15 Giugno 1994, 21° udienza, processo, Pietro Pacciani,

Rolando Nesi, Carla Marretti, Pasquale Massoli, Carla Rossi, Giuseppe Daidone, Giuseppe Pizza, Enrico Colagiacomo, Pietro Pacciani, Ruggero Perugini

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Presidente: State comodi, l’udienza è aperta, entrambi i difensori, perfetto, bene signor Pubblico Ministero prego.
P.M.: Presidente innanzitutto volevo riparlare un attimo di quell’istanza che avevo fatto alla Corte la scorsa udienza perché fossero sentiti quei testi indicati dal signor Nesi come presenti con lui quella sera della domenica relativa al giorno prima del fatto di Scopeti, testi che sono stati identificati dalla Polizia giudiziaria, i nomi furono forniti alla Corte la volta scorsa, sono anche presenti in aula oggi qua al bunker, se la Corte ritiene possono essere sentiti, io ho comunque una serie di testi, gli ufficiali di Polizia giudiziaria, per continuare la parte relativa all’attività concernente le indagini, in particolare le perquisizioni. Quindi l’istanza che avevo già fatto relativa all’ammissione di questi testi che se saranno ammessi sono presenti…
Presidente: Ecco allora ripetiamo i loro nomi per favore…
P.M.: I nomi erano…
Presidente: O completiamoli se fossero stati…
P.M.: Nesi Rolando che non… almeno per quello che ci disse, non è un parente ma un omonimo e la moglie Marretti Carla, che sarebbero le persone che erano, se non ricordo male il discorso che ci fece il Nesi, in macchina con lui insieme ai figli, poi c’era un’altra coppia che invece, se non ricordo male sempre, uscì a Certosa, proprio il punto dove poi…
Presidente: Anche loro sono presenti e indotti come testi?
P.M.: Sono stati convocati per stamani, da quel che mi è stato detto sono presenti stamani.
Presidente: Benissimo.
P.M.: Tutti e quattro.
Presidente: Signori su questa richiesta?
A.B.: Su questa richiesta io mi oppongo formalmente, comunque la Corte deciderà, è mi permetto di produrre documento…
Presidente: Avvocato, era anche nel vostro interesse controllare che…
A.B.: Va be’ non ci son problemi Presidente, va bene, non ci sono problemi. Nesi Rolando…
Presidente: lei mantiene l’opposizione?
A.B.: No, no, no non mantengo l’opposizione, Presidente, produrrei la documentazione relativa a quella ordinanza numero 35 dell’Anas che ho avuto in copia.
Presidente: Benissimo. Pubblico Ministero…
P.M.: La Polizia stradale ancora non ha risposto per scritto all’ordinanza della Corte…
Presidente: Signori avvocati di parte civile sulla questione dell’ammissione di testi avete…
A.S.F.: Per me niente Presidente è indifferente.
A.C.: Ci associamo riguardo al P.M.
Presidente: Sulla produzione dell’ordinanza ANAS non avete nulla da eccepire?
A.S.F.: Nessun problema.
Presidente: L’avete vista?
A.B.: No magari se se ne può fare una copia…
Presidente: Certamente, ne facciamo una copia, grazie Antonio. Beh allora a questo punto la Corte, relativamente ai testi indotti dal Pubblico Ministero, ovviamente li ritiene ammissibili e rilevanti, ovviamente non potevano essere dedotti prima come appare ben chiaro, quindi li ammettiamo e signor Pubblico Ministero ne introduca…
P.M.: Si Presidente, se c’è Nesi Rolando.
Presidente: Signor Nesi Rolando, buongiorno, prego si accomodi, consente la ripresa televisiva?
R.N.: No
Presidente: Allora, come al solito, non potete inquadrarlo se non in quelle maniere solite, vuole leggere per cortesia?
R.N.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e non a nascondere nulla di quanto a mia conoscenza.
Presidente: Vuol dare le sue generalità signor Nesi per cortesia?
R.N.: Si, Nesi Rolando, nato xx xxxxxxx 19xx a Xxx Xxxxxxx.
Presidente: E dove risiede?
R.N.: Attualmente risiedo a Guardia Piemontese provincia di Cosenza.
Presidente: Ah, senta signor Nesi lei è parente del Nesi Lorenzo?
R.N.: No.
Presidente: E’ una pura omonimia.
R.N.: Si.
Presidente: Solo questo, allora risponda per cortesia alle domande che le faranno il Pubblico Ministero e poi gli avvocati, prego.
P.M.: La prima domanda è questa: lei conosce però Nesi Lorenzo?
R.N.: Si.
P.M.: Nel 1985 lei… ha detto ora abita a Guardia Piemontese ma in quell’epoca…
R.N.: Abitavo a San Casciano si.
P.M.: Abitava a San Casciano. Ricorda di essere stato a fare una gita con il signor Nesi Lorenzo e la sua famiglia?
R.N.: Si.
P.M.: Ricorda di averla fatta la domenica…
R.N.: Si.
P.M.: Doveva essere il 9 settembre…
R.N.: Si.
A.B.: Scusi la domanda, mi perdoni.
P.M.: Ricorda di aver fatto una gita? Risposta: Si. Ricorda se era una domenica? Risposta ci ha detto si. La data la possiamo omettere la ricordo io soltanto per me, ricorda dove andaste?
R.N.: Si siamo andati da un altro nostro amico che ci aveva invitato a Madonna dei Fornelli, mi pare grosso modo, e si passò una giornata insieme…
P.M.: Ricorda come si chiamava questo amico?
R.N.: Si tra l’altro… è Massoli Pasquale.
P.M.: Ecco, andaste a fare questa gita dalle parti mi scusi ha detto?
R.N.: Madonna dei Fornelli.
P.M.: Siamo dalle parti di Roncobilaccio?
R.N.: Fra Firenze e Bologna, Roncobilaccio è l’uscita, mi pare.
P.M.: Dove questo signore aveva una casa o qualcosa?
R.N.: Si ci ha tutt’ora una casa, ci aveva invitato…
P.M.: Ricorda lei con quale mezzo andò a fare questa gita?
R.N.: Si siamo andati con la macchina del Nesi.
P.M.: Quindi lei era in macchina con il Nesi?
R.N.: Si.
P.M.: C’era anche sua moglie?
R.N.: C’era mia moglie e un bambino che aveva all’epoca circa 4 anni, ora non mi ricordo esattamente, 4 anni e mezzo per l’esattezza.
P.M.: Ho capito, ricorda la serata di questa gita? Il ritorno? Lei ha detto abitava a San Casciano…
R.N.: Si, si, si…
P.M.: Quindi da questo posto, vicino Roncobilaccio, a San Casciano come tornò?
R.N.: Siamo tornati come siamo arrivati col Nesi e poi siamo tornati a San Casciano praticamente.
P.M.: Con la macchina del Lorenzo Nesi, ci vuole per cortesia, se lo ricorda, raccontare la strada che avete fatto e se li ricorda grosso modo gli orari del rientro? Da Roncobilaccio a San Casciano.
R.N.: Si dunque partimmo da Roncobil… da Madonna dei Fornelli grosso modo dopo cena ma non tardi perché avevamo i bambini piccoli quindi… Si partì dalle otto e mezzo circa… le nove da Roncobilaccio quindi…
P.M.: lei era in macchina con Nesi Lorenzo?
R.N.: Ero in macchina con Nesi Lorenzo si.
P.M.: Prego.
R.N.: Si, quindi siamo rientrati su e si passò appunto da questa strada degli Scopeti e basta, poi mi accompagnò a casa e poi…
P.M.: Ricorda l’orario in cui tornaste a casa?
R.N.: L’orario, grosso modo, francamente non me lo ricordo esattamente ma grosso modo dalle dieci alle dieci e mezzo perché l’orario è quello, si venne via subito dopo una piccola cena e quindi non era molto presto ma nemmeno troppo tardi, un’ora, un’ora e mezzo di viaggio, posso presumere sia stato dalle nove e mezzo alle dieci e mezzo, ecco.
P.M.: Lei ricorda questa strada del rientro se faceste un pezzo di autostrada prima?
R.N.: Si fece l’autostrada Roncobilaccio/Certosa.
P.M.: Ecco e da Certosa, lei ricorda, avete preso la strada degli Scopeti?
R.N.: Si.
P.M.: Ricorda il motivo per cui prendeste questa strada o no?
R.N.: No non lo ricordo, me lo ricordo perché dopo tutto quello che è successo ovviamente i giorni successivi dissi:  – guarda dove siamo passati proprio anche noi – ecco questo motivo.
P.M.: Lei…
R.N.: Per cui lo ricordo dopo dieci anni insomma ovviamente.
P.M.: Ricorda questo episodio perché nei giorni successivi lei disse a se stesso…
R.N.: In casa, in famiglia, con amici, a Firenze…
P.M.: O comunque in casa a sua moglie – guarda ieri sera siamo passati di lì –
R.N.: Certo.
P.M.: Il tratto di strada Scopeti che faceste quella sera, dato che lei poi ha ricordato con sua moglie, se non ho capito male…
R.N.: Si mia moglie…
P.M.: …di esser passato di lì le ricordò qualcosa? Avevate incontrato qualcuno? Qualche macchina? Qualcosa… Qualcuno che lei conosceva?
R.N.: Francamente non ricordo nulla perché tra l’altro non guidando l’auto ero più rilassato e quindi non pensavo ad altro, pensavo a tornare a casa…
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Signori avvocati di parte civile?
A.S.: No Presidente.
A.P.: Nessuna domanda.
Presidente: Signori avvocati difensori?
A.B.: Senta questa persona che lei conosceva, questo signore che stava… che aveva questa casa a Ronco… a Madonna dei Fornelli, la conosceva da parecchio tempo lei?
R.N.: Si, praticamente siamo nati insieme.
A.B.: Ecco quindi era andato altre volte a trovarlo?
R.N.: Siamo stati altre volte o precedentemente o successivamente, insomma nell’arco di quarant’anni di amicizia ovviamente…
A.B.: Siete stati parecchie volte in quella casa?
R.N.: Perlomeno tre o quattro volte.
A.B.: Tre o quattro volte…
R.N.: Grosso modo avvocato.
A.B.: Sempre di domenica in genere?
R.N.: Beh di solito si va nelle giornate… oppure fine anno…
A.B.: Senta quel giorno…
R.N.: Però ripeto non voglio dirle assolutamente… non è che so esattamente quante volte, se era di domenica…
A.B.: Certo, certo, senta e avete mangiato lì quel giorno?
R.N.: Si, dalla mattina alla sera.
A.B.: Quindi avete cenato anche lì e poi siete venuti via.
R.N.: Si.
A.B.: Avete cenato e siete venuti via, senta… sempre da lui?
R.N.: Bah… e… la cena credo di no perché ovviamente eravamo ospiti dalla signora e quindi già era molto se eravamo rimasti a pranzo lì… mi sembra, mi pare però non ne sono certo al 100% che ci si sia fermati a mangiare in un ristorante lì della zona.
A.B.: Senta, il bambino quanti anni aveva?
R.N.: Il mio? E’ dell’81 quindi quattro anni e mezzo.
A.B.: Quindi la sera bisognava far presto per portarlo a casa a dormire?
R.N.: Infatti sto dicendo…
A.B.: A che ora andava a letto il bambino?
R.N.: Mah io francamente…
Presidente: Forse la mamma…
R.N.: Essendo stati fuori una giornata…
A.B.: Pressappoco, si ma presto no? Bisognava tornare a casa presto?
R.N.: Avvocato non eravamo certo a casa nostra e quindi un po’ di sacrificio quella serata comunque doveva esser fatto, ripeto che grosso modo l’ora del rientro in casa sia andata verso dalle dieci alle dieci e mezzo.
A.B.: Ho capito, grazie nessun’altra domanda.
R.N.: Prego.
A.F.: Avvocato Fioravanti chiede al signor Nesi Rolando: ha un’auto lei?
R.N.: Si.
A.F.: Aveva un’auto a quell’epoca?
R.N.: Mah ehee… si ma non mi ricordo onestamente, comunque…
A.F.: Non si ricorda se aveva un’auto allora?
R.N.: Mi ricordo di aver avuto un’auto.
A.F.: Ecco, quanto tempo è che lei abitava in quella zona di San Casciano?
R.N.: Sono nato lì, quindi da sempre.
A.F.: Conosceva bene la strada degli Scopeti?
R.N.: Beh direi di si.
A.F.: Ecco, uscito dall’autostrada Certosa…
R.N.: Si.
A.F.: Quale strada avete fatto per imboccare via degli Scopeti?
R.N.: Dalla Certosa s’è preso per Tavarnuzze e poi successivamente proseguendo sulla Via Cassia al bivio degli Scopeti, quindi dove c’è scritto Scopeti s’è preso a destra salendo su per poi andare verso San Casciano Val di Pesa, quindi S. Andrea in Percussina, Spedaletto, la strada è quella…
Presidente: San Casciano.
R.N.: San Casciano.
A.F.: Ecco, quando siete partiti da Roncobilaccio…
R.N.: Si.
A.F.: lei ha detto che era verso le nove dopocena.
R.N.: Grosso modo si avvocato, io purtroppo l’orario…
A.F.: Avete trovato traffico sull’autostrada?
R.N.: Non me lo ricordo, non me lo ricordo, francamente non me lo posso ricordare.
A.F.: ma lei non riteneva fosse più comodo dalla superstrada Siena e salita San Casciano invece che gli Scopeti?
R.N.: Io potevo ritenerlo se avessi guidato io ma siccome io ero solo un passeggero a bordo… non posso ricordarmi se era più giusto ritenere che era valido passare da una parte o dall’altra, lo doveva decidere il guidatore insomma.
A.F.: Senta una cosa, che auto aveva il Nesi?
R.N.: Non me lo ricordo avvocato, mi creda…
A.F.: Auto grossa o piccola?
R.N.: Mah un’auto piccola di media cilindrata, non me lo ricordo, onestamente non me lo ricordo.
A.F.: Ecco, all’uscita della strada degli Scopeti…
R.N.: Si.
A.F.: Si imbocca la strada che viene da Chiesanuova…
R.N.: Si.
A.F.: Verso San Casciano…
R.N.: Si.
A.F.: Lei si è accorto che il Nesi ha avuto qualche espressione, ha fatto qualche espressione, il suo omonimo Nesi…
R.N.: Mah sinceramente i ricordi sono molto lontani quindi onestamente non mi ricordo.
A.F.: Grazie.
Presidente: Quindi signor Nesi…
R.N.: Dica.
Presidente: Lei non è in grado di dire, quindi né di confermare né di escludere che quel tratto di superstrada, che l’ingresso della superstrada quella sera fosse chiuso?
R.N.: Io non me lo ricordo, mi creda…
Presidente: Quindi non lo può né affermare…
R.N.: Mi ricordo comunque che siamo passati dagli Scopeti, su questo sono certo al 100%.
Presidente: Non ho altre domande.
P.M.: Nemmeno il P.M., grazie.
Presidente: Possiamo licenziare il teste?
A.F.: Scusi, scusi signor Presidente…
Presidente: Prego avvocato.
A.F.: Mhmm, quella sera, quel giorno che giorno era?
R.N.: Non ho capito.
A.F.: Che giorno era?
R.N.: Che giorno era? Domenica.
A.F.: Domenica?
R.N.: Domenica…
A.F.: Una domenica di settembre?
R.N.: La seconda domenica di settembre si ma io ricordo più che altro il fatto che successivamente, il giorno dopo, è venuto fuori questa storia e quindi è memorizzato non tanto per il numero del mese quanto per tutto quello che è accaduto il giorno dopo.
A.F.: A che ora l’ha saputo il giorno dopo di questa storia lei?
R.N.: Non me lo ricordo, mi pare nel tardo pomeriggio, addirittura il martedì insomma…
A.F.: Grazie.
Presidente: Può andare il teste vero? Grazie signor Nesi, buongiorno, può andare.
Presidente: Chi sentiamo signor Pubblico Ministero?
P.M.: Sentiamo la signora Marretti Carla.
Presidente: La signora Marretti Carla, signora prego, si accomodi, buongiorno signora si accomodi prego, consente la ripresa televisiva?
C.M.: No, se possibile no.
Presidente: E quindi non inquadrate la signora, vuol dare le sue generalità signora?
C.M.: Io sono nata a San Casciano il xx.xx del ’xx.
Presidente: Risiede?
C.M.: A San Casciano.
Presidente: Vuole leggere quella formula per cortesia?
C.M.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Benissimo, vuole rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero e poi a quelle dei difensori?
C.M.: Si.
Presidente: Prego.
P.M.: Signora mi scusi lei nel settembre ’85 dove abitava?
C.M.: A San Casciano.
P.M.: Lei conosce Nesi Lorenzo?
C.M.: Io lo conosco ma non molto bene.
P.M.: E’ mai stata con la sua famiglia, cioè con suo marito, all’epoca e col Nesi Lorenzo e la famiglia di Nesi Lorenzo a fare visite in campagna ad amici?
C.M.: Si.
P.M.: Ricorda una di queste gite in località Madonna dei Fornelli?
C.M.: Si.
P.M.: La sa localizzare nel tempo nel 1985 se c’è stata?
C.M.: Si fu una domenica.
P.M.: Ricorda quale domenica?
C.M.: L’8 settembre.
P.M.: la domenica… Come mai lo ricorda?
C.M.: Lo ricordo perché andammo lassù da questi nostri amici e niente… fu… fu…
P.M.: Questi amici chi erano signora scusi?
C.M.: Erano Massoli Pasquale e Rossi Carla.
P.M.: Lei in macchina con chi era?
C.M.: Io ero in macchina con il signor Nesi…
P.M.: Lorenzo?
C.M.: Si Lorenz che…
P.M.: E suo marito.
C.M.: E mio marito.
Presidente: Che è il teste precedente.
C.M.: Passò lui a prenderci la mattina a casa nostra.
P.M.: E la sera vi riaccompagnò lui?
C.M.: Si a casa.
P.M.: Senta a noi interessa un attimo, se lei lo ricorda, il viaggio di ritorno quella sera, lo ricorda?
C.M.: Non molto bene per l’esattezza.
P.M.: lei era in macchina del Nesi Lorenzo?
C.M.: Si io ero dietro.
P.M.: Con i bambini, con l’altra signora…
C.M.: No con il mio bambino.
P.M.: Col suo bambino. Non ricorda a che ora siete tornati? A che ora siete partiti da Madonna dei Fornelli grosso modo?
C.M.: Dunque a che ora siamo partiti non lo ricordo.
P.M.: A che ore siete tornati a casa?
C.M.: Eh l’ora… saranno state le nove e mezzo/le dieci.
P.M.: Un’ora di questo tipo, come mai pensa ad un orario di questo tipo?
C.M.: Perché da Madonna dei Fornelli siamo partiti sul tardi, mi ricordo che era abbastanza buio…
P.M.: Già alla partenza era abbastanza buio.
C.M.: Beh ora non lo ricordo bene.
P.M.: Comunque tornaste a buio, ricorda se faceste l’autostrada da Madonna dei Fornelli a Firenze?
C.M.: Non lo saprei dire.
P.M.: Il ritorno verso casa? Se passaste da Certosa?
C.M.: Nemmeno questo.
P.M.: Non ricorda. E l’ultimo tratto verso San Casciano ricorda da dov’è passata? Se passaste dalla strada degli Scopeti lo ricorda?
C.M.: Penso di si.
P.M.: Come mai, se lo ricorda…
C.M.: Perché noi che abitiamo a San Casciano passiamo molto spesso dagli Scopeti perché è più breve per andare a casa.
P.M.: Ecco ma dopo nei giorni successivi seppe che lì era avvenuto…
C.M.: Si infatti dopo nei giorni successivi, saputo di questo che era successo, con mio marito dicemmo: guarda siamo passati proprio di lì.
P.M.: Io non ho altre domande grazie
Presidente: Signori avvocati di parte civile?
A.P.: Niente grazie.
Presidente: Signori avvocati della difesa.
A.B.: Signora che macchina era quella con la quale vi siete recati da questi suoi amici?
C.M.: La macchina con cui siamo andati mi sembra fosse stata una Ritmo bianca.
A.B.: Questa Ritmo bianca di chi era?
C.M.: Del signor Nesi… non mi ricordo il nome.
A.B.: Siete andati, vi ha preso lui…
C.M.: Si la mattina è passato, siamo andati con lui e poi ci ha riaccompagnato a casa la sera.
A.B.: Vi ha riaccompagnato lui a casa la sera?
C.M.: Si.
A.B.: Ecco, lei era con suo marito, con…
C.M.: E con il mio bambino.
A.B.: Con il suo bambino e c’erano altra gente oltre lei?
C.M.: Mi sembra che ci fosse stata in macchina la moglie del signor Nesi.
A.B.: E nessun’altro?
C.M.: Ma non sono sicura.
A.B.: La moglie e poi nessun’altro?
C.M.: No.
A.B.: Ecco senta signora… benissimo e ci eravate stati qualche altra volta anche da questi signori?
C.M.: Da Massoli Pasquale?
A.B.: Si.
C.M.: Si qualche altra volta.
A.B.: Senta signora e eravate andati con la vostra macchina o con la macchina degli altri amici?
C.M.: Le altre volte con la nostra macchina.
A.B.: le altre volte con la vostra macchina.
C.M.: Si.
A.B.: Questa volta invece con la macchina del signor… La ringrazio.
C.M.: Non so per quale motivo non…
A.B.: Si certo io lo so, grazie.
Presidente: Prego avvocato Fioravanti.
A.F.: Signora lei come conosceva il Nesi Lorenzo?
C.M.: Io non lo conoscevo per niente infatti era se non la prima volta che lo vedevo perché non lo conoscevo.
A.F.: Ecco senta signora, lei dice che non ricorda se siete venuti in autostrada da Roncobilaccio alla Certosa…
C.M.: No.
A.F.: Ecco come… ma si ricorda perché invece di andare sulla superstrada siete andati per Tavarnuzze?
C.M.: L’ho detto prima.
A.F.: O se siete andati per Tavarnuzze.
C.M.: Perché è più breve per noi, per noi che abitiamo a San Casciano è più breve passare da gli Scopeti, noi li chiamiamo gli Scopeti quella strada, è più breve.
A.F.: Ma lei che zona abita di San Casciano? Abitava?
C.M.: Io abito a San Casciano.
A.F.: San Casciano… che zona? San Casciano…
C.M.: San Casciano zona Decimo.
A.F.: Scollinato? Dopo la Fiat?
C.M.: Ehmm… vicino, si, è una zona un po’ fuori.
A.F.: Quindi proprio all’imbocco… cioè all’uscita della strada che viene dalla superstrada?
C.M.: No un po’ dopo, cioè io abito a San Casciano però a un chilometro e mezzo dal paese, abito un attimino fuori dal paese.
A.F.: Si ma verso Chiesanuova?
C.M.: Nooo.
A.F.: Ecco lei sa che da Chiesanuova a San Casciano sono tre chilometri e otto?
C.M.: Si.
A.F.: Quasi quattro chilometri.
C.M.: Si.
A.F.: Mentre tutta la strada che viene dalla superstrada sono quattro chilometri.
C.M.: Questo non glielo so dire se sono quattro chilometri…
A.F.: Lei mi ha detto che è la strada più breve quella degli Scopeti per arrivare a San Casciano…
C.M.: Venendo da Firenze si.
A.F.: Da quale zona di Firenze signora? Se lei viene da Firenze-Scandicci si…
C.M.: Mah senta noi… noi quella strada degli Scopeti la facevamo molto spesso perché se dobbiamo andare a Firenze evitiamo di passare dalla superstrada e passiamo dagli Scopeti, passiamo sempre da lì, molto spesso.
A.F.: Ecco, arrivando all’uscita della Certosa, se siete usciti da quella strada lì, lei per andare agli Scopeti deve fare una…
A.F.: Se siete usciti da quella strada lì lei per andare agli Scopeti deve fare una…
C.M.: Siamo passati dal Galluzzo, da Tavarnuzze e poi abbiamo preso dal ponte in su per gli Scopeti.
A.F.: Siete passati da Galluzzo?
C.M.: Io… quella sera non me lo ricordo se siamo passati dal Galluzzo…
Presidente: Signora lei, capito, non deve pensare… lei deve ricostruire quella sera, se lei poi è abituata a passare dal Galluzzo questo è un altro discorso. Quella sera ricorda da dove siete passati?
C.M.: Se siamo passati
Presidente: Se siete passati dall’autostrada e usciti a Certosa…
C.M.: Eh senz’altro, per andare agli Scopeti si.
Presidente: Lei non deve dire quello che fa usualmente o che era abituata, se quella sera ricorda o se non lo ricorda…
A.F.: Lei quindi venendo dal Galluzzo, come ha detto, ha detto venendo dal Galluzzo…
Presidente: Venendo dal Galluzzo usualmente avvocato.
P.M.: No eheee avvocato via facciamo le cose in modo…
Presidente: Io l’ho richiamata.
A.F.: Sta dicendo questo, io mi sono…
Presidente: Avvocato via…
P.M.: Siamo tutti in grado di capire
Presidente: Lei… Pubblico Ministero per favore.
A.F.: Ad eccezione di me.
Presidente: Sta dicendo semplicemente che normalmente venendo da Firenze si passa per il Galluzzo, io invece ho invitato la signora a ricordare quella sera…
C.M.: Ho capito.
P.M.: La signora ci ha già spiegato perché ricorda…
A.F.: Ma la signora spiegherà… sta spiegando a me perché io non ho capito niente ancora quindi…
Presidente: Abbiamo capito benissimo.
A.F.: Forse sono duro di testa, stava spiegando a me non al Pubblico Ministero che ha capito. Ecco signora lei mi deve dire preciso, quando porta a dormire suo figlio la sera? In genere?
Presidente: Signori per favore fate silenzio, non voglio sentire brusii. Signora la domanda la può sorprendere ma è una domanda che l’avvocato fa per motivi che evidentemente ritiene validi.
C.M.: Allora adesso che ha tredici anni…
A.F.: No, no
Presidente: No signora.
A.F.: A quattro anni e mezzo signora.
C.M.: A quattro anni e mezzo andava presto a dormire, alle dieci, forse quella sera dormiva, dormiva in macchina con me.
A.F.: Ecco quando siete partiti da Roncobilaccio, da quel vostro amico, lei ha detto che era buio…
C.M.: Senz’altro sarà stato quasi buio, non mi posso ricordare esattamente.
A.F.: Grazie.
Presidente: Altre domande signori?
P.M.: Nessuna il P.M. grazie.
Presidente: Possiamo licenziare la teste, può andare signora.
C.M.: Grazie.
Presidente: Lei però non ricorda che la superstrada fosse chiusa?
C.M.: No.
Presidente: Non è in grado di ricordare. No, va bene, non è in grado di ricordarlo, buongiorno signora.

Presidente: Sentiamo allora un altro teste.
P.M.: Massoli Pasquale.
Presidente: Massoli Pasquale, silenzio. Buongiorno si accomodi prego, signor Massòli o Massoli? Massoli Pasquale, buongiorno, consente la ripresa televisiva?
P.M.: Buongiorno, no.
Presidente: No, benissimo allora niente riprese televisive, fotografie eccetera, da le sue generalità signor Massoli per cortesia?
P.M.: Si, nato xx.xx.xx a San Casciano Val di Pesa, residente a Firenze, agente di commercio.
Presidente: Benissimo, vuol leggere quella formula per piacere?
P.M.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Vuole rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero e poi a quelle degli avvocati difensori?
P.M.: Si.
Presidente: Prego.
P.M.: Signor Massoli lei conosce Nesi Rolando e Nesi Lorenzo?
P.M.: Si.
P.M.: Li conosce entrambi?
P.M.: Si.
P.M.: Senta, ricorda se questi signori… cioè lei ha una casa o aveva una casa a Madonna dei Fornelli nell’85?
P.M.: Si, si una casa a Madonna dei Fornelli.
P.M.: Ricorda se quei due signori che le ho indicato, cioè i due signori Nesi Rolando e Lorenzo, sono mai venuti con le loro famiglie da lei?
P.M.: Si, si sono venuti.
P.M.: E’ in grado di dirci se nell’85, nel settembre, vennero da lei?
P.M.: Cioè… E’ una cosa molto lontana, son venuti da me però dovessi dire il giorno preciso… Però c’è un fatto che collega questa vicenda…
P.M.: Ce lo vuol dire qual è il fatto che collega?
P.M.: Cioè che il giorno dopo ci fu il discorso di Firenze, che successe questa cosa no?
P.M.: Di Firenze dove?
Presidente: Cosa successe? Perché sennò…
P.M.: Si, degli Scopeti no? Di queste persone…
Presidente: L’omicidio dei francesi.
P.M.: Dei francesi si, ecco. Allora collegando questa cosa qui m’è rimasto impresso che quel giorno, il giorno prima erano venuti…
P.M.: Da lei. A me interessa se lei ricorda quel giorno in che orario siete venuti via da…
P.M.: Anche quello… di solito noi quando si vien via la domenica di lassù veniamo via verso… facciamo sempre una merenda-cena quindi sarà stato le 9:00, le 8:00 non mi ricordo. Grosso modo calcolo sempre… le volte che si viene via… calcolo sempre dalle 7:00 fino alle 9:00/9:30, ecco.
P.M.: Questo è il vostro orario. Lei ricorda quale strada fate normalmente per tornare a Firenze?
P.M.: Io faccio l’autostrada…
P.M.: E poi dove esce?
P.M.: No io sto a Firenze di casa quindi esco a Firenze, cioè Firenze nord.
Presidente: Firenze nord.
P.M.: Poi io ero in macchina per conto mio con mia moglie e mia figlia…
P.M.: Quindi non andaste… andaste ognun per conto suo quella sera?
P.M.: Noi si poi invece gli altri saranno stati in macchina insieme, non so.
P.M.: Quindi non ricorda assolutamente, aldilà del fatto che quella domenica furono da voi, la strada del ritorno se lei è uscito a Certosa, se è uscito a Firenze nord…
P.M.: No io di solito…
P.M.: Abita da un’altra parte della città quindi non…
P.M.: Abito diciamo dalla parte opposta, a nord…
P.M.: Quindi normalmente non… Bene non ho altre domande, grazie.
P.M.: Bene.
Presidente: Signori avvocati di parte civile?
A.P.: Nessuna, no grazie.
Presidente: Signori avvocati della difesa.
A.B.: Senta questi signori amici suoi erano venuti altre volte da lei?
P.M.: Da me è venuto solo… l’altre volte è venuto sempre Nesi Rolando e sua moglie mentre l’altra coppia l’unica volta che son venuti da noi.
A.B.: Senta facevate sempre merenda-cena prima di andar via?
P.M.: Di solito se era un posto a 50 chilometri da Firenze si mangia sempre qualcosa prima di tornare a Firenze sennò…
A.B.: Sempre? Non ho capito, si in genere…
P.M.: Si quando siamo… di solito si, si mangia sempre qualcosa prima di veni’ via.
A.B.: Grazie, grazie.
A.F.: Avvocato Fioravanti, senta lei è amico molto del signor Nesi Rolando e della signora Marretti?
P.M.: Si di Rolando Nesi si perchè ci si conosce da quando si frequentava le scuole e quindi siamo nati nello stesso paese, quindi lui lo conosco fin da piccolo.
A.F.: Lei sa che auto ha, aveva il Nesi Rolando?
P.M.: No. Che aveva? A quei tempi?
A.F.: Si.
P.M.: No.
A.F.: Con che auto è venuto su?
P.M.: E non me lo ricordo, non mi ricordo nemmeno della mia macchina sinceramente…
Presidente: Non è il solo.
A.F.: Ecco, quante volte era venuto su con lei il Nesi Rolando?
P.M.: Anche questa è una domanda che non gli so rispondere, è venuto altre volte quello me lo ricordo perché è un amico mio… siamo amici quindi è venuto altre volte però…
A.F.: Lei ha detto prima che il signor Nesi, l’altro Nesi non il Rolando, era venuto su per la prima volta…
P.M.: Si, si perché l’ho conosciuto diciamo… L’ho conosciuto perché ci si frequen… cioè s’andava a mangiare nel solito ristorante durante le pause di lavoro sicchè ci fu una volta si disse: Ti invito in montagna, facciamo una…
A.F.: Lei ricorda che auto aveva il Nesi Roland… il Nesi… l’altro Nesi… ora mi sfugge…
P.M.: Lorenzo.
A.F.: Lorenzo, grazie.
P.M.: No, neanche quello.
A.F.: Quindi non conosce le macchine dei suoi amici?
P.M.: No e le conoscevo ma non me le ricordo più, come fo a ricordarmele… di nove/dieci anni che vuoi mi ricordi delle macchine…
A.F.: Lei sa quanti chilometri sono da Madonna dei Fornelli a Firenze?
P.M.: Da Madonna dei Fornelli a Firenze dove abito io a Firenze…
P.M.: Si dove abita lei.
P.M.: A Firenze circa… circa eh 55/60 chilometri.
A.F.: Ecco a quell’ora in cui siete partiti voi l’autostrada, in genere, domenica sera se era domenica sera, è frequentata? E’ piena?
P.M.: A volte si… anche lì mica è sempre affollata uguale, a volte l’è più a volte l’è meno, dipende se c’è le partite di calcio, se non ci sono, se c’è la gente che torna dalle… se c’è un ponte, non si sa, come fo a saperlo?
A.F.: Ecco mese di settembre, quando siete partiti c’era ancora il sole?
P.M.: …
Presidente: Non se lo ricorda?
P.M.: Tempo sembra che non sia stato… come fo a ricordarmene?
Presidente: Non se lo ricorda via.
A.F.: Grazie, grazie.
Presidente: Può escludere che quella sera i signori che erano venuti a trovarla abbiano fatto cena o uno spuntino da lei e siano invece andati a mangiare da un’altra parte?
P.M.: Eh anche questo… io so di solito si faceva una merendacena o si mangiava mettiamo da me, a casa mia, oppure ci si fermava lì sempre nella zona, mettiamo a una pizzeria, però…
Presidente: Però non si ricorda.
P.M.: Non mi ricordo.
P.M.: C’è una pizzeria vicino a…
P.M.: Si, si ci sono uno/due pizzerie.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Va bene, altre domande signori? Può andare grazie.
P.M.: Buongiorno.
Presidente: Buongiorno.

Presidente: Chi abbiamo ancora signor Pubblico Ministero?
P.M.: Possiamo rinunciare all’altro teste, mi sembra…
Presidente: Chi è?
P.M.: Che era la moglie del signore… Almeno il P.M. vi rinuncia.
Presidente: Volete sentirlo?
A.B.: Mah io vorrei sentire…
Presidente: E sentiamola, sentiamola, d’altra parte l’abbiamo fatta venire qua, si accomodi signora prego. Consente la ripresa televisiva?
C.R.: No.
Presidente: No, quindi nessuna ripresa per la signora, vuol dare le sue generalità?
C.R.: Rossi Carla, nata a Firenze il xx.xx.xx.
Presidente: Residente?
C.R.: A Firenze.
Presidente: Firenze, vuol leggere signora quella formula?
C.R.: Allora, consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Vuol rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero e poi a quelle degli avvocati signora?
C.R.: Si.
Presidente: Prego.
P.M.: Signora voi nel 1985 avevate una casa a Madonna dei Fornelli?
C.R.: Si.
P.M.: Ricorda se invitavate amici? La domenica…
C.R.: Si.
P.M.: Ricorda per caso se fra gli amici ci sono mai stati i signori Nesi Rolando e Nesi Lorenzo?
C.R.: Si.
P.M.: Ricorda nel 1985 se sono mai venuti da lei nel mese di settembre?
C.R.: La data non me la ricordo, neppure l’anno.
P.M.: Neppure l’anno. Il Nesi Lorenzo è venuto più volte, che lei ricordi…
C.R.: Una volta sola.
P.M.: Una volta sola, con la moglie?
C.R.: Si.
P.M.: E era insieme al Nesi Rolando?
C.R.: Si.
P.M.: Non sa collocarlo nel tempo questa… per nessun motivo?
C.R.: Assolutamente, assolutamente.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Signori avvocati di parte civile?
A.P.: Niente, grazie.
Presidente: Signori avvocati della difesa.
A.B.: Signora lei ricorda soltanto una volta il signor Nesi Rolando è venuto da lei… Lorenzo, Rolando… come si chiama?
P.M.: No sono due diversi.
C.R.: Lorenzo.
Presidente: Lorenzo.
A.B.: Lorenzo, quello di stamattina Lorenzo?
P.M.: No.
A.B.: Rolando e Lorenzo, il signor Lorenzo quante volte è venuto da lei?
C.R.: Una volta.
A.B.: Una volta, Lorenzo e Rolando?
C.R.: Più volte.
A.B.: Ecco, Rolando sarebbe il testo originario… O quello di stamattina?
P.M.: No…
Presidente: Rolando è quello di stamani.
A.B.: Quello di stamattina è venuto parecchie volte…
C.R.: Si.
A.B.: Parecchie volte, non si ricorda che macchina avesse? No?
C.R.: No.
A.B.: Senta veniva la domenica oppure anche altri giorni? Sabato, venerdì…
C.R.: Rolando?
A.B.: Si.
C.R.: Mah in genere la domenica.
A.B.: Qualche sabato è venuto?
C.R.: Mah non ricordo.
A.B.: Non se lo ricorda. Senta signora, veniva con la moglie… ci aveva un bambino?
C.R.: Si.
A.B.: Ecco e normalmente cosa facevate? Mangiavate? Sto domandando cose…
C.R.: Si, andavamo a fare delle passeggiate, a giocare a carte…
A.B.: Venivano la mattina presto? La mattina verso le undici? Verso mezzogiorno? Venivano a mangiare?
C.R.: Si.
A.B.: Se se lo ricorda…
C.R.: A metà mattinata in genere.
A.B.: Poi facevate la colazione penso all’aperto, no? Si ricorda se pioveva quel giorno? Quei giorni? No?
P.M.: Non sa il giorno.
A.B.: Ecco all’aperto dopodiché alla sera cosa si faceva normalmente? Se lo ricorda signora perché è tanto tempo fa quindi io mi rendo conto…
C.R.: Non me lo ricordo.
A.B.: facevate uno spuntino a base di prosciutto? Formaggio? Qualche cosa del genere?
C.R.: Si qualche volta è capitato, merende-cene.
A.B.: Merendecene e poi si andava via?
C.R.: Si.
A.B.: Lei però non può collocare nel tempo…
C.R.: Assolutamente.
A.B.: Assolutamente questa visita fatta fra i due… con i due Nesi… non se lo ricorda…
C.R.: No.
A.B.: Va be’ grazie signora.
Presidente: Signora lei non la sa collocare nel tempo ma ricorda qualche cosa in relazione all’omicidio che fu consumato in quel settembre ’85 negli Scopeti? In relazione…
C.R.: Mi pare, mi pare, ma…
Presidente: Le pare, va bene.
C.R.: Anche perché io sto a Firenze…
Presidente: Certo, certo, va bene, d’accordo, nessun’altra domanda possiamo licenziare la teste, grazie signora può andare buongiorno.

Presidente: Prego signori.
P.M.: Si Presidente.
Presidente: Pubblico Ministero.
P.M.: Sentiamo il maresciallo dei Carabinieri Daidone che è il teste che è stato indotto la volta scorsa dopo che… richiesto alla Corte e la Corte l’ha ammesso… dopo che l’imputato Pacciani raccontò in modo diverso l’episodio relativo alla perquisizione in carcere, siccome il Maresciallo Daidone, insieme al dottor Perugini e altri, ha firmato il verbale di perquisizione io ho chiesto ed ottenuto la volta scorsa di sentirlo oggi su quel fatto.
Presidente: Benissimo, Maresciallo consente la ripresa televisiva?
G.D.:
Presidente: A lei non gliene importa nulla, benissimo allora la ripresa è consentita, vuole leggere per cortesia quella formula e darci le sue generalità?
G.D.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Benissimo, le sue generalità Maresciallo per cortesia…
G.D.: Daidone Giuseppe nato a Catania il xx.xx del 19xx, Maresciallo nei Carabinieri in servizio alla sezione anticrimine di Firenze.
Presidente: Vuole rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero?
P.M.: Maresciallo lei ha redatto due verbali: uno di perquisizione e uno di sequestro datati 6 dicembre ’91, che sono già a disposizione della Corte, relativi a una perquisizione e sequestro di oggetti che sono stati fatti nella casa circondariale di Sollicciano al momento o prima delle dimissioni del Pacciani da quel carcere in quella data, lei ricorda questa perquisizione e questo sequestro?
G.D.: Si la ricordo questa perquisizione.
P.M.: Ecco, ci vuole raccontare, aldilà di quello che è già scritto nei verbali, cosa ricorda lei di quell’atto?
G.D.: Dunque quell’atto fu un atto, diciamo… d’urgenza, fatto la mattina in ufficio, telefonò il dottor Perugini dicendo che aveva ricevuto un decreto da fare una perquisizione al Pacciani perché usciva dal carcere e bisognava perquisirlo, s’arrivò alla casa circondariale di Sollicciano…
P.M.: Chi eravate? Lei con chi arrivò?
G.D.: Ero io con il Tenente Sangiuliano della sezione anticrimine. Si arrivò alla casa circondariale di FirenzeSollicciano, trovammo il dottor Perugini con l’ispettore Lamperi che già aveva iniziato la perquisizione personale del Pacciani e aveva già… diciamo era in procinto di essere scarcerato e ci aveva già dei sacchetti neri della Fiorentinambiente con dentro documenti e altro…
P.M.: Ricorda dove era quando arrivò lei? In che zona del carcere eravate?
G.D.: Dunque eravamo all’ufficio matricola in un ufficetto, in una stanzina molto stretta…
P.M.: Alla matricola.
G.D.: Alla matricola.
P.M.: Bene.
G.D.: Si però non nell’ufficio grande, diciamo un ufficetto molto piccino.
P.M.: Bene, quindi lui aveva già le sue cose? Fra virgolette, già radunate?
G.D.: Si, si.
A.B.: Scusi signor Presidente, no, le domande scusi signor Pubblico Ministero lei faccia le domande senza anticipare la risposta.
P.M.: Non anticipo la risposta l’ha detto…
A.B.: Se aveva le sue cose… lui dice o si o no!
P.M.: Aveva dei sacchetti ci ha detto…
A.B.: Aveva dei sacchetti della Fiorentinambiente, vediamo che cosa c’era!
Presidente: Va bene via signori facciamogli raccontare…
P.M.: Posso chiederlo o…
A.B.: Io credo che lei debba fare la domanda, credo, credo.
P.M.: Credo di fare le domande come il codice prevede, lei faccia tutte le opposizioni che crede.
Presidente: Andiamo avanti.
P.M.: Posso andare avanti? Grazie. Vuole raccontarci allora com’è andata questa cosa?
G.D.: Allora aveva questa roba della Fiorentinambiente, naturalmente già il dottor Perugini aveva iniziato a guardare questi documenti che erano ritagli di giornali, manoscritti, lettere, comunque numerosa, diciamo, documentazione da guardare. Si guardò questa roba che era tanta, nel frattempo guardando anche il decreto di perquisizione che disponeva una perquisizione personale e locale, chiedemmo a un agente della Polizia penitenziaria se ci accompagnava, a me e al Tenente Sangiuliano, nella cella già occupata dal Pacciani mentre il dottor Perugini e l’Ispettore Lamperi continuavano questo esame della documentazione…
P.M.: Loro rimasero…
G.D.: Loro rimasero lì e noi, io e il Tenente Sangiuliano, insieme ad un agente della Polizia penitenziaria si andò nella cella già occupata dal Pacciani. S’arrivò lì e la cella era diciamo completamente vuota, non c’erano altri detenuti…
P.M.: Non c’erano altri detenuti.
G.D.: Non c’erano altri detenuti, si chiese all’agente della Polizia penitenziaria se non c’era perché mancava da poco mi disse: No il Pacciani ultimamente è stato qui da solo.
P.M.: Nella cella ci stava da solo.
G.D.: Nella cella ci stava da solo. Se non ricordo male mi disse che ci stava lì da non tanto tempo, da una quindicina di giorni…
P.M.: In quella cella…
G.D.: Non so se perché portato da un’altra cella o perché chi stava con lui… perché notai che c’erano due letti e due armadietti…
P.M.: Era una cella da due persone?
G.D.: Due persone, c’erano solo materassi, c’erano solo due armadietti…
P.M.: Vuota?
G.D.: Vuota, completamente vuota, si chiese se non c’era nulla di… di… da guardare perché era completamente vuota, chiesi addirittura al coso, all’agente se già fosse passata la Polizia, lui mi…
P.M.: La pulizia o la Polizia?
G.D.: No, no l’uomo delle pulizie.
P.M.: La pulizia.
G.D.:E mi disse che senz’altro era già passato perché era già mezzogiorno e qualcosa, era già passato sicchè nulla c’era da prendere, non abbiamo preso nulla, siamo ritornati un’altra volta nell’ufficio matricola per continuare l’esame di questa documentazione che era tantissima e lì si fece un verbale, diciamo, di tutta la… non si fece sul posto il verbale, si prese questa roba per fare un successivo verbale di acquisizione di tutta questa documentazione.
P.M.: Senta quindi pacchi, come dice il signor Pacciani, di riviste pornografiche lei non ne trovò in quella cella?
A.F.: No ma questa non è una domanda è una risposta.
P.M.: Ne trovò… la domanda: ne triovò pacchi…
A.F.: E’ una risposta.
Presidente: Avvocato ammetto la domanda.
P.M.: Trovò pacchi…
G.D.: Io ho detto che sono arrivato lì sul posto, non ho notato nulla di importante, ho anche chiesto all’agente della Polizia penitenziaria perché mi sembrava strano che un detenuto che avesse portato via della roba scarcerando e… non avesse lasciato in giro dello sporco, francamente il fatto di vedere pulito e niente in disordine mi invitò quasi a fare questa domanda, cosa che feci e lui mi disse: Mah a quest’ora saranno già passati quelli per fare le pulizie e l’avranno…
P.M.: Lei da quella cella non portò niente?
G.D.: Io non portai via nulla da quella cella.
P.M.: Bene grazie, non ho altre domande.
Presidente: Signori avvocati di parte civile avete domande? Signori avvocati della difesa, avvocato Bevacqua.
A.S.: Ne avrei una io Presidente.
Presidente: Ah un attimo, scusi avvocato, allora avvocato Santoni, mi raccomando tempestività, prego.
A.S.: Una delucidazione, in quella cella voi sapete quanti detenuti c’erano? Quando siete andati voi c’erano altri detenuti o no?
G.D.: Dunque io… quando sono andato io non c’era nessuno, non c’era persone, non c’erano detenuti, chiesi anche se c’erano altre persone, diciamo, mi disse l’uomo della… l’agente della Polizia penitenziaria mi disse che non c’era nessuno e che negli ultimi tempi, non ricordo i giorni, il Pacciani addirittura in cella era stato anche da solo.
A.S.: Grazie nessun’altra domanda.
Presidente: Prego avvocato Bevacqua.
A.B.: Senta, negli ultimi tempi Pacciani era rimasto da solo, evidentemente prima era in compagnia…
G.D.: Così mi ricordo… come richiesta fatta all’agente di Polizia penitenziaria che mi diede questa risposta.
A.B.: Quindi evidentemente prima era in compagnia…
G.D.: Evidentemente… può darsi che prima fosse sta… io non chiesi…
A.B.: Le domando questo: sulla base delle dichiarazioni delle richieste, delle domande che ha fatto il signor Pubblico Ministero lei la mattina riceve, comunque voi ricevete una telefonata dal dottor Perugini, la mattina…
G.D.: Si.
A.B.: Ecco ohooo, il quale vi dice dobbiamo andare a fare questa perquisizione…
G.D.: Si.
A.B.: Ecco, le domando questo: voi facevate indagini collegate Carabinieri e Polizia?
G.D.: Confermo, non me ne occupavo direttamente, preciso questo.
A.B.: No, la domanda è questa, nel senso che ogni, qualsiasi atto di polizia giudiziaria che era richiesto dalla Procura dovesse essere fatto insieme…
G.D.: In collaborazione…
A.B.: In collaborazione, quindi non si poteva fare da soli? Ecco, è vero? Era questa la… in genere era così, la prassi era questa…
G.D.: Diciamo si.
A.B.: Quindi il dottor Perugini vi dice che vi era un decreto, che era in possesso di un decreto firmato dal Pubblico Ministero il quale lo autorizzava a fare… quindi autorizzava l’autorità, la polizia giudiziaria a fare una perquisizione, questo quando ve lo dice pressappoco?
G.D.: Penso verso le dieci e mezza/undici, diciamo il tempo materiale di prepararsi e andare, sono andato io, preciso questo, sono andato io quella mattina perché il collega che si occupava, diciamo, che collaborava con la squadra SAM che faceva le indagini era impegnato…
A.B.: Che era il Maresciallo Frillici… Capitano Frillici?
G.D.: Il Maresciallo Frillici e allora non essendoci lui e dovendo naturalmente offrire collaborazione per questo decreto andammo io e il Tenente Sangiuliano.
A.B.: Ecco, vi siete recati lì al carcere e al carcere c’era già il dottor Perugini e il…
G.D.: Si era già arrivato.
A.B.: E l’avete trovato nella?
G.D.: Nell’ufficio matricola e per giunta non nell’ufficio matricola, per chi lo conosce, penso che lei sa, non nell’ufficio grande, diciamo, in una stanzina, un ufficetto laterale… una cosa…
A.B.: Ecco, c’era il Pacciani là oppure no?
G.D.: Si il Pacciani era presente.
A.B.: Era là presente.
G.D.: Si
A.B.: Ecco e il dottor Perugini e l’altro collega del dottor Perugini o il suo dipendente stavano facendo la visione…
G.D.: Diciamo stavano…
A.B.: Stavano visionando questi documenti…
G.D.: Avevano iniziato, penso, anche a notificare il provvedimento e stavano iniziando… quando s’arrivò ebbi modo io di vedere questi sacchetti neri con della roba e poi s’incominciò anche a guardarla, poi data anche la ristrettezza, francamente, del posto e guardando il decreto che qualcuno doveva fare qualcos’altro, visto che c’era una perquisizione personale e locale, ci separammo, nel senso che no si andò a fare questo… tanto si doveva fare…
A.B.: E là non avete trovato nulla? Nella cella?
G.D.: Nulla, nulla perché era proprio pulita.
A.B.: Quindi tutta la roba era già stata portata in questi sacchi, in questi sacchetti?
G.D.: In questi sacchetti, all’interno di questi sacchetti.
A.B.: Ecco, lei li visionò esattamente oppure no? Cioè qualcuno andò su…
G.D.: Si.
A.B.: Chiedo scusa chi andò su? Lei e…
G.D.: Io e il Tenente Sangiuliano.
A.B.: Voi Carabinieri andaste su e non c’era più nulla, quanto siete stati su?
G.D.: Mah… poco, diciamo 5/10 minuti, il tempo di dare un’occhiata.
A.B.: Mentre gli altri continuavano a vedere, dopodiché voi siete…
G.D.: Siamo riscesi…
A.B.: E avete fatto le operazioni…
G.D.: Abbiamo visto, aiutato a guardare la roba, resoci conto che era così tanta, così numerosa che lì o si prolungava la permanenza del Pacciani in carcere, cosa non possibile dato che c’era un provvedimento di scarcerazione, o si stava lì a vedere ‘sta roba…
A.B.: Quindi avete preso questa roba…
G.D.: O si decideva per prendere questa roba, fare un sequestro del tutto e ripromettendoci di guardare questa roba…
A.B.: E’ stata materialmente presa tutta questa roba ed è stata portata dove?
G.D.: In Questura.
A.B.: In Questura, dove poi si è dato corso a tutta la… Non ho altre domande, grazie.
G.D.: Prego.
Presidente: Avvocato Fioravanti ha domande?
A.F.: No, no grazie.
Presidente: Possiamo licenziare il teste allora.
P.M.: Senz’altro Presidente.
Presidente: Può andare Maresciallo grazie, buongiorno.

Presidente: Prego signor Pubblico Ministero.
P.M.: Si, sentirei gli agenti… gli assistenti Pizzo e Colagiacomo della Criminalpol… lei è? Pizzo.
Presidente: Si accomodi, vuol dare il suo nome? Buongiorno, sieda pure, consente la ripresa televisiva?
G.P.: Si.
Presidente: Pizzo Giuseppe nato a?
G.P.: xxxx xx xxxxx, provincia di Caserta il xx.xx.  ’xx.
Presidente: Lei è? Assistente…
G.P.: Assistente della Polizia di stato.
Presidente: Polizia di stato, legga per cortesia…
G.P.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Vuole rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero e poi a quelle dei difensori?
G.P.: Si.
P.M.: Signor Pizzo lei ha detto è un assistente della Polizia di stato…
G.P.: Assistente della Polizia di stato.
P.M.: Dove opera normalmente?
G.P.: Presso la direzione centrale della Polizia criminale servizio Polizia scientifica di Roma EUR.
P.M.: A Roma, ha mai operato a Firenze?
G.P.: Si per sei mesi.
P.M.: Dove esattamente?
G.P.: A San Casciano Val di Pesa.
P.M.: Ci vuole spiegare il periodo e quali sono state le sue mansioni?
G.P.: Il periodo è stato da dicembre a maggio ’91.
P.M.: Dicembre ’91, maggio?
G.P.: ’92.
P.M.: E vuole spiegare in questo periodo qual è stato il suo incarico programmato e cosa ha fatto in concreto?
G.P.: Si, programmato è quello di installazione di apparecchiature per… in pratica microspie
P.M.: Per intercettazioni ambientali.
G.P.: Per intercettazioni ambientali, poi riprese video e documentazione fotografica in più seguivamo tutti gli spostamenti del Pacciani.
P.M.: Senza farvi vedere ovviamente.
G.P.: Ovviamente.
P.M.: Da dove facevate questa operazione?
G.P.: Mercatale Val di Pesa.
P.M.: Si, dico, eravate in appartamenti…
G.P.: Presso un appartamento attiguo.
P.M.: Dall’appartamento attiguo si vedeva innanzitutto il cortile, l’orto del Pacciani?
G.P.: Si si vedeva il cort… l’orto del Pacciani.
P.M.: Lei ha fatto quindi questa attività di osservazione?
G.P.: Si.
P.M.: Insieme a qualchedun’altro?
G.P.: All’agente Colagiacomo Enrico.
P.M.: Lei e l’agente Colagiacomo avete in particolare steso due annotazioni in cui… una datata 23 gennaio e una 27 gennaio ’92 in cui descrivete una particolare attività che avete visto quel giorno nell’orto, la vuole descrivere dettagliatamente sia quella del giorno 23 gennaio ’92 che quella del 27 gennaio? Innanzitutto voi cosa stavate facendo? Eravate lì per questo scopo?
G.P.: Noi non eravamo lì per quello scopo, siamo stati inviati sul posto da personale operante, dal gruppo di lavoro che intercettava appunto l’ambientale e dal dottor Perugini.
P.M.: E cosa avete visto e da dove? Cominciamo con il giorno 23.
G.P.: Il giorno 23, dunque il nostro punto di osservazione era appunto a otto metri circa dall’orto di Pacciani…
P.M.: Da una finestra scusi? Di un appartamento?
G.P.: Da una finestra che dava proprio sull’orto del Pacciani abbiamo notato il Pacciani, il giorno 23, alle ore 17:00 circa, il Pacciani presente nell’orto senza alcun attrezzo di lavoro s’intratteneva per circa un’ora senza fare alcuna attività lavorativa e guardava insistentemente per tutto l’orto come se cercasse qualcosa.
P.M.: Si chiamava?
G.P.: Si si chinava, guardava ma non aveva alcun attrezzo e non faceva altro.
P.M.: Lei ricorda di aver visto questa attività col suo collega?
G.P.: Si.
P.M.: E voi eravate stati mandati perché dalle intercettazioni si era capito che era andato nell’orto?
G.P.: Nell’orto.
P.M.: E quindi foste comandati in questo luogo. Lei ricorda il punto dell’orto… girava o era in punti più o meno fissi?
G.P.: No girava comunque, comunque rimaneva sempre nei pressi di una catasta di tegole che aveva lì nell’orto.
P.M.: Vicino alla terra.
G.P.: Vicino alla terra si.
P.M.: Senta un po’, voi vi informaste presso i vicini o qualcuno se questa attività l’aveva già fatta?
G.P.: Si, comunque un vicino ci disse che il Pacciani nei giorni precedenti a questo…
P.M.: Il vicino che voi conoscete?
G.P.: Che noi conosciamo.
P.M.: Ci può dire il nome?
G.P.: non lo ricordo.
P.M.: Non lo ricorda lei, bene lo troviamo, comunque il vicino di casa.
G.P.: Il vicino di casa ci disse…
P.M.: Quello che vi aveva dato quell’appartamento?
G.P.: Si.
P.M.: Bene.
G.P.: Il Pacciani nei giorni precedenti a questo servizio… questo signore vedeva il Pacciani sondare il terreno con un ferro, con un’asta di ferro e l’asta infatti era… l’abbiamo vista anche noi perché era rimasta lì conficcata nei pressi di queste tegole.
P.M.: Questa asta non era un attrezzo agricolo?
G.P.: No assolutamente.
P.M.: Era un’asta
G.P.: Sondava il terreno, così ci disse questo signore.
P.M.: Ecco, e voi l’avete visto vicino a questa sond… a questo…
G.P.: A questa sonda diciamo, si.
P.M.: E voi per questo avete fatto questa relazione?
G.P.: Certo, anche perché…
P.M.: Bene, nei giorni successivi avete visto un’attività simile? Avete fatto una relazione…
G.P.: Si il giorno 27.
P.M.: Cosa è successo?
G.P.: Il giorno 27 ci siamo portati sul posto, sempre su segnalazione e del dottor Perugini e del gruppo di lavoro della sala di intercettazione e abbiamo visto il Pacciani, erano circa le ore 14:00, che era chinato, stava scavando una buca proprio nelle immediate adiacenze di questa catasta di tegole, tirava fuori della terra usando un attrezzo da muratore.
P.M.: Che attrezzo era?
G.P.: Credo una cazzuola.
P.M.: Non è che stesse piantando degli alberi o delle piante?
G.P.: No, no non ho visto alberi… non ho visto… comunque era a ridosso di una rete divisoria, diciamo…
P.M.: Ho capito, senta una cosa e la continuò o a un certo punto la smise?
G.P.: A un certo punto, dopo circa un’ora, arrivò la figlia Rosanna e smise.
P.M.: Ho capito.
G.P.: Poi non riprese l’attività anche perché noi poi ci siamo spostati per fare altro servizio.
P.M.: Bene, avete fatto delle fotografie comunque?
G.P.: Si abbiamo documentato tutto con delle fotografie.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Signori avvocati di parte civile? Signori avvocati della difesa? Avvocato Fioravanti prego.
A.F.: Senta una cosa, prima di essere poliziotto lei che cosa ha fatto nella vita?
G.P.: Dunque sono tredici anni che faccio il poliziotto e diciotto anni ho studiato.
A.F.: Ecco, la sua famiglia che attività aveva?
G.P.: Comunque e…
P.M.: Chiedo scusa Presidente…
Presidente: Aspetti, aspetti, non ammetto questo genere di domanda avvocato.
G.P.: Posso rispondere comunque.
A.F.: Lei è pratico… lei è pratico…
G.P.: Non sono un contadino.
A.F.: …di lavori agricoli?
G.P.: Si, sicuramente.
A.F.: Ha fatto mai lavori agricoli?
G.P.: No anche perché xxxx xx xxxxxx è un paese agricolo.
A.F.: Ecco, quando uno ha un terreno o un orto e abita nelle vicinanze mi può dire se a lui è proibito guardare o osservare l’orto?
P.M.: Per carità Presidente!
A.F.: Io chiedo.
P.M.: Presidente…
G.P.: Avvocato io non ho detto che…
A.F.: Io chiedo…
Presidente: Avvocato…
A.F.: ha visto…
G.P.: Posso rispondere.
Presidente: Avvocato lui ha descritto quello che ha visto.
A.F.: Si.
P.M.: Era comandato a fare un servizio.
Presidente: Le illazioni…
A.F.: No non sono illazioni, lui ha riferito: “Guardava all’orto come se cercasse qualcosa”
G.P.: Si.
A.F.: Ecco, quando uno coltiva un orto, ce l’ha vicino casa…
G.P.: Ma io non ho detto che cosa… qualcosa…
A.F.: Qualcosa.
G.P.: Quello che stava facendo l’ho scritto nella relazione.
A.F.: Si, si ma io l’ho letta la sua relazione!
G.P.: E io quello ho scritto.
Presidente: Magari chiediamogli perché ha avuto questa sensazione…
A.F.: Perché lei ha pensato che stesse cercando qualcosa?
G.P.: Uno che gira per l’orto, guarda così per terra, si gira… posso fare quello che ha fatto, che faceva quel giorno se vuole…
A.F.: Ma può cercare i lombrichi?
G.P.: Può cercare?
A.F.: I lombrichi, gli animali che sono a rovinare le piante…
G.P.: Purtroppo ahimè non posso leggere la mente di Pacciani, ahimè…
A.F.: Ecco e di fatti lei non leggeva nella mente di Pacciani ma la leggeva…
G.P.: E in fatti non ho scritto quello che cercava, comunque qualcosa cercava.
A.F.: Ecco, “si è fermato nei pressi di una catasta di tegole”
G.P.: Si.
A.F.: Dove era questa catasta di tegole?
G.P.: Dunque la catasta era… va be’ i metri purtroppo non… a circ… comunque nell’adiacenza dell’ingresso dell’abitazione del Pacciani.
A.F.: L’ingresso dell’abitazione dove si trova?
G.P.: Sulla destra della nostra postazione, a circa otto metri da noi, comunque è documentato tutto dalle fotografie.
A.F.: Lei entra… lo sa meglio di me perché c’è stato, anche se sei mesi soltanto, entra c’è un corridoio…
G.P.: Non sono mai entrato a casa Pacciani comunque.
A.F.: Però l’ha visto.
G.P.: Ho visto si.
A.F.: Quando si entra nell’orto si viene da un…
G.P.: Non sono… per guardare quello che ho visto, quello che ho guardato non sono entrato nell’orto.
A.F.: Era nella casa a fianco…
G.P.: Da una finestra.
A.F.: Da otto metri di distanza.
G.P.: Da una finestra di fronte, la casa di Pacciani rimaneva sulla destra, la catasta stava a pochi metri dal… dal…
A.F.: Lei ha fotografato anche precedentemente al 6 dicembre quest’orto?
G.P.: No erano servizi improvvisi che da le intercettazioni ambientali ci avevano mandato sul posto per eventuali spostamenti del Pacciani.
A.F.: Quindi dalle sue prime foto… risalgono a quando le sue prime foto?
G.P.: Le foto risalgono al… queste foto al giorno 27.
A.F.: 27 gennaio.
G.P.: Si.
A.F.: Prima non avete fotografato?
G.P.: Ci son delle relazioni, devo consultare.
A.F.: Comunque io spero che il Pubblico Ministero ci porterà le foto precedentemente del giardino…
G.P.: Se esistono…
A.F.: E se la situazione logistica o meglio la situazione dei luoghi era quella…
P.M.: Se ci ha detto che non le ha fatte io non so come me le procuro comunque ad impossibile provo a veder se riesco…
A.F.: Ecco se precedentemente al 27 gennaio…
Presidente: Non solo ma poi se lui le porta e si fa le solite eccezioni…
P.M.: Ah ecco, quello me lo riservavo a dopo, chi è causa del suo mal, dicono al mio paese…
Presidente: Ci toccherà andare….
A.F.: Ma questo lo giudichiamo noi se…
P.M.: No lo giudico io perché le foto, se ci sono, voi non consentite che le produca, come avete fatto per il filmato, dove nel filmato del ’90 avrebbe la difesa avuto tutto lo spazio per dimostrare come era quel…
Presidente: Ormai la Corte non le ammette.
P.M.: Basta, io…
A.F.: Però lo giudichiamo noi se sono utili a noi non lo può giudicare l’accusa
P.M.: Avvocato se non le ha viste come fa a sapere se sono utili o meno?
A.F.: E chi lo ha detto che non le ho viste?
P.M.: Scusi eh… le ho sempre avute io, la Corte non le ha ammesse… o lei è venuto notte/tempo nel mio ufficio o non le ha viste avvocato.
A.F.: E anche su questo potrebbe fare un’indagine.
Presidente: Va bene, signori…
P.M.: Farò un’indagine.
Presidente: Lasciamo stare gli screzi.
A.F.: Però io non sono abituato a fare queste cose.
Presidente: Lasciamo stare gli screzi.
P.M.: E allora non le ha viste avvocato.
Presidente: Proseguiamo con l’esame del teste, avvocato Fioravanti prego.
A.F.: Volevo chiedere un’altra cosa, avete conservato quell’asta di ferro…
G.P.: Avvocato con la mente non riesco a recuperare l’asta e a portarla, io quel giorno ho visto l’asta conficcata, ho fatto presente con la relazione non ho sequestrato nulla altrimenti agli atti ci sarebbe un verbale di sequestro e tutto il resto.
P.M.: Bravissimo, bravissimo.
A.F.: Quest’asta… io…
Presidente: Non facciamo commenti.
A.F.: Io non lo so se il Pubblico Ministero mi possa interrompere ogni momento.
Presidente: Non facciamo commenti.
A.F.: Io non l’interrompo quasi mai Presidente.
Presidente: Non dovete fare commenti, nessuno.
A.F.: Io non l’interrompo mai.
P.M.: Meno male ha detto “quasi”.
Presidente: Anche perché perdiamo tempo.
A.F.: Quasi, quando è necessario si.
Presidente: Procediamo.
A.F.: No io dicevo questo: quell’asta che lei ha visto conficcata nel terreno…
G.P.: Si.
A.F.: Poteva essere un paletto che reggeva la rete di recinzione? Uno di quei paletti quasi triangolare?
G.P.: No, comunque un’asta di ferro può reggere…
A.F.: Ma lei la ricorda la configurazione di quest’asta? Precisa
G.P.: Sicuramente, come questa qui (indica l’asta del microfono).
A.F.: Quindi è rotonda?
G.P.: Si.
A.F.: Può un ferro rotondo reggere una rete metallica di recinzione?
G.P.: Può tutto un…
A.F.: Può tutto, può essere anche una canna di fucile?
G.P.: Può essere tutto.
A.F.: Non ho nessun’altra domanda.
G.P.: Comunque non era una canna di fucile.
A.F.: O un pezzo di asta guida molla.
G.P.: Si.
A.F.: Grazie.
A.B.: No è piccolina quella…
G.P.: Comunque non l’ho capita questa, l’ultima avvocato.

A.B.: L’asta guidamolla è piccolina vero?
G.P.: Non ho capito.
A.B.: L’asta guida molla è piccolina?
G.P.: Me lo chiede… Cioè… Non capisco la domanda.
A.B.: L’ha vista lei mai un’asta guidamolla?
Presidente: L’asta guidamolla di una pistola.
G.P.: Sono un’assistente di Polizia, in dotazione ho una pistola, credo di si, se poi lei vuole fare dello spirito facciamolo pure, racconto pure una barzelletta.
A.B.: Qua non c’è nessuno spirito…
A.F.: Lo spirito lo fate voi.
A.B.: Non c’è spirito…
Presidente: Allora passiamo alle domande perché questo discorso non c’entra niente.
A.B.: Certo, mi scusi signor Presidente, io non faccio nessuno spirito, parlava di asta guidamolla…
G.P.: Io non ho mai parlato di un’asta guidamolla.
A.B.: Mi scusi Presidente la domanda…
Presidente: Lei ne ha parlato.
A.B.: Si ne ho parlato, si parlava di asta pensavo alla guidamolla.
Presidente: Allora l’asta guidamolla non ha nulla a che fare credo…
A.B.: Con questa cosa no. Ecco Presidente si parlava sempre di aste, lei nel 1990, dice il signor Pubblico Ministero, l’ha accennato stamattina, sono state fatte delle riprese televisive…
G.P.: Si.
A.B.: C’era lei in quel periodo?
G.P.: In che…
A.B.: A Firenze?
G.P.: Si.
P.M.: Nel ’90 scusi, faccia la domanda, forse non ha capito, nel 1990, lei è venuto nel ’92 ha detto.
G.P.: Si.
A.B.: Ecco lei è venuto nel ’92 non nel ’90…
G.P.: Comunque quello che ho fatto è relazionato, c’è la mia firma quindi…
A.B.: Abbia pazienza…
G.P.: Io ho pazienza, molta.
A.B.: Lei fa il suo dovere e lo fa molto bene…
G.P.: La ringrazio.
A.B.: Io non prendo mai in giro nessuno, cerco soltanto di fare il mio dovere.
G.P.: Anch’io.
A.B.: Qualche volta cerco di alleggerire… capito?
Presidente: Va bene…
A.B.: …la severità della… della…
G.P.: Capisco.
A.B.: Probabilmente sbagliando ma insomma lo devo fare. Ecco, lei è venuto qui a Firenze quando? Nel millenovecento…
G.P.: ’91.
A.B.: ’91, quando si è occupato lei materialmente, perché comandato dai suoi superiori, di questo caso?
G.P.: Subito.
A.B.: Volevo domandarle…
G.P.: Dica.
A.B.: Quando… lei si è occupato di questo caso quando già Pacciani era uscito oppure quando ancora era dentro?
G.P.: No quando Pacciani era uscito.
A.B.: Era già uscito.
G.P.: Si.
A.B.: La casa… questa casa che era stata adibita come punto di osservazione…
G.P.: Si.
A.B.: … era già da qualche tempo punto di osservazione oppure no?
G.P.: No non era da qualche tempo, subito da gennaio.
A.B.: Da gennaio era il punto di osservazione.
G.P.: Si.
A.B.: Quindi da questa casa voi osservavate praticamente le mosse…
G.P.: Si ma non tutti i giorni, quando era disponibile la casa e quando… dal… i colleghi del gruppo di lavoro ci inviavano sul posto per un qualche cosa che usciva fuori da…
A.B.: Mi sembrava di aver capito ieri l’altro dal dottor Perugini che era una casa vuota…
G.P.: Come?
P.M.: Sono più case avvocato.
G.P.: Sono più case avvocato.
A.B.: Ah io non le so
G.P.: Comunque non era nella nostra piena disponibilità.
A.B.: Non era nella vostra piena disponibilità.
G.P.: No.
A.B.: Senta, questa… quando è successo questo fatto e lui girava erano già state effettuate una serie di perquisizioni in casa Pacciani?
G.P.: Credo di si.
A.B.: Se lo ricorda?
G.P.: Si.
A.B.: Se lo ricorda ed era stato anche, se lei ricorda, era stato già Pacciani formalmente indagato…
P.M.: Ma come fa a saperlo?
G.P.: Avvocato io…
A.B.: Lo sto domandando scusi…
Presidente: Domandiamoglielo.
A.B.: Lo sto domandando, mi pare…
Presidente: Non interrompiamo il difensore.
A.B.: Lei sapeva che nei confronti di Pacciani vi era un’imputazione, un’accusa ben precisa, di essere lui l’ipotetico autore di tutti quei misfatti, di quei delitti o no?
G.P.: Si.
A.B.: Ohooo, quindi era già stata questa casa oggetto di varie perquisizioni, se le ricorda?
G.P.: Si.
A.B.: Quindi perquisizioni già quando lui era dentro, perquisizioni quando lui era ancora dentro, perquisizioni quando lui poi uscì fuori…
G.P.: Si.
A.B.: Ecco le perquisizioni da quello che risulta dagli atti erano fatte da più persone, cioè da lei, da altri…
G.P.: No io non ho mai fatto perquisizioni.
G.P.: No da altre persone ma insomma c’erano Carabinieri e Polizia, 5,6,7 persone e poi vi fu anche una serie di attività…
P.M.: La domanda se viene perché “vi fu un’attività” è un affermazione…
Presidente: Facciamo parlare il difensore…
A.B.: Io sto domandando…
P.M.: No è un’affermazione…
A.B.: Le sto domandando se vi fu una certa attività, perché i giornali ne parlarono, io non mi occupavo del caso Pacciani allora quindi lo vedevo sui giornali, sentivo, eccetera, vi fu un’attività di ricerca attenta, minuziosa con smantellamento di cose varie, addirittura di suppellettili, no di suppellettili proprio di mura eccetera…
P.M.: E’ un’affermazione questa non è una domanda
A.B.: S’è visto, s’è visto tutti.
Presidente: Proseguiamo, forza su.
A.B.: Ecco questa era già stata fatta questa quando… si ricorda quando fu fatta questa attività di ricerca…
G.P.: La maxi-perquisizione?
A.B.: Si la maxi-perquisizione.
G.P.: Questa al termine del servizio.
A.B.: Quando fu? Se lo ricorda? Dopo questa…
G.P.: Dopo, certamente.
A.B.: Dopo quel servizio.
G.P.: Si.
A.B.: Ecco però erano state fatte anche altre perquisizioni o no?
G.P.: Sicuramente.
A.B.: Sicuramente, lei ecco, mi scusi, lei ha dato una idea abbastanza onomatopeica si dice…
G.P.: No io non do idee, io quello che vedo scrivo, non do idee.
A.B.: L’idea attraverso quello che…
Presidente: Avvocato adesso sono io a dirle di fare la domanda.
A.B.: Si, ha dato un’idea di questo signore che cerca no?
G.P.: Non idea, ho visto Pacciani…
A.B.: Ha dato a me un’idea, scrivendo lei mi da un’idea…
G.P.: Si, comunque le ricordo, signor avvocato le ricordo che non è che io ho visto Pacciani sondare…
A.B.: Ah…
G.P.: E’ stato un vicino di Pacciani…
A.B.: Ah!
G.P.: Che ci ha informato.
P.M.: Ce l’ha detto.
A.B.: Ah si, cioè che faceva? Che sond…
Presidente: L’ha già detto avvocato.
G.P.: Sondava avvoca…
A.B.: Che sondava? Va be’… Si metteva nel… Girava intorno alla… Sondava il terreno, il terreno incolto o colto? Non lo so se era…
G.P.: Avvocato colto, incolto non lo so.
A.B.: Va be’ non si arrabbi, scusi io le sto facendo la domanda…
G.P.: Io non mi arrabbio.
A.B.: La domanda è ben precisa… va bene, basta, volevo sapere da lei queste cose, lei me le vuol dire, non si preoccupi…
G.P.: Come no io voglio dire tutto, dica.
A.B.: E allora basta, l’ha già detto.
Presidente: Avvocato questa è un’opinione sua, il teste risponde…
P.M.: ha risposto fin’ora da cosa deduce che non glielo vuol dire scusi?
G.P.: Io ho detto non me lo vuol dire?
P.M.: Così abbiamo capito.
A.B.: Io non ho detto…
P.M.: Così abbiamo capito.
Presidente: Avvocato tutto potrà dire al teste tranne che il teste non risponde, ha sempre risposto…
A.B.: Nooo assoluta…
Presidente: Forse le risposte non saranno state di suo gradimento, non lo so…
A.B.: Non voglio gradimenti nelle risposte, voglio capire.
Presidente: Gliene faccia… faccia altre domande.
A.B.: Voglio soltanto capire e basta, niente, lui l’ha saputo da questa persona che lui sondava.
G.P.: Sondava.
Presidente: Lo aveva già detto.
A.B.: Basta, grazie.
G.P.: Prego.
A.F.: Dovrei fare un’altra domanda signor Presidente.
Presidente: Prego avvocato Fioravanti.
G.P.: Dica.
A.F.: Senta, questo signore che guardava dalla finestra e che ha riferito a lei, due punti, che Pacciani scavava una buca, che sondava, gli ha detto anche o vi ha riferito anche che Pacciani ha vangato tutto l’orto?
G.P.: Dunque che scavava l’abbiamo visto noi e documentato con fotografie, per quanto riguarda altro no.
A.F.: Sondava.
G.P.: Si.
A.F.: Lei ha detto sondava.
G.P.: Sondava.
A.F.: lei ha detto scavava… Prima sondava…
G.P.: Scavava lo abbiamo documentato e visto noi il giorno 27.
A.F.: Si.
P.M.: La sonda il giorno 23.
G.P.: Si.
A.F.: Ma a me della sonda non mi interessa, a me interessa se vicino alla buca che Pacciani ha fatto c’era un’acacia per terra? Ve l’ha raccontato quel signore?
G.P.: No.
A.F.: Non ve l’ha raccontato?
G.P.: No.
A.F.: V’ha raccontato tutto e questo no? Grazie.
G.P.: Ha raccontato solo del Pacciani che sondava il terreno il giorno 23.
A.F.: O ha raccontato altre cose e voi non l’avete annotate?
G.P.: Avvocato io annoto tutto, sono un’assistente della Polizia di stato.
A.F.: Ah benissimo, grazie, grazie no, no io son convinto della sua diligenza.
G.P.: Anch’io della sua.
Presidente: Avvocato Colao.
A.F.: Siamo convinti tutti e difatti io sto cercando la verità…
A.C.: Prego, scusi, sulla sonda lei ha avuto modo di vederla? In mano, l’ha presa in mano la sonda?
G.P.: No, purtroppo no.
A.C.: L’ha sentito per riferito.
G.P.: No l’abbiamo notata poi quando il vicino ci dice che nei giorni precedenti il Pacciani sondava con una sonda questo terreno, ci fa notare che la sonda è ancora conficcata al centro del terreno stesso, quindi la sonda era ancora lì. Purtroppo era a molti metri da noi, cinque/sei metri da noi.
A.C.: Ecco, come è alta la sonda? Com’è lunga? Com’è grossa? Lei prima ha mostrato l’asta lì…
G.P.: Si.
A.C.: Ma ci può dire come…
G.P.: Si più o meno usciva un metro dal terreno, più o meno un metro.
A.C.: Come finisce…
G.P.: No era una sond… cioè un ferro, un ferro nero.
A.C.: Ecco e a contrasto con corpi duri avrebbe dovuto…
G.P.: No questo…
A.C.: Dare la sensazione se c’erano o no corpi duri…
G.P.: Purtroppo non eravamo presenti alla…
Presidente: Questa è una conclusione sua avvocato, questa è una deduzione sua.
A.C.: Si.
G.P.: Non posso dirlo.
P.M. (fuori microfono): Bravissimo questo ragazzo, speriamo sia uguale a quegli altri…
A.C.: Capisco, va bene grazie.
G.P.: Prego.
Presidente: Altre domande al teste signori?
P.M.: No grazie.
Presidente: Possiamo licenziarlo grazie.
P.M. (fuori microfono): Eccezionale.
G.P.: Buongiorno a tutti.
P.M. (fuori microfono): Bravissimo.

P.M.: Sentiamo Colagiacomo Enrico.
Presidente: Teste Colagiacomo Enrico, si accomodi prego, buongiorno sieda, per cortesia le sue generalità prima di tutto ci dice poi chi è…
E.C.: Sono un agente della Polizia di stato
Presidente: Agente della Polizia di stato.
E.C.: Si, nato a Frosinone il xx.xx del’xx, attualmente in servizio presso la Questura di Roma e nel periodo dal dicembre ’91 al maggio ’92 ero in servizio presso la Criminalpol di EUR.
Presidente: Benissimo, legga quella formula per cortesia.
E.C.: Si, consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Consente la ripresa televisiva?
E.C.: Si.
Presidente: Va bene, potete riprenderlo, risponda per cortesia alle domande del Pubblico Ministero e poi a quelle degli avvocati, prego.
P.M.: Signor Colagiacomo lei ha detto è un agente della Polizia di stato e che nel fine ’91 inizi ’92 è stato alla Criminalpol a Roma come incarico…
E.C.: Si attualmente in servizio…
P.M.: Ora è alla Questura di Roma, in quel periodo era stato aggregato alla Criminalpol…
E.C.: No, no ero…
P.M.: Ah era effettivo alla Criminalpol.
E.C.: Effettivo.
P.M.: Senta e ricorda in quel periodo, cioè dicembre ’91maggio ’92, in concreto pur essendo alla Criminalpol a Roma quale servizio le fu affidato? Dove e quali erano i suoi compiti?
E.C.: Si in quel periodo insieme ad un assistente di Polizia, Pizzo, fui mandato in missione presso la Questura di Firenze per collaborare con la sezione antimostro della squadra mobile e appunto per lavorare in quest’indagine che…
P.M.: Che compiti le furono affidati?
E.C.: Allora il nostro compito era quello, più che altro di supporto tecnico al personale che effettuava intercettazioni ambientale oltre a quello di… diciamo di controllare tutti i movimenti del Pacciani.
P.M.: Ovviamente voi avete curato di non farvi vedere, questo era il primo…
E.C.: Certo sempre scrupolosamente…
P.M.: Sotto copertura come dite voi…
E.C.: Certo.
P.M.: Ricorda di aver steso delle relazioni, che sono in atti, relative a un’attività di controllo del Pacciani nel suo orto?
E.C.: Si diverse azioni.
P.M.: Ne ricorda qualcuna in particolare?
E.C.: In particolare si, il giorno 23 gennaio ’92 e 27 gennaio ’92.
P.M.: Vuole descrivere nei dettagli cosa faceste, cosa vedeste?
E.C.: Allora per quanto riguarda…
P.M.: Dividendo i due giorni.
E.C.: Certo si, il 23 gennaio ’92 su disposizione del dottor Perugini e del personale che appunto curava l’intercettazione ambientale ci recammo in Mercatale per un servizio di osservazione…
P.M.: da dove lo faceste questo servizio?
E.C.: Da un’abitazione adiacente la casa del Pacciani.
P.M.: Si vedeva l’orto?
E.C.: Si precisamente, eravamo…
P.M.: Da una finestra o…?
E.C.: Si una finestra che era, diciamo, rialzata rispetto all’orto dai due ai tre metri.
P.M.: Cosa vedeste?
E.C.: Si…
P.M.: Che ore era ce l’ha detto?
E.C.: No erano le 17e15 circa.
P.M.: Quando arrivaste?
E.C.: Si.
P.M.: Bene, cosa vedeste?
E.C.: Allora vedemmo che il Pacciani si trovava nell’orto e, diciamo, senza apparentemente fare nulla di lavorativo…
P.M.: Di funzionale con l’orto.
E.C.: Esattamente, osservava in giro, diciamo l’orto, si trovava al centro dell’orto, così girava…
P.M.: Si piegava in terra? Guardava qualcosa?
E.C.: No più che altro osservava.
P.M.: Ricorda se qualcuno che era con voi o comunque che era in quella casa vi raccontò qualcosa relativo ai giorni precedenti?
E.C.: Si ci notiziò una persona che era all’interno di quell’abitazione di un’attività svolta dal Pacciani nei giorni precedenti.
P.M.: Che attività era?
E.C.: Si in pratica il Pacciani per diversi giorni ha sondato il terreno con un’asta di ferro, un’asta di ferro tipo un tondino per…
P.M.: Un tondino di ferro, lei l’ha visto se c’era ancora questo tondino?
E.C.: Si era visibile quel giorno.
P.M.: Era infilato in terra?
E.C.: Si e sporgeva, diciamo, fuori dal terreno per circa… dal mezzo metro a un metro diciamo perché noi eravamo a distanza.
P.M.: E questo signore vi raccontò di questa attività e voi verificaste che il…
E.C.: Si, si quel giorno era attualmente visibile.
P.M.: E cosa fece per tutto il tempo che voi lo vedeste?
E.C.: Si allora il Pacciani si intrattené nell’orto per circa un’ora osservando in giro dopo di che dopo un’ora entrò nel capanno, che aveva adiacente alla propria abitazione, ne tirò fuori una bicicletta e si trovò dentro la propria abitazione.
P.M.: Con la bicicletta?
E.C.: Si.
P.M.: Successivamente, il 27, avete fatto un’attività simile?
E.C.: Si.
P.M.: Ce la vuole descrivere?
E.C.: Il 27 fu… si un’attività simile e intorno alle 14:00 quel giorno, sempre su disposizione del dottor Perugini e del personale che curava le intercettazioni, ci recammo sul posto…
P.M.: Nello stesso identico appartamento?
E.C.: Nello stesso identico appartamento per effettuare questo servizio di osservazione.
P.M.: Perché qualcuno vi aveva segnalato che era lì quindi?
E.C.: Si, si.
P.M.: E questo servizio di osservazione da lei descritto nella relazione cosa portò a vedere?
E.C.: Niente, tutti sul posto notammo che Pacciani si trovava nell’orto intento a scavare una buca, questa buca, diciamo…
P.M.: Con cosa la scavava?
E.C.: La scavava con un attrezzo da muratore, una cazzuola dovrebbe essere, si si chiama cazzuola e niente, la buca si trovava tra una catasta di tegole e una recinzione in rete metallica che si trova di fronte precisamente all’abitazione…
P.M.: E il vialetto che…
E.C.: Adiacente al vialetto di entrata.
P.M.: Loro vedranno nel filmato questo vialetto, lo anticipo, è quello che è delimitato dai pali reggi vigna. E senta una cosa, ricorda se quest’attività smise a un certo punto per qualche motivo? Se intervenne qualcuno?
E.C.: Allora l’attività del giorno 27 si portò avanti per circa un’ora fino a che non sopraggiunse la figlia del Pacciani Rosanna dove si intrattennero per circa mezz’ora a parlare.
P.M.: Madre e… Padre e figlia?
E.C.: Si.
P.M.: Bene non ho altre domande, grazie.
Presidente: Avvocato Pellegrini?
A.P.: Si, recupero la toga… purtroppo… queste sedie sono tutto… mah… va be’…
A.B.: Ci fregan le toghe!
A.P.: Eh si.
Presidente: Prego.
A.P.: Lei ha partecipato alla perquisizione nei mesi successivi che portò al ritrovamento del bossolo?
E.C.: No.
A.P.: No, per quanto lei ne sa, sapendo dai filmati e dai documenti dove è stato ritrovato quel bossolo, il punto dove scavava Pacciani quella sera del 27 gennaio è nei pressi o in altra zona dell’orto?
E.C.: Non so, non ho saputo con precisione il posto in cui sarà stato trovato il bossolo, so solamente che era nell’orto.
A.P.: Certo, quindi non sa individuare il rapporto tra…
E.C.: Le posso dire quello che abbiamo documentato noi in quella sede.
A.P.: Soltanto in quell’occasione.
E.C.: In quella circostanza si.
A.P.: L’orto era in quel momento coltivato per quanto lei ricorda? Siamo a gennaio…
E.C.: Si, allora… più che coltivato c’erano diverse piantine, cioè piantine… alberelli, non piantine.
P.M.: Alberi da frutta.
E.C.: Esatto, non me ne intendo di botanica comunque erano alberelli…
A.P.: Alberi non insalata…
E.C.: No, no, no…
A.P.: Radicchio…
E.C.: Non erano nemmeno molto robusti.
A.P.: Quindi controllava le piantagioni o non aveva questa aria…
E.C.: A che data si riferisce?
A.P.: Al 23 e 27 gennaio.
E.C.: Niente il 23 osservava l’orto…
A.P.: Che non era coltivato, era brullo.
E.C.: Era grullo si anche perché c’era un… era occupato da una catasta di tegole e altre…
A.P.: Brullo, brullo ho detto.
E.C.: Brullo.
A.P.: D’accordo grazie.
Presidente: Avvocato Colao prego.
A.C.: Prego, scusi, se si ricorda può precisare se questa attività di sondaggio, così come vi è stata riferita, si è verificato… diciamo… in una certa zona e quanto poteva essere ampia questa zona, così… a metri quadri… se lo può dire…
E.C.: No con precisione no perché ci fu riferito solamente che sondò il terreno in diverse parti ma non precisarono le parti dell’orto, diciamo…
A.C.: E allora le domando, lei ha visto l’orto?
E.C.: Si.
A.C.: Ecco, quanto è grande l’orto?
E.C.: Come superficie?
A.C.: Si all’incirca.
E.C.: Mhmm… noi ci trovavamo all’incirca a una distanza dall’orto di dove iniziava l’orto eravamo a nemmeno un metro e mezzo per terminare a circa sui quindici metri… dai dieci ai quindici credo.
A.C.: Però lei ha detto che la ricerca si verificava in due punti soprattutto, no? O sbaglio? La ricerca di sondaggio… in alcuni punti…
E.C.: In diversi punti.
A.C.: In diversi punti, cioè in più punti ma non in tutto l’orto…
E.C.: Si ma non ci specificarono… cioè non ci specificò…
Presidente: Avvocato lui non è che ha visto Pacciani cercare…
A.C.: Se gli hanno riferito gli avevano detto in alcuni punti…
E.C.: No, non ci precisò il punto esatto.
A.C.: Grazie.

Presidente: Avvocato Santoni prego.
A.S.: : Scusi lei ha seguito in quel periodo, mi sembra che si stia parlando del maggio/aprile 1992…
P.M.: Si sta parlando del gennaio…
A.S.: : … il Pacciani anche fuori dall’abitazione?
E.C.: Fuori… a cosa si riferisce? Fuori nel senso quando usciva?
A.S.: : Quando usciva esatto.
E.C.: Si, cioè noi…
A.S.: : Ecco, questi pedinamenti che voi avete fatto in maniera accorta, logicamente, avete visto i posti dove andava?
E.C.: Noi… puntualmente quando si faceva questa attività di pedinamento di osservazione redigevamo relazioni e quindi… cioè… abbiamo sempre, diciamo, redatto i punti in cui si recava, ecco e chi…
A.S.: : Tanto per capirsi, io faccio riferimento alla lettera inviata al Maresciallo di San Casciano con l’asta guidamolla all’interno che è, mi sembra, del 27 maggio del ’92 l’invio di questa lettera… in quel periodo precedente al 27 maggio voi l’avete visto recarsi in quelle zone del Crispino Luiano? In quei boschi?
E.C.: Nei boschi no.
P.M.: Non lei ovviamente.
E.C.: Certo, certo.
P.M.: Potrebbe averlo fatto qualchedun’altro.
A.S.: : Gli domandavo se era a conoscenza, gliel’ho chiesto prima, se lui era stato presente nei pedinamenti di quel periodo… non lei in quella zona, lo esclude in quel momento lì…
E.C.: Io personalmente no ma c’era altro personale che era impegnato…
A.S.: : Non lei personalmente, mi interessava soltanto questo, la ringrazio.
Presidente: Avvocato Bevacqua prego.
A.B.: Senta, lei ha visto per un’ora con questa cazzuola…
E.C.: Esattamente.
A.B.: Un’ora…
E.C.: Per circa un’ora si.
A.B.: Con la cazzuola… E quanta ne ha tolta di terra? Parecchia?
E.C.: Parecchia… diciamo non si poteva notare la quantità ma si poteva notare più che altro la profondità perché in quanto era posto lateralmente a noi e notavamo che quando affondava il braccio sul terreno per circa fino al gomito a metà avambraccio, diciamo…
A.B.: Quindi era una buca piuttosto… quanto larga se lo ricorda?
E.C.: Approssimativamente si di…
A.B.: Diametro?
E.C.: 30/40 cm massimo…
A.B.: E profonda qualche metro circa?
E.C.: No un metro no, fino all’avambraccio…
A.B.: Cazzuola/avambraccio…
E.C.: 80 centimetri.
A.B.: 80 centimetri
E.C.: Sempre circa perché purtroppo non… quella distanza…
A.B.: E poi quando là vicino cosa c’è stato? E’ stato messo qualche albero? Sa nulla, ha visto nulla?
E.C.: No niente, aveva un piccone vicino e basta, non… diciamo su quella buca non… all’arrivo della figlia non continuò più a… s’intrattenè a parlare con la figlia.
A.B.: Sa se c’era in prossimità di questa buca o comunque là in giardino una ceppa di un albero, qualcosa del genere che era stato tolto, estirpato, un’acacia… Ricorda? Anche se lei non è un botanico…
E.C.: No c’erano diversi alberelli vicino.
A.B.: Diversi alberelli vicino.
E.C.: Di ceppi non…
A.B.: Non ha visto i ceppi. Ecco, dunque lei… la persona che le avrebbe detto o vi avrebbe detto queste cose, cioè che lui avrebbe sondato per giorni e più giorni si può sapere chi è? Come si chiama?
E.C.: Noi venivamo contattati direttamente dal dottor Perugini, i contatti li aveva lui con la persona.
A.B.: Ah… quindi lei non conosce nome e cognome di questa persona?
E.C.: No.
A.B.: Perché mi pare sia un teste derelato, se ci potesse… Io chiedo di sentire questa persona.
P.M.: Certo.
A.B.: Bene?
P.M.: Senz’altro.
A.B.: Grazie signor giudice.
Presidente: Avvocato Fioravanti ha domande?
A.F.: .: Ecco lei ha visto scavare la buca allora?
E.C.: Si.
A.F.: .: Non è che l’ha raccontato quel signore? Che Pacciani stesse scavando una buca…
E.C.: No, no assolutamente, noi abbiamo documentato il tutto il giorno in cui scavò la buca.
A.F.: .: Perché l’altro… Dunque, senta una cosa per quanto tempo è stata scoperta questa buca?
E.C.: Per tutto il tempo che noi ci intrattenemmo sul posto di osservazione.
A.F.: .: E fino a quando si è intrattenuto lei sul posto di osservazione?
E.C.: Ci intrattenemmo per un’ora e mezza compresa, diciamo, il periodo in cui scavò la buca e il periodo in cui si intrattenne con la figlia.
A.F.: .: Si ma poi questa buca è stata ricoperta? Perché lei non c’è stato…
E.C.: No rimase così.
A.F.: .: Rimase così. Vai vai…
A.B.: Lei sa di botanica non lo sa ma io so perché qualcuno mi mette gli ulivi eccetera… lei sa che d’inverno si devono scavare le buche per far prendere il ghiaccio alla terra, così mi dicono…
E.C.: No, mi dispiace non… non so.
A.B.: Si lascia per diverso tempo, per qualche mese addirittura, per poi piantare a primavera, non lo sa questo?
E.C.: Ma non spetta a me dire che cosa serve una buca in mezzo al terreno.
A.B.: Va bene, va be’… Benissimo, grazie, glielo volevo anticipare io.
A.F.: .: Comunque ha visto che Pacciani era con un piccone?
E.C.: Si l’aveva a fianco, molto vicino.
A.F.: .: Aveva anche una vanga?
E.C.: No, no.
A.F.: .: Non avete sondato voi con qualche sonda per vedere se c’erano vanghe, zappe…
E.C.: Ma dove?
A.F.: .: Lì dentro al giardino, all’orto.
E.C.: Sondato con che cosa?
A.F.: .: No…
E.C.: Noi facevamo osservazione.
A.F.: .: Con gli occhi.
E.C.: No.
A.F.: .: No. Grazie.
Presidente: Senta ma il Pacciani quando si trattenne a guardare guardava dove esattamente? Per aria? Per terra?
E.C.: No, no guardava l’orto.
Presidente: Guardava l’orto.
E.C.: In genere osservava l’orto si.
Presidente: La superficie dell’orto.
E.C.: Si la superficie si.
Presidente: Altre domande signori?
P.M.: Nessuna grazie.
A.F.: .: Si Presidente dovrei… una… un’altra… ecco lei prima ha parlato di una buca, o che Pacciani sondava, tra la rete, una rete di recinzione ed un vialetto contiguo alla casa, che significa contiguo alla casa… all’abitazione? Quale abitazione?
E.C.: La buca era situata tra una catasta di tegole e una recinzione in rete metallica, questa buca era di fronte, appunto, di fronte alla casa del Pacciani.
A.F.: .: Guardi lì ci sono tre vialetti, uno che…
E.C.: Il vialetto che spunta di fronte… con precisione all’ingresso… all’uscio di casa.
A.F.: .: Ah, quindi non è il vialetto come lei ha detto…
P.M.: Dove si mettan gli alberi di frutta avvocato.
A.F.: .: E invece non è così, vede, vede, il Pubblico Ministero mi porta fuori strada a me.
P.M.: E’ il mio mestiere.
A.F.: .: No, mi porta fuori strada, lì ci sono tre vialetti e ripeto che la conosco bene! Tre vialetti, uno viene dall’ingresso sotto quel…
P.M.: Ci si inciampa negli alberi nei vialetti avvocato.
A.F.: .: Ahaaa… allora io non posso parlare, Presidente lo faccia star zitto.
Presidente: Avvocato, avvocato, Pubblico Ministero è lei che disturba il difensore…
P.M.: Sono io ne faccio ammenda.
A.F.: .: Io poi quand’ho perso il filo non parlo più.
Presidente: Dunque stavamo parlando di vialetti avvocato.
P.M.: Interrompiamo per farlo riprendere.
A.F.: .: I vialetti… è molto importante, i vialetti sono tre, uno viene dall’ingresso da quell’arco chiuso, buio, quello è un vialetto che va verso la porta di casa del Pacciani, al numero 30, non al 28; il secondo vialetto è quello che è a margine, a lato, dall’ingresso verso la casa degli attrezzi, la casetta degli attrezzi; e uno è quello di cui parla il Pubblico Ministero che è in mezzo all’orto…
P.M.: Io? E che ne so io?
A.F.: .: Con i paletti…
P.M.: Che ne so io?
A.F.: .: Con i famosi paletti, sono tre i vialetti, dove l’ha scavata questa buca?
E.C.: Questa buca è stata scavata all’interno dell’orto, tra una catasta di tegole e la recinzione metallica, all’interno dell’orto però.
A.F.: .: Si ma questo è interno dell’orto, l’orto è 15 metri di lunghezza circa, 13 e mezzo circa… Questa è interno dell’orto, ma l’ha scavata vicino al vialetto dove era quel famoso palo di vigna che era lì per terra oppure vicino al primo vialetto? Vicino al secondo vialetto? Son tre i vialetti.
E.C.: Io all’interno della casa della propria abitazione non ci sono stato, noi da quello che potevamo vedere…
A.F.: .: Ma lei stava nell’appartamento di fronte che guardava tutto l’orto…
E.C.: Quello che potevamo osservare… noi vedevamo benissimo l’orto, vedevamo benissimo il signor Pacciani che scavava questa buca e lì era…
Presidente: Lei la saprebbe localizzare se gli fossero fatte vedere delle fotografie?
E.C.: Certo, si, si, le abbiamo fatte noi le foto, sul posto c’ero io quindi non ci sono problemi.
A.F.: .: Lei ha fatto le foto anche prima di quel giorno? Anche un giorno solo?
E.C.: All’orto?
A.F.: .: Si.
E.C.: No, io no.
A.F.: .: Lei sa che esistono delle foto?
E.C.: Si ma io personalmente no, lei mi ha chiesto se io…
A.F.: .: No, no io ho detto se lei sa che esistono delle foto fatte il giorno prima della famosa buca.
E.C.: No, il giorno prima no, assolutamente.
P.M.: Assolutamente, dove son queste foto? Tiriamole fuori! Il mistero nel mistero.
A.F.: .: E le tireremo fuori noi.
P.M.: Le aspettiamo. Se la Corte ne avesse necessità, con tutti i divieti, le opposizioni, le foto sono qui, le ha fatte il signore, levano tutti i dubbi, io le avevo offerte così come il filmato che era ancora più chiaro, la Corte ha tutti i poteri che crede, non ho altro da dire, non c’è nessuna foto misteriosa, non ci sono cassetti, non c’è niente, è tutto qua.
Presidente: Signori le avete viste?
A.B.: No io non ho niente Presidente, volevo vederle…
Presidente: Valutate se per semplificare le cose non convenga…
A.B.: Mi consenta una domanda prima di vedere le foto signor Presidente.
Presidente: Prego.
A.P.: Le passi anche a noi.
A.B.: Si, te le passo subito.
A.P.: Poi, poi, poi.
A.B.: Ecco mi scusi in questo orto…
Presidente: Allora avvocato Bevacqua.
A.B.: In questo orto dove c’era questa buca, in prossimità di questa buca, in vicinanza di questa buca sa se ci fossero delle viti? Se lo ricorda…
E.C.: C’erano alberelli ma non so dire se erano viti, acace oppure…
A.B.: C’erano alberelli piccoli, di piccolo fusto.
E.C.: Si non erano grandi alberi, erano alberelli.
A.B.: Alberi di questa altezza, così.
E.C.: Si di misura diversa ma comunque…
A.B.: Perché le viti sono di un certo colore e d’inverno credo che non siano fioriti, addirittura sono piuttosto scheletriche…
E.C.: Ripeto non so le viti quando fioriscono…
A.B.: C’erano, le domando, c’erano questi piccoli fusti, questi alberelli in prossimità di quella buca?
E.C.: L’ho già detto che c’erano alberelli.
A.B.: Pensavo che lei conoscesse le viti, proprio lei di botanica…
E.C.: Assolutamente niente, ho fatto informatica quindi…
A.B.: Grazie, io mi scusi Presidente guardo che fare, non ci capisco nulla.
Presidente: Prego guardate con comodo.
A.F.: .: Ma vede che il vialetto… scusi signor Presidente, il vialetto di cui parlava lei, ora posso farlo anche sotto forma di domanda… ma è quello che viene dall’ingresso e va verso l’altro ingresso di casa… cioè lo stacco è… tra il vialetto dello stacco… cioè le tegole sono appoggiate ad una parete che non è quella del numero 30…
P.M.: E alle tegole non si mettono gli alberi avvocato.
A.F.: Anzi, anzi queste foto ci fanno vedere proprio l’incolto, com’era ridotto quel giardino…
P.M.: E allora usiamole!
A.B.: Presidente io non mi oppongo all’esame di queste foto, anzi si vede com’era proprio tenuta…
Presidente: Io sono del parere che…
P.M.: Io ho offerto un filmato addirittura! Un filmato ho offerto, non solo foto! Mi è stato rifiutato…
A.B.: Nooo ma sa che quello che offre lei io…
P.M.: E allora lo veda e poi decida.
(…)
P.M.: Documenti fotografici irripetibili Presidente, io non capisco le opposizioni, comunque ognuno fa il suo mestiere.
A.B.: Io non mi sono opposto.
P.M.: Acciderba abbiamo un filmato, lei si è opposto, tant’è che la Corte…
A.B.: Mi sono opposto si perché il filmato non l’ho fatto io.
Presidente: Signori non divaghiamo, non state a battibeccare tra di voi! Lo farete dopo in separata sede, per conto vostro.
A.B.: Mi fido solo di me.
P.M.: Nemmeno quelle foto le ha fatte lei.
A.B.: Mi fido solo di me e di lei quando le fa personalmente.
Presidente: Signori avvocati di parte civile allora dateci…
A.C.: Presidente… posso parlare?
Presidente: Siete remissivi?
A.C.: Siamo remissivi.
Presidente: Siete remissivi, benissimo. Possiamo licenziarlo il teste?
P.M.: Senz’altro Presidente.
Presidente: Può andare grazie.
E.C.: Grazie buongiorno.

Presidente: Bene allora Pacciani può rendere dichiarazioni spontanee inerenti all’oggetto del processo, dica allora.
P.P.: Buongiorno, abbia pazienza, volevo chiarire la faccenda di questa acascia. Aveo fatto i filarini delle viti nuove e nì mezzo… tornai, stetti quattro anni qua, i’ vento aveva portato un seme di acascia che le son piante le vengano 5 o 6 metri… allora questa qui, questo seme, nacque questa pianta e era venuta in quattro anni un’altezza di du’ metri, con un fusto più grosso di una gamba allora io la stirpai, prima la tagliai a i’ par di terreno e poi feci questa buca… è vero come dice i’ signore, feci questa buca a un metro dalla rete, proprio dalla rete lì, a du’ metri dall’uscio di casa, allora per queste piante se uno un gli leva anche le radici rinascano…
Presidente: È vero, è vero.
P.P.: Dopo tagliato il tronco feci questa buca e gli levao queste radicie capillari e con un palanchino di ferro le tiravo su, le tagliavo e le levao. Poi gli altri sondaggi che si parla, siccome erano stati lì a fa’ le perquisizioni avevano lasciato il terreno tutto livellato, tutto pieno di buche e con la vanga io ricoprivo queste buche, l’è tutto lì, non c’è nessuna altra cosa di potè pensare.
Presidente: È vera la circostanza che l’acacia se non si svellono le radici rinasce.
P.P.: Poi co stì, poi questa acascia c’è di fronte una famiglia che può testimoniare, queste donne le mi dissano: I che la fa? – M’è nata una acascia nì mezzo alle viti bisogna la lei sennò…  
P.P.: E poi le son piante le vengano alte anche 3 o 4 metri anche 10 metri…
Presidente: È vero, è vero.
P.P.: Grazie signor Presidente.
Presidente: È vero naturalmente la circostanza dell’acacia, che viene alta eccetera.
P.M.: Di cui non c’è prova nel processo.
Presidente: Va bene, vedremo.
A.F.: La porteremo noi.

Presidente: Altri testimoni? Signor Pubblico Ministero?
P.M.: Nessun altr… cioè noi passiamo a questo punto a sentire il dottor Perugini sulla perquisizione dell’aprile/maggio e chiedo di poter mostrare il filmato, questo è agli atti del processo, già ammesso nel dibattimento dal GIP a suo tempo.
Presidente: Quello relativo alla cartuccia calibro 22…
P.M.: Esatto, esatto, esatto.
Presidente: Va bene questo è per fortuna, diciamo…
P.M.: Per fortuna dice il P.M. certo.
Presidente: …agli atti nel fascicolo del dibattimento. Benissimo allora introduciamo il dottor Perugini. Buongiorno dottore si accomodi prego, benissimo, lei è già stato sentito come teste e proseguiamo, signor Pubblico Ministero…
P.M.: Dottore la domanda è questa: ci vuole spiegare il perché fu stabilito o richiesta una nuova perquisizione che fu fatta poi coi mezzi che hanno portato a un verbale relativo a una attività di più di 10 giorni? Ci vuole spiegare come mai prese questo tipo di indirizzo nell’indagine? E ci vuole spiegare come fu effettuata e cosa fu trovato, la Corte ha a disposizione il filmato che fu messo negli atti del processo immediatamente dopo il ritrovamento di quel proiettile e quindi lei può utilizzare, dopo il racconto, o nella fase che lei ritiene più opportuna quel filmato relativo all’attività di quel giorno in cui fu trovato il proiettile, vorrei che lei spiegasse come mai fu effettuata questa nuova perquisizione.
R.P.: Beh i motivi sono diversi, innanzitutto non ero soddisfatto delle precedenti perquisizioni, ho detto nel corso dell’altra testimonianza che gli strumenti a disposizione non erano rispondenti, secondo me, allo scopo, nei mesi che seguirono quell’ultima perquisizione avevo cercato se in giro per l’Italia si potesse rintracciare un qualche apparato, un’apparecchiatura che ci consentisse di essere più certi nella ricerca e l’avevamo trovato; per quanto riguarda le motivazioni che hanno dato luogo poi alla nostra richiesta di perquisizione, di quella perquisizione, le motivazioni sono diverse, innanzitutto c’era una serie di movimenti, di attività dell’imputato che non si spiegavano, insomma c’erano delle relazioni fatte dagli agenti che io avevo di volta in volta inviato sul posto, in un punto di osservazione che avevo individuato precedentemente, che mi riferivano di ricerche nell’orto, ricerche…
P.M.: Lei è in grado di… ecco l’ha individuato questo punto che dicevano gli agenti? Lei che conosce anche l’orto? Perché i ragazzi… i testi che hanno visto questa attività non essendo mai andati nell’orto non… almeno così ci hanno detto, non sono in grado di identificare il punto, lei non so, servendosi di uno schizzo, descrivendolo lei…
R.P.: Posso anche fare un disegno che forse… forse il disegno è quello che rende meglio l’idea ma in ogni caso il punto esatto era in prossimità di una catasta di tegole che era addossata alla parete posteriore dell’abitazione di via Sonnino 28, catasta di tegole che era piuttosto alta tanto è vero che nel filmato che avevamo fatto nel 1990, per futura memoria, per ricordo dei luoghi, rammento perfettamente che dall’interno dell’abitazione di via Sonnino 28, quando filmammo l’esterno, attraverso la finestra che affacciava sull’orto, si vedeva la sommità di questa catasta di tegole. La catasta di tegole si trovava quindi addossata a questo muro e praticamente lasciava poco spazio… c’era un piccolo tratto di terra prima di arrivare a uno dei… c’è un sentierino interno all’orto delimitato da travetti di cemento, usati per il sostegno delle viti normalmente, ecco era in prossimità di questa catasta di tegole è esattamente quello il punto in cui il Pacciani stava cercando, comunque sono state scattate delle fotografie che sono…
P.M.: Va beh, non sono utilizzabili…
R.P.: Va beh in ogni caso non ho problemi a fare uno schizzo, se la Corte lo richiede, io ricordo perfettamente i luoghi…
P.M.: Forse è opportuno far fare al dottor Perugini lo schizzo perché possa la Corte capire esattamente…
Presidente: Lei è in grado di farlo?
R.P.: Beh molto rozzamente si.
P.M.: Ma è talmente semplice…. perché sono quattro righe… insomma credo…
Presidente: Glielo facciamo fare e poi ce lo mostra, non lo fa ora su due piedi.
P.M.: Bene ce lo mostra dopo.
R.P.: Comunque in ogni caso era… facciamo… tanto per dare a voi un’immagine il più possibile aderente a a quello che era lo stato dei luoghi… dal corridoio che… attraverso il quale si accede all’orto e quindi alla casa del civico 30, corridoio che costeggia l’abitazione di via Sonnino 28, c’è un vialetto di fronte che è per l’appunto quello che va alla casa del civico 30, un vialetto non molto lungo, piuttosto breve…
P.M.: Con la terra?
R.P.: No, no, no questo è cementato.
P.M.: Bene.
R.P.: Sulla destra, immediatamente sulla destra inizia l’orto, inizia l’orto, orto che è recintato e che ha nella parte che costeggia i muri dell’abitazione del civico 30 e le sue pertinenze, quindi il magazzino e la legnaia, a un vialettino che corre tutto intorno, che era separato da una rete metallica. Sull’angolo, diciamo, sull’angolo che affaccia sul vialetto e in prossimità dell’ingresso dell’abitazione del civico 30 c’era l’ingresso all’orto, questo delimitava… un ingresso all’orto delimitato da questi travetti di cemento e che arrivava fino in fondo, ora… ricordo perfettamente lo stato dei luoghi, ricordo che il punto in cui, dopo aver visto le fotografie insomma, individuai che il teste si chinava, insomma stava…
P.M.: Il Pacciani?
R.P.: … chinato, posso dire io non ho notato… non ho visto l’attività di osservazione, quella non la…
P.M.: Ha individuato il luogo…
R.P.:…riprendemmo con la telecamera ma fu fotografato, individuammo…
P.M.: Il luogo.
R.P.: Si perfettamente il punto insomma ecco.
P.M.: E’ in questo vialetto.
R.P.:E’ questo vialetto, cioè in prossimità… fra il confine di destra, entrando nell’orto, e la catasta di tegole.
P.M.: Lei ricorda se in quel periodo, al momento della scarcerazione del Pacciani, lei era stato in quella casa? In quei giorni, in quel periodo è stato in quella casa?
R.P.: Si, si certo.
P.M.: Lei ha visto se c’era in quel punto o lì nei pressi una acacia di un paio di metri che impediva il passaggio?
R.P.: No non mi risulta proprio e non mi risulta neanche… cioè anche dalla fotografia si vede che non c’era… non c’era… io non so distinguere un albero dall’altro però mi pare che l’unico albero…
P.M.: Un albero che impedisse il passaggio insomma…
R.P.: No il terreno era completamente spoglio.
P.M.: Allora vogliamo raccontare il perché si addivenne a questa perquisizione?
R.P.: Il terreno era perfettamente sgombro e compatto così come l’avevamo lasciato noi nel ’90, era rimasto tale e quale.
P.M.: Non avevate fatto buche nel ’90?
R.P.: No.
P.M.: Perché l’imputato ha detto ora che si è messo lì a ricoprire le buche del ’90…
R.P.: Io nella… beh l’imputato dice molte cose che non rispondono a verità…
P.M.: Si, sì ma io vorrei… siccome lei ci è stato…
R.P.: Il Maresciallo Frillici ed io, come ho detto nell’altra deposizione, facemmo… togliemmo un po’ di terriccio superficiale…
P.M.: Nel ’90?
R.P.: Nel ’90, lì dove suonava il metaldetector ma era in un punto totalmente diverso da quello, direi nel punto opposto quasi dalla parte della casa da cui effettuammo l’osservazione.
P.M.: Bene, allora passiamo a descrivere perché si fece questa perquisizione nuova e in costa è consistita e cosa è stato trovato, è un po’ un racconto lungo, lei ce lo sintetizza…
R.P.:E va bene la richiesta di perquisizione forse se potessi averla mi aiuterebbe un pochino comunque…
P.M.: E’ negli atti, veda di ricordarlo lei.
R.P.: Le motivazioni furono diverse, insomma innanzitutto qua ci trovavamo con un indagato che non ci diceva… mentiva su alcuni punti fondamentali, alcuni punti…
P.M.: E’ un suo diritto, era un suo diritto…
R.P.: Era un suo diritto… dico… noi ci ponevamo il problema perché lui mentisse costantemente…
P.M.: Su cose ininfluenti.
R.P.: Si anche sui dati più banali, ci trovavamo una certa quantità di materiale e documentale e testimoniale che ce lo rendevano sospetto, ce l’avevano reso piuttosto sospetto, insomma volevamo toglierci il dente: insomma è lui o non è lui? Questo è sostanzialmente il dato fondamentale è questo, ora perquisizione, contrariamente a quanto si pensa è fatta non soltanto per provare la colpevolezza di una persona ma è mirata anche a verificarne la estraneità; la perquisizione tende a rilevare dei dati certi, o più possibile certi, che ci diano una risposta ai tanti quesiti che un investigatore si pone; ora, il Pacciani per esempio come personaggio è uno che, nel corso della nostra conoscenza, è uno che è abituato a non sprecare fiato, parla molto scrive molto ma non spreca fiato, normalmente non dice mai cose inutili e la mia sensazione e non solo la mia credo, è che lui miri sempre a mettere le mani avanti per non cadere indietro.
A.B.: La sua valutazione che…
P.M.: Va beh questa è una sua… dottore andiamo avanti su…
A.B.: Mi scusi Presidente, io credo di essere privo di voce, qualcuno me l’ha tolta…
Presidente: No avvocato.
A.B.: No? Ce l’ho, ce l’ho.
P.M.: Le è tornata.
A.B.: Grazie.
R.P.: In ogni caso naturalmente quanto una persona dice uno dà la rilevanza che le prove hanno…
P.M.: Bene.
R.P.: Per esempio in una conversazione, mi aveva messo anche una pulce nell’orecchio, dicendo: Mah sono venuti a trovarmi Don Cuba con due… uno doveva fare un monte di anni, tale Ciucciamosche, un altro… – ma insomma gente che – sì mi avessero messo un gingillo nell’orto – e questa era una cosa che continuava a frullarmi nel cervello, inoltre questo tipo di dubbio…
P.M.: Quindi, comunque lei, fu uno dei motivi per cui faceste…
R.P.: Fu uno dei tanti motivi…
P.M.: Oltre queste relazioni di questi ragazzi.
R.P.: Fu uno dei tanti motivi, e poi naturalmente c’erano delle frasi colte nel corso dell’attività di intercettazione che ci apparivano…
P.M.: Quindi queste ste… queste stesse affermazioni “del gingillo” l’avete sentite nelle intercettazioni ambientali?
R.P.: Certamente sono riportate.
P.M.: Sono nelle intercettazioni trascritte.
Presidente: Fermi un attimo, scusate.
A.B.: Ecco mi pare che ci sia qualcosa che non può tornare.
R.P.: E vorrei sapere che cosa.
A.B.: No ma no con lei.
R.P.: Comunque voglio dire il tutto è minuziosamente nella richiesta di perquisizione che noi inoltrammo…
P.M.: Signori era nell’intercettazione ambientale questa affermazione fatta, che ha motivato… ha solo motivato la vostra perquisizione.
A.F.: Nel brogliaccio, nel brogliaccio non nelle intercettazioni trascritte.
P.M.: Non nel brogliaccio nella trascrizione che sentiamo oggi.
R.P.: Premetto…
A.F.: Siee… molto diversa dal brogliaccio!
R.P.: Posso andare avanti?
P.M.: Forse la Corte ha bisogno di…
R.P.: Comunque ritengo che sia importante rivedere la richiesta di perquisizione che io feci…
A.B.: Un attimo solo, scusi dottor Perugini, un attimo solo.
R.P.: Si, scusi.
A.B.: Qua mi casca tutto eh…
P.M.: Cerchiamo di fare il possibile per impedire…
Presidente: Qui c’è il problema di vedere…
P.M.: Presidente, mi scusi io ho chiesto…
Presidente: … può riferire su queste circostanze…
P.M.: …se e perché hanno fatto la perquisizione, lui ci spiega perché, non è assolutamente influente agli fini della utilizzabilità di queste dichiarazioni.
Presidente: No però può esserlo quando lui riferisce su certe specifiche…
P.M.: E’ nell’intercettazione ambientale signori questo dato, loro lo hanno a portata di mano, tutto questo dato…
Presidente: Ma sta parlando per l’appuntò con un funzionario di Polizia giudiziaria…
P.M.: Chiedo scusa, il quale ha sentito questo fatto nell’intercettazione ambientale che ha a disposizione della Corte, il fatto che ha riferito ora, bene?
Presidente: Lo credo bene che l’abbia sentito Pubblico Ministero, ne era bene a conoscenza…
P.M.: Si ma io dico circa…
Presidente: Ne era bene a conoscenza… cioè…
P.M.: L’utilizzabilità ai fini del motivare la perquisizione…
Presidente: Io credo che…
P.M.: Signor Presidente io…
Presidente: Questa parte che riferisce… quelle specifiche circostanze eccetera… se non vi sono questioni sul punto… ma credo che effettivamente la deposizione del dottor Perugini sia inutilizzabile.
P.M.: Bene, noi… inutilizzabile sul fatto delle dichiarazioni che ha fatto l’imputato…
Presidente: Signori avvocati avete qualcosa da eccepire?
A.B.: Siamo d’accordo Presidente, perfettamente d’accordo.
Presidente: La Corte di questo non ne può tener conto, so che c’è agli atti tutto quanto… quindi anche la relativa
P.M.: C’è l’intercettazione ambientale!
Presidente: E anche la relativa trascrizione…
P.M.: Quindi se c’è la trascrizione abbiamo intercettato l’imputato non certo… bene?
Presidente: D’accordo?
A.F.: E avete trascritto altre cose.
A.B.: Nooo…
P.M.: Lo diceva a terzi, non lo diceva a un funzionario di Polizia quindi è pacifico il dato. Può lasciare questo argomento?
R.P.: Abbandono questo, in ogni caso c’è una…

P.M.: Non c’è nessun problema, vuole addivenire…
Presidente: Può solo dire quello che stava dicendo, che dal tenore delle dichiarazioni… della conversazione
P.M.: L’ha già detto.
Presidente: … poteva essere stato indotto in sospetto…
P.M.: E lui è stato indotto in sospetto e ha voluto controllare con la perquisizione, andiamo avanti.
R.P.: Comunque c’erano inoltre, ecco voglio dire, altri punti dei quali non parlo ma è precisato puntualmente, perché ho fatto…
P.M.: Nel provvedimento di richiesta…
R.P.: Nella richiesta che è di diverse pagine.
P.M.: E nel provvedimento del P.M. che è agli atti.
R.P.: Si.
P.M.: Prego, andiamo avanti in questa perquisizione.
R.P.: Va bene, quindi decidi… premetto che la richiesta di perquisizione la stesi il giorno stesso in cui l’imputato fu condannato per la detenzione di armi…
P.M.: Questo è un dato storico.
R.P.: Il dato fondamentale era che noi cercavamo una pistola che non avevamo trovato, naturalmente tutte quelle che erano cose che sono uscite fuori nel corso della precedente testimonianza non avevano nessuna… cioè le consideravamo per quello che potevano valere, non avevano nessuna qualità indiziante era soltanto…
P.M.: Materiale, vogliamo arrivare a questa perquisizione.
R.P.: Alla perquisizione quindi…
P.M.: Come fu fatta, cosa ebbe ad oggetto innanzitutto e chi la eseguì, con quali mezzi.
P.M.: Ci ha il verbale lo può ha il verbale lo può usare, penso la Corte l’aiuterà…
Presidente: Certamente.
P.M.: L’autorizzerà… è un lunghissimo verbale… innanzitutto in quali furono i luoghi, chi eravate, come fu organizzata e come fu eseguita, quali furono gli esiti.
R.P.: La perquisizione fu effettuata nei soliti luoghi, le abitazioni di Pacciani, nelle pertinenze di queste abitazioni, nell’orto, la estenderemo in alcuni punti esterni alle abitazioni nei quali in passato, più o meno recente, ci risultava che l’indagato si fosse recato o svolgesse ivi attività e quindi delimitammo, decidemmo un criterio, una modalità operativa che doveva essere particolarmente minuziosa, che comportava l’impiego per non arrivare alla distruzione delle strutture murarie probabilmente l’unica che forse ci avrebbe elevato dei dubbi… ma insomma dovevamo cercare con i mezzi più adeguati di verificare se detti… siccome l’imputato ha fatto anche il muratore fra le altre cose, se i tetti, pavimenti, soffitti fosse stato nascosto qualcosa, oltre che nell’orto naturalmente, e quindi chiedemmo l’ausilio di un tecnico, un’ingegnere che gestisce una ditta, Editec, che si occupa di rilevazioni di dipinti, di affreschi… all’epoca stava lavorando sulla Cupola di Santa Maria del Fiore…
P.M.: Va beh vi dette una mano questo ingegnere…
R.P.: Ci diede una mano, ci mise a disposizione… cerco di essere il più puntuale possibile se…
P.M.: Prego.
R.P.: Purtroppo il brodo non si può restringere più di tanto, ci mise a disposizione una apparecchiatura che si chiama termografo ad azoto liquido che serve a individuare discontinuità nei muri, nelle connessioni murarie, l’aria che è contenuta in cavità delle mura normalmente conserva il calore più a lungo per cui è facile rilevare la presenza di discontinuità, ci servimmo…
A.B.: Mi oppongo perché questa è una sorta di perizia, le chiedo scusa Presidente, ci deve dire…
P.M.: Sta spiegando il mezzo usato.
A.B.: No sta spiegando che cosa?
Presidente: Sta spiegando il mezzo usato.
P.M.: Sta spiegando il mezzo usato, questa era la domanda.
A.B.: Va beh ha usato questo mezzo, punto e basta.
Presidente: Un termografo ad azoto liquido… invece è bene che ci spieghi…
P.M.: Ci spiega a cosa serviva, sennò…
Presidente: Cos’è, come funziona, cosa serve avvocato, altrimenti…
R.P.: Non ho usato soltanto quel mezzo, ci servimmo anche dei raggi UV che servono ad evidenziare interventi murari diversi su… insomma hanno… e che possono essere applicati anche ai metalli e ci servimmo di due metal detector che io definisco promiscui ma che servono in realtà a percepire la presenza di metalli comunque essi siano, quindi non soltanto composti ferrosi…
Presidente: Quindi anche non ferrosi.
R.P.: Non ferrosi, intendo piombo, rame, ottone. Questo per quanto riguarda il dato tecnico. Ritenemmo che poi non potessimo… noi eravamo pochi anche con la collaborazione dei Carabinieri con i quali abbiamo condotto quest’indagine fin dall’inizio, non che ci fosse un obbligo di collaborazione ma c’era un’opportunità nel farlo e eravamo comunque pochi e non disponevamo dell’attrezzatura sufficiente, allora individuammo nei vigili del fuoco le persone più adatte a fare questi lavori e a gestire la perquisizione materialmente sotto le nostre indicazioni e le nostre… furono loro che prevalentemente infatti effettuarono la ricerca, dietro nostra indicazione. Durante la perquisizione, perquisizione che comportava ovviamente stress, che si prevedeva lunga, non quanto poi durò ma insomma si prevedeva comunque abbastanza lunga in considerazione del fatto che l’imputato era stato vittima di un attacco cardiaco, che anche se a quanto risultava noi non aveva reso invalido, però dovevamo usare questa precauzione, incaricammo un cardiologo, uno specialista in cardiologia, di assisterci durante la perquisizione per ogni evenienza.
P.M.: Va beh, va beh, andiamo all’oggetto.
R.P.: Questo per quanto riguarda il personale che partecipò materialmente alla perquisizione furono i Carabinieri del ROS, furono i Carabinieri della stazione di San Casciano, esponenti della SAM, e della Criminalpol di Firenze, i ragazzi del centro nazionale della Criminalpol non parteciparono alla perquisizione perché non avevano questa funzione, poi ci furono il reparto mobile della Polizia di Stato che però aveva esclusivamente una funzione di sorveglianza, nel senso che tenevano a bada i curiosi, bloccavano l’accesso a…
P.M.: Bene, le persone che hanno operato sono descritte nel verbale, nome, cognome, qualifica.
R.P.: Esatto.
P.M.: Allora vediamo l’oggetto, come inizia e cosa… quali sono i luoghi che avete perquisito, magari se ci può fare una sintesi dei luoghi e cos’è che avete sequestrato.
R.P.: Vorrei essere il più preciso possibile comunque…
P.M.: Mi sembra che il verbale è fatto giorno, giorno, lei dovrebbe essere così cortese da farcene una sintesi usando il verbale…
R.P.: Si.
P.M.: Come memoria…
R.P.: “L’atto di polizia giudiziaria ha riguardato le abitazioni, i luoghi e il veicolo”… all’epoca era la Ford Fiesta… “nella disponibilità della persona indagata qui di seguito specificata.” E quindi elenco tutte le abitazioni e indicò il veicolo.
P.M.: Le abitazioni sono tre, quindi con le pertinenze e quel…
R.P.: Esatto. “Luogo aperto posto in località Mercatale, recintato, retrostante l’edificio adibito a casa del popolo”…
P.M.: Rimaniamo dottore alle sole abitazioni, tralasciamo i luoghi esterni che non hanno portato a sequestri considerevoli. Vediamo solo le tre abitazioni e l’orto.
R.P.: Allora l’atto di P.G… è bene… anche questa è una modalità importante, la macchina fotografica è uno strumento indispensabile e utilissimo però non ci dà l’idea complessiva, normalmente non ci dà l’idea complessiva dei luoghi, né la dinamica, noi avevamo tutto l’interesse a che nessun particolare importante fosse trascurato, ora la macchina da ripresa ci dava la possibilità di capire se un oggetto che era lì prima che iniziassimo la perquisizione era stato successivamente spostato, come, perché, da chi e questo era molto importante a mio avviso.
P.M.: Quindi filmate?
R.P.: Filmammo accuratamente tutti i luoghi…
P.M.: Fin dal primo momento.
R.P.: E fu la prima attività che noi svolgemmo, filmammo tutti i luoghi che avremmo dovuto perquisire nel dettaglio, questo prima di iniziare la perquisizione.
P.M.: Se la corte riterrà opportuno sono a disposizione.
R.P.: Filmammo alla fine della perquisizione anche… filmammo di nuovo alla fine della perquisizione con l’ausilio dell’imputato il quale ci indicò, anche ai fini della…
P.M.: Ripristino.
R.P.: Del ripristino dei luoghi stessi, con l’assistenza dell’imputato che nella circostanza ebbe modo di dire, è videofilmato anche questo, i punti che erano stati deteriorati…
P.M.: Va beh, va beh… veniamo ai reperimenti.
R.P.: Ah devo aggiungere anche… ecco io ho parlato di abitazioni che fu perquisito a fondo anche il corridoio, anche il gabinetto che era nel corridoio, che unisce le due abitazioni… le due abitazioni… i due spazi aperti…
P.M.: Di via Sonnino.
R.P.: Di via Sonnino, furono svuotati anche i pozzi neri, pozzetti, fu fatto un lavoro piuttosto meticoloso che credo sia… non parliamo dei tetti, dei soppalchi… La tecnica utilizzata fu questa, dopo la filmatura individuammo i luoghi da perquisire… premetto che non ci disperdemmo, io avevo dato disposizione che ogni luogo fosse perquisito singolarmente e solo quel luogo, in maniera che non ci fossero poi confusioni… ho trovato questo, ho trovato quell’altro…
P.M.: A ogni luogo era presente l’imputato?
R.P.: Ovviamente, era presente l’imputato, saltuariamente anche i suoi avvocati di fiducia…
P.M.: Familiari…
R.P.: I familiari naturalmente… No c’era l’avvocato Ventura e Fioravanti.
P.M.: Va beh non importa i difensori di fiducia.
R.P.: In ogni caso l’imputa… non solo ma avevamo uno o più uomini a turno che avevano il compito, non soltanto di notare le reazioni dell’imputato alla perquisizione ma avevano il compito di fare in modo di richiamare l’attenzione dell’imputato sulla perquisizione che si andava svolgendo in maniera che non si distraesse mai.
P.M.: Che potesse dire la sua?
R.P.: Che potesse dire la sua ma soprattutto dovevano dire quando l’imputato si distraeva per fare… qualche volta l’ha fatto… raccattare pezzi… si diceva -No stia attento, guardi gli uomini che stanno perquisendo
P.M.: Va beh.
R.P.: Anche di questo…
P.M.: Lo avete invitato ad essere vigile.
R.P.: Esatto. Allora il primo giorno dopo le formalità d’uso abbiamo cominciato alle nove e trenta a perquisire le pertinenze, allora la perquisizione delle pertinenze si è svolta in questo modo, la tecnica è stata questa: dopo la filmatura sono state svuotate, parlo progressivamente, sono state svuotate del loro contenuto dopodiché sono state filmate vuote, dopodiché si è proceduto alla applicazione degli strumenti metal detector e termo visore ad azoto liquido e i metal detector promiscui oltre alla ricerca manuale che veniva effettuata sempre dai vigili del fuoco. Una volta fatto questo si individuavano i punti su cui procedere all’approfondimento, quindi contrassegnati con croci o segni con gesso e sui quali poi si contava di operare con tempi immediatamente successivi, naturalmente le cose che venivano portate fuori venivano controllate e osservate.
P.M.: E quelle di interesse sequestrate, tant’è che c’è un verbale di sequestro.
R.P.: Quelle di interesse le sequestrammo naturalmente. Poi avevamo diviso, per i motivi che ho esposto prima, l’orto richiamava particolarmente la nostra attenzione perché ci sembrava che l’imputato all’orto ponesse una particolare attenzione e allora avevamo deciso, avevo deciso di delimitare le zone per quadranti, quindi i quadranti dell’orto, cioè la terra dell’orto fu divisa in quadranti e si operò su ogni quadrante secondo questa tecnica. Innanzitutto togliemmo la recinzione, la rete metallica che cintava l’orto, questo per evitare che il metal detector impazzisse o fossero influenzati da presenze metalliche diverse da quelle che interessavano noi, poi si cominciò a fare un primo setacciamento del terreno superficiale, quando parlo di setacciamento intendo proprio setacciamento con il setaccio, la terra veniva messa da una parte, facemmo così per tutta l’estensione dell’orto, poi cominciammo ad approfondire le ricerche nel terreno e quindi cominciarono i lavori di scavo veri e propri servendoci di un compressore…
P.M.: Tutto questo era motivato da quelle due relazioni di quei ragazzi?
R.P.: Anche da quelle relazioni di quei due ragazzi.
P.M.: Bene.
R.P.: Ma in ogni caso… Un’altra cosa che fu fatta è che man mano che si procedeva l’orto che aveva un vialetto interno che correva lungo tutta la lunghezza furono tolti anche i travetti di cemento e messi da una parte, mi ricordo che nella circostanza i vigili del fuoco, che operavano con una leva su uno dei travetti, che poi è quello in uno dei cui tronconi fu trovato il famoso proiettile, lo spezzarono…
P.M.: Si ricorda che giorno avvenne? Lo avete indicato nel verbale. Prima del rinvenimento? Il giorno prima? La rimozione dei paletti, a leggere il verbale, è antecedente, è il giorno precedente…
R.P.: Esatto.
P.M.: Sono stati trovati il 29, la rimozione dei paletti…
R.P.: No si erano… questo si era spezzato in precedenza.
P.M.: Benissimo.
R.P.: No, ricordo bene il particolare perché l’imputato si infuriò per questo motivo.
P.M.: Per questo danno!
R.P.: Per questo danno e disse…
P.M.: Mi avete rotto un paletto!
R.P.: Fate attenzione, m’avete rotto un paletto! Quindi procedemmo con questa attività, noi siamo arrivati alla profondità di circa un metro e mezzo, credo, adesso non ricordo esattamente, la profondità decisi io quando smettere perché non era più il caso, anche perché alla profondità dello scavo della terra andava aggiunta la sensibilità dei metal detector che percepivano presenze ferrose.
P.M.: Bene.
R.P.: Quindi a quel punto si scavò soltanto oltre nei punti in cui il metal detector percepiva… fu un’impresa piuttosto improba anche perché trovammo migliaia di bullette metalliche, quelle che si usano per fare le cassette della frutta che evidentemente saranno state bruciate nella cucina economica e la cenere nel terreno, comunque trovammo una quantità inverosimile di queste bullette. Il setacciamento avveniva anche per questo motivo, per depurare di tutti i frammenti metallici non di interesse la superficie da verificare. Il primo giorno e il secondo giorno non trovammo assolutamente nulla per quanto ricordo io, il terzo giorno, che se non vado errato era mercoledì 29, siccome come ho detto l’attività di setacciamento… è inutile che legga tanto mi ricordo a memoria… l’attività di setacciamento dell’orto era agevolata dal terriccio secco però il cielo prometteva pioggia e anzi era iniziato già a piovere, qualche goccia, diedi disposizione di coprire la parte aperta, cioè di coprire l’orto con una tettoia, una tettoia di materiale plastico ondulato, e poi coprimmo tutto il resto, la restante parte dell’orto con delle plastiche, questo serviva perché? Già la perquisizione doveva essere curata e andava a rilento se poi avessimo dovuto non più setacciare ma grattugiare la terra che scavavamo fuori avremmo impiegato mesi, quindi avevamo tutto l’interesse a fare in modo che questa fase delle operazioni andasse in fretta. In realtà poi cominciò a piovere, parte della terra nonostante la copertura si infiltrò di acqua e quindi abbandonammo la ricerca, la mattina, per procedere alla perquisizione del garage di Pacciani, naturalmente quando noi ci allontanavamo dal posto della ricerca ci portavamo appresso o l’imputato o un suo difensore o tutti e due. Durante la ricerca nel garage, questa era per accelerare i tempi, durante la ricerca nel garage dell’imputato abbiamo fatto più o meno lo stesso, stesso discorso: svuotamento dei locali, ricerca manuale con i metal detector, ricerca manuale tradizionale, delimitazione dei punti di interesse quindi dove i metal detector squillavano. Nel pomeriggio, vado al succo…
P.M.: Grazie.
R.P.: Nel pomeriggio alle 17:45, mi ricordo bene l’ora perché ne prese nota, noi avevamo già ripreso, noi… i vigili del fuoco avevano già ripreso gli scavi nell’orto, c’era della terra soffice ammucchiata da una parte e i vigili avevano disposto quei due tronconi del paletto di cemento armato uno accanto all’altro per farne un passaggio per evitare di affondare nella terra morbida, mi ricordo che io mi trovavo nel fondo dell’orto dove si svolgevano in quel momento le ricerche e dovevo decidere se far proseguire gli scavi ancora o se procedere ad altro luogo visto che il terreno era abbastanza umido. Tornai indietro, la tettoia era bassa, eravamo… mi pare che accanto a me ci fosse il maresciallo Frillici, c’era un operatore della polizia scientifica, però non ricordo il nome, il tempo era leggermente migliorato, c’era luce anche sera tardi, era il crepuscolo, e quindi mi abbassai per non sbattere la testa contro la tettoia e vidi uno scintillio, allora chiamai l’operatore della scientifica…
P.M.: Chi c’era con lei? Ha detto Frillici?
R.P.: Mi pare di ricordare che c’era Frillici e mi pare di ricordare che… cioè c’era certamente quest’operatore della scientifica, che era accanto a me.
P.M.: Operatore con la cinepresa?
R.P.: Con la cinepresa e quindi siccome io non ci vedo molto bene gli dissi: un attimino insomma…– e lui disse: dottore mi sembra che si possa trattare di qualcosa che…
P.M.: Che luccica.
R.P.: … di una munizione, insomma… di una cartuccia… Allora bloccare le operazioni e cominciai a dare disposizioni di filmare il tutto, prima di fare qualsiasi altra cosa feci ricoprire questi due tronchetti di cemento con un telo di plastica e… no poi l’operatore si inginocchiò e vide che effettivamente poteva essere una cartuccia…
P.M.: Ricorda chi era questo operatore?
R.P.: No non me lo ricordo però…
P.M.: Ora uno di quelli della telecamera…
R.P.: Era uno di quelli.
P.M.: Quello che aveva la telecamera quel giorno o ce n’era più d’uno?
R.P.: Ce n’era più d’uno.
P.M.: Bene.
R.P.: E… e quindi uscì dalla casa per fare una telefonata al P.M. dottor Vigna al quale dissi: forse abbiamo trovato qualcosa. Mi disse: Che è? Potrebbe essere un proiettile, piccolo. – Beh allora tiratelo fuori – Facemmo portare i due paletti di cemento su un tavolino e li procedemmo all’estrazione, fui io stesso a procedere all’estrazione con un paio di pinzette che avevo in un coltello multiuso che mi portavo a fianco in quei giorni. E’ in quella circostanza che ci ricordavamo una cosa, dunque devo premettere che non avevamo passato il metal detector sui paletti di cemento perché i paletti di cemento erano armati, poi ce lo aveva detto anche l’imputato, anzi mi ricordo… e vicino a me in quella circostanza c’era il capitano Scriccia, che ci disse: Se passate il metal detector su quelli suona in continuazione perché sono attraversati da quattro fili di ferro che li percorrono in tutta la lunghezza – Io, diciamo che, nella circostanza… lui ce lo disse qualche tempo prima insomma… non ci feci caso però questa frase ce la ricordammo dopo. Eppoi mi ricordo che mentre ancora non avevamo toccato i paletti ma lui che era vicino, lui intendo il Pacciani, che era vicino, si era accorto perfettamente che qualcosa aveva attratto il nostro interesse disse: O che gliè? Una cocciniglia? E saranno velenose! –
Presidente: Non riferiamo… questa è una frase innocente…
A.B.: Era la velenosità della cocciniglia…
R.P.: Innocente.
Presidente: Però non riferiamo in genere, dottore, le parole del Pacciani, va bene?
R.P.: Allora non le riferisco.
P.M.: Sono nel filmato Presidente a disposizione della Corte quindi che si vogliano riferire o no ci sono. Sono negli atti della Corte e quindi se il teste ce lo dice fa una cosa in più ma sono già…
R.P.: In realtà disse anche un’altra cosa ma non lo posso dire…
Presidente: E’ l’articolo 62.
P.M.: Si, si Presidente sono lì, non sono utilizzabili, il teste lo sa, glielo abbiamo già detto, si vede… impediamogli di parlare…
Presidente: Questa frase non sconvolge nessuno…
P.M.: Non sconvolge nessuno, non è utilizzabile.
Presidente: Non è utilizzabile.
P.M.: Non non è utilizzabile e lo sappiamo, lo sappiamo tutti però è un dato di fatto…
Presidente: La casseremo dal verbale…
P.M.: La toglieremo…
Presidente: Prego.
P.M.: Il teste la ricorda e ce l’ha ridetto.

R.P.: Comunque estraemmo… estrassi… e questa operazione la facemmo di fronte all’imputato naturalmente, estrassi… era già venuta sera quindi usammo i riflettori per riprendere tutta la… questo grumo di terra che inbozzolava questo… e vedemmo che era effettivamente un proiettile e che era un proiettile calibro 22, un proiettile… una cartuccia. In realtà non sapevamo se fosse una cartuccia o se fosse un bossolo perché era inglobato nel terreno… io speravo che fosse un bossolo invece fu una cartuccia, in ogni caso ripulimmo con molta cautela il fondello di questa cartuccia e vedemmo che c’era la lettera H. Poi la ripulitura più adeguata fu fatta con gli ultrasuoni nel gabinetto regionale di polizia scientifica.
P.M.: Poi è stata fatta una perizia, abbiamo tutte le foto, le vedremo suo tempo.
R.P.: Questo è quanto. Diciamo poi perquisimmo nei giorni successivi…
P.M.: Fu filmato… vogliamo vedere il pezzetto…
R.P.: E’ stato filmato tutto.
P.M.: Questo pezzetto relativo al ritrovamento Presidente…
Presidente: Vabbè vediamo…
P.M.: Se lei crede… o lo vediamo dopo…
Presidente: No vediamolo.
P.M.: Sono le 1:20, mi sembra duri un quarto d’ora/20 minuti non di più.
Presidente: Va bene, possiamo vedere l’inizio perché poi non è che sia…
P.M.: La parte relativa al racconto per…
Presidente: Va bene, mettiamolo in linea.

R.P.: Quelli sono i vigili del fuoco che sollevano…
Presidente: Allora guardiamo.
R.P.: Quelli sono i vigili del fuoco che sollevano i due tronconi… erano quelli che stavano lavorando in quel momento nell’orto e che sospesero l’attività per fare questo.
Presidente: Ovviamente a questo punto era già stato notato questo proiettile?
R.P.: Si e però ci sono le cassette precedenti che riportano tutto il resto.
A.B.: Quando si nota… E’ importante vedere quando si nota…
R.P.: Ci sono un certo numero di cassette filmate…
P.M.: Ci sono 14 giorni di cassette filmate e dettagliate, il GIP ha ritenuto di mettere solo queste Presidente, le altre sono tutte a disposizione.
A.B.: Se ci si avvicina di più… mi scusi il Presidente… se ci si può avvicinare prima delle pinze…
P.M.: Tornare indietro vuole dire?
A.B.: Si, prima delle pinze.
Presidente: Allora torniamo indietro all’inizio.
A.B.: Prima delle pinze.
Presidente: Vogliamo tornare indietro?
P.M.: Torniamo indietro tanto…
A.B.: Era così, ho capito, era così, ecco no, va bene anche così…
P.M.: Torniamo indietro tanto è mezzo minuto di proiezione non…
A.B.: Si, si, no per vedere il luccichio, Presidente…
R.P.: Va bene.
Presidente: Qui non c’è il luccichio, era nelle cassette precedenti avvocato.
P.M.: Ci sono tutte le fotografie…
R.P.: Le cassette sono a disposizione. In realtà non avremmo dovuto trovarlo questo, non con i mezzi convenzionali, nonostante tutti i sofisticati apparecchi…
A.B.: Ecco se si può vedere più vicino, se si può avvicinare la telecamera…
R.P.: Ho preso…
P.M.: Noi la telecamera a avvocato… non lo possiamo muovere…
R.P.: Mi sono fatto dare una busta per reperti dalla polizia scientifica, cerco di estrarre… la terra è molto dura, compatta e infatti faccio molta…
A.B.: Ecco vediamo come esce il proiettile…
R.P.: Con una certa fatica.
A.B.: Piano, piano, piano, piano…
P.M.: Piano, piano…
A.B.: Era lungo! Grazie.
A.F.: Era molto lungo.
P.M.: Si può fare un rallentatore, credo.
A.B.: No, no, no.
R.P.: Si, si può fare.
A.F.: No, no ma un istante prima…
R.P.: C’è la cassetta avvocato.
A.B.: No, no ma noi con i nostri mezzi della difesa ci riusciremo.
A.F.: E forse sì.
R.P.: Avete le cassette a disposizione.
A.B.: Grazie questo volevo vedere, grazie, il luccichio del proiettile.
P.M.: Si vede nelle foto come lei sa.
R.P.: Si vede anche adesso.
A.F.: No prima di questo.
R.P.: Adesso sto prendendo dei campioni di terreno perché un altro accertamento che doveva essere fatto era quello dell’omogeneità della terra che rivestiva, che imbozzolava il proiettile con quello della terra della cavità. Adesso scendiamo a raccogliere, dopo aver raccolto gli strati immediatamente vicini al… gli strati di terra del proiettile, procediamo alla rimozione della terra che è contenuta in quel foro, premetto che i fori attraversano da una parte all’altra e sono entrambi… sono tutti pieni di terra compatta, come si vede faccio una certa fatica…
A.F.: E’ piccolo il foro.
R.P.: Non c’è difficoltà a misurarlo, all’epoca non lo feci e credo che dopo non sia stato fatto ma non c’è problemi a misurarlo dopo.
A.F.: Un centimetro e 80 x 2…
Presidente: Sono in sequestro no?
P.M.: Si è tutto in sequestro.
A.F.: E’ piccolo.
R.P.: Posso anticipare anche quali furono le operazioni che facemmo dopo…
A.F.: Quelle prima?
R.P.: Io feci soltanto questo per far vedere a chi avrebbe dovuto operare come intendevo che si facesse quel tipo di raccolta.
A.F.: Presidente ci interesserebbero le operazioni poco prima, no quelle dopo.
P.M.: Presidente sono a loro disposizione, ce ne sono 14 cassette, scelgano pure sono tutte elencate…
A.F.: E noi le vogliamo vedere tutte e 14.
Presidente: E qui viene il bello.
A.F.: E qui viene il bello. E fu creato il mostro.
R.P.: Vedete, faccio molta attenzione nell’usare quelle pinzette per un motivo, perché nell’ipotesi che il proiettile recasse delle tracce: percussione, estrazione o… insomma recasse delle tracce, non volevamo aggiungere tracce noi, con la nostra attività, ecco. Ecco il luccichio avvocato, lo vede il luccichio? Lo vede?
A.F.: Questo era già fuori.
P.M.: Ci son le foto del prima, sono negli atti del dibattimento Presidente.
A.F.: Quando è lì dentro bisogna vedere.
R.P.: Premetto che l’operatore aveva il compito di filmare i lavori in corso non certo gli altri.
A.B.: Questo non ho capito, scusi.
Presidente: Fu materialmente, dottore ci dica piuttosto a vedere questo…
R.P.: Fui io.
Presidente: A notare questo…
R.P.: L’ho detto prima, io vidi questo scintillio, non capii di che si trattasse, mi parve che potesse essere…
Presidente: Mi scusi c’era luce artificiale in quel momento?
R.P.: In quel momento si ma prima no, prima era il crepuscolo, era uscito fuori un po’ di sole, insomma…
P.M.: E lei chiese, ci ha detto, all’operatore della scientifica…
R.P.: Chiesi all’operatore di guardare anche lui, cioè io non ce vedo ecco da…
P.M.: No, no lei ha gli occhiali è inutile, è inutile che …
R.P.: Comunque non c’è problema ho annotato tutto, è tutto nel verbale di perquisizione, ho raccontato i giorni…
P.M.: Si vede nelle foto signori, ci sono le foto del dibattimento già negli atti da cui si vede l’operazione, è la foto numero tre, ovviamente sono fatte prima di questa operazione qua, cosa si vede.
Presidente: Non lo so perché lei ci ha le foto e noi no.
P.M.: Sono nel dibattimento, le ho prese un attimo, forse sono doppie, non ricordo.
Presidente: Io le cercavo.
R.P.: Una cosa…
P.M.: Le ho prese stamattina Presidente.
Presidente: Bene.
P.M.: Se lei crede, a parte mi sembra il filmato mi sembra chiarissimo…
Presidente: Vogliamo farle vedere al dottor Perugini?
P.M.: Certo, certo
Presidente: E poi magari ce le riguardiamo anche noi
P.M.: Certo, mi sembra che dalla foto si veda meglio ancora lo scintillio, anche se queste sono in bianco e nero.
R.P.: Adesso stiamo svuotando i paletti…
Presidente: Vorrei che poi le proiettiamo queste foto, va bene?
P.M.: Con la didascalia, leggiamo la didascalia… Qui si vede quanto è dura la terra se non sbaglio.
A.F.: E’ tanto dura.
R.P.: Noi chiamammo i tronconi A e B, poi numerammo i fori mettemmo in relazione alla posizione come giacevano sul terreno quando… mettemmo S D per indicare destra e sinistra e R per indicare il retro.
P.M.: Se non capisco male poi li avete vuotati tutti, per vedere se… insomma…
R.P.: Ogni buco… la terra contenuta in ogni buco è stata presa per eventuali perizie merceologiche, a ogni sacchetto di terra è stato attribuito il numero e la lettera che contraddistinguevano il foro e il paletto.
P.M.: E è tutto in sequestro.
R.P.: Tutto in sequestro
P.M.: Ci sono, lo ripeto, se la Corte ritiene o se le altre parti i filmati dei giorni precedenti e della mattina precedente, sono a disposizione di chi volesse vedere, il GIP ha ritenuto di mettere questo filmato qua, che era agli atti ovviamente.
R.P.: Quello è il foro in cui il proiettile stava, il proiettile… la cartuccia, il proiettile è la parte in piombo, la cartuccia è il complesso bossolo, proiettile, polvere da sparo.
A.B.: Posso fare qualche domanda adesso che ci sono le foto?
P.M.: Io non ho problemi su domande se il presidente ritiene di invertire l’onere prima… oppure vorrà mostrare le foto…
Presidente: Se siete d’accordo vorrei proiettare, giacché ce le abbiamo sottomano, le foto.
P.M.: Si grazie.
Presidente: Va bene?
P.M.: Allora finiamo un attimo il filmato che brevissimo, è molto breve il filmato lo possiamo finire Presidente.
Presidente: Beh vabbè ma qui poi sono cose…
A.B.: Volevo domandare all’altezza… questo palo quant’era lungo? Quant’era alto quand’era sano?
P.M.: E’ il doppio… ecco vediamo da lì.
A.B.: Certo, quindi era praticamente trovato a metà di questo…
P.M.: L’ha spiegato.
R.P.: Poi uniamo le parti per vedere a che punto esattamente si trova il foro e filmiamo anche quello, non so se in questa cassetta ma presumo di sì oppure in una cassetta successiva, comunque è un’attività che facciamo naturalmente, credo che la lunghezza, le dimensioni siano state prese, adesso non ho memoria precisa…
P.M.: Sono descritte, comunque i pali sono ancora in sequestro…
R.P.: Sono ancora in sequestro.
P.M.: Possiamo far misurare quando credono.
R.P.: Penso che non serva un collegio di periti per la misurazione di un palo.
P.M.: Un paio di metri, si e no…
R.P.: Si sta setacciando anche quella terra, operazione che ripetemmo per tutti i tronconi di cemento, dei paletti di cemento dell’orto, naturalmente quelli che erano pieni di terra.
P.M.: Questi cosa sono vigili del fuoco? Che fanno quest’operazione?
R.P.: Si vede la…
P.M.: Si, si.
R.P.: Diciamo la maggior parte… questo l’ho detto anche per una questione di risparmio del personale: i vigili del fuoco si davano turni come squadre noi eravamo sempre gli stessi, quindi erano i vigili del fuoco che materialmente procedevano prevalentemente alla ricerca.
P.M.: Questa cos’è dottore? Questi sono altri paletti…
R.P.: Ecco vedete A e i numeri…
P.M.: Ah continuate… questo è il secondo
R.P.: A1 dove è stato trovato il proiettile, A2, A3, A4, A5, insomma cercavamo di essere precisi.
P.M.: Magari speravate di trovarne un altro.
R.P.: A quel punto speravamo, non speravamo… io se devo dire la verità l’ultima cosa che avrei voluto trovare era un proiettile…
P.M.: Lei cercava la pistola, lo sappiamo dottore.
R.P.: No, no ma sto dicendo…
P.M.: La, una pistola.
R.P.: Sto facendo una mia osservazione.
P.M.: Certo allora non… lasciamo fare…
R.P.: L’ultima cosa che io avrei voluto trovare era un proiettile, una cartuccia, un bossolo si ma una cartuccia no, all’epoca, in quel momento noi non eravamo ancora in grado di capire s’era…
P.M.: Utile all’indagine o meno…
R.P.: No, certamente capivo che avrebbe potuto sollevare una nuvola di sospetti su chi ce l’aveva messo, su chi non ce l’aveva messo e non sapevamo se era individuabile, se era segnato, quindi non nascondo che quando dopo scoprimmo che era un proiettile segnato, un proiettile che era passato attraverso una pistola…
P.M.: Non lo scoprì lei…
R.P.: No lo scoprì la polizia scientifica ma io per molti giorni sono rimasto in angoscia per questo motivo.
P.M.: Dopo quanti giorni l’ha saputo?
R.P.: Questo anche per prevenire eventuali osservazioni…
P.M.: Dopo quanti giorni ha saputo lei che poteva essere utile?
R.P.: Parecchi giorni dopo.
P.M.: Quindi voi avete continuato…
R.P.: No, un momento parecchi giorni dopo… qualche giorno dopo…
P.M.: Quindi voi avete continuato la perquisizione regolarmente?
R.P.: Noi abbiamo continuato la perquisizione naturalmente, anzi a maggior ragione se prima eravamo meticolosi dopo fummo quasi…
P.M.: Quindi voi continuaste regolarmente perché ancora la scientifica non vi aveva dato…
R.P.: Continuammo regolarmente e maniacalmente perché qualcosa avevamo trovato, comunque dicevo…
P.M.: Non è che vi fermaste anzi avete durato una decina di giorni dopo, dal 29 siete arrivati all’8.
R.P.: Esatto, no voglio aggiungere una cosa…
P.M.: Quello fu trovato il terzo giorno della perquisizione?
R.P.: Il terzo giorno.
P.M.: Il secondo.
R.P.: Terzo giorno.
A.P.: Posso approfittare?
P.M.: Scusi eh, stavo facendo domande se lei… e stava rispondendo
A.P.: Oh per carità!
R.P.: Voglio fare un’osservazione e questo lo dico anche a scanso di osservazioni, illazioni…
P.M.: No, no lei faccia… dica sol in o fatti.
R.P.: Allora fatti.
Presidente: Riferiamo sono fatti.
R.P.: Voglio dire che ognuno di noi della Sam e del ROS, insomma noi che conosciamo e conoscevamo l’indagine meglio di chiunque altro sapevamo perfettamente quelli che erano i segni inconfondibili che la pistola lasciava sui bossoli.
P.M.: Bossoli sparati.
R.P.: Esatto, conoscevamo… e anche sul piombo dei proiettili, quindi questo voglio precisarlo e voglio sottolinearlo, lo sapevamo da molto tempo.
A.B.: Il problema è trovare un bossolo che fosse stato sparato…
P.M.: Da quella pistola lì.
Presidente: Il filmato possiamo interromperlo?
P.M.: Si Presidente possiamo sicuramente mettere le foto.
Presidente: Vogliamo proiettare quelle fotografie?
P.M.: Grazie.
Presidente: Quelle due o tre foto…
P.M.: Poi ci sono tutte quelle a colori allegate agli elaborati, comunque queste sono quelle… quelle sono colori e le vedremo al tempo giusto, queste sono quelle fatte al momento, ecco vogliamo leggere la didascalia…
Presidente: Un attimo.
P.M.: E’ caduta.
Presidente: “Insieme della metà destra del giardino, la freccia indica la sede dei due pilastrini forati in cemento”, facciamo vedere l’immagine.
P.M.: Chiediamo la foto successiva.
Presidente: I pilastrini sono là in fondo.
P.M.: Questo è come lo trovaste voi.
Presidente: “Particolare dell’orifizio…”
R.P.: Questo è stato fotografato prima della rimozione.
Presidente: Vogliamo allargare un momento il campo di presa…
P.M.: Questo è quello che vide lei praticamente…
R.P.: Si esatto, su quei due tronconi ci avevamo camminato sopra tutto il giorno e rammento in particolare che ci stava in piedi pure il Capitano Scriccia mentre parlavamo.
Presidente: Ce n’è un’altra mi pare…
R.P.: Tanto che poi commentammo insieme il fatto… quindi non è improbabile che la terra che ricopriva, che aveva ricoperto sia stata rimossa dal nostro pesticciare, questo intendo.
P.M.: Calpestata nella giornata.
Presidente: Se volete vedere una foto a colori del bossolo…
P.M.: Si grazie Presidente, forse rende meglio l’idea il tipo di interramento.
Presidente: All’elaborato della polizia scientifica… facciamo vedere…
P.M.: Facciamo vedere due o tre dei…
Presidente: Sono a colori quindi sono più realistiche.
R.P.: Ecco qua si vede pure che è storta.
P.M.: E’ dalla parte opposta, lo scintillio è dalla parte gobba.
A.F.: Era pulito.
P.M.: Molto pulita non è effettivamente.
A.F.: Si, no intorno…
R.P.: Se non avesse scintillato non l’avrebbe visto nessuno avvocato.
P.M.: Si vede il fondello che scintilla, se non sbaglio.
R.P.: Per questo io lo dico io.
Presidente: Quella parte in metallo è a nudo, poi eventualmente si vedrà…
P.M.: Quando parleremo con i periti.
Presidente: Va bene queste non interessano…
P.M.: Bene grazie.
Presidente: Vi interessano?
P.M.: No, no, no, no.
Presidente: In un secondo momento vediamo…
P.M.: In un secondo momento certo.
Presidente: Bene.
R.P.: Devo andare avanti con l’esposizione della metodologia operativa?
P.M.: Grazie io finirei almeno di parlare della perquisizione, di questa, perché poi ce ne sono due successive, a meno che lei presidente non ritenga di interrompere ora data l’ora…
Presidente: Bene andiamo avanti ancora un po’.
P.M.: Ah se vuol fare… io…
A.B.: Domande i colleghi e noi…
P.M.: Io volevo finire il discorso… prego allora se vogliono fare domande ora sul punto io non ho problemi.
Presidente: Va bene allora così settorializiamo proprio la materia…
P.M.: Prego.
Presidente: Allora signori avvocati di parte civile
P.M.: Io non ho domande


A.S.: Domande… soltanto su questo punto ovviamente Presidente… ecco dove erano questi cordoli? Mi sembra che servivano… queste longarine di cemento al limitare un vialetto?
R.P.: Si.
A.S.: Ecco, questi erano vicini, lontani… noi non conosciamo purtroppo i posti… dal cancelletto d’ingresso?
R.P.: In che senso?
A.S.: Cioè per chi entra nel giardino, mi sembra che ci sia un cancelletto, ne parlava prima la difesa, più o meno facilmente saltabile…
R.P.: Iniziava questa delimitazione del viottolo interno a l’orto.
P.M.: Ma rispetto alla strada di ingresso, lei dice…
A.S.: Esatto si.
P.M.: Rispetto alla strada.
R.P.: Rispetto all’accesso dell’orto?
P.M.: No della casa.
A.S.: Cioè per uno che entra nell’orto e apre questo famoso cancelletto che distanza hanno questi cordoli?
R.P.: Brevissima iniziano lì.
A.S.: Perfetto questo.
P.M.: Ma non sono… chiedo scusa per capire… sulla strada, sulla via Sonnino.
R.P.: No sono nell’orto.
A.S.: Ecco.
P.M.: Quindi per arrivare alla casa e all’orto, rispetto alla via Sonnino, c’è da fare un…
R.P.: E beh certo.
P.M.: E lo spieghi dottore sennò rimaniamo nel dubbio.
A.S.: Sennò noi non possiamo capire…
P.M.: Per la possibile intrusione di terzi…
R.P.: No.
P.M.: Spieghi…
R.P.: Un’altra cosa che è bene che io dica subito: quotidianamente ogni volta che si sospendevano le operazioni a richiesta dell’imputato perché era stanco, doveva mangiare, doveva dormire noi ci portavamo all’esterno del civico 28… no aspetti, questo importante… all’esterno del civico 28, la porta, il cancello di accesso del civico 28 veniva chiuso e mettevamo un presidio fisso fuori da quello.
A.S.: Questo non c’entra niente dottor Perugini, non è questo…
P.M.: La domanda era, penso…
A.S.: E’ precedente… può essere… questo mhmm…
P.M.: Il cancello sulla via 28, rispetto all’orto, che distanza ha? E da dove bisogna passare?
A.S.: E’ questa la domanda.
R.P.: La distanza dal cancello?
P.M.: Dal cancello di ingresso sulla pubblica via.
R.P.: Non c’è un cancello di ingresso sulla pubblica via.
P.M.: Oh allora spieghi come sta.
R.P.: Allora guardate, via Sonnino, c’è uno scivolo breve, pochi metri, scalette, c’è un gradino mi pare, si gira a destra, poi si gira a sinistra, c’è un cunicolo che passa sotto un fabbricato, si accede all’uscita di questo cunicolo sulla destra e ce lo spiazzo, chiamiamolo così, un cortiletto su cui affaccia la porta di ingresso del civico 28, l’abitazione più piccola…
P.M.: Che distanza c’è dalla via Sonnino a questo punto qui?
R.P.: Saranno una… che so… una trentina di metri… no di più… 30/40 metri… comunque è un percorso tortuoso.
P.M.: Bene.
R.P.: A sinistra della porta di ingresso del civico 28…
P.M.: Com’è questa porta d’ingresso?
R.P.: In legno.
P.M.: In legno, ci vuole una chiave?
R.P.: Ci vuole una chiave.
P.M.: Bene.
R.P.: A sinistra della porta d’ingresso del civico 28 c’è un corridoio, o meglio c’è un cancello che chiude un passaggio, un corridoio coperto…
P.M.: Interno, siamo già all’interno dell’abitazione…
R.P.: … bisognerebbe far vedere le cassette…
A.F.: Siamo prima dell’orto.
R.P.: Siamo prima dell’orto, c’è questo cancello, c’è questo corridoio, sulla sinistra del corridoio c’è un gabinetto, questo corridoio non so quanti metri sarà, otto…
A.F.: Cinque metri.
R.P.: Quanti metri?
A.F.: Cinque metri.
R.P.: L’ha misurato lei?
A.F.: Si.
R.P.: Grazie, allora cinque metri, dopo di che si esce sull’orto… sull’orto… si esce sulla parte che non è soltanto orto, di fronte come prosecuzione naturale di questo corridoio c’è una strada di cemento dove sono ubicate due botole che sono le coperture dei pozzi neri, sulla sinistra c’è un’aiuola e sulla destra c’è l’orto, comincia l’orto, l’accesso all’orto è nell’angolo vicino alla strada di cemento, chiamiamola, questo viottolo di cemento…
A.S.: Era quello che volevamo sapere dottore, prima diceva uno dei suoi…
R.P.: Se vuole faccio il disegno così si capisce tutti meglio…
A.S.: Sarebbe stato utile…
P.M.: Lo prepara per oggi pomeriggio.
R.P.: Lo preparo per oggi pomeriggio.
A.S.: Sarebbe stato utile per coloro che non hanno visto…
P.M.: Uno schizzo per oggi pomeriggio lei lo fa, lei lo appronta…
R.P.: Vi accontenterete di quello che so fare.
P.M.: Bene noi nel caso se poi non fosse chiaro lo facciamo fare meglio…
A.B.: A Olivares!
P.M.: Lo facciamo fare a Olivares almeno ci fa qualche mostro.
A.S.: Uno dei suoi…
A.F.: Sarebbe il settimo…
A.S.: Posso parlare Fioravanti?
A.F.: Si, si.
A.S.: Ha detto che dei vicini vedevano quello che faceva il Pacciani nell’orto, quindi avevano una finestra che dà su quest’orto evidentemente, ecco da questa finestra, che lei si possa ricordare, si vede il punto dove è stato ritrovato il…
R.P.: Si.
A.S.: E’ visibile?
R.P.: Si, si.
A.S.: Non è molto lontano da questa finestra?
R.P.: No non è lontano da questa finestra.
A.S.: E’ perfettamente visibile.
R.P.: Saranno otto/dieci metri, non ho idea…
A.S.: Perfetto, era questo che volevo sapere.
R.P.: E’ visibile.
A.S.: Un’ultima domanda, questi proiettili ritrovati conl’H, mi sembra se ne sia già parlato però lei lo saprà certamente, sono ancora… non oggi… al tempo erano ancora reperibili… al tempo qualche anno prima o erano completamente…
R.P.: No credo di no, credo di no credo che già la Winchester avesse provveduto a contrassegnare le sue cartucce con la W, credo, non sono certo di questa.
A.S.: Quindi non è sicuro se qualcuno ancora poteva prendere…
R.P.: Sicuramente è un’accertamento che io ho fatto, sicuramente un’accertamento che io ho fatto… che ho fatto fare e probabilmente ce n’è traccia negli atti, in ogni caso questo non rileva perché di quelle cartucce ne sono state fatte milioni e ce ne sono milioni ancora probabilmente in circolazione di cartucce vecchie.
A.S.: E’ questo che volevo sapere, la ringrazio dottor Perugini.
R.P.: Prego.
Presidente: Avvocato Pellegrini.
A.P.: Soltanto questa domanda che considero anche ovvia fra l’altro… quei paletti il paletto dove è stato ritrovato la cartuccia si trovava adagiato sul terreno nella stessa posizione con cui è stato adagiato su quel tavolinetto?
R.P.: No, intanto sul terreno era integro…
A.P.: Sì va bene, d’accordo, si è spezzato in due.
R.P.: Dunque guardi noi rivedendo anche filmati della perquisizione del 1990 abbiamo cercato di vedere se si poteva riconoscere con esattezza il paletto…
A.P.: Ma forse non ho… non è stata chiara la mia domanda dottor Perugini… Quando lei vide lo scintillio di qualche cosa che attirò la sua attenzione il paletto era adagiato in terra nella stessa posizione con cui poi è stato portato sul tavolinetto?
R.P.: Si, si, si certo.
A.P.: Ecco questo volevo sapere.
R.P.: Cioè erano due tronconi uniti insieme perché dovevano fare da camminatoio per evitare di affondare nella terra molle. Perché il terreno di tutto l’orto era compatto, era duro, non era stato dissodato, quando noi lo dissodammo e lo sgretolammo la terra di risulta… che ne venne fuori poi ovviamente divenne soffice, era soffice quella che avevamo fatto, prima sull’orto si camminava bene, era duro come un pezzo di ferro.
A.P.: I paletti servivano da delimitazione…
R.P.: Di questo viottolo interno, serviva a separare…
A.P.: Erano sopraelevati rispetto… ciao o completamente interrati?
R.P.: No non erano completamente interrati ma erano parzialmente interrati, parzialmente sì perché mi ricordo che i vigili del fuoco per rimuoverli… non è che li sollevarono… ma per rimuoverli usarlo un attrezzo, fu quell’attrezzo che poi probabilmente provocò… io non lo so se era già fessurato il paletto o se fu il vigile del fuoco, fatto sta che quel paletto venne fuori in due pezzi, perché fecero leva.
A.P.: Il bossolo si trovava, come abbiamo visto, dentro il foro pieno di terra sulla faccia… sulla faccia…
R.P.: Superiore.
A.P.: Superiore?
R.P.: Superiore si.
A.P.: Grazie.
R.P.: Non l’avremmo visto sennò.
Presidente: Prego avvocato Colao.
A.C.: Dottore scusi…
R.P.: Si.
A.C.: Lei ha detto che per disposizioni del dottor Vigna ha proceduto materialmente alla estrazione della cartuccia…
R.P.: Si.
A.C.: Ecco, quindi lei la esaminò prima di procedere con le pinzettine ad estrarla?
R.P.: Avvocato, si la guardai ovviamente sì.
A.C.: Ecco ci può dire quale era la parte che luccicava? Se il fondello…
R.P.: Era il rim, il… diciamo il fond… non il fondello del proiettile…
P.M.: Il bordo.
R.P.: Il bordo del bossolo.
A.C.: Scusi ancora una cosa, cercaste di accertare presumibilmente… noi abbiamo visto che questa cartucciera ben interrata se presumibilmente non fosse stato smosso il terreno intorno non sarebbe affiorata, quindi voi cercaste di accertare da quanto tempo poteva essere lì? Cioè un’esame del terreno…
R.P.: Avvocato se lei parla di noi SAM no…
A.C.: Voi SAM su esperti che…
R.P.: No, no perché non siamo in grado di eseguire perizie merceologiche, però facemmo tutto il possibile perché coloro che avrebbero dovuto poi realmente fare la perizia avessero il maggior numero di dati certi, per questo come forse si è visto nel filmato, dopo estratto la cartuccia rendemmo innanzitutto la porzione di terra immediatamente vicino, insomma la cavità e poi tutto il resto. Perché vede, per noi quella circostanza poteva essere importante verificare se si trattava dello stesso… se quel proiettile era avvolto in un bozzolo di terra che era dello stesso tipo di terra che riempiva il… ecco… il paletto.
P.M.: Se era stato interrato altrove…
R.P.: Se era stato interrato… ecco a noi interessava sapere se era stato interrato altrove o se era rimasto interrato proprio lì, cioè questo è un dato ovvio, cioè uno che fa indagini…
A.C.: Ma era un periodo lungo, abbiamo visto incrostato bene…
R.P.: Avvocato io non sono… al luglio del ‘92 ho lasciato la SAM con un’altra assegnazione, di molti accertamenti e perizie che sono state fatte successivamente io sono perché me ne hanno informato però non le ho seguite particolarmente da vicino.
A.C.: Grazie dottore.
Presidente: Avvocato Capanni.
A.Ca.: Dottor Perugini una sola cosa, è stata accertata la posizione originaria, verticale, del paletto integro?
R.P.: Guardi così com’è stato trovato e credo che si noti anche dalle foto, mi pare proprio che il proiettile fosse tutt’altro che verticale…
A.Ca.: No, no, no forse mi sono spiegato male…
R.P.: Ah, in che senso?
A.Ca.: Il paletto è un paletto da vigna, quindi serve originariamente, deve essere collocato verticalmente…
R.P.: Ma non quello, quello era usato per delimitare il sentiero.
A.Ca.: Si, si è appurato anche dall’esame di filmati precedenti quale fosse l’originaria… se mai c’è stata… collocazione verticale, in uso diciamo così, del paletto…
R.P.: No quel paletto fin… cioè quel paletto… cioè i pale… l’esistenza di quei paletti come confine, come delimitazione del sentiero si rileva anche nel 1990, prima non lo possiamo dire perché non li abbiamo visti ma nel 1990 quei paletti sono adagiati al suolo e per quanto è dato valutare, non spetta a me dirlo, ma dall’osservazione diretta a noi siamo un po’ grossolani in questo, però era da parecchio tempo che erano sistemati lì perché tutti i fori erano pieni di terra che si era compattata… tant’è vero che abbiamo dovuto martellare per farla uscire da alcuni fori.
A.Ca.: Grazie.
R.P.: Ciò nonostante quel discorso… la possibilità che il proiettile potesse essere stato interrato altrove e sistemato lì è quella ovviamente non dovevamo, non potevamo escluderla per questo, facemmo quel tipo di verifica piuttosto capillare, comunque i sacchetti sono stati messi a disposizione dei periti merceologi.

Presidente: Prego i signori difensori dell’imputato, avvocato Fioravanti prego.

A.F.: Senta signor Perugini lei ha visto e non l’ha visto solo nel ‘92 ma l’ha visto anche prima, quel paletto o quei paletti, diciamo, no quello no, quei paletti…

R.P.: Quanti fossero non so ma si possono contare…

A.F.: Si, si ha visto quel vialetto con i paletti che lo delimitavano, quel paletto in che posizione era in ordine entrando dal cancelletto verso il vialetto? Era il primo, il secondo, il terzo?

R.P.: Avvocato non sono in grado di rispondere alla sua domanda.

A.F.: Quando i vigili del fuoco l’hanno tolto per…

R.P.: Non sono in grado di rispondere alla sua domanda con estrema esattezza, debbo ritenere, penso di poter dire con una certa attendibilità ma mentirei se dicessi che ne ho la certezza che quel paletto fra i primi, comunque fra i primi all’ingresso dell’orto sulla destra. Comunque voglio dire la cosa è… forse può essere accertata ma sa i paletti furono rimossi volta, volta, le dico perché fra i primi, le spiego il ragionamento che mi induce a dirlo: perché i vigili del fuoco ruppero quasi subito questo paletto tanto che io dissi loro – per piacere facciamo attenzione perché altrimenti l’imputato si inquieta – io non avevo nessuna intenzione di…

P.M.: Di fare danni.

R.P.: Né di fare danni né di avere sottomano un perquisendo nevrotico, devo dire che invece, salvo quella circostanza, non è poi…

A.F.: E’ stato molto calmo e tranquillo.

R.P.: Si.

A.F.: Questo va bene ma quando i vigili del fuoco l’hanno rotto cioè s’è spezzato per caso…

R.P.: Ripeto, ho detto lo hanno rotto o era già rotto, io penso che lo abbiano rotto però poteva anche essere già fessurato per cui la pressione esercitata lo ha spezzato.

A.F.: Ecco ma la posizione di quando era nel vialetto, cioè quando l’avevamo nel vialetto è stata quella di rimetterlo, cioè era la stessa della posizione che ha preso dopo, quando lei ha fatto accantonare questo? Cioè quello che era la parte superiore è rimasta la parte superiore? Cioè il proiettile è stato trovato…

R.P.: Credo proprio di sì perché fra il retro e il fronte c’era una qualche differenza, credo che quello… che la parte in cui abbiamo visto il proiettile fosse quella superiore.

A.F.: Si è rotto subito al primo giorno, ha detto lei…

R.P.: Vede, noi abbiamo iniziato le operazioni di scavo nell’orto e per questo ero meticoloso nel precisare l’attività fatta con le… abbiamo prima tolto tutti gli oggetti metallici che potevano infastidire i metal detector poi ovviamente abbiamo iniziato a cercare nell’orto esattamente nel punto in cui avevamo visto il Pacciani che stava facendo qualche cosa e quel punto corrisponde proprio a quel posto, ha capito? A quel posto, attaccato, vicino alla catasta di tegole, quindi siccome davo io le disposizioni mi ricordo perfettamente che avevamo detto -si comincia da qua- questo era…

P.M.: Perché avevate visto che ci cercava?

R.P.: Perchè c’erano le foto, insomma… Avevamo visto, in base alle fotografie, che lui aveva armeggiato, si chinava, faceva… senza… alcune delle foto mi pare che lui non ha strumenti in mano…

P.M.: E per questo motivo avete cominciato di lì.

R.P.: E’ chiaro se devo cercare una cosa comincia a cercarla dove ho un…

A.F.: Però avete scavato anche vicino al due peschi…

R.P.: Abbiamo scavato ovunque. Avvocato siamo andati un metro e mezzo sotto terra per tutta la lunghezza dell’orto, abbiamo scavato le aiuole, abbiamo scavato i vasi, abbiamo scavato i muri, i soffitti e i pavimenti, abbiamo verificato tutti i punti che in base alla precedente operazione di vaglio…  Premetto il termovisore in  ad azoto liquido funziona male sui terreni e funziona male perché …e soprattutto sui terreni umidi… noi cominciammo a scavare senza applicarlo il termovisore… il termovisore va bene su strutture murarie ma dopo che cominciò a piovere certamente non pensammo più di applicarlo al terreno quindi la ricerca fu fatta esclusivamente con gli altri apparecchi in dotazione quindi i metal detector ed il ferex che è appunto… i ferex che sono questi due particolari metal detector che percepiscono tutto, dalla stagnola al piombo.

A.F.:“Noi della SAM conoscevamo le caratteristiche di quel proiettile” che vuol dire questo?

R.P.: Vuol dire avvocato che quando si fa per tanti anni un’indagine io non credo che sia un’affermazione azzardata da parte mia dire che sono in grado di riconoscere quelle che sono le caratteristiche… i caratteristici segni lasciati dalla pistola dell’assassino, però dico che probabilmente non avrei molte difficoltà, sappiamo anche che queste tracce sono uniche a quella pistola e quando io ho fatto quella osservazione prima l’ho detto per sottolineare il fatto che nessuno di noi… e questo lo dico perché ho letto sui giornali affermazioni temerarie

Presidente: Lasci stare i giornali, i giornali qui non esistono.

P.M.: Lasci… lasci i giornali.

R.P.: Dichiarazioni fatte dalla difesa e fatte dall’imputato… o meglio fatte dalla difesa su cosa dell’imputato…

A.F.: E anche fatte dalla Polizia però eh! Non solo dall’imputato e dalla difesa!

Presidente: Lasciamo stare.

A.F.: Sui giornali ve ne siete serviti abbastanza!

Presidente: Lasciamo stare.

A.F.: Questo non lo può dire.

R.P.: Il dato tecnico è questo: non è possibile riprodurre quelle caratteristiche su un proiettile, bossolo che sia se non avendo in mano la pistola dell’assassino.

P.M.: Va be’ ce lo diranno i periti.

A.B.: Sui bossoli, sui bossoli.

P.M.: Sul bossolo ovviamente.

R.P.: Io parlo della cartuccia.

P.M.: Cartuccia.

A.F.: Cartuccia

P.M.: La cartuccia, quella sparata.

R.P.: Insomma avvocato se io col temperino… i segni non ce la posso fare, capito?

A.F.: Ma nessuno ha detto questo.

R.P.: No glielo dico per chiarire bene, per chiarire bene il concetto, lo voglio dire, lo voglio dire perché il suo assistito è prono… è propenso a…

A.B.: Che sia prono non c’è dubbio!

A.F.: E questo è un giudizio no… E’ prono perché è anziano, è stanco…

Presidente: Fate silenzio, dottor Perugini, dottor Perugini…

A.F.: Prono no.

Presidente: Basta, basta, basta con questo argomento, basta con le considerazioni che non vi spettano.

R.P.: Chiedo scusa.

Presidente: Benissimo, domande solo su fatti.

A.F.: Su fatti. Proiettile, cartuccia diciamo, ecco sono state trovate altre cartucce, altri proiettili: Ospedale di Ponte a Niccheri, trenta a Poggio a Caiano, con le stesse caratteristiche…

R.P.: Signorno.

A.F.: Signorno, voi quindi avete studiato quel proiettile soltanto perché è uscito da quella pistola?

R.P.: Io non ho studiato quel proiettile.

A.F.: No, no, no lei ha osservato….

R.P.: Io non ho studio proiettili…

A.F.: Quello era lì.

R.P.: Ci sono tecnici in grado di farlo con apposite e sofisticate apparecchiature che costano milioni…

Presidente: No dottor Perugini, dottor Perugini… basta, basta, ritorniamo al punto di prima… e scusate… allora lei ha detto, ha domandato una circostanza precisa, lui ha risposto di no, domandiamo un altro fatto preciso, non diciamo se era quello, se non era quello.

A.F.: Ecco, quanto tempo ha impiegato lei a far pervenire un meglio a reperire il paio di pinze…

R.P.: Le avevo con me.

A.F.:  Erano pronte.

R.P.: In que… non sono… avvoca…

A.F.: Sto scherzando.

R.P.: Io avevo quei giorni… avevo un coltello svizzero multiuso, una delle cui dotazioni è un paio di pinzette incorporate, ce le avevo e quindi me ne servii.

A.F.: Ecco un paio di pinze, delle bustine per mettere…

R.P.: Le bustine erano in dotazione della polizia scientifica, bustine da reperti, e la polizia scientifica quando si muove viaggia sempre con una valigetta che contiene un certo numero cose che possono essere utili: dai guanti di gomma fino alle buste per reperti.

A.F.: Si ma io dico le telecamere, per esempio, ce n’erano due in quel momento ed erano presenti, erano sempre presenti?

R.P.: Le telecamere erano sempre presenti fin dall’inizio della perquisizione.

A.F.: E riprendevano ogni operazione che facevate sempre?

R.P.: Riprendevano ogni operazione che facevamo, che facevano i vigili del fuoco sotto la nostra guida.

A.F.: Io voglio sapere questo paletto… io non l’ho visto bene, dopo che voi l’avete tolto dalla terra, che i vigili del fuoco l’hanno tolto l’hanno posizionato sempre adagiato? Mi sembra un avvocato abbia detto questo…

R.P.: Io penso avvocato che se lei vuole una risposta esauriente può essere data dalla riproiezione del filmato, comunque tutte le cassette sono a vostra disposizione, credo che non ci siano difficoltà perché voi…

P.M.: Anche della Corte se lo ritiene, chiunque le vuol vedere…

R.P.: Sempre che la Corte lo ritenga.

A.F.: Cioè io dico…

P.M.: Sono quattordici giorni o quattordici cassette…

A.F.: 29 aprile…

R.P.: Non avrei, mi scusi…

A.F.: Prego.

R.P.: Quei tronconi furono adagiati su quel tavolino nella stessa identica posizione in cui erano, nel senso che li presero… ma credo che dal fermato si veda…

P.M.: Si vede bene si, si vede bene.

R.P.: Li presero il poggiarlo stando attenti a non girarli, a non invertirne la posizione, oltretutto veniva anche…

A.F.: No lei prima ha affermato che quel paletto… c’era stato tanto camminato sopra… cioè s’è rotto il primo giorno, l’avete messo da una parte, com’è che ci avete camminato tanto sopra?

R.P.: Perché il giorno in cui troviamo il proiettile era venuto a piovere e c’era una parte scoperta… ecco, termine della tettoia… c’è una parte scoperta che usavamo per mettere la terra di scavo, terra soffice, siccome dovevamo per forza passare di lì facemmo… mettemmo… si misero questi due pezzi di paletto come un ponticello su questa terra soffice gli per evitare di girare… di infangarci… è un dato pratico.

Presidente: Sprofondare via… per non sprofondare nel fango.

A.F.: Si, no ma io gli posso contestare ma non contesto niente…

R.P.: Ma la prego contesti.

A.F.: Quel giorno sono cadute tre gocce d’acqua non è che ha piovuto e dovevano mettere il paletto per traverso per passare…

R.P.: Avvocato…

A.F.: Non ho nessun’altra domanda.

R.P.: Se non fosse venuto a piovere non avremmo fatto mettere la tettoia.

P.M.: La tettoia.

A.F.: Si  ma la tettoia l’hanno messa per salvare qualche altra cosa, poi lo vedremo.

A.B.: Nooo, no.

P.M.: Come no…

R.P.: Avvocato, avvocato…

A.F.: E si invece!

R.P.: Avvocato questa è un’illazione che lei dovrà provare.

A.F.: Io la proverò.

Presidente: Comunque dobbiamo… dottor Perugini lei non risponda.

A.B.: Dottor Perugini…

Presidente: Signori contestiamo circostanze precise, non facciamo discorsi così, vaghi. Avvocato Bevacqua… sono le 2:00…

A.B.: Ecco dottor Perugini questi due tronchi, non di albero ma di… cemento erano uno da una parte e uno dall’altro, voi li avete accostato… non lo so…
R.P.: Non lo so avvocato.
A.B.: Da quello che ho visto non mi pare che abbiano anima di ferro…
R.P.: Hanno quattro fili di ferro che li attravers…
A.B.: Però non erano… erano uno da una parte e uno dall’altra…
R.P.: Abbiamo un filmato… qua è stato interrotto ma se il Presidente ritiene si può proseguire la proiezione da cui si evidenzia che nel punto di rottura, ai quattro angoli di ogni paletto, ci sono delle zone circolari rossicce, che sono evidentemente i punti di passaggio dei fili metallici.
A.B.: Vorrei capire, i vigili del fuoco con un pezzo di ferro, perché lei dice che era un pochino sopra, va bene? Da terra… tolgono e questo paletto si rompe in due no? Ecco però non restano tutti e due attaccati, normalmente quando c’è un’anima di ferro… un’anima doppia…
R.P.: Questo è il motivo per cui ho detto prima che…
A.B.: Non so, volevo capire…
R.P.: Va bene….
A.B.: Credo di non essere fuori luogo…
R.P.: Ha perfettamente ragione, è questo il motivo per cui io dico che forse poteva essere già fessurato o rotto, proprio perché venne fuori in due pezzi, io credo che lo ruppero, cioè facevano leva… insomma…
A.B.: Va be’ insomma… capito? Ci vuole un po’ di tempo per romperlo, per rigirarlo…
R.P.: A livello di percezione evidentemente quello che lei mi fa notare ecco, mi ha suggerito che potesse essere già spezzato, però non si notava evidentemente.
A.B.: Era già spezzato… quindi a un certo punto era già spezzato.
P.M.: Non lo sa.
R.P.: Non lo so.
P.M.: Se non lo sa…
A.B.: Io non ho visto che ci fossero dei pezzettini di ferro che….
P.M.: Vediamolo, vediamolo…
R.P.: Ma si può andare avanti con la proiezione…
Presidente: Avvocato normalmente sono così ma li possiamo portare e vedere..
A.B.: Ecco se li possiamo vedere ci fa una cortesia…
P.M.: Oppure ci sono i paletti originali, possiamo vedere il paletto…
A.B.: No, no vorrei vedere questi.
Presidente: Vorrei addirittura poi portati…
P.M.: Portiamo il paletto, è in sequestro.
Presidente: Normalmente hanno un’anima in ferro altrimenti non… però…
A.B.: Io non riuscivo a capire come mai
P.M.: Il paletto dovrebbe essere ancora presso… almeno a leggere gli atti… presso la caserma di San Casciano, presso la scientifica, non so…
A.B.: Io ragiono certamente male, però un pochino, poco volevo capire, siccome erano uno da una parte, uno dall’altra, normalmente c’è l’anima che li lega, in questo caso era corpo di ferro però non l’ho visto… Questo volevo domandare. Un’altra domanda che le voglio fare è questa: voi avete messo questa tettoia di plastica semirigida ondulata e sotto avete messo delle cose e domando…
R.P.: No…
A.B.: Avete coperto una qualche parte…
R.P.: La tettoia… allora la tettoia è stata me… gli scavi erano già iniziati…
A.B.: Si.
R.P.: La tettoia è stata messa e poi la plastica perché la tettoia era corta per coprire la parte di orto che ancora dovevamo scavare, che piovesse sulla parte che avevamo già osservato non ci interessava niente…
A.B.: Certamente, io le domando subito questo, questo volevo sapere da lei, se i due prezzi di cemento animati erano dentro o fuori la tettoia.
R.P.: Vede sono portato a dirle…
A.B.: No, se se lo ricorda mi dice di si, se non se lo ricorda…
R.P.: Sono portato a dirle che erano fuori o almeno parzialmente fuori perché la prima cosa che io disposi, appena attrassero la mia attenzione, fu quella di coprirli con una plastica, di far ricoprire con una plastica.
A.B.: Cioè lei vede lo scintillio…
R.P.: Quindi penso che fossero allo scoperto.
A.B.: Vede lo scintillio… No questa della plastica me lo dice ora, io non riesco a capire.
R.P.: Credo di averlo detto anche prima.
P.M.: E’ filmata anche la plastica.
Presidente: L’ha detto prima avvocato.
P.M.: L’ha detto anche prima.
A.B.: Cioè lei vede lo scintillio, alt fermi tutti…
P.M.: Ci ha spiegato.
A.B.: Ci mette la plastica sopra.
R.P.: Non ce la metto io, la faccio mettere.
A.B.: Ce la fa mettere.
R.P.: Voglio essere preciso.
A.B.: Chiedo scusa non mi ricordavo questo dato. Ecco le volevo domandare un’altra cosa, questa operazione comincia alle ore 8:00 alla mattina del 29 aprile.
R.P.: : Aspetti che glielo dico.
A.B.: E’ la quinta riga. “Il giorno 29 aprile“… la prima… anzi… la quinta riga della pagina 340.
R.P.: : Esatto, no l’attività inizia alle ore 8:00 in considerazione del fatto che sta piovendo.
A.B.: E’ vero… No io ho detto l’attività inizia alle 8:00. È vero questo?
R.P.: : Esatto.
P.M.: Sta piovendo.
R.P.: La ricerca e il sondaggio del terreno… in considerazione del fatto che sta piovendo… tanto è vero che ci sono foto che quando andiamo al garage l’imputato ci ha l’ombrello… “la ricerca e il sondaggio del terreno viene sospesa, si installa con elementi tubolari, teli di plastica ed un pezzo di tettoia di plastica semirigida ondulata una copertura parziale dell’orto”… parziale perché non lo copriamo laddove era già stato scavato… “al fine di evitare il compattarsi del suolo”… “si decide di procedere nella mattinata alla perquisizione della casa e del garage di piazza del popolo 7, anche l’autovettura del Pacciani viene passata al vaglio del termovisore”. Quindi quella mattina, avvocato, visto che…
A.B.: Ma io non ho fatto nessuna domanda.
R.P.: No, no, ma…
A.B.: Io ho detto se avevate cominciato alle 8:00 e lei mi dice di sì.
R.P.: Si, ma no, le ricostruisco…
A.B.: No, ma io ancora devo farla, la domanda…
R.P.: Be’, me l’aveva fatta, no?
A.B.: No, io devo, se…
R.P.: No perché lei aveva detto: avevate iniziato a far…
A.B.: Alle 8:00.
R.P.: Ma non avevamo iniziato a scavare alle 8:00.
A.B.: Siamo d’accordo, siamo d’accordo. Poi invece alle sei meno un quarto, veda se va bene…
R.P.: Si.
A.B.: Di sera… Voi avete questa… eccetera… vedete questa… lei, anzi, in prima persona, vede questo…
R.P.: Esatto.
A.B.: Vede questo…
R.P.: Esatto.
A.B.: Oh senta, le volevo domandare e le vorrei domandare, se quando fu fotografata quella… questo proiettile…
R.P.: Si.
A.B.: … questa…
R.P.: Cartuccia.
A.B.: …cartuccia, fu fotografata con il flash della… come si fa, perché… o no?
R.P.: Data l’ora, credo di sì, ma non…
A.B.: Crede di sì. Oh!
R.P.: No, mi scusi.
A.B.: Basta, basta. Data l’ora… voce dal sen fuggita… m ne avetei scusi…
P.M.: Non mi l’ho… eh.. altro…
R.P.: Per carità!
P.M.: Ohoo ma ci hai nun lume, ci hai… nel filmato c’è una luce, c’è una luce talmente grande, dottore se lo ricorda? Che fu illuminata la zona… ma quale flash?
Presidente: Su via signori per favore.
P.M.: Non l’ha visto il filmato!
A.B.: O non mi sono, o non mi voglio, o non mi si vuol capire, o non mi so spiegare io…
P.M.: Il filmato l’ha visto?
A.B.: Io sto parlando della fotografia, non sto parlando del filmato
P.M.: Voce dal sen fuggita…
A.B.: Sto parlando della fotografia, il filmato è all’interno…
Presidente: E allora forza…
A.B.: Oh io sto parlando della fotografia.
Presidente: La fotografia fu fatta con l’uso del flash?
R.P.: Io credo che questa risposta potrebbe darla più adeguatamente di me il tecnico di polizia scientifica che l’ha fatto.
A.B.: Oh…
R.P.: Immagino… la mia risposta forse dal sen fuggita… e immagino che il tecnico, essendo un bravo tecnico, avrà fatto in modo di creare le condizioni ottimali per fare la fotografia.
A.B.: Illuminare, illuminare, oh!
R.P.: Io non sono un fotografo e…
Presidente: Certamente.
R.P.: …Non ho idea.
A.B.: Ma guardi, io non sto facendo delle domande capziose, sto cercando di capire.
R.P.: È giusto.
Presidente: Avvocato, certamente, si aveva il flash lo usava, sennò che razza di fotografo era?
A.B.: No sicco… oh! Dunque siamo alle sei meno un quarto…
R.P.: Quando vedo, scusi…
A.B.: 17:45…
R.P.: Aggiungo: si era schiarita la giornata e aggiungo che la luminosità era migliore. Diversamente, penso, è una mia illazione, la prenda per…
A.B.: Vada avanti, ancora devo fare la domanda…
R.P.: Diversamente, lo scintillio non…
A.B.: Non c’era.
R.P.: … non ci sarebbe stato. Era il crepuscolo…
A.B.: Degli Dei. Solo che Wagner fece una qualche cosa… Io volevo domandare se, in questa situazione in cui si trovava questo benedetto, questo benedetto bosso… proiettile… come caspita si chiama, cartuccia…
A.F.: Cartuccia.
A.B.: … dov’era esattamente? Entrando, entrando da questa sorta di cunicolo, va bene? Ecco, se lei ce lo dice dov’era.
R.P.: Io le dico questo.
A.B.: Ecco, dov’era? a che altezza?
R.P.: Io non lo vedo entrando, io lo vedo uscendo perché…
A.B.: Ecco ma a che altezza era?
R.P.: Glielo dico subito: era proprio vicino all’uscita dell’orto. E glielo dico pure perché, perché eravamo fuori dalla tettoia. I lavori – ci eravamo già portati avanti – si erano spostati già nella parte dell’orto più lontana dall’ingresso, più lontana.
A.B.: Davanti casa.
R.P.: Più lontano. Diciamo che avevamo superato metà dell’orto.
A.B.: Davanti alla casa.
R.P.: L’orto lo consideri un rettangolo: qua c’è l’ingresso e la c’è la fine. Ecco, noi eravamo a metà. A metà, poco più della metà. I vigili del fuoco mi avevano detto: Che facciamo? Proseguiamo i lavori qui, oppure sospendiamo? E io ho detto – questo me lo ricordo – dissi: andiamo avanti una mezzoretta. Andiamo avanti una mezzoretta e poi se ne parla. Tornando, tornando sono passato sotto la copertura, sono passato all’estrema… alla fine della copertura in cui non erano i peli rigidi, erano i teli molli di plastica la tettoia era più bassa perché era quella di plastica ondulata, e mi sono chinato camminando, camminando lungo quella… quel camminamento, chiamiamolo così. Capito? Quindi
A.B.: E camminando abbassato…
R.P.: Io lo vedo, ecco, io lo…
A.B.: Sotto la tettoia vede…
R.P.: Senta, io non ci vedo granché, quindi quando dico: noto – e lo ripeto qua – uno scintillio, dico: noto uno scintillio.
A.B.: No, io guardi io non sto…
R.P.: Allora aspetti. Quindi, quella cosa lì a scintillato, sennò non l’avrei rivista. E aggiungo anche che non l’avremmo mai trovata probabilmente se non fosse stata notata “icto oculi” perché quei paletti famosi – come non solo noi avevamo avuto modo di rilevare, ma c’era stato fatto notare da qualcun altro – erano attraversati da quattro fili che ne costituivano l’anima metallica.
A.B.: Oh, mi scusi…
R.P.: Quindi non c’era manco venuto per la mente.
A.B.: Lei mi ha, mi ha memorizzato i suoi movimenti, in questo momento, quando lei esce.
R.P.: Esatto.
A.B.: E lei si abbassa perché c’è la tettoia.
R.P.: Esatto.
A.B.: E uscendo da questa sottotettoia, vede questo pezzo di corso.
R.P.: Esatto.
A.B.: Quindi si abbassa perché su non può starci, va bene?
R.P.: Esatto quindi…
A.B.: Va bene, basta, basta, ci siamo capiti.
R.P.: Aspetti, così questo mi aiuta a ricordare meglio il punto.
A.B.: Ecco…
R.P.: Quindi evidentemente la posizione del proiettile era più vicina all’uscita dell’orto che da questa parte.
A.B.: Benissimo. Oh!
Presidente: Era in controluce, lei, tanto per intendersi?
R.P.: Sì, certo.
A.B.: Era in controluce. Ecco, a proposito della luce. Questo orto mi pare che sia circoscritto da una serie di case e di caseggiato…
R.P.: Si.
A.B.: Vero? Qualcuna è piuttosto anche alta…
R.P.: Due.
A.B.: … perché in una di queste ci eravate andati anche voi, al primo piano.
R.P.: Se è per questo, in più di una di queste.
A.B.: Sicuramente.
R.P.: Però, però ci sono due caseggiati abbastanza alti. Non sono i grattacieli di Manhattan, sono delle case…
A.B.: Io non ci sono mai stato in America…
R.P.: E invece la casa del Pacciani è bassa e anche la casa che costeggia…
A.B.: Beh, comunque… basta, una certa altezza c’è l’ha!
R.P.: … diciamo sui lati… diciamo, sui lati lunghi dell’orto, i caseggiati sono entrambi bassi.
A.B.: Bassi. Va bene. Siamo alle 6 meno un quarto. Senta, volevo dirle un’altra cosa: lei poc’anzi ha fatto una… così ha detto: io avrei preferito trovare un bossolo invece che la cartuccia, perché il bossolo ha dei segni particolari. Se fosse stato il bossolo che era stato sparato da quella pistola, si vedeva immediatamente, perché c’è il percussore, l’estrattore, eccetera, che lasciano certe… Ecco, lei non… così, mi pare che abbia detto che si era… così, rimase insospettito dal fatto che qualcuno avesse potuto mettere là questo proiettile.
R.P.: No.
A.B.: … oppure no?
R.P.: No , io non rimasi insospettito.
Presidente: Non ha detto così.
P.M.: Non l’ha detto.
A.B.: Allora no. Ho sbagliato, scusi.
R.P.: Preciso che il mio pensiero.
A.B.: Ecco, lo precisi.
R.P.: Ho detto…
A.B.: No perché era un po’ anomala questa… questo… capito?
R.P.: No.
Presidente: No avvocato!
P.M.: Per niente.
A.B.: No anomalo il ritrovamento.
Presidente: Una cosa che…
R.P.: Il mio pensiero è estremamente consequenziale.
P.M.: L’hanno anche spiegato in montagne di atti.
Presidente: Una cosa che, dal suo punto di vista, è logica. Sentiamo.
A.B.: Dal suo punto di vista…
R.P.: E’ una cosa estremamente consequenziale.
A.B.: Mi dica.
R.P.: Non che mi potesse insospettire il trovare un proiettile nell’orto di Pacciani – in considerazione dei fatti per cui procedevamo alla perquisizione – però vede, quando dico che tutto avrei voluto trovare, meno che una cartuccia integra, lo dico perché è immaginabile, era immaginabile che qualcuno avrebbe pensato che qualcun altro – possibilmente gli operatori di polizia – ce l’avesse messa: o per giustificare le indagini o per creare colpevoli. Cosa che no…
A.B.: Lungi da noi questa ipotesi!
A.F.: Mai pensato.
R.P.: Per carità di Dio!
A.F.: Mai pensato.
Presidente: Va be’…
R.P.: Quindi questo… quella fu la mia immediata reazione, ecco. Probabilmente, probabilmente…
A.B.: Io non ci ho mai pensato. Guardi, mi scusi l’ho fatto anch’io quel lavoro che ha fatto lei…
P.M.: Va be’, va be’ lasciamolo finire…
A.B.: Io non ci ho mai pensato, anzi per me era un piacere trovarla.
R.P.: Avvocato mi scusi…
P.M.: Lo facciamo finire?
R.P.: Avvocato…
Presidente: Più che altro, eh…
R.P.: … Lei è stato sommozzatore e non si è occupato di una indagine venticinquennale.
A.B.: No.
R.P.: Quello che voglio dire è che in quella circostanza il trovare un bossolo esploso da… ecco, mi avrebbe fatto molto più piacere. Perché o dell’imputato, voglio dire, o di qualcun altro, no? In quel momento, quello pensai. Dico, se un bossolo con quelle caratteristiche è un dato, no? Di assoluta certezza. Non pensai – perché non lo potevo pensare – che quel proiettile, che era… quella cartuccia che era completamente avvolta nel terriccio, fosse ugualmente riconoscibile, come proveniente o come passata per quella pistola.
A.B.: No, questo lo dice lei, che lo ha saputo dopo.
R.P.: No, scusi. Un po’ perché non ho la capacità tecnica dell’individuazione, ecco, e un po’ perché non lo vedevo come era. Ha capito avvocato? Quindi per me quella era una cartuccia, punto e basta basta.
A.B.: E continuaste 10 giorni a scavare.
R.P.: Tanto è vero che, siccome non sapevamo quali esiti avrebbe dato poi, lo passammo alla scientifica e continuammo per 10 giorni a scavare con le stesse modalità che avevamo attuato in quel momento.
P.M.: E determinazione.
A.B.: Ecco, senta, nella sua attività di indagine, fra le va…
R.P.: Insomma, per me non avevamo trovato niente, tanto per capirci.
A.B.: Anche per me, guardi.
R.P.: Ecco, eh beh quello è un altro discorso.
A.B.: No, no questo poi lo dirà…
P.M.: Quello lo diranno i periti.
Presidente: Va bene, va bene, andiamo!
A.B.: Certo anche per me.
Presidente: Andiamo avanti.
A.B.: Senta, no, il problema è questo: lei, nella sua attività di indagine, mi pare che abbia detto, qualche volta, perlomeno lo ha scritto… che il signor Pacciani… no, questo serve, è una domanda che è pertinente, mi scusi signor presidente. Sembra di no all’inizio, ma è pertinente. Credo lo sia.
Presidente: No, io le chiedo solo una cosa, avvocato…
A.B.: Ho finito…
Presidente: Ah, ecco.
A.B.: Ho finito.
Presidente: Per carità!
A.B.: … lei abbia detto che Pacciani andava a cercare negli scarichi, eccetera… cioè, era noto che andava a cercare roba nelle discariche, eccetera, eccetera.
R.P.: Io non l’ho… Io non l’ho mai visto.
A.B.: L’avete scritto, comunque, l’avete scritto. L’ha firmato anche lei. Ma questo non vuol dire, non mi interessa ora, in questo momento. Ecco, è stato anche detto che Pacciani andava a raccattare terra da vari luoghi per metter… no?
P.M.: Ma chi l’ha detto?
A.B.: Non l’ha detto?
R.P.: Io non l’ho mai detto. Io non l’ho mai visto… io… nessuno di noi lo ha mai visto cercare nelle discariche. L’attività di ricerca nelle discariche ce la racconta lui, fino all’ossessione…
A.B.: Si.
R.P.: … anche perché qualche volta per giustificare la presenza di cose che probabilmente lo mettono in imbarazzo, perché non sa giustificarne diversamente la cosa. Cioè, tutto quello che non gli conviene lo trova nelle discariche. Ma questa è una mia considerazione che ho fatto male a farla.
A.B.: Va be’, infatti hanno trovato anche tante cose che poi…
R.P.: Però quello che voglio dire, nessuno di noi lo ha mai visto cercare nelle discariche. Abbiamo testimonianze che dicono che lui, nelle discariche…
A.B.: Ci andava.
R.P.: … che lui nelle discariche probabilmente… testimonianze che sono de relato, cioè lui l’avrà raccontato e che comunque…
A.B.: Insomma tutto quello che dice lui, è tutto raccontato. Tutto quello…
P.M.: E dove sono i testi? Dove sono i testi che dicono delle discariche? Me li porto avvocato.
A.B.: Ma dicono loro…
R.P.: Io non l’ho ma…
A.F.: Ma è scritto negli atti.
A.B.: Ma io non volevo…
Presidente: Signori smettetela, smettetela di fare considerazioni che, in questo momento, non hanno alcun senso.
R.P.: La certezza che lui andasse a rovistare nelle discariche che io non ce l’ho.
A.B.: Io, la domanda è un’altra… non ce l’ha. Ma nessuno ce l’ha.
Presidente: Facciamo la domanda, avvocato.
A.B.: La domanda era questa: se lei sapeva che lui, per questo piccolo orto che aveva lì, aveva preso anche della terra, del terreno, da altre parti. Punto e basta. Solo… se non lo sa, lo sa, se non lo sa…
P.M.: Non l’ha mai detto a nessuno.
A.B.: Questo non lo so se qualcuno…
R.P.: A me … non ho acquisito in nessuna testimonianza…
A.B.: Su questo punto.
R.P.: A conferma di ciò che è una cosa che ha raccontato lui però.
A.B.: Ah l’ha raccontata lui?
R.P.: Si.
A.B.: Oh!
R.P.: Mi pare proprio di ricordare che la raccontata…
A.B.: Vede che c’era qualcosa che ricordavo.
Presidente: Al solito lei non può riferire su ciò che ha raccontato l’imputato.
A.B.: Però, ecco, mi scusi, presidente…
Presidente: L’articolo 62 è un’arma a doppio taglio.
A.B.: Va be’ qua ce n’è armi, ce n’è due armi, una a doppio taglio e una a doppio sparo.
Presidente: No, il 62 è a doppio taglio.
P.M.: No, di… altro che due soli di spari!
Presidente: Non si può usare solo a favore…
P.M.: Magari avesse fatto due spari solo!
A.B.: No, ma siccome ricordavo di questa particolarità, io -mi scusi- credevo che fosse…
Presidente: Per questa parte, ciò che avviene in quest’aula non è utilizzabile.
A.B.: Certamente, signor presidente, siccome era stato riferito dal loro in un verbale, in un memoriale, volevo ricordare questo.
P.M.: No, no, memoriali, il dottor Perugini non ne ha mai fatti.
A.B.: No il Perugini non fa memoriali, fa…
Presidente: Va bene, va bene.
R.P.: Non so se sia stato riferito da noi o se…
P.M.: No non è riferito in nessun atto di P.G.
Presidente: Signori basta così
A.B.: Io ho riferito del riferito.
Presidente: Avvocato Bevacqua…
A.B.: Ho chiuso.
P.M.: Non c’è nessun atto di P.G.
Presidente: Possiamo rinviare alle tre e mezzo allora, va bene?
A.B.: Benissimo, grazie.
P.M.: Grazie.
–Dopo la sospensione —
Presidente: Benissimo signori ricominciamo e allora sentiamo il dottor Perugini che è presente. Passiamo all’altro argomento allora Pubblico Ministero.
P.M.: Prima di passare all’esame di quanto è stato sequestrato in occasione della perquisizione 27 aprile 
R.P.: 8 maggio e delle successive, vedere un attimo se il dottor Perugini ha preparato quello schizzo…
Presidente: Ah, lo schizzo giusto.
P.M.: … che possiamo vedere, così ci può chiarire con riserva di farlo successivamente, presidente, con riserva di farlo fare con le misure idonee dalla polizia scientifica…
Presidente: Se siete d’accordo tutti lo facciamo fare.
P.M.: Penso la prossima udienza lo portiamo fatto con le misure fatte. Oggi ci dobbiamo accontentare della pazienza e dell’abilità come disegnatore oltre che come investigatore del dottor Perugini, il quale magari ci farà capire sommariamente i luoghi che ci ha indicato stamani. Soprattutto interessa al P.M. rispetto alla strada, alla via Sonnino, come si arriva a questa casa, quali tipi di percorsi bisogna fare, quali interruzioni innaturali o innaturali cioè porte o chiavistelli o cose del genere ci sono per arrivare alle abitazioni.
Presidente: Ci vuole un microfono, quel microfono non funziona?
P.M.: A vederlo sembra avveniristico, non lo so. Ecco, rispetto alla via Sonnino vedo è indicata in basso, partiamo da lì.
Presidente: Ecco, in basso c’è la via Sonnino.
R.P.: Allora questa è la via Sonnino, questo è lo scivolo.
P.M.: Lo scivolo che è in salita, perché mi pare…
R.P.: Qui di fronte c’è l’ingresso di una abitazione, qua c’è un piccolo slargo.
P.M.: Abitazione di terzi?
R.P.: Di terzi si, si gira a destra…
P.M.: E’ tutto aperto o ci sono dei…
R.P.: Fin qui è tutto aperto.
P.M.: Bene.
R.P.: Tutto aperto nel senso che è scoperto e…
P.M.: Non ci sono cancelli.
R.P.: No, no. Qui abitazione, qua c’è un muro, qua c’è una specie di, io lo chiamo, cunicolo, ma è un passaggio coperto ricavato nel corpo di questa palazzina, chiamiamolo così. Ecco qua si esce allo scoperto e si arriva a questa corte.
P.M.: E’ una corte comune?
R.P.: E’ una corte comune. Qua c’è l’abitazione dei vicini del Pacciani.
P.M.: Come entrano i vicini, scusi?
R.P.: Hanno una porta qui.
P.M.: Sul cortile.
R.P.: Hanno una porta qui, ma hanno portefinestre sull’orto.
P.M.: Bene.
R.P.: E qui c’è l’ingresso dell’abitazione di Pacciani, quella piccola.
P.M.: Là, quella 28.
R.P.: Ecco, la finestra, una delle finestre di questa abitazione è quella che dicevo affaccia sull’orto, tutte affacciano sull’orto, però una in particolare è quella da cui si poteva vedere nel filmato le tegole che arrivavano all’altezza della finestra. Queste sono tegole.
P.M.: Bene.
R.P.: Torniamo indietro, qua, ecco, qua c’è la porta, qua c’è quel famoso corridoio coperto.
P.M.: Ci sono interruzioni tipo porte, cancelli?
R.P.: Qua c’è un cancello.
P.M.: E’ il primo accesso?
R.P.: Un cancello che è normalmente chiuso a chiave.
P.M.: C’è una chiave.
R.P.: Sì, la chiave era nella casa di via, di piazza del Popolo. Questo corridoio, qua subito sulla sinistra c’è un bagnetto; si prosegue, si esce, si esce su questo spazio aperto; qua, questa è la strada, chiamiamola asfaltata, di cemento che porta alla porta del civico 30, l’abitazione più grande. Qua, immediatamente a sinistra di questo corridoio, c’è questo magazzino, quello soppalcato.
P.M.: Da cui si accede, mi scusi? Dall’aiuola?
R.P.: C’è una porta qua, si esce nel corridoio, poi si va all’aperto, si gira a sinistra e c’è questo magazzino con un soppalco superiore.
P.M.: Bene.
R.P.: Sulla sinistra c’è un’aiuola, questa è sempre la strada di cemento; qua c’è il limite corto ecco un lato corto dell’orto.
P.M.: Come è delimitato?
R.P.: Qua no, qua c’è un muretto basso, sopra c’erano dei vasi. Questo è l’angolo di cui parlavo, da cui c’è un accesso all’orto. Qua c’è il dialetto delimitato dai travetti di cemento.
P.M.: Quei disegni che lei fa con tutti i bucherelli sono travetti?
R.P.: Esatto.
P.M.: In terra, appoggiati in terra?
R.P.: In terra, sì, seminterrati. E qua a destra e a sinistra dell’orto, ci sono alcuni alberi da frutta, non ci sono alberi ornamentali.
P.M.: Acacie non ce ne sono?
R.P.: Noi, io mi intendo poco di alberi, però mi pare che ci fosse un vero, un diospero…
P.M.: Chiederemo alla corte di utilizzare il filmato, almeno insisteremo.
R.P.: Ecco, qui per esempio ci sono delle rose e delle viti, rette da paletti di cemento verticali della stessa natura di questi.
P.M.: Allora andando per ordine, dottore, i posti di avvistamento da dove si vedeva il Pacciani nell’orto…
R.P.: Qui.
P.M.: Sono lì, bene il punto che lei ha ricostruito attraverso…
Presidente: In corrispondenza di dove è scritto “albero pesco”, diciamo, per identificare il lato, sulla destra, diciamo..
R.P.: Qua c’è un muretto con una rete, qua è proprietà di altri, di un’altra famiglia; c’è una palazzina su due piani, il punto di osservazione era al secondo piano, secondo piano: sono piani bassissimi.
P.M.: Un po’ rialzato e dov’è che scavava, secondo questa ricostruzione?
R.P.: Allora deve tornare indietro, l’ho scritto: area in cui il Pacciani è stato fotografato. Qua.
P.M.: Bene, in quell’area lì.
R.P.: Questa area qui.
P.M.: E dove sono i paletti, così come ha ricostruito lei nella descrizione stamani, che sarebbero stati mossi, e dove?
R.P.: Io direi che si tratta dei primi paletti, questi qua.
P.M.: Ci ha spiegato perché stamattina.
R.P.: Si, perché si andava progressivamente.
P.M.: Bene.
R.P.: Ho dimenticato di dire che qui in prossimità dell’area di osservazione vicino c’era un albero da frutto, non so se un pesco, un albicocco o che – non una caccia – c’era un manufatto in, diciamo, una specie di cubo, cubo.
P.M.: Di cemento?
R.P.: Un muretto no, erano pezzi più svariati cementati insieme, c’era di tutto: mattoni, grosse, grosse pietre.
P.M.: Aveva una funzione?
R.P.: No a quanto abbiamo potuto vedere no, ecco.
P.M.: Non apparente almeno.
R.P.: Infatti lo smontammo, lo smontammo per capire che ci stava a fare, se c’era qualcosa dentro, se c’era qualcosa sotto, se servisse a delimitare qualcosa, magari era solo qualcosa che aveva fatto per sedercisi sopra, però…
P.M.: Non avete capito.
R.P.: Non aveva una funzione apparente.
P.M.: Bene, l’orto vero e proprio qual era allora?
R.P.: E’ questa area qui. Vede, qua c’è una rete metallica che delimita la proprietà del Pacciani, con una sorta di marciapiedino piastrellato e che è dei vicini, l’abitazione dei vicini.
P.M.: Senta una cosa, il lato più corto di questo orto quale lunghezza può avere quale larghezza ha? A occhio, poi lo misuriamo, per dare le dimensioni a noi, il lato lungo, se non sbaglio stamani ho sentito parlare di un 15 metri. Così ho sentito.
R.P.: Detto, sì, più o meno insomma… è un cinque metri… quattro metri.
P.M.: No per capire una sorta di scala che lei può aver fatto.
R.P.: Si un cinque, penso un 5 m, però, ecco non posso essere preciso, non sono molto abile nel calcolare…
P.M.: Ecco, questo orto comunque non ha alcun accesso tranne quello che c’ha fatto vedere lei con l’esterno? I confini sono, o lui stesso come abitazione o vicini…
R.P.: L’unico accesso è quello.
P.M.: Ecco quindi nessuna veduta sulla via Sonnino?
R.P.: No, è cieco.
P.M.: Benissimo, io allora, dottore, su questo…
R.P.: Per essere più precisi le abitazioni, diciamo più basse sono quelle, quella del Pacciani… Abbassi un attimo, per cortesia, no, mi scusi al contrario. Ecco, l’abitazione del Pacciani si estende per una parte in qua, poi c’è il magazzino…
P.M.: Magazzino legnaia dell’abitazione?
R.P.: No magazzino legnaia, magazzino e legnaia.
P.M.: Sì, dico, sono magazzino e legnaia dell’abitazione Pacciani.
R.P.: Dell’abitazione Pacciani.
P.M.: Quindi quel confine li dell’orto è con se stesso?
R.P.: Si questo è, diciamo, un altro sentierino che è fra le mura e la recinzione dell’orto.
P.M.: Bene.
E gira qua intorno. Qua se non vado errato – adesso però senza il filmato mi è difficile – si rientra nell’orto, perché qua poi riprende la rete dei vicini, quindi… credo che qua ci sia un’interruzione e si rientri nell’orto, però non sono sicuro…
P.M.: Presidente, se la corte è d’accordo, provvederà alla polizia giudiziaria a redigere uno schizzo con le misure di scala…
Presidente: Siete tutti d’accordo?
P.M.: Per la prossima udienza.
Presidente: Altrimenti nominiamo un perito.
P.M.: Altrimenti teniamo questa, presidente, io…
A.B.: Questa proprio…
P.M.: L’abbiamo già utilizzata…
R.P.: Le mie attività di disegnatore sono quelle che sono.
Presidente: ma comunque se facciamo redigere uno schizzo di scala…
A.B.: Uno schizzo presidente…
Presidente: Bene, uno schizzo in scala.
P.M.: Penso che possa essere più utile. Bene dottore potrebbe sintetizzare in questa perquisizione, al di là di questo proiettile che ci ha già spiegato come e quando è stato trovato, che cosa fu sequestrato innanzitutto? Durò alcuni giorni, ci ha già spiegato stamani come e vorrei sapere se nel verbale di sequestro, oltre il proiettile, avete evidenziato oggetti diversi che possono interessare l’indagine? Cosa ricorda almeno? Poi passiamo alle altre due perquisizioni.
R.P.: Allora vado a memoria. Notammo ecco, in quella perquisizione trovammo una certa quantità di denaro in BOT, mi pare, titoli e denaro liquido, poi c’era un libretto, però non ritenemmo di sequestrarlo, trovammo anche assegni…
P.M.: Non aveva attinenza con la vostra indagine?
R.P.: No, però prendemmo nota per fare accertamenti, perché…
P.M.: Sulla provenienza?
R.P.: Si perché era piuttosto…
P.M.: Notevole, ricorda grosso modo il totale?
R.P.: Ma mi pare che fossero intorno al 120/130 milioni.
P.M.: Bene andiamo avanti.
A.F.: Ma sono calcoli fatti da voi oppure?
P.M.: No c’è un verbale in cui sono elencati uno per uno i titoli e i contanti.
A.F.: Con gli interessi da calcolare?
P.M.: I verbali sono in atti, direi che non rileva ai fini….
R.P.: No comunque non ci mettemmo a sequestrare queste cose, prendemmo soltanto atto.
P.M.: È descritto nel verbale. Direi che al P.M. non interessa questo particolare quindi non ho domande. Dottore, andiamo avanti.
R.P.: Poi sequestrammo, io sequestrarli…
P.M.: I quadri.
R.P.: Dei quadri, sequestrargli i quadri di Pacciani, almeno i quadri firmati da Pacciani, va be’ essendo firmati ero tenuto… sequestrare i quadri in particolare perché uno aveva colpito la mia attenzione. Aveva colpito la mia attenzione in riferimento alle considerazioni che avevo, alle cose che mi erano venute in mente la volta scorsa su quell’altro quadro. Il quadro era stato dipinto in epoca successiva al 1985, adesso la data esatta non la ricordo ma mi pare che fosse il 1986 o il 1987, comunque dopo l’85 ed era una veduta del castello di Badia a Passignano. Veduta piuttosto ben fatta devo dire, che però era in un secondo piano dietro a sette alberi, mi pare fossero tipo pini marittimi…
P.M.: E furono…
R.P.: Ad ombrello, con chioma ad ombrello. Sette alberi che proiettavano una forma…
P.M.: Lunga anziché rotonda.
R.P.: Ecco ora il discorso…
P.M.: Va be’ le considerazioni le lasci fare, lei lo sequestrò.
R.P.: No, ma feci fare degli accertamenti sul terreno, cioè spedii, feci andare…
P.M.: Sul luogo apparentemente raffigurato?
R.P.: Esatto, mandai degli agenti a Badia a Passignano con l’incarico di rintracciare il posto in relazione alla raffigurazione del quadro.
P.M.: Alla raffigurazione. Va be’ il pittore però ci ha sempre il suo estro personale, no?
R.P.: Si questo è vero.
P.M.: Comunque…
R.P.: Però quelli non ritrovammo, ecco.
P.M.: Non c’era nemmeno un albero?
R.P.: No.
P.M.: Senta una cosa, sequestraste nient’altro? In quella…
R.P.: Si, sequestrammo altri quadri, perché questa attività pittorica… insomma volevamo… poi li facemmo radiografare.
P.M.: Per capire se c’era qualcosa anche…
R.P.: Esatto.
P.M.: Dottore, passiamo poi alle perquisizioni successive. Voi ne avete fatte altre due, esattamente una il 2 giugno e una il 13 giugno, ci vuole spiegare perché…
R.P.: Ah ecco scusi, termino, perché sequestrai anche un berretto con visiera mi pare di plastica, un berretto che era un berretto di quelli pubblicitari di una ditta di Calenzano, un biscottificio, mi pare, certo Belli, credo che facemmo accertamenti, anzi sicuramente abbiamo fatto accertamenti sull’epoca in cui e l’occasione in cui quel berretto fu fatto, la pubblicità fu fatta.
P.M.: Ricorda l’esito di questi accertamenti o ce lo deve dire…
R.P.: Non me lo ricordo, ma bisogna andare a guardare gli atti.
P.M.: Lo dirà qualche altro che ha provveduto a questi accertamenti.
R.P.: Lo feci perché era di Calenzano.
P.M.: A lei sembrò opportuno farli.

P.M.: Parliamo quindi delle due successive perquisizioni.
R.P.: Molto poco, tutto sommato.
P.M.: Come mai dopo un mese, un mese e mezzo si torna di nuovo, l’8 maggio, addirittura il 2 giugno e il 13 giugno si torna a fare perquisizione? Cosa era successo?
R.P.: Ecco ora c’è da dire una cosa: quando noi si opera, sui dati, sugli elementi che vengono acquisiti si riflette. Certamente quella perquisizione era stata enormemente più accurata di quelle che avevamo fatto in precedenza, disponevamo anche degli strumenti adatti. E c’eravamo concentrati prevalentemente sull’arma. L’arma era, diciamo, un pensiero focalizzato su quello che è considerata la prova principe. Avevamo trovato soltanto questo proiettile, devo dire che io non ero soddisfatto, non ero per niente soddisfatto, ero anche perplesso sul come avevamo cercato, anche se avevamo cercato molto bene. L’impiego massiccio di metal detector ci voleva perché i metal detector servono a rilevare metalli, però mi accorsi, riflettendo sopra che avevamo cercato proprio essenzialmente cose metalliche e non ci eravamo soffermati a pensare che in considerazione del fatto che l’assassino aveva frugato sulla scena del crimine gli effetti personali delle vittime…
P.M.: Poteva, insomma secondo voi…
R.P.: … avrebbe potuto portar via qualcosa di diverso come souvenir dell’impresa, qualcosa di diverso anche dai pezzi di carne che aveva asportato. Cose che potevano…
P.M.: Che non avevate cercato in quelle perquisizioni.
R.P.: No, devo dire, devo dire siamo stati molto superficiali in questo; io personalmente mi sentivo molto superficiale.
P.M.: Quindi?
R.P.: E quindi niente, ormai avevamo fatto la perquisizione, non c’era certo modo di farne un’altra, ci saremmo fatti ridere dietro, arrivo… Comunque il dato acquisito era quello. Punto. Mi pare che mentre io ero… nel frattempo ero stato mandato a Roma a fare un corso alla direzione della Criminalpol, un corso breve, mi pare che fu proprio in quei giorni che arrivò alla stazione carabinieri di San Casciano la famosa busta con l’asta guidamolla. Io fui informato tempo dopo, insomma quando… quando tornai dal maresciallo Minoliti che l’aveva ricevuta, tempo dopo, tempo dopo la ricezione della busta. La cosa mi… non mi piacque. Un po’ perché io non ho in grande stima gli anonimi in genere ma soprattutto non mi piacque perché un’asta, un pezzo di pistola non ci significava assolutamente nulla. Era accompagnata da una lettera che non diceva neanche che quella cosa fosse di Pacciani ma in qualche modo richiamava il fatto che Pacciani da quelle parti andava, insomma era un po’ come la prima lettera famosa, come tono, che senza dire diceva o senza dire con esattezza, indicava. Su un pezzo di ferro si possono fare soltanto accertamenti tecnici che ci possono dire se quell’asta guidamolla è uno né di provenienza interessante. In effetti la Beretta, mi pare, disse che quell’asta guida molla poteva provenire da una pistola Beretta serie 70, non ne indicava il modello. Ora la serie 70 è prodotta in diversi modelli: c’è la serie, mi pare, il modello 71, il 72, il 73, il 74. Comunque un’asta guida molla che poteva essere servita anche per una pistola calibro 7,65, insomma era l’altro calibro in cui venivano prodotte quelle cose. Quindi non ci diceva nulla di più. Il dato interessante che poteva essere di un qualche interesse era che questa asta guidamolla era avvolta in lembi di stoffa; quindi sul lembo di stoffa noi dovevamo sviluppare un accertamento. Nei giorni successivi – mi ricordo che era una domenica pomeriggio – eravamo a casa, ci sentimmo per telefono come ci sentivamo tutti i giorni, ci sentimmo per telefono per concordare, no? Le future mosse e pensando che era domenica e che era quindi il giorno in cui a casa di piazza del popolo c’erano anche le figlie, tutte e due, oltre alla Manni Angiolina, pensammo che era un giorno buono per chiedere loro se in casa loro si era mai vista una stoffa di quel genere. Quindi andammo lì…
P.M.: Era presente l’imputato?
R.P.: L’imputato era…
P.M.: Stava in via Sonnino.
R.P.: L’imputato stava in via Sonnino e anche la Manni Angiolina si era spostata a piazza del popolo dopo essere stata percossa era scappata via.
P.M.: Quindi in piazza del popolo c’erano le tre donne e non lui.
R.P.: Esatto. Quindi andammo lì…
P.M.: Con l’intenzione di chiedere qualcosa su quello straccio?
R.P.: Sì dimostrammo, non mi ricordo se erano le foto… credo le foto o i lembi di stoffa che avevamo trovato e gli chiedemmo se avevano mai visto per casa una stoffa del genere, di quel tipo, perché era una stoffa, mi pare… non mi ricordo se verde chiaro a fiori bianchi o se viceversa…
P.M.: Furono fatte delle fotografie, ci sono se necessario, dopo le mostriamo.


R.P.: E le figlie dissero: no, la stoffa… No in realtà non gliele mostrammo, non gli mostrammo niente, gli chiedemmo se c’era in casa una stoffa con quelle caratteristiche…
P.M.: Chi eravate, scusi?
R.P.: Dunque, eravamo l’ispettore Lamperi… eravamo l’ispettore Lamperi, Alessandro Venturini, l’assistente Venturini e mi pare basta non credo che ci fosse Di… non me lo ricordo, comunque…
P.M.: Almeno voi tre.
R.P.: Si. Durante la conversazione Venturini era rimasto sulla soglia della porta…
P.M.: Di quale casa, di quale stanza?
R.P.: Avevamo parlato, diciamo, chiamiamolo così, nel salotto di casa di piazza del popolo, il salotto è confinante con la cucina, Venturini era rimasto in piedi sulla soglia appoggiato con la schiena… cioè rivolto verso la finestra della cucina e verso il salotto, stava a metà, quindi quando ci dissero che non avevano memoria di una stoffa del genere dissi: va be’ se cortesemente potete cercare in giro, se trovate qualcosa fatecelo sapere. Quindi ci eravamo alzati per andarcene, anche Sandro Venturini si spostò e in quel momento disse: – Ma non è quella la stoffa? – Perché c’era e ci indicò uno straccetto appeso a un gancio vicino alla cappa della cucina…
P.M.: Sporco?
R.P.: Mhmm… uno straccetto… la Rosanna disse: – Già si quello è uno strofinaccio lo usiamo per asciugare i piatti – Allora gli chiedemmo se avevano anche altri pezzi di quella stoffa, dove l’avevano presa, dice: – Si, si ce n’è un monte di quelle stoffe lì – e ci indicarono un sottoscala dove c’erano anche scarpe, altra roba…
P.M.: Vi portarono loro?
R.P.: Ci portarono loro e c’erano alcuni quadrati, lembi di questa stoffa ripiegata. A quel punto ne chiedemmo un pezzo in… per vedere se si trattava proprio della stessa stoffa che era arrivata con l’asta guidamolla e la portammo alla scientifica, la scientifica fece dei confronti e vide che era la stessa stoffa o che comunque era estremamente… era identica…
P.M.: Compatibile.
R.P.: …insomma ecco…
P.M.: Vogliamo mostrare, dottore…
R.P.: Si io non ho…
P.M.: Sono qui.
R.P.: In quei giorni, in forma indiretta, feci fare un appello agli anonimi perché non rimanessero tali…
P.M.: Con poco successo, almeno sul punto.
R.P.: Con poco successo che nel frattempo feci fare un sopralluogo fotografico nella zona che era stata indicata dall’anonimo che aveva fatto anche una specie di cartina, molto rozza…
P.M.: Un disegno dietro.
R.P.: E che indicava questa zona di Cr… Crespello, Crespello…
P.M.: Ecco questo è il panno che avete sequestrato, dottore.
R.P.: Esatto.
P.M.: La… il taglio in alto a sinistra è quello che dice lei?
R.P.: No questo è uno dei, questo è uno dei…
P.M.: Vogliamo leggere la didascalia, scusi?
R.P.:“Scampolo di stoffa di identica fattura e colore dei precedenti che si trovava nello sgabuzzino delle scarpe ubicato nella casa di piazza del popolo numero sette, acquisito il 31.5.92, c che misura cm75 di lunghezza per cm…”
P.M.: Quello che vi dettero le ragazze…
R.P.: Si adesso non mi ricordo se ci dettero solo quello o se ce ne dettero di più.
P.M.: Vogliamo fare qualche altra
R.P.: Dovremmo rivederci un attimo quello che abbiamo scritto.
P.M.: Ecco, giriamo, ecco questo invece leggiamo la didascalia…
R.P.: Oh “Frammento di stoffa dello stesso tipo e colore sopra descritto della lunghezza di cm 48 circa, rinvenuto nell’anta di sinistra della credenza del garage di piazza del popolo 6, consegnata spontaneamente da Pacciani Graziella in data 31.5.92.”
P.M.: Questo era tagliato così.
R.P.: Ah ecco…
P.M.: Vediamone altri…
R.P.: Si insomma le…
P.M.: Vediamoli qualchedun’altro, così poi… Andiamo indietro? Ecco. Qui invece? Leggiamo la didascalia.
R.P.:“Insieme dei rilievi numero 1 bis e 2 come sopra, maggiore ingrandimento…”
P.M.: Allora guardiamo 1 e 2.
R.P.:“… relativamente alla parte…”
P.M.: Vogliamo vedere… Mostriamo dall’inizio, forse è meglio allora, se sarà spiegato… Ecco, allora vediamo…
R.P.:“Frammento di stoffa in cotone stampato a fondo bianco con motivi floreali di colore verde pallido con varie macchie scure di natura da precisare, della lunghezza di cm11,5 x cm5, rinvenuto nella missiva anonima inviata alla stazione carabinieri di San Casciano Val di Pesa, Firenze, e identificato successivamente per un’asta porta molla…”
P.M.: Quindi questo era il frammento di stoffa che era nella busta. Bene?
R.P.: Si.
P.M.: Con quella macchia. Allora andiamo avanti, 1bis invece… idem…
R.P.: Idem, “Come al precedente rilievo misurante cm 43 di lunghezza e cm5 circa di altezza”.
P.M.: Questo…
R.P.: Ecco si, adesso ricordo, mi pare di ricordare che quest’asta tiramolla era avvolta in due pezzetti di straccio.
P.M.: Leggiamo… Per ora sembrano due, leggiamo ancora il… andiamo avanti…
R.P.: Credo che sia così perché…
P.M.: Questi due. Ecco, leggiamo questo…
R.P.:“Frammento di stoffa in cotone stampato a fondo bianco con fiori di colore verde pallido, simile al precedente, forma irregolare triangolare della lunghezza di cm17 circa e base di cm11, rinvenuta nell’anta sinistra della credenza di colore bianca ubicata nel garage di piazza del popolo 6, di proprietà di Pacciani Pietro durante la perquisizione del 2 giugno ’92.”
P.M.: Allora i primi due erano con l’asta guidamolla, questi successivamente. Vediamo allora di spiegare.
R.P.: Si.
P.M.: Almeno che non c’è qualche altra foto. Vogliamo vedere ques… Questo… vedo che sono unite, vuol vedere questo?
R.P.: Si…
P.M.: Questi sono i due che erano…
R.P.: Se non mi ingrandisce io non vedo manco… ecco…

R.P.: Quella fu l’occasione, anche, perché alcune cose che mi erano tornate… ci erano tornate in mente nel corso dei giorni… per esempio s’è parlato… poi di quello che sequestrammo… il blocco da disegno… c’erano alcuni oggetti che ci sembrarono fuori posto nell’abitazione di Pacciani, per esempio i dizionari di lingua, mi pare ce ne fosse uno inglese o uno tedesco, non mi ricordo; per esempio c’erano delle cartoline…
P.M.: Cioè…
R.P.: … turistiche…
P.M.: In questa perquisizione cercavate documenti non più armi, che potessero in qualche modo, nel modo che ci ha spiegato, risalire a attività del Pacciani.
R.P.: In questo momento, in questa perquisizione dicevo… questa è anche l’occasione per renderci conto.. questi aspetti strani che c’avevano colpito non più di tanto nel corso della perquisizione lunga, quella da aprile a maggio, e che ci erano rimasti nel cervello e facemmo questa perquisizione.
P.M.: Lei ricorda, c’è un dettagliato verbale di sequestro in cui lei dice questi oggetti dove sono esattamente stati trovati, poi alcuni li vorrei mostrare, se lei vuole riguardare il verbale… qui è proprio…
R.P.: Si esatto.
P.M.: E’ il verbale del giorno due e sono tutti poi quelli più importanti fotografati, se lei ci vuole sintetizzare quali sono gli oggetti che sequestraste quel giorno per ora… ecco…
R.P.: Si, sequestrammo un lembo di stoffa con margine cucito, aveva un bordo cucito di tessuto bianco con disegni floreali di colore verde pallido…
P.M.: Che era allo stesso…
R.P.: Che è quello che è stato mostrato.
P.M.: Quello grande.
R.P.: Quello… No è quello… è quello…
P.M.: La pezza grande.
R.P.: No è quello sottile, credo, perché margine cucito ce l’aveva uno solo…
P.M.: Bene, ci sono le dimensioni tanto… per fortuna…
R.P.: Si cm 18,5.
P.M.: Poi?
R.P.: Poi dentro una scatola di legno appoggiata sulla credenza: “Una busta di cellophan trasparente aperta su un lato recante all’interno tracce di una sostanza da individuare” non si capiva che cosa fosse.
P.M.: Successivamente cosa…
R.P.:“Una fionda di metallo verniciato rinvenuta nel retro del garage all’interno di un bidone contenente materiali di calzoleria…”
P.M.: Va bene, poi?
R.P.: Questa l’avevamo in relazione alle dichiarazioni rese dalla Mecacci, vedova Santini, che aveva detto che lui tirava ai gatti con quella fionda… insomma era un…
P.M.: Va be’… Era un riscontro su una dichiarazione di una teste.
R.P.: Esatto. Oh invece in via Sonnino 30…
P.M.: Dove abitava veramente Pacciani…
R.P.: Si, “Una confezione di lubrificante CRC, rinvenuta sul piano di una credenzina…” All’interno di una trousse con cerniera…
P.M.: Ecco, vediamo questa.
R.P.: Ecco, facciamo vedere la trousse…
P.M.: Se lei intanto spiega di cosa si tratta e poi la mostriamo.
R.P.: Si all’interno di una “Trousse con cerniera di colore scuro con disegni geometrici di colore avana… poggiata sul ripiano di una mobile della libreria del salotto è stato trovato e sequestrato un porta sapone di plastica di colore bianco contenente…” qua segue la lista dei monili…
P.M.: Che erano dentro, vogliamo mostrare il porta sapone e i monili? Così… Innanzitutto controlliamo se è questo… perché prima ci sono i monili dentro e poi li avete tolti…
R.P.: Esatto.
P.M.: Questo è un portasapone con questi oggetti dentro, ci vuole ridescrivere dove avete trovato questo portasapone poi cerchiamo sulla sinistra di inquadrare al massimo…
R.P.: Si. Questo portasapone era all’interno della trousse… di una trousse… come descritta qui… di colore…
P.M.: E dove era esattamente questa trousse, scusi?
R.P.: Dunque, questa era appoggiata sul ripiano di una mobile libreria del salotto.
P.M.: In via Sonnino, vediamo, scusi, la foto prima perché dice nella foto prima è chiuso… ho letto nella didascalia… vediamolo chiuso e poi aperto, ecco, vediamo se… leggiamo la didascalia…
R.P.: “Insieme della portasapone in plastica bianca rinvenuto in via Sonnino 30”.
P.M.: In via Sonnino 30, dediam… è questo dove lei poi ha rinvenuto quella scritta?
R.P.: Lei intende la scritta “DEIS”?
P.M.: Si.
R.P.: Si ma credo che la scritta fosse sotto…
P.M.: Bene poi ci sono gli accertamenti, comunque è questo qua.
R.P.: Quel punto marrone lì sul lato è una bruciatura…
P.M.: Di sigaretta.
R.P.: Di sigaretta, credo, si. Sigaro, sigaretta…
P.M.: Poi è stato esaminato e ce lo dirà chi lo ha esaminato, comunque questo è l’oggetto, ora vediamo cosa c’era dentro, avevamo visto una foto di insieme, poi è stato aperto…
R.P.: Si e poi ogni oggetto è stato fotografato con le dimensioni…
P.M.: Ricorda se siamo riusciti a arrivare all’appartenenza di questi monili a qualcuno? Alle figlie, alla moglie, alle sorelle?
R.P.: Lui disse che alcuni di quelli glieli aveva dati la sorella, era roba della sorella, che glieli aveva dati da riparare, non so bene, e altri disse che erano monili delle figlie, tanto le figlie quanto la sorella negarono di averli mai avuti, insomma che fossero loro, dissero: no quella è roba sua…
Presidente: Siamo alle solite.
P.M.: Non si può utilizzare.
R.P.: Si comunque glielo chiedemmo.
Presidente: Bisogna ricordare sempre…
R.P.: E scusate.
P.M.: Sentiremo la sorella.
Presidente: Perché non può deporre…
P.M.: Non dice nulla, noi guardiamo solo gli oggetti.
A.F.: …riferito, come non dice nulla…
P.M.: Non si può utilizzare ci è stato detto… allora andiamo avanti…
R.P.: Insomma questi oggetti come vedete non sono oggetti di valore…
P.M.: Bene, poi… vogliamo seguire ancora il processo verbale di sequestro di quel giorno, 2 giugno?
R.P.: Ha un bracciale… eccetera, eccetera… devo seguire… devo indicare…
P.M.: Le cose più importa… No, le cose più importanti che sono poi fra l’altro… Le ha anche sottolineate…
R.P.: Esatto.
P.M.: Sono quelle… che poi sono state anche fotografate, no?
R.P.: Esatto. Poi per esempio nella trousse c’era un paio di occhiali da sole con le lenti verdi a goccia e montatura metallica chiara… sul cassettone biblioteca del salotto…
P.M.: Sempre in via Sonnino?
R.P.: Sempre in via Sonnino, nella stessa stanza, un piccolo dizionario tascabile italiano-tedesco, un set di 12 cartoline illustrate di paesaggi della Germania con scritte in tedesco, aggiungo che si chiamava… cioè era di un percorso lungo il Reno, un block-notes da disegno, era un blocco da disegno, con una copertina di colore rosso di produzione straniera…
P.M.: Lo vogliamo mostrare? E se ci sono anche il vocabolario… questo dizionario… Cominciamo dal blocco. Ecco questo è il famoso blocco che poi ha avuto tutti gli accertamenti che sappiamo, lei dove lo trovo? Lei ce ne ha già parlato come le sembrò di averlo visto nel ’90 e lo abbiamo già sentito ieri, quel giorno lì dove era?
R.P.: Quel giorno lì, se non sbaglio, non leggo il verbale di sequestro, ma se non sbaglio era in quello stesso mobile però al piano interno, quando lo trovammo, era dentro una busta di plastica della spesa chiara.
P.M.: Bene. A lei in quel momento destò qualche interesse perché lesse “Skizzen”? Si ricordi che non può riferire cose dette dall’imputato.
R.P.: No, no, no non parlo. No, diciamo…
P.M.: Non sono utilizzabili.
R.P.: Questo blocco io lo avrò avuto per le mani sicuramente in precedenza perché controllammo tutte le possibili carte.
P.M.: E ce l’ha raccontato ieri.
R.P.: Ecco, io poi ripensando perché lo avessi escluso… l’ho escluso perché scioccamente avevo trovato degli appunti di mano, appunti manoscritti, con la stessa scrittura dell’imputato, con date che erano antecedenti all’epoca dell’omicidio dei tedeschi che sono stati uccisi, come si ricorda, nell’83. In quella circostanza dissi: Va be’ queste le ha fatte lui queste annotazioni quindi non è mica detto che siano attendibili… Questo fu il motivo per cui…
P.M.: Lo prese.
R.P.: Fu anche un altro motivo però non lo posso dire e quindi non lo dico.
P.M.: Va be’ l’altro motivo… Cioè lo può dire ma tanto non è utilizzabile quindi non possiamo saltare, vedremo…
R.P.: Lo saltiamo.
P.M.: Ce lo dirà l’imputato, se crede.
R.P.: Notai nella circostanza che questo blocco aveva dietro due numeri…
P.M.: Ecco, vediamo il dietro…
R.P.: Aveva dietro due numeri…
P.M.: Ah questo è… scusi eh… ormai l’operatore sta facendo vedere il dizionario, perché… questo è il dizionario italiano-tedesco… va be’ andiamo avanti, vediamo il blocco Skizzen dalla parte dietro. Ecco, c’erano dei numeri, diceva dottore…
R.P.: C’erano due numeri accanto… due numeri… c’erano due serie numeriche una accanto all’altro, 4 2 4 e quello che a me parve 4 0 0 invece poi si accertò essere 4 e 60…
P.M.: Ci sono veramente montagne di perizie e dichiarazioni, comunque lei in quel momento vide…
R.P.: Quindi dissi: un prezzo italiano non può essere, se è un prezzo e comunque…
P.M.: Fece la cosa più opportuna da fare, lo sequestro ai fini di ulteriori…
R.P.: Ritenni che fosse il caso di fare accertamenti…
P.M.: Ulteriori accertamenti.
R.P.: E… ah questo… insieme, dentro quella busta c’erano anche un blocco di verbale di contestate… sulla legge sulla caccia…
P.M.: Scusi, qui è importante invece che legga, perché non abbiamo la fotografia, insieme al blocco, vuole spiegare che cosa c’era? Questo verbale di contestazioni leggi sulla caccia… c’era una annotazione, in questo momento non abbiamo la foto, è agli corpi di reato, ritengo… e quando sarà opportuno cercherò di spiegarlo ma lo capiscono da soli i signori giudici quando il dottor Perugini spiegherà di cosa si tratta. Ecco questo blocco di violazioni legge caccia che annotazioni aveva?
R.P.: C’era questa annotazione. “Alla Procura della Republica…”
P.M.: Con una “B” sola.
R.P.: Con una “B” sola, dottor Canessa, Piazza San Firenze.
P.M.: Era su questo blocco di violazioni legge caccia, c’era questa annotazione.
R.P.: Si.
P.M.: Bene, sequestrò anche questo.
R.P.: Repubblica con una “B” sola l’abbiamo trovato scritto da altre parti…
P.M.: Si, si, si comunque c’era scritto dottor Canessa.
R.P.: Si. Poi c’era una scatolina tonda di plastica azzurra vuota con sopra scritto apparecchi di innesco super maggiorati 100-645; un quadernetto con copertina di colore rosa a chiazze pallide cui c’era scritto ”Spese famiglia Pacciani Rosa” e all’interno della copertina è annotato “Borgo San Lorenzo, Via Giovanni della Casa, 14, telefono 849356, volture 8000, Sergio Paoli, meccanico di Vicchio”. Ecco il discorso mi richiamava alla mente la testimonianza del Petroni Nello che appunto disse…
P.M.: Che parlava proprio del Paoli, chi era il Paoli lo vuole ricordare alla Corte?
R.P.: Paoli era quel meccanico di Vicchio che avrebbe, secondo la testimonianza di Petroni Nello, riferito alla Petroni Nello dice: – Guarda un po’ l’amico tuo che m’ha portato – e gli fece vedere una pistola che si trovava sul suo banchetto di lavoro –dice che vuole che gli allarghi… –
A.B.: Io mi oppongo.
P.M.: E’ già negli atti signori, è inutile…
A.B.: Già negli atti ma era una pistola a tamburo se non erro…
P.M.: No, no e quindi non si opponga c’è solo il fatto che si chiama Paoli uguale.
Presidente: Ha un valore storico.
P.M.: Ha un valore storico. Scusi…
A.B.: Ci sono anche i Beati Paoli…
P.M.: Menomale. Dottor Perugini altre cose?
R.P.: Si, dunque poi c’era una lettera manoscritta, indirizzata alla moglie, adesso non rammento l’importanza di quella lettera ma sicuramente qualche cosa c’era; un doppio foglio di quaderno a righe con scritte in penna rossa relativa a accordi musicali per fisarmonica con pentagramma e chiave di sol. Il famoso quadro dell’Olivares…
P.M.: Ci aveva una chiave.
R.P.: Aveva una chiave di sol.
P.M.: Va be’… Benissimo.
R.P.: Però all’epoca non lo sapevamo che era dell’Olivares.
P.M.: Tutti questi oggetti compreso…
R.P.: Questi ultimi due erano in una busta di plastica che stava dentro la cucina a gas, nella cucina. Quella cucina a gas… spesso sotto la griglia del forno avevamo trovato altre cose…
P.M.: Va be’ era un luogo… scusi eh, a me interessa e poi chiederò alla corte per la prossima volta di prendere il corpo di reato, non ho capito, quella annotazione “Procura della Republica”, dottore… eccetera è su un blocco violazioni leggi sulla caccia?
R.P.: Si.
P.M.: Avete fatto qualche accertamento su come mai lui avesse un blocco per contravvenzioni sulle leggi caccia? Avete capito da dove veniva quel blocco?
R.P.: Abbiamo cercato di capire ma non…
P.M.: Come mai ce l’aveva lui e come mai c’era il nome del P.M. di Firenze?
R.P.: Non lo so, ecco abbiamo cercato…
P.M.: Che non si occupa di leggi caccia
R.P.: Abbiamo cercato di capire però non… io personalmente…
P.M.: Voi non ci siete riusciti…
R.P.: No, personalmente no.
P.M.: Nemmeno noi, solo quel dato, passiamo…
R.P.: Oh, c’è un’altra cosa che devo dire, nella circostanza notai altre cose.
P.M.: Prego.
R.P.: Notai altre cose, però non so, non ritenni di sequestrarle ugualmente perché, sì, non le trovavo particolarmente interessanti. Io non sono forse molto portato a individuare subito le cose importanti, ci devo riflettere.
P.M.: Sembra che ci metta un paio di volte, da quel che ci ha detto.
R.P.: Eh si! E comunque notai che, per esempio, c’erano… nel corso di questa perquisizione notai degli astucci di pastelli da disegno, notai delle matite, delle penne…
P.M.: Nuovi?
R.P.: … di marca tedesca.
P.M.: Erano oggetti nuovi?
R.P.: Però devo dire – notai altre cose che parevano strane – però devo dire, che siccome si trovano, ormai è facile rintracciare queste cose in giro, nei negozi, nelle cartolerie, pensavo, allora la provenienza potesse essere agevolmente spiegata ma pensai che non fossero elementi investigativamente sviluppabili.
P.M.: Lei sapeva che i ragazzi tedeschi, o meglio uno dei due, frequentava corsi di pittura in quel momento, o non lo sapeva?
R.P.: No, non lo sapevo.
P.M.: Ecco, allora, non per giustificarla, ma poteva essere motivo per cui lei…
R.P.: No, non lo sapevo, ma in ogni caso… o meglio non lo sapevo, probabilmente, non me lo ricordai.
P.M.: In quel momento.
R.P.: Non me lo ricordai. Mi venne, dissi, mi pare, ecco, mi parve di ricordare… io non ricordo se lo avevo letto negli atti… sa, in un’indagine di questo genere, le nozioni, le cognizioni, sono un mare di cose; è molto difficile essere sempre… io non sono un computer e…
P.M.: Va be’, quindi cosa successe?
R.P.: Il discorso fu questo, quindi, diciamo, l’attenzione si concentrò su questi monili, neanche sul portasapone, su questi monili contenuti nel portasapone che era dentro questa trousse. Dentro la trousse, in passato, c’era anche del denaro, c’era stato del denaro, quantomeno…
P.M.: Nella precedente…
R.P.: … nella precedente perquisizione e insomma feci fare gli accertamenti, alla polizia scientifica, feci fare gli accertamenti sulla carta, su questi appunti, soprattutto chiesi, contestualmente chiesi al Consolato di Germania di accertare presso le famiglie delle vittime, se qualcuno di loro si dilettasse di disegno e se, in questo caso, si fosse mai servito di materiale particolare. Spiegammo anche che avevamo trovato un blocco con quelle caratteristiche e quella marca. Nello stesso tempo io personalmente mi ricordo che, presso l’ingrosso “Mugnai” di via San Gallo, che è vicino alla Questura, che è uno dei più grossi esperti, credo, di carte esistenti in Europa, chiesi degli accertamenti su questo tipo di blocchi e quindi cominciarono a nascermi i primi dubbi perché, insomma, lui riuscì a dirmi che era prodotto in Germania balla, mi pare, “Hans & Schneider”, adesso non ricordo bene, che comunque non è che fosse in vendita in Italia.
P.M.: Lui non l’aveva.
R.P.: No lui non lo aveva ma non gli risultava neanche che…
P.M.: Non lo aveva mai visto.
R.P.: No, non lo aveva mai visto però riuscirono, tramite i loro contatti commerciali, ad appurare quello.
P.M.: Ad escludere che ci fosse…
R.P.: Poco tempo dopo, mi arrivò un accertamento che era stato fatto preliminarmente dalla polizia tedesca, interessata dal Consolato di Germania, molto accurato e rapido…
P.M.: Cioè , lo fece fare direttamente ai tedeschi tramite consolato, si rivolse…
R.P.: Sì, sì, esatto, esatto. I quali mi dissero che per l’appunto, una delle vittime – e per l’esattezza Meyer – era studente, aveva studiato disegno, arti figurative e che si serviva preferibilmente di blocchi da disegno di un certo tipo, di una certa qualità, piuttosto pregiati, quale era questo blocco qui. E a riprova di ciò, ci dissero che la sorella conservava, come memoria del fratello, un blocco più grande ma della stessa marca…
P.M.: Identica.
R.P.: … non identico: era più grande.
P.M.: La stessa marca. Identica.
R.P.: La stessa marca, sì identica marca…
P.M.: Bene, era la marca…
R.P.: … e anzi nella circostanza ci mandarono una fotocopia.
P.M.: Di quello più grande che aveva la sorella?
R.P.: Di quello più grande che aveva la sorella, perché aveva anche un prezzo diverso.
P.M.: Lei mettendole accanto l’uno all’altro, vide che erano Skizzen tutti e due.
R.P.: Skizzen Brunnen.
P.M.: Questo secondo blocco poi lei lo ha acquisito?
R.P.: Questo secondo blocco poi lo ho acquisito.
P.M.: E è negli atti come…
R.P.: Si, ora…
P.M.: E’ uguale a parte le dimensioni?
R.P.: Sì. Nella circostanza venne anche a sapere, nei giorni immediatamente successivi credo, venni anche a sapere che la vittima, il Meyer, che era un po’ fissato, ecco, con gli oggetti che usava, insomma.
P.M.: Questo lo diceva la sorella.
R.P.: Sì, sì.
P.M.: I parenti.
R.P.: Esatto, la sorella oltretutto, ci indicava anche che lui si serviva a Osnabruck – perché loro vivevano a Lenford, vicino un paesino, un villaggetto – e si serviva in alcuni negozi in Osnabruck che erano specializzati per questi oggetti e ci disse anche che aveva una preferenza per tre tipi di Marche, di oggetti di matite da disegno e per l’esattezza erano le “Stabilo”, i “Faber Castle” e le “Staedler”.
P.M.: Comunque sono marche molto comuni queste, a differenza dello Skizzen Brunnen.
R.P.: No, non particolarmente, perché feci fare un accertamento perché feci fare un accertamento a coloro che commercializzano i prodotti, fra le altre cose avevamo visto anche – avevamo visto non sequestrato ancora – una scatola di pastelli “Faber Castle” da 12 pastelli, credo, e scoprimmo che quel tipo di pastelli, dal 1979 al 1984 erano stati venduti in Firenze e ne erano state vendute 72 scatole in Firenze e molto poche in tutta la Toscana, Firenze, negozi di Firenze beni indicati.
P.M.: Quindi era, dice lei, dal suo accertamento…
R.P.: Feci fare questo accertamento…
P.M.: … che si trattava di un tipo di matite un po’ particolari…
R.P.: Si.
P.M.: Per esperti insomma, questo era il risultato.
R.P.: Ecco, un tipo di matite per esperti. E in effetti, no, non solo, ma precisò anche i tipi, se lei consente, aprendo…
P.M.: Si, grazie, non so se abbiamo la foto di questi…
A.B.: Non credo che possa riferire quello che dice la signora, che è già citata come teste.
P.M.: Appunto perché è già citata come teste…
A.B.: Eh no, lo può riferire…
Presidente: Avvocato, avvocato è citata come teste…
A.B.: A parte che è…
P.M.: E’ citata come teste…
Presidente: Quale articolo è che pone questo divieto? Ce lo dica.
P.M.: Bene, grazie, Presidente, così mi evita…
A.B.: Non è una dichiarazione che lui ha ricevuto dalla signora, dalla testimone?
R.P.: No è un accertamento che fu fatto al Consolato di Germania.
A.B.: Dal?
R.P.: Dal Consolato di Germania che dice: “Materiale da disegno usato dal signor Meyer. Il signor Horst Meyer usava tre diversi tipi di matite: Stabilo rosso, Staedler blu e Castle verde” le Faber Castle verde…
P.M.: E sono negli atti della rogatoria.
R.P.: Sì.
P.M.: Sono stati fotografati perché poi sequestrati a Pacciani?
R.P.: Esatto.
P.M.: Ci sono… non abbiamo in questo momento…
Presidente: Beh, va be’, se volete li prendiamo, sono nel faldone due.
R.P.: Comunque nella circostanza, ecco… quindi…
P.M.: Prego, prego, finisce lei.
Nel frattempo ecco, questi erano dati che avevamo acquisito in quel momento. Nel frattempo io avevo fatto ricercare con il microscopio a scansione del Gabinetto Regionale di polizia scientifica, tracce di eventuali scritture precedenti quelle che erano visibili sul blocco da disegno. Le tracce di scritture precedenti quelle visibili sul foglio da disegno, ci faceva capire che sul primo foglio di questo blocco, c’era almeno un altro foglio…
P.M.: Questo lo vedete voi dal blocco che avete portato via in sequestro?
R.P.: No, questo… Si lo vediamo dal blocco ma vediamo attraverso il microscopio… sa che quando si scrive su un pezzo di carta…
P.M.: Rimane il calco, se…
R.P.: …rimane impressa la scrittura sulle pagine precedenti. Se la carta è sufficientemente sottile si riesce a leggere fino a quattro, cinque, sei fogli sotto, con un apparecchio idoneo; se la carta è molto grossa e porosa, come era il caso del blocco Skizzen Brunnen, erano fogli… per questo era pregiato quel blocco, perché era una carta molto buona e la sovrimpres… le tracce si potevano rilevare soltanto a una distanza minore…
P.M.: Uno, due fogli…
R.P.: …due, tre fogli, quattro, comunque sempre… e nella circostanza scoprimmo che c’erano tracce su un foglio che era già scritto dal Pacciani…
P.M.: Sul blocco che abbiamo visto.
R.P.: … sul primo foglio del blocco, ci doveva essere sicuramente un’altra annotazione fatta dal Pacciani…
P.M.: Su un foglio forse buttato via…
R.P.: … su un foglio precedente e annotazione che era datata con una data successiva alle date apposte… cioè, questo sfalzava la cronologia degli appunti.
P.M.: Cioè il foglio più vecchio era sopra e il foglio più nuovo era sotto.
R.P.: Signorno, il foglio più nuovo era sopra, quello mancante, i fogli più vecchi dopo, cioè…
P.M.: Quindi proprio al contrario.
R.P.: Esatto, proprio al contrario, cioè quando io segno qualcosa, in ordine cronologico, scrivo: 1990, poi 1991, poi 1992, poi… ecco.
P.M.: E invece era al contrario.
R.P.: E invece qua era al contrario, quel foglio…
P.M.: Che mancava…
R.P.: …quel foglio fantasma, ecco, era datato 1991.
P.M.: Così si vedeva dal calco.
R.P.: Nel corso della… quindi chiedemmo un’ulteriore…
Presidente: 1991
R.P.: 1991
Presidente: 1981
P.M.: ’81, si certo…
R.P.: ’81, ’81, siccome avrò fatto l’esempio mi sono poi…
P.M.: Quindi faceste un ulteriore, un’ultima perquisizione.
R.P.: A questo punto noi chiedemmo di integrare quella perquisizione, chiedemmo una nuova perquisizione, per rintracciare questo – la cui esistenza era certa – e altri eventuali fogli scritti da Pacciani o da altri. Recuperando, in effetti, un foglio solo.
P.M.: Nello stesso posto identico dove era il blocco? Lo può leggere, grazie. È la perquisizione ultima del 13 giugno, se ha il verbale sennò ce l’ho qua io.
R.P.: La pregherei, perché… Allora… Si, la stessa stanza, la stessa stanza adibita a salotto…

P.M.: E lì trovaste anche le matite?
R.P.: No, non tutte, non tutte.
P.M.: Ecco, le matite almeno sembra, sono disseminate in posti diversi, a leggere da quel verbale.
R.P.: In compenso la confezione completa, nuova, di pastelli da disegno “Faber Castle”, si trovavano nell’anta sinistra della credenza bianca del garage di Piazza del popolo 6… No, un momento… due matite “Faber Castle” le trovammo lì, la confezione la trovammo in un Mobil in un verde posto nel locale sottoscala nel retro del garage anzidetto. Ho detto che il garage aveva un retro a forma di “L” in cui c’era di tutto…
P.M.: In una mobile e quindi sequestrasse anche questi oggetti.
R.P.: Facemmo anche un accertamento sull’epoca di produzione di questi pastelli. Voglio essere preciso quindi, se consente, mi prendo i miei appunti.
P.M.: Erano prodotti in Germania anche questi?
R.P.: Dunque, questi erano stati prodotti…
A.B.: Scusi dottor Perugini è meglio che lega il verbale che lei… non i suoi appunti, il verbale che lei li ha…
P.M.: E’ autorizzato a leggere…
A.B.: no, no, il verbale che lei ha fatto.
Presidente: E’ autorizzato, avvocato!
P.M.: Sono annotazioni…
R.P.: Mi scusi, se vuole gliene do copia.
Presidente: In aiuto della memoria…
R.P.: Sono… non sono annotazioni, sono verbali… cioè sono… questi dati emergono da alcuni accertamenti che io feci fare, e feci, su un memoriale spedito da Pacciani il 30 giugno ’92 e dice…
Presidente: Cosa diceva? Perché ne ha scritti tanti.
R.P.: Ecco, non ho la copia del memoriale però io facevo accertamento sulle sue cose. “ Per quanto attiene la provenienza delle matite di marca “Staedler”, “Stabilo” e “Faber Castle” di cui egli parla” – eccetera, eccetera – “c’è un accertamento a parte” che era quello che dicevo: le settanta… “Almeno per quanto riguarda le scatole da 12 matite colorate “Faber Castle” è probabile che possa averle acquistate, come diceva lui, nelle edicole di San Casciano e dintorni infatti…
P.M.: Come mai?
A.F.: Riferisce le cose dell’imputato.
P.M.: Voi chiedete se, per caso…
R.P.: Sì, certo, noi verificammo contestualmente alle sue dichiarazioni, quando noi chiedemmo nel corso della perquisizione, gli dicemmo: queste dove le ha prese? ‘Ah’ – dice – ‘le ho prese nelle edicole qua’.
P.M.: Va be’ voi comunque, indipendentemente dalle sue dichiarazioni faceste questi accertamenti.
R.P.: Ecco, dalla base degli accertamenti emerge che questo tipo di articoli prodotto a Norimberga negli anni compresi tra il ’74 e l’84 – epoca in cui la produzione venne proseguita poi in Brasile – era ed è importato in quantitativi assai modesti e commercializzati in pochissimi negozi.
P.M.: Vabbè…
A.B.: E’ il processo di Norimberga.
P.M.: E’ il processo di Norimberga bis, si per fortuna si hanno meno imputati.
R.P.: Questa affermazione della commercializzazione in pochissimi negozi è perché poi io ho la lista fatta, che mi fu inviata perché io la richiesi al rappresentante di questi prodotti in Italia, che mi mandò una lista non soltanto dei negozi in tutta la Toscana in cui erano stati venduti questi prodotti, ma anche quante scatole ne erano state vendute per ogni negozio.
P.M.: Quindi lei ha fatto la verifica sia nei negozi di San Casciano sia al rappresentante per l’Italia e quanti ne aveva venduti in Toscana e a Firenze.
R.P.: Esatto.
P.M.: Bene, furono sequestrati altri oggetti in questa perquisizione?
R.P.: Quindi trovammo questo foglio, trovammo questo… furono sequestrati altri oggetti, e alcune giacche…
P.M.: Vabbè…
R.P.: … vabbè, insomma e furono sequestrate cose apparentemente non importanti…
P.M.: Comunque sono lì nel verbale di sequestro.
R.P.: Si esatto, cose che sono nel verbale di sequestro, fra cui 10 fotografie a colori relative alla città di Amsterdam che costava… c’era segnato un prezzo, fiorini 1,75, edite da Bergmann. Anche su queste poi facemmo un accertamento per scoprire chi le aveva fatte, quando erano state fatte, quando erano state commercializzate e fino a che data erano state commercializzate e da chi, se erano state poi riprodotte, se erano state commercializzate le riproduzioni e dove.
P.M.: In Italia?
R.P.: All’estero.
P.M.: E cosa venne fuori?
R.P.: In Italia no, credo di avere l’accertamento… cioè praticamente, queste…
P.M.: La Corte non ce l’ha quindi o l’accertamento lo ricorda lei, oppure può consultarlo, altrimenti non è possibile riferirlo.
R.P.: Ora guardo… un attimo soltanto perché quello è sempre in relazione…
Presidente: Anche noi abbiamo notato il prezzo sopra però naturalmente poi ci fermiamo lì.
R.P.: Allora… mi scusi, ma qua, una montagna di accertamenti soltanto su una cosa…
P.M.: Se ha bisogno di qualche minuto, in fondo…
R.P.: Si avrei bisogno di un attimo…
P.M.: Possiamo interrompere due minuti.
R.P.: Diciamo posso proseguire e poi vi do i dati.
P.M.: Prego faccia pure.
Presidente: Sospendiamo si perde troppo tempo.
R.P.: Allora poi trovammo dei rasoi elettrici, marca “Brown” alcuni con matricola semicancellata. Feci esaminare col microscopio a scansione anche questi ma la matricola si ricostruì soltanto parzialmente e comunque non fummo in grado dalla Brown di ricavare il negozio che li aveva venduti, eccetera, eccetera. Quindi assolutamente inutile come… ci incuriosì perché l’imputato si faceva all’epoca la barba con rasoio e lametta… Eppoi c’erano altre… un quadernetto… e così via…
P.M.: Vabbè… questo è quanto.
R.P.: Un pochino è di cosine sulle quali mi interessava… Ah! E sequestrammo in quella circostanza anche la trousse perché… beh, la trousse aveva una, come si chiama? Una clip, che serviva a chiudere la cerniera, che aveva un nome tedesco, adesso non ricordo esattamente quale. Facemmo accertamenti anche sulla commercializzazione di quella trousse ma non arrivammo a nulla. Facemmo accertamenti sulla commercializzazione di quella cerniera, scoprimmo che era effettivamente tedesca ma che veniva commercializzata anche in Italia, a Milano, quindi ci fermammo lì.
P.M.: Bene.
R.P.: Dunque il foglio che noi ricavammo da quest’ultima perquisizione, lo passammo al microscopio a scansione.
P.M.: Il foglio ultimo del blocco?
R.P.: Il primo.
P.M.: Ultimo in ordine di tempo, primo in ordine di fogli.
R.P.: Ultimo nel rinvenimento, il primo nel blocco. Lo passammo con il microscopio a scansione per molti giorni, per molto tempo. Lo mandammo anche a Roma però il risultato migliore lo ottenemmo con le apparecchiature del Gabinetto regionale di polizia scientifica e ricostruimmo…
P.M.: C’è una consulenza tecnica poi, in atti, del dottor Donato e nel caso sentiremo lui. Cosa ricorda lei?
R.P.: Si, ricordo che sulle sovraimpressioni – perché noi non cercavamo, non avevamo bisogno di leggere quello che era stato scritto dall’imputato, quello lo avevamo già letto su un foglio sottostante – in sovrimpressione…
P.M.: Avevate l’originale suo.
R.P.: … cercavamo di capire cosa ci fosse scritto sul foglio che precedeva o sui fogli che precedevano e trovammo qualcosa che era stata scritta dall’imputato ma insieme alla scrittura dell’imputato e trovammo dei grafemi che erano assolutamente difformi dalla grafia dell’imputato e nella circostanza cercammo di confrontarli con le scritture di Meyer e di Rusch, un cui campione ci eravamo fatti inviare attraverso il consolato tedesco per fax. A quel punto decidemmo che era il caso di andare in Germania per proseguire gli accertamenti sugli oggetti rinvenuti e naturalmente, pensammo che fosse opportuno farlo anche in Francia per integrare gli accertamenti, per vedere se per caso quegli oggetti provenissero da qualche scena di uno degli otto duplici delitti e interpellammo anche i parenti delle vittime…
P.M.: Soprattutto sui monili?
R.P.: Soprattutto sui monili.
P.M.: Delle vittime anche italiane.
R.P.: Si esatto, in Francia non riuscimmo mai ad andare, i francesi…
P.M.: Non vi hanno dato la collaborazione richiesta.
R.P.: No preferirono fare…
P.M.: La rogatoria loro.
R.P.: …la rogatoria loro.
P.M.: Questo è in atti, la rogatoria…
A.B.: Non è vero, perché le hanno detto, le hanno fatto vedere i monili alle sorelle…
P.M.: Sta dicendo non l’hanno fatta loro, calma! Calma!
A.B.: Ah, ecco.
P.M.: Sta dicendo che non li hanno fatti di andare, preferirono fare la rogatoria loro. Non ho capito perché si inalbera… Se la rogatoria l’hanno fatta loro, ci sta dicendo: ‘ io, dottor Perugini, non posso riferire…’ Non ho capito che bisogno ci abbiamo di inalberarsi!
Presidente: Va bene, va bene, non polemizza siamo, andiamo avanti.
P.M.: E’ dire non è vero! Un teste parla e la difesa dice: ‘ non è vero’.
A.B.: Lasciamoglielo dire.
Presidente: Non polemizziamo!
P.M.: No polemizzo perché sta parlando, dice: ‘ non è vero…”
Presidente: E quindi andiamo avanti, Pubblico Ministero, non perdiamo tempo per favore.
P.M.: Non perdiamo tempo, lasciamo finire il dottor Perugini anche perché noi abbiamo veramente finito.
R.P.: E invece i tedeschi ci fornirono la massima collaborazione fin dall’inizio e prendemmo accordi per andare a Osnabruck che era il centro più vicino. Era strategicamente collocato in modo più opportuno rispetto agli due posti dove dovevamo recarci che erano Lenford – molto vicino a Osnabruck – e Cuxhaven che è sul mare del Nord, in bassa Sassonia.
P.M.: E gli atti sono…
R.P.: Dove viveva la mamma di Rusch.
P.M.: … sono a disposizione della Corte dottore quindi i risultati possono essere utilizzati. Io non ho altre domande al dottor Perugini su tutte le perquisizioni effettuate per cui non ho altre domande.

Presidente: Avvocato Colao, prego.
A.C.: Dottore, scusi, riguardo al vocabolario, al vocabolarietto che è stato trovato in casa del Pacciani, dunque era un vocabolario dal tedesco all’italiano o dall’italiano al tedesco?
R.P.: Italianotedesco.
A.C.: Italiano-tedesco. Lei accertò se i familiari del Pacciani studiavano il tedesco?
R.P.: Non mi risulta.
A.C.: O il Pacciani?
R.P.: Se lo studiasse il Pacciani non lo so, non me l’ha mai detto, però sono piuttosto convinto che le figlie non abbiano mai studiato lingue straniere.
A.C.: Non l’hanno detto, quindi.
R.P.: Non lo hanno detto, no.
A.C.: Senta dottore, riguardo agli criteri di sorveglianza discreta che lei in qualità di dirigente l’indagine aveva disposto…
R.P.: Può parlare più vicino al microfono per cortesia avvocato?
A.C.: Sì, mi scusi, dicevo, riguardo alle indagini di sorveglianza personale discreta che aveva disposto nei confronti del Pacciani, questa sorveglianza come avveniva? Era a vista o era piuttosto elastica? Ecco.
R.P.: Noi avevamo disposto un servizio di intercettazione ambientale e telefonica, naturalmente, che era fisso. Il cui nucleo era rappresentato da tre agenti donne della polizia di Stato: Scirocchi Lidia, Nunziatina Mantini e Paola… lapsus della mente… Baghino.
P.M.: E’ negli atti.
R.P.: Paola Baghino. Ecco, loro, arrivano questo compito di intercettare 24 ore su 24 il Pacciani. Lo hanno fatto per mesi. La loro attività veniva integrata – perché anche loro dovevano dormire ogni tanto – da alcuni elementi aggregati per l’occasione alla SAM i cui nomi sono indicati. Venivano supportati da due agenti della direzione centrale della polizia scientifica di Roma – quelli che hanno prestato la loro testimonianza stamani – più due agenti, un meglio due sottufficiali della Criminalpol di Firenze che avevano anch’essi una funzione di supporto a questo tipo di attività. Inoltre c’era personale del ROS dei carabinieri, in particolare il maresciallo Frillici e l’assistente Antonello Scano. Insomma, c’era la stazione dei carabinieri di San Casciano, diciamo, il servizio si integrava, girava intorno a questa osservazione.
A.C.: Io mi riferisco…
R.P.: Per quanto riguarda i servizi di pedinamento, i servizi di pedinamento venivano svolti preferibilmente da queste persone che non erano mai state viste sul posto e che potevano… le cui facce fuori dall’abitato di Mercatale non destavano nessun sospetto ed erano questi due agenti della polizia scientifica. Ma spesso, anche perché la consuetudine porta a un calo del sospetto, spesso se ne occupavano anche le agenti che procedevano all’intercettazione ambientale e che erano sotto copertura, come studentesse, in quella zona. Io le avevo fatte andare lì prima della scarcerazione dell’imputato perché la gente del paese si familiarizzasse con le loro facce, perché in un paese piccolo come Mercatale, tre persone che compaiono all’improvviso, avrebbero potuto destare sospetto. Quindi loro iniziarono questa loro presenza ancora prima dell’attività di intercettazione, ancora prima che l’attività di intercettazione avesse inizio.
A.C.: Scusi, però lei ha detto che quando andò a Roma ci fu il ritrovamento dell’asta tiramolla…
R.P.: Non ci fu nessun ritrovamento, fu mandata…
A.C.: E lei non c’era, no… quanto meno, venne fuori l’asta tiramolla e lei però era a Roma in quel periodo, no?
R.P.: Adesso non ricordo.
A.C.: Ecco quindi, quali furono le disposizioni in quel periodo? Ci fu una smagliatura? Che ci fu? I pedinamenti furono conservati anche in quel periodo o no?
R.P.: No, un momento. Rilevammo… allora lei mi vuol far parlare, dovrei entrare nel discorso… Noi rilevammo che – e lo rilevammo perché era un fatto estremamente strano per noi, attirò la nostra attenzione – che il Pacciani era uscito insieme alla moglie, alla Manni Angiolina. Era strano perché l’Angiolina non usciva mai insomma quando c’era lui.
P.M.: Come lo rilevaste, scusi?
R.P.: Lo rilevammo da intercettazione anche, da intercettazione integrata da osservazione e pedinamento. Perché una delle agenti seguì il Pacciani e la Manni Angiolina mentre andavano, credo con delle buste di plastica, verso la località Crespello. Proprio per non destare sospetto non li seguì oltre, insomma tornò indietro, l’agente. Comunque c’è una relazione a questo proposito.
A.C.: Dottore, scusi, lei parlò che questo è un omicidio seriale, disse che in Italia… è una serie di omicidi – quindi sono i cosiddetti seriali, no? Anche il capo oggetto dell’imputazione  – e lei disse che in Italia non si erano mai verificati omicidi del genere.
R.P.: No, individuati per tali no.
A.C.: Però lei aveva esperienza acquisita in America o sbaglio? Di questo tipo… Ci può definire il comportamento di questi omicidi seriali?
R.P.: Io faccio una distinzione estremamente precisa fra esperienza e studio. Io non ho esperienza tranne il caso dei duplici omicidi commessi in provincia di Firenze, perché per me l’esperto è quello che si trova col problema e lo investiga. Gli altri sono studiosi, sono ricercatori. Negli Stati Uniti c’è uno staff che appositamente ha studiato il fenomeno – non solo negli Stati Uniti, sono dislocati anche altrove, perché sono stati addestrati lì: in Olanda, per esempio, in altri paesi, in Australia – che studia il fenomeno e siccome hanno un gran numero di personaggi di questo genere che, evidentemente, sono riusciti ad arrestare, insomma, hanno studiato, hanno creato statistiche, ricorrenze e… Certamente si, l’ho studiato anch’io , nel senso che ho cercato di apprendere quello che non sapevo, ed era tanto, ed ancora tanto quello che non so.
A.C.: Ma il comportamento?
R.P.: Il comportamento di un assassino seriale è quello di uccidere ripetutamente persone.
A.B.: No mi oppongo Presidente, questo… comportamento, non è perito.
Presidente: Avvocato, signori sentite, io non vorrei che si tenga un’altra… La domanda è pertinente, io l’ammetto…
A.C.: Non ho altre domande, grazie dottore.
Presidente: … ma per favore non riparliamo… abbiamo già approfondito. Parliamo dei fatti che riguardano strettamente questo processo. La teoria lasciamolo fare agli altri, fuori di qui, se si vogliono divertire.
R.P.: Esatto.
Presidente: Il dottor perugini ci ha già chiarito, nell’ambito della sua deposizione non solo… questa fattispecie. Stiamo questo, non andiamo oltre. Prego. Avvocato Santoni Franchetti.
A.S.F.: Dottor Perugini, il Pacciani fu scarcerato nel dicembre 1991 e l’astamolla fu inviata al maresciallo di San Casciano il 22 maggio, se non erro, del ’92.
R.P.: Non me lo ricordo, ma insomma, sì grosso modo.
A.S.F.: Quattro o cinque mesi dopo… più o meno… non contano i giorni. Ora, oltre a quella circostanza prima rammentata, a me mi sembra anche dai testimoni, un giorno il Pacciani si era recato nei boschi. Poi, ecco, vorrei chiederle anche questo, Crespello Luiano è zona di boschi? Io non lo conosco. Cos’è collina? O macchia mediterranea, non lo so, se ce lo può spiegare sarebbe utile per noi.
R.P.: Si, io non so esattamente a quanta distanza si trovi questa località da Mercatale, credo un chilometro, un chilometro e mezzo, non ho idea. Ed è una zona, la zona di Crespello Luiano, la fattoria di Luiano e in basso, verso… vabbè comunque è una zona declive e boschiva dove c’è uno spiazzo dove vanno, si riuniscono i vecchi del paese chiacchierano, ci sono delle sedie in permanenza lì. È una zona in cui c’è qualche casa e che fronteggia la campagna antistante. La strada principale del paese divide la campagna da questa zona boschiva. Ci sono alberi, vegetazione d’alto fusto e macchia…
A.S.F.: Faccio riferimento a quel famoso schizzo unito al biglietto anonimo.
R.P.: Sì, me lo ricordo bene.
A.S.F.: Ecco quella zona voi l’avete controllata, ovviamente. Ecco, che zona è? È boscosa, con alberi ad alto fusto o no?
R.P.: L’abbiamo filmata, l’abbiamo fotografata e abbiamo percorso, rifacendoci allo schizzo fatto dall’anonimo, abbiamo percorso la strada nella speranza di trovare – siccome l’anonimo parla di un barattolo, mi pare, o un contenitore di vetro schiantato, stiantato, non so bene, quindi rotto – l’abbiamo ripercorsa nella speranza di trovare i resti di questo barattolo, nella speranza che ci potessero essere delle impronte digitali sopra. Non abbiamo trovato, io personalmente e degli operatori che mi accompagnarono in quella circostanza, non trovammo assolutamente nulla. Neanche frammenti di vetro. Il luogo indicato dall’anonimo mi sembra che si trovasse a un certo punto di questa strada dalla parte opposta. A Crespello c’è un’edicola, un’edicola sacra, c’è un tabernacolo e su quella direttrice si riparte un sentierino che passa nel bosco. Ecco, mi pare che il punto indicato dall’anonimo fosse quasi alla confluenza fra questo sentierino e lo stradone sterrato che porta alla fattoria di Luiano. Sono due strade in discesa, tanto il sentierino quanto lo stradone. E questo stradone è costeggiato da cipressi. Quindi sotto il cipresso cresce poco, insomma, non cresce nulla, è una zona abbastanza aperta, non molto sovraffollata.
A.S.F.: Questo volevo sapere, non è un bosco con alberi alti, fitti?
R.P.: No, non è un bosco nel senso vero e proprio, chiamiamolo così, una pineta, ecco.
A.S.F.: E’ una pineta.
R.P.: Ci sono dei cespugli, naturalmente, ci sono cioè, c’è macchia… cespugli ci sono; c’è vegetazione bassa, mediobassa, insomma. Però diciamo la caratteristica è che ci sono questi pini, questi pini alti. È in fondo, questo terreno, questo boschetto, è delimitato, è chiuso da questo filare di cipressi, che costeggiano da una parte e dall’altra lo stradone di Luiano.
A.S.F.: Ecco, in quei mesi – cioè si parla dal dicembre ’91 al maggio ’92, in un periodo in cui Pacciani è stato sicuramente e meticolosamente seguito – lo avete visto allontanarsi dalla propria abitazione, oltre che con la moglie, anche con altre persone?
R.P.: No.
A.S.F.: Quindi non è andato per boschi, oppure per queste strade?
R.P.: No, no, solo con la moglie.
A.S.F.: Soltanto con la moglie. Bene dottor Perugini, ora vengo delle domande che mi ero riservato, dopo aver analizzato, appunto – si era anche riservato il Pubblico Ministero nel precedente interrogatorio del 23 maggio. Voi avete, ovviamente, ricostruito la vita del Pacciani da quando è uscito, dal 1964, in maniera estremamente meticolosa, suppongo. Cioè avete ricostruito i suoi cambiamenti di abitazione, di lavoro e conoscenze.
R.P.: Si, nei limiti dell’umano, ecco.
A.S.F.: È logico, ci mancherebbe altro, senza ricorrere soprattutto, ai medium. Sto scherzando logicamente. È stata fatta questa osservazione, nei limiti dell’umano e senza medium.
R.P.: No, i medium no.
A.S.F.: Nel 1974 lui dove abitava?
R.P.: Un attimo, perché la mia memoria ha dei limiti…
A.S.F.: Umanamente…
R.P.: Allora, nel ’74 quando?
A.S.F.: Verso… nel ’74, intendo nell’estate.
R.P.: Comunque era già, se non Montefiridolfi era Mercatale, ecco.
A.S.F.: Ecco, quindi voi avete ubicato esattamente dov’era dislocato nel ’74 il Pacciani.
R.P.: Sì.
A.S.F.: Ora io le faccio una domanda.
A.B.: Metà ’74…
R.P.: Perché lui… ecco, per questo dicevo quando.
A.B.: Metà ’74.
Presidente: Nel ’74 lui era…
A.B.: Parte dalla Rufina e va a Montefiridolfi e va a…
P.M.: 17 aprile ’73 va a Montefiridolfi.
R.P.: Ecco, dal ’73 va…
Presidente: 17 aprile ’73 va a Montefiridolfi.
P.M.: 17 aprile ’73, anagraficamente.
R.P.: Anagraficamente, sì.
A.S.F.: La mia domanda è questa. Voi avete seguito perfettamente, ripeto, tutti gli spostamenti del Pacciani. Io le domando questo, però vorrei una risposta basata, visto che oggi, almeno, non si può parlare di tipo d’autore. E mi sembra più che giusta, questa osservazione. Forse non dovevamo parlarne nemmeno prima, rivolgendoci a lei.
R.P.: No, scusi, non si può parlare di…
A.S.F.: Di tipo d’autore, tipo d’autore. Quindi entrando in questo mondo misterioso psichiatrico…
Presidente: Lasciamo stare il tipo d’autore per carità!
A.S.F.: Appunto, ho detto: non se ne deve parlare. Ma prima se ne parlò tanto, presidente, rivolgendosi al dottor Perugini, certamente…
Presidente: Ma avvocato, non lo so chi ne ha parlato, fuori di qui…
A.S.F.: Qui c’è…
P.M.: Non in questo processo.
A.S.F.: Come no?
A.B.: Si è fatto vedere.
P.M.: In un’indagine, non in questo processo a carico di Pacciani Pietro, non si è mai parlato di tipo d’autore, gli atti sono…
A.S.F.: Di domande fatte…
Presidente: In aula non ne abbiamo parlato di certo perché…
P.M.: Nemmeno nell’indagine. Solo prima, quando era a carico di ignoti.
A.S.F.: Leggeremo i verbali.
P.M.: Era a carico di ignoti.
A.S.F.: Io volevo dire questo, lei ha notato… i verbali di udienza… Lei ha notato in questi anni, ma da fatti traendone spunto da fatti specifici – io le domando questo – ha notato fatti specifici ricostruendo la vita del Pacciani dal 1968 al momento dell’arresto, o almeno al 1981, ‘82 fatti specifici? E per fatti specifici intendo: cambiamento del modo di relazionare col prossimo, con le persone che gli stanno intorno, nel modo di esternarsi nella società, significativi? Cioè, che a un certo punto il comportamento, prima o dopo – è una domanda difficile, chiedo scusa a tutti – abbia, si possa vedere in lui un cambiamento in qualche modo di carattere non dico psicologico, in relazione…
Presidente: Avvocato, ma da quanto il dottor Perugini tiene sott’occhio il Pacciani?
A.S.F.: No, domandando, attraverso le testimonianze delle persone che hanno sentito…
Presidente: Ma poi, non lo so, un giudizio naturalmente va…
R.P.: Avvocato, questo esorbita da quella che sono le mie…
A.S.F.: No, no, io parlo di fatti specifici, di fatti specifici, se lui ha notato fatti specifici da cui si può dire: un diverso modo di vivere, di esternarsi, di colloquiare, di relazionare col prossimo, del Pacciani. questa è una domanda specifica, non una sua interpretazione: se lei ha notato fatti del genere, un cambiamento nel modo di vivere del Pacciani in questi anni. Per quanto umanamente, come le ho detto, è possibile ricostruire.
R.P.: Io posso soltanto dire questo e con ciò mi richiamo alle testimonianze.
Presidente: Aspetti un attimo, dottor Perugini, aspetti, aspetti, perché… Ma mi sembra una domanda molto generica, tanto più che il dottor Perugini non è che è stato in compagnia del Pacciani, ci è andato a mangiare, a bere e a dormire
A.S.F.: Ha ricostruito, ha interrogato le persone che lo hanno conosciuto…
Presidente: Lo ha indagato, per un tempo relativamente breve…
A.S.F.: Ha interrogato le persone che lo hanno conosciuto… Ha visto il modo di lavorare, insomma ho chiesto se ha fatti specifici… se non li ha visti…
Presidente: Avvocato è troppo vaga, guardi, questa è una domanda troppo vaga…
A.S.F.: E’ difficile Presidente…
Presidente: Può portare fuori strada, ci può portare lontano, può nuocere all’imputato quindi, senza un riscontro preciso,
A.S.F.: Nuocere non penso proprio.
Presidente: …quindi indurrebbe il teste a dare giudizi. Non la ammetto.
A.S.F.: Benissimo, presidente. A noi basta averla fatta.
Presidente: Bene.
A.S.F.: Andiamo avanti.
Presidente: Prego.
A.S.F.: E ora si conclude…
A.B.: Che si conclude?
A.S.F.: Le mie domande Bevacqua, le mie domande. Siamo partiti dall’astamolla per andare lontano e vediamo se si può andare lontano e sennò pazienza, non c’è problema, il processo è lungo. Vedo che sta consultando, il teste stava consultando…
R.P.: Io le presto molta attenzione, non dubiti.
Presidente: Prego, prego avvocato.
A.S.F.: Ah!
Presidente: Faccia la domanda.
A.S.F.: Precedentemente si è parlato anche delle cosiddette “piste alternative”, perché furono abbandonate o meno. Poi il discorso venne, nelle scorse udienze venne abbandonato. Ora le volevo fare alcune domande su questo. Lei ha detto che per quanto riguarda – faccio riferimento alla sentenza di archiviazione del dottor Rotella, del giudice istruttore – alcune posizioni, non indagaste più perché, ovviamente mentre queste persone erano detenute, l’assassino ha colpito ancora, giusto?
R.P.: Erano detenute o erano sotto osservazione dei carabinieri.
A.S.F.: Sotto osservazione.
R.P.: Perché non tutte erano detenute.
A.S.F.: Una cosa diversa è essere detenuti durante un omicidio.
R.P.: Salvatore Vinci non era detenuto.
A.S.F.: Oh, io sto parlando apposta di Salvatore Vinci.
R.P.: Si.
A.B.: E c’è un alibi così e così…
A.S.F.: Ecco, io volevo chiedere, appunto…
R.P.: No avvocato, io ho stima dei carabinieri.
A.B.: Va be’, grazie , io ho stima di tutti…
R.P.: Se i carabinieri dicono che ce l’avevano sotto osservazione, io devo dedurre…
A.S.F.: Ecco io volevo sapere questo, lei mi ha già risposto implicitamente: era sotto osservazione, ma sotto osservazione non credo voglia dire molto. Io vorrei sapere invece è esattamente se… quali sono i motivi specifici che vi hanno fatto abbandonare – se vi sono dei motivi specifici – fatto abbandonare questa pista.
R.P.: Ora io vorrei precisare una cosa.
A.S.F.: Diciamo che un modo di iniziare un colloquio…
R.P.: Credo di averlo detto più volte in passato ma probabilmente non sono stato compreso. Spero che tutti intendano quello che sto per dire adesso in modo inequivocabile. Noi non abbiamo abbandonato mai nessuna pista. Noi abbiamo fatto una scala di priorità sulla base di quanto emergeva dai vari accertamenti in corso. Noi abbiamo fatto una serie di indagini, una numerosa, una serie di numerose indagini sul conto di tante persone. Alcune erano di particolare interesse, ma tutte sono state approfondite nello stesso e con lo stesso identico criterio con cui abbiamo approfondito l’indagine sul conto dell’imputato. Quindi parlare di abbandono è improprio. L’altra volta probabilmente mi sono espresso male. Noi non abbiamo abbandonato nulla. E non abbiamo abbandonato nulla fino alla fine. Non abbiamo abbandonato nulla fino alla fine perché nessuno ci dava la sicurezza che la persona dell’imputato fosse l’autore dei duplici omicidi. Naturalmente, nello svilupparsi dei vari accertamenti sul suo conto sono emersi un numero di chiamiamoli così, indizi, di coincidenze. Un numero inverosimile di coincidenze che lo hanno reso il favorito, ecco, diciamo così, fino al momento in cui poi noi abbiamo sviluppato le indagini con la maxi perquisizione, al momento in cui le abbiamo proseguite con gli accertamenti all’estero. Ma voglio ricordare che l’imputato era già sotto intercettazione mentre noi svolgevamo altri accertamenti, in Italia e all’estero.
A.S.F.: Bene, dottor Perugini. Voi sapete perfettamente – voi intendo che avete seguito le indagini – che nel vecchio gruppo dei “sardi” e parte è Salvatore Vinci, vi erano delle, chiamiamole perversioni molto particolari, nel senso che vi era uno scambio di mogli, scambio di amanti, un numero di persone portate spesso in questo entourage.
R.P.: Io nell’occa…
A.S.F.: Un momento, finisco la domanda, sennò qualcuno mi potrebbe dire che sono vago. Le volevo dire questo, voi, io so perfettamente che lei, lo ha detto in questa sede, considera l’assassino un “single”, rigidamente, senza altre persone che possono aver cooperato. L’ha detto a chiarissime lettere e gliene do atto. Ma avete fatto delle indagini per sapere se in questo ambiente veramente particolare, vi ricordo: alla moglie, mi sembra, di uno dei precedenti imputati sardi, gli arrivarono una notte, addirittura, delle persone sconosciute nel letto portate dal marito in seguito questi scambi. Portavano le loro donne alle Cascine cercando amanti lì per lì, non ha scopo di lucro ma ha scopo di divertimento.
A.B.: Libidine.
Bene, libidine. Chiamiamola dissesto, come volete voi. Ecco, quindi c’era un rifrullo di persone incredibile. Avete pensato a fare… che vi potessero essere dei collegamenti tra questo gruppo così strano, così vario, così aperto – usando un termine appropriato – e il Pacciani? Ecco, al di là della vostra concezione rigidamente monoteista, in questo caso – scusate il termine – ecco, avete pensato che è possibile un collegamento? Avete cercato, avete chiesto a queste persone protagoniste di queste storie se il Pacciani, per caso, poteva avere, alla lontana o alla vicina, qualche rapporto?
R.P.: Nel corso di questi accertamenti noi abbiamo intervistato, diciamo interrogato Stefano Mele.
A.S.F.: Va bene, informalmente…
R.P.: No, no formalmente.
P.M.: Formalmente, c’è un verbale.
R.P.: E perquisito Stefano Mele nel suo domicilio di Ronco all’Adige, allo scopo di verificare se per caso nel giro famoso dei sardi – pista appetibilissima e appetita – il Pacciani fosse mai comparso. Lo abbiamo fatto in modo meno formale, ma lo abbiamo fatto ugualmente, nei confronti di altre persone che si aggiravano, che gravitavano intorno alla famosa vicenda del ’68. Abbiamo interrogato, a questo fine, anche, per esempio gliene cito una, ne abbiamo sentiti 25/30, non so bene quanti.
A.S.F.: Mi immagino.
R.P.: I più, ecco… La vedova di Antonio Lo Bianco, abbiamo sentito i fratelli della Barbara Locci, abbiamo girato, abbiamo sfondato un ambiente che era già stato ultrastrasondato dai carabinieri che lo avevano fatto con estrema capacità.
A.S.F.: Sì ma non in questa direzione particolare.
R.P.: Per quanto riguarda… No. Però naturalmente noi abbiamo battuto a fondo tutta la zona di Lastra a Signa con questo scopo. Per quanto riguarda il discorso delle attitudini sessuali di quel gruppo, io – avvocato lei si è specializzato a Modena in criminologia, alla mia stessa scuola e prima di me probabilmente anche meglio – però vorrei ricordarle che quelle che lei chiama perversioni sono varianti dell’amore e sono estremamente più diffuse di quanto non si pensi. Nel senso che quando facevamo i servizi di pattuglia prevenzione nella provincia di Firenze di coppie scambiate su 2,3,4 macchine ne trovavamo diverse.
A.S.F.: Lo so, lo so, è vero.
R.P.: Vorrei aggiungere che l’uso – io personalmente non ne faccio – ma l’uso di strumenti sessuali è molto diffuso un pochino dappertutto. La perversione è una cosa un pochino diversa. La perversione è sostituire l’attività sessuale consueta con qualcosa di diverso. Può essere perverso quello che ottiene l’orgasmo accarezzando una donna che ha in mano un biglietto da centomila lire, e se non ha in mano quel biglietto da centomila lire non ottiene l’orgasmo. E noi non siamo psicologi, non siamo psichiatri, ma ci siamo dovuti per forza fare una cultura sull’argomento. Devo dire che io mi sono sorpreso tante volte all’inizio e continua sorprendermi, adesso mi sorprendo molto meno. Ecco, questo è per quanto riguarda il discorso…
A.S.F.: Quindi, avete fatto indagini su questi collegamenti, che non hanno dato esito positivo.
R.P.: Per quanto riguarda l’ipotesi monoteistica che lei dice, io le dirò, voglio essere preciso su questo perché questo è molto importante: noi non abbiamo mai escluso nulla. Perché noi non ci siamo mai avvicinati a questa inchiesta con l’arroganza di chi conosce la verità, di chi sa. Noi non sapevamo niente. Molta gente si è avvicinata – quelli che non erano interessati all’indagine – a questa inchiesta, con una propria opinione in testa, convinti che quella fosse la verità rivelata, naturalmente non è da loro che abbiamo preso quello che abbiamo appreso. Questa è un’inchiesta che ha bisogno di umiltà, ed è stata la stessa umiltà che ci ha spinto a chiedere a chi sapeva perché aveva esaminato 30,40,50,100 casi di assassini seriali nel corso degli anni, ricerche ventennali condotte da università prestigiose che avevano addestrato degli investigatori che avevano alle spalle 30 anni di esperienza nei casi di omicidio e che avevano esperienza di delitti seriali, condotte secondo le tecniche più ampie della statistica, dell’intervista. Sulla base di questo abbiamo scoperto, abbiamo appreso che, di autori, gruppi di autori che si occ… gruppi, ecco uno o più autori, due autori infatti, un fatto solo nella storia criminale; più autori, no, perché il delitto di setta anche sulla scena del crimine lascia tracce di un certo tipo, inoltre un assassino seriale è uno che dispone la scena del crimine in modo che corrisponda a una sua precisa fantasia e tende a ripeterla ma non è condivisibile da due, tre, quattro persone.
A.S.F.: Benissimo, questo è il suo…
A.B.: Ma questo è il suo…
Presidente: Va bene, va bene, queste però, scusate, sono teorie bellissime, rispettabilissime ma…
R.P.: Ho risposto alla domanda.
Presidente: Ma, ripeto, tra l’altro il dottor Perugini ne ha parlato diffusamente e ampiamente…
A.S.F.: La mia domanda era diversa, Presidente la mia domanda era diversa. Se c’erano, se aveva notato, trovato, contatti tra questi gruppi estremamente estesi, strani…
Presidente: Pare di no.
A.S.F.: Di no.
P.M.: Ha detto di no.
A.S.F.: Bene, dopo, se lui si è allargato non è colpa mia. Io ho un’altra domanda.
R.P.: Non li abbiamo trovati, ecco.
A.S.F.: Perfetto, perfetto, una domanda e una precisazione.
R.P.: Diciamo, non li abbiamo trovati.
A.S.F.: Abbiamo, quindi, parlato di Salvatore Vinci, dei collegamenti che non ci sono stati, riscontrati con il signor Pacciani, ma io le chiedo un’altra cosa. Nel 1982 lei ha detto e l’ha ricordato alla Corte e a noi, cambiò l’indirizzo delle indagini. Perché? Perché evidentemente fu trovata la pistola, il delitto del ‘68, giusto? Quindi ci fu un collegamento fra le indagini e il ‘68 che prima nell’81 non c’era. Lei si ricorda che nel 1981 le indagini erano indirizzate in tutt’altro settore. Non si pensava cioè a un “las mortes”, se lo ricorda questo? Quali erano le indagini? Le indagini venivano…
R.P.: Le indagini erano…
A.S.F.: … portate su un mondo specifico, cioè non verso persone pervertite, chiamiamole così, che non c’entra niente, ma perché sia in grado…
R.P.: Sì, tout court.
A.S.F.: …un grosso pubblico, capisca ma anzi esattamente al contrario. Cioè, persone che non avevano rapporti sessuali, che vivevano come “single” e che avevano un catastrofico rapporto edipico con la madre. Tanto è vero che le indagini colpirono tutte queste persone, nel Mugello ne hanno trovate tantissime.
Presidente: Allora, facciamo una domanda.
A.S.F.: La domanda è questa: questa pista fu abbandonata nell’82 dopo che la Procura della Repubblica e gli investigatori hanno abbandonato a loro volta quella del ’68, è stata in qualche modo ripresa o no? Visto che è antitetica, ovviamente. Lei a pagina 101 del 23 – nel verbale del 23 maggio ’94 – ha spiegato com’è iniziata l’indagine dei tanti nomi che poi hanno portato al Pacciani ma che sono un’indagine completamente diversa da quella dell’81. Ecco, se lei mi può rispondere: questa pista è stata in qualche modo ripresa o è stata completamente abbandonata in questo tipo di ricerca?
R.P.: Ecco avvocato, mi consenta una precisazione. Il termine “abbandonare” è improprio. Noi non abbiamo abbandonato nulla.
A.S.F.: Lo so, lo so, però…
R.P.: Ma non abbiamo abbandonato nulla, proprio per quella famosa, chiamiamola così, umiltà ecco, che non ci permetteva di dirci sicuri di alcunché. Alcune di quelle… Lei dice: “fino a quel momento era orientata in un certo modo”, no, era persa. L’indagine era persa, l’indagine seguiva le farneticazioni del MarabutiSaint Malò, della pranoterapista britannica e del mago argentino. Anche quello, anche quello, seguiva tutte le possibili caratteristiche, cioè i possibili indizi che arrivavano, o meglio, doveva seguirli. Perché una cosa che non si è mai capito perché la spropositata quantità di lavoro che ci arrivava da…
A.S.F.: Comunque l’avete…
R.P.: … dai pendolini…
A.S.F.: Lo so. Il problema lo capisco.
R.P.: Ecco, io non ce l’ho con i medium, per carità, però ha capito?
A.S.F.: Ma l’avete abbandonata o ha dato…?
R.P.: Non le abbiamo abbandonate. Ci furono anche polemiche dopo l’82 su quella che chiamarono la “schedatura dei celibi”, su quelli che erano stati riformati al servizio militare, su quelli che avevano avuto rapporti incestuosi, su quelli che avevano litigato con la mamma. Cioè, ci fu una serie spropositata… gli impotenti, tutti.
Presidente: Quindi dottore non la abbandonaste, però evidentemente non trovaste riscontro.
R.P.: Però capimmo che se volevamo… cioè dovevamo mirare al concreto. Un’indagine come questa deve sempre mirare al concreto perché siccome è suggestiva crea e produce a getto suggestioni e noi per investigare non possiamo basarci sulle suggestioni: ci dobbiamo basare sui fatti.
A.S.F.: Benissimo, ha risposto. Ultima domanda – che poi non è una domanda è una precisazione-. Lei ha parlato, nella precedente udienza, sempre 23 maggio…
R.P.: Si.
A.S.F.: …del delitto del ‘51 – e nessuno si è opposto – di “overkiling”, giusto?
Presidente: Scusi avvocato Santoni.
R.P.: Prego.
A.S.F.: Ha parlato di “overkilling”.
Presidente: Funziona il suo microfono?
A.S.F.: Non lo so, presidente.
Presidente: Funziona il microfono, sì?
A.S.F.: Di “overkilling”.
A.S.F.: Avrei dovuto dire stra-ammazzamento, forse sarebbe piaciuto di più.
A.S.F.: No, c’è un termine, e disse, fra l’altro, che non c’era…
R.P.: E’ un termine tecnico.
Presidente: Ce lo ha spiegato.
A.S.F.: La produzione italiana c’è, è colpo non vitale. Questa è la traduzione della nostra medicina legale: colpo non vitale, cioè tirato quando uno è morto.
Presidente: No, no, no, assolutamente.
P.M.: Assolutamente.
R.P.: No.
P.M.: Assolutamente.
Presidente: Assolutamente.
A.S.F.: Assolutamente si.
Presidente: È un eccesso dei mezzi rispetto al fine che si vuole ottenere, vero?
P.M.: Presidente, questo è quello che disse il dottor Perugini. Se lo facciamo rispiegare da lui…
Presidente: Noi lo abbiamo imparato da lui.
A.S.F.: Certo.
P.M.: A noi ce lo ha spiegato lui.
A.S.F.: Io sto dicendo che “overkilling” vuol dire: colpo non vitale. E volevo una precisazione su questo. Quindi la traduzione c’è; tra l’altro “overkilling” è un termine americano del 1930 fatto da un medico legale polacco, se non sbaglio, giusto? Le sappiamo queste cose, la traduzione c’è. Il problema è questo, io volevo soltanto rispondere, sapere una spiegazione. Nel ’51 noi non sappiamo assolutamente niente, ma questa domanda non trovò obiezione tanto è vero che il presidente, fu lui stesso a chiedere ulteriori delucidazioni che voglio anch’io. Io so che i colpi non vitali, chiamiamoli “overkilling” che è la stessa cosa, sono di due specie, cioè sono il colpo gratuito, faccio un esempio: quelli ritirati alla povera Pettini, perché 3 mi sembra che furono tirati quando era in vita, gli altri 90 quando era morta. Io posso capire che il quarto, il quinto, il sesto siano trascinamento di quelli tirati ancora in vita, cioè io la devo finire, non so quando è morta, non sono medico legale: continuo a colpire.
R.P.: Si.
A.S.F.: minimo Gli altri 80, minimo, sono colpi superflui quindi “overkilling”. Però, quando i colpi sono tirati molto in fretta e non sono tantissimi è difficile capire se è “overkilling” o no.
P.M.: La domanda.
A.S.F.: Cioè dipende, così ci hanno insegnato a medicina legale, dipende dal tipo seriale di colpo. Cioè, si tirato molto in fretta…
Presidente: Avvocato, guardi siamo completamente al di fuori del tema su cui il teste veniva chiamato a rispondere.
A.S.F.: Lui ha detto… io voglio sapere questo: i colpi che furono inferti nel 1951 erano ristretti nello spazio corporale e nel tempo? Cioè tirati, come si dice, in rapida successione o no?
R.P.: No.
P.M.: Se lo sa.
A.S.F.: Se lo sa, io… se lo sa.
Presidente: Se lo sa il dottor Perugini.
P.M.: Se lo sa.
A.S.F.: Ma siccome ha parlato di “overkilling”, io presuppongo che lo sappia. È questo che vogliamo sapere noi.
R.P.: Ecco…
A.S.F.: Una specificazione su questa famose fase: furono tirati in rapida successione – secondo lei, che non è medico legale, ovviamente – o no? Però, insomma, vedendo si può capire.
Presidente: Non pongo la domanda al teste, perché?
A.S.F.: Benissimo presidente.
Presidente: Perché il teste non può parlare in generale, ne ha parlato in generale, ci ha detto di questo “overkilling” eccetera ma di questi fatti lui non ne è a conoscenza diretta.
A.S.F.: Lui disse l’altra volta…
Presidente: Semmai in altro modo potremo supplire.
A.S.F.: Presidente, lui ci disse l’altra volta che il cadavere…
P.M.: Io ricordo alla Corte che abbiamo l’autopsia.
Presidente: Signori, qui poi dovrebbe dare un giudizio che non gli spetta assolutamente.
A.S.F.: Scusi, su una cosa sola, Presidente. Leggo quello che ha detto precedentemente. Teste Perugini: “Il cadavere presentava quello che si chiama ‘overkilling’”.
Presidente: Va bene, ci ha spiegato che cos’è ma…
A.S.F.: Appunto, allora ora una maggiore delucidazione.
Presidente: … secondo me è andato al di là, lui adesso, probabilmente.
A.S.F.: Prima, precedentemente.
Presidente: Prima, certo…
A.S.F.: Basta così presidente.
Presidente: Quindi non facciamogli ripetere questo.
A.S.F.: Non ho altre domande.
Presidente: Semmai, se del caso, vedremo di accertare. Il Pubblico Ministero aveva chiesto certe produzioni che la Corte…
P.M.: E insisto anche ora.
Presidente: …per il momento…
E noi ci associamo subito, ovviamente.
Presidente: … ha respinto.
P.M.: Insisto.
A.S.F.: E noi ci associamo subito.
Presidente: Si vedrà, visto che qui certamente sono cose che dovranno rivedersi, quindi per il momento…
P.M.: Lo farò a tempo debito, insisto già da ora.
Presidente: Va bene.
A.S.F.: È noi ci associamo sin da ora.
Presidente: Va bene..
A.S.F.: Presidente, non ho altre domande e ringrazio il teste Perugini augurandogli….
Presidente: Ci sono altre domande signori avvocati di parte civile? Nessuna.
A.P.: No grazie.

Presidente: Signori avvocati della difesa?
A.B.: Si, grazie.
Presidente: Prego avvocato Bevacqua.
A.B.: Io non essendo esperto di “over” e compagnia bella – solo di “overcraft”, eccetera, data l’acqua che mi piace – non … mi adeguo a quello che sono i fatti, cerco perlomeno di stare ai fatti.
R.P.: Certo. Che è importante.
A.B.: Credo che sia molto importante. Ecco lei – mi riferisco in particolare alle intercettazioni ambientali che venivano effettuate dalla SAM e alla continua segnalazione di tutto quello che faceva il signor Pacciani – lei ha detto poc’anzi che una volta il signor Pacciani si sarebbe recato a Crespello con la moglie e dopodiché sarebbero stati, sia lui come la moglie, seguiti per un certo tempo. Dopodiché si sono, coloro che dovevano guardare dove andavano, eccetera, si sono ritratti, sono ritornati indietro. Io le vorrei, così, una precisazione da lei se questa è la circostanza che riferita in una annotazione di servizio relativa ad una intercettazione ambientale del 22 aprile 1992. Dove si dice: “Il Pacciani sta dicendo alla moglie di aver fatto un altro viaggio a San Casciano senza pagare in quanto non ha timbrato il biglietto…”
R.P.: Scusi, avvocato, non la sento, si avvicina al microfono per cortesia?
A.B.: E qua… “Il Pacciani sta dicendo alla moglie che ha fatto un altro viaggio a San Casciano senza pagare in quanto non ha timbrato il biglietto e se sarebbe passato il controllore gli avrebbe detto che lui lo aveva timbrato ma che non lo aveva segnato, pertanto non era colpa sua. Poi” – questo era alle 14.00 – “poi alle 14.10 il Pacciani spegne la televisione. Poi a un certo punto, il Pacciani e la moglie se ne vanno fuori, in cerca di asparagi.” Questa era l’occasione?
R.P.: Credo di sì.
A.B.: Ecco.
R.P.: Credo, eh? Non…
A.B.: In cerca di asparagi…
R.P.: Dovrei vedere, mi perdoni… no, no, dovrei vedere una relazione di servizio che mi fu fatta dall’agente, credo, Nunzia…
A.B.: Scirocchi Lidia ?
R.P.: No, Nunziatina Mantini.
A.B.: Va bene, ho capito.
R.P.: Che effettuò il servizio di pedinamento.
A.B.: Comunque vanno in cerca di asparagi. E pare che sia questa località di Crespello, l’ha detto un’altra persona, l’han detto in due, eccetera, uno con due borsettine. Guarda caso, io non sono un botanico ma mi piace la natura nel periodo dell’aprile ci sono i cosiddetti asparagi selvatici e qua siamo al 22/04/1992. Non lo sa lei questo?
R.P.: Io non sono un botanico, io non ignoro.
A.B.: Non è un botanico. Oh, allora rientriamo invece nel processo, in particolare nell’attività di indagine che loro hanno fatto all’estero, anche con il commissario Klose, se lo ricorda?
R.P.: Sì.
A.B.: Lo conosce il commissario Klose?
R.P.: Sì. Il commissario Klose della polizia di Osnabruck. Con questo commissario voi avete fatto tutte le indagini, avete interrogato tutte le persone, sia quelle signore o signorine di Plerpress, sia il direttore di quel famoso negozio, sia la mamma, le mamme dei poveri ragazzi morti, sia le sorelle, in particolare. Ecco, io le domando – se lei lo ricorda, ma c’è negli atti del processo – se Klose, su vostro incarico andò a richiedere un po’ a tutti i commissariati, a tutte le camere di commercio della Germania, se in Germania potesse esservi una fabbrica di portasaponi con quella famosa marca e quale fu la risposta?
R.P.: Si, me lo ricordo.
A.B.: Cosa disse?
R.P.: Dunque, noi chiedemmo al…
A.B.: La domanda è questa.
R.P.: Si, si.
A.B.: C’era o non c’era?
R.P.: No, voglio essere preciso nella risposta.
A.B.: Certo.
R.P.: Noi chiedemmo anche a Milano, alla camera italo-tedesca oltre che alla Camera di Commercio di Colonia – questo l’ho detto l’altra volta – se si potesse risalire a una ditta che stampava quel luogo “Deis” su porta saponi o su altri oggetti di plastica.
A.B.: Certo.
R.P.: Non ci ri… cioè, non avremmo mai risposta, in questo, positiva, non riuscimmo a rintracciarla. La cosa in sé…
A.B.: La domanda è questa: se avete ricevuto risposta positiva oppure no.
R.P.: Sì, esatto.
A.B.: Se Klose fu, fece delle indagini anche in Germania e dalle varie camere di commercio della Germania…
R.P.: Esatto.
A.B.: … nessuna camera di commercio ebbe a dire che in Germania esisteva una ditta che costruisse questi portasaponi con quella marca “Deis”. È vero o non è vero?
R.P.: Questo è verissimo.
A.B.: Grazie.
R.P.: Non facemmo però…
A.B.: Io, la domanda questa era, mi scusi. Ne faccio un’altra.
R.P.: Volevo dire, però non facemmo, non estendeemmo le ricerche in Europa – perché i due ragazzi viaggiavano molto, erano stati in Spagna, erano stati in Olanda, erano stati da tutte le parti – non estenderemo la ricerca ai diversi paesi europei. Quella fu una nostra omissione ma eravamo veramente occupati da altre cose.
A.B.: Comunque dalla Germania non esiste portasapone “Deis”
R.P.: Né in Germania né in Italia per quanto ci risulta.
A.B.: Benissimo, bene, allora, domanda ulteriore, lei fu, lei ebbe a sentire anche la sorella oltre che la mamma, il babbo di questi, di uno di questi poveri ragazzi…
R.P.: E un amico, e amici dei…
A.B.: E un amico di questi due. Lei ricorda, quando sentì la sorella a proposito del blocco Skizzen Brunnen, la sorella aveva un blocco più grande con dei disegni, con delle croci. Si ricorda?
R.P.: Si, quello…
A.B.: Ecco, che furono… E il blocco era molto più grande, direi 7/8 centimetri più grande di questo più piccolo, che è agli atti. Ricorda, se è vero, che la sorella ebbe a dire che il fratello aveva già cessato gli studi?
R.P.: No.
A.B.: Non se lo ricorda. Lo ricordo io, va bene. Poi lo domanderemo alla sorella. Ricorda in quell’occasione che la sorella fu sentita se la sorella disse: “Non è possibile che mio fratello si portasse dietro blocchi da disegno, perché lui si portava soltanto macchine fotografiche?” Se lo ricorda questo?
R.P.: La sorella disse questo, aggiungendo che, siccome il giorno prima lui si era trasferito dal suo appartamento in un nuovo appartamento di Munster e aveva nel furgone una quantità di roba sua era abbastanza probabile che ci fossero oggetti di quel tipo.
A.B.: Va bè.
R.P.: No, la sorella non escluse; la sorella disse che normalmente il fratello, quando girava, più che disegnare paesaggi faceva, scattava fotografie perché era…
A.B.: Però questo non risulta verbalizzato.
R.P.: Si,si, è verbalizzato.
A.B.: Risulta verbalizzato che suo fratello si portava soltanto la macchina fotografica.
Presidente: No avvocato, la sorella ha detto che lui quando era in vacanza di norma non portava materiale…
A.B.: Non portava materiale.
Presidente: Portava la macchina fotografica. Infatti ricorderete che c’era una macchina fotografica. Però poi diceva anche…
A.B.: Rimasta lì.
Presidente: Si rimasta lì.
A.B.: Certamente.
Presidente: E però diceva anche che alla vigilia della partenza per Firenze…
P.M.: Aveva fatto un trasloco.
Presidente: Aveva fatto un trasloco.
A.B.: Ecco, però…
Presidente: Che lei aveva visto – scusate, ricordo – che nel furgone c’era rimasto qualcosa di questo trasloco: scatole, mensole, roba del genere.
A.B.: Va bene, va bene. Grazie presidente la ringrazio. Io non ho il fascicolo.
Presidente: Lo faccio per aiutare.
A.B.: Vado a mente, vado a mente.
Presidente: Io l’ho annotato, non è che me lo sia ricordato poi.
A.B.: Grazie, grazie.
P.M.: Comunque, lo possiamo richiedere a questa signora.
A.B.: Oh dunque saltando per un attimo dal palo alla frasca – ma non è frasca, credo che sia un cespuglio quello su cui io sto, le sto domandando – il collega di parte civile le ha domandato prima una circostanza, cioè se voi avevate fatto delle indagini particolari sui rapporti eventuali che potessero esistere fra il gruppo cosiddetto – virgolette – dei “sardi” ed altri personaggi che erano stati oggetto di indagine. Lei ha detto che è stato sentito anche il signor Mele, va bene? Mi pare siete andati addirittura là, a trovarlo dove sta.
P.M.: A perquisirlo, ha detto.
A.B.: A perquisirlo ma sono andati anche a trovarlo in quella zona lassù in alto.
R.P.: Ronco.
P.M.: Ronco all’Adige.
A.B.: Ronco all’Adige e avete domandato anche se lui avesse mai conosciuto Pacciani e vi ha detto di no.
R.P.: Esatto.
A.B.: Grazie. Oh, allora ritorniamo indietro e andiamo esattamente alla famosa asta guidamolla. Lei è un uomo estremamente intelligente dottor Perugini e così come primo impatto… se lei non ha mai smontato una pistola può darsi che l’abbia fatto perché ce lo facevano fare quando eravamo allievi, no?
A.B.: Se a lei fosse pervenuta, senza nessun altro elemento di identificazione questo pezzo di ferro, perché tanto è lungo, con questa cosina qui, è vero? A lei, lei non sapeva forse, non lo so, forse lei si, a che cosa potesse riferirsi, perché è un pezzo di ferro tondo.
R.P.: No, io l’avrei saputo.
A.B.: Vabbè, ma lei…
R.P.: Ma io lo avrei saputo perché ho una…
A.B.: Specifica…
R.P.: … conoscenza specifica delle armi.
A.B.: Oh, ecco, probabilmente – con tutto il rispetto che io ho per il maresciallo dei carabinieri Minoliti e per chiunque altro maresciallo – io, forse sottotenente dell’arma, probabilmente lì per lì, in quei prossimi giorni, quando io facevo una certa attività forse me lo ricordavo perché avevo smontato, rimontato, eccetera. Arriva questo pezzo di ferro: boh, probabilmente non gli si dà una grande importanza.
P.M.: Un maresciallo dei carabinieri ha una calibro 9 se non sbaglio con tanto di asta guidamolla e la pulisce tutti i giorni.
A.B.: Scusi, sto facendo una domanda.
Presidente: Lasciamo fare la domanda.
P.M.: No, parla del maresciallo Minoliti.
A.B.: Ma andiamo avanti per non restare indietro, mi faccia fare la domanda, io sto facendo… Cioè se arriva questo pezzo di ferro così come arriva, come è arrivato, probabilmente anche arrugginito, non lo so. Un po’ arrugginito pare che lo fosse, vero eh? Mi pare che avesse un po’ di ruggine.
P.M.: Sembra proprio di no.
A.B.: No. Allora, bene.
R.P.: Io non lo… guardi, visivamente non me lo ricordo.
A.B.: Non se lo ricorda, ecco, uno arriva – non lei – boh! Senza nessun altro, un foglio e basta, anzi un foglio che non dice che è l’asta guida molla, se uno trova questo pezzo di ferro, lo trova per strada, a Crespello, che cosa dice secondo lei? Pensa che possa far parte di una pistola? Io sono un cittadino qualsiasi che fa il muratore…
R.P.: Io ricordo, ma di questo vorrei essere più sicuro, però ricordo che l’anonimo fa riferimento…
A.B.: No, senza anonimo, certamente.
P.M.: L’anonimo c’era, il maresciallo ha ricevuto l’anonimo.
A.B.: No, no, certo certo.
Presidente: L’anonimo no…
A.B.: Presidente…
Presidente: … può essere utilizzato, ricordatevelo, per la parte scritta.
R.P.: Ecco, nella parte…
A.B.: Non mi sono spiegato bene, mi scusi dottor Perugini.
R.P.: No, per me ha fatto una domanda, io le sto rispondendo.
Presidente: Avvocato lei vuole che costui – scusi –
R.P.: Scusi lei.
Presidente: … riferisca cosa può pensare uno, un altro?
A.B.: No.
Presidente: È allora?
A.B.: Io dico se io sono per la strada, nel bosco di Crespello, cerco funghi, a un certo punto vedo questo pezzettino di ferro…
P.M.: In un barattolo.
A.B.: In un barattolo eccetera, senza che nessuno ce l’abbia messo, senza aver visto quello che ce l’ha messo…
Presidente: Avvocato ma se sapessimo chi ha mandato questo pezzo di ferro, quello sì.
A.B.: Oh, allora io arrivò dopo, va bene? Tutti siamo “ intelligenti pauca”.
Presidente: Questo è uno di quelli che qualcosa possa o non sa.
A.B.: Allora evidentemente lei che è un acuto osservatore, ma io lo sto dicendo seriamente, quando lei vede questa asta guidamolla…
P.M.: Ci sarà una domanda?
A.B.: Sto arrivando, vede l’asta guidamolla accompagnata da questo anonimo, la cosa, l’elemento ulteriore per identificare il Pacciani…
P.M.: Ma il dottor Perugini dovrà rispondere a qualcosa, o lei ci fa una requisi… una…
A.B.: Non sto facendo una requisitoria.
Presidente: La domanda, è chiaro insomma no?
P.M.: Noi vorremmo una domanda anche il dottor Perugini.
A.B.: La domanda è quella… La domanda è quella che le sto facendo.
R.P.: Si.
A.B.: È chiaro che senza l’asta guida… che senza il pezzettino di stoffa, le domando, senza il pezzettino di stoffa voi avreste potuto in qualche modo, risalire…
P.M.: La domanda, No “avreste potuto”.
A.B.: Io sto facendo il controesame, controin…
P.M.: Eh ma così…
Presidente: Pubblico Ministero, un momento.
P.M.: …ha parlato solo lei.
A.B.: Io lo posso fare!
Presidente: Per favore, per favore!
P.M.: Ha parlato solo lei.
A.B.: Io lo posso fare.
Presidente: Ora è lei che sta, effettivamente…
A.B.: Quando io faccio l’esame, lei mi faccia tutto quello che le sto facendo io, io lo posso fare, se il presidente me lo consente.
Presidente: Ecco, allora però Avvocato sia meno compendioso, perché il senso della sua domanda è chiaro. La faccia un po’ in termini più ristretti, va bene?
A.B.: Cioè capi… insomma, il discorso è questo: colui che ha mandato quest’asta guidamolla voleva indirizzarvi da Pacciani, chiaramente, o no?
P.M.: Ma dov’è la domanda? Continuo a dirlo.
R.P.: Colui che…
A.B.: Perché c’era lo straccio, o no?
R.P.: Allora colui che ha mandato questo anonimo, che viene mandato dopo questa perquisizione che ha avuto, non per nostra colpa, una estrema risonanza e pubblicità, chiaramente fa riferimento al Pacciani, ma lo fa facendone il nome.
A.B.: Sì.
R.P.: E dicendo chi è e chi non è, insomma.
A.B.: Però per aumentare…
Presidente: Poi però lo guarnisce.
R.P.: Però dice: “L’ho trovata in un barattolo di vetro schiantato, in questo posto”. Ora…
Presidente: Non è utilizzabile, tutto questo.
R.P.: Ma comunque, lei ha ragione quando dice che un pezzo di ferro, se lei lo trova per la strada e non sa… La persona dice anche che ha visto l’esploso su un giornale, “La Nazione”, che effettivamente pubblicò un esploso.
A.B.: Il 5 maggio.
R.P.: Pubblicò questo esploso, oltretutto…
A.B.: L’esploso sarebbe…
R.P.: L’esploso significa la pistola smontata in pezzi.
A.B.: Smontata, ecco.
R.P.: E il discorso però è sostanziale. Il pezzo di ferro così com’è, per la strada non richiama l’attenzione. Il pezzo di ferro messo dentro un barattolo – che noi non abbiamo mai trovato, io non sono riuscito a trovarlo, non abbiamo trovato vetri, però questo dice del barattolo – certamente richiama più l’attenzione. Soprattutto in considerazione del fatto che a due passi si è svolta per 12 giorni, quanti sono stati, una perquisizione che è stata riportata esaltata, enfatizzata dai giornali, in un modo o nell’altro. In cui è stato trovato un proiettile, in cui è chiaro che la ricerca è della pistola, no? Della pistola. Quindi il fatto può essere… per quanto riguarda l’altra parte della sua domanda, certamente, come ho detto anche spiegandolo, l’asta tiramolla ci può dire, se interrogata ecco, da che arma proviene, che tipo di arma proviene, e nella circostanza ce lo disse, però non ci dice altro.
A.B.: Come ve lo disse?
R.P.: Ce lo disse nel senso che la Beretta ci diede una risposta sulla provenienza.
A.B.: Ah, la Beretta scritta sul giornale…
P.M.: La Beretta, fabbrica…
R.P.: La Beretta, fabbrica di Caldone Valtrompia.
A.B.: Ah la Beretta. Però che può essere utilizzata…
R.P.: Certamente, ecco, l’elemento identificativo, il filo conduttore che la lega al Pacciani non è l’anonimo, perché noi di anonimi – e glielo confermo – continuiamo a riceverne ad abbondanza…
A.B.: Anch’io, se mi vogliono uccidere, eccetera.
R.P.: Credo che anche lei sia sottoposto alla stessa esperienza.
P.M.: Meno male è anonimo, sennò ci va lei…
R.P.: Però quei due pezzi di straccetto erano già un elemento che noi potevamo verificare e che verificammo con il tempo.

A.B.: Ecco, io volevo arrivare allo straccetto. 
R.P.: Ecco, lo straccetto. 
A.B.: Senta, ora lo straccetto. Io ho letto con attenzione il vostro verbale relativo a questa operazione di Polizia, e voglio ricordare questo, mi scusi. A un certo punto voi andate dalla signorina Pacciani, dalla signora Manni Angiolina, e trovate soltanto, si dice qui, la Rosanna Pacciani. Va bene?
R.P.: Sì, per… 
A.B.:“Trovavamo ivi la Rosanna Pacciani, alla quale chiedevamo se avesse accertato quanto sopra”
R.P.: Non so, una delle due. Insomma, c’è scritto quello che… 
A.B.: Oh, allora se aveva accertato che c’era… 
R.P.: Sì. 
A.B.: Poi dite anche questo: “La ragazza, dopo averci fatto accomodare in salotto, ci diceva che aveva dato un’occhiata superficiale, e ci mostrava degli scatoloni contenenti effetti personali della madre, che in quel momento era assente essendo andata a fare una passeggiata con la figlia Graziella. Decidevamo di aspettare il rientro di queste ultime due per invitare anche loro alla verifica dei loro effetti personali. Mentre in salotto”, quello che ha detto lei poc’anzi, “parlavamo del più e del meno con la Rosanna, l’assistente capo Venturini, stando appoggiato con la schiena allo stipite della porta che dalla cucina affaccia sul salotto, notava appeso ad un gancio al lato della cucina a gas uno straccio, evidentemente usato come strofinaccio, avente le caratteristiche della stoffa da noi cercata.” Ora, mi scusi, va bene che l’ispettore Venturini è un uomo attento, e quindi si rende conto, sta cercando una certa cosa e vede una certa cosa e si accorge: ma guarda, qua c’è lo straccio eccetera. Ma questo straccio da cucina era attaccato proprio in cucina, era a lato della cucina. Voi avevate domandato alla Graziella – questo per il comportamento della Graziella, sto cercando… O Rosanna, non so. Alla Rossana. 
R.P.: Sì. 
A.B.: Avevate domandato alla Rossana, che abitava là, che gravitava in cucina, che lavava i piatti, che faceva… 
P.M.: Non ci stava tutta la settimana. 
A.B.: Non lo so come ci stava, comunque è cucina, là si entra – che aveva questo straccio davanti agli occhi tutti i giorni, tutti i momenti, questa signorina dice: ‘No, non ho visto nulla’. Va bene? Quindi, invece Venturini, stando appoggiato allo stipite del salotto, si accorge: guarda, è là. Appena si accorge, la signorina dice questo: “Richiamata quindi la nostra attenzione, e la Rosanna notato lo straccio”, pensi, notato lo straccio – notato – che gli stava tutti i giorni, tutti i momenti là davanti agli occhi, “diceva che ce n’erano altri. Ciò detto, apriva lo sgabuzzino delle scarpe prendendo a colpo sicuro”, a colpo sicuro, “da un ripiano un altro straccio di simili dimensioni e fattura. Subito dopo arrivavano tanto la Manni Angiolina quanto la figlia Graziella, le quali coadiuvavano la congiunta nell’attività di ricerca. In particolare, la Graziella ci accompagnava anche nel garage”, guardi come ricordavano bene tutto “nel garage sottostante, dove rinveniva in un’anta della credenza ivi presente una striscia sottile”, pensi, sottile, sottile non come Falstaff, sa? se lo ricorda lei la romanza? “sottile del medesimo tessuto che ci consegnava”. Ecco, io le domando non le è sembrato strano che queste due ragazze che fanno, quando vogliono fare, le finte tonte, a un certo punto fanno le finte tonte, una sicuramente, dice a domanda vostra: ‘Signorina, avete uno straccio, un qualche cosa che assomiglia a questo?’. 
P.M.: No, non le mostraste nulla ci ha detto stamani, no? 
A.B.: Oh, scusi, però…
P.M.: È questo il punto. 
R.P.: È questo che voglio dire. Io ho capito quello che lei vuol dire. 
P.M.: Forse lei… 
A.B.: E allora non ho capito come voi, scusi… 
P.M.: Ce l’ha spiegato. 
A.B.: E allora mi perdoni, perché voglio capire. 
P.M.: Ce l’ha spiegato. 
Presidente: Un momento un momento, facciamo parlare il teste, stava dicendo una cosa.
A.B.: Voglio capire, ecco mi dica. 
P.M.: Ce l’ha spiegato il teste stamani. 
R.P.: Adesso glielo spiego. 
A.B.: Ecco, voglio capire. 
P.M.: Così si capisce bene. 
A.B.: Perfetto. 
R.P.: Le ragazzine non sono finte tonte e non sono tonte. 
A.B.: Ah. 
R.P.: Saranno un po’ traumatizzate per motivi che conosciamo, ma non sono tonte. 
A.B.: Va be’, questa è un’altra cosa. 
R.P.: Il fatto che noi gli abbiamo descritto, abbiamo descritto alla Rosanna una stoffa… 
P.M.: Non gliel’avete fatta vedere? 
R.P.: No. 
P.M.: Ecco qua la spiegazione. 
A.B.: E va be’, ma è una spiegazione… 
P.M.: Ce l’ha data stamani, ce l’ha data. 
R.P.: Abbiamo descritto alla Rosanna uno stoffa.
A.B.: Va be’… 
A.F.: …di suggerire. 
R.P.: Signor Presidente, noi abbiamo detto alla… 
A.B.: Signor Presidente, io voglio fare il mio lavoro, il mio dovere. 
Presidente: Pubblico Ministero, per favore, lei non deve interrompere. Mentre, invece, ora debbo rilevare che da un po’ di tempo lei sta interrompendo continuamente la difesa senza alcun giustificato motivo.  
P.M.: Bene, Presidente, mi trattengo. 
Presidente: Per favore, avanti. 
R.P.: Noi chiedemmo se fra gli stracci, insomma se c’era qualche vestito smesso della madre, loro, gli chiedemmo se avevano qualche vestito con quella stoffa lì. Probabilmente loro… Ecco, noi ci concentrammo sui vestiti, dicemmo: ‘Avete vestiti ridotti a brani che usate…?’. E loro ci dissero no, esclusero. Quando gli facemmo vedere lo strofinaccio, allora disse ‘Sì’, dice ‘ma quello è lo strofinaccio dei piatti’. Cioè il discorso, noi gli avevamo parlato di vestiti… 
A.B.: Dottor Perugini, mi scusi. 
R.P.: No no, glielo dico per amore della verità, perché… 
A.B.: Sì, della verità. Io pure voglio la verità. 
R.P.: Lo dico per amore della verità. Ma posso aggiungere che, mi scusi eh? voglio essere… Ma posso aggiungere che, che cosa io abbia detto alla Rosanna, o noi abbiamo detto alla Rosanna, può essere confermato dall’ispettore Lamperi. Perché sa, mi svanisce la memoria dei fatti dopo un po’. Quello che voglio dire è che noi, io in particolare avevo in mente un vestito. Quando questa vide lo strofinaccio, disse: ‘E be’, ma quello’, lo disse ‘ma quello è lo strofinaccio per i piatti’. Dice: ‘Ma che cosa ha a che vedere?’.
A.B.: Ecco ma, mi scusi… 
R.P.: Questo è come lo interpreto io. 
A.B.: Certo. 
R.P.: Un momento. Lei mi ha fatto una domanda, io voglio essere totalmente sincero e, oltretutto, la mia sincerità è provata dagli atti. A noi è rimasto il desiderio di conoscere l’identità di questo anonimo, quindi abbiamo preso in considerazione tutti coloro che avevano la possibilità di accedere alla casa. 
A.B.: Quindi avete fatto delle indagini anche sulla grafia?
R.P.: Abbiamo fatto perizie grafiche, a cominciare…
A.B.: No no, a cominciare dagli altri. 
R.P.: Mi scusi, a cominciare dall’imputato, signor Pacciani. 
A.B.: Sì sì, ma non andiamo avanti. 
R.P.: Ipotesi non del tutto forsennata, per arrivare alle figlie, alla madre e così via. 
A.B.: Mi scusi dottor Perugini, ho capito. Ma ce l’ho, lo so già. Io voglio fermarmi alla fase iniziale, mi perdoni. 
R.P.: No, non mi sembra strano. Lei dice che le sembra strano? No. 
A.B.: Aspetti, ancora non le ho domandato nulla, quindi non vada avanti. 
R.P.: Me l’aveva chiesto prima. 
A.B.: Non vada avanti. 
R.P.: Scusi. 
A.B.: Ecco, io dico, se faccio una investigazione di un certo tipo, se a me arriva un pezzo di carta di questo colore, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, e devo andare dal collega a fargli vedere se ha un altro pezzo analogo, io gli mostro… La prima cosa che gli faccio non gli dico: ‘Mi fa vedere la carta o il vestito o quello?’ ‘Signora, ha carta di questo tipo? Ha cioè un pezzo di stoffa di questo tipo?’ Glielo mostro e la ragazza va, mi scusi eh?, va a cercare la carta di quel tipo. Tant’è che si dice in questo verbale che la ragazza, la signorina Rosanna Pacciani, dopo averci fatto accomodare ci diceva che aveva dato un’occhiata superficiale e ci mostrava degli scatoloni contenenti effetti personali. Capisce? Mi sembra, mi perdoni, questa non è una illazione, mi sembra un po’ strano che io, se voglio vedere un pezzettino di stoffa, e quindi voglio confrontarla con un’altra eventualmente esistente – e ce n’era tantissima, tant’è che questa era già stata vista da voi mille volte, perché avete fatto mille, se non dico mille tantissime di quelle perquisizioni – mi sembra strano come io, sarà un errore va bene? non vado io investigatore, non domando alla signorina: ‘Guardi questo pezzettino di stoffa, ce ne ha qualcuno identico a questo? Sì o no?’. Questa è la domanda. 
R.P.: È giustissima la sua osservazione. 
A.B.: Oh basta, non voglio sapere altro. 
R.P.: No, se il pezzettino di stoffa è nella mia disponibilità. Ma i pezzettini di stoffa stavano alla Polizia Scientifica. 
A.B.: Dottor Perugini… 
R.P.: Mi scusi, la Polizia Scientifica… 
P.M.: No, ci sono i verbali eh, qui di quando ce l’ha la Scientifica. 
R.P.: La Polizia Scientifica… 
Presidente: Lasciamo rispondere il teste. 
R.P.: La Polizia Scientifica, che è un servizio “H 24” come si dice, di turno, ha però distinte competenze. Quando è domenica, come era allora, il poliziotto che è di turno per eventuali esigenze di intervento, in caso sia richiesto il suo intervento, non mette mani in quello che è il lavoro dei colleghi. In quel caso avremmo dovuto… Ora, noi non volevamo perdere l’occasione. Mi ricordo che noi risolvemmo all’ultimo momento – era domenica pomeriggio – risolvemmo all’ultimo momento dicendo: perché dobbiamo perdere una settimana aspettando il prossimo fine settimana per andarle? Vediamo subito, intanto gli diciamo di cercare. Poi vedremo di approfondire. Ecco, questo fu un ragionamento fatto da noi. 
A.B.: Ho capito. 
R.P.: Improvvisammo, mi scusi, improvvisammo quella visita, la improvvisammo quella visita. Io mi ricordo che ci telefonammo, ci eravamo sentiti anche con le persone che erano di intercettazione, ma diciamo tutti quelli che – quattro persone eravamo, vero? – che lavoravano a quel caso ci sentivamo, eravamo in contatto, ragionavamo o per telefono o di persona su quelli che erano gli elementi di possibile interesse. E questo lo facevamo tutti i giorni, in qualsiasi ora del giorno. Quella volta ci capitò la domenica pomeriggio. Allora io dissi: ‘Ma scusate, oggi è domenica, le troviamo tutte e tre. Andiamo!’. Questo è il discorso, e ci andammo. E poi le cose si sono svolte come le… 
A.B.: Senta, senza sto.. . Ne avevate tre pezzi di stoffa, no? 
R.P.: Prego? 
A.B.: Quanti pezzi di stoffa avevate? 
R.P.: Noi non avevamo nessun pezzo di stoffa. 
A.B.: La Polizia Scientifica quanti ne aveva? 
R.P.: Cioè la Polizia Scientifica ne aveva… Mi scusi, io neanche, le dico la Polizia Scientifica ebbe a disposizione il materiale portato dal maresciallo Minoliti dell’Arma dei Carabinieri, portato d’ordine del magistrato per fargli i rilievi che dovevano essere fatti. Io adesso non ricordo le date, ma insomma è facile riscontrarlo. Poi quei giorni ci fu un accavallamento, io ero andato a Roma, ero tornato da poco, insomma la cosa la seppi… 
A.B.: Comunque… 
P.M.: Ci sono i verbali. 
R.P.: Ci sono i verbali, basta controllare. 
A.B.: … ammettiamo che sia così, va bene dico, scusi. 
P.M.: Perché “ammettiamo”, scusi? Lei non crede il teste? 
A.B.: Io ho detto “ammettiamo che sia così”, io non è che non credo al teste. 
Presidente: Va bene signori, non battibecchiamo su cose che non hanno contenuto. 
A.B.: No, non hanno contenuto. Io credo… 
Presidente: Il teste ha raccontato le cose in questa maniera. 
A.B.: È così, è così: va bene? È così, secondo il teste è così. Allora se è così, mi scusi, le domando questo. Quando voi fate un’attività di ricerca delle prove, va bene? evidentemente queste prove le cristallizzate, mi scusi, luccicanti o non luccicanti, con delle fotografie, va bene? 
R.P.: Sì. 
A.B.: Cioè si fanno delle fotografie di queste cose che vengono… che hanno importanza per le indagini. Giusto? 
R.P.: La Polizia Scientifica. 
A.B.: Non ve ne dà una copia anche a voi? Perché capisce, non è che la stoffa… 
R.P.: Quando sono pro… 
A.B.: Mi perdoni, io sto ragionando con il mio poverissimo cervello, molto povero. Io dico, se devo andare da Firenze a Mercatale, se ho visto questo pezzettino di stoffa due giorni fa, tre giorni fa, che se l’è già preso la Polizia Scientifica, va bene? io non me lo ricordo mica più, va bene? Quindi, di qualche cosa ho bisogno di ricordare per dire c’è o non c’è: o un pezzo di stoffa analogo, un pezzettino di stoffa, oppure una foto che mi riporta alla memoria esattamente i contenuti, i colori. Ecco, l’avevate qualche cosa del genere? Oppure avevate tutto qui? 
R.P.: Mi scusi Avvocato, lei ha ragione. Questo è il come noi procediamo normalmente. Le foto, una volta scattate, vanno stampate. Non è che noi ne veniamo in possesso contestualmente allo scatto della foto. Io posso dirle che se non ho citato, in quella annotazione, di aver mostrato alle ragazze i pezzi di stoffa o le foto, se io non ne parlo vuol dire che non ce l’avevamo e non glieli abbiamo mostrati. 
A.B.: Certo. 
R.P.: Poi il perché, mi scusi… 
A.B.: Però ne avevate viva memoria di questa stoffa, molto viva. Quindi avevate visto già, mi scusi, avendo fatto una serie di perquisizioni là dentro, avevate visto queste stoffe tante altre volte. 
R.P.: Avvocato, mi perdoni, vedere e notare sono due verbi diversi che hanno un significato diverso. Io posso vedere una persona cento volte in un mese e non notarla. E se qualcuno mi dirà: ‘Ma tu l’hai vista quella persona mai?’ Io dirò: ‘Non l’ho mai vista’. Fra le cose che sono nella casa del Pacciani, probabilmente ce ne sono alcune che mi saranno passate per le mani alcune decine di volte, che io avrò controllato – badi eh? le sto dicendo una cosa che credo che sia nella comune esperienza – che io avrò controllato. Ma siccome non mi hanno colpito, ne ho perso traccia nella memoria. 
A.B.: Sì, però lei andava per fare un’attività di Polizia Giudiziaria mirata a questo, capisce? mirata a reperire una stoffa identica quella che aveva avvolto l’asta guidamolla. 
R.P.: Ma non prima, non nelle precedenti perquisizioni. Nelle precedenti perquisizioni, tutto cercavamo meno che stoffa. E, mi perdoni Avvocato, anche se avessimo avuto in mente le stoffe, in casa di Pacciani c’erano tante di quelle stoffe da imbottire un magazzino, capito? Il suo garage: casa mia. 
A.B.: Io non ho garage. 
R.P.: La casa di Pacciani, le case e gli annessi di Pacciani sono una. .. mi rincresce che la Corte non abbia autorizzato la proiezione, perché io vorrei che lei capisca. 
A.B.: Ma proprio per questo lei mi dà ragione. 
R.P.: Che lei capisca la quantità spaventosa di roba che lui teneva, che lui tiene probabilmente. 
A.B.: Dottore, è stata un’indagine fatta così. Io, per carità, io non è che non credo alla Polizia. Io credo, devo credere per forza perché, guardi, se non credessi sarebbe finito tutto. Però mi sembra un po’, mi perdoni, un po’ strano che si va in un posto per cercare di identificare una qualche cosa che sia identica ad un’altra, qualche cosa che è costituita da colori, da forme, va bene? 
R.P.: È vero. 
A.B.: E che vado così. 
R.P.: Verissimo. 
A.B.: Perché, mi scusi, a un certo punto – e poi mi cheto guardi, veramente mi cheto – a un certo punto un mio dipendente dice: ‘To’ guarda, è questa’. E queste ragazze poi dicono: ‘Sì guardi, ce n’è una qua, una qua e una là’. Ho chiuso. Grazie. 
R.P.: Allora, guardi, è verissimo quello che dice lei. 
A.B.: No, non voglio… grazie. 
R.P.: Nella nostra, no, noi abbiamo sempre adottato un metodo per… quello di guadagnare tempo e di avere il massimo delle certezze. Però, come le ho detto, non avendo – evidentemente non ce l’avevamo – né la disponibilità della stoffa né le foto della medesima, siamo andati. Sono io che ho provocato questa… Siamo andati per risparmiare tempo. Siccome bisognava aspettare una settimana per trovare nuovamente tutte e tre in casa, e volevamo farlo in tre, che fossero presenti tutte e tre perché si stimolavano a vicenda la memoria, abbiamo colto l’occasione di farlo allora, pur non avendo in mano alcunché da mostrare loro. Premetto però che lo abbiamo fatto, ognuno di noi è partito dalla sua rispettiva abitazione e ci siamo trovati per andare. No, mi scusi, questo anche per dirle… No, anche perché quello che a noi interessava fare era, intanto stimolare la loro memoria e la loro attenzione nella ricerca di stoffe che avessero quelle caratteristiche. Questo era importante, guadagnavamo una settimana. Questo è il dato di fatto. Non c’è nessun mistero. E poi, Avvocato, noi abbiamo cercato di essere estremamente meticolosi. Ma siamo ben lontani dall’essere perfetti, ecco. Non è che facciamo tutto in modo estremamente… 
A.B.: Certamente. Mi scusi, se lei ricorda a proposito, ora passiamo ai francesi. 
R.P.: Sì. 
A.B.: Come Pindaro. Lo conosce Pindaro? Lei è maestro, eh? saltava da qui a lì. 
R.P.: Ma voli pindarici non ne facciamo, noi. 
A.B.: Qualche volta bisogna farli, perché si arriva qualche volta. 
R.P.: Eh, non è… è pericoloso. 
A.B.: È pericoloso sì. Ma si fanno anche cercando di fare le cose meticolosamente, si fanno anche i voli pindarici con la mente. 
R.P.: Certo. 

A.B.: Senta, volevo dirle questo. Lei ha fatto anche attività di indagine perlomeno con i francesi, cioè per quei poveri ragazzi che sono stati uccisi, i francesi no? È stata richiesta una rogatoria estera, ci sono gli atti della rogatoria estera. Ecco, lei o i suoi collaboratori hanno avuto contatti con la sorella della ragazza morta? 
R.P.: Li ebbe direttamente l’autorità giudiziaria, nel senso che io la sorella della ragazza uccisa la incontrai per la prima volta nell’ufficio del Pubblico Ministero, perché lei era venuta spontaneamente, si era presentata, era venuta in Italia. Fu in quella circostanza che io la vidi per la prima volta. 
A.B.: Senta, in quell’occasione… 
R.P.: Nessuno dei miei collaboratori ebbe modo… 
A.B.: Non lo so, io non c’ero. 
R.P.: Perché noi avremmo dovuto – avevamo già cambiato dei soldi in franchi ricordo – avremmo dovuto partire per la Francia per svolgere una analoga attività di verifica, come avevamo fatto in Germania. Quella volta però i francesi vollero fare da loro, e noi non potemmo farci nulla. Era già previsto che partisse l’ispettore Lamperi e il maresciallo Clerici. 
A.B.: Ecco, le chiedo scusa, lei domandò certamente alla signorina, a quella sorella, della sorella, dei figli eccetera – perché aveva dei figli, questa ragazza, quella che è morta no? Ricorda se la sorella risulterebbe, comunque se lei lo ricorda, disse che secondo lei la sorella il lunedì doveva già essere a casa perché iniziava la scuola? 
R.P.: Dunque Avvocato, quando… 
A.B.: Se lo ricorda. Se non lo ricorda… 
R.P.: Quando io sono in presenza di un teste che viene sentito dal Pubblico Ministero, evito di fare domande. A meno che il Pubblico Ministero non mi inviti a fargliene a mia volta. Io nella circostanza non gliene feci. Quello che lei dice non… si… su quello che lei dice non posso essere sicuro perché non ne ho memoria, ma penso che guardando l’atto che fu formato sia facile. 
P.M.: È a verbale, Avvocato, di quello che sta dicendo? 
A.B.: C’è un verbale, sì. 
P.M.: E dice questo? 
A.B.: Sì. 
P.M.: Prendiamolo e così lo mostriamo al dottor Perugini.
P.M.: No, il verbale di questa signora. 
A.B. fuori microfono: … 
P.M.: Appunto. 
A.B.: Il verbale di questa ragazza. 
P.M.: Certo che c’è. Ma dico il teste non l’ha fatto, quindi non… 
A.B.: No. Siccome, mi scusi, c’è un verbale dove la ragazza dice questo, e lei lo sa. 
P.M.: Prendiamo il verbale dico, sennò il teste… 
A.B.: Sì. Volevo sapere, siccome il teste ha parlato con la signorina, lo dice lui ora… 
P.M.: Domandiamo se ci ha parlato. Ha detto di no, perché ci ha parlato il P.M.
Presidente: Signori, il teste ha detto che questa circostanza, per la verità, non la ricorda. 
P.M.: E questo sto dicendo. 
Presidente: Però non esclude… 
A.B.: Ecco, ma certo Presidente. Io domandavo, mi scusi, io non è che sto dicendo… 
P.M.: Ha già detto di no. 
A.B.: Domandavo se lui aveva parlato con questa signorina. 
P.M.: E ha detto di no. 
A.B.: No, ha detto di sì, che ha parlato. Però non ricorda… 
P.M.: Ha detto di no. 
A.B.: Non ricorda questa circostanza. 
P.M.: Scusi dottor Perugini, vuole spiegare se ci ha parlato o no? Sennò l’Avvocato non capisce. 
R.P.: No, ho detto che ho visto… 
A.B.: Ah, ha visto. 
R.P.: Che ho conosciuto, ma… 
P.M.: Non ci ha parlato. 
R.P.: … non ho parlato io, perché era il Pubblico Ministero a sentirla. Io, quando c’è un magistrato che interroga un teste, a meno che il magistrato non mi inviti a intervenire, non lo faccio. 
Presidente: Va bene, va bene. 
P.M.: Chiarito che il dottor Perugini niente sa. 
A.B.: “Kraveichvili, la testimone…”. Ah, questo qua è del signor Pubblico Ministero dottor Vigna. Quindi lei non era presente in quell’occasione? 
R.P.: Prego? 
A.B.: Era presente in quell’occasione? 
R.P.: Io ricordo di avere incontrato la signora, o signorina, sorella… dal Pubblico Ministero. Ora, le circostanze… 
A.B.: Perché la signorina disse questo davanti al Pubblico Ministero e a dei verbalizzanti diversi dal… 
P.M.: “La testimone dice ‘Io ritengo che siano stati uccisi… 
R.P.: Scusi Avvocato. 
A.B.: Aspetti un attimo. 
R.P.: È datato? La mia presenza? 
A.B.: …uccisi prima della domenica. E questo lo dico perché il giorno 9 settembre era il primo giorno di scuola, e Nadine non avrebbe certo mancato di essere presente a casa per portare i suoi figli al primo giorno di scuola. O, se non avesse potuto farlo, avrebbe telefonato.”. Questo lo dice, mi scusi, esattamente il 14 novembre 1992 la signorina Kraveichvili, come si chiama? Irene Michelle, che richiesta eccetera, e lo dice…
P.M.: Ma c’è il dottor Perugini? 
A.B.: 14 del mese di novembre. Chiedo scusa, vediamo chi c’è. 
P.M.: Vediamo le firme. 
A.B.: “Si dà atto che, trattandosi di cittadina straniera che non parla lingua italiana, si procede ad assumere eccetera eccetera, viene nominato nella persona del qui presente brigadiere dei Carabinieri Dominici Giuliangelo, in servizio presso la Stazione Carabinieri di Firenze”. È vero che qua non esiste il uso nome, la sua presenza, però… 
P.M.: Allora… 
A.B.: Mi scusi, io sto facendo… 
P.M.: Faccia, faccia. 
Presidente: Facciamo parlare il difensore. 
A.B.: Sto facendo il mio lavoro, scusi. 
P.M.: Prego. 
A.B.: Mi scusi, Pubblico Ministero. Lei fa, sta facendo molto bene il suo. Mi faccia fare, modestissimamente, il mio. Io le ho fatto una domanda ben precisa prima. 
R.P.: Sì. 
A.B.: Cioè se lei aveva visto questa signorina. Lei mi ha detto che l’aveva vista. Io ho pensato che lei l’avesse vista e l’avesse anche interrogata, insieme al dottor Vigna. Solo questo. Perché al dottor Vigna questa signorina, che è una parte offesa, ha detto queste cose che le ho detto prima. Lei le ricorda, queste cose, o non le ricorda? 
R.P.: No Avvocato, questo mi porta ad escludere di aver sentito quanto la signorina ha detto. 
A.B.: Benissimo, va bene. 
P.M.: Non è utilizzabile, Presidente, il tutto perché la parte non ha chiesto la citazione della signorina. Quindi tutto quello di cui si è parlato finora, la Corte non ne può tenere conto. 
Presidente: Comunque è una domanda fatta al teste. 
P.M.: Il quale ha detto: “Io non c’ero”. Io ho tenuto a sottolineare che tutto quello che è stato detto in quest’aula l’ha detto l’Avvocato, non il dottor Perugini. E quindi tenevo… 
Presidente: Faceva, guardi… 
A.B.: Allora io chiedo, ai sensi del 507 Codice di procedura penale, siccome questa… 
P.M.: Aveva tutto il tempo di farlo. 
A.B.: Io chiedo ai sensi del… Io credevo che il Pubblico Ministero, cosi come prevede anche il nostro sistema processuale… 
P.M.: La lista del… 
A.B.: … il nostro sistema processuale, porti anche elementi a favore anche a favore dell’imputato. 
P.M.: La lista… 
A.B.: Ma questo non è né a favore né contrario all’imputato. 
P.M.: Oh, bravo. E quindi il P.M. non l’ha portato. Se lo riteneva opportuno, lo doveva portare. Il dottor Perugini non le ha risposto perché non c’era, e quindi non è utilizzabile. 
Presidente: Comunque questo cos’è? Un verbale? 
P.M.: Davanti al P.M. 
A.B.: È un verbale di interrogatorio della signorina Kraveichvili Irene Michelle. 
Presidente: Rese davanti? 
A.B.: Rese al Pubblico Ministero dottor Vigna il 14 novembre ’92. 
P.M.: Quindi non è utilizzabile dalla Corte.
A.F.: Faccia finire, eh! 
A.B.: Questo documento… 
P.M.: Chiedo che venga dichiarato non utilizzabile.
A.F.: Ma lo faccia finire! 
A.B.: Allora io mi cheto, piglio e me ne vado. 
P.M.: Sì, è esatto…
A.F.: Ma non è possibile! 
P.M.: Scusi, lei ha dato… 
Presidente: Lo chiediamo… 
P.M.: Lei ha dato per scontato, e qui io ora volevo far notare la scorrettezza, che il dottor Perugini fosse presente. 
Presidente: Non esageriamo, non esageriamo. Fermi. 
P.M.: Il dottor Perugini non era presente. Gliel’abbiamo fatto leggere tutto. Mi sta benissimo. Ora posso chiedere che non sia dichiarato utilizzabile? 
A.B.: Benissimo. 
P.M.: Allora è inutile continuare a parlare di quel verbale. 
Presidente: No, perché l’Avvocato ha chiesto, ai sensi del 507, di dichiararlo utilizzabile. 
A.B.: Lo chiedo, Presidente. 
P.M.: Perfetto Presidente. 
Presidente: Lei si oppone. 
A.B.: Certo, io chiedo ai sensi del 507, alla fine della istruttoria dibattimentale che la Corte prenda in esame anche questo documento. La Corte deciderà, e liberamente… 
P.M.: No, potrà sentire la teste. 
A.B.: Può sentire la teste sul punto. 
Presidente: Benissimo, ci riserviamo per il momento su questa richiesta. 
A.B.: Grazie. 
P.M.: Bene Presidente, grazie. 
R.P.: Presidente, posso ottenere una sospensione di un minuto? 
Presidente: Sì, certamente. Cinque minuti. 
R.P.: Grazie. 
P.M.: Grazie.

DOPO LA SOSPENSIONE  

Presidente: Bene. Vogliamo concludere, allora, col dottor Perugini? 
A.B.: Non ho altre domande. 
Presidente: Avvocato Fioravanti, toccava a lei.
A.F.: Nessuna domanda. Sono state molto ampie quelle del collega. 
Presidente: Benissimo. 
P.M.: Una sola, Presidente. 
Presidente: Ancora? 
P.M.: Dato che abbiamo parlato del portasapone “Deis” e del fatto che in Germania non ne ha trovati, lei, invece ha fatto accertamenti presso la famiglia? Le hanno detto qualcosa i familiari, circa questo portasapone? 
R.P.: Sì, tanto il padre, quanto la sorella di Meyer… 
P.M.: Scusi, per capire io, quando andò in Germania gli portò almeno le fotografie, o è successo come…
R.P.: No, no, no. Io portai oggetti, in Germania. 
P.M.: Gli portò il portasapone. Quella volta lì non fu come… 
R.P.: No. 
P.M.: Ecco. Gli ha portato, ai parenti del ragazzo… 
R.P.: Portai degli oggetti… 
P.M.: … il portasapone. 
R.P.: … alcune cose. Esatto. Alcune cose, invece, erano fotografate. 
P.M.: Il portasapone gliel’ha mostrato a questi familiari. 
R.P.: Sì. Alcune cose le portai fisicamente. 
P.M.: E cosa le dissero? 
R.P.: Ma, dunque… intanto, sia il padre che la sorella, entrambi furono molto colpiti dal portasapone. E riportarono – credo che sia citato nei verbali – … 
P.M.: Ecco. È nei verbali, ma è bene che ce lo dica lei. 
R.P.: Riportarono… il portasapone, così come era, gli faceva scattare un flash nella memoria, che ricordavano di averlo visto in casa e mi spiegarono anche perché lo ricordavano. Perché aveva questo disegno insolito sul coperchio. 
P.M.: Quelle righe orizzontali e quel cerchio. 
R.P.: E il cerchio centrale, e la sorella, se non sbaglio, ma si può verificare dal… 
P.M.: Dal verbale. 
R.P.: … dal verbale dell’ispettore Klose – disse che, in casa certamente, ma poteva essere ancora più preciso. Gli sembrava di averlo visto proprio nella stanza del fratello. Questo disse la… 
P.M.: Questo, ricordando e vedendo le caratteristiche del portasapone trovato a Pacciani che portò lei in Germania. 
R.P.: Esatto. Esatto. Una cosa che non ho aggiunto, che non ho… nella lunga spiegazione che ho fatto prima, è che, mentre esaminavamo il blocco Skizzen… 
P.M.: Era la seconda mia domanda. 
R.P.: Ecco. Io notai una depressione della carta di forma rettangolare e chiesi uno specifico… come, come… sapete com’è la carta quando si bagna? Quando gli si poggia sopra un oggetto umido… 
P.M.: Si avvalla. 
A.B.: C’è già un’ordinanza della Corte, sul punto. 
P.M.: No, no, c’è il… le fotografie ce l’ha la Corte, se non sbaglio. Sono nel fascicolo del dibattimento.
Presidente: È quella presunta traccia… del presunto portasapone. C’è una perizia, sopra. 
P.M.: Ed è negli atti… è negli atti della Corte. 
Presidente: Ammesso che abbia un qualche rilievo, perché… 
P.M.: Comunque c’è. 
Presidente: Sia l’album, che il portasapone, pacificamente, erano in possesso del Pacciani. 
A.B.: Su questo non c’è dubbio. 
R.P.: Sì… 
Presidente: E quindi… 
P.M.: Il rilievo è tutto lì. 
R.P.: La cosa che attrasse la mia attenzione, fu il fatto che, quella depressione, sembrava proprio provocata da un oggetto poggiato umido, su quel blocco aperto. 
P.M.: Faceste una prova? 
R.P.: Io chiesi al Gabinetto io feci una prova, ma… 
P.M.: No, la Scientifica, dico. 
R.P.: No, no, io feci una prova e vidi se corrispondeva e mi sembrava che corrispondesse, però ho sempre preferito far fare agli altri il mestiere loro ed io il mio. E quindi chiesi alla Scientifica di farmi, con il microscopio a scansione, una ricerca specifica di questa traccia, perché il portasapone poi era smussato, aveva gli angoli smussati. Poi, il portasapone dove l’avevamo trovato noi, non era un portasapone in uso, era in un luogo asciutto, chiuso dentro… e quindi non era il portasapone da lui usato per contenere il sapone. E quindi… 
P.M.: È l’accertamento negli atti del dibattimento, esattamente carte 90-98. Se il Presidente crede si può mostrare anche le foto, sennò, addirittura, c’è la traccia del por… la stessa traccia come misure. 
A.B.: Va bene, va bene, sono di 10 anni prima. 
Presidente: Va be’, comunque, ripeto… 
P.M.: Sono gli accerta… 
Presidente: …si tratta di oggetti che erano in possesso dell’imputato. 
A.B.: No no… come? 
Presidente: Si tratta di oggetti che erano in possesso dell’imputato, quindi… 
P.M.: Punto e basta. 
A.B.: Siamo d’accordo. 
R.P.: Ecco, soltanto questo particolare volevo porre in evidenza. E poi, visto che la Corte me lo aveva chiesto prima, debbo correggere. Non erano le microshots, le cartoline di Amsterdam, quelle sulle quali facemmo uno specifico accertamento sull’epoca di produzione, perché sì, ci limitammo a chiedere ai parenti di Meyer e di Rusch, se i figli erano stati mai in Olanda, e venimmo a sapere che loro, proprio l’anno prima, erano stati in Olanda e c’erano stati altre volte. Invece, quelle cartoline su cui facemmo accertamenti, era quella serie di 12 cartoline che, dicevo, illustravano scene di paesaggi del Reno e erano città del Reno, della Renania, tant’è vero che si chiama Der Rhein, questa serie, e… 
A.B.: Mi scusi, signor Presidente, io credo di dovermi opporre, perché non risulta dalla rogatoria che c’è agli atti, questa circostanza, non mi sembra che risulti, né che fossero stati il giorno prima in Olanda, o l’anno prima in Olanda, né… 
P.M.: Mi sembra proprio che sono negli atti della rogatoria. 
A.B.: Si? Mi pare che non ci siano. 
P.M.: Sì, direi proprio sono lì. e sono tutti insieme gli atti della Germania. 
A.B.: No, questa circostanza è relativa al fatto che i ragazzi fossero stati l’anno prima in Olanda. 
Presidente: Io l’ho letta, Avvocato. 
A.B.: L’ha letta? 
P.M.: È negli atti del… 
A.B.: Allora, allora… 
P.M.: Quindi, se l’ha letta il Presidente… 
Presidente: Non vorrei sbagliarmi… 
A.B.: No, no, può darsi che abbia sbagliato io. 
Presidente: Non vorrei sbagliare. 
P.M.: È negli atti della rogatoria, anche perché gli atti della rogatoria sono tutti insieme, Presidente. Quindi, o è lì, o non esistono. Quindi gli atti della Germania sono stati tutti uniti. 
Presidente: Dunque, si tratta, esattamente… la sorella del Meyer. Dice che “Horst andava spesso all’estero. È stato due volte Groeningen e Amsterdam”.
A.B.: Era stato due volte… 
Presidente: “Lei non ricorda di aver visto mai le cartoline tra le cose del fratello. Lui le comprava solo se strane e un po’ kitsch. Può darsi che le avesse comprate in un mercatino delle pulci, o che qualche amico gliele avesse regalate”
A.B.: Ma non l’anno prima… chiedo scusa, ecco, io ricordavo di quest’anno prima… 
P.M.: No… 
Presidente: Questo è il Bignami, naturalmente, delle dichiarazioni della sorella. 
A.B.: Certamente. 
Presidente: Poi, se volete, le andiamo a guardare. 
A.B.: Va bene, grazie. 
Presidente: Prego. 
P.M.: Dove dice l’anno prima. 
R.P.: Posso… posso dirlo? Che lo… 
P.M.: Se ha il verbale originale… 
R.P.: Perché è nella annotazione relativa agli accertamenti effettuati in Germania, in cui io dico… cioè preciso quello che mi è stato detto, quello che ci è stato detto… 
P.M.: Va be’, direi, se è lì, comunque, Presidente… 
R.P.: Comunque, insomma… 
Presidente: Tanto poi le rogatorie noi le vediamo, ce l’abbiamo tutte, le guardiamo… 
P.M.: E le potete valutare. 
Presidente: Io, adesso, le ho contrassegnate tutte, ho fatto un piccolo Bignami… 
P.M.: Bene, bene. 
Presidente: … come promemoria, ma le possiamo andare a vedere, eccetera. 
P.M.: Grazie. Possiamo… 
A.B.: È consentito, mi pare… 
Presidente: Certo. Possiamo chiudere? 
P.M.: Senz’altro, Presidente. 
Presidente: Possiamo licenziare il dottor Perugini? 
P.M.: Senz’altro Presidente. 
Presidente: Buonasera. 
R.P.: Buonasera. Non vogliono sapere sugli accertamenti delle cartoline? 
P.M.: Diceva il Presidente che sono già agli atti della rogatoria, Dottore. 
R.P.: A posto. Bene, grazie.
A.F.: Presidente, abbia pazienza, a me mi ha rimesso in gioco sia il Pubblico Ministero, sia il dottor Perugini, perché ha parlato di album. Però io sono sempre brevissimo, lei lo sa, nelle domande. 
Presidente: Bene Avvocato, prego!
A.F.: Dunque, il dottor Perugini, parlando dell’album, ha parlato di quelle tre date sui fogli dell’album: luglio ’80, ’81, e un’altra ’81. E ha parlato di una scrittura ricalcata, ecco, che era una data successiva. Non potrebbe essere, secondo il suo parere, successiva… ? 
R.P.: ’81.
A.F.: ’81. 
R.P.: Ah, è così.
A.F.: C’era una di ’80. 
R.P.: Sì.
A.F.: Ecco, non potrebbe essere quella scrittura a ricalco, secondo il suo parere, ma lei l’ha vista bene, un ricalco con scrittura di Pacciani, ha detto lei, che scriveva su un altro foglio con l’album aperto. Scriveva su un foglio, non dell’album, sul foglio dell’album aperto dove c’è questa scrittura a ricalco. 
R.P.: Scusi io forse… forse la stanchezza mi fa capire male. Può ripetere la domanda? Non potrebbe essere…? 
A.B.: Un altro foglio, non quello dell’album, ma un pezzo di carta che era messo sopra, questo pezzo di carta… scusi eh, così: questo è un pezzo di carta, questo è l’album, lo metto sopra e ci scrivo. Capisce?
A.F.: Sotto viene il ricalco. 
A.B.: Invece dell’album, questo. 
R.P.: Allora no, non può essere… 
A.B.: No… 
R.P.:… perché noi accertammo la perfetta rispondenza di quanto era scritto su quel foglio staccato, con quello che veniva rilevato dal microscopio comparatore. Ma quello che io ho detto è che, su quel foglio staccato, noi non soltanto trovammo quanto Pacciani aveva scritto a penna, noi cercammo, su quel foglio staccato, non cosa avesse scritto a penna il Pacciani, quello non ci interessava, ecco. In particolare cercammo di capire se tracce di sovrimpressione, tracce di sovrimpressione di altra scrittura fossero presenti, su quel foglio. Cioè, cercavamo…
A.F.: Questo l’avevamo capito. 
R.P.: … cercavamo di capire se…
A.F.: Questo l’avevamo capito. 
R.P.: … recasse, quel foglio staccato che era più in alto degli altri, tracce di una scrittura diversa. Il Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica evidenziò la presenza di grafemi… il grafema non è una parola, è una lettera, o serie di lettere, la cui struttura era totalmente diversa da quella di Pacciani. Ma alcune similitudini furono riscontrate con – questo non l’ho detto prima – con la scrittura di Meyer. 
A.B.: Ma ha visto che c’è una perizia… 
R.P.: Però c’è una perizia. Io non mi… ecco, lo dico perché l’ho saputo, ma non posso… 
Presidente: Ecco, allora se c’è una perizia, come voi sapete… 
A.B.: Ma dice di no… 
Presidente: Non andiamo avanti. Bene. 
A.B.: … che c’è una doppia “W” che non è di Meyer. 
Presidente: Va bene. C’è una perizia, quindi… Eh, d’altra parte voi avete voluto fare queste domande al lGSLc••• 
R.P.: Ho detto quello che sapevo. 
Presidente: Altre domande?
A.F.: Eh, sì, un’altra sola. Al numero 4 del verbale di perquisizione 02/06/92, è catalogato “lubrificante”. Lei si ricorda, ero presente io lì, in quel momento. Questo lubrificante che per lei aveva, o per voi aveva un nome tedesco, o di provenienza germanica, fu da voi sostituito con un altro acquistato, in quel momento, a Mercatale perché a Pacciani serviva, quello lì. Lo aveva presente lì. Era una boccettina di lubrificante, così piccola. 
R.P.:Ascolti Avvocato…
A.F.: Andaste a comprarla lì. 
R.P.: No, mi scusi…
A.F.: Io voglio sapere… 
R.P.:Mi scusi, Avvocato…
A.F.: Prego. 
R.P.: Lei ci attribuisce un’intenzione diversa. Quel lubrificante, che è un “CRC”, che è un normale lubrificante, non so donde provenga, non so onestamente se sia tedesco, se sia inglese, se sia italiano, non ho idea… 
Presidente: Il noto “CRC”. 
R.P.: Quello… 
P.M.: Lo vendono ovunque… 
R.P.: Quello lì lo sequestrammo in considerazione del fatto che è un olio che era l’olio Fiocchi, invece usato normalmente per lubrificare le armi. Lui disse che, in passato, che – questo fu il ragionamento che feci io – che usava l’olio Fiocchi per lubrificare la macchina per cucire. Quell’altro lubrificante, che invece non era… È vero? Quell’altro lubrificante, invece, è un lubrificante più generico, non usato per le armi. Immaginammo che fosse interessante capire il perché pur avendo a disposizione quel tipo di lubrificante, lui avesse dichiarato che si serviva dell’olio Fiocchi, per lubrificare la macchina per cucire. Tutto qui, nessun mistero, in questo. Noi acquistammo una boccetta di lubrificante, è vero. Adesso… lo facemmo di fronte a lei, non ricordo per quale motivo. Ma, probabilmente, lei ha miglior memoria di me.
A.F.: Perché Pacciani voleva quello. 
R.P.: Forse per non usare… no, probabilmente perché ci serviva per sbloccare qualcosa e non volevamo usare i lubrificanti di Pacciani che è sempre stato piuttosto parsimonioso. AW. Fioravanti: No, avete portato via quello di Pacciani e avete lasciato quello nuovo. 
Presidente: Va bene. Altre domande? 
P.M.: È in sequestro, quindi… 
Presidente: Signori, chiudiamo, eh, perché è troppo tardi. 
A.B.: Grazie.
A.F.: Sì, sì. 
A.B.: Quando ci vediamo, Presidente? 
Presidente: Mercoledì, 22 giugno.Va bene, signori? 
P.M.: Bene, grazie. 
Presidente: D’accordo. 
A.B.: Mattina e sera? 
Presidente: L’udienza è chiusa. Buonasera. 
R.P.: Buonasera.

15 Giugno 1994 21° udienza processo Pietro Pacciani

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