Il 14 Dicembre 1983, mercoledì, viene assassinata Clelia Cuscito, una prostituta di 37 anni, ex infermiera nata a Gioia del Colle, in provincia di Bari. Clelia si prostituisce da svariati anni e riceve presso casa sua la mattina e la notte tardi.

La donna fu trovata morta nella sua abitazione in via Gian Paolo Orsini, 64 a Firenze, dal fratello Bruno Cuscito. L’abitazione è piccolo appartamento composto da una cucina caratterizzata da mobili con colori accesi, giallo e blu, un salotto con dei mobili verdi e dotato di televisore e videoregistratore, una camera da letto con un letto tondo, due televisori e un videoregistratore. In tutta la casa sono presenti svariati specchi e nel corridoio un impianto stereo.

La donna era ancora viva alle 10.00 del mattino in quanto è l’orario in cui la donna delle pulizie, Carla, terminato il suo lavoro, se ne va via. Quella mattina era stata proprio Carla a svegliarla appena era arrivata.

Intorno alle 11:00 il fratello di Clelia, Bruno, arriva a casa della sorella per lasciarle un pacco, suona il campanello più volte ma nessuno risponde. Bruno si reca al telefono più vicino e prova a telefonare ma l’apparecchio risulta occupato. Decide di riprovare più tardi. Circa alle 14:30 si ripresenta in via Gian Paolo Orsini, ma il risultato è il medesimo. Fortemente preoccupato pensa di raggiungere il balcone posteriore e scavalcare la ringhiera, cosi fa e poi sfonda la porta a vetri del salotto. Il fratello Bruno trova la sorella morta bocconi in camera da letto.

Gli inquirenti nel primo sopralluogo descrivono la donna bocconi con le gambe divaricate. Indosso una maglia che era stata sollevata fino alle spalle scoprendo la schiena, con indosso anche un paio di scaldamuscoli. La donna presentava svariate ferite all’arma bianca, torturata in quanto provocate in vita, immersa in una pozza di sangue e con un filo del telefono attorno al collo con cui era stata soffocata.

Presentava svariate ferite da taglio, circa una quindicina di cui cinque al collo ed una di queste ha reciso la carotide. Presentava svariate ferite da difesa agli arti superiori e svariate ferite sulla schiena.

Durante gli accertamenti da parte degli agenti della squadra mobile viene annotato che la casa sembra essere stata frugata, i cassetti sono aperti e molte cose a terra, vengono ritrovati diversi biglietti da 100.000 lire il che fa escludere una rapina.

A distanza di 24 ore arriva il medico legale Dott. Mauro Maurri insieme al Dott. Castiglione, Dirigente del gabinetto regionale di polizia scientifica, al Maggiore di Polizia Vincenzo Canterini e al Maresciallo Andropoli.

In bagno viene repertata un orma di una scarpa che ha calpestato del sangue. Su di un cassetto della camera viene rilevato e fotografato il palmo di una mano insanguinato.

Nella mano della donna, chiusa a pugno, viene ritrovato un ciuffo di capelli castani chiari. La perizia successiva del del Prof. Marini redatta in data 17.02.1984 riporta: “strappati e non caduti di colorito castano tagliati recentemente all’apice, abbastanza robusti, con bulbo sottile, allungato e circondato da numerose fibre “appartenenti ad una persona con gruppo sanguigno di tipo B. Hanno i caratteri morfologici indicativi di un loro brusco distacco dal cuoio capelluto ed è pertanto possibile che si siano trovati nella mano della vittima perchè strappati dalla capigliatura dell’aggressore in un ipotetico e disperato tentativo di difesa“.

Nell’appartemento sono state trovate altre formazioni pilifere appartenenti sia alla donna che a soggetti di gruppo sanguigno A e 0 che però risultavano caduti spontaneamente.

Tutti questi reperti sono andati persi o distrutti e non è stato possibile verificare attinenze con altri casi o con il caso del MdF. Infatti la povera Clelia viene a ritrovarsi nelle testimonianze successive di Lorenzo Nesi il quale disse che Mario Vanni aveva frequentato la prostituta.

La perizia medico legale presume sia stata attinta da un coltello a serramanico, un’arma con una lama robusta e tagliente.

Gli inquirenti interrogano sia i vicini che persone dello stesso ambiente della donna, anche amici che compaiono su una agendina trovata in casa della donna. Uno dei pochi negozzianti a riconoscere la donna dalle fotografie è Ettore R. che gestisce una sartoria proprio di fronte al portone d’ingresso del condominio dove vive la donna. L’uomo ricorda che la mattina del 14, verso le 10.00, usciva per andare al bar a far colazione ed ha notato un uomo di mezza età che suonava al portone della casa di Clelia. Il 22 dicembre vennero pubblicati sui giornali due identikit ottenuti dagli inquirenti interrogando vicini e negozianti, uno rappresenta un signore robusto, quasi calvo con un giubbotto a quadri bianchi e neri e l’altro un distinto signore ben curato e con un cappotto grigio di ottima fattura.

14 Dicembre 1983 Delitto di Clelia Cuscito
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