1° “Altro errore del mostro. La notte del delitto tutte le strade erano controllate e la sua auto potrebbe essere stata segnalata da un casellante” di Mario Spezi (con sottotitolo). Si dice che nelle mani degli inquirenti vi sono tre elementi noti e un altro, probabilmente il più importante, ignoto. Si fa capire che, oltre alla cartuccia (che è quella dell’assassino), gli inquirenti hanno trovato dell’altro. Spezi dice: “Qualcosa è rimasto impigliato nella rete” e aggiunge: “ Oltre alla cartuccia, a quel “qualcosa” trovato nell’ospedale…”, le piste lasciate dall’assassino sono due e piuttosto appariscenti: la lettera inviata alla Della Monica e il complicato tragitto che il Mostro ha dovuto compiere. Quindi: Cartuccia, lettera con trofeo, tragitto + elemento ignoto trovato nell’Ospedale. Quindi, quando ha ucciso, aveva già programmato l’invio della busta e la teneva in tasca. Ha staccato il lembo e lo ha chiuso nella busta. Parte per S. Piero a Sieve, forse per depistare. Imbuca la lettera e torna verso Firenze, usando probabilmente l’autostrada. Ecco perché il mostro ha cercato di ritardare la scoperta dei cadaveri, proprio perché, prima di rientrare alla “base”, doveva stare ancora molto tempo sulle strade. Ma il Mostro non sapeva che quella notte, come tutte le notti dei fine settimana tra luglio e il 30 settembre, un piano era scattato sulle autostrade e ogni dipendente dei caselli attorno a Firenze aveva ricevuto l’ordine di annotare tipo, targa e colore delle auto con un solo uomo a bordo che fossero entrate in autostrada tra le 21 e la mezzanotte. Se il mostro ha preso l’autostrada, ha quindi lasciato una traccia indelebile. “Non stiamo più lavorando sui grandi numeri” dice Paolo Canessa. A conferma di ciò, vi sono state perquisizioni in città e nei sobborghi in seguito all’operazione di Ponte a Niccheri. Controlli non di routine, ma mirati, sono stati fatti ieri (cioè il 28 settembre 1985). E’ stato a lungo interrogato un dipendente dell’Ospedale di Ponte a Niccheri, perché nel suo armadietto è stata trovata una cartina della zona degli ultimi delitti con annotazioni. C’è poi un commento di Fleury che commenta indispettito per la fuga di notizie: “ Ora l’assassino sa che si cerca una persona in qualche modo collegata all’ospedale di Ponte a Niccheri. Perché averglielo detto?”. Si dice poi che la cartuccia è stata ritrovata la mattina del 10 settembre ma è stata consegnata all’AG dall’agente che l’aveva ricevuta solo quattro giorni dopo.

2° “Una pista segreta porterà al mostro? Che cosa dicono i due indizi. A Ponte a Niccheri il giorno dopo.” “Gli investigatori non parlano ma stavolta non sembrano più smarriti. La lettera e il proiettile: tracce attendibili o subdole trappole ? L’autostrada” di Giovanni Morandi. L’articolo contiene queste affermazioni: “Stiamo lavorando”. Avete trovato qualcosa nella perquisizione all’ospedale dell’Annunziata ? “ A cercare negli armadietti si trova sempre qualcosa di interessante”. Si allude all’improvviso ottimismo degli inquirenti. “Ma qualcosa in mano devono avere e hanno. Qualcosa di più, di diverso e di ignoto che si aggiunge ai due soli indizi fisici che il mostro ha lasciato in 17 anni”. Si precisa che gli indizi conosciuti sono la lettera con il trofeo e la cartuccia: quindi vi è un elemento sconosciuto trovato negli armadietti dell’Ospedale. Delle tracce note, la lettera col trofeo, poteva significare che era stanco e che cercava un contatto ovvero (cosa più probabile) che si sentiva onnipotente. La cartuccia poteva significare o che apparteneva ad un altro (cosa improbabile) o che il mostro ha voluto depistare o (cosa più credibile) ha commesso un errore. L’articolo finisce con questa frase “ Negli armadietti dell’ospedale è stato trovato qualcosa di interessante”.

3° “Una pista segreta porterà al mostro ? Che cosa dicono i due indizi. A Ponte a Niccheri il giorno dopo.” In una notte il grande ospedale è diventato il fulcro su cui ruotano le indagini. Nei corridoi, in una scenografia spaziale. Ingressi poco controllati” di Umberto Cecchi. Parla del clima che si respira all’ospedale e del fatto che non vi sono controlli. Si dice testualmente: “” E qualcosa di buono deve essere saltato fuori – mi dice un infermiere barbuto che bestemmia con un collega di essere stufo di questa storia del mostro – E’ una mappa. Anche se tutti negano. Se ne sono andati da qui con una mappa. Il difficile è sapere a chi appartenga, ma sono sicuro che si tratti di una carta stradale”. Inutile chiedere perché sia così sicuro. Si stringe sulle spalle. La storia della mappa, però, non la sostiene solo lui. Ce ne sono altri, qui dentro, che affermano la medesima cosa. Infermieri e degenti.” . si aggiunge: “ E a proposito di controlli si dice anche che nella nottata della perquisizione siano state prese in esame le cartoline di presenza e un buon numero di queste controllate accuratamente e – sembra – fotocopiate. Cosa stavano cercando gli inquirenti ? Probabilmente hanno tentato di ricostruire le presenze dei dipendenti durante la notte del 9 settembre. Non solo: c’è anche chi afferma che i controlli potrebbero essere andati molto in là nel tempo. Spingendosi fino alle notti in cui sono stati commessi gli altri delitti…”. Il giornalista accenna alle due posizioni che si ritrovano all’Annunziata, a quella che respinge sdegnosamente e a quella che è aperta a tutte le possibilità, “perché – come dice un impiegato – il mostro da qualche parte deve pur lavorare. Perché non qui ?” I medici invece respingevano sdegnosamente l’ipotesi.

29 Settembre 1985 Stampa: La Nazione
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