Mostro: tensione nelle indagini. Dopo 20 giorni una cortina di riserbo” di Mario Spezi. Sembra calare una sorta di “silenzio – stampa”. La notizia del rinvenimento di una serie di nomi e numeri telefonici sequestrati in armadietti nell’ospedale di Ponte a Niccheri durante la perquisizione di giovedì notte “è stata per esempio da una parte smentita, da un’altra confermata, da un’altra ancora corretta”. I sostituti Fleury e Canessa hanno smentito, invece gli investigatori hanno detto che ““negli armadietti dell’ospedale qualcosa è stato trovato” e su questo “qualcosa” sono in corso accertamenti”. ““Nomi e numeri telefonici appuntati su fogli di carta – ha detto un altro investigatore – si trovano probabilmente in qualsiasi scrivania. E’ evidente che per essere sequestrati devono avere in qualche maniera attirato la nostra attenzione”. Poi è stato opposto un “no comment” a chi chiedeva se quei nomi fossero di persone in qualche modo collegate all’inchiesta. Poi si riporta una frase di Fleury che dice che a quel punto non potevano essere né ottimisti né pessimisti. Gli investigatori lavoravano a ritmi serrati. Poi si sottolinea che è stato perso molto, forse troppo tempo dal rinvenimento della pallottola alla perquisizione. Poi si afferma: “ Da Ponte a Niccheri gli investigatori non sono tornati a mani vuote, secondo l’espressione di uno di loro. Quindi i dati in loro possesso sono: la cartuccia in un luogo abbastanza preciso; la lettera con il lembo di pube spedito da San Piero a Sieve; le tracce del probabile percorso compiuto la notte del delitto dal mostro; i numeri di telefono e i nomi sequestrati nell’ospedale..

La Nazione” ed. Umbria del 2.10.1985. ““Quello era il mostro !” Paurosa avventura di 2 giovani perugini”. Ieri mattina, dopo gli articoli sull’episodio di Pianello, decine di telefonate giungono in redazione decine di telefonate da parte di persone che volevano saperne di più. Due perugini hanno così segnalato un episodio accaduto nella metà (circa) di novembre 1984, sull’autostrada del Sole, nei pressi di Firenze. L’episodio era stato denunciato ai CC. di Forano della Chiana e della Stazione Fortebraccio di Perugia. Due coniugi perugini stanno tornando a casa dal Nord. Si fermano in un “grill” dell’Autosole, all’altezza dello svincolo di Firenze sud. Parcheggiano l’auto al limite estremo del parcheggio. La moglie rimane in macchina e il marito va a fare degli acquisti al bar. Entrando nel “grill”, l’uomo scorge un’auto Mercedes, di media cilindrata alla cui guida (solo) c’è un uomo sui 45 – 50 anni, col braccio destro appoggiato al finestrino e la mano destra poggiata su un plaid ripiegato sul sedile del passeggero. Il volto dell’uomo (è già buio) è seminascosto dal parasole; la cosa incuriosisce il giovane che guarda e pensa che forse starà aspettando la moglie che è andata a comperare qualcosa e probabilmente è irritato perché sta tardando. Venti minuti dopo, il giovane perugino esce dal “grill”; nota la stessa Mercedes (di colore giallo che dà sul rosa) ancora ferma, con l’uomo nella stessa posizione. Gli passa di fianco e l’osserva: ha l’occhio fisso in avanti, il gomito sx appoggiato al finestrino, la mano dx poggiata sul plaid del passeggero. Raggiunge la sua autovettura Panda e riparte per Perugia, ma, ad un certo punto, si accorge che il mangianastri non funziona e decide di fermarsi alla prima area di parcheggio. Mette il segnale luminoso di deviazione verso dx. La moglie, però, scorge dallo specchietto retrovisore un’auto a una quarantina di metri che sta segnalando la stessa deviazione e supplica il marito di non fermarsi. Ha paura. Allora il marito decide di non fermarsi e prosegue. Supera un autotreno e l’altra auto non li supera. Il perugino, però, ad un certo punto, essendo passate le 2, teme di essere colto dal sonno e cerca un punto dove fermarsi. Nota, però, un’autovettura che gli sta dietro a luci spente e che cerca di fermarsi anch’essa nello stesso punto. Si rende conto che è la stessa Mercedes vista nel parcheggio. Allora fa inversione di marcia. La Mercedes è stata piazzata quasi di traverso alla corsia di accesso, quasi a voler sbarrare la strada alla Panda. Il perugino riesce però a trovare un ristretto spazio e ad allontanarsi velocemente. Mentre passa, guarda verso la Mercedes e vede il conducente che sta rovistando nel cruscotto come se stesse prendendo o riponendo qualcosa. La moglie guarda la targa che è di Avellino. I due perugini corrono verso il casello di Valdichiana e, quando arrivano, lui segnala la Mercedes e l’addetto gli risponde che era passata pochi istanti prima. L’uomo si ferma a una cabina telefonica e chiama i carabinieri ma il telefono è guasto. Si dirige allora verso un Ristorante – albergo. Qui telefona al 112 e rispondono i CC. di Foiano. L’uomo segnala gli estremi dell’auto e della targa. Dopo una ventina di minuti, arriva una pattuglia dei carabinieri che gli dicono di aver visto una Mercedes lungo la stradina che stava scendendo, ma aveva la targa tedesca. I due si fermano a dormire. Il giorno dopo denunciano il fatto ai carabinieri della Stazione “Fortebraccio”. Quando vedono sui giornali l’identikit del mostro, riconoscono il conducente della Mercedes. Il perugino ricorda che l’uomo dimostrava molta sicurezza.

2 Ottobre 1985 Stampa: La Nazione
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