SOTTO IL SEGNO DEL MOSTRO DELLA CALIBRO 22

BARBERINO VAL D’ ELSA – Suicidi, assassini, inchieste. Perfino il mostro di Firenze. C’ è qualcosa di maledetto nelle storie che s’ incrociano dietro le vicende della famiglia Malatesta, quella di Milva e Mirko, madre e figlio uccisi col fuoco l’ altra notte. Molti i misteri. E tutti irrisolti: la madre di Milva, Maria Antonia Sperduto, chiamata in causa per le indagini sul mostro di Firenze; Renato, il marito guardone morto non si sa come dodici anni fa; il primo genero Vincenzo Limongi, rapinatore e spacciatore, suicida; ultimi, Milva e Mirko. Così come restano irrisolti i misteri dei duplici omicidi del maniaco delle coppiette e il caso di Pietro Pacciani, il contadino in carcere dal 16 gennaio scorso con l’ accusa di essere il “mostro”, legato alla famiglia Malatesta per via di strane abitudini. E attraversa il destino di Milva anche la morte di una ragazza di 17 anni uccisa con 37 coltellate mentre faceva l’ autostop lungo l’ Autopalio, in Val di Pesa: la massacrò il cognato di Nicola Fanetti, il suo ultimo uomo. Un intreccio di storie torbide che macchia la luce limpida di un paesaggio dove tedeschi ed inglesi continuano ad acquistare case coloniche, dove gli aristocratici fiorentini e i manager del Nord passano weekend e vacanze. Maria Antonia Sperduto, la mamma di Milva, ha avuto come primo marito un contadino di Sambuca, Renato Malatesta, che aveva l’ abitudine di andare a spiare le coppiette negli slarghi e nelle radure del Chianti da dove si dominano vallate e lune piene, posti ideali per consumare in macchina qualche minuto di piacere. Quello dei guardoni era ed è un gruppetto abbastanza folto e ben avviato, in questa zona. Il gruppo dei guardoni Negli anni Settanta comprendeva anche Pietro Pacciani, un contadino da poco arrivato a Mercatale Val di Pesa, una manciata di chilometri più in là, che in paese si diceva avesse comprato la moglie in un circo e sopportasse due figlie un po’ così e così. Veniva dal Mugello, Pacciani, e aveva cambiato i contrafforti dell’ Appennino con le colline del Chianti per rifarsi una vita dopo sedici anni di galera per un’ omicidio a sfondo passionale. Li ricorda bene quegli anni, Maria Antonia Sperduto. Da quando frequentava “quella compagnia di balordi” il marito la picchiava più spesso di prima e il Pacciani, quando “Renato non era in casa, mi costringeva a fare l’ amore con lui. Veniva con dei coltellacci e io non potevo dire di no anche perché c’ erano le bambine (Milva, quella morta giovedì notte, e Laura, 22 anni, che adesso se ne sta buona buona seduta accanto alla mamma ndr). Dovevo accettare per proteggere loro ma tante volte l’ ho anche mandato via col forcone. Lui diceva sempre che passava di lì per andare a caccia e invece si infilava in casa…”. Sambuca, Mercatale, Certaldo, San Casciano, Giogoli, Montefiridolfi, gli Scopeti, Barberino Val d’ Elsa, Tavarnelle: piccoli borghi quasi sempre uguali, le case di mattoni e cotto circondate dai filari dei viticci che rispondono a una geometria immaginaria perfetta. Conosceva i luoghi Per il mondo sono semplicemente il Chianti e, al massimo, il punto di riferimento per ristoranti e trattorie da leccarsi i baffi. Per la cronaca potrebbero essere il capitolo più importante di un libro su crimini e misfatti di Firenze. Ai Giogoli il 9 settembre 1983 furono uccisi e mutilati Horst Mayer e Huwe Ruesh, due giovani tedeschi sorpresi durante la notte in un camper. Agli Scopeti, due anni esatti più tardi, la stessa fine toccò a Nadine Mauriot e Jean Michel Kravechvli. Pietro Pacciani abitava con la famiglia a Mercatale Val di Pesa e tutti questi luoghi li conosceva come le sue tasche, “per andare a caccia e a fare l’ agricoltore della terra ‘ gricola” dice lui, “per guardare le coppiette” afferma la Squadra antimostro della polizia e “magari per individuare le sue vittime”, aggiunge. Tant’ è: un anno fa gli agenti setacciarono quei boschi e quei sentieri palmo a palmo in cerca della prova maestra, la Beretta calibro 22 usata dal mostro e mai ritrovata. “Agli Scopeti ha portato tante volte anche me…” dice adesso Maria Antonia Sperduto. “Con lei, in quel luogo, il Pacciani aveva rapporti intimi e l’ andava a spiare mentre si intratteneva con altri uomini” si legge nei verbali della polizia allegati all’ ordinanza di custodia cautelare che ha riportato in carcere Pacciani lo scorso gennaio. Occorrerà dunque distinguere di quale Chianti si vuole parlare: di quello solare o di quello grandguignolesco. Il cinema ha già provveduto con i fratelli Taviani e con la leggenda secolare della famiglia Benedetti diventata Maledetti in Fiorile. Alla gente di qui va bene lo stesso. “Vorrà dire che diventeremo un paese di mostri e misteri: a ognuno il suo”, ironizzano pensando a tarallucci, vino e leggende. Intanto si fermano nel punto dove sono stati trovati la Panda e i corpi bruciati di Milva e Mirko, 31 e 3 anni. Si affacciano sul ciglio, buttano l’ occhio di sotto, a tre, quattro metri, dove ci sono ancora i resti del rogo, poi allungano lo sguardo sulla strada di Poneta, una carreggiata dolce, piana, fra viticci del Chianti, i filari di cipressi e il sottobosco di quercia. C’ è qualche bracciante, qualche vecchio del posto che ha visto la sua terra sbattuta in apertura di tg e ora si sente in diritto di controllare cosa è successo. “Macché suicidio… Se una madre decide di uccidersi col figlio, trova un modo più sicuro e veloce. Quei poveracci sono stati prima ammazzati, poi messi dentro la macchina, incendiati e spinti di sotto per cancellare le tracce. Che fine…”. Scrollano la testa e se ne vanno. Tranquilli perché “il bosco, per fortuna, non ha preso fuoco e i campi non sono stati danneggiati”. E certi che l’ assassino non verrà mai fuori: una leggenda in più per questa terra tanto solare di fuori quanto misteriosa di dentro.

dal nostro inviato CLAUDIA FUSANI

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/08/22/sotto-il-segno-del-mostro-della-calibro.html

22 Agosto 1993 Stampa: La Repubblica
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