1° “Eppure dev’esserci il modo per prenderlo” di Maurizio Naldini. E’ un articolo di fondo, a sinistra della pagina. Parla delle tecniche che vanno sviluppate per catturare “Il Mostro”.

2° “Il mostro forse è ferito. Ha lottato prima di uccidere. Questo è il risultato della prima perizia sul giovane francese assassinato con la sua amica verso le ore 24 di domenica” (non è indicato l’autore). Descrive come ha agito il mostro e dice che quasi certamente il sopralluogo lo ha fatto 24 ore prima. Dice che non aveva previsto la reazione dell’uomo che ha lottato con l’assassino prima di cadere a terra con la gola tagliata. Parla di lotta forsennata e dice “il mostro quasi sicuramente è rimasto ferito. Può anche aver perso del sangue.” Dice che, trovando anche una piccola macchia, potrebbero risalire al suo gruppo sanguigno. Dice che vicino ai cespugli dove è stato nascosto Jean è stata rinvenuta l’impronta di un tacco di scarpa, lunga sette centimetri e n. 44. Dice che ciò conferma le conclusioni dei criminologi di Modena, secondo cui il mostro è un uomo alto, grande e forte. Aggiunge anche che vi è rabbia perché il piano segreto varato dagl’investigatori è scattato con molte ore di ritardo. Si domanda perché il mostro abbia voluto nascondere le sue vittime.

3° “L’impronta di una scarpa conferma che è alto 1,85. Parla il criminologo” di Sandro Bennucci. Si riferisce che il criminologo De Fazio ha lavorato più di due ore ieri mattina (cioè il 10.09.1985), che ha esaminato tutta la zona del delitto, anche i bossoli e un ciuffo di capelli ed ha evidenziato l’impronta di una scarpa che corrisponde a un uomo alto 1,85. De Fazio dice che il Mostro è uno che legge molti giornali e che vuole essere riconosciuto. De Fazio dice anche che in quel luogo, di sera, ci si può vedere bene sino a due metri. Secondo De Fazio, il Mostro non sceglie le vittime ma solo il luogo e la situazione e che, stavolta, ha cercato di ritardare la scoperta dei corpi, con freddezza e razionalità. Ha cercato un luogo che gli consentisse vie di fuga. Essendo un luogo vicino alla strada, temeva che scoprissero i cadaveri troppo presto. Ecco perché ha dovuto nasconderli.

4° “Il nostro inviato a Besançon a colloquio col marito della vittima” (probabilmente l’autore è lo stesso, cioè il Bennucci, perché l’articolo è contenuto nel precedente). Si parla dell’incontro con Athos Panciotti, che i giornalisti incontrano nel suo negozio di scarpe di Montbeliard dove la donna e Jean si erano conosciuti ed erano partiti il martedì precedente per il loro viaggio, un po’ di vacanza e un po’ di lavoro. I due stavano insieme pur senza convivere, da sette mesi.

5° “Un’impronta, la scarpa del mostro. Corrisponde ad un “44”. Le indagini: parlano i magistrati” di Mario Spezi. Ripete il discorso dell’impronta lunga sette centimetri, relativa a un tacco spinto con forza sulla sabbia. Riporta la certezza che le due vittime sono state uccise nella notte tra domenica e lunedì, pochi minuti prima della mezzanotte. Dice che l’assassino ha compiuto un’escalation iniziata nel settembre 1974 e giunta sino agli Scopeti: qui la mutilazione sul corpo di Nadine è più grande delle precedenti. Ha compiuto un gesto di sfida, perché ha colpito esattamente nel secondo anniversario del delitto di Giogoli del 1983, appena un paio di chilometri in linea d’aria dagli Scopeti. La mattina precedente si era tenuta una conferenza stampa da parte del Procuratore Raffaele Cantagalli cui erano accanto due dei cinque sostituti che conducono l’indagine: Francesco Fleury e Paolo Canessa. Gli altri sono Silvia Della Monica, Pier Luigi Vigna e Adolfo Izzo. Cantagalli ha esposto i punti fermi: nove proiettili esplosi, tutti sparati all’interno della tenda. Dai minuti immediatamente successivi alla scoperta del delitto, è scattata la solita operazione, tesa a controllare gli alibi di una cinquantina di persone i cui nomi sono da anni in una lista di sospetti. Secondo Fleury, i controlli sono serviti a cancellare alcuni nomi. Vi era un’altra operazione preparata da mesi e tenuta segreta, ma la sua efficacia è stata di molto ridotta dal vantaggio di tempo garantitosi dal mostro che ha ritardato la scoperta del delitto. Secondo lo Spezi, il mostro non è un buon sparatore, ma un uomo estremamente freddo che (secondo il De Fazio) trova stimoli quando una vittima oppone resistenza. Ciò è accaduto a Borgo San Lorenzo, quando il mostro finì tutto il caricatore senza riuscire a uccidere Stefania Pettini che fu finita a coltellate. Poi, a Montespertoli, il mostro non riuscì a uccidere Paolo Mainardi. Anche agli Scopeti, nonostante il mostro abbia sparato l’intero caricatore di nove colpi all’interno della tenda, non è riuscito a uccidere i due, immobili e ristretti in uno spazio angusto. Ma, essendo molto alto, ha dimostrato anche vigore fisico e freddezza, rincorrendo Jean Michel e finendolo con le coltellate. Agli investigatori, si sarebbe aggiunto da quel giorno (dall’11.09.1985) il commissario Maurizio Cimmino, rientrato da Palermo.

6° “I periti cercano il sangue del maniaco” di R. Bal.. Si riporta un’affermazione del Prof. Mauro Maurri, che ha escluso che il delitto sia stato commesso nella notte tra sabato e domenica ed ha affermato che è stato compiuto nella notte tra domenica e lunedì, poco prima della mezzanotte. Maurri stava eseguendo l’autopsia insieme ai dottori Aurelio Monelli e Franco Marini e ieri (cioè il 10), sul luogo del delitto, i periti hanno cercato il sangue del mostro, prelevando “macchie” dal terreno, da arbusti, da alberi. Nadine è stata colpita da uno o due proiettili. Era ancora viva quando le è stato affondato il coltello nella gola. Era già morta quando sono state effettuate le mutilazioni. I segni delle incisioni, per il Maurri, sono identici a quelli degli altri delitti. “Sembrano fatti con la carta carbone sui corpi delle altre ragazze uccise – dice – da qualcuno che sa adoperare il coltello con molta padronanza….”. L’autopsia sul giovane Jean sarebbe stata fatta quel giorno, cioè l’11. E’ stato colpito da quattro o cinque proiettili e ha cinque – sette ferite da taglio al torace. Era importante stabilire quanto e come fosse riuscito a difendersi e, forse, a graffiare l’assassino.

7° e 8° Ci sono poi altri due articoli i cui titoli dicono: “La storia di Nadine, Jean e Athos. Il marito implora: “ Trovate l’assassino, prendetelo “ e, a fianco, alla destra, un altro articolo, intitolato: “ “Domenica ero lì “. Il racconto di una ragazza: “ Poi è arrivato uno, solo, in auto…””.

11 Settembre 1985 Stampa: La Nazione
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