Il 30 ottobre 1985 Salvatore Vinci viene intervistato dal quotidiano La Città (non disponiamo della pagina originale): “Lei la conobbi alla fiera di Lastra a Signa, me la presentò, insieme al marito, mio fratello Giovanni. Erano sardi come noi. Io e mio fratello eravamo scapoli. Io avevo bisogno di qualcuno che mi lavasse le camicie, di una casa. Così andai a vivere con loro. Fu il marito, dopo un pò che li frequentavo, a propormelo. «Vieni qui, abbiamo una camera libera». «E i soldi?», «dai pure quanto credi». In casa Mele entrai così. E stando a casa me la portai a letto. Stefano non era geloso. Andavo al cinema e Barbara chiedeva al marito se poteva venire con me. Lui diceva di si, che non gli importava. E poi, magari, tornando a casa, passavamo dal circolo, dove c’era Stefano Mele. «Noi andiamo a casa, vieni anche tu?», gli chiedevamo. «Andate, andate, io resto ancora un po’ a giocare a carte». Così noi sapevamo che avevamo il tempo per fare all’amore. Non era una statua. Quando faceva l’amore lo sapeva fare, partecipava. Era questo che conquistava. Facevo l’amore con lei, prendevo delle precauzioni, ma la certezza che non sia mio figlio (si riferisce a Natalino) non ce l’ho”

30 Ottobre 1985 Stampa: La Città
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