La Nazione Umbria

Il lago ha restituito il corpo del Narducci. Era vestito, in ordine e senza alcuna ferita” di Elio C. Bertoldi.

Dopo oltre 110 ore, il cadavere è tornato a galla. Il corpo era in una zona compresa tra la Polvese e Sant’Arcangelo, più vicino alla terraferma che non all’isola e molto più a sud – ovest di dove, in questi giorni, si sono sviluppate le ricerche. E’ stato l’elicottero dei VV. FF. a dare l’allarme. L’elicottero si era levato da Arezzo, poco dopo l’alba e alla guida era il Pennella che ha lanciato l’allarme. Erano le 7,50. In zona c’era già la pilotina dei CC. di Castiglione del Lago. Sono stati proprio l’appuntato Bruno Dicoro e il C.re Daniele Meli a imbracare il corpo. Il cadavere era completamente vestito: i pantaloni, la camicia, il giubbetto di renna. La cinta al suo posto. Il portafogli in tasca. La pilotina s’è ormeggiata nel porticciolo di Sant’Arcangelo e qui una dottoressa ha effettuato la ricognizione esterna del cadavere. Il sostituto Federico Centrone, “dopo l’espletamento delle pratiche di legge”, ha restituito il corpo ai familiari. Con un carro funebre, il cadavere è stato portato sino a San Feliciano, nell’abitazione che i Narducci avevano dagli inizi degli anni ’60. Il Narducci era caduto in acqua martedì pomeriggio. Tornato a casa, il giovane non aveva neppure pranzato. Un colpo di telefono alla madre per salutarla, poi in moto a San Feliciano. Nessuno sapeva, né i familiari né gli amici, che Francesco quel pomeriggio aveva intenzione di compiere un’escursione con il fuoribordo. Alla darsena aveva rifiutato anche il pieno. L’avevano visto dirigersi verso la punta del Macerone (a nord della Polvese). Da quel momento, la barca bianca e rossa del Narducci era sparita. Era stata trovata, vuota e in ordine, all’una di notte, alla deriva, appoggiata alle cannine, nella zona a sud – ovest dell’isola, proprio davanti al vecchio castello diroccato. L’ipotesi della disgrazia è quella che rimane in piedi, specie se si considera che familiari ed amici sostengono che Francesco non aveva proprio alcuna ragione per mettere in atto un tragico gesto. (Fotoservizio P. Crocchioni).

La procura smentisce una ridda di false “voci”, I funerali dello sfortunato giovane si terranno domani.

La notizia del rinvenimento è arrivata repentina, agghiacciante e in tantissime case di Perugia e di Foligno, mezz’ora dopo la conoscevano tutti. C’era stato anche un frenetico intreccio di telefonate. Nel pomeriggio, tantissime persone sono giunte a San Feliciano per rendere l’ultimo saluto al docente il cui corpo era stato composto nella villa di famiglia e da dove, domani mattina partirà per la chiesa di Santa Maria in Colle, in Via dei Filosofi, dove, alle 10, ci saranno i funerali. La notizia ha fatto il giro di tutte le cittadine lacustri e, ben presto, sono “fiorite” tutta una serie di illazioni e di notizie false. “C’era chi sosteneva che il cadavere dello sfortunato docente universitario si presentasse con le mani legate, chi diceva di sapere, per certo, che una volta spogliata, la vittima avesse dei pesi da sub attorno alla vita. “ Il sostituto Centrone ha chiarito la vicenda, “spazzando via tutti i falsi racconti”: “ Abbiamo ritenuto di non dover procedere ad alcun esame autoptico, in quanto la ricognizione cadaverica ha dimostrato, senza ombra di dubbio, che non c’erano segni di violenza sul corpo. Se si fossero trovati dei pesi o le mani della vittima legate, avremmo senz’altro disposto la necroscopia”.

14 Ottobre 1985 Stampa: La Nazione

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