Il dubbio che il Maresciallo Francesco Fiori avesse avuto un ritorno di memoria spontaneo viene per primo al giornalista dell’Unità Giorgio Sgherri il quale pubblica (vedi qui): “L’inchiesta su questo duplice omicidio è stata riaperta nella base di alcune lettere anonime giunte agli inquirenti, le stesse lettere anonime, a quanto pare, facevano riferimento a 5 e non a 4 duplici omicidi. È così che i magistrati sono andati a rispolverare il fascicolo sulla tragica fine di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco.

In realtà è proprio Della Monica che su segnalazione di Vincenzo Tricomi ed attraverso un sua richiesta di approfondimento investigativo ai Carabinieri conferma che il ricordo non è stato spontaneo, ma indotto da un anonimo. Questa una parte della richiesta.

Non solo, il Giudice Istruttore Vincenzo Tricomi confidò a Mario Spezi  ciò che era successo in realtà e Mario Spezi lo riportò in un articolo del 1998 pubblicato su Toscana Nera: “Siamo in grado di rivelare che gli investigatori furono informati da un biglietto anonimo, probabilmente inviato dal mostro stesso. In quel biglietto – anzi un ritaglio di giornale in cui si parlava dell’uccisione di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco era scritto. <<Perché non andate a rivedere il processo d’appello per i fatti del 1968 che si svolse a Perugia?>> Incredibilmente il messaggio, custodito nella caserma dei carabinieri di Borgo Ognissanti, si perse. La Procura della Repubblica negò che fosse mai esistito. Ma il giudice Vincenzo Tricomi lo ebbe in mano e ci ha autorizzato a confermarne l’esistenza“.

Lo stesso Vincenzo Tricomi vergò di suo pugno questo scritto consegnato a Mario Spezi il 15 gennaio 2002 in cui testimoniava l’esistenza del Cittadino Amico:

Il testo riporta: “In ordine all’episodio di cui mi si chiede, premesso il notevole lasso di tempo sbiadito e incerto ogni ricordo, posso dire di ricordare che presumibilmente nell’inverno 1982 venne il maresciallo Fiore (Forse nasce da qui l’abitudine di tanti di chiamarlo Fiore?) con un ritaglio di giornale di cui ignoro come e con quale modalità erano venuti in possesso i carabinieri che riferiva della conferma della condanna in sede definitiva a Perugia. Mi chiese se era possibile acquisire il processo e io lo ritenni del tutto possibile“.

Questa vicenda del Cittadino Amico, nome con cui sarà indicato in seguito il famigerato anonimo che spedì il ritaglio di giornale del delitto di Signa 1968 con l’indicazione ad approfondire, ha una valenza importante a seguito di tutti i dubbi che sorgeranno sulla genuinità dei bossoli e proiettili allegati al famoso fascicolo del processo Mele. Prove che determineranno l’aprirsi della pista sarda che tenne impegnati gli inquirenti per molto tempo, ma che alla fine, anche se con grande amarezza e dubbi di Mario Rotella, non portò nessun risultato.

Questo episodio indusse la realizzazione di uno scritto, da parte di un appassionato delle vicende del Mostro di Firenze, intitolato  “La notte del cittadino amico”.  Autore del piccolo scritto è un medico che si firma con lo pseudonimo di De Gothia. In questo testo l’autore sostiene la tesi del depistaggio, cioè di uno stratagemma attuato da qualcuno per portare all’attenzione degli inquirenti un fatto delittuoso che nulla ha a che vedere con il MdF. Non solo lo porta all’attenzione, ma evidenzia come qualcuno possa essere stato in grado di inserire nel faldone del processo Mele dei bossoli e proiettili che non corrispondono al caso Mele ma che sono legati al caso MdF. Una persona che era nella disponibilità dei veri proiettili del MdF. Quindi il “Cittadino Amico” avrebbe agito per depistare.

7 Novembre 1982 Il Cittadino Amico aiuta la memoria di Francesco Fiori

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