ACCOLTELLATO ALLE CASCINE

FIRENZE – Scapolo, irreprensibile, a Pontedera, suo paese, tutti lo rispettavano. Giovanni Milianti, 42 anni, dirigente di banca, è stato ammazzato a mezzanotte di mercoledì in un boschetto delle Cascine, grande parco dalla doppia vita: mamme e bambini di giorno, travestiti di notte. L’ assassino, sparito nel buio, gli ha spaccato la schiena con un coltellaccio da macellaio dalla lama lunga almeno quindici centimetri. Un coltello vecchio, con il manico in legno consumato e tenuto insieme da un cerotto, ma affilatissimo. Milianti non è morto subito: ha avuto la forza di camminare per una cinquantina di metri, barcollando verso la strada, con una mano alzata per chiedere aiuto. Lunghi minuti senza che nessuno dei tanti che a quell’ ora vanno in cerca di facili amori si fermasse. Solo alla fine un turista francese su un furgone ha capito che quell’ uomo stava morendo. Tardi: Milianti è caduto in terra, su un lato del viale alberato, senza vita, non lontano dal chiasso del Festival provinciale dell’ Unità. Giovanni Milianti abitava a Pontedera, una ventina di chilometri da Pisa, insieme alla madre. Non si era mai sposato e sembra avesse poche amicizie. Però lo conoscevano quasi tutti per via del suo lavoro: era il capo dell’ ufficio corrispondenza esteri del Monte dei Paschi di Siena, filiale di Pontedera. Una famiglia stimata, ora distrutta dalla tragedia. Parenti e colleghi cascano dalle nuvole: che ci faceva Milianti a quell’ ora alle Cascine? Regno dei travestiti, non è un luogo dove di notte si possa andare per caso. Milianti è stato assassinato in un boschetto distante una ventina di metri dalla strada, un posto completamente al buio, con piccoli sentieri, segreto. Il sopralluogo di ieri mattina, alla luce del sole, ha rivelato le tracce dei rapidi incontri che da sempre hanno luogo in quel verde protetto. E ha fatto scoprire anche l’ arma del delitto, inutilmente cercata la notte precedente. Il coltello è stato buttato via dall’ assassino nel punto dove ha ucciso, cioè a una cinquantina di metri da dove poi Milianti è morto. L’ omidicida ha colpito una volta soltanto. Una coltellata feroce, micidiale, che ha reciso un polmone e l’ aorta della vittima (l’ autopsia lo stabilirà questa mattina). Il coltello è stato infilato per tutta la sua lunghezza nella schiena di Milianti: c’ è sangue fino all’ impugnatura. E a sconcertare polizia e carabinieri è proprio l’ arma, sulla quale non sarebbero rimaste impronte. Un tipo di coltello che i macellai usano per disossare prosciutti, lungo trenta centimetri fra manico e lama. Non può essere considerata un’ arma di difesa, nessuno poteva portarsela dietro solo per sentirsi sicuro. “E’ un’ arma per offendere, per uccidere” ha detto il sostituto procuratore Giuseppe Cariti. Nell’ incertezza fioriscono le ipotesi, nessuna più solida dell’ altra. Milianti era forse un voyeur che ha disturbato qualcuno? Ma perchè infierire con tanta violenza? Oppure era andato nel boschetto con qualcuno ed è caduto sotto la furia di un maniaco sessuale intenzionato a uccidere? Quello che è successo fra i cespugli per ora è un mistero. L’ unica cosa certa, perchè vi hanno assistito molte persone, è il drammatico tentativo di Milianti di chiedere aiuto, con la mano alzata per fermare una delle centinaia di macchine che ogni notte viaggiano per i viali inquieti del grande parco. Gli inquirenti pensano che qualcuno abbia visto qualcosa. E’ per questo che ieri pomeriggio decine di travestiti sono stati trascinati in questura per essere ascoltati. Padroni delle notti fiorentine, hanno scelto le Cascine come loro teatro preferito. Ed è nel loro ambiente che gli investigatori hanno cominciato a muoversi in cerca di risposte. Con il timore di avere fra le mani un altro caso troppo difficile. L’ omicidio di Giovanni Milianti è senza movente e di fronte all’ ennesimo delitto di sapore maniacale (a parte il mostro che uccide e sevizia le coppiette, dall’ 83 a oggi sono ancora insoluti gli omicidi di due prostitute e un pensionato sospettato di essere un guardone, tutti accoltellati) polizia e carabinieri non possono fare molto. Solo ricostruire le abitudini di Giovanni Milianti, segrete e no. Di lui si sa che non aveva la patente di guida, e che veniva a Firenze tre o quattro volte al mese, sempre in treno da Pontedera. E anche martedì era arrivato in stazione alle 17,30. Il biglietto di viaggio gli è stato trovato in tasca, insieme a trentamila lire e un mazzo di chiavi. Fino a giugno Milianti aveva tenuto in affitto, insieme ad alcuni amici, un piccolo appartamento non lontano dal Ponte Vecchio. Poi basta. Sulla vita di Giovanni Milianti non si riesce a scoprire altro, niente di equivoco o di sospetto. Non si sa nemmeno che cosa abbia fatto fra l’ arrivo in stazione e la mezzanotte e quattro minuti, quando è crollato morente e il suo orologio si è rotto.

di SANDRO BERTUCCELLI

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5 Settembre 1985 Stampa: La Repubblica – Accoltellato alle Cascine
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