L’11 settembre 1983 fu eseguita una perquisizione a casa di Salvatore Vinci ma ebbe esito negativo. Nell’occasione fu valutato, interrogandolo, l’alibi di Salvatore Vinci che dichiarò: “Sono titolare della ditta Pronto Intervento Casa. Nel pomeriggio e nella serata di venerdì 9 corrente sono stato sempre in casa ad eccezione di una uscita che ho fatto per un intervento in via della Chiesa n.42, ciò verso le 16.00. Successivamente alle ore 19.30/20.00 ho accompagnato a Prato la signora Antonietta, la quale esegue le pulizie a casa. Da Prato sono tornato verso le 21.00 e quindi non sono più uscito. Ieri, 10 corrente, sono uscito di casa alle 8.00 e sono andato a prendere l’Antonietta. Rientrato a Firenze verso le 9.00 sono rimasto nel laboratorio da dove mi sono allontanato alle ore 19.00 per accompagnare l’Antonietta a Prato e successivamente alle ore 23.00 per fare un intervento in via Traversi n.2“.

Fu eseguita una perquisizione anche del laboratorio dell’azienda PIC sito sempre in via Cironi di rimpetto all’abitazione. Viene segnalato dal maresciallo Salvatore Congiu, nell’aprire un frigorifero in disuso ubicato nel magazzino laboratorio, l’aver visto fuoriuscire da quest’ultimo un nuvolo di mosche carnarie, dalla colorazione nero-verdastra, le cui larve si trovavano in un secchio in plastica, larve comunemente conosciute come “bigattini o begattini o bacchini da sego”, ed usate come esca per la pesca in acqua dolce, solitamente praticata dal Giancarlo Vinci, all’epoca convivente con il padre.

Dal Rapporto Torrisi supplemento del 14 ottobre 1986.

11 Settembre 1983 Perquisizione della casa di Salvatore Vinci

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