Il 1 Gennaio 1993 viene pubblicato un libro giallo a firma di Aurelio Mattei dal titolo “Coniglio il martedì…” edito da Sperling & Kupfer.

Mattei Aurelio è nato a Fiuggi il 23 gennaio 1953 è residente a Roma, Piazza Monte Gemma n. 9, ed è un ex agente SISDE.

La pubblicazione di questo libro, e la sua lettura tra le righe, sembra fornire delle informazioni che si ritrovano all’interno della vicenda MdF.

Aurelio Mattei è un agente del SISDE e lavora in stretto contratto con Francesco Bruno, anche lui consulente del SISDE. I due per un certo periodo dividono addirittura l’ufficio. Nel 1983/84 i servizi segreti si interessano del caso MdF, raccogliendo informazioni.

L’autore Aurelio Mattei fu intervistato, all’uscita del libro, da un giornalista del Corriere della Sera di nome Dino Messina l’intervista fu pubblicata il 18 maggio 1993. Questi riporta così il racconto di Mattei sulla genesi del libro. Circa un anno fa ho accompagnato un amico dall’editore; negli uffici della Sperling & Kupfer Chiacchieravo con Nicola Carraro. Gli dico:  sarebbe bello raccontare la storia di un serial killer e prima persona. L’editore mi ha preso in parola: cominci pure. ed io per sei mesi mi sono seduto ogni giorno la scrivania riuscendo a mettere assieme poche decine di pagine. Ma primi capitoli sono piaciuti e, una volta impostata la storia, sono andato avanti velocissimo. Il succo della storia è che gran parte del vissuto dei cosiddetti mostri e la normalità,  anche quando realizzano come a Firenze 16 omicidi in 16 anni.” Ed ancora: “Il succo della storia è che gran parte del vissuto dei cosiddetti mostri è la normalità , anche quando realizzano come a Firenze sedici omicidi in sedici anni. I delitti eccezionalmente devianti vengono poi circondati da un alone mitico, fino all’ assurdo che ci sono persone disposte a passare anni in galera pur di far credere al mondo di essere protagoniste di un fatto eccezionale”(…). “Per descrivere la personalità di un assassino la scienza da sola non basta. Occorre una pluralità dei punti di vista che soltanto il romanzo può offrire. Mi sono si’ serviti la conoscenza dei comportamenti patologici, ma durante la scrittura mi è stato utile soprattutto un lavoro di autoanalisi: mi sono messo nei panni del mostro, ho pensato a come avrebbe reagito una persona normale in una situazione estrema. In fondo Pan (il nome con cui gli investigatori definiscono il serial killer) è impegnato in una terribile sfida con il mondo per dimostrare che lui, modesto ricercatore in una casa farmaceutica, non è una nullità come credeva suo padre, che gli diceva sempre: io sono artista, violinista, tu sei nessuno. E’ invece un uomo che fa tremare il mondo”.

Possibile che Aurelio Mattei, nella stesura del suo primo ed unico romanzo, abbia attinto ai documenti originali di Bruno del 1984 e 1985/86. Questo suo attingere non riguarda prettamente la struttura o lo scopo, ma si concentra nel delineare uno dei personaggi da cui partire per poi espandere al resto. All’interno del libro si possono riscontrare sia una serie di riferimenti a questo personaggio, sia una serie di “passaggi” davvero esistenti nella storia MdF, passaggi che si possono realmente essere verificati, come il depistaggio del 1982 sui bossoli della calibro 22 ritrovati spillati ad un documento del caso Locci-Lo Bianco. Ciò che però identifica il personaggio è nell’anagramma del titolo e nel fatto che il personaggio del libro viene menomato di un testicolo.

Il titolo “Coniglio il martedì…” anagrammato fornisce “Il coglione mi tradì” e nella vicenda MdF entra un personaggio che probabilmente era privo di un testicolo a causa di un tumore, operato e asportato e poi sottoposto a chemioterapia. Ovviamente impossibile una verifica del fatto.

Aurelio Mattei aveva fornito un’indicazione ben precisa, crittografata fra le righe di un romanzo di ciò che sapeva come membro del SISDE e collaboratore di Francesco Bruno e che non poteva, per ovvi motivi, rivelare platealmente. Lasciava al lettore intelligente approfondire fornendo in ultima istanza un altro assist e ciò la totale assenza del duplice delitto del 1985 nelle pagine del suo libro indicando in quel delitto un’anomalia non presente negli altri, magari l’assenza di un coprotagonista.

Valutazioni di Michele Giuttari sul libro di Aurelio Mattei: “Il contenuto di detto libro, contiene alcuni passaggi, all’epoca della stesura, certamente inediti e che lasciano invece sottintendere che l’autore dovesse essere a conoscenza di elementi che sono emersi molto più tardi e precisamente solo nel corso delle recenti indagini sui cosiddetti “compagni di merende”.

Al riguardo, si richiamano i seguenti passi:

1 “un fatto mi lascia perplesso…” La voce del giudice Lanzi era monotona. “Voi tutti parlate sempre di un assassino. Quali elementi v’inducono a escludere la presenza di più di un criminale?” Il medico fissò Lanzi conservando sulla faccia una maschera inespressiva. “non possiamo escludere che uno abbia provveduto ad uccidere i ragazzi con la pistola e, successivamente, un altro sia intervenuto con l’arma bianca. L’istinto, tuttavia, continua a ripetermi: l’assassino opera da solo”. “Scusatemi” Il Questore, scostando la bottiglia dell’acqua che creava strani riflessi verdi sulla sua faccia, intervenne nella discussione. “Io, a differenza del professore, non escludo l’intervento di più persone. Non è la prima volta che un gruppo criminale compie azioni, all’apparenza prive di motivazioni, al solo scopo di terrorizzare l’opinione pubblica e di far apparire le istituzioni incapaci di affrontare il fenomeno. L’obiettivo potremmo essere noi e non quei poveri ragazzi”. (pagg. 34 e 35).

2“…dopo aver constatato questi elementi, per esclusione azzardai due ipotesi: l’azione era stata compiuta da un pazzo, oppure un gruppo di fanatici aveva programmato il delitto per scopi punitivi o ritualistici. Optai per la prima soluzione in quanto nella nostra zona non è stata mai rilevata la presenza di sette o organizzazioni che, nei loro riti, prevedessero l’uso del sacrificio umano. C’è, inoltre, da evidenziare che, mentre è possibile per un solo soggetto compiere un delitto del genere senza lasciare una traccia, nel caso di più persone ciò è inverosimile”. (pag. 38).

3 Il poligono Valle Verde si trovava nella periferia sud della città. (pag. 72).

4 Andai ancora per tre settimane al poligono Valle Verde. (pag. 76).

Come si può agevolmente notare, il Mattei, nel 1992, ricostruendo la vicenda dei delitti del Mostro di Firenze, ipotizza nel racconto l’eventuale partecipazione di più persone, uno che uccideva con la pistola ed uno che, intervenendo subito dopo, usava il coltello, così come, a distanza di diversi anni (inchiesta bis) si è potuto accertare. Ipotizza, altresì, l’eventuale coinvolgimento di un gruppo di fanatici (setta o organizzazione) che prevedesse, nei loro riti, il sacrificio umano. Parimenti singolare appare il riferimento al poligono Valle Verde ed alla sua posizione logistica (zona sud della città), che appare voler fare riferimento a Villa Verde (casa di cura per anziani non autosufficienti), che si trova proprio nella zona sud della città.

(Nota informativa della Squadra Mobile del 3 dicembre 2001)

1 Gennaio 1993 Coniglio il martedì… di Aurelio Mattei

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