Non disponiamo della pagina relativa del La Nazione che pubblicò il pezzo.

Mario Spezi ottiene un’intervista da Francesco Vinci questo un estratto: “Io non credo che Stefano abbia ucciso la moglie e l’amante. Ma Stefano sa, Stefano è riuscito a ingannare tutti sfruttando la sua fama di imbecille, ma in verità è molto più scaltro, anche se, certo, un discorso sano non riesce a portarlo fino in fondo. Quando a gennaio ha ritrattato le accuse contro di me, Stefano ha detto di avermi incolpato per spirito di vendetta. Non è vero, non ci si vendica a distanza di sedici anni. Stefano ha accusato prima me, poi il fratello e il cognato per depistare l’indagine. E c’è riuscito, per colpa sua l’inchiesta è ferma da tre anni. Il piccolo Natalino fu risparmiato e portato in salvo e anche questo può essere fatto solo da qualcuno che gli era vicino. Voi mi chiedete da chi? Può capitare tra la gente di “mala” che ci si chieda un favore che poi si rende. Ma Stefano non conosceva nessuno del giro. Non aveva amici. Allora ci deve essere qualcuno a lui molto vicino che nessuno sospetta. E’ uno molto intelligente, uno che sa muoversi di notte in campagna anche a occhi chiusi, uno che sa usare il coltello non come gli altri. Uno che una volta ha avuto una grandissima delusione“.

Questa intervista è piuttosto importante perchè Francesco Vinci da alcune indicazioni piuttosto chiare. La prima è che chi ha eseguito doveva tenere a Natalino, quindi una persona a lui vicina, la seconda è che a volte si chiede un favore alla “mala” sottolineando però che Stefano Mele non aveva rapporti con la mala. Allo stesso tempo fa capire che Stefano Mele sapeva tutto.

1 Novembre 1984 Stampa: Intervista di Mario Spezi a Francesco Vinci
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