalmente! Senta una cosa, dormiva e quindi lei lo conosceva questo Salvatore Vinci?
P.L.: Non gli posso dire niente di quello che facevano loro, non lo so.
A.B.: Si, ma questi Vinci lei li conosce? Di quale paese sono?
P.L.: Mah, la nomina l’aveva, poi se era un uomo pericoloso, quel fatto lì non lo so.
A.B.: Che nomina aveva?
P.L.: Nomina, la gente diceva che era uno che aveva picchiato la moglie, robba del genere, ecco.
A.B.: Aveva picchiato oppure…
P.L.: Mah, io non lo so
A.B.: Insomma era un uomo un pò pericoloso.
P.L.: L’ho sentito dire e basta.
A.B.: Ecco. Lei sapeva di quale paese erano questi signori?
P.L.: No.
A.B.: Villacidro sa dov’è?
P.L.: Villacidro è sempre provincia di Cagliari.
A.B.: Sardegna!
P.L.: Si.
A.B.: Lei di dov’è?
P.L.: Io sono di Villasalto provincia di Cagliari.
A.B.: Di Cagliari anche lei?
P.L.: Si, però io non ho mai conosciuto eh..
A.B.: No, no, io non voglio… Senta, lei sa se suo cognato frequentava delle amicizie sempre ed esclusivamente sarde? Di origine sarda o perlomeno
P.L.: Questo io non glielo posso dire perchè non c’ero addietro a queste cose qui, perchè io avevo la famiglia e andavo sempre a lavorare a Firenze, facevo il muratore ancora, cosicchè non avevo tante relazioni, ecco..
A.B.: Francesco Vinci l’ha conosciuto? Il fratello di Salvatore
P.L.: No, no.
A.B.: Non lo conosceva.
P.L.: L’avevo sentito dire, che dormiva in casa del Mele
A.B.: Salvatore dormiva in casa di Mele
P.L.: Ah, Salvatore… che è un altro?
A.B.: È un altro fratello.
P.L.: Eh no, no.
A.B.: Va be’. Comunque uno dei Vinci dormiva in casa di Mele. Pronto?!?… Uno dei Vinci dormiva in casa del Mele
P.L.: Questo io..
A.B.: L’aveva sentito dire
P.L.: Non glielo posso giudicare
A.B.: Senta lei dove abitava rispetto alla casa di suo cognato?
P.L.: No, no, io abitavo alla Romola, che è provincia di San Casciano e loro erano a Lastra a Signa. Quando si son sposati son tornati là
A.B.: Dove son tornati loro?
P.L.: A Lastra a Signa, si la mia sorella con il marito.
A.B.: Sua sorella con il marito stavano… ma prima stavano alla Romola?
P.L.: Prima questo Mele a Casellina.
A.B.: A Casellina.
P.L.: E la mia sorella abitava con la mamma.
A.B.: Con la mamma.
P.L.: Con la mamma mia.
A.B.: E dove stava sua sorella?
P.L.: Alla Romola.
A.B.: Poi sua sorella è andata a Lastra a Signa.
P.L.: Poi quando s’è sposata sono andati a…
A.B.: Si ricorda quando si è sposata?
P.L.: Ehhhehh
A.B.: Ecco, quanti anni prima della nascita del ragazzo?
P.L.: Di tempo?
A.B.: Si era sposata?
P.L.: Ma io credo che o è rimasta incinta, non mi ricordo, lui è nato nel…
A.B.: ’61.
P.L.: ’61.
A.B.: Dicembre ’61. Insomma è rimasta incinta e si è sposata.
P.L.: Ma però allora abitava, quando s’è sposata abitava in casa del babbo di lui. A…
A.B.: Del babbo di lui.
P.L.: A Casellina.
A.B.: Dove abitava anche il Salvatore Vinci.
P.L.: No semmai lui è stato, questo Salvatore Vinci era andato a dormire oppure a… non lo so…
A.B.: A fare che cosa lo sa solo lui?
P.L.: A Lastra a Signa. Perchè prima il babbo di Mele avevano la casa in una bottega poi la casa dov’è tornato Stefano e mia sorella era di proprietà di loro, che il babbo l’aveva comprata.
A.B.: Ho capito. Senta, lei non ha conosciuto nessuno di questi altri signori.
P.L.: No, no. no.
A.B.: Non li conosce per niente.
P.L.: Assolutamente no.
A.B.: Va bene. Grazie.
Presidente: Avvocato Fioravanti prego.
Avvocato Fioravanti: Senta signor Locci, lei aveva mai conosciuto, essendo sardo, quand’è venuto in continente lei?
P.L.: Io? Aveo diciott’anni. No a Firenze ma in provincia di Grosseto
A.F.: Ecco senta ma lei avendo la sorella moglie di Stefano Mele, sua sorella era moglie di Stefano Mele, no? La Barbara Locci
P.L.: Si
A.F.: Ha saputo che è avvenuto un fatto in Sardegna per la morte della moglie di Salvatore Vinci?
P.L.: No.
A.F.: Barbarina. Non ha mai sentito parlare di Barbarina?
P.L.: Questo non lo so.
A.F.: Non lo sa. Ha sentito mai parlare di tribunali familiari in Sardegna? Lei è un sardo, vero?
P.L.: Eh io da ragazzo sono venuto in Toscana, questo non lo conoscevo e non l’ho mai conosciuto.
A.F.: Ecco ma in Sardegna quando una donna tradisce il marito è un disonore per la famiglia?
P.L.: Ma quello mi pare che è dappertutto oggigiorno.
A.F.: No, dappertutto va bene, dico, ma in Sardegna…
P.L.: La moglie tradisce il marito oppure il marito…
A.F.: Si, si la moglie tradisce il marito e il marito la moglie, no, dico ma in Sardegna si verificano a volte questi tribunali familiari dove puniscono la moglie che tradisce il marito?
P.L.: Ai tempi miei no. Ora succede dappertutto quello che succede… in tutto il mondo, ecco.
A.F.: Ah, e senta una cosa, lei era a conoscenza che sua sorella tradiva Stefano Mele?
P.L.: Mah, o uno o l’altro.. Si, se gli piaceva a lei?!
A.F.: Come “uno o l’altro…”
P.L.: Sì. Il fatto che gli piaceva a lei… non devo farmi confessione io.
A.F.: No, no io ho detto se lei era a conoscenza, non ho detto se gli piaceva o meno. Se lo faceva gli piaceva…
P.L.: Io a conoscenza ne ero poco, come conoscenza, insomma, l’avrò conosciuto un anno prima.
A.F.: Ma non vi siete riuniti mai in famiglia per discutere questo fatto?
P.L.: Mah, c’era la mamma allora che ci pensava. Noi pensavamo a lavorare.
A.F.: Chi comandava in casa vostra la mamma o il babbo?
P.L.: La mamma. Era vedova la mamma.
A.F.: Quindi la mamma tutelava l’onore della propria figlia?
P.L.: Quando sono… insomma… era vedova da quando avevo diciott’anni la mamma.
A.F.: Ah, quindi comandava anche perchè era vedova
P.L.: M’ha domandato se quando era vedova da.. la mamma del babbo
A.F.: Ecco ma vi siete riuniti mai in famiglia, lei era più anziano o più piccolo della Barbara?
P.L.: Più giovane vuol dire?
A.F.: Più giovane?
P.L.: Lui era più anziano, abbastanza
A.F.: Chi lui?
P.L.: Si.
A.F.: Chi lui? Stefano.
P.L.: Stefano. Credo che ci correva almeno dodici anni.
A.F.: Lei, lei Locci Pietro, Pierino, Pietrino, è più giovane della Barbara o più vecchio?
P.L.: Io so’ più maggiore. Siamo cinque fratelli che sono maggiore.
A.F.: Ecco, io ritorno sulla domanda visto che… vi siete mai riuniti in famiglia per discutere la situazione che si era creata nella famiglia di Stefano Mele con Locci Barbara che andava con vari uomini?
P.L.: Mah, questo, discuteva perchè Barbara è rimasta con mia mamma a un appartamento proprio alla Romola e noi eravamo a fa’ i contadino, prima Giovanni, Vincenzo ed io, poi ci siamo divisi ognuno è andato per suo lavoro, ecco. Cioè la famiglia, perchè io avevo figlioli, lui l’aveva soltanto Vincenzo che non ce ne aveva di figlioli, ecco, cosicchè lui è rimasto un po’ con la mamma può darsi che sappia qualcosa più lui che io.
Presidente: Quindi insomma di questi argomenti non parlava. Ci pensava la mamma.
P.M.: Fra l’altro sono argomenti che nel nostro processo sono un po’ marginali.
A.F.: Eh no invece, non sono marginali caro Pubblico Ministero.
P.M.: Mi dispiace che non ho capito come lei
A.F.: Ecco, ecco, allora è bene stare zitti quando uno non ha ha capito.
P.M.: No, no io non ho capito ma parlo.
A.F.: E io volevo continuare a chiedere invece qualcosa su questo punto.
Presidente: Avanti avvocato.
A.F.: Preferisco che il Pubblico Ministero non mi disturbi però.
Presidente: Avvocato, il teste ha detto che nulla sapeva delle relazioni extra-coniugali
A.F.: Ecco, ma ha sentito mai parlare quando lei stava qui in continente e nella zona di Scandicci o La Romola, di tribunale familiare?
P.M.: E corte d’Appello anche?
A.F.: No, Corti di Appello li riserviamo agli altri magistrati che sono di Corte di Appello, di tribunali, qui siamo in un tribunale, se ha sentito mai parlare di tribunale familiare.
P.L.: No, io no.
A.F.: No, quindi dalla mamma che la Locci Barbara stava…
P.L.: Niente so.
P.M.: Forse era pretura era monocratico.
Presidente: Basta!
A.F.: Si era diritto del lavoro.
Presidente: Comunque non ne ha sentito parlare?
P.L.: No.
Presidente: Non commentiamo, non commentiamo.
A.F.: Lei conosceva qualcuno degli uomini che andavano con sua sorella?
P.L.: No.
A.F.: Conosceva Salvatore Vinci?
P.L.: Salvatore Vinci, eh io non l’ho visto mai quello lì.
A.F.: Non l’ha visto mai ma il nome l’ha sentito?
P.L.: L’ho sentito.
A.F.: Di chi era la casa dove stavano Locci Barbara e Stefano Mele?
P.L.: Di Mele.
A.F.: Era di Mele?
P.L.: Si.
A.F.: Non era per caso prima di Salvatore Vinci?
P.L.: No, non lo so.
A.F.: Conosceva invece Francesco Vinci?
P.L.: Io conoscevo soltanto questo che abitava lì perchè c’ero stato una volta mi pare che l’avevo portato della robba, poi ho visto ho detto chi è questo qui? Ecco, sicchè ho chiesto chi era e mi hanno detto che era il Vinci. E Basta.
A.F.: Ma Gli ha detto che era il Vinci o Francesco Vinci?
P.L.: Eh io non glielo posso dire il nome, quale era e quale non era.
A.F.: Conosceva anche gli amici di Francesco Vinci lei?
P.L.: No, no.
A.F.: Erano sardi, un certo Vargiu.
P.L.: No.
A.F.: Lo sa che è morto Francesco Vinci?
P.L.: Mah, non lo so io.
A.F.: Non lo sa eh? Non li legge i giornali lei?
P.L.: E io ho poco tempo di leggere…
A.F.: Ecco, è morto insieme a Vargiu, nell’agosto, quasi un anno fa.
P.L.: Eh, questo non lo so. Se non l’ho conosciuto non c’è niente da fare.
A.F.: La ringrazio.
P.L.: Prego.
Presidente: Altre domande signori?
P.M.: Nessuna il P.M. Presidente.
Presidente: Avvocato Colao ma lei le deve fare al momento… È!
Avvocato Colao: Scusi, prego, il bambino Natalino Mele, dopo che ci fu il duplice omicidio con chi andò a stare?
P.L.: È andato da i’ nonno e poi l’ha preso la sorella che non aveva figli che abitava verso il Galluzzo, lì e poi l’hanno messo nello istituto
A.C.: E con lei è mai stato?
P.L.: No, no, con me no.
A.C.: Ma lei non gli domandò nulla al bambino?
P.L.: Come non gli si domandava?!? Hai voglia! Ma lui non sapeva spiegare perchè un bambino piccolo. Poi non se n’è accorto nemmeno, dice.
A.C.: Ma riguardo a questo zio Pietro, lei domandò al bambino chi era lo zio Pietro? In quei giorni si parlava che il bambino era stato portato da uno zio Pietro.
P.L.: Ma lui…
A.C.: Lei gli domandò chi era lo zio Pietro?
P.L.: A me?
A.C.: Lei domandò al bambino, Natalino Mele, chi era lo zio Pietro?
P.L.: Hai voglia! Eravamo in buoni rapporti quando era a i’ coso, a i’ collegio, quand’era dalla sorella, dopo di chè il bambino…
A.C.: Allora scusate, voi domandaste al bambino Natalino Mele chi lo aveva accompagnato presso questa abitazione?
P.L.: Si, ora io, questo non ricordo perchè è tanto tempo che è passato, l’ho domandato o no, dopo di chè eravamo tutti e tre fratelli che siamo andati quando abbiamo sentito questo che era accaduto. Ecco.
A.C.: Però parlò di un certo Pietro
P.L.: Pietro sono anch’io, io so’ Pietrino, non lo so io… E chi lo sa con chi… Quale..
A.C.: Grazie. Non ho altre domande Presidente.
Presidente: Lui non era comunque…
Avvocato Fioravanti: Signor Presidente, no, mi ha rimesso in corsa per fare una domanda.
Presidente: Prego.
A.F.: Ecco, chi era lo zio Pietro secondo lei?
P.L.: Mah, secondo me ero io.
Presidente: (Ride)
P.L.: Bisogna vedere se c’era altri Pietri che conosceva lui…
A.F.: Che si chiamavano Locci?
P.L.: Eh certo!
A.F.: C’erano altri Pietro che si chiamavano Locci?
P.L.: No, guardi, il cognome è Locci, Pietrino è il nome.
A.F.: Si, no, no, dicevo questo, Pietrino, ce n’erano altri di Pietrino Locci? All’infuori di lei?
P.L.: Io a quelli che conosco no.
A.F.: Si chiamavano tutti con diverso nome. Si va bene, ma non era Locci. Io ho sentito prima suo nipote che diceva che lo zio Pietro era Locci, era lo zio, era il fratello della mamma
P.L.: Eh, Locci, Locci, il cognome è Locci.
A.F.: L’ha ripetuto suo nipote ora. Poco prima di lei.
P.L.: Certo che io mi chiamo Locci! È e Pietrino sono io.
Presidente: (sorridendo) Comunque quella notte lei non c’era sul luogo dell’omicidio.
P.L.: Non credo.
A.F.: Non crede. Non crede.
P.L.: Non vorrei…
P.M.: Abbiamo un assassino in aula Presidente!
Presidente: Tutto è possibile al mondo, eh… Va bene, altre domande? Prego?
P.M.: Nessuna il P.M.:
Presidente: Può andare.
P.L.: Posso andare?
Presidente: Si, grazie, Buongiorno.
P.L.: Buongiorno.
8 Luglio 1994 26° udienza processo Pietro Pacciani

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