NEL SANGUE UN’ IMPRONTA DEL ‘MOSTRO’

FIRENZE – Sull’ automobile in cui sono stati uccisi Claudio Stefanacci e Pia Rontini, la tredicesima e la quattordicesima vittima del “mostro”, sarebbe stata trovata una traccia, una impronta di una scarpa resa nitida perchè lasciata nel sangue. Intorno a questa impronta stanno lavorando gli esperti della Scientifica che minuziosamente setacciano la vettura azzurra millimetro per millimetro alla ricerca anche di una eventuale impronta digitale mai lasciata prima. I periti settori hanno compiuto lunedì un prelievo di sangue per confrontarlo con le macchie che si trovano nella vettura anche se difficilmente si può pensare che il folle maniaco si sia in qualche modo ferito. Nella parte anteriore dell’ auto sono stati trovati anche alcuni peli che sono nel laboratorio della polizia Scientifica per stabilire a chi appartengano. Il lavoro sulla ricostruzione della dinamica del duplice omicidio prosegue parallelo alle indagini che saranno affidate presto a un gruppo di magistrati, i sostituti Izzo, Fleury e Canessa, che coordineranno una ristretta equipe di poliziotti e carabinieri chiamata a lavorare a tempo pieno su questo caso. Intanto si stanno vagliando le molte segnalazioni, non tutte anonime, che sono giunte da più parti e talvolta anche da fuori regione. Le richieste di eseguire controlli su persone sospette (su uomini distinti sulla quarantina, eleganti, che vivono da soli, che non amano le donne) sono circa cinquecento. E’ una gran mole di lavoro che pazientemente viene portata avanti insieme alle perquisizioni. Il ministro dell’ Interno Scalfaro, che è in contatto diretto con il prefetto di Firenze, Giovanni Mannoni, segue con particolare attenzione le vicende del “mostro” anche con il massimo apporto di uomini e mezzi per le indagini e per le ricerche. Per domani, sabato, alle 11 è fissato un vertice in Prefettura. La direzione centrale della polizia criminale collaborerà con gli inquirenti fiorentini nelle investigazioni. Il capo della Polizia, prefetto Porpora, ha infatti deciso di inviare a Firenze il direttore dei servizi anticrimine, questore Luigi Rossi. Nella giornata è stato condotto a Firenze per essere presto interrogato Stefano Mele, l’ uomo che ha già scontato 14 anni di carcere per l’ uccisione della moglie, Barbara Locci e del suo amante Antonio Lo Bianco, la notte del 21 agosto del 1968: il primo delitto del “mostro”. Sul delitto del Mugello è stata presentata un’ interrogazione parlamentare da un gruppo di deputati del Pci che chiedono ai ministri dell’ Interno e di Giustizia “cosa intendono fare per contribuire con tutti i mezzi scientifici possibili a coadiuvare l’ opera degli inquirenti”. Controlli intanto sono in corso su una ventina di guardoni che avrebbero potuto vedere l’ assassino in azione e anche su frequentatori dei poligoni di tiro della provincia di Firenze e dell’ intera Toscana. La lega antivivisezionista di Firenze ha annunciato intanto di aver messo una taglia sul maniaco di dieci milioni e ha scatenato l’ arrivo di “bounty killer”.

di VITTORIO MIMMI

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3 Agosto 1984 Stampa: La Repubblica
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