Il 10 ed 11 settembre 1985 il Prof. Mauro Maurri e i suoi colleghi Antonio Cafaro, Aurelio Bonelli eseguono l’esame autoptico sui cadaveri dei due francesi uccisi a Scopeti, Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili. La trascrizione della perizia autoptica può essere letta qui sotto, purtroppo è incompleta, mancano alcune pagine e non disponiamo dell’originale per sopperire a questa mancanza. L’assenza di quelle pagine potrebbe negare la conoscenza di informazioni interessanti.

Trascrizione esame autoptico

Alle ore 11.00 del 10 settembre viene esaminato il corpo di Nadine Mauriot. Questa la descrizione dell’aspetto del corpo: “…colorito verde diffuso della cute, del tronco e degli arti, con vasti fenomeni di epidermolisi e di diffusione del disegno venoso putrefattivo, specialmente alla radice degli arti superiori e di quelli inferiori. La rigidità è ormai ovunque risolta anche artificialmente per spostamenti e movimenti passivamente impressi al cadavere. La faccia presenta uno stadio di gigantismo accentuato con epidermolisi di tutta la metà sinistra, fatta eccezione per la regione mandibolare. Il derma scoperto ha colorito nerastro. La presenza di uova e di larve viventi e brulicanti, presumibilmente di mosca carnaria, in notevole quantità in corrispondenza della faccia, alle pliche inguinali ed alla regione mutilata del pube. A quest’ultima regione la parte scoperta del plano muscolare superficiale comincia ad assumere un tenue colorito verdastro. Le labbra sono annerite e la lingua sporge lievemente all’esterno, apparendo anch’essa annerita e tumefatta.“.

Vengono poi descritte le ferite da arma da fuoco riscontrate che sono in totale di 5: Una ferita alla fronte data da un proiettile trapassante da destra verso sinistra che ha tramite sottocute. Non mortale. Una ferita alla guancia destra, con frattura ossea mascellare, e fuoriuscita dal labbro superiore sinistro. Non mortale. Una ferita alla tempia destra con attraversamento dell’encefalo verso sinistra e verso il basso con fuori uscita dall’osso e permanenza dell’ogiva deformata sotto il muscolo parietale. Ferita mortale. Una ferita alla sinfisi mentoniera da strusciamento da parte di un proiettile unico (NdR. probabile ma non dato per certo). Non mortale. Una ferita all’emitorace di sinistra in regione mammellare, mutilata in seguito, la cui ogiva viene ritrovata ritenuta nelle fibre muscolari pettorali. Non mortale.

Vengono poi repertate una serie di escoriazioni tutte a fondo essiccato, quindi avvenute in vita, alle seguenti regioni: Nella zona frontale destra, nascoste in parte dai capelli, due lesioni escoriative parallele similari una di 2 cm. e una di 3 cm. Una ferita escoriativa nella parte posteriore del braccio sinistro di 3 cm. Alla gamba sinistra sulla coscia due lesioni escoriative rettangolari di 3×4.5 cm. Una lesione escoriativa nella parte alta della rotula del ginocchio sinistro. Due lesioni escoriativa nella parte bassa della rotula del ginocchio sinistro l’una distante dall’altra 1 cm. Ferita escoriativa sul dorso del piede (NdR. non indicato se dx o sx). Una lesione escoriativa nella parte bassa della rotula del ginocchio destro. Una lesione escoriativa sulla coscia destra nella parte laterale Una lesione escoriativa sul malleolo destro.

Vengono poi descritte le lesioni all’arma bianca: Una ferita al collo nel lato sinistro con direzione verso il basso e fortemente da sinistra verso destra che arriva in profondità sino al primo spazio vertebrale. Ferita senza evidenza di infiltrazione sanguigna e quindi procurata post mortem. Mutilazione mammaria sinistra con asportazione della stessa, la ferita ovalare presenta margini netti ed ha una dimensione di 13×11 cm. Ad ore 3 una piccola intaccatura con sottostanti 3 seghettature. Eseguita post mortem. Asportazione dello scalpo pubico con ferita ovalare e margini che si estendono dalla faccia interna delle radici delle cosce sino alla regione anale, senza raggiungerla, e includendo grandi labbra e orifizio vaginale. Il tagli sono netti e lineari, la ferita si estende sino ai piani adiposi senza coinvolgere ne muscoli ne gli organi sottostanti. Eseguita post mortem.

Durante l’esame dello stomaco viene repertato quanto segue: “… lo stomaco contiene circa 100 cc. di residuo alimentare ben riconoscibile perché si tratta di pasta tipo tagliatella con scarsissimi residui grigio-marroni probabilmente di carne e con isolati frammenti di buccia di pomodoro rossi.

Gli organi interni appaiono tutti in avanzato stato di putrefazione.

L’11 settembre viene esaminato il corpo di Jean Michel Kraveichvili. Questa la descrizione dell’aspetto del corpo: ” … La rigidità cadaverica è presente nei vari distretti corporei, ma vincibile a livello delle grandi articolazioni degli arti; le ipostasi, di colorito rosso vinoso, sono fisse nelle regioni declivi della salma, peraltro scarse e di un colorito rosso vinoso scuro. Estesi fenomeni putrefattivi di natura cromatica rappresentati da colorito verde-nerastro della regione addominale, della regione toracica anteriore e del dorso, con presenza di reticolo venoso putrefattivo a livello della regione delle spalle; si rileva inoltre presenza di facies negroide con larve di mosca carnaria in specie a carico del volto“. “… il volto si presenta con cute di colorito intensamente nerastro per fenomeno putrefattivo, maggiormente evidente la suddetta colorazione a livello dell’angolo interno dell’occhio destro e della palpebra superiore di sinistra; la colorazione è evidente inoltre anche intorno alle aperture, bocca e narici“.

Vengono poi descritte le ferite da arma da fuoco riscontrate che sono in totale di 4: Una lesione che ha perforato il labbro superiore di sinistra impattando sul laterale superiore di destra e determinandone l’avulsione per lussazione, un frammento del dente risulta conficcato dorso della lingua. Non Mortale. Una lesione che ha perforato la mano sinistra trapassandola trasversalmente da sinistra verso destra. Non mortale. Una ferita che ha trapassato 3°, 4° e 5° dito della mano sinistra con direzione da sinistra a destra. Una ferita al gomito destro ingresso posteriore dal basso verso l’alto e con proiettile ritenuto. Non Mortale.

Vengono poi repertate una serie di escoriazioni: tre piccole escoriazioni sottoscapolari all’altezza delle vertebre D7/D8 tipo graffi. Una lesione escoriativa 4 cm. sotto la precedente tipo graffi.  Una lesione sul fianco si sinistra a livello ascellare, all’altezza della L1, tre escoriazioni lineari tipo graffi. Una lesione 7 cm. sotto la precedente tipo graffi di 10 cm. di lunghezza. Una lesione di fianco alla L2 escoriativa di forma irregolare. Lesione escoriativa all’altezza L5/S1 di 8,5 cm. Svariate (13) lesioni escoriative in zona lombare destra. Lesione sul fianco di destra a livello ascellare di forma irregolare. Lesione escoriativa 5 cm. sotto la precedente a forma di V. 10° Lesione escoriativa fianco destro altezza L1/L2. 11° Due aree escoriative a livello alto del gluteo destro. 12° Svariate lesioni escoriative all’avambraccio destro faccia laterale. 13° Una Lesione alla gamba sinistra interno coscia area disepitelizzata.

Vengono poi descritte le lesioni all’arma bianca: Un taglio non infiltrato in zona occipitale. Un taglio infiltrato da sangue sulla volta cranica. Una lesione al collo di sinistra, subito sotto la mandibola. Una lesione al collo di destra subito sotto la mandibola con direzione dall’alto in basso e da destra verso sinistra, danneggiamento della trachea e fuoriuscita nella lesione 3°, perfettamente trasversale e leggermente obliqua dall’avanti all’indietro. Una lesione sul torace sulla sinistra 8 cm. sotto l’emiclaveare con direzionalità dall’alto in basso e da sinistra a destra, praticamente verticale dall’avanti all’indietro, con penetrazione nel cavo pleurico e danno al polmone. Mortale. Una lesione 2 cm. sotto la precedente con direzionalità dall’alto in basso e da sinistra a destra, praticamente verticale dall’avanti all’indietro, frattura della 4° costa e penetrazione nel cavo pleurico e danno al polmone. Mortale. Una lesione 8 cm. sotto la precedente con direzionalità dall’alto in basso e da sinistra a destra, praticamente verticale dall’avanti all’indietro, con penetrazione del cavo pleurico e danno al polmone. Mortale. Una lesione 2 cm. sotto la precedente con direzionalità dall’alto in basso e da sinistra a destra praticamente verticale dall’avanti all’indietro, con frattura della 7° e 8° costa e danno al polmone. Mortale. Una lesione sulla parte alta dell’addome di destra. 10° Una lesione sulla parte bassa dell’addome di destra con lesione del lobo destro del fegato. 11° Una lesione sulla parte inferiore dell’addome di sinistra. 12° Una lesione fra la parte superiore e inferiore dell’addome di sinistra con andamento obliquo verso il basso ed esterno. 13°  Una lesione sul dorso all’altezza delle vertebre D4/D5 con andamento dall’alto verso il basso. 14° Una lesione longitudinale al braccio sinistro posteriormente. 15° Una lesione al polso sinistro dorsale zona radiale longitudinale. 16° Una lesione al polso sinistro lato ulnare trasversale dall’alto in basso. 17° Una lesione alle dita della mano destra, dosale e trasversale.

Durante l’esame dello stomaco viene repertato quanto segue: “… mucosa arrossata con evidenziazione del reticolo venoso putrefattivo, contenente scarsa quantità di materiale alimentare quasi completamente indigerito con le stesse caratteristiche di quello riscontrato nella cavità gastrica della ragazza“.

Gli organi interni appaiono tutti in avanzato stato di putrefazione.

Nell’esame autoptico, i tre medici legali, a questo punto inseriscono una piccola disamina che riguarda i modi e i tempi per cui si può stabilire l’ora del decesso. Il fatto che i tre debbano introdurre un paragrafo che evidenzi quanto in letteratura si differenzino le opinioni fa capire quanto i tre fossero incerti nell’attribuire non solo l’ora ma anche il giorno di morte dei due giovani francesi. La disamina procede addirittura rispetto al residuo gastrico indicando anche in esso la forte differenza riscontrata in letteratura. Se ci fosse stata una concordanza perfetta fra i tre non ci sarebbe stato bisogno di introdurre questa disamina ma si sarebbe dato un dato certo indicando un minimo margine di errore. Questa loro necessità di evidenziare una difficoltà di decisione la dice lunga proprio sulla certezza nell’attribuire il decesso dei due francesi ad un determinato giorno ed ad una determinata ora.

A questo punto Maurri riporta la sua osservazione dei due cadaveri direttamente sul luogo dell’omicidio, prima per la ragazza e poi per il ragazzo.

Nella dichiarazione in sede di sopralluogo si legge nella la perizia Maurri: “Per quanto riguarda i fenomeni tanatologici sul cadavere della ragazza, essi sono stati controllati nel corso del primo sopralluogo, inizialmente verso le ore 17 del 9 settembre e poco dopo verso le ore 18,30-19. Al primo controllo, allorché il cadavere era ancora sotto la tenda si poté constatare, sia pure sommariamente che il rigor era ancora ovunque in atto, senza segni nemmeno iniziali di risoluzione, nemmeno a livello dei muscoli del collo. A distanza di circa 6-7 ore dal primo riscontro, e cioè verso la mezzanotte, quando il cadavere era già stato rimosso e trasportato all’Istituto di Medicina Legale, il gigantismo facciale era più evidente, la macchia era più intensamente verde in corrispondenza della mutilazione pubica ed il reticolo venoso era ora evidente ad entrambi gli arti inferiori, con epidermolisi estesa anche alle due cosce ed alla metà sinistra della parete addominale. Il rigor era risolto ovunque, anche alle articolazioni delle dita dei piedi, in parte anche artificialmente nelle manovra di sollevamento e di trasporto del cadavere. In conclusione il rigor è ancora presente ovunque alle ore 17, ma dopo 7 ore esso è risolto.

In pratica il dr. Maurri certifica che il rigor mortis è totalmente risolto alle 24.00 del giorno 9 settembre in sede di sopralluogo. Lo conferma poi in sede autoptica il giorno dopo, il 10, alle ore 11: “Verso le ore 11 del 10 settembre 1985 il cadavere è caratterizzato da un colorito verde diffuso della cute, del tronco e degli arti, con vasti fenomeni di epidermolisi e di diffusione del disegno venoso putrefattivo, specialmente alla radice degli arti superiori e di quelli inferiori. La rigidità è ormai ovunque risolta anche artificialmente per spostamenti e movimenti passivamente impressi al cadavere.

Le descrizioni della rigidità cadaverica della ragazza sono corrispondenti nelle tre osservazioni, nel sopralluogo, subito dopo il trasporto all’Istituto di Medicina Legale e poi sul tavolo autoptico il giorno dopo.

Per il ragazzo c’è invece una incongruenza.

Nella dichiarazione in sede di sopralluogo si legge nella la perizia Maurri:Per l’uomo alla prima osservazione verso le ore 17, rigor ovunque in atto, anche alle piccole articolazioni dei piedi, ovunque valido, con iniziale minor validità alla nuca. Ipostasi posteriori rosso vinose, assai scarse ed ormai fisse; non macchia verde putrefattiva che non compare prima della remozione del cadavere. Un ulteriore controllo verso le ore 19 dà conferma della presenza del rigor anche a tutte le articolazioni delle dita dei piedi, bilateralmente. Verso le ore 21, prima della remozione del cadavere, la rigidità nucale è completamente risolta. Alla mezzanotte i fenomeni cadaverici sono controllati presso l’Istituto di Medicina Legale. La rigidità è risolta anche agli arti superiori ed alle anche e, parzialmente, alle ginocchia, alle caviglie, alle dita dei piedi. Sono presenti larve di carnaria all’emifaccia sinistra, senza erosione dei tessuti molli locali; iniziale tensione della borsa scrotale da gas putrefattivi. In conclusione, la rigidità nel cadavere maschile comincia a farsi meno valida alla nuca verso le ore 18, con ulteriore diminuzione alle 21. Ad altre 3 ore di distanza, anche a causa del trasporto del cadavere, esso è risolto ovunque totalmente, ma dal ginocchio in giù solo parzialmente.

In pratica alle ore 24 del giorno 9 settembre il rigor mortis è praticamente risolto, anche se ne sussiste leggera traccia agli arti inferiori.

Successivamente si legge, durante l’esame autoptico: ” Il cadavere giace supino sul tavolo anatomico completamente nudo. Trattasi di cadavere di sesso maschile, dell’apparente età di 25-30 anni, della lunghezza di cm. 170. La rigidità cadaverica è presente nei vari distretti corporei, ma vincibile a livello delle grandi articolazioni degli arti“.

Appare evidente, anche a chi non ha nozioni sul rigor mortis, che un rigor praticamente risolto alla mezzanotte del 9 settembre non può essere ancora da risolvere l’11 settembre. Un dato certo in letteratura è che una volta risolto un rigor mortis non può nuovamente presentarsi successivamente. Questa incongruenza, proprio nella perizia autoptica è quanto meno strana ed andrebbe valutata con attenzione dal lettore e dallo studioso del caso.

Esistono altre valutazioni da prendere in esame nella relazione stilata dal Dr. Maurri come per esempio il numero molto elevato di ferite escoriative presenti sul corpo di Nadine che lo stesso Maurri definisce essiccate indicando implicitamente che sono lesioni avvenute in vita ma che hanno avuto il tempo di andare incontro ai primi fenomeni riparativi. Si legge infatti nella relazione rispetto alle tre lesioni sul volto, due alla fronte e una in regione mentoniera: “ … Non vi è dubbio che si tratta di lesioni a carattere vitale, che però non è facile collocare né cronologicamente né eziologicamente nell’ambito del duplice assassinio.“. Maurri prova poi a collocarle durante l’azione omicidiaria, ma confessa lui stesso di non trovare un nesso logico: “… I periti pertanto non sono in grado di ricostruire ed interpretare la genesi di queste lesioni…“. Da dire però che di queste lesioni essiccate ne sono state descritte una notevole quantità, non solo quelle tre. Questo potrebbe avere un significato che andrebbe analizzato con attenzione.

In seguito la relazione dei tre periti va ad analizzare la dinamica omicidiaria.

10/11 Settembre 1985 Esame autoptico di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili

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