1 Giugno 1994, 16° udienza, processo, Pietro Pacciani,

Presidente Enrico Ognibene, P.M. Paolo Canessa, Avv. Santoni Franchetti, Avv.Bevacqua, Avv.Fioravanti, Emanuela Consigli, Giampaolo Cairoli, Vincenzo Tranucci, Orlando Celli, Liliana Benvenuti, Marzia Sottili, Monica Giovanetti, Renato Giovanetti, Laura Materassi, Enzo Materassi, Rosa Fontani, Amelia De Giorgio, Tiziana Battoli, Nicoletta Fantappiè, Vito Gusmano, Afro Gaziero

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Presidente: Benissimo, ci siamo tutti? Buongiorno
Avvocato Bevacqua: Buongiorno signor Presidente.
P.M.: Buongiorno.
Presidente: L’udienza è aperta, signor Pubblico Ministero…
P.M.: Si Presidente… Presidente innanzitutto volevo informare la Corte di una circostanza e conseguentemente di una richiesta del P.M. La circostanza è questa: nei giorni scorsi tramite un avvocato di Firenze si sono presentate al P.M. due persone le quali dicevano di avere da riferire cose importanti relative ai fatti concernenti questo processo, queste due persone ovviamente, sembra si siano presentate sembra sabato o venerdì in una pausa del processo e hanno già riferito al P.M. di essere a conoscenza di fatti di questo tipo. Le due persone sono esattamente Consigli Emanuela e Cairoli Gianpaolo dicono, sostanzialmente credo di doverlo riferire alla Corte perché poi farò una richiesta in proposito, di avere ricevuto una testimonianza indiretta di una persona, già presente nelle carte di questo processo, questa persona è, secondo quanto riferiscono Consigli Emanuela e Cairoli Gianpaolo, un guardiacaccia che negli anni ’70 in quel di Vicchio avrebbe conosciuto Pacciani. Questa persona recentemente in pubblico, presente il Cairoli Gianpaolo, secondo quanto riferiscono questi due testi, avrebbe detto: strano che Pacciani negli di aver avuto una pistola Beretta calibro 22 in quanto io ne ho una uguale e ho visto in mano di Pacciani una pistola uguale. Fra l’altro questo signore avrebbe aggiunto in pubblico: Io la mia pistola l’ho data, quando me l’hanno chiesta, ai Carabinieri perché fosse esaminata per vedere di fare le famose prove di sparo a suo tempo fatte nell’indagine, Pacciani non l’ha data di certo perché la sua non era denunciata. C’è un riscontro specifico a questo fatto, per questo io riferisco alla Corte questo, effettivamente questo signore il cui nome, se loro credono, ci sarà fatto da questi due testi è effettivamente persona guardiacaccia che con un nome simile è stato invitato anni fa nel corso dell’indagine, ci sono gli atti, a portare la sua pistola e sono state fatte le prove di sparo. C’è un riscontro ulteriore, che questo signore di cui poi sapremo il nome se la Corte ritiene ha avuto rapporti non idilliaci, risulta dagli atti, con Pacciani. Chiedo quindi, non avendo la possibilità, avuto la possibilità di indicare nella lista testi questi due signori chiedo l’ammissione della loro testimonianza, si chiamano Consigli Emanuela, Cairoli Gianpaolo.
Presidente: Signori avvocati di Parte civile?
Avvocato Colao: Mi associo alla richiesta.
Presidente: Avvocato Colao si associa, avvocato Santoni Franchetti?
Avvocato Santoni: Mi concede due parole Presidente?
Presidente: Due però eh…
Avvocato Santoni: Certo Presidente ma è attinente all’istanza del P.M. le dico per amore di verità dicendo nomi e fatti. Ieri pomeriggio ero a Rupe Canina nella casa abitata dopo la scarcerazione del Pacciani dallo stesso, per caso perché lì ci abita un falegname che conosco, Ottanetti si chiama, tanto per fare nomi, questa persona chiacchierando logicamente, non lo sapevo che il Pacciani stava lì dopo il ’64 mi sono meravigliato e mi son messo a parlare con le persone che lo hanno conosciuto. Mi ha detto questo falegname che si chiama Ottanetti: “Tutti noi sapevamo che il Pacciani aveva due pistole”. Presidente, riferendomi a questa istanza ho detto: Ma le hai viste? Chi lo sa di preciso? La curiosità è umana, sono parte civile! Sento una notizia di questo genere… “Mah” dice, “avvocato si diceva tutto il paese a quei tempi che non c’era niente ma niente di più, niente di più.” Ecco io lo riferisco, nome, cognome e posto, la Rupe Canina sa benissimo il Pacciani perché abitava al piano superiore dove c’era la mamma, io non lo sapevo ero rimasto proprio… quando ho sentito questa cosa, lei mi capisce, umanamente ho fatto un salto, ma sempre era la voce quindi benissimo se il P.M. vuol portare per la parte civile ma questo circostanza l’ho riferita, può indagare lo stesso P.M. basta che vada dove abitava il Pacciani dopo il 1964 eventualmente a prendere ulteriori informazioni da persone che lo conoscono benissimo. Mi scusi queste due parole ma pensavo fosse utile…
Presidente: Quindi si associa?
A.S.: Mi associo logicamente però ecco, mi faceva piacere colorire un momento la storia con nomi e fatti precisi.
Presidente: Avvocato Ciappi si associa. Signori avvocati difensori? Avvocato Bevacqua?
A.B.: Grazie Presidente. La difesa dell’imputato deve fare formale opposizione a questa richiesta dell’ultima ora, per la verità, perché sembra assai strano che questo signore, teste di riferimento, non sia stato a suo tempo sentito, che non sia stato assolutamente indagato perlomeno sul Pacciani perché questo signore avrebbe dovuto dire questa circostanza che riferisce soltanto oggi, siamo, pare che questa notizia, dati 1970, 24 anni fa, quindi a me sembra che questa richiesta formulata oggi dal Pubblico Ministero per introdurre un testimone di riferimento a seguito di dichiarazioni fatte da due persone le quali oggi vogliono, non so per quale motivo evidentemente sono i cosiddetti, fanno parte di quella schiera dei cosiddetti colpevolisti, vogliono ritenere Pacciani possessore di una pistola: Io credo che ai sensi dell’articolo 667 che invoco costantemente mi pare che oggetto della prova sia soltanto l’imputazione e che nulla ha a che vedere questa richiesta fatta dal Pubblico Ministero per introdurre che cosa? Introdurre un testimone di riferimento il quale potrebbe dire che Pacciani aveva o non aveva una pistola. Certamente oggi questo qua ci dirà che Pacciani aveva una calibro 22 LR addirittura quella che ha sparato quei colpi, quelle notti, perché così si verrà… verrà sicuramente a dire questo. Noi sappiamo per certo nel processo, esiste la sentenza nel 1951, esiste in quel processo, una circostanza riferita a suo tempo anche dalla teste Bugli che era anche lei coimputata nel processo di Pacciani, nel processo famoso del 1951, la quale dice: Lui diceva di avere una pistola a tamburo; pistola che non è mai stata vista da nessuno, quindi a me sembra che questa richiesta del Pubblico Ministero è una forzatura interpretativa delle norme del codice di procedura penale proprio in riferimento a quell’articolo 187 che io invoco e per il quale io ritengo che la Corte eccellentissima non può aderire a questa richiesta dell’ultima ora, ultimissima ora, del Pubblico Ministero.
Presidente: Avvocato Fioravanti?
A.F.: L’avvocato Fioravanti si associa a quanto testé detto dall’avvocato Bevacqua sempre ai sensi del 187 procedura penale.
Presidente: Bene, la Corte si ritira.
Riprende l’udienza.

Presidente: Pubblico Ministero ai soli fini della verifica dell’ammissibilità delle prove testimoniali che lei ha richiesto la Corte l’invita ad esibire i verbali relativi ai testi di cui lei ha parlato.
P.M.: Si Presidente.
Avvocato Bevacqua: Potremmo averne copia signor Presidente?
Presidente: Certamente.
P.M.: E’ un verbale unico di deposizione spontanee, di comparizione spontanea di queste persone, i riscontri di quello che dicono sono invece nelle carte del processo, le vediamo dopo se loro ritengono opportuno.
Avvocato Bevacqua: Ecco Presidente io ho già… Ho già prodotto un documento relativo a questa vicenda ed è il documento del 18 ottobre ’70, dichiarazioni di Manni Angiolina, la quale fa riferimento ad un approccio piuttosto consistente con questo signor Bruni
P.M.: Io non ne ho parlato!
A.B.: L’ho fatto io
P.M.: – Incomprensibile-
A.B.: Ho capito, va bene.
Presidente: Ne parliamo dopo. Potrei averli anch’io?
P.M.: Si, gliene do una copia.
A.B.: Io dietro il dito non mi nascondo mai.

Presidente: Vuole rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero?
E.C.: Certo.
P.M.: Presidente, la mia domanda è unica, io non ho in realtà grandi domande da fare alla signora, vorrei che la signora spiegasse perché quando si è presentata al Pubblico Ministero e cosa ha riferito.
E.C.: Va bene, niente, io ho saputo tramite, lo chiamo mio marito ma non siamo sposati, conviviamo da quindici anni, mi raccontò che il signor Bruni Gino che è un guardiacaccia, uno che riguarda la riserva dove abitiamo che aveva raccontato, casualmente si era fermato a parlare…
A.B.: Mi oppongo è un teste di riferimento, la signora racconta quello che gli ha raccontato il marito, sentiamo il marito.
Presidente: Va be’ sentiamo il marito e poi sentire la moglie… avvocato!
P.M.: Mi sembra… Siccome la signora si è presentata per prima… Era… Più lineare di così!
Presidente: Non perdiamo tempo, la sostanza non muta, capito? Prego signora.
P.M.: C’è vero suo marito? O il signor Cairoli?
E.C.: Si, si.
A.B.: Teste di riferimento di uno che ha…
P.M.: Si sono presentati insieme.
Presidente: Va bene avvocato via…
A.B.: Va bene.
Presidente: Non formalizziamoci per così poco. Narri i fatti, semplicemente.
E.C.: Si, si era fermato a parlare con il signor Bruni perché ha una baracca lì vicino dove abitiamo noi e quando è arrivato lì c’era anche un altro signore e stavano discutendo del signor Pacciani e diceva che gli aveva raccontato il delitto della… dell’amante della fidanzata e che faceva questo racconto non come se avesse ucciso un uomo ma come se parlasse d’aver ucciso un capretto. Dopo di che aveva detto, il signor Bruni, che aveva visto la pistola del signor Pacciani e che era una calibro 22, Berretta, come la sua, perché anche lui aveva questa pistola perciò l’aveva riconosciuta ed era sicuro insomma…
Presidente: Perché anche lui aveva una Beretta calibro 22?
E.C.: Signor Bruni si, aveva una Berretta, io non m’intendo di armi, l’ho vista più d’una volta però per me può essere una pistola uguale all’altra mentre lui ha fatto questa affermazione che il signor Pacciani aveva questa calibro 22 Berretta, uguale alla sua.
P.M.: Disse qualcosa, il signor Bruni, circa la sua calibro 22?
E.C.: Si in quell’occasione disse…
A.B.: Presidente mi scusi, mi perdoni, mi pare che le regole si stiano… La signora sta parlando di cose riferite dal marito…
Presidente: Le domandiamo al marito.
P.M.: Bene, bene
A.B.: Mi scusi Presidente.
P.M.: Senz’altro, giustissimo.
Presidente: Sennò facciamo ripetere due volte…
P.M.: Si, si allora facciamo così, suo marito o il signor Cairoli le disse chi era presente a questo colloquio che sembra…
E.C.: Non si ricorda chi era la persona…
P.M.: Così le ha detto lui?
E.C.: Si.
P.M.: Bene, io non ho domande Presidente.
Presidente: Signori avvocati di parte civile avete domande? Signori avvocati della difesa avete domande?
A.B.: Volevo sapere, signora o signorina, lei che lavoro fa?
E.C.: Io sono… Ho fatto l’agente di commercio fino a poco tempo fa adesso lavoro… ho un’azienda che sta per iniziare la produzione di apparecchi per l’illuminazione in elettronica.
A.B.: Anche per refrigerazione?
E.C.: Come?
A.B.: Anche per refrigerazione?
E.C.: No.
Presidente: Magari!
A.B.: Senta signora lei quando… ricorda quando suo marito, a quando suo marito fa risalire questo fatto?
E.C.: Non ricordo esattamente, diciamo che… sicuramente più di un anno però possono essere due anni, due anni e mezzo, non ricordo.
A.B.: E quando gliel’avrebbe raccontato suo marito?
E.C.: A me l’ha raccontato subito, lo stesso giorno che è venuto a saperlo.
A.B.: Ecco, come mai è venuto soltanto ora l’idea…
E.C.: Non pensavamo fosse importante, è stata una decisione…
A.B.: Chi gliel’ha fatto pensare che non fosse importante?
E.C.: Sono stata io, una settimana fa, che questa cosa mi era rimasta sempre impresso, di questa calibro 22, però pensavo che i magistrati sapessero di questa cosa come la dovevo sapere io, per sentito dire, loro ne fossero certi, poi invece ultimamente ascoltando la televisione ho detto: Ma forse non lo sanno; ho avuto questa impressione tant’è vero che ho chiamato l’avvocato Bianco e l’ho chiesto a lui, gli ho chiesto: ma i magistrati sanno che qualcuno ha visto questa pistola? E l’avvocato Bianco ha detto: Non lo sanno comunque se sei disposta a venire… Io si, io non ho nessun problema, devo sentire mio marito perché lui non sapevo se… Insomma è una decisione… Ci hanno chiamato, ci ha detto se potevo andare e io ben volentieri… perché…
A.B.: Senta signora da quanto tempo lei, lei o suo marito, conosce Bruni?
E.C.: Bruni io lo conosco da tanti anni perché sono nata in questo paese, lui è tanti anni che lavora lì, mio marito lo conosce dal ’73 quando ha acquistato, suo padre ha acquistato questo podere, questa casa e il signor Bruni ha sempre fatto dei lavori perciò l’abbiamo sempre visto quotidianamente una, due, tre volte al giorno.
A.B.: Quindi dal ’73.
E.C.: Dal ’73 mio marito io magari prima abitavo su a Alliano che è un paesino a un chilometro però insomma, Bruni ho sempre avuto occasione di vederlo perché essendo il guardiacaccia della riserva capitava spesso.
A.B.: Senta lei ha detto che ha visto questa persona che parlava col signor Bruni altre volte…
E.C.: No, no io non l’ho vista.
A.B.: L’ha visto suo marito?
E.C.: No, non si ricorda, potrebbe dire delle cose, fare associazioni d’idee perché, vede, la baracca del signor Bruni si trova sulla strada che dalla strada consorziale porta poi a casa nostra, è una deviazione della strada consorziale e quando passiamo di lì c’è sempre il signor Bruni… c’era perché adesso non sta molto bene, perciò non viene molto spesso, però diciamo che c’è sempre qualcuno a quella baracca, è un ritrovo di molti cacciatori, di tutti quelli che seguono la riserva perciò possiamo fare… non io ma mio marito potrebbe fare un abbinamento di una persona diversa in quel momento proprio perché tutti i giorni…
Presidente: Allora avvocato chiediamolo al marito!
A.B.: Si, no, no, le domando siccome questo è un luogo di ritrovo di questi cacciatori, parlano di tutto no?
E.C.: Certo.
A.B.: Parlano di quanti fagiani hanno ammazzato, magari ne hanno ammazzati due e ne hanno ammazzati 50, no?
E.C.: Si, si.
A.B.: Ecco, quindi parlano un po’ di tutto?
E.C.: Certo.
A.B.: E anche il signor Bruni parlava di tutto?
E.C.: Beh, non è che…
A.B.: Non parlava lui?
E.C.: Si ma con noi…
A.B.: Basta, parlava anche lui, basta, grazie, ha già parlato.
P.M.: Proviamo in altro modo, per quello che lo conosce lei, se lo conosce personalmente, io non ho capito… Si..
E.C.: Certo, certo.
P.M.: Il signor Bruni è una persona attendibile?
E.C.: Certo.
P.M.: Non ha motivi di pensare…
E.C.: Assolutamente, ritengo, per quello che ha detto, sia la verità.
P.M.: In generale tutto quello che le ha detto il Bruni, lei ha mai verificato, su argomenti diversi, no questo signora…
E.C.: Si, si, sono…
P.M.: Sul lavoro ad esempio?
E.C.: Per quanto ci riguarda le dichiarazioni che può aver fatto a noi, per il colloquio che può aver fatto con noi…
P.M.: Per altri motivi eh!
E.C.: Si, si per qualsiasi… E’ una persona molto, molto brava, sempre…
P.M.: Bene, grazie.
A.B.: Senta signora, mi scusi Pubblico Ministero, questo signore però è malato ora no?
E.C.: Si.
A.B.: Che cos’ha avuto? Qualcosa alla testa?
E.C.: Credo che abb… No, no è ancora molto lucido, guida ancora l’auto tant’è vero che sabato mattina era lì alla baracca con il figlio, guidava lui e credo che abbia un tumore.
A.B.: Dove?
E.C.: Non glielo so dire. Non lo so mi spiace.
A.B.: Comunque è stato poco bene? Da quanto tempo è stato poco bene?
E.C.: Beh ha avuto un’operazione, mi sembra, due anni fa alla prostata poi si è rimesso, è ritornato a lavorare…
A.B.: Benissimo ora domanderemo a lui, grazie.
Presidente: Signora, il nome della riserva quale era?
E.C.: Non lo so come si chiama la riserva, so che comprende San Quirico, il Cistio, Alliano è una zona pia… Dove abitiamo noi si chiama Uliveta e questa baracca è lì nella zona Uliveta.
Presidente: Bene, grazie.
Avvocato Fioravanti: Presidente…
Presidente: Una domanda… Ah scusi avvocato, prego.
A.F.: Avvocato Fioravanti chiede alla signora il Bruni dove abita? Dove abitava?
E.C.: Il Bruni abita a Dicomano.
A.F.: Ha sempre abitato a Dicomano?
E.C.: Per quello che so io si, non so se poi in passato… è tanto tempo che abita a Dicomano.
A.F.: Ecco ma lei questi fatti quando li ha saputi? In che data? In che anno?
E.C.: Non lo so, non me lo ricordo, è passato del tempo, è tanto che so di questa pistola, cioè che dentro di me so che questo… che il signor Pacciani aveva questa… calibro 22…
A.F.: Lei è del ’56…
E.C.: Io sono del ‘56
A.F.: Ecco, ma li ha saputi prima del ’70 o no?
E.C.: Prima del ’70? No, no
A.F.: Dopo il ’70?
E.C.: Sicuramente.
A.F.: Ecco, quindi dopo che Pacciani era andato via da quella zona?
E.C.: Si, si, si. Non so se sono… gliel’ho detto, può essere un anno e mezzo, da un anno e mezzo a due anni e mezzo, tre anni ma non…
A.F.: Recentemente…
E.C.: Si
A.F.: Grazie.
E.C.: Prego
Presidente: Consigliere Polvani le vuol fare una domanda signora.
Polvani: Per quello che ne sa lei Bruni ha riferito come e perché conosceva il Pacciani?
E.C.: Beh, non lo so io, Pacciani credo, da quello che so così, lui faceva il guardia nel…
Polvani: Per quello che ha riferito, non per quello che le ha riferito, per quello che ha riferito il Bruni, ha spiegato come conosceva Pacciani?
E.C.: Pacciani si lo conosceva perché lui prima di riguardare questa riserva dove abitiamo noi guardava un’altra riserva sul monte adiacente al nostro, che era San Martino e credo che il Pacciani abitasse lì, avesse una casa lì o non lo so, non sono a conoscenza…
Polvani: Ho capito e che lei sappia ha mai detto di contrasti avuti col Pacciani?
E.C.: No io non…
Polvani: Lei non li sa, grazie.
Presidente: Può andare la signora? Grazie, buongiorno.

P.M.: Sentirei Cairoli Gianpaolo, Presidente.
Presidente: Si accomodi prego signor Cairoli Gianpaolo, si accomodi, consente le riprese televisive?
G.C.: No grazie.
Presidente: E allora anche il signore non va ripreso né fotografato, legga quella formula per piacere.
G.C.: Dunque, consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Le sue generalità per piacere
G.C.: Cairoli Gianpaolo nato a Milano il xx.xx.xx
Presidente: Residente?
G.C.:A Vicchio.
Presidente: Vuole rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero?
G.C.: Certo.
P.M.: Signor Cairoli la domanda al momento è una sola, lei alcuni giorni fa si è presentato al P.M. e ha riferito delle cose, vuol riferirle oggi, queste cose, alla Corte?
G.C.: Si, dunque, io abito in una riserva di caccia nella zona di Uliveta e andando a casa mia passo sempre davanti alla capanna del guardia e come mio solito, ogni tanto mi fermo, mi fermavo, a parlare e circa… adesso non so se è una anno o due anni fa, con precisione non so il momento esatto e mi son fermato e c’era già una persona assieme a lui, però non so ricordare assolutamente chi potesse essere, cioè vidi una persona ma non posso identificarla…
P.M.: Nel suo ricordo c’è un’altra persona ma lei non sa dire chi. Le chiedevo se lei ha qualche possibilità oggi o ha ricordato chi è questa persona…
G.C.: No, vidi una figura ma…
P.M.: Vede nel suo ricordo?
G.C.: Vedo ma…
P.M.: Allora mi scusi vada pure avanti.
G.C.: Anche perché in molte occasioni ci son sempre persone, non è che facevo caso a chi ci fosse a meno che interloquivo per problemi miei…
P.M.: Motivi suoi.
G.C.: Esatto. E appunto, sono uscito dalla macchina e loro stavano già parlando di questo signor Pacciani…
P.M.: Questo signor Bruni con questo signore…
G.C.: Con questo signore.
P.M.: Parlavano di Pacciani?
G.C.: Si stavano parlando… Perché in quel momento lì era appena uscito, appunto, questo nome nuovo, per me e per tutti, il signor Pacciani…
P.M.: Uscito sui giornali?
G.C.: Sui giornali, chiaro.
P.M.: Lei ricorda un periodo in cui loro facevano questo discorso e sui giornali si parlava di Pacciani?
G.C.: Esatto e questo Bruni che sarebbe il Gino Bruni guardiacaccia diceva di conoscerlo abbastanza bene, anzi molto bene questo Pacciani qui e appunto stava raccontando a l’altra persona di un delitto avvenuto nel ’51, adesso dico ’51 perché in quel momento non ricordavo assolutamente la data e ci stava raccontando che questo signor Pacciani raccontava, gli aveva raccontato come si erano svolti i fatti e a quel punto ha detto… Siccome c’erano state anche il sequestro di tutte le pistole, oppure avevano chiamato chi aveva 22, Beretta 22 e il guardiacaccia ha una Beretta 22 e la sua Beretta 22 era stata chiamata dalla Polizia per fargli far la prova balistica e gli era già tornata indietro e così dicendo fa: Certo che anche al signor Pacciani questa prova qui non gliel’hanno fatta senz’altro. Ho sentito: Perché? Perché lui questa pistola uguale alla mia ce l’ha, io l’ho vista.
P.M.: E disse il Bruni perché al Pacciani non gliel’avevano guardata la Beretta?
G.C.: No, non disse nulla.
P.M.: Il Bruni disse: A me me l’hanno guardata a lui no.
G.C.:A lui sicuramente non gliel’avranno guardata.
P.M.: Ho capito. Presidente a questo punto io vorrei, perché ci fosse la possibilità di riscontro, che la Corte tenesse presente che fra gli atti che ha già c’è una perizia comparativa, disposta nel corso delle indagini, che è stata fatta nel procedimento in corso presso il giudice istruttore in quegli anni e fatta dal dottor Nunzio Castigliane e dal colonnello Spampinato. In questa perizia comparativa si da atto che sono state fatte le prove di sparo su tutte le pistole Beretta che sono state reperite in quel momento come denunciate. In questa perizia alla pagina 11, loro hanno gli atti, io ne ho qui una copia, si da atto che è stata controllata la pistola Beretta modello 70 calibro 22 LR numero 3767 e accanto in questa perizia c’è un nome: Bruni Gino, negli atti c’è ancora, allegata alla perizia, l’elenco delle pistole Beretta consegnate dalla Compagnia di Pontassieve per questo scopo e fra nell’elenco dell’1.7.82 c’è di nuovo fra le pistole controllate nel comune di Dicomano, dove il signor Bruni sembra all’82 risiede, fra otto nomi esatti di quel comune c’è un nome Bruni Gino, questo come riscontro obbiettivo per la Corte, i documenti sono già in atti, relativamente a questo racconto che il signor Cairoli Gianpaolo oggi fa. Io non ho domande.
Presidente: Avvocato Colao prego.
A.C.: Lei ha detto che aveva occasione di parlare spesso con il signor Bruni…
G.C.: Si.
A.C.: E il signor Bruni le sembrava una persona lucida, presente, di buona memoria?
G.C.: Ecco, diciamo fino a un anno addietro, cioè è da un anno che non è… penso che non stia molto bene, ma fino a quei tempi lì era una persona molto, molto… anche se adesso ha circa 85 anni, 86, una persona molto valida, sia come di testa che come forza fisica.
A.C.: Ecco, aveva sempre svolto funzioni di guardiacaccia?
G.C.: Diciamo che nella mia proprietà, io sono circa dal ’73 che son lì, è dal ’74 che faceva funzioni nella zona dove abito io, però lui come mestiere ha sempre fatto guardiacaccia. L’ho saputo.
A.C.: Ma era un guardiacaccia autorizzato?
G.C.: Diciamo si, era un volontario, adesso non so se autorizzato…
A.C.: Insomma una persona corretta e del tutto attendibile?
G.C.: Si, si quello senz’altro, cento per centro, se no…
A.C.: Grazie.
Presidente: Avvocato Santoni.
A.S.: Mi scusi, lei con questo guardiacaccia ha parlato altre volte del Pacciani?
G.C.: No, mai.
A.S.: Non ha avuto modo, visto l’importanza della cosa, di sviluppare, di parlare di lui, visto che lo conosceva…
G.C.: No, no non è che mi interessasse molto.
A.S.: Ha saputo solo questo?
G.C.: Si e in quel momento lì, sono sceso dalla macchina, ho sentito parlavano di questo e basta, non è che abbia…
A.S.: Ho capito, grazie.
Presidente: Altro? Prego signori avvocati. Avvocato Fioravanti.
A.F.: Senta signor Cairoli, lei quando ha sentito parlare il Bruni con quell’altra persona di cui lei non ricorda il nome quanto tempo è stato lì? A sentire questo discorso? Per quanto tempo hanno tenuto banco?
G.C.: Quindici minuti, grosso modo.
A.F.: Ecco, questo è avvenuto una sola volta?
G.C.: Si, cioè su questo fatto qua si sennò io stavo anche magari un paio d’ore insieme a parlare, perché questo Bruni qui mi aiutava un po’ nel podere a far dei lavori…
A.F.: E lei non s’è accorto come sono entrati in questo discorso?
G.C.: No, no, perché ne stavano già parlando.
A.F.: Ne stavano già parlando. Lei ha sentito solo il nome Pacciani abbinato ad una pistola?
G.C.: Il nome Pacciani… No, beh, appunto da quando sono entrato poi il discorso l’ho capito benissimo, di cosa parlavano.
A.F.: Quindi lei conosceva anche da prima il caso Pacciani?
G.C.: Beh, il caso Pacciani, no, il caso Pacciani no, diciamo il caso si di questi fatti avvenuti…
A.F.: Ma come mai lei ha memorizzato così bene il discorso di un quarto d’ora tra una persona…
G.C.: Perché il nome Pacciani era venuto fuori nei giornali in quel momento lì, non è che lo conoscessi, anzi non l’ho mai visto non so neanche chi sia.
A.F.: Ecco quindi lei una sola volta… E la data presumibilmente? Il mese? L’anno?
G.C.: Non glielo posso dire, più o meno un anno e mezzo, due anni fa ma non glielo so assolutamente dire.
A.F.: Grazie.

Presidente: Avvocato Bevacqua.
A.B.: Grazie. Signor Cairoli che lavoro fa lei?
G.C.: Io ho fatto l’agente di commercio fino ad adesso e adesso stiamo facendo una nuova attività…
A.B.: Non mi interessa, chiedo scusa. Senta da quanto tempo lei abita, perché credo che lei sia nato a Milano…
G.C.: Si, si.
A.B.: da quanto tempo lei abita là in quella zona?
G.C.: Dunque dal ’73, son circa quindici anni.
A.B.: ’73.
A.B.: Ho comprato nel ’73 la casa e ci ho vissuto… adesso sono quindici anni che abito qui
A.B.: Quindici anni quindi a ritroso siamo nel ’79?
G.C.: Ecco, grosso modo.
A.B.: Senta lei passa di lì, c’è questa capanna dove si fermano tanta gente, cacciatori parlano…
G.C.: Adesso molto meno perché lui essendo malato…
A.B.: In quell’occasione…
G.C.: C’è sempre stata gente.
A.B.: E quindi parlavano, io ne ho sparati tanti, la lepre, il fagiano, le tortore eh?
G.C.: Si, i discorsi di cacciatore
A.B.: Quindi è un discorso che lei ha sentito fare fra questo signore e quest’altro che non conosce, parlavano fra di loro?
G.C.: Si stavano parlando ma quando sono sceso…
A.B.: Arriva lei e continuano a parlare
G.C.: Continuano a parlare tranquillamente
A.B.: … di questa questione…
G.C.: Esatto.
A.B.: Ohoo ecco, però pare che questo signor Bruni non ha precisato quando ha visto, se l’ha mai vista questa pistola, ha detto che lui l’aveva però non dice, non ha mai detto, lei non l’ha mai sentito vero?
G.C.: No.
A.B.: Quando l’ha vista il Bruni, se l’ha vista, lui diceva che l’aveva?
G.C.: No il Bruni in quel momento lì diceva che l’aveva vista la pistola anche perché avendo una pistola come la sua l’aveva riconosciuta benissimo come Beretta.
A.B.: L’aveva riconosciuta?
G.C.: Si, si, si.
A.B.: Senta e si ricorda se può datare, se lui ha fatto un discorso di questo tipo, sul piano cronologico, quando lui aveva visto questa pistola?
G.C.: No.
A.B.: Non lo sa.
G.C.: Non me lo ricordo.
A.B.: Lei l’ha vista la pistola del Bruni?
G.C.: Del Bruni si, si.
A.B.: Che ce l’aveva là addosso?
G.C.: Ce l’ha sempre addosso si.
A.B.: Lui ce l’ha ancora addosso?
G.C.: No adesso l’ha consegnata, mi pare, ormai è anziano.
A.B.: Ecco ma in quell’occasione ce l’aveva?
G.C.: In quell’occasione lì non me lo ricordo.
A.B.: Non se lo ricorda. Comunque non precisò il Bruni quando l’aveva vista questa pistola?
G.C.: L’ha precisato ma non me lo ricordo e mi dispiace, direi una stupidaggine.
A.B.: Ecco quindi non disse, disse che la mia è stata visitata, è stata provata e la sua no ma non sa per quale motivo?
G.C.: Forse era come battuta, l’ha detto, secondo me. Non lo sa assolutamente.
A.B.: Non lo sapeva.
G.C.: Sicuramente no.
A.B.: Cioè diceva che sicuramente non l’aveva presentata, il Pacciani, ma non sapeva, non si spiegava il motivo?
G.C.: No. Non era proprio così, diciamo che come battuta ha detto: Sicuramente Pacciani non l’avrà consegnata se per caso fosse veramente così.
A.B.: Ah se per caso fosse vero quello che diceva lui sicuramente il Pacciani… quindi ci aveva una riserva mentale nei confronti del Pacciani evidentemente, no?
G.C.: Mah, mi sembra abbastanza logico.
A.B.: Se dice: “sicuramente non l’avrebbe presentata” non l’avrà presentata evidentemente non aveva gran fiducia nel Pacciani.
G.C.: Ah senz’altro.
A.B.: Ohooo, quindi parlava del Pacciani come di persona… cioè non benevolmente nei confronti del Pacciani.
G.C.: Ah quello senz’altro no.
A.B.: Quindi non parlava benevolmente nei confronti del Pacciani, quindi si vedeva già da questo discorso che Pacciani non gli era simpatico, fra virgolette.
G.C.: Certo.
A.B.: Oh, grazie.
G.C.: Prego.
P.M.: Mi scusi eh, solo per vedere se ho capito bene, il signor Bruni comunque diceva: Io ho una pistola calibro 22, Beretta, e anche il Pacciani ne ha una uguale a questa, l’ho vista io.
G.C.: Si esatto.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Parlava, il Bruni, di una pistola calibro 22 che lui aveva o aveva avuto a suo tempo?
G.C.: Scusi se il Pacciani o il Bruni? Non ho capito.
Presidente: No, se il Bruni parlava di una pistola calibro 22 che aveva tutt’ora
G.C.: Si, si ma la pistola del Pacciani, di questo Bruni ce l’ha sempre avuta, non so, l’avrà consegnata forse adesso.
Presidente: Ecco. Senta e con riferimento a quella analoga che avrebbe avuto secondo il Bruni il Pacciani ma il Bruni ne parlava come di una detenzione, da parte del Pacciani, legale o illegale?
G.C.: Questo non glielo posso dire.
Presidente: Il consigliere Polvani le fa una domanda.
Polvani: E’ la stessa di prima. Il Bruni le accennò dei contrasti avuti col Pacciani?
G.C.: Io non le ho mai sentite.
Polvani: Non le ha mai sentite.
G.C.: Cioè in quel momento lì il discorso era questo poi io sono andato via non è che m’interessasse più di tanto.
Polvani: Bene grazie.
G.C.: Prego.
Avvocato Bevacqua: Mi scusi consigliere Polvani lei ribadisce… posso domandare? Lei ribadisce che il discorso nei riguardi, l’ha detto prima, del Pacciani non era un discorso benevolo.
G.C.: Mi scusi, non è un discorso?
A.B.: Cioè dimostrava di avere una certa animosità nei confronti del Pacciani, non era benevolo, l’ha detto prima lei.
P.M.: Animosità…
G.C.: Io non credo…
P.M.: Non credo perchè non l’ha detto.
A.B.: Si può sentire cos’ha detto prima, scusi?
Presidente: Mah, glielo facciamo precisare avvocato
A.B.: Allora basta.
Presidente: Di avercela insomma, di avercela con Pacciani, oppure dimostrava semplicemente…
G.C.: Ecco si a quel punto lì se era veramente lui figuriamoci se uno va a depositare la pistola.
P.M.: Ohooo, ecco cos’ha detto.
Presidente: Se era il responsabile degli omicidi figuriamoci se lui va a consegnare la pistola, il senso mi sembrava
P.M.: Così aveva detto.
A.B.: Veramente… va be’ poi si sentirà…
Presidente: Avvocato vogliamo sentirlo subito? Glielo abbiamo fatto precisare.
G.C.: Ho sbagliato prima, al limite, ma questo voglio dire io.
Presidente: Può andare il signore?
P.M.: Si, nessuna domanda grazie.
Presidente: Grazie, può andare, buongiorno.
Presidente: Proseguiamo signor Pubblico Ministero, chi abbaimo?
P.M.: Si Presidente
A.B.: Ecco Presidente ma su questo punto che si fa? Mi perdoni.
Presidente: Avvocato voi potete contro dedurre prove…
A.B.: No, questo è un teste, questi sono testi che non dicono nulla…
Presidente: Che non dicono nulla
A.B.: No, mi perdoni.
Presidente: C’è naturalmente il teste di riferimento, credo…
A.B.: Quindi io non lo so, teste di riferimento cosa…
P.M.: Dunque io ho fatto notare alla Corte come ho già negli atti un nome e un cognome. Ho incaricato la polizia giudiziaria di identificare completamente questo signore, di verificare lo stato di salute, di vedere innanzitutto se la persona che ha consegnato quella pistola, di Dicomano, è questo qui che fa questo lavoro, nel caso in cui collimasse chiederò alla Corte di sentire questo signore, prima io cos’è che devo fare? Prima verifico, io l’unica verifica che ho potuto fare è quella nelle carte, non credo che in questa fase del processo, molto sinceramente, il P.M. abbia poteri diversi, quindi io ritengo di non avere nessun titolo per sentire questo signore, delego e ho già delegato la Polizia giudiziaria perché lo contatti per vedere se è lui che ha consegnato quella pistola, come sta, se è possibile convocarlo qua, sennò chiederò alla Corte che è tutto l’interesse del P.M sentire questa persona qualunque cosa il signor Bruni venga a dire.
Presidente: le condizioni di salute, vediamo se è possibile farlo venire qui sennò vuol dire che andremo in Mugello, l’avvocato Bevacqua ci farà da guida.

Presidente: Bene, buonasera.
Avvocato Bevacqua: Buonasera Presidente.
P.M.: Buonasera.
Presidente: Dunque vi do qualche notizia migliore per quel che riguarda il condizionamento dell’aula. Ho parlato con l’assessore Giani, domani verrà una ditta specializzata che inizierà ad installare dei condizionatori che dovrebbero abbassare la temperatura dell’interno. Non so quanti giorni ci vorranno…
P.M.: Anche perché è veramente pesante…
Presidente: Pesante…
P.M.: Siamo qui perché lei ha stabilito…
Presidente: Dovre…
P.M.: …anche di pomeriggio ma è difficile…
Presidente: Dovremmo… Questo è ciò che passa il convento, comunque la situazione dovrebbe migliorare, abbiate un po’ di pazienza ancora, domani vengono questi tecnici, io verrò, me ne occuperò anch’io e seguirò da vicino, spero nel giro di pochissimo tempo di ovviare in qualche maniera a questa situazione. Benissimo, possiamo cominciare signor Pubblico Ministero…
P.M.: Si vorrei sentire Trancucci Vincenzo, Presidente.
Presidente: Accompagnatelo, magari se lo accompagnate fin qua questo signore, lo vedo un po’ malfermo.
P.M.: Lo può accompagnare lei?
Presidente: Lo accompagni dottore, le dispiace?
P.M.: Se lo può accompagnare… Lo accompagni pure.
Presidente: Lei è un familiare? Ah, un poliziotto. Lei ritorna dopo ad accompagnarlo, per cortesia, gli da un po’ un aiuto. Bene, questo signore si chiama?
V.T.: Non vedo.
Sig. Romano: Dica come gli dico io. Consapevole…
V.T.: …
Sig. Romano: Ripeta icche gli dico io.
V.T.: Si.
Sig. Romano: Consapevole…
V.T.: Consapevole…
Sig. Romano: …della responsabilità…
V.T.: … della responsabile…
Sig. Romano:…morale e giuridica…
V.T.: …mo… ah…
Sig. Romano:…morale e giuridica…
V.T.: …e giuridica…
Sig. Romano:… che assumo…
V.T.: …che…
Sig. Romano:…con la mia deposizione… mi impegno…
Presidente: Allora si impegna…
Sig. Romano:…tutta la verità e non nascondere nulla…
Presidente: Glielo faccia dire a lui però Romano via…
Sig. Romano: …è a mia conoscenza
Presidente: Ha capito?
V.T.: Va bene ma io…
Presidente: Lei deve dir la verità, non c’è problemi, senta ci…
V.T.: Ma io non mi posso ricordare tutte queste cose! Da tanto tempo che è passato! Se voi me leggete la denuncia ca fatto, davante alla Polizia, alla caserma dei Carabinieri di San Casciano allora…
Presidente: Benissimo senta, senta…
V.T.: Allora posso rispondere!
Presidente: Ci dica il suo nome.
V.T.: Quelli di si e quelli di no
Presidente: Ci dica il suo nome per piacere.
V.T.: Trancucci Vincenzo.
Presidente: Trancucci?
V.T.: Trancucci, Trancucci Vincenzo.
Presidente: 103, numero 103, ecco quando è nato signor Trancucci?
V.T.: Il xx.xx.19xx
Presidente: xx xxxxx 19xx e risiede dove a?
V.T.: Eh?
Presidente: Dove risiede?
V.T.: A Poggibonsi.
Presidente: A Poggibonsi. Benissimo, ah, dov’è nato?
V.T.: A Casarbore.
Presidente: Casarbore.
V.T.: Provincia di Avellino.
Presidente: Benissimo, senta, consente le riprese televisive? O no?
V.T.: Volte si, volte no.
P.M.: Ha capito se vede la televisione, Presidente.
V.T.: Perché io prima dell’8 e vado a letto. Ecco perché non l’accendo.
Presidente: Senta…
V.T.: Eh?
Presidente: All’inizio la possono riprendere? Oppure… O no? A me non m’importa nulla.
V.T.: La delizia? Non ho capito signore.
Presidente: Qui in aula ci sono televisioni e fotografi che se lei vuole la possono riprendere mentre lei depone sennò no.
V.T.: Poi la vedono quegli amici mie che stanno a Poggibonsi.
Presidente: …quindi dico… …le va bene?
V.T.: Per me…
Presidente: Allora va bene.
V.T.: Può anda’ anche bene a questo punto.
Presidente: Va bene.
V.T.: Tanto non è niente di male.
Presidente: Nooo per carità! Anzi, loro sono tutti contenti, va bene, allora per cortesia signor Trancucci, il Pubblico Ministero e poi gli avvocati le vogliono fare qualche domanda, lei risponda per quanto ricorda, se non ricorda vuol dire che il Pubblico Ministero e le altre parti le leggeranno…
V.T.: Io posso rispondere sempre cosa ho detto e sulla denuncia che ho fatto alla caserma… …alla caserma dei carabinieri di San Casciano, con la Pulizia. Io posso quelle parole lì.
Presidente: Va bene.
V.T.: Se devo rispondere ora così…. …e no… non me ricordo tutte quelle che ho dichiarato, capisce?
Presidente: Va be’ lei risponde per quanto può e per quanto ricorda, quando non ricorda le rileggeremo ciò che ha detto. Va bene?
V.T.: Mhmm
Presidente: Allora il Pubblico Ministero, cominciamo con il Pubblico Ministero che le fa qualche domanda.
V.T.: Mhmm
Presidente: Prego.
P.M.: La prima domanda, la più semplice, signor Trancucci, lei conosce il Pacciani?
V.T.: Non ci ho mai mangiato assieme, l’ho conosciuto attraverso la caserma che m’hanno mostrato la fotografia e no me sapea rende’ conto, la fotografia, in due, chi è questo? Chi è quest’altro? E io non sapeva dire.
P.M.: Lei non l’ha mai visto in vita sua?
V.T.: No.
P.M.: Il Pacciani?
V.T.: No di viso no. Allora poi co’ questo, che co’ la Pulizia dissi io:  Ma scusate – dico – non fusse quello che va facenno lu guardone per da li boschi? – Eh, eh – disse – proprio quello – ecco.
P.M.: E lei come mai sapeva che questo signore, che lei vide in fotografia, faceva il guardone nei boschi? Chi glielo aveva detto?
V.T.: Me mnhai avanti io cu la Pulizia.
P.M.: Si si fece avanti lei ma a lei chi glielo aveva detto?
V.T.: La gente, la gente in giro che sapevano, dice: quello va a guardare le coppie dal bosco.
P.M.: Così a lei avevano detto, lei non l’ha mai visto comunque?
Presidente: Direttamente però lei non lo ha mai visto?
V.T.: Direttamente non ci potevo anda’ a presso perché io facevo il lavoro da spazzino a San Casciano, per guadagnare 200 lire in più perché la pensione era poca.
P.M.: Senta una cosa signor Trancucci, lei conosce la signora Sperduto? Maria?
V.T.: La conosco si.
P.M.: Come mai?
V.T.: Come mai, perché s’era messa con me e perché siccome che io non ci ho nessuno e cercava una donnuccia ma purtroppo la cercò se confrontava in da ballo alla festa de’ l’unità di San Casciano…
P.M.: Lei conobbe questa signora…
V.T.: E conobbe questa signora
P.M.: E siete andati ad abitare insieme?
V.T.: Se ne venne con me a Poggibonsi, poi mi lasciò e andu cu uno che si chiama Rebusto…
P.M.: Aspetti, tanto questo, scusi eh, non ci interessa, lei ricorda in che epoca era?
V.T.: Eh… Ora io… Che me recordo?
P.M.: Allora, siete mai stati insieme dalle parti, abitato dalle parti di San Casciano prima di Poggibonsi? Con la Sperduto?
V.T.: Come no
P.M.: Può dire la località esatta?
V.T.: Si, si, si, abbiamo stato in via lì…. quando… come si chiama quella strada? Ora non me lo ricordo comunque ci si va a Chiesanuova.
P.M.: La strada per Chiesanuova.
V.T.: Una casa di contadino.
P.M.: In che periodo?
V.T.: Del marchese… era questa casa del marchese de bagno, mi sembra così si chiama.
P.M.: Era dopo che era morto il marito della signora?
V.T.: Si l’era morto il marito.
P.M.: Lei ricorda allora in che anni eravate?
V.T.: No nun me lo ricordo signor giudici.
P.M.: La signora Sperduto, che lei sappia, conosceva il Pacciani?
V.T.: Se andava col Pacciano?
P.M.: Si, lo sa lei? Se lo sa
V.T.: Senta a me signore e giudice…
P.M.: Gliel’ha detto lei, gliel’ha detto qualcuno, l’ha vista lei…
V.T.: Senta a me signor giudici io pensava d’andare a lavorare però mi deceva che andava a fa’ la spesa a San Casciano perché ci aveva le figliole con noi, andava a fa’ la spesa a San Casciane, se poi andava con questo…
P.M.: Lei non lo sa.
V.T.: Con questo… Pacciane io non lo posso giudicare.
P.M.: Senta una cosa, questo Pacciani lei non l’ha nemmeno mai incontrato per caso?
V.T.: Non ci ho mai parlato
P.M.: No, parlato è una cosa, visto passare, per strada…
V.T.: Mah, secondo me, faccendo la pulizia per strada…
P.M.: Non la Polizia, lei! Non l’ha mai visto per strada
V.T.: Non la conosceva di viso ma secondo me la Pulizia me deceva. Hai visto mai passa’ un Cinqucento bianca c’andava verso gli Scopeti?
P.M.: Esatto, lei l’ha mai vista?
V.T.: Ohooo, però io vedeva ‘sta Cinqucento che andava a Scopeti però che tu vuoi che da dentro vedere la Cinquecento poteve vedere Pacciano, poteve…
P.M.: Come faceva a saperlo?
V.T.: Per primo non lo conosceva, per primo non lo conosceva come facevo ad individuarlo? La Cinquecento si.
P.M.: Però lei non sa chi c’era, quindi…
V.T.: Ohoo ecco signori giudici, proprio così.
P.M.: Benissimo e quindi quando la Polizia le ha chiesto qualcosa di Pacciani lei s’è solo ricordato che qualcuno diceva che era un guardone, niente di più?
V.T.: Ecco, si.
P.M.: Niente di più.
V.T.: Si, si bravo signor giudice.
P.M.: Era un guardone perché però in giro…
V.T.: La diceva… La gente parlavano, dice: quello fa il guardone, guarda le coppie da u bosco.
P.M.: E allora come mai lei ha messo subito in relazione questo discorso della Polizia con questo pacciani che conosceva lei? Perché le è venuto in mente il cognome forse?
V.T.: No, no io non dicetti Pacciani, io dissi: ma fusse quello che va a guardare le coppie dentr a lu bosco? La polizia mi disse: Eh, eh, eh!
P.M.: Mi scusi, mi scusi, lei come fece a capire che era proprio lui e non un altro? Perché lei ne conosceva uno solo?
V.T.: No perché la voce della gente…
P.M.: Gli dava un nome?
V.T.: La voce della gente lo dicevano: Pacciano, Pacciano.
P.M.: Ohooo, ora ho capito, quindi lei sapeva Pacciani, Pacciani come guardone, quando ha sentito dire il nome dalla Polizia dice: Sarà lo stesso! E’ così?
V.T.: E’!
P.M.: Ohoo, ho capito. Senta una cosa, lei quindi il Pacciani, aldilà di questo discorso chiarissimo della Cinquecento che lei non l’ha mai visto di persona, aldilà della Cinquecento…
V.T.: E questa è la verità signor giudice.
P.M.: Ma a noi ci interessa la verità e lei è molto chiaro e ci fa piacere, per caso, o dai discorsi della gente, o perché l’ha visto lei, sa se aveva altri mezzi di trasporto questo signore?
V.T.: Ahaa..
P.M.: Non lo sa.
V.T.: No.
P.M.: Non ho altre domande grazie.

Presidente: Signori avvocati di parte civile avete qualche domanda? Nessuna. Signori difensori?
Avvocato Bevacqua: Si.
Presidente: Prego.
A.B.: Senta signor Trancucci, mi sente?
V.T.: Si.
A.B.: Grazie. Lei sa leggere?
V.T.: La prima solo ho fatto.
A.B.: la prima solo.
V.T.: Ho messo solo la firma per sta in galera.
A.B.: Quindi non sa leggere?
V.T.: Un po’ di firma si, posso metterla.
A.B.: Un po’ di firma si e quindi non sa leggere, benissimo. Dice: come il vento, c’è un film a proposito del vento. Senta, signor Trancucci…
V.T.: Dimme
A.B.: Volevo dirle un’altra cosa…
V.T.: Mhmm.
A.B.: A lei le hanno mostrato diverse fotografie i carabinieri o una sola fotografia?
V.T.: M’hanno… e… ecco signori giudici…
A.B.: No non sono un giudice, io sono…
V.T.: Avvocato!
A.B.: Grazie.
V.T. :Ecco! Senta signore avvocato, due fotografie: una dove resoltava questo Pacciane e un altro che non l’ho conosciute, era vestito di bianco, io questo non l’ho canosciuto proprio.
A.B.: Ma era Pacciani pure questo?
V.T.: Ahaaaa…
A.B.: Non lo so…
V.T.: Quell’altri due… quello messo assiemo, m’è so menato io avanti alla Pulizia di dire fussi quello lì che va a fa lu guardone dal bosc, poi m’hanno mostrato un altro, questo nu lu cunosco.
A.B.: Quindi lei lo conosceva o non lo conosceva Pacciani?
V.T.: Noo
A.B.: Non l’ha mai conosciuto lei Pacciani.
V.T.: No.
A.B.: Allora lei, scusi, lei non l’ha mai conosciuto e le mostrano questa fotografia e le dicono… che cosa le dicono la Polizia?
V.T.: Chi?
A.B.: Lei è andato dalla Polizia o no?
V.T.:
A.B.: È andato lei dalla Polizia?
V.T.: Si, m’hanno mandato a chiama’ a San Cascian, i Carabinieri di San Cascian e ci ho trovato la Polizia, una donna e un uomo. Una poliziotta e un poliziotto co la barba.
A.B.: E che le hanno detto questi signori?
V.T.: M’hanno domandato queste cose. Io che l’ho detto?
A.B.: Che cosa le hanno domandato?
V.T.: Non l’ho domandate, non lo conosceva a questo Pacciano.
A.B.: Quindi lei ha detto e lo dice qui alla Corte che questo Pacciani non lo conosceva?
V.T.: Non lo conoscevo.
A.B.: Non lo ha mai conosciuto?
V.T.: Non ci ho mai parlato con lui.
A.B.: Non lo ha mai conosciuto.
V.T.: No.
A.B.: Lo conferma qui davanti alla Corte che non l’ha mai conosciuto?
V.T.: Certamente. Come faccio a dire che lo conoscevo? Se lo conoscevo…
A.B.: Perché lei avrebbe firmato un documento, cioè un verbale, dove dice non solo che lo conosceva ma che sapeva tante cose di questo Pacciani.
V.T.: Chi io?
V.T.: A.B.: Si.
V.T.: Io non sapeva nulla proprio.
A.B.: Quindi non lo conosceva proprio?
V.T.: Nooo
A.B.: Quindi quello che non ha firmato lei non è vero?
V.T.: Ma lu… i… ma io te lo ripeto…
Presidente: E’ chiaro
V.T.:…e te lo dico un’altra volta che non lo conoscevo…
A.B.: Io sto chiedendo, Presidente.
P.M.: Lo conosceva di vista.
Presidente: Lo conosceva di vista, l’ha detto prima.
P.M.: È, sennò, veramente…
Presidente: Non perdiamo tempo.
P.M.: Il verbale dice questo.
Presidente: Lei non lo conosceva nel senso che…
P.M.: Non ci ha mai mangiato insieme
Presidente: parlo io.
A.B.: Mi scusi Presidente…
Presidente: No, no, avvocato parlo io.
A.B.: Certo.
Presidente: Per il momento lei, cortesemente…
A.B.: Certo, certamente Presidente, mai io sto facendo il mio dovere
Presidente: Questo signor Pacciani lei non lo conosceva, cioè non aveva relazioni di amicizia…
V.T.: No, no, no, no, assolutamente.
Presidente: Però di vista lo conosceva? Sapeva chi era? Fisicamente lo conosceva insomma?
V.T.: Ma sulla voce della gente. Quando la gente dicevano: Quelle Pacciane andava, va, lo guardone ne le bosche, ma io non l’ho visto, lo decevano così. Come quando venne su i giornale… su i giornale ce scrivono una frase allora, su i giornale anche… l’hanno fatto sentire su i giornale, hanno letto il giornale e io dico: ma sarà ‘sto Pacciane? Ecco.
A.B.: Ma chi sarà questo pacciani?
Presidente: Fisicamente lei lo conosceva? Se lo vedeva per strada lo riconosceva? Dice: Quello è il Pacciani! Che poi avesse…
V.T.: No, no, no, no se lo trovavo per strada non lo canosceva proprio.
A.B.: Ohooo, allora, non lo conosceva proprio. Io sono leggermente in imbarazzo, Presidente.
Presidente: Affatto avvocato.
P.M.: Perbacco!
Presidente: C’è il verbale quindi…
P.M.: Noi glielo mostriamo poi chiederemo a chi l’ha fatto se è lecito, come mai ha
Presidente: Io prima avevo registrato: Il Pacciani io lo conoscevo di vista.
P.M.: Anch’io.
A.B.: Comunque questo signore sicuramente non sa leggere…
P.M.: Sa parlare.
A.B.: Sa parlare… Ecco, un’ultima domanda e poi mi cheto, perché qua bisogna chetarsi a questo punto…
Presidente: Avvocato, può parlare ma vede…
A.B.: Presidente, mi scusi, siccome si fa, si discute intorno a certi elementi marginali, io credo, del processo, non è la tattica che io ho voluto adottare e io allora devo difendermi in ordine a queste dicierie, e mi devo difendere…
Presidente: ma qui non si trattava di dicerie ma di sapere se lui fisicamente, il Pacciani, lo riconosceva, lo ravvisava…
A.B.: Ha detto di no.
Presidente: Ha detto di no.
A.B.: Ecco Presidente però, però, però nell’atto…
Presidente: Nel verbale pare che ci sia scritto diverso…
A.B.: C’è tutto, c’è scritto che aveva un motorino, che…
Presidente: Poco fa lui ha detto che lo conosceva di vista.
P.M.: Esatto.
Presidente: Io l’ho registrato.
P.M.: Anch’io l’ho registrato, Presidente, siamo in due, lo può aver registrato anche la Polizia che ha fatto il verbale.
Presidente: Lo può aver registrato erroneamente
A.B.: Va bene.
P.M.: Come la Polizia
A.B.: Adattiamo il discorso…
P.M.: No, non adattiamo proprio nulla.
Presidente: Vada avanti avvocato Bevacqua.
A.B.: Allora, dunque, senta, lei le conosce le Cinquecento?
V.T.: Eh?
Presidente: La Fiat Cinquecento…
A.B.: La conosce la Cinquecento?
Presidente: La macchina, la Cinquecento, la conosce?
V.T.: Ma come fa a conoscer..? Ce ne so tante di Cinquecento, va a conoscere la Cinquecento?
A.B.: Ce ne son tante Cinquecento, ne vedeva passare tante Cinquecento lei?
V.T.: Mah…
Presidente: Fiat Cinquecento ne vedeva passare?
V.T.:È!
A.B.: Va bene, grazie Presidente, non ho altre domande.
Presidente: Se fa il postino…
V.T.: Vedeva passare Cinquecento ma da qui a vedere ‘ndo andavano, dove non andavano e chi c’era dentra e chi non c’era…
A.B.: Bene, grazie Presidente.
Presidente: Bene, bene. Avvocato Fioravanti ha domande lei?
Avvocato Fioravanti: Nessuna domanda a questo punto.
P.M.: Sentiremo poi chi ha fatto il verbale. Nessuna domanda.
A.B.: Che ci dirà?
Presidente: Può andare, può andare signor Trancucci.
P.M.: Ci dirà un sacco di bugie
A.B.: Qualcuna l’ha anche scritta.
V.T.: Arrivederci.
Presidente: L’accompagni per favore.

Presidente: Chi sentiamo Pubblico Ministero?
P.M.: Sentiamo il signor Celli Orlando
Presidente: Celli Orlando. Si accomodi. Consente le riprese televisive?
O.C.: E’ uguale.
Presidente: E’ uguale. Senta signor Celli, vuole leggere quella formula per piacere?
O.C.: Si, consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Benissimo, senta, vuol dare le sue generalità per cortesia al segretario?
O.C.: Celli Orlando, xx.xx.xx, Pelago.
Presidente: E risiede? Dove risiede signor Celli?
O.C.: A Firenze.
Presidente: Risiede a Firenze, benissimo, allora risponda per cortesia alle domande che le fa il Pubblico Ministero e poi dopo gli avvocati.
P.M.: Signor Celli lei dove abita attualmente?
O.C.: In Via Giogoli
P.M.: In Via?
O.C.: Via Giogoli.
P.M.: Giogoli. Quindi in quella via dove nell’83 fu trovato un furgone con i due ragazzi tedeschi uccisi?
O.C.: Si, un pochino più avanti…
P.M.: Un pochino più avanti grosso modo di quanto?
O.C.: Mah, un chilometro.
P.M.: Un chilometro. Lei all’epoca dell’omicidio abitava lì?
O.C.: Si.
P.M.: Ricorda di aver visto o meno qualcosa che l’ha colpito o prima o dopo l’omicidio e che lei ha riferito a suo tempo ai Carabinieri del Galluzzo?
O.C.: Mah niente, io passavo di lì la mattina…
P.M.: La mattina quale? Sempre tutte le mattine?
O.C.: Sabato mattina.
P.M.: Un sabato mattina.
O.C.: Si qui sabato mattina dell’omicidio. Io passavo di lì perché dovevo andare a portare la mamma a riscuotere la pensione alla posta del Galluzzo…
P.M.: lei passò… passò più di una volta?
O.C.: No io ci passavo sempre perché dovevo andare a lavorare al Galluzzo…
P.M.: Quella mattina a che ore ci passò?
O.C.: Mah ora di preciso non me lo ricordo
P.M.: Passò quando andò e al ritorno… all’andata e al ritorno?
O.C.: Si
P.M.: Ecco e cosa…
O.C.: Niente, notai questo furgone lì fermo con lo sportello aperto e con una persona ferma davanti allo sportello
P.M.: Una persona?
O.C.: Una persona si. Però un attimo perché passai con la macchina… sono dieci secondi ma nemmeno…
P.M.: Ebbe in quella frazione di secondo di capire se era un ragazzo, un giovane?
O.C.: No era una persona anziana.
P.M.: Lei ai Carabinieri cercò di descrivere il suo ricordo, ora ce l’ha un ricordo? Come l’ha avuto allora…
O.C.: Mah, ora di preciso non me lo potrei ricordare.
P.M.: Può darsi che lei abbia dichiarato che era un uomo anziano con i capelli bianchi?
O.C.: Si.
P.M.: Questo l’ha dichiarato?
O.C.: Questo si.
P.M.: E che era di corporatura abbastanza robusta?
O.C.: Si.
P.M.: E che era in piedi vicino alla portiera destra della cabina del pulmino?
O.C.: Si.
P.M.: E che la portiera era aperta e lui guardava dentro?
O.C.: Si.
P.M.: Questo…
O.C.: Si.
P.M.: Rispetto a questo ricordo lei ha presente quando furono rinvenuti i cadaveri? Cioè quando si seppe che quel furgone… c’era stato un omicidio? Dopo che l’aveva visto o prima?
O.C.: No io lo seppi la sera quando rientravo a casa, che era successo i che era…
P.M.: Quindi quella mattina non si sapeva ancora nulla?
O.C.: No.
P.M.: E il pulmino era lì?
O.C.: Si.
Presidente: Lui pensa che non se ne sapesse nulla.
O.C.: Il sabato e la mattina, furono trovati la sera e quindi…
O.C.: Si infatti.
Presidente: Non è che lo sa lui.
P.M.: No, no, senta una cosa, però lei poi fece ai Carabinieri una considerazione, la ricorda? Come mai quello non avvertì?
O.C.: Si, quello si.
P.M.: Eh?
O.C.: Si.
P.M.: Bene? Lei fece così, dice: “Mi son sempre chiesto come mai l’individuo da me notato non aveva chiamato la Polizia”.
O.C.: Si, quello si. Questo è sempre rimasto…
P.M.: Il suo dubbio.
O.C.: Si.
P.M.: Come mai questa persona… Questa persona aldilà della descrizione che ci ha fatto lei non è in grado di dire che età poteva avere? Che altezza?
O.C.: No. L’altezza si era abbastanza alto.
P.M.: Cioè?
O.C.: Mah ora non…
P.M.: Non lo sa. Senta una cosa, lei vide se nei pressi c’era o meno un ciclomotore?
O.C.: No quello lo notai dopo un paio di giorni, tornando, sempre, a casa.
P.M.: E com’era questo ciclomotore?
O.C.: Era un Beta
P.M.: Un Beta, cioè?
O.C.: Mah ora la marca…
P.M.: Si, no, la forma?
O.C.: No s..
P.M.: Di quelli, per intendersi, con il serbatoio davanti?
O.C.: Si bravo, davanti, si.
P.M.: Tondo.
O.C.: Si.
Presidente: Com’era? No, un momento
P.M.: Ora, poi gli mostriamo una foto, Presidente.
Presidente: Un Beta, un Beta sa…
O.C.: Si ma io mi ricordo di questo qui perché ce l’aveva un ragazzo che lavorava con me
P.M.: Un ciclomotore 48, non un Ciao per intendersi?
O.C.: No, no, no.
P.M.: Vecchio tipo?
O.C.: Si.
P.M.: Era un ciclomotore in ottime condizioni o le sembrò…
O.C.: Ora…
P.M.: Non se lo ricorda. Il colore per caso se lo…
O.C.: No
P.M.: No?
O.C.: …
P.M.: Non ricorda di aver visto… di aver detto alla Polizia forse anche il colore? No?
O.C.: Ma può darsi ma ora son già…
P.M.: Ho capito però se lei a suo tempo ha detto che era di colore rosso e…
O.C.: Io mi ricordo del serbatoio di colore rosso, poi il resto non…
P.M.: Il serbatoio era rosso, se c’era un portapacchi o qualcosa ricorda?
O.C.: No mi ricordo c’era una corda dietro…
P.M.: Una corda dietro
O.C.: O un nastro, non so che… non posso descriverlo.
P.M.: Senta una cosa, un ciclomotore le è stato poi mostrato dal vivo o in foto?
O.C.: Si.
P.M.: Questo ciclomotore le è sembrato, quello nella foto, quello che poteva essere…
O.C.: Ma la marca era quella lì, però se era quello…
P.M.: Ah beh certo! Certo, certo.
O.C.: La marca era quella.
P.M.: Quello che le fu mostrato era di un altro colore?
O.C.: Si.
P.M.: Ecco. Invece quello che ricorda lei era sul rosso? Almeno il…
O.C.: Il serbatoio, si.
P.M.: Il serbatoio.
Avvocato Fioravanti: Però non lo dice, Presidente scusi un attimo.
P.M.: No ora mi lascia finire.
A.F.: Ma non dice la parola rosso, non l’ha mai detto, lo sta suggerendo, io non lo so…
P.M.: Che cosa mi scusi?
A.F.: La parola “rosso”…
Presidente: Avvocato non posso dire nulla perché io il verbale non ce l’ho.
P.M.: L’ha detto lei, mi scusi allora…
A.F.: Sul colore…
Presidente: Lui ha detto…
P.M.: Col serbatoio rosso.
Presidente: Lui ha detto: non me lo ricordo. Il serbatoio era rosso il resto non me lo ricordo.
O.C.: No adesso non posso dire di che colore era.
P.M.: Benissimo.
O.C.: Il serbatoio era, si , rosso.
P.M.: Lei ricorda se c’era un portapacchi o una corda?
O.C.: Si una corda, non so di preciso…
P.M.: Posso mostrare delle foto al teste, Presidente?
Presidente: Certo. Scusi mi vuol ridire quando lo vide questo motorino?
O.C.: Mah, dopo un paio di giorni, mi rimase impresso perché siccome tornavo casa, lo vidi appoggiato all’incrocio di via Volterrana e Via Giogoli, lì, mi rimase impresso perché, l’ho detto, ce l’aveva un ragazzo che lavorava insieme a me e allora: guarda il motorino uguale… E basta.
P.M.: A chi distanza, mi scusi, dal luo… quando lo vide, dove lo vide lei, era dal luogo del fatto?
O.C.: Mah, un duecento metri.
P.M.: In qualche posizione della strada che lei ricorda?
O.C.: Si appoggia… Siccome lì sulla via Volterrana, dove c’è l’incrocio di via Giogoli, c’è un ingresso della villa, appoggiato a il muro della villa.
P.M.: Può darsi che fosse un motorino di una forma simile a quello della foto? Così?
O.C.: Quella marca lì.
P.M.: Vogliamo mostrare la foto dove si vede la corda per cortesia?
Presidente: Quello è un elastico, non è una corda.
O.C.: Si, insomma ho detto un elastico, corda, un affare di… qualcosa del genere c’era legato però se devo dire era una corda o un elastico no.
P.M.: Se era una corda o un elastico lei non lo ricorda. Senta una cosa, questa è la foto che le è stata mostrata dalla Polizia?
O.C.: Si.
P.M.: Ecco, vorrei far presente alla Corte di controllare nel processo verbale di sequestro, è così com’è stato sequestrato con quell’elastico.
Presidente: Però lei prima non l’aveva visto, prima… Lei dice: l’ho visto dopo un paio di giorni.
O.C.: Si un paio di giorni.
Presidente: Prima no?
O.C.: No.
Presidente: Non c’era prima?
O.C.: No non c’era, non lo posso dire se c’era, non c’era, non l’ho notato.
Presidente: Non l’ha notato.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Dopo un paio di giorni da quando?
O.C.: Da quella mattina lì.
Presidente: Da quella mattina in cui lei era passato?
O.C.: Si, ci poteva esse’ stato messo anche la mattina dopo però io non lo so perché a me mi rimase impresso solo dopo un paio di giorni ecco, notai questo motorino e basta.
Presidente: Signori avvocati? Avvocato Santoni.
Avvocato Santoni Franchetti: L’ha fatta lei Presidente la domanda.
Presidente: Prego?
A.S.: L’ha già fatta lei Presidente la domanda dei due giorni.
Presidente: Ah, va bene, benissimo, signori avvocati di parte civile null’altro? Avvocato Bevacqua.
A.B.: Grazie Presidente. Senta signor Celli lei quante volte è stato interrogato per questa vicenda? Se se lo ricorda.
O.C.: Mi sembra che questa sia la quarta volta.
A.B.: Quarta volta.
O.C.: Si.
A.B.: Oggi è la quarta volta.
O.C.: Si oggi la quarta.
A.B.: La quarta volta però risultano solo due interrogatori…
O.C.: Come due? Al Galluzzo dai Carabinieri, poi a Firenze e questa è la quarta volta.
P.M.: Questa è la terza. Al Galluzzo dai Carabinieri, a Firenze e oggi sono tre.
O.C.: Mah ora…
Presidente: Varie volte.
A.B.: Varie volte,
O.C.: Tre, quattro volte, non lo so.
A.B.: Ecco, lei fu sentito nella immediatezza dell’omicidio?
O.C.: Si.
A.B.:Se lo ricorda, e rese una certa dichiarazione.
O.C.: Si.
A.B.: Che io le leggo, che è un po’ diversa da quella che ha resa invece dopo tanto tempo, dopo diversi anni, perché questa seconda dichiarazione l’ha resa alla squadra mobile SAM esattamente il 29 giugno 1992, bene? Perché le dico, nella prima dichiarazione, quella che lei rende nell’immediatezza del fatto lei assolutamente non ricorda di questo motorino…
O.C.: No.
A.B.: Ohooo, invece questa volta se lo ricorda
O.C.: No io mi ricordo solo… quando mi richiamarono l’ultima volta se c’era qualcosa che avevo notato lì e mi tornò in mente questo motorino perché era un…
A.B.: Si, va bene, però lei nell’immediatezza del fatto ricorda questo e fotografa una certa situazione, bene? Io gliela leggo e lei deve dire, non a me ma a la Corte, se conferma questa circostanza…
Presidente: Allora aveva i ricordi più freschi…
O.C.: Poi fra l’altro è passato diverso tempo e diverse conseguenze sicchè…
Presidente: Ora poi i ricordi sarebbero caldi.
A.B.: “Mi è parso che tutte le portiere del mezzo fossero chiuse ma comunque non vi ho fatto molto caso. Accanto vi era una seconda auto di color bianca, forse una A112 o una Mini in quanto era tagliata dietro e molto larga. A lato vi era un uomo che si stava nuovamente avvicinando a detto furgone” mi è stato copiato male, non so per quale motivo ma veramente lo leggo pochissimo, lo leggo molto male…
P.M.: Prendiamo l’originale.
A.B.: Se me lo da… “…dal furgone parcheggiato a tre metri di distanza. L’uomo dall’apparente età di anni 40/45, molto robusto, capelli radi e forse anche stempiato”, l’ha detto lei.
O.C.: Bianchi.
A.B.: Bianchi non c’è scritto. “indossante un paio di pantaloni chiari” qua non si capisce più nulla…
P.M.: Prendiamo il verbale via!
A.B.: Ecco, ce lo dia, ce lo dia, grazie. “Era alto cm 1 e 75”. Lei ricorda una A112 o comunque una Mini, un uomo 40/45 anni molto robusto, capelli radi, vede i miei?
O.C.: Si. Come lei no, però… Un pochini di più.
A.B.: Un po’ di più radi?
O.C.: No un po’ di più capelli
A.B.: E forse anche stempiato, altezza 1 e 75. Eh? Conferma questa circostanza?
O.C.: Certo.
A.B.: Benissimo. Io se il Pubblico Ministero mi fornisce questo potrei sapere qualche altra cosa.
P.M.: Se mi da due minuti…
A.F.: Non si leggono le copie.
A.B.: Perché molte carte importanti non riesco a leggerle.
A.F.: Non si leggono.
P.M.: Siamo maliziosi a tal punto…
A.F.: Eh si.
A.B.: Non lei certamente, io ho chiesto le copie…
Presidente: Proseguiamo
A.B.: Va bene Presidente. Ecco allora, circostanza che lei Autobianchi… Non sudi perché sudo anch’io…
O.C.: No, no io sudo per altri problemi.
Presidente: Sudiamo tutti, guardi.
A.B.: Sudiamo tutti. E lei ha riferito
O.C.: Io ho altri problemi, per quello non son venuto stamattina.
Presidente: Certo, lo so, lo so.
O.C.: Sudo per quello.
A.B.: Ecco, mi dispiace.
Presidente: Stia assolutamente tranquillo.
A.B.: Senta, questa circostanza dell’Autobianchi lei l’ha riferita per la verità anche alla SAM, vero?
O.C.: Si.
A.B.: Che era un Autobianchi… E’ vero?
O.C.: Si.
P.M.: Menomale.
A.B.: Solo che lei non gliel’ha domandato. Non gli è interessato, a me interessa. Dunque, “Dopo attenta osservazione delle foto dichiara…” perché le hanno fatto vedere questo motorino, parecchio, attenta osservazione, lei si è messo lì parecchio, “…effettivamente il ciclomotore che vedo raffigurato è di tipo uguale a quello che io vidi nella circostanza sopra narrata”
O.C.: Si.
A.B.: Questo ciclomotore, la domanda credo gliel’ha già fatta il signor Presidente, questo ciclomotore lei ha detto che stava a 200 metri circa, 200 metri circa dal furgone.
O.C.: 200/250, si.
A.B.: Ecco, mentre la A112 era molto prossima a questo furgone?
O.C.: Si era sulla strada.
A.B.: Era sulla strada, accanto al furgone.
O.C.: Perché il furgone era nell’interno del campo.
A.B.: E lei espresse l’idea al maresciallo di Galuzzo, che io vedo e non vedo in questo verbale, che quella persona, che aveva questi capelli radi, che aveva questa testa stempiata, il cranio stempiato, che era quaranta/quarantacinquenne e che quindi aveva anche un’altezza di un metro e settantacinque potesse essere il proprietari o il conduttore di quella A112…
O.C.: Quello me lo dissero quando andai lì, dice, si ma questo, a si ho capito era il proprietario della A112 che era un uomo che stava lì vicino.
A.B.: Ah, va bene.
O.C.: Questo me lo dissero loro io…
A.B.: Lo dissero loro. Quindi questa era una persona che stava lì e che glielo dissero.
O.C.: Così dissero loro io non lo conoscevo.
A.B.: Benissimo, grazie, nient’altro.
Presidente: Avvocato Fioravanti ha domande?
A.F.: Nessuna domanda.
Presidente: Bene, possiamo licenziare il teste?
P.M.: Si chiedevo solo se si ricorda chi era questa persona, lei sa il nome di questa persona?
O.C.: No.
P.M.: No, benissimo, lo chiederemo a chi di dovere e vediamo se era lui.
Presidente: Il consigliere Polvani le vuol fare una domanda signor Celli.
Consigliere Polvani: Si ricorda a che ora del mattino vide questa scena con questo signore?
O.C.: Mi ricordo solo che era presto perché stavo portando, insomma, la mamma a riscuotere la pensione per non fare la fila.
C.P.: Ecco, quindi la mattina abbastanza presto.
O.C.: Si, sette e mezzo/otto un affare così, non più tardi.
C.P.: Non più tardi, grazie.
Presidente: Bene, grazie signor Celli può andare, buongiorno, può tornare a casa, arrivederci.
P.M.: Presidente prima di licenziare il teste vorrei sapere se la difesa ha bisogno di quel verbale, in cinque minuti lo procuriamo e così sappiamo se è necessario fare ulteriori domande o se…
Presidente: Ma non credo Pubblico Ministero
A.B.: Se me lo da io lo piglio…
P.M.: Io no ce l’ho.
A.B.: Per toglierci la giacca, Presidente.
Presidente: No, no, no.
A.B.: Io non ho quel verbale. Bene, allora io non ho domande da fare la teste.

P.M.: Sentirei Benvenuti Liliana
Presidente: Si accomodi signora, venga, si accomodi prego, ecco sieda pure lì signora, buonasera, ecco si metta comoda, signora una domanda prima: consente le riprese televisive?
L.B.: Non mi interessa.
Presidente: Ecco non le interessa, benissimo.
L.B.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia dispos… deposizione mi impegno a dire tutta la verità e non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza, grazie.
Presidente: Vuol dare, signora, le sue generalità alla segretaria?
L.B.: Benvenuti Liliana, nata a Vicchio il xx.x febbraio… x febbraio
P.M.: Millenovecentoxxxxxxxx
L.B.: ‘xx, si.
Presidente: x xxxxxxx 19xx, risiede a?
L.B.: A Barberino di Mugello
Presidente: Vuol rispondere, per cortesia, alle domande del Pubblico ministero, signora?
L.B.: Si.
P.M.: Io ho una sola domanda Presidente, i testi di stasera sono su fatti sicuramente marginali e sono numerosi ma le domande sono molto brevi, a meno che i testi non abbiano da dire qualche altra cosa.
Presidente: Prego.
P.M.: Signora Benvenuti, lei è stata interpellata dalla Polizia in merito ad una circostanza…
L.B.: Si
P.M.: E è questa: se per caso lei ha partecipato a una festa dell’uva a Mercatale dove c’era la banda delle majorette di Vicchio…
L.B.: Si.
P.M.: E’ vero?
L.B.: Si io sono uscita fuori a vedere questa manifestazione, poi… si.
P.M.: Ricorda, signora, grosso modo l’anno?
L.B.: Mi sembra nell’83, mi sembra eh… io però non mi ricordo di preciso.
P.M.: Ricorda se a questa festa c’era qualcuno che lei conosceva?
L.B.: Conoscevo…
P.M.: Persone di Mercatale ovviamente…
L.B.: Si.
P.M.: Tra queste persone c’era per caso, se lei lo ricorda, crede o ha visto il signor Pacciani?
L.B.: Si.
P.M.: Anche lui di Mercatale…
L.B.: L’ho visto, così come tanti altri.
P.M.: Certo. Ricorda per caso se lui… non so… offriva da bere a qualcuno?
L.B.: Si, lui andò a prendere del vino a casa sua e offrì da bere alla banda, poi…
P.M.: In questa banda di Vicchio lei conosceva qualcuno?
L.B.: La figliola di una mia cugina e basta perché io manco da Vicchio dal ’47.
P.M.: Ah, ecco, lei è di Vicchio.
L.B.: Si ma io manco da Vicchio dal ‘47
P.M.: C’era la figlia di una sua cugina…
L.B.: Si
P.M.: …che era nella banda?
L.B.: Si.
P.M.: Quindi c’erano diverse ragazze?
L.B.: Si. Si ma io quelle giovani non le conoscevo.
P.M.: Conosceva solo questa figlia di una sua cugina.
L.B.: Si perché…
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Signori avvocati di parte civile? Avvocato Colao.
Avvocato Colao: Senta signora, può precisare come si chiamava questa signorina della banda?
L.B.: Si ma è qui è testimone anche lei… ora il cognome… perché s’è sposata… da ragazza era Arcusi Marzia e da sposata ora non mi viene… Fantoni! No…
P.M.: Sottili, signora.
L.B.: Sottili, Sottili si.
Avvocato Colao: Bene grazie signora.
Presidente: Altre domande signori avvocati? Nessuna? Difensori nessuna. Signora grazie può andare, prego buonasera.
L.B.: Buonasera.

P.M.: Sentiamo Sottili Marzia
Presidente: Si accomodi signora, buonasera, si accomodi prego, legga per cortesia quella formula.
M.S.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Bene, vuol dare le sue generalità signora?
M.S.: Marzia Sottili, nata a Vicchio di Muge… a Firenze il xx.xx.xx
M.S.: Presidente: Residente?
M.S.: A Vicchio di Mugello.
Presidente: Vuol rispondere per cortesia alle domande del Pubblico Ministero?
P.M.: Sempre molto semplici, signorina lei è originaria di Vicchio quindi?
M.S.: Si.
P.M.: Lei ha fatto parte o fa parte della banda di Vicchio?
M.S.: Ho fatto parte dall’80 all’84.
P.M.: Era una banda che girava anche i paesi per le feste?
M.S.: Si.
P.M.: Ricorda di essere mai stata, con la banda, a Mercatale?
M.S.: Si una volta.
P.M.: Ricorda l’anno?
M.S.: No, non mi ricordo se era l’82 o l’83.
P.M.: Che stagione era lo ricorda?
M.S.: Mi sembra di ricordare che fosse la fine dell’estate.
P.M.: Era una festa dell’uva? Può darsi?
M.S.: Si.
P.M.: Senz’altro si. Ricorda se nella banda con lei quante ragazze eravate?
M.S.: Ma, mi sembra, circa una trentina, anche se non sempre tutte eravamo presenti.
P.M.: Quel giorno di cui stiamo parlando con lei c’era Pia Rontini?
M.S.: Mah, io non sono in grado di dire si.
P.M.: Non…
M.S.: No.
P.M.: Qualcuno gliel’ha ricordato che c’era?
M.S.: Si.
P.M.: Chi gliel’ha ricordato?
M.S.: Il personale della Sam poi me l’ha detto.
P.M.: No, mi scusi, il personale della SAM gliel’ha detto dopo, io dico di sue colleghe o qualche ragazza… Ci son le foto per fortuna quindi non ci sono SAM che tengano.
M.S.: Io…
P.M.: Lei non ricorda. Le hanno mostrato delle foto in cui c’era lei e la Pia?
M.S.: Si che io non sono stata in grado di riconoscere però da queste foto.
P.M.: Da queste foto no. Senta una cosa, lei invece conosceva il signor Pacciani?
M.S.: No.
P.M.: Qualcuno le ha detto che c’era il signor Pacciani perché lo conosceva?
M.S.: Ehmm, molto tempo dopo, non nell’occasione.
P.M.: Chi gliel’ha detto?
M.S.: Me l’ha detto la mamma
P.M.: Gliel’ha detto sua mamma…
M.S.: Mia madre che era presente quando noi siamo stati a Mercatale.
P.M.: Era con lei la sua mamma?
M.S.: Non era con me perché io facevo parte del gruppo…
P.M.: Quel giorno lì. E come mai sua mamma conosceva il signor Pacciani?
M.S.: Perché mia madre è originaria di Vicchio, sua cugina, la signora Liliana Benvenuti, è originaria di Vicchio e abitava a Mercatale e quindi erano insieme, mia madre è venuta per far visita alla cugina e gli ha detto che c’era…
P.M.: Che c’era questo signore che era un suo vecchio compaesano di Vicchio.
M.S.: Si.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Signori avvocati di parte civile? Signori difensori?
Avvocato Bevacqua: Senta signorina quante volte è stata sentita dalla SAM?
M.S.: Una.
A.B.: Credo due, no?
M.S.: Ah si, due, due è vero si.
A.B.: Un giorno dopo l’altro?
M.S.: Il giorno dopo si.
A.B.: Uno dopo l’altro.
M.S.: Si uno dopo l’altro, si.
A.B.: Sempre sulle stesse cose, sulle stesse dichiarazioni?
M.S.: Si
A.B.: Sugli stessi tentativi di riconoscimento?
M.S.: Si.
P.M.: Ci sono le foto
A.B.: Siii certo.
Presidente: Va bene.
A.B.: Grazie.
Presidente: Quindi lei c’è stata una volta sola?
M.S.: A Mercatale, che io ricordi, si.
Presidente: Bene, può andare grazie signora, buonasera.
M.S.: Grazie.
P.M.: Giovannetti Monica.
Presidente: Si accomodi signorina, buonasera, prego, vuole leggere per cortesia quella formula?
M.G.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e non a nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.
Presidente: Benissimo, vuol dare per cortesia le generalità al segretario?
M.G.: Giovannetti Monica nata a Firenze il xx/xx/xx.
Presidente: Residente?
M.G.:A Vicchio Mugello, Viale xxxxx xxxxxx.
Presidente: Vuole rispondere alle domande del Pubblico Ministero?
M.G.: Si
Presidente: Prego.
P.M.: Signorina lei è di Vicchio vero?
M.G.: Si.
P.M.: Conosceva la signorina Pia Rontini?
M.G.: Si.
P.M.: E anche una certa signorina Poggiali Elisabetta?
M.G.: Si.
P.M.: Entrambe queste ragazze facevano parte della banda di Vicchio?
M.G.: Si.
P.M.: Anche lei per caso?
M.G.: Si.
P.M.: Le è stata mostrata, anzi no facciamo in un altro modo, lei ricorda di essere stata, se c’è stata, a una festa dell’uva a Mercatale?
M.G.: Io probabilmente ci sono stata.
P.M.: Le è stata mostrata una foto di quella festa?
M.G.: Si.
P.M.: In quella foto c’era la signorina Poggiali Elisabetta? L’ha riconosciuta?
M.G.: Mi sembra di si.
P.M.: E la signorina Pia Rontini?
M.G.: C’è una ragazza bionda, vista da dietro, che sembra sia Pia.
P.M.: Grazie. Lei probabilmente alla Polizia è stata un po’ più sicura, oggi è in dubbio o le sembra la Pia Rontini? Vuole che le rimostro la foto? O non cambierebbe nulla nel suo ricordo?
M.G.: No, è una ragazza bionda con i capelli lunghi quindi quasi sicuramente è lei però ce n’era un’altra di ragazza…
P.M.: Non ricorda come si chiama l’altra così…
M.G.: Laura
P.M.: E di cognome?
M.G.: Materassi
P.M.: Che se non sbaglio è stata citata, perfetto, si, si così lo chiediamo a lei. Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Benissimo, avvocati di parte vicile? Signori difensori?
Avvocato Bevacqua: Si solo così, senta, questa… Lei quanti anni aveva in quella occasione?
M.G.: Io non ricordo se era l’82 o l’83 che siamo andati a Mercatale sinceramente.
A.B.: Aveva sedici o diciassette anni?
M.G.: Eh, son del ’65, si.
A.B.: Senta, lei ha visto… quante eravate di ragazze?
M.G.: Oh.. trenta/trentacinque ragazze.
A.B.: Quante brune e quante bionde?
M.G.: Sinceramente non gli so rispondere.
A.B.: Quindi ce n’era bionde e ce n’era brune?
M.G.: Si ma non bionde… cioè bionde con capelli lisci, come si vedono nella foto, erano due.
A.B.: Due sole eh?
M.G.: La Pia e Laura.
P.M.: Materassi Laura e la Pia Rontini, abbiamo Materassi Laura qui così risolviamo il problema.
A.B.: Mi fa finire di parlare?
P.M.: Si, si, no era per… il caldo è tanto…
A.B.: Si.
P.M.: …se si può evitare l’inutile io le davo una mano.
Presidente: Va bene, va bene…
A.B.: Che sia utile o che sia inutile questo lo devo dire io.
Presidente: Allora le circostanze comunque sono quelle che ha riferito la teste. C’erano queste due ragazze…
A.B.: Ecco, senta…
Presidente: …una la Rontini e l’altra questa Materassi.
A.B.: Senta lei è sicura in quella foto di riconoscersi?
M.G.: Io?
A.B.: Eh..
M.G.: Si.
A.B.: E c’era lei? E il babbo? E c’eravate tutte e due?
M.G.: Si.
A.B.: Va bene nient’altr… nessun altra domanda.
Avvocato Fioravanti: Quante volte è stata sentita… Avvocato Fioravanti… Quante volte è stata sentita dalla Polizia?
M.G.: Una volta
A.F.: Ecco, gli hanno de… gli hanno indicato le foto da riconoscere? Quante foto erano?
M.G.: Mah, ora non me lo ricordo se una o due.
A.F.: In che epoca è stata sentita dalla Polizia?
M.G.: Un anno, un anno e mezzo fa, forse due. Più o meno in questi anni. Grazie
A.F.: Grazie.
Presidente: Altre domande signori? Grazie, può andare signorina, buonasera.
P.M.: Sentirei Giovannetti Renato.
Presidente: Giovannetti Renato. Si accomodi signor Giovannetti, si accomodi pure, legga… gli vogliamo dare quel foglio… Grazie, legga quella formula…
R.G.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza, grazie.
Presidente: Bene, vuol dare le sue generalità per cortesia?
R.G.: Giovannetti Renato nato il xx di xxxxxxx di ’xx, Vicchio.
Presidente: Residente?
R.G.: Vicchio.
Presidente: Vuole rispondere alle domande del Pubblico Ministero?
R.G.: Si.
P.M.: Signor Giovannetti lei ricorda di essere stato alla festa de l’uva di Mercatale una volta con la banda e le majorette di Vicchio?
R.G.: Si.
P.M.: Come mai c’è stato?
R.G.: Perché siamo stati invitati dalla parrocchia
P.M.: Perché lei con questa banda musicale ha qualche rapporto?
R.G.: Si, sono il presidente.
P.M.: Quindi ricorda di essere andato in quell’anno a Mercatale?
R.G.:Nell’83.
P.M.: Ricorda se quel giorno, fra le componenti della banda, c’era sua figlia?
R.G.: Si.
P.M.: Come si chiama sua figlia?
R.G.: Monica.
P.M.: Ricorda se nella banda, quel giorno, fra le componenti, c’era Pia Rontini?
R.G.: Si.
P.M.: Ne è sicuro?
R.G.: Si.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Signori avvocati di parte civile? Avvocato Colao prego.
Avvocato Colao: Signor Giovannetti, scusi, si ricorda lei se vi fu offerto del vino? Da qualcheduno?
R.G.: Mah eh… me lo ricordo perché me l’hanno detto i componenti della banda, i musicanti, però io se gli dovessi dire “si l’hanno offerto” non glielo posso dire, perché a me personalmente non me l’hanno offerto so che alcuni musicanti mi hanno riferito che gliel’avevano offerto.
A.C.: Ma e fra i musicanti c’erano anche maschi o soltanto femmine?
R.G.: No, tutti maschi.
A.C.: No ma io forse mi riferivo alle componenti femminili della banda cioè alle majorette
R.G.: Mah, le majorette penso di no.
A.C.: Ho capito, grazie.
Presidente: Avvocato Fioravanti.
Avvocato Fioravanti: Mi può dire chi era il capobanda?
R.G.: Il capobanda era Bassi Bruno.
A.F.: Non è che fosse Materassi Enzo?
R.G.: No il capobanda era Bassi Bruno, Materassi Enzo era un musicante come tanti altri.
A.F.: Grazie.
Presidente: Bene, può andare signor Giovannetti, buonasera.
R.G.: Buonasera.
Presidente: Proseguiamo
P.M.: Sentirei Materassi Laura allora se c’è.
Presidente: Si accomodi prego signora, buonasera, prego signora si accomodi, vuole leggere per cortesia la formula… grazie.
L.M.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza.
Presidente: Bene, può dare le generalità al segretario per cortesia?
L.M.: Materassi Laura nata a Vicchio il xx.xx.xx
Presidente: Residente?
L.M.: A Vicchio.
Presidente: A Vicchio, benissimo. Vuole rispondere alle domande del Pubblico Ministero? Prego.
P.M.: Signorina lei ha fatto parte della banda musicale, majorette di Vicchio?
L.M.: Si.
P.M.: Ricorda di essere stata col suo gruppo ad una festa dell’uva a Mercatale?
L.M.: Non ho il ricordo chiaro, mi ricordo che abbiamo fatto molte feste… io sono venuta via nell’84 dal gruppo musicale e penso di esserci stata però sicuramente non lo posso dire.
P.M.: Senta, ricorda… lei conosceva Pia Rontini?
L.M.: Si.
P.M.: Aveva i capelli come lei?
L.M.: Si.
P.M.: Ricorda se in una foto che le è stata mostrata di quella festa lei ha riconosciuto la Pia?
L.M.: Si ricordo di aver riconosciuto la Pia per un piccolo particolare.
P.M.: Quale è?
L.M.: La molletta che portava dietro i capelli che io non l’ho mai portata
P.M.: E invece ce l’aveva la Pia
L.M.: E nella foto c’era.
P.M.: Possiamo vedere la foto della festa dell’uva?
Presidente: La vogliamo vedere?
P.M.: E’ della festa dell’uva ci è stata fornita dagli organizzatori alla Polizia giudiziaria.
Presidente: E’ nel fascicolo…
P.M.: E’ nel fascicolo. Per fortuna abbiamo qualche foto sennò avrebbero fatto anche i fotomontaggi quelli della SAM…
Avvocato Bevacqua: Tutto è possibile nel mondo del…
P.M.: Speriamo che questa sia una foto vera
A.B.: Ci sono le spie che spiano gli avvocati…
P.M.: Speriamo che non sia un fotomontaggio avremmo preso un granchio
Presidente: Nella foto… Si volti bene signorina…
L.M.: Si.
Presidente: Signora, così…
A.B.: Non vedo nulla con quella RAI, chiedo scusa…
Avvocato Fioravanti: La RAI un po’ più indietro… se ce le fa vedere…
Presidente: Un attimo solo.
A.B.: Grazie, grazie.
P.M.: Sa chi è quella ragazza di fronte?
L.M.: E’ Monica Giovannetti.
P.M.: L’abbiamo citata? Sennò lo chiediamo a lei. Si, si l’abbiamo sentita, chiedo scusa è quella… abbiamo la conferma
Presidente: Io sono poco fisionomista ma lei peggio…
P.M.: Io ancora meno, si, così mi aiuto con le foto e poi le vedo anche male.
Presidente: Ecco, quindi la ragazza che vediamo di spalle con, diciamo, quella coda…
L.M.: La pinza.
Presidente: Quella pinza rossa, mi pare, vero?
L.M.: Si.
Presidente: Per capelli è la Pia Rontini.
P.M.: Non ho altre domande grazie.
A.B.: Ecco, mi può lasciare la fotografia?
Presidente: Si, lasciamola.
A.B.: Questo è un momento in cui voi non fate… non state… così… sfilando? No? Siete fra tante persone della zona, del luogo… eh? Quindi potrebbe essere quella ragazza… potrebbe essere… una ragazza del luogo, di Montespertoli?
L.M.: No.
A.B.: Perché?
L.M.: Perché praticamente lì, non so, molto probabilmente si stava discutendo di qualcosa del balletto, della festa, non lo so…
A.B.: Però non sono tutte persone della…
L.M.: Ma se lei nota bene, nella foto, la ragazza ha il cordone della mottura
A.B.: Dov’è il cordone?
L.M.: Sulla spalla destra.
A.B.: No, veramente non la vedo.
P.M.: Noi lo vediamo.
L.M.: Io lo noto, sarà che conosco la mottura
A.B.: E scusi, io non lo vedo, lo faccia vedere anche a noi.
P.M.: Lo stiamo vedendo.
L.M.: Si, quello è il cordone della mottura che avevamo sulla spalla.
A.B.: Quella cosa che esce dalla
L.M.: Dalla mano.
Presidente: Da sotto… dal sotto… dalla spallina.
A.B.: Però, ha detto, se lo conferma questo: “Di quella partecipazione del gruppo alla festa dell’uva a Mercatale non sono in grado di fornire ulteriori particolari e cioè sia se ho partecipato io, sia se ha partecipato la Pia Rontini.”
L.M.: Certo perché non è detto che andavo a tutte le manifestazioni. Mi ricordo che in quell’anno abbiamo fatto molte feste però se quel giorno preciso c’ero io non lo posso dire e non posso nemmeno dire se c’era la Pia, comunque quella foto è la Pia.
A.B.: Benissimo, grazie, questo volevo sapere, cioè lei non sa, non può essere sicura se era quel giorno…
L.M.: Se io personalmente… se c’ero io non lo so, la foto, se la foto è di quella festa lì quella è la Pia.
P.M.: E’ di quella festa possiamo stare tranquilli.
A.B.: Va bene, vediamo.
P.M.: E’ in atti le abbiamo viste tutte.
A.B.: Staremo tranquilli.
A.F.: Non c’è scritto.
Presidente: Possiamo mandar via la teste?
P.M.: Si grazie.
Presidente: Può andare grazie buonasera.

P.M.: Sentiamo Materassi Enzo, Presidente.
Presidente: Materassi Enzo. Prego, no, no qua, buonasera signor Materazzi, prego si accomodi guardi su quella sedia lì, stia attento a non inciampare nei fili, si metta pure comodo, senta, consente di essere ripreso dalle telecamere?
E.M.: Son anche bellino.
Presidente: Va bene.
P.M.: Ci vuole Presidente, il caldo è insopportabile.
Presidente: Benissimo allora legga per cortesia quella formula magica.
P.M.: Ci alleggeriamo…
E.M.: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e non a nascondere nulla di quanto è in mia conoscenza.
Presidente: Benissimo, le sue generalità? Come si chiama, dove è nato…
E.M.: Materassi Enzo, nato a Vicchio xx.xx19xx
Presidente: Residente?
E.M.: Vicchio.
Presidente: Residente a Vicchio.
E.M.: Via xxxxxx xx xxxxxx n.xx.
Presidente: Benissimo, senta signor Materassi…
E.M.: Dica.
Presidente: Vuole rispondere alle domande del Pubblico Ministero per cortesia?
E.M.: Volentieri.
Presidente: Prego.
P.M.: Signor Materassi lei ci ha detto è di Vicchio, vero? Lei conosce o ha conosciuto il signor Pacciani?
E.M.: L’ho conosciuto Pacciani quando è uscito dalla carcere verso il ’68 perché prima io non abitavo… abitavo a Vicchio, cioè la mia famiglia, ma io lavoravo a Firenze in Via Gian Paolo Orsini e abitavo in via Chiantigiana 33 dove poi mi sono sposato e poi…
P.M.: E dove l’ha conosciuto il Pacciani?
E.M.: L’ho conosciuto perché mi sembra che abbia fatto qualche quindicina al Comune lì o qualcosa poi dopo quando è andato a casa non l’ho visto più.
P.M.: Qui siamo in anni lontani.
E.M.: Si eh, in quell’epoca lì.
P.M.: Quando lei lavorava al Comune, ha detto?
E.M.: No io penso che lui abbia…
P.M.: …per il Comune.
E.M.: Abbia fatto una quindicina al Comune.
P.M.: Una quindicina cioè quindici giorni di lavoro?
E.M.: Un so, come davano a tutti, vero?
P.M.: E che lavori erano?
E.M.: Quegli che danno i sindaci ora… O spazzare o andare…
P.M.: Senta una cosa, poi l’ha mai più rivisto Pacciani?
E.M.: Si
P.M.: Dove l’ha rivisto?
E.M.: L’ho rivisto a Mercatale.
P.M.: A Mercatale, in che occasione?
E.M.: Nell’83 quando siamo andati a suonare perché io fo parte della Vicchio Folk Band.
P.M.: Ecco e lei lo rivide a Mercatale?
E.M.: Si.
P.M.: E vi parlaste? Vi salutaste?
E.M.: Si, si, si.
P.M.: Ecco.
E.M.: Gli spiego perché.
P.M.: Ecco, ci spieghi perché.
E.M.: Io arrivai a Mercatale e si fece la sfilata poi ci si fermò in una piazza vicino alla chiesa e c’erano dei ragazzi che sentii una persona che disse: Siete di Vicchio? Dice: Si.  Conoscete un certo Cesari Costante? Questo ragazzo dice: No, io non lo conosco. Allora cercarono la persona che in quel momento lì… chi era il più anziano, io ero fra i più anziani, allora s’avvicinò a me e io gli dissi… a quel momento lì lo riconobbi perché domandava anche di Cesare, Gli dico  – Che c’è Pietro? – gli dissi, dice: Ma Costanti Cesare… Anzi disse: Costante i cche fa? – E’ morto. Gli dissi io, purtroppo. Oh, mi dispiace. Disse lui. O quando gli è stato? Io dissi: Non te lo so dire. Perché non me lo ricordavo, come non me lo ricordo neanche ora, la data precisa. E in quel momento lì i ragazzi chiesero: Ma bere un si beve mai? E allora lui rispose: Te lo porto io, stai tranquillo ti porto di’ vino genuino io che non avete mai bevuto. Andò via e dopo dieci minuti boni gli arrivò e ci portò da bere e gli era anche un buon vino.
P.M.: E l’offrì ai presenti.
E.M.: E diede da bere a tutti i musicanti, cioè ai maschi, a noi.
P.M.: Perfetto.
E.M.: Perché le femmine bevan l’acqua, vero?
P.M.: C’erano le femmine o eran già andate via?
E.M.: No lì quando s’arriva e ci si ferma siamo un gruppo però le femmine son molto più avanti di noi, mi capisce?
P.M.: Ho capito. Lei capì o vide se lui aveva o disse qualcosa se aveva assistito alla vostra rappresentazione?
E.M.: …
P.M.: Non disse nulla?
E.M.: No, lui ci diede da bere….
P.M.: Non ol’aveva visto prima, lei lo vide solo dopo?
E.M.: No io lo vidi quando, quando…
P.M.: Si, si dico era dopo la vostra sfilata?
E.M.: La sfilata noi l’avevamo fatta dal pullman a questa piazza, al momento che ci siamo fermati s’aspetta sempre che qualcuno ci dia da bere qualcosa e a quel punto lì fu chiesto da bere da questi ragazzi e lui mentre rispondeva a me disse  ve lo porto io – e onestamente ce lo portò…
P.M.: Non ho capito, scusi, perché non l’ho capito io, la sfilata delle ragazze c’era già stata o no?
E.M.: Si, è! Quando s’arriva si parte dal pullman e si va al posto dove deve venire i valletti eccetera.
P.M.: I balletti però non c’erano ancora stati?
E.M.: Ancora no.
P.M.: Ci furono dopo la bevuta?
E.M.: Si.
P.M.: Lei ha modo di ricordare o ha elementi per ricordare se quel giorno, alla sfilata delle majorette, c’era anche Pia Rontini?
E.M.: Mah, io penso la ci sia stata perchè…
P.M.: Però lei non ha…
E.M.: Perché le c’erano tutte… S’era un bel gruppo a quell’epoca lì, c’era un trentacinque donne e una quaranta cinquina di musicanti, quando s’era al completo e quindi…
P.M.: Lei ci sarà stata ma non ha elementi per dirlo con certezza.
E.M.: Noi si faceva due pullman e cioè: c’è il pullman dei giovani e il pullman di quegli…
P.M.: Meno giovani.
E.M.: Meno giovani da stare un pochino più tranquilli, poi magari si faceva chiasso anche noi… Quindi le majorette….
P.M.: Erano nell’altro pullman
E.M.: …conoscere le conosco tutte purtroppo… ma…
P.M.: Mica purtroppo!
E.M.: Se eran tutte presenti non lo potrei giurare, ecco.
P.M.: Bene, ce lo hanno detto gli altri. Non ho altre domande grazie.
Presidente: Bene, signori avvocati di parte civile? Nessuna domanda, signori difensori dell’imputato?
Avvocato Bevacqua: Si, soltanto così è una…
Presidente: Avvocato Bevacqua prego.
A.B.: Senta, il pullman dei meno giovani come noi stava dietro? Davanti? Dove stava?
E.M.: Avvocato…
A.B.: No, no, no
P.M.: Undici anni fa…
A.B.: Allora gli faccio un’altra domanda.
E.M.: Molte volte è davanti… molte volte…
A.B.: Le volevo dire, quando voi scendete, i meno giovani, quando scendevate andavate a chiedere da bere o no?
E.M.: No. Prima si fa il nostro servizio…
A.B.: Si, si, certo.
E.M.: …si va a prendere i nostri strumenti, ci mettiamo in fila e poi si parte e si va al punto dove si deve fare questa esibizione, facendo la sfilata, e lì il nostro presidente va a portare tutto quello che deve portare, noi s’aspetta quei dieci minuti…
A.B.: La domanda che le volevo fare
E.M.: …un momento di risposto, ecco.
A.B.: Si certo, il ristoro normalmente voi…
E.M.: Ci danno da bere.
A.B.: Ecco ma il vino, la bevanda che normalmente viene usata dai meno giovani penso che sia il vino… Oltre l’acqua, no?
E.M.: Si.
A.B.: Più il vino?
E.M.: Certo, c’è vino e acqua.
A.B.: I giovani preferiscono Coca Cola, altre cose…
E.M.: Eh ma a di molti gli davano acqua.
A.B.: La zona dei meno giovani era quella nella quale sostavano queste persone che bevevano il vino?
E.M.: Si.
A.B.: Ecco, mentre i giovani se ne andavano da un’altra parte a bere l’acqua, qualcosa di più…
E.M.: Si, veniva distribuito in quel modo lì perché ora, in quel caso lì ci ha offerto da bere lui, va bene, sennò arrivava qualcuno lì del consiglio…
A.B.: Del comitato.
E.M.: …del comitato e ce lo davano loro, ha capito?
A.B.: Va bene, grazie. Tanto questo ha un valore così, per ricordare le feste paesane, grazie.
Presidente: Altre domande?
P.M.: Nessun’altra domanda Presidente.
Presidente: Può andare grazie signor Materassi.
P.M.: Presidente faccio Presente che oggi abbiamo sentito 18 testi, il diciannovesimo ho un certificato medico, è qua, che non è potuta venire, il ventesimo non è venuto. Mi sembra, aldilà dell’ora, l’impegno che avevo preso li abbiamo sentiti tutti.
Presidente: Quindi non abbiamo più testi.
P.M.: Non abbiamo nessun’altro teste.
Presidente: Che vuol dire che potevamo sentirne di più.
P.M.: Presidente 20, io…
Presidente: Allora facciamo un programma per la prossima settimana…
A.B.: Oh anche io perché siccome altrove il programma è cosiddetto programmato anche fra difesa e accusa, mi scusi Presidente, se il Pubblico Ministero mi vuole dire che cosa farà la prossima settimana io non mi porterò tutta ‘sta barca di roba dietro…
P.M.: Mi sembra che i testi che rimangono… testi come testi… per fortuna non sono moltissimi quindi è facile capire quali saranno…
A.B.: Ho capito.
P.M.: …tranne quelli nuovi, poi sentirò la Polizia giudiziaria, come testi già indicati, nell’ordine
A.B.: Grazie. Quindi no, volevo domandare, mi scusi Presidente faccio a lei la domanda perché lei, se crede, la rivolga al signor Pubblico Ministero
P.M.: No, no perbacco!
A.B.: I signori tedeschi li sentiremo quando?
P.M.: I signori tedeschi, il P.M., ne ha due soltanto e debbo concordare con la Corte una data se poi ci mettiamo lì col calendario lo possiamo fare con il difensore e con il Presidente, sono da citare.
A.B.: Grazie, anche perché bisogna citarli per tempo, questi sono in ferie…
P.M.: Noi a disposizione per concordare una data che vada bene a tutti.
Presidente: Dunque per il momento ovviamente andiamo alla prossima settimana…
A.B.: Ecco signor Presidente la prossima settimana…
Presidente: …sperando, sperando, appunto, ora non so questi lavori che cosa comporteranno anche perché sicuramente dovranno mettere le mani anche dentro il bunker, questa ditta, quindi sono un po’ così, sul chi va là, nel frattempo certamente andiamo a lunedì, sperando di fare tre udienze consecutive almeno…
A.B.: Va bene.
Presidente: Però, ripeto, c’è questo punto interrogativo e d’altra parte è nell’interesse di tutti a questo punto…
P.M.: Posso convocare lunedì, martedì e mercoledì?
Presidente: In linea di massima direi proprio di si però Pubblico Ministero per cortesia prenda contatto con me domani.
P.M.: Bene, senz’altro.
Presidente: Perché domandi avendo parlato…
P.M.: Aspetto per le citazioni.
Presidente: … con i tecnici del comune e questi di questa ditta avrò idee più chiare sull’agenda dei lavori che d’altra parte come vedete a questo punto sono indifferibili perché qui non ci si sta più.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Quindi detto questo ci aggiorniamo a lunedì 6 giugno alle ore 9:00, disponendo per quella data la traduzione del detenuto, l’udienza è tolta signori, buonasera.

Presidente: Bene, possiamo dare lettura dell’ordinanza che si allega ovviamente al verbale: “La Corte, provvedendo sulla richiesta della difesa dell’imputato, sentite le altre parti, ritenuto che non sono sopravvenute circostanze nuove e diverse rispetto a quelle note al momento in cui la Corte ebbe ad ammettere la testimonianza della Fontani Rosa, che del resto la testimonianza della Fontani non si configura come prova vietata dalla legge, nel contenuto della testimonianza si presenta superfluo e irrilevante in relazione alle circostanze edotte, e per questi motivi respinge la richiesta della difesa dell’imputato”. E allora facciano sedere qui la signora Fontani Rosa.
P.M.: La quale nel frattempo si è sentita male. Succede sempre questo. Ora proviamo a sentirla sa… Mi ha detto proprio ora…
Presidente: Sennò la sentiamo dopo.
P.M.: Esatto. Ora proviamo, Presidente.
A.B.: È una vittoria indiretta della difesa.
P.M.: È una vittoria indiretta, però compromette la salute della signora che ci ha già mandato a suo tempo un certificato. Io ero tutto contento che stamani era venuta.
Presidente: Si sarà sentita male per il caldo.
P.M.: Non lo so io, Presidente. Vediamo, mi ha detto che non è in grado di parlare. Ecco, non acconsente alle riprese innanzi tutto la signora. Non ne vuol sapere.
Presidente: Si è ripresa signora. Si accomodi, sieda lì, signora. Lei non si sente bene naturalmente. È emozionata. Dunque innanzi tutto riprese televisive nessuna, vero? Quindi nessuna ripresa, quindi lei stia tranquilla. No, no, ma non si preoccupi, se vuole un bicchier d’acqua glielo portiamo.
R.F.: No, ho già bevuto.
P.M.: Abbiamo già provato con tutta l’acqua a disposizione del
P.M.: Presidente. È ovvio, come le SAM hanno i mezzi da sbarco il P.M. ha un bicchier d’acqua.
Presidente: Legga questo, signora, non si preoccupi.
R.F.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.
Presidente: Benissimo, lei si chiama Fontani Rosa.
R.F.: Fontani Rosa di Vicchio e io…
Presidente: Nata dove?
R.F.: Nata a Vicchio il XX giugno.
Presidente: Il XX giugno del millenovecento…?
R.F.: Xxxxxx
Presidente: Xxxxxxx. Residente ivi.
R.F.: Vicchio.
Presidente: Ecco, allora, signora, il Pubblico Ministero e poi le altre parti le vogliono fare qualche domanda in relazione ai fatti che lei conosce e che ricorda, speriamo. Nei limiti in cui lei…
P.M.: Signora, innanzi tutto vuole raccontare alla Corte cosa fa lei, che mestiere fa oggi?
R.F.: Io ci ho una piccola trattoria.
Presidente: Ci ha una piccola trattoria.
R.F.: 
P.M.: Dove, signora?
R.F.: A Vicchio, sempre a Vicchio.
P.M.: Da quanto tempo lavora in quella trattoria lei?
R.F.: Una vita, ci sono nata; il nonno, la nonna, il babbo e poi io.
P.M.: Ecco, quindi dobbiamo risalire con lei a fatti del 1951. Lei quanti anni aveva nel 1951?
R.F.: Avevo 16 anni.
P.M.: Ecco, già a 16 anni lei lavorava in questa trattoria?
R.F.: No, no, io non lavoravo. Stavo lì a mangiare, per forza, e poi andavo via a lavorare fuori.
P.M.: Ricorda, signora, di aver conosciuto, all’epoca, il signor Pacciani?
R.F.: Sì, sì, veniva…
P.M.: Veniva in trattoria, già all’epoca, o meglio all’epoca.
R.F.: Sì, sì, veniva a mangiare.
P.M.: Ricorda se nel ’51 lei seppe che era stato arrestato?
R.F.: Sì.
P.M.: Se lo ricorda?
R.F.: Sì.
P.M.: Lo seppe lì in trattoria?
R.F.: Sì, il paese fu il primo, insomma la prima…
Presidente: Era un fatto clamoroso.
R.F.: Ecco, e allora, sa, un paese piccolo e…
P.M.: Ecco, ricorda prima di questo evento, se lei lo ricorda, almeno così ha già riferito, il Pacciani era stato in trattoria?
R.F.: Io l’ho sentito dire dalla nonna. Ecco, io proprio lì non ci stavo.
P.M.: Ecco, lei ha sentito dire dalla sua nonna, quando fu poi arrestato, che il Pacciani era stato lì prima dell’arresto?
R.F.: Sì.
P.M.: Ho capito. E cosa le racc… Lei non lo vide?
R.F.: Ma l’avrò anche visto, ma sa…
P.M.: Ah be’, a 16 anni, pensava fortunatamente per lei ad altro.
Presidente: Sono passati tanti anni.
P.M.: Ecco, ricorda cosa le raccontò la nonna, allora, se lei non l’ha visto.
R.F.: La nonna disse che giovedì facevano sempre la trippa e… a colazione la mattina, poi il giorno mangiavano, e mi ricordo, lei la disse, il giorno dopo, dice: ‘Guarda c’è stato tutto il giorno oggi. Pacciani è stato qui tutto il giorno e ha mangiato’. La disse così. Il giorno dopo, quando si seppe che l’avevano arrestato.
P.M.: Quindi questo, racconto della nonna è relativo al giovedì. Ecco, faccio presente…
R.F.: Questa cosa e basta…
P.M.: … che loro negli atti potranno vedere. Quelli che già anno, quando è avvenuto il fatto e che giorno della settimana era. Lei ricorda quindi che la nonna le disse: ‘Guarda, il Pacciani è stato tutto il giorno da noi’.
R.F.: Sì, ha fatto colazione, poi ha anche mangiato.
P.M.: Si è trattenuto la giornata. E cosa faceva, giocava…
R.F.: Sì, poi giocavano a carte.
P.M.: Giocava a carte. Bevevano?
R.F.: Ma quello io, non c’ero, non lo so io.
P.M.: Non lo sa.
R.F.: Io ho sentito solo queste parole, e basta.
P.M.: Ricorda se…
R.F.: Bere, qualche bicchiere mentre giocano, poi…
P.M.: Sa se era luì che offriva da bere? SESTE Fontani: Non lo so.
P.M.: Non lo ricorda. Io non ho altre domande, grazie.
Presidente: Signori avvocati di parte civile, avete domande? Signori avvocati della difesa.
A.B.: Signora, lei aveva 15 anni non 16.
R.F.: Sì, 16 anni.
A.B.: Che lei è nata nel ’36, questo fatto è del ’51.
R.F.: Sì, 16 anni.
A.B.: E dove andava a lavorare lei a quell’età?
R.F.: Io andavo a lavorare da una signora, a imparare a fare la sarta.
A.B.: Ah, ecco, brava.
R.F.: Però il giorno venivo a mangiare a casa.
A.B.: Veniva a mangiare a casa.
R.F.: Sì.
A.B.: Quindi lei ha sentito soltanto la nonna.
R.F.: Sì.
A.B.: Vide che il Pacciani era rimasto tutto il giorno lì.
R.F.: SI.
A.B.: Ecco, era rimasto lì, aveva mangiato.
R.F.: Aveva mangiato…
A.B.: Non ha sentito altro. Non ha saputo altro?
R.F.: No.
A.B.: La ringrazio, signora.
R.F.: Prego.
Presidente: Nessun’altra domanda? Possiamo mandare via la signora? 
P.M.: Senz’altro, grazie.
Presidente: Bene, signora è libera, ha visto…
R.F.: Grazie.
Presidente: Era molto più semplice di quanto… Tante belle cose, arrivederci. Buongiorno. Allora, vediamo un pochino chi c’è dopo?

P.M.: Sì, Presidente. De Giorgio Amelia.
Presidente: De Giorgio Amelia?
P.M.: Sì, Presidente.
Presidente: La signora De Giorgio Amelia. Si accomodi, signora, buongiorno. Consente alle riprese televisive? No, quindi ci dispiace, signori, ma.. . Vogliamo far leggere alla signora la formula magica?
A.D.G.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.
Presidente: Benissimo, vuol dare le generalità alla signorina, per cortesia?
A.D.G.: Io? Amelia De Giorgio, nata a Xxxxxxxx, il XX/XX/XX.
Presidente: Residente?
A.D.G.: Residente a Xxxxxx, via xxxxxxxx.
Presidente: Vuol rispondere alle domande del Pubblico Ministero per cortesia? Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Signora, lei ha mai abitato a Giogoli?
A.D.G.: Sì.
P.M.: Vuole spiegare dove esattamente e in quale epoca?
A.D.G.: Sì, ho abitato dall’80 all’85 in via Volterrana, 82.
P.M.: Lei sa, o ha saputo, dove è avvenuto, dove è stato ritrovato il furgone dove erano quei giovani tedeschi morti.
A.D.G.: Sì, certo, in via di Giogoli che praticamente è la strada confinante al muro della villa dove abitavo.
P.M.: Quindi il luogo… come lo ha saputo che è avvenuto lì?
A.D.G.: Già… 
P.M.: Abitava lì a quell’epoca?
A.D.G.: Si.
P.M.: Ecco, quindi l’ha saputo il giorno dopo oppure quando ha visto…
A.D.G.: No, una sera quando hanno ritrovato il furgone, perché ritornando a casa in macchina non potevo entrare nel cancello perché c’era la Polizia P.M.: Ecco, quindi l’ha saputo subito.
A.D.G.: Quando l’hanno ritrovato.
P.M.: Certo, certo. O che comunque lì in quel luogo era successo…
A.D.G.: Certo.
P.M.: A me interessava vedere se lei ora aveva ben presente il luogo. Senta, signora…
Presidente: La villa come si chiamava?
A.D.G.: Villa La Sfacciata.
Presidente: La Sfacciata, ecco, aveva un nome particolare.
P.M.: Ricorda, signora, se in quel luogo o nei pressi – poi abbiamo le foto, io gliele mostro e lei vede di indicarmi grossomodo se è quella la zona – se in quel luogo lei ha visto un motorino?
A.D.G.: Ricordo quando i Carabinieri sono venuti a chiederci…
P.M.: All’epoca.
A.D.G.: All’epoca. Sono venuti a chiederci se avevamo sentito qualcosa o visto qualcosa, ci siamo ricordati… anch’io, di aver visto un motorino fermo al cancello della villa, da qualche giorno.
P.M.: E questo cancello quant’è distante dai luogo dove poi era questo furgone?
A.D.G.: Sarà 20 metri.
P.M.: Questo motorino, lei ricorda, ha detto ora nei giorni precedenti, ho capito male? O il giorno preceden…
A.D.G.: No, il giorno che mi hanno chiesto se ho visto qualcosa, mi sono ricordata.. .
P.M.: Di aver visto…
A.D.G.: … di aver visto fermo da due giorni questo motorino. Dopo l’accaduto però, prima non ci pensavo.
P.M.: Benissimo. Però ricorda quando l’aveva visto questo motorino?
A.D.G.: Qualche giorno prima dell’accaduto.
P.M.: Dell’accaduto. E era sempre fermo lì o era un motorino che a volte c’era e a volte non c’era? Oppure lei è passata talmente tante volte che è in grado di dirci questo?
A.B.: Per cortesia, la domanda.
P.M.: Quando l’ha visto, è la domanda, se lo ricorda signora. Lei ha detto: nei giorni precedenti. Io le dicevo, ricorda di averlo visto in qualche occasione oppure è un motorino che lei l’ha visto una volta, poi…
A.B.: La domanda.
Presidente: Ci dica tutto questo che ricorda su questo motorino.
P.M.: Ha visto si fa prima.
A.D.G.: Mi sono ricordata di aver visto un motorino che solitamente non c’è, lì al cancello.
P.M.: Bene, allora, andiamo un attimo per ordine. Possiamo mostrare il luogo alla signora, per vedere…
Presidente: Così capiamo anche noi bene.
P.M.: Si, sì, certo, certo. Ci sono le foto, se loro ricordano, fatte la mattina successiva al ritrovamento, dalla Polizia Giudiziaria quando il moto… chiedo scusa, il furgone era già stato portato via. Mi occorrerebbe una foto… ecco. Signora, ha presente questa zona? Dove c’è la freccia è dov’era il furgone.
A.D.G.: Be’, il muro è quello di casa mia, di dove abitavo.
P.M.: Ecco, perfetto, perfetto, questo volevo… Ampliamo la foto.
Presidente: Quel muro lì sarebbe il muro della villa?
A.D.G.: Sì.
P.M.: Quindi il motorino era, rispetto alla freccia, sulla sinistra?
A.D.G.: A sinistra…
P.M.: Ecco, ora non si vede perché non abbiamo la foto del cancello.
A.D.G.: Più in fondo naturalmente c’è il cancello.
P.M.: Bene, c’era questo motorino. Senta, lei ha la possibilità, ovviamente con il suo ricordo, di vedere cos’ha memorizzato di questo motorino? Che tipo era, se aveva colore…
A.D.G.: Io devo premettere che di motorino non ci capisco nulla.
P.M.: E questa è una premessa, non sono necessarie, ma per noi utilissime per capire…
A.D.G.: Però era un motorino vecchio, questo me lo ricordo.
P.M.: Era un motorino, quindi non un Ciao, per intendersi, questi motorini; uno di quelli un pò’…
A.D.G.: Un motore che aveva i motori davanti, rigonfi.
P.M.: Quindi forse era un serbatoio.
A.D.G.: Eh, si, forse è il serbatoio, non lo so.
P.M.: Senta, le sono state mostrate delle foto dalla Polizia Giudiziaria di motorini. Ricorda?
A.D.G.: Sì.
P.M.: Ecco. Lei ricorda quel motorino che vide, di che colore era?
A.D.G.: Sul colore non sono assolutamente sicura.
P.M.: Era chiaro o scuro?
A.D.G.: Più sullo scuro.
P.M.: Più sullo scuro. Senta, signora, è vero che lei alla Polizia Giudiziaria disse, “Era di un colore rosso sbiadito.”?
A.D.G.: Eh si, sul rosso sbiadito. Scusi.
P.M.: Ha visto che è…
Presidente: Va bene, non lo ricorda…
P.M.: Le vorrei far vedere le foto…
A.D.G.: Sì però anche il insomma, tra tanti colori che mi hanno fatto vedere, penso.
P.M.: Non era bianco, signora?
A.D.G.: Non era bianco.
P.M.: Non era celeste.
A.D.G.: No, mi sembra di no.
P.M.: Bene, allora facciamo vedere alla signora le foto del motorino che le è stato mostrato, come forma e che per la Corte è il motorino sequestrato al signor Pietro Pacciani. Come forma, prescindiamo dal colore, signora, le sono state mostrate queste foto?
A.D.G.: Sì. Ricordo solo questa palla davanti che non so se è il motore, il serbatoio, non so.
P.M.: Mostriamo qualche altra foto, dove sotto quel motorino aveva… Ecco quella sulla destra, c’è un colore.
A.D.G.: Sì, più o meno è di quel colore lì.
P.M.: Quello che si vede sotto.
A.D.G.: Sì.
P.M.: Non ho altre domande.
Presidente: Che foto è questa qui per favore. Che numero è? È la numero 3, rappresenta la forcella del motorino dove è stata…
P.M.: Sequestrato a Pietro Pacciani, ci sono i verbali.
Presidente: Sequestrata al Pacciani dove è stata grattata la vernice superficiale per mettere in evidenza il colore sottostante. La precedente era la foto numero 2, sì.
P.M.: Signora, scusi, un’ultima domanda. Con lei… ha detto c’era qualcun altro che aveva visto questo stesso motorino, o ho capito male?
A.D.G.: Sì.
P.M.: Si ricorda come si chiama?
A.D.G.: Si chiama Pupa Martelli, e Pratesi.
P.M.: Cioè, sono due persone diverse, è un…
A.D.G.: No, sono un uomo e una donna. Pupa Martelli e il signor Pratesi, che ora il nome non me lo ricordo.
P.M.: Il signor Pratesi lei lo riferì alla Polizia Giudiziaria. Questa Pupa Martelli cos’è una donna?
A.D.G.: Sì.
P.M.: Questo non è nel verbale, Pupa Martelli, non c’è.
A.D.G.: Sì, Pupa è il suo… come si chiama.
P.M.: Sì, no, non c’è nessun nome di questo tipo.
A.D.G.: Sì, perché si chiama Sbraci, la signora Sbraci.
P.M.: Però lei non lo disse alla Polizia Giudiziaria.
A.D.G.: Non me l’hanno chiesto.
P.M.: Eh, ma non lo sapevano, signora. Allora, metto in evidenza che c’è questa signora Sbraci, scusi?
A.D.G.: Sbraci Pupa, io la conosco come Pupa.
P.M.: Bene, che vide anche lei questo motorino?
A.D.G.: Sì.
P.M.: Ecco, poi io chiedo di identificare questa signora, perché lo apprendo oggi, mentre Pratesi l’ho convocato. Della signora, dice giustamente la nostra teste, la Polizia non gliel’ha chiesto, ma lo apprendiamo oggi; la Polizia evidentemente non lo , sapeva. Chiedo previa identificazione che tentiamo noi, di sentire anche questa signora, non ho altre domande alla teste.
Presidente: Scusate un attimo, abbiamo identificato bene quella foto dove sarebbe stato appoggiato il motorino contro quel muro ecc. Che foto era? Perché già abbiamo rilievi… molto scarsi; è la numero 1, la foto numero 1, che raffigura il luogo dove ci sarebbe stato questo camper, e sullo sfondo ci sarebbe stato il muro dove sarebbe stato appoggiato il motorino che ha visto.
A.D.G.: Non sul muro, dentro al cancello, vicino al cancello…
Presidente: Signora, abbiamo dei rilievi che chiamare indecenti è poco, perché capito io…
P.M.: Vicino a quel muro c’era un cancello e vicino…
A.B.: No, questo lo vedremo, perché vicino a quel muro non c’è niente.
P.M.: Facciamolo dire alla signora.
A.D.G.: Io ho parlato, all’ingresso del cancello…
P.M.: Mi scusi, abbiamo per fortuna la teste che ce lo racconta lei, quindi le foto le facciano se è necessario, quindi…
Presidente: E, le facciano, facciamole…
P.M.: Benissimo, la signora ci racconta che la sua villa, o dove abita, aveva un cancello, mi sembra una cosa cosi naturale…
A.D.G.: Sì, però la villa, la villa è in Via Volterrana, 82; la via dove è successa questa cosa è via di Giogoli. per cui non può essere lo stesso ubicato lì, se fosse stato attaccato al muro sarebbe stata Via di Giogoli… invece è al cancello, per cui è via Volterrana, 82.
P.M.: Bene, perfetto, noi la facciamo fotografare se necessario la signora.. .
Presidente: Però io credo che sarebbe una cosa opportuna per tutti…
P.M.: Però, Presidente, la signora, ricordo, a me stesso ha detto a venti metri da lì, ho capito bene?
A.D.G.: Devi girare l’angolo e tutto…
P.M.: Bene, bene
Presidente: Allora qui se ci si fornissero almeno…
P.M.: Noi le forniremo tutte le foto necessarie del luogo, bene?
Presidente: Delle foto necessarie, magari la signora gentilmente.
P.M.: La signora se sarà così gentile la facciamo tornare. Non ho altre domande al momento
Presidente: Avvocato…
P.M.: Scusi, la domanda era quella, la persona di cui fa il nome oggi, che avrebbe visto, se non ho capito male si chiama Pupa Martelli Sbraci?
A.D.G.: Sì.
P.M.: Ci ha, ha qualche altro dato per identificarla meglio, dove abita?
A.D.G.: È la proprietaria della Villa Sfacciata.
P.M.: Perfetto, grazie. 

Presidente: Avvocato Santoni-Franchetti, prego.
A.S.F.: Signora, io non ho capito una cosa. Lei ha detto, ho visto – testualmente – il motorino per parecchi giorni prima – testualmente – . Ecco, io vorrei capire se l’ha visto esattamente, più o meno logicamente, prima di quello, dell’omicidio. La notte dell’omicidio che lei si ricorderà, dopo e se possibilmente li può quantificare questi giorni quanti sono.
A.D.G.: Quando mi è stata fatta la domanda dai Carabinieri, quindi dopo l’accaduto, il motorino non c’era più naturalmente, non c’era..
A.S.F.: Certo.
A.D.G.: Ecco, e ricordo di aver visto il motorino qualche giorno prima dell’accaduto.
A.S.F.: Quindi lei l’ha visto qualche giorno prima, per parecchi giorni dopo.
A.D.G.: No, no.
A.S.F.: Il giorno dopo l’omicidio non l’ha più visto?
A.D.G.: Non c’era più.
A.S.F.: Non l’ha più visto, non c’era più evidentemente.
A.D.G.: Non c’era più, perché c’erano anche i Carabinieri, l’avrebbero visto, cioè..
A.S.F.: Un’altra domanda. Lei è vicino, cioè dorme, la notte dell’omicidio era presente nella villa?
A.D.G.: Penso di si, si.
A.S.F.: Ecco, lei non ha sentito…
A.D.G.: Nulla, nulla.
A.S.F.: A parte che glielo avranno chiesto – non risulta però dal verbale – non ha sentito colpi di pistola, nulla?
A.D.G.: No, no. Ma questa villa come potrà vedere è una villa grandissima, per cui i suoni, cioè i rumori non è che si sentano cosi…
A.S.F.: Non si sentono chiaramente. Una sola cosa, lei conosce la zona dove era ovviamente il camper di questi ragazzi tedeschi?
A.D.G.: Sì.
A.S.F.: Aveva notato anche questo camper?
A.D.G.: No.
A.S.F.: Lei non l’aveva visto nei giorni…
A.D.G.: No io l’ho visto la sera del ritrovamento perché, ritornavo a casa verso le undici e non potevo entrare nel cancello, perché c’era la Polizia, quindi ho visto, quando hanno portato via il furgone, c’era il Vigna, c’era tutta questa gente, insomma.
A.S.F.: Certo.
A.D.G.: Ma il giorno prima non l’ho vista, perché non è la strada che io faccio normalmente, perché viene dopo la casa mia.
A.S.F.: Oh, quindi non l’aveva visto semplicemente perché non era passata da quella strada..
A.D.G.: Certo.
A.S.F.: Altre volte ci sarà passata ovviamente. Ha visto la sera se c’erano normalmente macchine di coppiette, uno o più macchine di coppiette?
A.D.G.: No, no.
A.S.F.: Lei non ha visto macchine, persone che facevano imboscate, diciamo, in quella zona?
A.D.G.: No, no.
A.S.F.: La ringrazio.
Presidente: Avvocato Colao, prego.
A.C.: Signora, scusi, ritornando al motorino, se questo era appoggiato al cancello o al muro vicino al cancello? Come si ricorda lei? E lei io notava quando usciva ed entrava dal cancello?
A.D.G.: Io lo notavo entrando dal cancello.
A.C.: Quante volte l’avrà notato?
A.D.G.: È quel vedere quando una cosa non ti interessa, le cose non è che proprio le stai a guardare, e quindi poi ti viene in mente, dici, si è vero c’era un motorino, ma non posso dirle, descriverlo, perché non sono curiosa a dire…
A.C.: No, ma io le chiedo quanto? Una, due, tre, quattro?
A.D.G.: Non lo so, dipende da quante volte sono uscita da casa, ma manco lo ricordo.
A.C.: Esprima un concetto.
Presidente: Avvocato! Qualche volta.
A.D.G.: L’avrò visto, che ne so, se più o meno ci sarà stato da due giorni l’avrò visto tre, quattro volte.
Presidente: Via, la signora, il concetto è chiaro, non può tirare a indovinare. Altre domande, signori? Signori Avvocati difensori.
A.B.: Senta, signora, lei è stata sentita anche nell’83?
A.D.G.: Scusi?
A.B.: Lei è stata sentita nell’83?
A.D.G.: Solo dai Carabinieri del Galluzzo che sono venuti lì.
A.B.: Ha reso qualche dichiarazione?
A.D.G.: Ho detto…
A.B.: Ha firmato qualche verbale?
A.D.G.: Mi sembra di no, c’era…
A.B.: Di no, quindi è stata sentita cosi, informalmente, oh! Lei ha detto ora quando è stata sentita invece dai Carabinieri di, anzi non dai Carabinieri, dal Dottor Perugini, se lo ricorda?
A.D.G.: Sì.
A.B.: È stata sentita il 30 Giugno del ’92, se lo ricorda?
A.D.G.: Sì.
A.B.: Mi dice come sono arrivati a lei? A parte sono arrivati in macchina, penso, ma come mai, è stata lei ad andare dai signori della Questura o…
A.D.G.: No, appunto, non lo so.
A.B.: Quindi lei non sapeva…
A.D.G.: Sono stata chiamata telefonicamente, e mi hanno detto di andare in Questura per questo fatto qua.
A.B.: E che domande le hanno fatto esattamente, su che cosa, sugli spari, su che cosa?
A.D.G.: Mi hanno fatto appunto domande di riferimento al motorino
A.B.: Ah, solo al motorino, non sugli spari, se avesse sentito gli spari?
A.D.G.: No, no, solo sul motorino.
A.B.: Solo sul motorino, oh. Senta, oh, e lei ha detto questo, io glielo ricordo, mi permetto di ricordarglielo.
A.D.G.: Sì.
A.B.: “Ricordo che all’epoca dissi quello che mi appresto a dire a voi ora, e cioè che mi pareva di ricordare, le sembrava…
A.D.G.: Sì, sì sì.
A.B.: … di ricordare di aver notato, e con me il signor Pratesi, che ho visto testé uscire da questa stanza, un ciclomotore appoggiato per qualche tempo, per qualche tempo…
A.D.G.: E si, non saprei…
A.B.: … per qualche tempo vicino al cancello della Villa La Sfacciata, in particolare in epoca prossima al duplice omicidio”. Ecco, qualche tempo è un dato temporale, di larghezza, diciamo così, qualche tempo, quanto? Una settimana, un mese, due giorni, tre giorni…
A.D.G.: Ho, non tanti giorni comunque prima dell’accaduto.
A.B.: Ecco, è vicino, in epoca prossima che vuol dire? una settimana, due settimane, un giorno, due giorni, quattro giorni, non lo sa?
A.D.G.: Qualche giorno prima dell’accaduto.
A.B.: Qualche giorno prima, benissimo. Dunque questo motorino era scalcagnato e, molte scalcagnato?
A.D.G.: Sì, sono mie parole, sì, è vero.
A.B.: Queste sono parole sue, no? E poi le fanno, le mostrano diverse fotografie…
A.D.G.: Sì.
A.B.: Di un motorino color giallo e bleu, addirittura quattro di uno stesso motorino, cioè non le mostrano quattro motorini, le mostrano un solito motorino con tante fotografie. Se lo ricorda? Lo dice lei. “Vengono mostrate alla teste quattro fotografie di un motorino – quindi un motorino visto da tutte le parti – di color giallo e bleu, e la teste viene invitata a rispondere se ravvisi delle similitudini fra il ciclomotore fotografato – quello che le mostrano – e quello che essa vide nella circostanza sopra descritta. La teste risponde – è lei che risponde – ‘non sono mai stata una buona osservatrice, ma debbo dire che per forma il ciclomotore che voi mi mostrate potrebbe avvicinarsi a quello da me intravisto in quella circostanza'”.
A.D.G.: È cosi.
A.B.: Però le mostrarono solo una fotografia…
A.D.G.: Prima mi sembra, prima mi hanno mostrato varie fotografie di vari motorini, di tanti tipi di motorino…
A.B.: Questo non risulta al verbale, signora.
A.D.G.: Non l’ho scritto io.
A.B.: È stata lei a dire, no, scusi, signora, glielo preciso: è stata lei a dire che non era, poteva non essere un ciao, va bene? Ha detto che era, non ricordo, dove “un magistrato di cui non ricordo mi mostrò diverse foto di ciclomotori di varie marche…”
A.D.G.: Ecco.
A.B.: Ma non loro, non loro..
A.D.G.: Varie marche, ma infatti.
A.B.: Ecco “che io non riconobbi in alcune dei miei conoscenti – evidentemente motorini – Ricordo che all’epoca dissi quello che mi appresto a dire ora, cioè che mi pareva di ricordare di aver notato” eccetera, eccetera, “Fu allora che mi fu portato non so da chi, quale era…”
A.D.G.: Dal Perugi, dal Perugini.
A.B.: Ah, ecco, però lei dice che questo motorino poteva avvicinarsi…
A.D.G.: Sì, perché io non li riconosco.
A.B.: Non lo riconosce, va bene nessun’altra domanda signora.
Presidente: Avvocato Fioravanti, ha domande? 
A.F.: Nessuna domanda.
Presidente: Senta, signora, è sicura che… lei da quanto tempo abitava in quella villa, mi perdoni?
A.D.G.: Dall’80 all’85.
Presidente: All’85. È sicuro che in quella piazzola dove venne commesso l’omicidio non ci sostavano a volte macchine, persone?
A.D.G.: Non, tutte le volte che sono passata da quella strada non ne ho mai viste.
Presidente: Ordinariamente a che ora rientrava lei?
A.D.G.: Di giorno.
Presidente: Di notte c’è mai passata?
A.D.G.: No, perché è una strada che porta…
Presidente: Mi pare di ricordare – ora non ho l’album fotografico qui – da quelle poche foto che abbiamo, che poco più in là di questa piazzola c’è un’altra, o piazzola o varco nel bosco con una catena.
A.D.G.: Un’altra piazzola?
Presidente: C’è un’altra o piazzola o un varco nel bosco con una catena.
A.D.G.: Un’altra piazzola…
Presidente: C’è un’altra piazzola o un varco o un ingresso nel bosco con una catena, sbarrata con una catena, se lo ricorda questo particolare? Come se si volesse impedire a persone di entrare con dei mezzi. Non lo ricorda, va bene. Altre domande? 
A.S.F.: Sì, Presidente, una sola.
Presidente: Lei?
A.B.: S’. Vive sola in questa villa, signora?
A.D.G.: No. Vivevo poi.
Presidente: Viveva.
A.S.F.: Viveva a quel tempo sola?
A.D.G.: No. 
A.S.F.: C’erano altre persone, aveva una villa molto grande.
A.D.G.: Sì.
A.S.F.: Era abitata da altre persone, quante?
A.D.G.: Certo. 
A.S.F.: Da quante persone?
A.D.G.: Da due famiglie. 
A.S.F.: Da due famiglie?
A.D.G.: Sì. 
A.S.F.: Ma che lei sappia, queste persone avevano notato il motorino, ci aveva parlato con queste persone?
A.D.G.: Il giorno, ripeto, il giorno…
A.S.F.: Qui non ho trovato verbali di altre persero interrogate…
A.D.G.: Sì, il signor Pratesi…
A.S.F.: Pratesi lo so, signora, c’è, però se vivevano due famiglie c’erano molte persone!
A.D.G.: Sì, ma io facevo parte di una famiglia…
A.S.F.: Lo so, se per caso fra l’altro…
A.D.G.: E la Pupa Martelli faceva parte dell’altra famiglia; e il signor Pratesi era un uomo che curava i campi, le cose di casa.
A.S.F.: Mi scusi, signora, si ricorda insomma quante persone potevano essere tutte quelle che abitavano questo palazzo, questa villa?
A.D.G.: Potevano essere, due domestici, questo, questo Pratesi, quindi tre di una famiglia e tre di un’altra famiglia.
A.S.F.: La ringrazio, signora, nessun’altra domanda.
Presidente: Può andare, signora, grazie, buongiorno. 
P.M.: Presidente, una istanza ovviamente: trattandosi quindi di fatto non noto che né il P.M. né la Polizia Giudiziaria potevano sapere prima, perché giustamente la signora dice ‘non me l’avete chiesto’, però solo oggi la signora ci ha fatto questo nome, chiedo che, previa identificazione, sia ammessa la testimonianza della signora Pupa Martelli Sbraci. Chiedo anche cinque minuti di interruzione perché alcuni dei testi sul punto non sono ancora arrivati, sono convocati per le 11.30, vediamo se arrivano. Altrimenti ne ho altri eh, però preferivo finire l’argomento. Cinque minuti soltanto…
Presidente: Cinque minuti di sospensione.
P.M.: … verifico soltanto se non vengono o se sono solo in ritardo, grazie.
Presidente: Su questa istanza di ammissioni, signori, per favore, silenzio, restate tutti fermi.
A.B.: Naturalmente si oppone la difesa, Presidente.
Presidente: La difesa allo stato formula opposizione, e si associano le parti civili.
P.M.: Ah, chiedo scusa, Presidente, io ho già dato disposizioni per fare le foto; ovviamente chiedo, appena sono pronte le foto, di risentire la signora, la teste che abbiamo sentito oggi, sul punto della localizzazione del cancello.
Presidente: Certamente, allora cinque minuti di sospensione.

Presidente: Relativamente alla teste Sbraci Martelli, se non ricordo male la Corte, ritenuto che trattasi di teste di riferimento indicata dalla teste precedente, (i telefonini spegniamoli), che sarebbe a conoscenza dei fatti su cui la teste Di Giorgio ha deposto, ne ammette la testimonianza poi il Pubblico Ministero…
P.M.: Va identificata, quindi proviamo a identificarla noi.
Presidente: … vaglierà compiutamente, e se crede la porterà. Vogliamo andare avanti nel frattempo?
P.M.: Sì, Presidente. Chiedo di sentire Fantappiè Nicoletta; ah no, Battoli Tiziana. È uguale, chiedo scusa.
Presidente: Si accomodi, signora, per cortesia. Battoli, vero? Sieda, prego, si accomodi. Signora, consente le riprese televisive?
T.B.: No, no.
Presidente: Allora anche la signora… Vuole leggere quella formula nel frattempo?
T.B.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.
Presidente: Vuole darci le sue generalità, signora? Dove sta, dove abita?
T.B.: Battoli Tiziana, residente a Xxxxxxxxxxx
Presidente: Nata?
T.B.: Il XX/XX/XX.
Presidente: Ecco, risponda, prego, alle domande del Pubblico Ministero.
P.M.: Signorina, innanzi tutto lei dove abita?
T.B.: A Cerbaia Val di Pesa.
P.M.: Cerbaia. Senta, lei conosce o ha conosciuto il signor Pacciani, di vista, di…?
T.B.: Lo conosco di vista, cosi, ma…
P.M.: Non ci parla insomma. Sa chi è, ecco. Sapeva chi, è indipendentemente da averlo visto qui in aula.
T.B.: Esatto.
P.M.: Come compaesano a largo raggio.
T.B.: Sì, sì.
P.M.: Lei ricorda di averlo mai visto in località Crespello?
T.B.: No, io l’ho visto solamente una volta che s’era a far footing…
P.M.: Lo racconti per bene, anche se era un footing per noi è importante.
T.B.: Sì ero a fare footing nella zona, vicino Crespello, nel Pian di Melagrano, e nulla, passeggiando per la viottola, mentre si passeggiava, seduto sul ciglio della strada, mentre si passava, c’era il Pietro Pacciani.
P.M.: Si ricorda che ore erano e che giorni erano? Era di notte, era di giorno?
T.B.: Di giorno, verso le 3.00, 3.30, ora non mi ricordo né il giorno preciso, né l’ora precisa; però era verso le 3.30 del pomeriggio.
P.M.: Senta, ricorda in che anno eravamo?
T.B.: Senta, due anni fa…
P.M.: Ecco nel ’92.
T.B.: Esatto.
P.M.: Ricorda se era primavera?
T.B.: Verso la fine di aprile.
P.M.: Perfetto. L’ha visto sul ciglio della strada, e cosa faceva? Si riposava, stava seduto?
T.B.: Si, era seduto, io non ho visto niente…
P.M.: Era solo?
T.B.: Solo, solo.
P.M.: Completamente solo, la moglie non c’era?
T.B.: La moglie era dall’altra parte della strada che stava raccogliendo fiori, erba, non so, qualcosa…
P.M.: Ci parlò, le disse qualcosa il signor Pacciani?
T.B.: Mentre si passava ci disse, ‘bambine, che correte?’. ‘Eh, si’, gli si rispose noi, e basta.
P.M.: Normale?
T.B.: Normale.
P.M.: Ecco, questa località che io ho creduto di capire era a Crespello, invece me lo vuol, cioè Crespello, tenga presente che io non lo so con la precisione, Crespello cos’è? una località particolare, una frazione…
T.B.: Crespello si dice, cioè prima di arrivare in paese, a Mercatale, c’è una strada e vien chiamata Crespello.
P.M.: Ecco. E il posto dove dice lei, da questo punto che vien chiamato Crespello, quanto può essere distante?
T.B.: Ma poco, neanche un chilometro, pochissimo, è il bosco prima di arrivare in paese.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
Presidente: Signori Avvocati parte civile?
A.B.: Nessuna domanda la difesa. Credo che sia consentito mettersi a sedere, con la moglie di là; non ha toccato seni, non ha toccato nulla!
Presidente: Va bene. Non c’è altro, signora, può andare.
P.M.: Era solo il PM che voleva mettere in evidenza l’epoca, aprile del ’92? Dico bene?
T.B.: Sì, a me sembra, ora io non ricordo di preciso perché non ci avevo pensato a questo fatto.
Presidente: Lei lo ricorda così, in aprile ’92.
T.B.: Fine aprile.
Presidente: Fine aprile ’92.
T.B.: Sì.
Presidente: E cosi abbiamo registrato, può andare signora, grazie.

P.M.: Sentiamo Fantappiè Nicoletta.
Presidente: Fantappiè Nicoletta. Prego, signora, signorina, anzi. Si accomodi, prego. Consente la ripresa televisiva?
Presidente: No. Signori, mi dispiace oggi vi va male, ma la signorina non va né ripresa, né fotografata. Legga, per cortesia, quella formula.
N.F.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, ni impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.
Presidente: Le sue generalità, signorina?
N.F.: Mi chiamo Nicoletta Fantappiè Lumachi, nata a Xxxxxx il XX/XX/XX.
Presidente: Residente? 
N.F.: San Casciano.
Presidente: Residente a San Casciano, San Casciano o frazione?
N.F.: Frazione Xxxxxxx.
Presidente: Xxxxxxxx. Vuol rispondere alle domande del Pubblico Ministero?
P.M.: Signora, lei da quanto abita a San Casciano? 
N.F.: Dalla nascita. Son nata a Firenze, ma poi ho sempre…
P.M.: È sempre stata lì. Conosce di vista o di persona il signor Pacciani Pietro?
N.F.: No, l’ho visto solo una volta.
P.M.: Allora ci dice dove l’ha visto?
N.F.: L’ho visto nel bosco di Mercatale, alla Biscondola.
P.M.: Ci vuole spiegare in quale occasione, in quale circostanza?
N.F.: Ero con un amica…
P.M.: La sua amica, mi scusi?
N.F.: Battoli Tiziana. Un pomeriggio sul presto verso le 15.30, 16.00 stavamo facendo footing…
P.M.: Si ricorda in che epoca siamo?
N.F.: Due anni fa, non mi ricordo…
P.M.: Era a primavera, era nel mese di aprile?
N.F.: Aprile.
P.M.: Bene.
N.F.: Mi ricordo che era quattro giorni prima che fosse fatta la perquisizione a casa del Pacciani.
P.M.: Oh, era molto importante per noi sapere questo.
A.B.: E lo sapevo.
Presidente: Avvocato!
P.M.: Mi ero messo d’accordo con la teste cinque minuti fa per farle dire il falso!
Presidente: Lei ricorda esattamente questo particolare?
N.F.: Sì, quattro, cinque giorni prima.
Presidente: Quattro cinque giorni prima. Vede, poteva essere anche cinque. Prego.
P.M.: Ricorda in quale circostanza vide Pacciani? Cosa stava facendo e perché, se non lo conosce, seppe che era Pacciani?
N.F.: Me lo disse la mia amica mentre stavamo correndo, era seduto.
P.M.: E cosa stava facendo, ricorda?
N.F.: No, era seduto sulla strada.
P.M.: Ricorda se ci parlò, se lui parlò con voi? 
N.F.: Ci salutò; noi non ci parlammo.
P.M.: Per caso avete, almeno lei, detto ai Carabinieri che – almeno le leggo il verbale – era piegate, stando seduto, era intento a far qualcosa con le mani? Non so, poteva fare cosi eh, le chiedo a lei…
N.F.: Teneva le mani in mezzo alle gambe, movendole.
P.M.: Non è che era piegato…
Presidente: La domanda, per cortesia.
P.M.: Cosa stava facendo con le mani.
N.F.: No.
P.M.: Benissimo, non ricorda altro. Non ho altre domande. Ah no, scusi, c’era la moglie, oppure una signora, era solo?
N.F.: Sì, questa amica mi indicò anche la moglie.
P.M.: Era nei pressi?
N.F.: Sì, dall’altra parte della strada.
P.M.: Bene, grazie, non ho domande, non ho altre domande.
Presidente: Signori Avvocati di parte civile? 
Avvocato: Solo una, ha notato la moglie cosa stava facendo?
N.F.: Io vidi una persona femminile piegata, probabilmente non so se coglieva dei fiori, non so, era distante era molto distante. 
Avvocato: Però è un’intuizione questa di dire se coglieva dei fiori..
A.B.: La domanda anche a lei, scusi, Avvocato. 
Avvocato: Torno a ripetere, lei può escludere che la signora…
A.B.: La domanda, Avvocato!
Presidente: Avvocato, gliela lasci fare!
A.B.: ‘Può escudere’ già è qualche cosa di diverso. 
Avvocato: Può escludere che la signora stesse facendo una cosa diversa dal cogliere i fiori?
N.F.: Non lo so io…
Presidente: Mi sembra che abbia detto veramente, ‘era chinata, non so cosa facesse, forse coglieva i fiori ‘, ma è un ‘ idea sua poteva fare anche qualcos’altro.
N.F.: Sì, era primavera, sa…
Presidente: Quindi non lo sa la signora. 
Avvocato: Grazie.
Presidente: Era solo chinata. Signori Avvocati difensori?
A.B.: Signorina, lei che ricorda tanto bene le cose però non ricorda che tempo era, se era…?
N.F.: Era primavera, aprile.
A.B.: Aprile. Sicuro era aprile? poteva essere anche maggio. La primavera. No, questo lo dice lei.
Presidente: Facciamo, facciamo, facciamo…
A.B.: No, questo l’ha detto lei. Ora vediamo come arriva a quattro giorni!
Presidente: Facciamo parlare il difensore, Pubblico Ministero.
A.B.: Scusi, signora. Lei dice aprile. Ecco, si ricorda il giorno dell’aprile?
N.F.: No, non me lo ricordo, la data non me la ricordo. C’è al verbale dei Carabinieri.
A.B.: Ecco.
N.F.: Comunque quello che ricordo è che era alcuni giorni prima della perquisizione. Perché la cosa ci impressionò a me e alla mia amica. Cioè, aver visto cosi il Pacciani nel bosco e dopo quattro giorni venne fuori tutta questa storia.
A.B.: Dopo quattro giorni…
N.F.: Quattro, cinque giorni, mi pareva che fosse un giovedì e un mercoledì. E mi pare la perquisizione fu fatta o la domenica o il lunedì. Questo è quello che mi ricordo.
A.B.: Ecco signorina, senta, ma lei sapeva che erano state fatte altre perquisizioni al Pacciani?
N.F.: No.
A.B.: Non lo sapeva.
N.F.: No, no. Per questo…
A.B.: Ecco, scusi, lei dice che corre, no? L’abbiamo fatto tutti un pochino il footing, non facevate footing?
N.F.: Ah, sì, sì.
A.B.: Eh, corre, oppure…
N.F.: Stavo correndo si, stavamo correndo.
A.B.: Quindi correva lei e correva la sua amica.
N.F.: Sì.
A.B.: No? Mentre correte, chi era avanti? Lei o la sua amica?
N.F.: Stavamo correndo tutt’e due.
A.B.: Sì, ma chi era avanti voglio sapere, dato che lei si ricorda tutto…
N.F.: Io e la mia amica eravamo.
A.B.: Chi era avanti, chi era avanti, lei o…
N.F.: No, eravamo alla stessa altezza.
A.B.: Ecco, quindi questa strada…
Presidente: A fianco.
N.F.: A fianco.
A.B.: Affiancati. Senta, e questa strada che strada era?
N.F.: È una viottola che costeggia la strada principale che porta al paese di Mercatale.
A.B.: Al paese di Mercatale.
N.F.: Eravamo proprio fuori Mercatale, appena fuori.
A.B.: E voi eravate nella viottola o nella strada?
N.F.: No, no, nella viottola.
A.B.: Nella viottola. Che è sterrata?
N.F.: Si.
A.B.: È sterrata. Senta, quindi lei, eravate tutt’e due affiancate.
N.F.: Sì.
A.B.: E questa viottola quanto è larga? 
N.F.: Sarà un paio di metri.
A.B.: Un paio di metri. E il Pacciani era a sedere in questa viottola?
N.F.: Sì, sul ciglio.
A.B.: Sul ciglio della viottola. Quindi lei l’ha visto perché era di un paio di metri; cammina, lo vede e basta.
N.F.: Ma noi stavamo correndo con la faccia… cioè sentimmo solo la voce che ci chiamò, cioè…
A.B.: Quindi lei non ha visto nulla, neanche le mani del Pacciani, non ha visto né le mani del Pacciani, né le mani della signora.
N.F.: Cioè, io vidi che Pacciani stava piegato, perché quando la mia amica…
A.B.: Era a sedere Pacciani?
N.F.: Sì.
A.B.: Però lei lo vide cosi, lo intravide, cioè vide…
N.F.: Sì, mi girai un attimo, dopo.
A.B.: Si girò un attimo. Perché si girò un attimo? Cosa era? Se lei non lo conosceva.
N.F.: Perché la mia amica mi disse che era il Pacciani, era il signor Pacciani…
A.B.: E glielo disse mentre camminavate insieme, o glielo disse dopo che avete passato Pacciani?
N.F.: No, dopo che avevamo passato, mi pare dopo che lo avevamo passato, infatti mi girai.
A.B.: Oh! Se lei, se lei, se lei se la sua amica gliel’ha detto dopo che avevate passato Pacciani, lei del Pacciani, prima, non glien’importava nulla. O no?
N.F.: Io vidi questa… una figura, sa…
A.B.: Vide una figura. Oh!
Presidente: Ma, no ha detto che l’ha salutato? Che vi ha salutato? 
N.F.: Sì, ma ci salutò, disse: ‘o bambine, che correte’, ma noi non è che ci girammo a guardare, stavamo correndo, andammo in avanti.
A.B.: Quindi lei Pacciani praticamente che era Pacciani questa figura, perché lei ora parla di figura…
N.F.: Sì. 
A.B.: … lo ha saputo dopo che è stato sorpassato da lei e dalla sua amica.
N.F.: Sì.
A.B.: Perché la sua amica le ha detto: ‘sai, quello era Pacciani’.
N.F.: Sì.
A.B.: Però, qualche metro era già dietro Pacciani. Questa figura era già qualche metro dietro.
N.F.: Sì, sì.
A.B.: Quindi lei vide soltanto una figura e nient’altro. Dopo lei fece riferimento, perché gliel’ha detto la sua amica, a Pacciani. O no?
N.F.: Io vidi questa, quando mi girai, e vidi questa figura corpulenta, ma di profilo.
A.B.: Quindi vide soltanto il profilo e il corpo di questa…
N.F.: Il volto…
A.B.: Voltandosi mentre si cammina, mentre si corre e ci si allontana dalla figura, no?
N.F.: Sì, sì, sì. Eravamo quattro, cinque metri.
A.B.: Si vede il volto, si vede il volto e si vede la figura. Perché voglio capire, capito signorina, vorrei capire.
N.F.: Sì, sì, sì.
A.B.: Ecco, quindi è tutto qui quello che avete visto voi quel giorno.
N.F.: È tutto qui.
A.B.: È tutto qui. Ecco, così poco, scusi, signorina, cosi poco, secondo me. E come mai lei viene chiamata? Per così poco?
P.M.: Chiediamolo a chi l’ha chiamata.
A.B.: Mi scusi, faccio io la domanda! Come mai lei viene chiamata?
P.M.: Come può saperlo?
A.B.: Mi scusi… abbia pazienza! Faccio io la domanda:
P.M.: È inammissibile! Come può sapere perché è stata chiamata?
Presidente: Cosa vuole che sappia la teste perché è chiamata?
A.B.: Presidente.
Presidente: Dica: ‘chi l’ha chiamata?’ allora.
A.B.: Chi l’ha chiamata e come viene chiamata e perché? Chi l’ha chiamata?
N.F.: Noi fummo, noi ne parlammo…
A.B.: Con chi?
N.F.: Con degli amici, proprio perché la cosa ci…
A.B.: Vi impressionò, signorina?! 
N.F.: Cioè mi impressionò il fatto che noi avessimo visto il Pacciani, e dopo quattro giorni ci fu questa perquisizione, insomma una cosa…
A.B.: Perché è un’impressione secondo lei vedere un uomo con una donna…
Presidente: Avvocato, questo è un commento.
A.B.: Mi scusi, Presidente…
Presidente: Questo è un commento, questo è un commento…
A.B.: No, voglio capire perché è stata impressionata la signorina!
Presidente: E certo è ovvio! Gli fanno una perquisizione in relazione al “mostro”, al cosiddetto “mostro”…
P.M.: E ce l’ha spiegato finora!
Presidente: Guarda un po’, via!
P.M.: Facciamole dire ciò che non vuole dire…
Presidente: Ora signori questo tipo di domande comincio a non annetterle più state attenti, quindi…
P.M.: Grazie, Presidente, grazie, grazie.
Presidente: Lei può chiedere solo: ‘chi l’ha chiamata?’, certamente.
A.B.: Va be’, siccome la teste esprime, mi scusi, Presidente, la teste ha espresso un moto dell’animo: ‘Mi impressionai’. Voglio domandarle perché s’impressionò.
P.M.: Ce l’ha già risposto.
N.F.: No, noi ne parlammo con degli amici…
A.B.: Oh!
Presidente: L’ha già detto, Avvocato, via…
N.F.: … così, dicendo che avevamo visto questo signore e la cosa fu riferita ai Carabinieri.
A.B.: Da chi fu riferita?
N.F.: Fu riferita da un amico, parlando con…
A.B.: Chi è questo amico?
N.F.: Si chiama Maurizio Falciani. E il Maresciallo dei Carabinieri ci chiese se era vero che l’avevamo visto questo signore nel bosco. E noi glielo abbiamo, andammo a deporre dal Maresciallo…
P.M.: Firmò il verbale, vero?
A.B.: Scusi, Presidente, abbia pazienza, me lo fa fare a me?
P.M.: No, io però intervengo come interviene…
Presidente: No, no, no…
P.M.: Eh, capito, a un certo punto…
Presidente: Andiamo avanti, via…
A.B.: Eh ho capito; io eccome ho capito!
Presidente: Signori, qui mi sembra una cosa talmente evidente che io non riesco a capire…
P.M.: Anche e me, anche e me, non riesco a capire…
Presidente: …ome mai stiamo perdendo ancora tempo. Lei l’ha raccontato, i Carabinieri l’hanno saputo e l’hanno chiamata.
P.M.: Più chiaro di cosi, eh?
A.B.: Presidente, io le chiedo scusa…
P.M.: Truppe da sbarco non ce n’era…
A.B.: … io credo che non si debba…
Presidente: Ma poi, che cosa, non lo so… va be’, io non formulo giudizi…
A.B.: … no, ma siccome è un teste del Pubblico Ministero, che a mio avviso ha poca rilevanza, almeno…
P.M.: Scusi, per cortesia, questo lo faccia giudicare a me, eh?
Presidente: Va be’, questo, in apparenza, Avvocato…
P.M.: In apparenza, meno male.
A.B.: Perché , perché è un aprile; un bel dì di maggio, no, ma è aprile…
P.M.: Via, Avvocato, per piacere…
Presidente: Può darsi che il Pubblico Ministero gliene annetta di…
P.M.: Gliene attribuisca altre. 
Presidente: Noi non lo sappiamo… potrebbe sembrare…
A.B.: Certamente. Ecco, quindi lei mi conferma di avere visto, intravisto questa sagoma, dopo il sorpasso di questa sagoma la sua amica le avrebbe detto – perché questo è un fatto che lei ha vissuto – la sua amica avrebbe detto: ‘quello è Pacciani’. Lei si è rigirata e ha visto la faccia e la sagoma.
N.F.: Sì.
A.B.: Lei…
N.F.: Ho visto il profilo e…
A.B.: Il profilo e quest’uomo che era a sedere là.
N.F.: Sì.
A.B.: Era a sedere.
N.F.: Sì, era seduto.
A.B.: E la moglie, a qualche metro, due, dieci, venti, trenta, non so quanti metri, perché questo pare fosse un viottolo di due metri…
N.F.: Sì, un viottolo di due metri. Poi c’era la strada nel mezzo e dall’altra parte la moglie.
A.B.: Dall’altra parte la moglie
N.F.: Cioè, questa signora.
A.B.: … che era china a prendere qualche cosa, non sa che cosa, perché anche questo lei l’ha vista, questa figura, di sfuggita, correndo.
N.F.: Sì.
A.B.: Grazie, niente altro.
N.F.: Correndo a una velocità insomma, non eccessiva.
A.B.: Lo so che lei non è una campionessa, perloneno pare che non lo sia, almeno non…
Presidente: Va bene, va bene.
A.B.: Comunque correva. Grazie. 
P.M.: Presidente, scusi, l’ultima domanda proprio per evitare che a noi rimangono dei dubbi. Signorina, ma quella figura che lei ha visto di profilo, che la sua amica le ha detto essere Pacciani, è quel signore lì?
N.F.: Sì.
P.M.: Allora era tanto semplice fare la domanda, invece che far tanti giri di parole!
A.B.: No, io faccio come mi…
Presidente: Va bene, va bene.
A.B.: … come più mi aggrada…
Presidente: Va bene, va bene, possiamo licenziare la teste.
A.B.: … secondo legge.
P.M.: Anch’io.
Presidente: Può andare, può andare. Passiamo al prossimo, o alla prossima.
P.M.: Grazie, Presidente.

P.M.: Sentiamo esattamente G. Vito, che ha dei problemi e deve scappare.
Presidente: Benissimo. Sentiamo…
P.M.: Scappare, no perché è un detenuto in licenza.
Presidente: Bene, Il signor G. Vito. Si accomodi, prego. Buongiorno, signor G.. Sieda pure. Ascolti, consente le riprese televisive?
V.G.: Non ci ho nessun problema.
Presidente: Non ci ha nessun problema. Quindi consente le riprese. Senta, vuole leggere quella formula per cortesia?
V.G.: So leggere poco per dire la verità, mi ci vuole un po’ di tempo.
Presidente: Prego, prego.
V.G.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di guanto è a mia conoscenza”.
Presidente: Senta, vuol dare le sue generalità, per cortesia?
V.G.: Sì.
Presidente: G. Vito…
V.G.: G. Vito, nato a Xxxxxxxxx il  XX/XX/XX, residente a Xxxxxxx
Presidente: Vuole rispondere alla domande del Pubblico Ministero, per cortesia?
V.G.: Io veramente vorrei che mi leggesse un pochino, perché ora è passato quasi tre anni… io non mi…
P.M.: Una domanda sola, talmente semplice che le viene…
A.B.: C’è gente che sa cose di vent’anni fa!
Presidente: Se lei non se lo ricorda, il Pubblico Ministero…
V.G.: Va bene.
Presidente: … mano mano gli leggerà quello che ha detto. Provi a cercare di ricordare.
P.M.: Sarò brevissimo, una domanda sola, è talmente semplice…
Presidente: È chiaro, il tempo è passato.
P.M.: Signor G., lei conosce il Pacciani?
V.G.: Lo conosco… eravamo insieme!
P.M.: Prego, scusi?
V.G.: Eravamo a Sollicciano insieme.
P.M.: Eravate a Sollicciano insieme.
V.G.: No, insieme, lui era alla cella 11, io alla 12.
P.M.: Quindi vi siete conosciuti così. Senta, io volevo chiedere solo una cosa: ha mai avuto occasione di vedere o di sentire Pacciani che parlava di disegni fatti da lui?
V.G.: Li ho visti i disegni, in un libro…
P.M.: Li ha visti, ecco.
V.G.: Come l’hanno visto tutti, insomma…
P.M.: Sì, sì, ora per l’appunto abbiamo trovato lei…
V.G.: No, no, io li ho visti dentro, poi che li facesse lui o…
P.M.: Lo diceva lui, insomma.
V.G.: Lo diceva lui, non è che io possa…
P.M.: Che li disegnava.
V.G.: Li ha fatti vedere anche alla suora, li ha fatti vedere alle guardie, questo…
P.M.: Che era un disegno… ricorda per caso di averli visti? Ha detto, si.
V.G.: Sì, li ho visti.
P.M.: Erano… ricorda qualche soggetto, se l’ha visto oppure erano disegni che lei non ricorda?
V.G.: Ma tutti disegni di animali, insomma. E poi, sa, tutti non me li posso ricordare.
P.M.: No, va be’…
V.G.: Era un blocchetto che poi, detto con la sua bocca, gliel’ha dato alla suora, non me ne ricordo come si chiama…
Presidente: Suor Elisabetta?
P.M.: Suor Elisabetta.
V.G.: Suor Elisabetta.
P.M.: Lei ricorda degli animali, per caso qualche arma? Se disegnava…
V.G.: Sì, c’erano anche delle armi.
P.M.: Delle pistole, dei fucili?
V.G.: C’erano pistole, c’erano carri armati, c’era tutto!
P.M.: Era un disegnatore di armi e di animali. Non ho altre domande. Grazie.
Presidente: Va be’, è quell’album che abbiamo, no?
P.M.: Sì, sì, sì. Era per fare due più due.
Presidente: Domande, signori Avvocati di parte civile? Niente. Avvocato Bevacqua, prego.
A.B.: Presidente, anch’io disegno qualche volta qualche arma, ma ciò non vuol dire che mi piacciono i seni. Va be’, ma questo non vuol dire, credo, spero che non voglia dire. Senta, lei è stato detenuto nella cella?
V.G.: Dodici.
A.B.: Dodici. Per che reato era dentro lei? 
V.G.: Ora, perché lei vuole sapere il reato mio scusa? Io non so…
A.B.: No, e lo voglio sapere perché la norma…
V.G.: E scusa, io, questo, son per testimonia’ per. . .
Presidente: Non ammetto la domanda.
A.B.: Per avere dato noia alle figlie?
V.G.: Sì, ma io son stato condannato, sì, per la…
A.B.: Ecco, lei è stato condannato, ha espiato, eccetera… anche lui è stato condannato…
V.G.: Come ho spiato? Cosa ho spiato?
A.B.: Non ha espiato lei?
V.G.: Guardi Avvocato, io, mi scusi un pochino, io…
A.B.: Non è stato dentro, in galera lei?
V.G.: … lei non mi deve dire che io ho spiato, cosa ho spiato? Mi spiega cosa…
A.B.: Non spiare…
Presidente: Aspetti, aspetti, senta, senta…
A.B.: … espiare.
P.M.: Se non sbaglio la domanda non era stata ammessa o ho capito male.
Presidente: Comunque non ho ammesso la domanda.
P.M.: Quindi allora smettiamo di…
Presidente: Lei era detenuto all’epoca…
V.G.: Sì, sono ancora.
Presidente: … di cella vicino a Pacciani.
V.G.: Sono ancora, sono ancora, signor Presidente.
A.B.: A quanti anni è stato condannato?
P.M.: Se non è ammessa la domanda…
V.G.: Non so che c’entra il mio processo con quello…
Presidente: Non ammetto assolutamente questa domanda, tanto più che non sono in relazione al tema e al contenuto che sono i disegni del Pacciani, per cui.
A.B.: Sì, Presidente…
Presidente: Disegnava anche lei forse?
V.G.: Eh?
Presidente: Disegnava anche lei?
V.G.: No, no, per l’amor di Dio! Non so neanche leggere, gliel’ho detto, io non ho fatto neanche la prima elementare, sicché, non posso dire…
A.B.: Ho capito. Lei ha visto che Pacciani disegnava…
V.G.: No, non l’ho visto, io non detto che l’ho visto. Lui diceva che erano disegni suoi, ce li ha fatti vedere, non è che posso dire che li fatti lui con le sue mani, lui lo diceva, poi se li ha fatti lui o li ha fatti un altro, io non posso… Perché lui era nella sua cella e io nella mia cella. Ho fatto due volte la socialità col Pacciani, in cella, per Natale e per Ferragosto, o per Pasqua che sia, per Natale mi ricordo. Ma non è che a me mi abbia raccontato…
A.B.: Senta, scusi, abbia pazienza, ma questo quando succedeva? Perché credo che Pacciani a un certo punto è uscito dal carcere.
V.G.: Sì. E allora glielo dico io quando…
A.B.: Lei dopo quanto tempo, quanto tempo era che il Pacciani, da quando era entrato lei, quanto tempo c’era Pacciani dentro?
V.G.: E l’ho detto, lo può saper lui, io non lo posso sapere, scusa.
A.B.: Lei quando…
V.G.: Io sono entrato il 19 maggio.
A.B.: Di?
V.G.: Del ’90.
A.B.: Novanta.
V.G.: E son andato fuori il 15 di marzo del ’91, arresti domiciliari. Io son stato dieci mesi. Però in questo frattempo il Pacciani…
A.B.: Ma ora non ha detto che lei è detenuto?
V.G.: Come ora? Lo sanno tutti, ci ho il foglio io… 
A.B.: No, io non lo so. ..
Presidente: Sì, sì, va bene, è in semilibertà, mi pare.
V.G.: Io son in permesso.
Presidente: In permesso.
A.B.: In permesso, quindi è detenuto ancora lei?
V.G.: Sì.
A.B.: Ah, ecco, ho capito, basta, volevo sapere…
P.M.: E il teste col suo permesso viene per dire, per far da testimone, quindi più chiaro di così…
Presidente: Signori, domande influenti…
V.G.: No, no, no, no, il permesso…
Presidente: …questo è i disegni del Pacciani, perché poi…
V.G.: … i permessi io ce l’ho premiali…
P.M.: Certo, certo…
V.G.: … no, per venire a far il testimone.
P.M.: Appunto, appunto, proprio dicevo…
V.G.: Ora, io vi volevo dire questo…
P.M.: Gliene facciamo avere un altro, stia tranquillo.
V.G.: Io oggi dovevo star con la mia famiglia, invece è tutto il giorno che sto qui.
Presidente: Va bene, va bene, stia tranquillo lei.
P.M.: Abbiamo capito tutto.
A.B.: No, non è un pentito, ecco perché pensavo…
V.G.: No, no, no, no.
A.B.: Perché i permessi ce l’ha lo stesso, no perché è pentito, perché lei ha diritto ad avere i permessi.
V.G.: Sì, domani ci ho la Camera di Consiglio per l’affidamento, Avvocato…
A.B.: Oh, io glielo auguro con tutto il cuore, che l’affidino tutto. Senta, lei ha visto qualche volta Pacciani, quindi, disegnare o comunque…
V.G.: Non l’ho visto disegnare.
A.B.: Scusi, allora, va bene. Ho capito. Però Pacciani aveva molti disegni, si dilettava.
V.G.: Sì, sì.
A.B.: Cioè, perlomeno là li aveva.
V.G.: Ce l’aveva un blocchetto con dei disegni, io ho visto quelli che ci ha fatto veder lui, ma se li fatti lui o se li ha fatti un altro, non lo so io.
A.B.: In questi disegni c’erano, animali…
V.G.: Sì.
A.B.: E poi che c’era? Alberi, c’erano gli alberi?
V.G.: C’era… ora tutti non me li posso ricor… mi ricordo c’era un carro armato, c’era… insomma, c’era diverse cose, Avvocato, non è che io possa…
A.B.: Il carro armato. Il carro armato. Il carro armato.
P.M.: Sono in sequestro, se non sbaglio.
A.B.: Grazie.
Presidente: Sì, va bene.
A.B.: Bene, grazie. 
V.G.: Son tutte cose che si hanno viste di già, che l’avete fatte vedere…
Presidente: Va bene, va bene.
V.G.: Ce l’ha la suora Elisabetta.
Presidente: Non c’è altro da chiedere. Lei può andare allora.
V.G.: Ma, e questa giornata… Presidente… io dovevo star con la famiglia….
Presidente: Lei ha ragione, lei ha ragione.
P.M.: Ha pienamente ragione. Noi non lo sapevamo, l’ha detto ora questo, signore, che era in queste condizioni.
Presidente: IL Pubblico Ministero si impegna a fare si che effettivamente…
P.M.: Che risulti che oggi…
Presidente: … il permesso che ha consumato stando qui le venga rinnovato.
V.G.: Che se a me mi va… domani mi va male la Camera di Consiglio devo rientrare domani l’altro a Sollicciano. Insomma io non lo so…
P.M.: Vediamo cosa posiamo fare.
Presidente: Va bene.
P.M.: Dipende dal Giudice…
Presidente: È il Pubblico Ministero che l’ha chiamata, si occuperà di lei.
P.M.: Per fortuna il Giudice è Giudice, e il P.M. è…
Presidente: Come è giusto che faccia. Bene. Altro testimone.

P.M.: Sì Presidente. Vorrei sentire Gaziero Afro. Gaziero Afro.
Presidente: Buongiorno. Il signor gaziero Afro, vero? Si accomodi, prego. Innanzitutto le domando se consente le riprese televisive.

A.G.: No.
Presidente: 
E allora, signori, fotografi e cineoperatori, non riprendete il teste. Legga quella formula, per cortesia.
A.G.: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.
Presidente: Le sue generalità complete per cortesia?
A.G.: Sì. Gaziero Afro, nato ad Xxxxxxx, il XX/XX/19XX, abitante a Xxxxxx.
Presidente: Vuole rispondere alle domande del Pubblico Ministero? Prego.
A.G.: Sì.
P.M.: Signor Gaziero, lei conosce Pietro Pacciami?
A.G.: Sì.
P.M.: Vuole spiegare perché lo conosce, quando l’ha conosciuto?
A.G.: Noi venimmo ad abitare in San Casciano nel 1980, e nell’81 cercavamo una persona che accudisse saltuariamente anche a un terreno che abbiamo dove abitiamo. E allora ce lo presentarono; l’ho conosciuto in quell’occasione.
P.M.: E il vostro, questo tipo di rapporto in cui lui collaborava con voi, quanto tempo è andato avanti e in che cosa è consistito?
A.G.: È andato avanti probabilmente… sa, la data precisa non la so, però dall’82 ali’83, un paio di anni.
P.M.: E in che cosa è consistito?
A.G.: E consisteva nel raccogliere le olive, pulire un po’ gli animali, avevamo qualche gallina, qualche animale, cosi. Era un lavoro comunque…
P.M.: Saltuario.
A.G.: … saltuario.
P.M.: Lui aveva un altro lavoro? Non lo sa. Lavorava in proprio?
A.G.: Questo di preciso non lo so, però presumo che potesse anche andare da un’altra parte.
P.M.: Lavori simili, insomma.
A.G.: Lavori simili.
P.M.: Senta una cosa, lei ha avuto anche un’attività nel Comune di Calenzano?
A.G.: Sì, la prima fabbrica che noi prendemmo era nel Comune di Calenzano. PUBBMCO MINISTERO: Ricorda, cioè ci sa… non c’è più questa fabbrica o c’è ancora?
A.G.: No, eravamo in affitto, lì nel Comune di Calenzano, e c’è ancora la fabbrica però è occupata da altre persone.
P.M.: Da altri. Ci può, ce la può localizzare meglio come via, conte. ..
A.G.: In via Garibaldi, 70, è quasi nel centro di San Casciano.
P.M.: Di San Casciano?
A.G.: Scusi… di Calenzano.
P.M.: Bene, grazie. Ha mai avuto l’occasione di portare il signor Pacciani a Calenzano?
A.G.: Sì, certo. Perché la fabbrica subì nell’82 – il mese preciso dovrebbe essere forse ottobre o novembre – un incendio. E siccome c’eran tessuti, gomma, così, lasciò uno strato di catrame e di roba molto sporca quando l’incendio fu spento dai Vigili. E allora bisognava ripulire queste cose. E chiesi al Pacciani se potevo portarlo alcuni giorni a Calenzano per fare queste pulizie assieme ad altre persone.
P.M.: Le è mai capitato in queste occasioni o in altre di fare qualche regalo, aldilà dellà…
A.G.: Sì, certo, il Pacciani chiedeva: ‘ma, c’è quel divano bruciato’ magari mezzo bruciato dal fuoco e ‘quella macchina da cucire’, cioè chiedeva continuamente degli oggetti. Però adesso dirle… io qualcosa le ho detto: ‘sì, la prenda’, però specificare se era un divano o un’altra cosa, non, non lo so di preciso.
P.M.: Disegni o quadri glien’ha mai dati?
A.G.: Ma quel disegno e quel quadro io non credo di averlo, di averlo dato.
P.M.: Cioè…
A.G.: Anche perché la parte dell’ufficio non fu, non si incendiò, era solo la parte produttiva.
P.M.: Allora lei, se già sa di quale quadro stiamo parlando, e non c’è bisogno che glielo mostri, ha mai avuto quel quadro che a suo tempo le è stato presentato dalla Polizia Giudiziaria, nel suo ufficio?
A.G.: Io credo proprio di no.
P.M.: Lei nel suo ufficio non ce l’aveva, né l’ha dato a Pacciani.
A.G.: Penso proprio di no.
P.M.: Ricorda il soggetto di questo quadro?
A.G.: Sì, l’ho visto sui giornali.
P.M.: Per la .prima volta l’ha visto sui giornali? E gliel’aveva mostrato la Polizia Giudiziaria?
A.G.: Sì, però sui giornali mi fece ancora più effetto.
P.M.: Di quando l’aveva visto alla Polizia Giudiziaria.
A.G.: Sì, me lo fece anche vedere appunto nella occasione che fui chiamato, e mi fece una grossa impressione.
P.M.: Quindi esclude di averlo avuto nel suo ufficio lei?
A.G.: Assolutamente, perché l’avrei tirato via subito.
P.M.: No, siccome il Pacciani dice che gliel’ha dato lei… Senta una cosa, signor Gaziero… va be’, noi sappiamo, abbiamo già cercato di dimostrare la credibilità di questo signore. Senta una cosa, per caso lei ricorda se suo figlio, o lei, aveva, in anni remoti, quando era ragazzo, aveva una pistola giocattolo?
A.G.: Sì, sì, ce l’aveva. Ce l’aveva.
P.M.: Si ricorda che tipo di pistola era…
A.G.: Sì, era una pistola giocattolo, però in metallo, che i bambini giocavano, ne avevamo un’altra di plastica, e dopo era talmente rotta che girava sempre lì per il giardinetto.
P.M.: Era rotta, era rotta questa pistola?
A.G.: Sì, si vedeva, era molto usta, era slatata via un po’ di vernice, era messa male, si.
P.M.: Si vedeva a occhio che era messa male.
A.G.: Sì, non era nuova, perché probabilmente l’avevamo da forse un anno e mezzo, e poi sa la buttavano per terra…
P.M.: Quindi era usata per giocare i ragazzi.
A.G.: Esatto. Esatto.
P.M.: Ricorda che tipo, dove l’aveva comprata, che pistola era, se l’aveva comprata lei, se ricorda la marca… 
A.G.: No, no, ma era una pistola a salve, eh?
P.M.: Sì, sì, certo, sto parlando di…
A.G.: No, la marca proprio non me la ricordo, e dove l’avevo comprata, presumo addirittura, presumo addirittura a Modena, dove abitavo.
P.M.: Ricorda per caso se lei o i suoi ragazzi l’avete data al Pacciani questa pistola? Cosi, nelle condizioni che ci ha descritto comunque?
A.G.: Non lo ricordo con precisione.
P.M.: Potrebbe essere?
A.G.: Potrebbe essere.
P.M.: Nel senso che lui gliel’ha chiesta.
A.G.: Io questo non lo ricordo con precisione, ma potrebbe essere.
P.M.: Bene, grazie.
A.B.: (voce fuori microfono)
A.G.: Non lo ricordo con precisione, ma potrebbe essere.
A.B.: Scusi, Presidente, qual’ era la domanda? Se ce la può dire.
P.M.: Certo, ho chiesto al teste se ha mai visto, ha presente la pistola che aveva il figlio. Il teste ce l’ha descritta come un oggetto rotto, di metallo, nel modo che ce l’ha già descritte, dice: ‘potrebbe essere’. Io ho chiesto se può darsi che l’aveva data a Pacciani in una occasione simile, cioè che lui avesse chiesto: ‘posso prender questa cosa qui?’.
A.G.: Sì, perché spesso chiedeva: ‘posso prendere questo o quell’altro’ e a volte erano cose inservibili; quasi sempre per fare un po’ di pulizia…
P.M.: Era una cosa inservibile, può darsi che gliel’abbia chiesta e lei o sua moglie o il suo ragazzo… il suo ragazzo ci ha detto di no, però sa, aveva 11 anni, quindi… almeno ci ha detto lui. Può darsi gliel’abbia data lei. Un ricordo preciso non ce l’ha?
A.G.: Preciso no.
Presidente: Non lo esclude però.
P.M.: Non lo esclude.
A.G.: Non lo escludo.
P.M.: Bene, non ho altre domande, grazie.
Presidente: Avvocato Colao, prego. 
A.C.: Prego, lei ordinò al Pacciani di fare dei lavori di pulizia dove era avvenuto questo incendio, no?
A.G.: Sì. 
A.C.: Per cui erano sporchi di catrame, erano molto sporchi.
A.G.: Sì. 
A.C.: Ecco, e se non vado errato, il Pacciani fece questi lavori in due giorni, due o tre giorni.
A.G.: In pochi giorni, si. 
A.C.: In pochi giorni. Erano lavori pesanti o leggeri?
A.G.: Non erano eccessivamente pesanti, perché l’aiutavo anch’io. Erano lavori normali, spostare qualche tavolo, fare delle cose insomma. Non era il solo, eravamo quattro o cinque persone. 
A.C.: Ma la pulizia da fare a terra?
A.G.: E la pulizia da fare a terra, si. Era abbastanza faticoso. 
A.C.: Quindi comportava stare piegati, a terra?
A.G.: No, con uno spazzolone, comunque era un lavoro abbastanza noioso, sicuramente. 
A.C.: Equestri vennero eseguiti nell’82 o nell’83?
A.G.: Sì, forse doveva essere la fine dell’82. 
A.C.: Ecco, e comunque in ogni caso erano dei lavori che poteva fare un individuo che aveva, diciamo, una certa prestanza fisica, insomma, un individuo sano? 
A.G: Certo. 
A.C.: Grazie.
A.G.: Prego.
Presidente: Nessun altro? Avvocato Bevacqua.
A.B.: Senta, signor Gaziero, lei quando è venuto dalla Romagna o dall’Emilia qui in Toscana?
A.G.: Nell’80, ’80, ’81. Ottanta mi pare.
A.B.: Ottanta, ’81. E lei conosce… prego.
A.G.: Siamo arrivati nell’80 in Toscana, pero nell’81 entrammo nella fabbrica di Calenzano. Ecco la precisazione.
A.B.: Ecco, la fabbrica quando si brucia?
A.G.: Dovrebbe essere ottobre o novembre dell’81, oppure dell’82.
A.B.: Non sa se è ’82 o…
A.G.: No, io ho rilasciato la testimonianza perché abbiamo guardato con l’assicurazione queste cose e mi pare che ci sia la data un tantino più precisa, però sa adesso…
A.B.: :.Subì un incendio, nell’82, ‘83 lei…
A.G.: Ecco, allora era nell’82.
A.B.: Ottantadue, ’83.
A.G.: Però non posso dire… non mi sono documentato.
A.B.: Lei, quando subisce l’incendio, quando subisce l’incendio, da quanto tempo conosce Pacciani? Se se lo ricorda. Un mese, un anno, due anni, tre anni, cinque… 
A.G.: No, cinque… non lo conoscevo certo cinque anni prima. Io penso un anno.
A.B.: Un anno. Conosceva Pacciani…
A.G.: Penso, eh! Potrebbe essere otto mesi, come dodici.
A.B.: Pacciani per la prima volta lei lo porta a Calenzano dopo l’incendio.
A.G.: Sì.
A.B.: Ecco. Quindi Pacciani lei lo porta a Calenzano. Lo accompagna lei a Calenzano?
A.G.: Sì, lo accompagno io in macchina.
A.B.: Perché lui non conosceva praticamente il posto, dove stava lei.
A.G.: No.
A.B.: No. Grazie. Oh! E lo porta a Calenzano. Lo porta e lo riporta.
A.G.: Sì.
A.B.: Ecco, senta un’ultima cosa. Lei è stato prima a Bologna o a Modena?
A.G.: A Modena.
A.B.: A Modena. Ma andava qualche volta a Bologna?
A.G.: Quando abitavo qui o…
A.B.: No, prima, prima, quando, quando stava a Bologna…
A.G.: Io quando, quando abitavo a Modena e sia quando abitavo a Firenze, andavo spesso a Bologna, quasi una volta al mese.
A.B.: Una volta al mese.
A.G.: Nell’81, perché avevamo un negozio.
A.B.: Ecco, quindi a Bologna acquistava anche delle suppellettili, cosi, non so, delle stampe, a Bologna? Può darsi?
A.G.: No.
A.B.: Per mettere a posto, per mettere, per abbellire l’ufficio…
A.G.: No, no, no, assolutamente.
A.B.: Sua moglie?
A.G.: No, no, no, andavo quasi sempre io, ma non è che acquistavamo, no, assolutamente.
A.B.: Ma qualche cosa può darsi che avete acquistato?
A.G.: No, perché quel genere di cose non le abbiamo neanche in casa, capito?
A.B.: Sì, siamo d’accordo, ma quando voi avete acquistato il famoso, questa famosa fabbrica e avete, 1’avete abbe11ita…
A.G.: No, no, no.
A.B.: L’avete trovata cosi?
A.G.: No, perché eravamo in affitto e sapevamo che era una cosa temporanea.
A.B.: Quello che c’era, c’era.
A.G.: Quello che c’era, c’era.
A.B.: E allora io le volevo ricordare che a un certo punto lei ha detto che ‘non ricordo bene i soggetti del quadro e delle stampe. Posso solo dire che nel quadro, che mi sembra avesse la cornice in legno dorato, vi erano raffigurate delle immagini astratte femminili, ma il ricordo è molto vago’. Lei se lo ricorda questo quadro…
A.G.: No, io mi ricordo che ho detto quelle cose lì perché avevo quella convinzione, una cosa vaga. Però poi…
A.B.: Quindi era astratto, comunque, questo quadro, era piuttosto astratto, non era ben delineato.
A.G.: Sì, no, mi ricordo che ho detto queste cose, però mi informai successivamente anche con una persona che lavorava a Calenzano, ed escluse che ci fosse.
A.B.: Quella persona?
A.G.: Quella persona.
A.B.: Però lei aveva visto un quadro…
A.G.: Perché era, lavorava nella fabbrica prima che arrivassi…
A.B.: … un quadro con le immagini astratte. Lei, insomma, qualcosa aveva visto, lei. Ma non è che abbia gran peso questo quadro.
A.G.: No, no, ma io non ho nessuna difficoltà…
A.B.: No, siccome le spiego, il quadro è stato, pare che questo pittore gravitasse a Bologna…
A.G.: Sì, si, si…
A.B.: … e quindi lei veniva da Bologna, la signora andava a Bologna, eccetera…
A.G.: Sì, no, quello lo escludo assolutamente perché andavamo saltuariamente, specialmente per il negozio.
A.B.: Benissimo, benissimo. Senta lei aveva, lei aveva, mi perdoni… dunque lei entra a Firenze, in Toscana nell’80.
A.G.: Nel 1980.
A.B.: Ottanta. Che lavoro fa lei?
A.G.: Industriale.
A.B.: Industriale di?
A.G.: Di divani e poltrone.
A.B.: Divani e poltrone.
A.G.: Di arredamento: divani e poltrone.
A.B.: Di arredamento. Quindi viene nell’80 in Toscana.
A.G.: Sì, però noi siamo stati un anno senza entrare nella fabbrica. Entrammo nel luglio dell’81.
A.B.: Ecco, e in questo periodo, scusi, cosa faceva? È una domanda, ha una sua…
A.G.: Sì, facevo il rappresentante di aziende d’arredamento.
A.B.: Ecco, le domando un’altra cosa. Lei faceva o vendeva questi suoi prodotti all’estero anche?
A.G.: Nell’attività dell’industria, della fabbrica?
A.B.: O attività come industriale, o attività…
A.G.: Sì, come industriale, sì, si vende all’estero, si vendeva allora molto in Germania anche.
A.B.: Molto in Germania.
A.G.: Sì.
A.B.: Grazie, nient’altro.
A.G.: Prego.
P.M.: Una domanda soltanto, se…
Presidente: Prego.
P.M.: … mi consente, Presidente. Ho capito solo ora, forse l’avevo capito male prima, che lei quella fabbrica l’ha presa nel luglio ’81.
P.M.: Poi lei ci ha detto che da un certo periodo in poi, per un incendio, ha avuto occasione, qualche volta, di portare il signor Pacciani. Lei ricorda se per caso ha avuto occasione di servirsi della collaborazione del Pacciani, magari portandolo a Calenzano anche prima di quell’incendio, cioè dal luglio ’81 in poi? O lo esclude, o può escluderlo?
A.G.: Ma io credo di poterlo escludere.
P.M.: Grazie, grazie.
A.B.: Cioè il Pacciani lei l’ha portato soltanto dopo l’incendio.
A.G.: Sì.
A.B.: Grazie.
Presidente: Altre domande?
P.M.: Nessuna, Presidente, grazie.
Presidente: Bene, possiamo licenziare il teste. Buongiorno. Un altro.
P.M.: Presidente se mi permette, vorrei far vedere alla Corte delle foto, perché riguardano la testimonianza della signora di Giogoli. Lei, Presidente, ci ha fatto presente, dice, ‘ma i sopralluoghi di Giogoli, non si vede cancello, né nulla’. Io ricordavo, però sono stato zitto, che esiste un fascicolo fotografico ben nutrito fatto dai Carabinieri allora, non solo del luogo, ma tutti i dintorni, villa, cancelli, eccetera. Non solo quel fascicolo fatto allora è fatto molto bene, mi permetto di dirlo, perché sono una trentina di foto, non solo quel fascicolo fotografico…
Presidente: Ah, c’è un rilievo planimetrico della zona?
P.M.: Sì, si, scusi, volevo, volevo un attimino dire qualcosa di questo genere. Su una di queste foto i Carabinieri indicano con una freccia dove si trovava il motorino di cui parlano i testi. E è quella fotto che vediamo. Io vorrei mostrarle tutte e che fossero lette le didascalie. Dopodiché chiedo di risentire la teste che abbiamo sentito prima. Sono, ho detto che avrei procurato di fare nuove foto, ricordavo di questo, ma non ne ero certo. Poi facciamo fare anche la planimetria per le distanze, perché è molto importante, però i testi di allora, siccome sono passati esattamente dodici anni, dall’ 83, undici quantomeno, già avevano indicato dov’era il motorino, allora vorrei che la Corte, quando lo ritiene opportuno, controllasse questo fascicolo fotografico dove, ripeto, in una delle foto si indica dov’era il motorino. Per dimostrare che già allora…
Presidente: Vediamo questa foto in campo lungo.
P.M.: Allora le leggiamo tutte cortesemente. Quella in campo lungo è ingresso, spiazzo, ove…
Presidente: La teste Di Giorgio Amelia c’è sempre per caso? È andata via?
P.M.: … ove è stato rinvenuto il furgone. B, ingresso villa. Allora, la A è dov’è il furgone, lo spiazzo. I venti metri della signora sono grossomodo la lunghezza della freccia. Ecco, poi questo è il cancello. Nelle foto successive si dice del motorino. Vogliamo leggere le altre foto; ce ne sono altre nel mezzo. Ecco è il cancello un po’ più… vediamo anche quella di sopra, cortesemente, leggiamole tutte. Leggiamo… 
Pietro Pacciani voce fuori microfono: …
P.M.: Signor Pacciani, se lei stesse un attimo zitto io fo’ il mio lavoro, eh?
Presidente: Pacciani, faccia silenzio, per favore.
P.M.: Glielo chiedo per favore, perché ha tutti… Voce fuori microfono
P.M.: … si, ho capito
Presidente: Sì, lo so che sta parlando, ma…
P.M.: …la cosa a voi non interessa a me…
A.B. voce fuori microfono:…
P.M.: … a me si.
Presidente: Il fatto è che lei ha un tono di voce abbastanza alto.
P.M.: Non solo, è a quattro metri da me, se lei cortesemente può dire ai signori di stare zitti, a me fanno una cortesia.
Presidente: Va bene. Pacciani, per cortesia, faccia silenzio. Proseguiamo.
P.M.: Allora, questa foto è una panoramica dell’imbocco in via di Giogoli con ingresso villa. La villa è la villa che ci è stata descritta dalla signora con nome e cognome. Quella è la strada, i venti metri li abbiamo già visti. Ora vediamo la foto sotto dove i Carabinieri già allora – è questo che preme al P.M. – fanno, loro possono vedere, no vediamo la freccia per cortesia, è troppo importante. Un Carabiniere che la indica, quindi è un dato già di allora. Leggiamo la didascalia: “punto in cui venne notato il ciclomotore dalla teste Sbraci A.”.
A.B. voce fuori microfono: …
Presidente: La Sbraci che non è poi quella…
P.M.: Ora vediamo chi è.
Presidente: È quella che abbiamo ammesso.
P.M.: Esatto. Grazie.
A.B. voce fuori microfono: …
P.M.: Non lo sappiamo, chiediamolo alla teste, quello è il punto. Noi dobbiamo solo in questo momento…
A.B. voce fuori microfono: …
Presidente: Dunque la signora D’Amelio, cioè, Di Giorgio è andata via?
P.M.: Possiamo controllare, io ho chiesto di verificare se c’è… la signora D’Amelio che ha…
Presidente: De Giorgio.
P.M.: De Giorgio, scusi.
Presidente: De Giorgio Amelia.
P.M.: De Giorgio Amelia. Credo sia andata via… sarà mia premura riconvocarla dopo che, dopo che abbiamo fatto fare alla Polizia Giudiziaria una planimetria con le distanze. Grazie, al premeva far vedere…
Presidente: Se non c’è, comunque, la chiameremo allora quando lei…
P.M.: Sento la signora Sbraci.
Presidente: Sbraci. Va bene?
P.M.: Perfetto. La quale non aveva, per chiarire, aveva detto queste cose, però erano nel rapporto evidentemente, quindi non era stata sentita come teste in questo processo.
Presidente: Va bene, proseguiamo allora. La Di Giorgio, mi pare, non c’è, proseguiamo con un altro teste.
P.M.: Allora sentirei Cevenini Paola.
A.B.: Mi scusi, Presidente, a questo punto, dato che il signor Pubblico Ministero annette grande importanza alla presenza di questo motorino, ancorché non si ha prova assoluta che possa il motorino…
Presidente: Naturale, naturale.
A.B.: … del signor Pacciani, – e comunque è strano che uno lasci per diverso tempo questo motorino lì – io siccome sembrerebbe da quello che è l’idea accusatoria, da quello che appare dall’idea accusatoria, che questo motorino sarebbe stato poi ripitturato, ridipinto, e si vede o si intravede soltanto un colore, ma non si sa che tipo sia il colore, è chiaro che mi pare che serva per tutti noi, eventualmente questa specie di indizio, che tale non è, perché non è niente, è una sola congettura a mio avviso…
Presidente: Certo, certo.
A.B.: … possa avere una certa rilevanza, mi scusi, Pubblico Ministero, eventualmente la Corte decida in conseguenza – per sapere quando, come, che colore e quando è stato pitturato, che colore era…
P.M.: E come facciamo a saperlo? Lo dica il signor Pacciani. Noi come facciano a sapere quando è stato pitturato?
A.B.: E no, io voglio saperlo!
P.M.: Da me? Lo chieda al suo imputato.
A.B.: E lei, è lei che introduce, suggestiona…
P.M.: Io introduco solo questo…
A.B.: … in via di suggestione un dato da provare. Questo è un dato da provare, che è incerto.
P.M.: Io provo i due colori.
A.B.: È incerto, è assolutamente incerto.
P.M.: I due colori sono certi.
A.B.: I colori sono certi, vediamo quali sono i colori:
P.M.: Allora chiedo di mostrare tutte le foto del motorino che sono…
A.B.: A me non interessa le foto, voglio sapere com’era il colore sotto!
Presidente: Sono in atti, le foto del motorino sono in atti. Se è necessario, spero almeno quello sia ancora in sequestro.
A.B.: Bene, Presidente…
P.M.: Spero anch’io, Presidente.
A.B.: Io faccio eventualmente questa riserva…
Presidente: Va bene. Se è necessario lo vedremo di persona. Non credo sia necessario poi fare una perizia per vedere se un motorino è stato riverniciato.
P.M.: Non solo, la Polizia Giudiziaria può spiegare, la Polizia Scientifica può spiegare in che modo è stato grattato, in che modo… e io ho un teste, che il dottor Donato, perché è un perito in questo caso, il quale ha provveduto con i suoi uomini…
A.B.: Ma è un teste che sta sempre accanto al Pubblico Ministero! Che sente tutto!
P.M.: Non è un teste che io… no, è un perito, non è un teste che io indurrò sul punto, quindi cosi siamo a posto. La persona che si è messa a grattare, non per sminuire il dottor Donato, ma non l’ha fatto lui, ci sono delle persone adatte, e che sono dei suoi collaboratori. Quando sarà il momento…
A.B.: Mi deve dare, Presidente, mi scusi, la prova della data in cui è stato grattato e la prova della data in cui è stato pitturato, e il colore della pittura.
P.M.: Siccome grattare so chi l’ha grattato, la prova gliela do. Chi l’ha pitturato non lo so, la dia lei. A me non interessa darla.
A.B.: Io non devo dar nulla!
P.M.: Nemmen io! A me non mi interessa nulla dar la prova di quando è stato ripitturato.
Presidente: Vedremo, vedremo, signori. Per il momento andiamo avanti però.
A.B. voce fuori microfono: …
P.M.: Io dico che è stato grattato e lo provo. Punto e basta. Non devo provare altro io. Poi lei faccia tutte le controprove che intende fare.
A.B. voce fuori microfono:…
Presidente: Andiamo avanti.
P.M.: La signora Cevenini Paola.
Presidente: Prego.
P.M.: La signora non c’è? Cevenini Paola. Bene. 
A.S.F.: Mi scusi, Presidente…
Presidente: Avvocato, cosa c’è? 
A.S.F.: Ma sul punto del motorino, seguendo un indirizzo che ha sempre caratterizzato questa parte civile, visto che vi è discussione su questi raschiamenti, non raschiamenti, colori sovrapposti…
Presidente: Avvocato, del motorino ne parliamo quando ritornano i testi. 
A.S.F.: Hanno parlato loro in questo momento perché sennò succede un gran bisticcio e non combiniamo nulla… Chiedevo che la Corte… va bene.
Presidente: Quando tornano le due testi, una quella ammessa e di nuovo quella che abbiamo già sentito, allora a quel punto lì affrontiamo, magari ci portiamo pure il motorino qui nel cortile… 
A.S.F.: E chiederemo una perizia: è quello che chiede…
Presidente: … visto che almeno quello non è stato restituito. Allora, ritorniamo alla teste?
P.M.: Sì, Presidente, la teste non c’è, nonostante abbia convocato venti testi, sono al pomeriggio gli altri. Sono venti eh? Non sono oggi, uno.
Presidente: Va be’, comunque è l’una e quindi tutto sommato…
P.M.: Ecco, appunto…
Presidente: No, c’è qualcuno?
P.M.: No, no, chiedo scusa, è un teste da sentire con quelli del pomeriggio.
Presidente: Con quelli del pomeriggio.
P.M.: Sì. Presidente, grazie.
Presidente: Alle ore 15.15.
P.M.: 15.15. Grazie. 
A.S.F.: Si può fare Presidente alle 15:30? È possibile le 15:30, Presidente? 
Presidente: Avvocato, 15.15 va bene.

1 Giugno 1994 16° udienza processo Pietro Pacciani

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