Il delitto di Baccaiano è fra tutti i delitti quello più discusso. La ragione della diatriba è in realtà sterile in quanto sapere se il MdF ha spostato la macchina o no non porta ad individuare il mostro stesso.

Lo avrebbe permesso al tempo, se fosse stata analizzata la macchina in maniera certosina per recuperare tracce di DNA da saliva o da peli, ma oggi ha una valenza puramente accademica. Eppure la discussione è accesissima su questo episodio delittuoso.

Questa la nostra ricostruzione.

Premettiamo che la destra e sinistra che riportiamo sono sempre rispetto alla direzione di marcia del veicolo, quindi come se si fosse dietro alla macchina e si guardasse in direzione del cofano anteriore; la stessa cosa per le persone, la sinistra è la sinistra della persona e così la destra.

Antonella Migliorini e Paolo Mainardi, fidanzati, avevano cenato presso l’abitazione di Paolo insieme a sua madre e poi si erano recati presso Piazza del Popolo a Montespertoli. Erano rimasti con gli amici, presso la piazza, sino a circa le 22.30.

Si erano poi diretti verso la strada provinciale 80 del Vingone per appartarsi presso uno slargo di questa stessa strada per trovare dell’intimità. Nella cartina qua sotto è possibile vedere le posizioni delle abitazioni di entrambi i ragazzi e la sede della piazzola.

I due avevano appena concluso un rapporto sessuale completo, ne è testimonianza il profilattico ritrovato usato ed annodato e due fazzolettini sporchi di sperma. La loro auto è parcheggiata in una piazzola ed ha il muso rivolto verso i campi ed il Torrente Vingone e la coda verso la strada, come testimonia Francesco Carletti che la vede in quella posizione alle 23.40 circa. Francesco Carletti sta transitando verso Montespertoli ed è insieme a Rossana Campatelli e Monica Del Mastio alle quali sta dando lezioni di guida. Nella sua descrizione racconta di aver notato la macchina con il muso rivolto verso i campi ed il Torrente Vingone e la coda verso la strada, testimonia inoltre di aver visto la luce di cortesia accesa ma di non aver visto gli occupanti.

“Parcheggiata sulla destra, in senso perpendicolare rispetto all’asse stradale, appena fuori dalla carreggiata. La parte posteriore era quella prossima alla strada, la parte anteriore era invece rivolta verso la campagna. Ho notato distintamente la luce interna accesa, dietro i vetri alquanto appannati.

Piccola digressione, la FIAT 147 è la copia sputata della FIAT 127, ma costruita dalla FIAT in Brasile. Differisce di pochi particolari, uno di questi lo spegnimento dei fari, come vedremo. Altra caratteristica di cui conviene parlare subito sono i sedili. La posizione dei sedili in questa dinamica ricopre un ruolo determinante e lo abbiamo visto in tutte le ricostruzioni fatte e rispetto alle dichiarazioni dei soccorritori. 

Facciamo quindi un piccolo inciso sui sedili.

I sedili della 147 erano un capolavoro di tecnica per l’epoca. La macchina era una due porte cinque posti, quindi i sedili dovevano poter essere sganciati e ribaltati anteriormente per permettere l’accesso al divanetto posteriore. Inoltre potevano scorrere avanti e indietro sui binari per avvicinare o allontanare il guidatore dal volante. Infine poteva essere reclinato lo schienale che opportunamente spinto assumeva vari gradi di inclinazione fino quasi ai 180° di angolo tra seduta e schienale. Ho cercato delle foto, ma non le ho trovate, ma chiunque abbia avuto una due porte cinque posti dell’epoca comprende benissimo ciò che scrivo, gli altri che leggono se lo facciano spiegare dai padri praticanti in macchina. Ultimo appunto, un sedile reclinato, cioè con la spalliera abbattuta indietro non avrebbe mai potuto essere ribaltato in avanti, cioè la manovra per permettere l’accesso al divanetto posteriore, in quanto la spalliera, durante la rotazione, avrebbe impattato con il tetto dell’auto.

La posizione dei due ragazzi era sui sedili posteriori della 147.

Con altissima probabilità i due ragazzi per poter consumare un rapporto sessuale, considerando che erano entrambi di una corporatura alta e massiccia, avevano fatto scorrere entrambi i sedili anteriori in avanti sulle guide. Per fare questo sono sicuramente scesi dall’auto, solo così potevano portarli molto avanti senza auto-schiacciarsi cosa che sarebbe avvenuta operando mentre erano a sedere sugli stessi. Inoltre per passare dietro dovevano comunque scendere dall’auto. Così facendo hanno creato uno spazio sufficiente per accedere dietro anche senza dover ribaltare in avanti i sedili come si fa normalmente o se l’hanno fatto li hanno poi rimessi in posizione normale semplicemente tirandoli dalla spalliera. Sono quindi saliti occupando il divanetto posteriore.

I due hanno quindi consumato il loro rapporto, poi hanno cominciato a rivestirsi magari facendosi una risata, magari facendosi qualche coccola. La Migliorini, che si trovava sul lato destro del divanetto posteriore, aveva la sua mano sinistra fra i capelli del Mainardi, un atteggiamento affettuoso. In quel momento si palesa davanti alla macchina una persona.

Scrivo davanti alla macchina non a caso, se fosse arrivata da dietro con i ragazzi seduti posteriormente nel mezzo, avrebbe probabilmente esploso i primi colpi attraverso il finestrino posteriore dell’auto. Inoltre è palese che lungo tutta la via, che che ne dica il Giancarlo Lotti, non esisteva un posto adatto per lasciare la macchina (addirittura più di una a dar credito al Lotti) che sarebbe stata sicuramente vista in una strada trafficata come quella. Il personaggio che si palesa davanti alla macchina arriva dal sottostante campo e ha lasciato la macchina al di là del torrente Vingone, dove magari lo aspettano altri.

Al momento che Mainardi vede il soggetto, magari vede la pistola, comprende in un lampo che sono vittime di un’aggressione del MdF. Quante volte Antonella aveva parlato di queste aggressioni con evidente paura, tanto da fargli scegliere, a Paolo, una piazzola così esposta al traffico invece che una delle tante ben più riparate dalle macchine che passavano.

La sua reazione è fulminea, era sveglio il Mainardi, si proietta in avanti per raggiungere il volante e le chiavi nel quadro nel tentativo di mettere in moto l’auto. Questa sua repentina proiezione in avanti determina la rottura del cinturino dell’orologio della Migliorini, che aveva ancora la mano fra i capelli del Mainardi. Infatti l’orologio con il cinturino rotto si ritrova sul pavimento della parte posteriore dell’auto e il cilindro a molletta, (quello che ferma il cinturino alla cassa dell’orologio), leggermente piegato, arcuato, si ritrova in fase autoptica fra i capelli del Mainardi.

Entrate nell’ordine delle idee. Il lettore impiega più tempo a leggere ciò che scriviamo rispetto al tempo in cui si svolge l’atto dell’aggressione. Tutto accade in una manciata di secondi che non possiamo certo quantificare, ma che a mio parere non superano i cinque, massimo, sei secondi, almeno sino alla fine della prima fase.

schema di Antonio Segnini

Il MdF vede perfettamente l’interno dell’auto dato che la luce di cortesia è accesa e si sposta velocemente sul fianco sinistro dell’automobile. Viene esploso il primo colpo, bossolo A. Il colpo frantuma il vetro del finestrino lato guida. Il Mainardi si trova con la testa e il tronco in avanti, appoggiato al bordo superiore dello schienale del sedile e con le gambe ancora nell’area posteriore della macchina. L’esplosione e la proiezione dei cristalli del vetro provoca al Mainardi le escoriazioni che si ritrovano sul volto e sulla spalla. Il sedile del guidatore, sulla seduta, si riempie di vetri. Questo primo colpo gli provoca la ferita all’orecchio sinistro. Se si immagina la posizione del Mainardi e l’intento di raggiungere le chiavi si può supporre che la testa sia ruotata a destra nel tentativo di vedere dove mettere la mano e questo spiegherebbe la traiettoria del proiettile che ferisce l’orecchio. Il proiettile penetra nella tempia sinistra incontra il meato acustico per poi direzionarsi verso le ossa della base del cranio per poi fermarsi nella mascella superiore contro l’ottavo dente superiore sinistro che risultava lussato. Un colpo non mortale.

Il Mainardi in quel momento ruota la chiave e attiva il motorino di avviamento dell’auto. L’auto si trova con la retromarcia inserita e il freno a mano parzialmente inserito. Chiunque ha guidato una di quelle macchine sa che un freno a mano parzialmente tirato è come se non fosse tirato. Il freno a mano agiva allargando le ganasce dei freni a tamburo posizionati dentro le ruote posteriori e se non è ben tirato non frenava per niente, al contrario se ben tirato, inchiodava le ruote.

La macchina sobbalza indietro. Il MdF spara velocemente il secondo colpo ma è rimasto fermo sul posto, sorpreso dalla macchina che rincula, ed esplode il colpo attraverso il parabrezza, bossolo B. Io scrivo, ma queste sono frazioni di secondo. Il Mainardi di conseguenza alla ferita all’orecchio ha la testa estesa indietro e reclinata verso destra. L’esplosione del secondo colpo, passato il parabrezza, penetra dall’angolo interno mandibolare ampiamente esposto per la posizione assunta dalla testa, lede l’arteria linguale e fuoriesce dall’arco zigomatico sinistro. Un colpo non mortale. Il sedile del guidatore, sulla seduta, comincia a riempirsi di sangue per il getto dell’arteria linguale, allo stesso tempo fiotti di sangue raggiungono la superficie del pannello che riveste lo sportello e colano lungo lo stesso.

Piazzola con i bossoli A B e C

Il motorino di avviamento fa sobbalzare ancora indietro l’auto. Ovviamente il MdF a questo punto comincia a spostarsi in parallelo all’auto. Probabilmente l’auto ha già invaso con la coda un pezzo di asfalto della strada. Il Mainardi, nonostante il dolore non molla le chiavi, era un toro il Mainardi, però ruota il busto verso destra, un atto di difesa rispetto alla testa già colpita due volte. Per capirsi, come se volesse far passare il braccio sinistro sopra il braccio destro che è saldamente attaccato alle chiavi dell’auto. Il MdF continua a spostarsi in parallelo all’auto, esplode il terzo colpo, Bossolo C, che colpisce il Mainardi alla spalla sinistra che ha infatti il foro di entrata da dietro. Il colpo ha una direzione praticamente perpendicolare e il proiettile si ferma dietro la scapola sinistra. Il foro d’ingresso è di forma ovalare e a margini regolari indicando un proiettile che all’ingresso non era assolutamente deformato, non può quindi essere ne il colpo che rompe il finestrino ne il colpo che passa il parabrezza. Anche questo un colpo non mortale.

La macchina sobbalza ancora indietro, il dolore è lancinante ma il Mainardi non molla le chiavi e arcuandosi si adagia nuovamente sullo schienale del sedile. La macchina occupa buona parte della carreggiata di destra della strada.

In questa fotografia si vede il bossolo al margine della piazzola e viene evidenziata la posizione con un pennarello rosso. Evidentemente chi ha evidenziato con il pennarello ha commesso un errore dato che quello è il bossolo D e non l’F che è nel mezzo alla strada.

Esplosione del quarto colpo, bossolo D, che colpisce il Mainardi alla tempia sinistra, un colpo mortale che lo mette in coma. Il proiettile penetra dietro l’orecchio sinistro e attraversa il cranio in direzione da sinistra verso destra, leggermente da dietro in avanti e si ferma sul tavolato osseo di destra. Contemporaneamente all’esplosione del colpo la macchina fa un ultimo sobbalzo indietro, poi il Mainardi molla le chiavi che tornano in posizione di riposo. Termina la prima fase.

La macchina ha praticamente raggiunto la linea di mezzeria. Il rumore del motorino di avviamento e degli spari è cessato, ci sono solo le urla lancinanti della Migliorini. Il MdF alza il tiro ed esplode un altro colpo, bossolo F. La Migliorini ha la testa girata a destra, un atto di difesa dettato dal panico, e viene colpita alla fronte con un colpo che le entra dalla cute della fronte sulla sinistra e fuoriesce dalla cute a destra. Un colpo non mortale ma che la tramortisce. Sembra morta, il MdF ha visto che l’ha colpita alla testa, crede sia morta, non esplode altri colpi.

Termina la prima parte.

La situazione è questa. La macchina si trova ad occupare completamente la corsia di destra della strada. Il MdF è in piedi di fianco all’auto. La Migliorini giace posteriormente con una ferita ritenuta mortale, ma che non lo è. Il Mainardi è appoggiato sul sedile anteriore e ha la testa reclinata e appoggiata allo sportello. Sanguina abbondantemente da sotto la mandibola ed è vivo, il cuore batte facendo pulsare il sangue nell’arteria linguale, la quale versa abbondantemente e a spruzzo. Chi non ha mai visto la differenza fra un sanguinamento venoso e uno arterioso non si rende conto della differenza. Il sedile e lo sportello sono inondati di sangue. Passano probabilmente diversi secondi, anche il Mdf è disorientato. Deve prendere una decisione, abbandonare o perseguire l’azione. Poi fa la sua scelta. Apre lo sportello, opta per spostare l’auto, non si arrende, vuol portare a compimento il suo piano rituale.

La testa di Mainardi appoggiata sino a quel momento allo sportello spenzola oltre lo stesso. In quel momento si formano le colature di Gothia sul battitacco. Sangue fresco che sgorga dall’arteria linguale del Mainardi e che cola sul battitacco esposto dall’apertura dello sportello. Dal battitacco scivola sul fianco dello stesso e gronda perfettamente perpendicolare al terreno e si riversa anche sull’asfalto. 

I giornali infatti parlano di assenza di sangue sulla piazzola, dando indicazione che non certo in quel momento si sono formate le colature di Gothia. Come avrebbero potuto formarsi sulla piazzola? A sportello chiuso e senza lasciare traccia sulla piazzola stessa? Scrivono però, ed inquadrano anche in un filmato, del sangue presente sull’asfalto della strada. Come è caduto questo sangue sulla strada se la macchina fosse stata in movimento continuo dalla piazzola al fossetto? Questo è l’interrogativo a cui dovrebbero rispondere coloro che reputano che mai fu aperto lo sportello della macchina se non dai soccorritori quando l’auto era già nel fossetto. Sappiamo però che le colature di Gothia non si possono essere formate in quel momento proprio per la loro caratteristica di perpendicolarità con il terreno, con la macchina inclinata sarebbero state colature inclinate a loro volta con angolo pari e contrario a quello di inclinamento della macchina. O la gravità è opinione?

Si spiega solo con la macchina ferma in mezzo alla strada con lo sportello aperto e la testa del Mainardi non più trattenuta dallo stesso che sporge fuori dal lume dello sportello. Inoltre è immaginabile che questo sangue sull’asfalto non fosse poi cosi poco anche se noi sappiamo che fra passanti, soccorritori, inquirenti e curiosi su quell’asfalto ci deve essere passato il mondo. Forse queste macchie di sangue apparivano mezze impolverate, calpestate, non così evidenti, ma però repertate.

Il MdF spinge il Mainardi, magari con un certo sforzo dato che il corpo del ragazzo è adagiato sul bordo superiore dello schienale del sedile, ma riesce, in fondo è un bel pezzo d’uomo anche lui, alto e forte e deve solo spingere, non certo sollevarlo. Con questa operazione il Mainardi viene ributtato sul divanetto posteriore. La testa rimane girata verso sinistra, appoggiata fra il finestrino posteriore e il bordo metallico inferiore, la pressione della testa stessa comprime l’arteria linguale che riduce notevolmente il suo flusso (vedremo infatti quando viene spostato dal soccorritore come questa ricomincia a gemere) ed oltre che lasciare poco sangue sul posto permette al Mainardi di rimanere ancora in vita.

Un piccolo inciso. La repertazione delle macchie di sangue presenti sul sedile anteriore sinistro concordano rispetto alla dinamica appena descritta. Il sedile di guida presentava sangue sia sulla seduta che sullo schienale, in particolare una macchia strisciata dal davanti all’indietro, formatasi quando il MdF ha spinto indietro il Mainardi.

Inoltre, sulla seduta del sedile anteriore destro vi erano abbondanti frammenti di vetro provenienti dal finestrino anteriore destro infranto.  Questi frammenti di vetro e questo sangue, sulla spalliera e sulla seduta del sedile, sarebbero stati impossibili da ritrovare se il Mainardi fosse stato a sedere e appoggiato allo schienale. La presenza del suo stesso corpo avrebbe impedito al sangue di imbrattare lo schienale e la seduta. Gli stessi abbondanti frammenti di vetro ritrovati sulla seduta non avrebbero potuto esserci se il Mainardi fosse stato seduto davanti. Viceversa se il Mainardi era posizionato dietro e semplicemente appoggiato sul bordo superiore del sedile il sangue sarebbe proprio colato sulla spalliera e sulla seduta, cosi come anche i frammenti del vetro che si rompe si sarebbero posizionati sulla seduta.

Il MdF sale in auto, è costretto in uno spazio angusto dato che i sedili sono stati tirati in avanti, magari non conosce il modello di auto (lo dimostra anche successivamente) e non sa dove si trova la leva per far scorrere indietro il sedile. Attenzione, non lo fa scorrere indietro, lo ribadisco, perchè poi vedremo come questo condizionerà il soccorritore. Addirittura, probabilmente, è disturbato anche da tutti i vetri rotti che sono sul sedile stesso e su cui lui si è seduto. Non si tratta di vetri taglienti, è un cristallo, ma comunque percepibili con il fondoschiena.

Accende il motore, anche i fari, le gambe compresse e le ginocchia in bocca da gas per spostare indietro la macchina. La manovra, data la posizione, non è agevole anzi è difficile, non conosce lo stacco della frizione ne quanto gas deve dare; non la conosce quella macchina. In quel frangete accade qualcosa che non si sarebbe mai immaginato, la Migliorini riprende conoscenza e si lancia in avanti. Non possiamo sapere se per cercare di aprire lo sportello di destra e scappare o se aggredisce proprio il MdF.

Fatto sta che il nostro assassino sorpreso reagisce di istinto e girandosi su se stesso assesta una gomitata sul naso alla Migliorini. Non solo la ferma ma gli frattura le ossa nasali. Questo forte trauma è evidenziato dalle ecchimosi che si formano circostanti il naso. Forse proprio in questa colluttazione la Migliorini si procura anche l’ecchimosi al dorso del piede destro.

Questa evenienza ha però una conseguenza fatale per il MdF, la manovra in atto, già gravosa, viene disturbata e la macchina, mollata troppo la frizione e dato troppo gas finisce nel fosso. Si rifletta bene, una rotazione del busto, da sedere, per assestare una gomitata determina una forte pressione con il piede destro (acceleratore) e una riduzione di pressione sul piede sinistro (frizione). La macchina è nel fosso, il MdF estrae la pistola e spara in piena fronte alla Migliorini, bossolo X, quello ritrovato all’interno della macchina.

Termina la seconda parte.

Da valutare che ci sono state due macchine che si sono incrociate in quel tratto di strada. La prima di Francesco Carletti che stava dando lezioni di guida a due ragazze. Poco dopo era passata l’auto di Adriano Poggiarelli e Stefano Calamandrei. Fra la prima che testimonia di aver visto l’auto di Mainardi nella piazzola con la luce interna di cortesia accesa e la seconda dove i due ragazzi testimoniano che invece la macchina si trova nel fossetto potrà esserci una differenza temporale di massimo 5 minuti, ma probabilmente sono meno. Cioè tutto quello che ho scritto su è avvenuto in un massimo di 5 minuti; ovviamente considerando che il MdF ha usato l’auto di Francesco Carletti come start all’azione. Meno di cinque minuti.

Siamo rimasti con il MdF in macchina cosciente di aver fallito l’azione. In quel momento un altro imprevisto per lui, passa l’auto con Poggiarelli e Calamandrei. Non può scendere o sarebbe visto e allo stesso tempo non può rimanere sul posto. Prima che l’auto sia troppo vicina con un pugno violento spacca la luce di cortesia, era ancora accesa, i frammenti del coperchietto saranno ritrovati nella macchina durante le ispezioni e l’interruttore viene ritrovato in posizione di luce accesa. Poggiarelli e Calamandrei però non si fermano, pensano ad un incidente, ma non vedono anima viva.

Passata l’auto rimette in moto la macchina e tenta di uscire dal fosso, prima a marcia avanti, ma non si muove, produce però le sgommate lasciate sul terreno. Poi a marcia indietro provando a far basculare la macchina, ma non si muove, ancora sgommate. La foto sulla destra con i residui di terra evidenti sul copertone fanno pensare al tentativo, con pattinamento, di estrarre l’auto dal fosso.

In quel momento Poggiarelli e Calamandrei stanno tornando indietro, il bar della società sportiva di Baccaiano, dove erano diretti, è chiuso e i due si stanno domandando se non sia il caso di vedere se qualcuno ha bisogno di aiuto nei pressi dell’incidente.

Un’altra coppia che amoreggiava non lontano, a bordo di una A112, ha udito il rumore degli spari e si muove dalla sua piazzola. I due ragazzi sono impauriti e non vogliono trattenersi ulteriormente. Si tratta di Graziano Bartalesi e Concetta Marini che si dirigono verso Baccaiano e quindi verso il luogo dell’omicidio.

Entrambe le auto giungono, quasi contemporaneamente, all’altezza della 147 e si fermano. I componenti delle due vetture scendono in strada. Poggiarelli e Calamandrei sono sul lato destro dell’automobile e vedono la Migliorini seduta dietro. Non vedono Mainardi che rispetto al piano stradale è più nascosto. Infatti è nell’angolo sinistro del divanetto, cioè nella parte più declive, data l’inclinazione della macchina, ed il suo corpo è più sdraiato rispetto a quello della Migliorini. Possibile che addirittura sia coperto alla vista proprio dal corpo della Migliorini e non dimentichiamo che è notte. Tutti e quattro i ragazzi vedono però un corpo al posto di guida e loro immaginano si tratti di Mainardi, conoscono la sua macchina e l’associazione mentale è spontanea, chi altro può essere alla guida della sua macchina? Non solo, vedono che respira ancora, ed appena si muove.

Perchè dovrebbero mentire questi quattro ragazzi? Non c’è ragione e si ritrovano confusi solo dopo, durante i vari interrogatori, e solo perchè il loro racconto contrasta con quello dei soccorritori che indicano il mainardi posteriormente nell’auto. Alla fine credono di essersi sbagliati, ma in realtà non si sono sbagliati, sono gli inquirenti che non riescono a comprendere. La persona davanti, che respira ancora ed è prono sul volante, è in realtà il MdF. In quel momento uno della coppia Bartalesi e Marini parla degli spari uditi e tutti e quattro vedono il foro sul parabrezza.

In tutti e quattro sale la paura, forse anche inconsciamente si rendono conto di essere davanti ad un omicidio e sicuramente per la testa passa il MdF. Le due coppie arretrano sui loro passi e risalgono in macchina. Poggiarelli e Calamandrei andranno alla stazione dei Carabinieri più vicina e Bartalesi e Marini raggiungano il telefono pubblico più vicino per chiamare soccorsi.

Questo è il vero ed unico colpo di fortuna del MdF in quella serata, o forse un colpo di fortuna per i quattro ragazzi essersi allontanati. La sua pistola non ha esploso tutti i colpi. Il MdF ha la possibilità di fuggire, sfila le chiavi inconsciamente come fa chiunque quando sta per scendere dall’auto, oppure consciamente pensando di spengere i fari. In questo secondo caso, forse più probabile del primo, si accorge appena sceso che i fari sono ancora accesi, la 147 è diversa da molte delle FIAT italiane nelle quali sfilando le chiavi si spegne tutto, quadro e fari. Forse per questo ha un gesto di stizza e lancia le chiavi nel campo posteriormente alla macchina.

Da che parte scende? Ovviamente dalla lato di guida, tanto che poi lo sportello di sinistra fu aperto e Mainardi estratto dai soccorritori, quindi non era incastrato. Potrebbe essere anche uscito dall’altro, quello del passeggero, ma il sedile del passeggero non ha grosse tracce di sangue e neanche di trascinamento. Fatto sta che dopo essere uscito lo richiude. Infatti la macchina viene trovata con entrambi gli sportelli con la sicura inserita.

Come lo chiude? Quando Mainardi e la Migliorini sono passati dietro sul divanetto posteriore per fare l’amore hanno chiuso entrambi gli sportelli abbassando le sicure. Azione più che logica in termini di sicurezza. Dopo che il MdF ha infranto il finestrino anteriore sinistro e la macchina si è fermata in mezzo alla strada il MdF ha alzato il pippolino della sicura ed è montato. Quando è sceso, dopo che la macchina si è infossata, ha chiuso lo sportello e volontariamente o anche involontariamente ha riabbassato la sicura. Lo sportello destro, lato passeggero, è sempre stato chiuso con la sicura.

A quel punto lancia le chiavi nel campo dietro la macchina. Torna sulla strada e spara ai fari dell’automobile, bossoli G, H e I. Perchè colpirli? Semplice, perchè illuminano proprio la sua direzione di fuga e inoltre segnalano la presenza dell’auto. Il MdF infatti deve riscendere nel campo, riattraversare il torrente e tornare alla sua macchina. I colpi esplosi sono tre ed è probabile che uno, forse per un errore di mira, sia andato a vuoto, oppure uno dei proiettili ha infranto il vetro del faro ma non spaccato la lampadina e il MdF ha dovuto sparare ancora un colpo.

Se si osserva bene la fotografia a sinistra si nota che il fanalino di posizione presenta un foro tondo che potrebbe essere compatibile con il calibro 22. Alcuni ipotizzano che il terzo colpo possa aver centrato il fanalino di cortesia destro. Suppongono che il colpo ha penetrato la plastica dura senza infrangerla e si è appiattito contro il metallo della carrozzeria retrostante. Questo però non risulta in quanto i fari di posizione vengono smontati in sede di ispezione dell’automobile il 26 giugno e non viene repertato nessun proiettile al suo interno. Allo stesso tempo viene notato che anche il fanalino di posizione sinistro risulta infranto, ma questa volta mediante un oggetto contundente. Se è opera del MdF questo testimonierebbe che la pistola che usa ha un caricatore con massimo 8 colpi più uno in canna (beretta modello 948 – 71, 72, 75) questo perchè ha avuto la necessità di usare il coltello (o altro oggetto) per tentare di rompere i fanalini. Nella realtà è più probabile che non si sia occupato dei fanalini di posizione e che questi erano già danneggiati in precedenza, tant’è che nell’ispezione del 26 giugno le lampadine risultano integre e quindi funzionanti.

Termina la terza parte.

Arrivano i soccorritori, la squadra dell’ambulanza è formata dall’autista Lorenzo Allegranti, che come funzione a terra ha quella di coadiuvare l’azione a sostegno dei soccorritori, da Silvano Gargalini, il più esperto sul campo, da Paolo Ciampi e Marco Vanni. Va subito detto che tutti e quattro i soccorritori vedono Paolo Mainardi seduto dietro sul divanetto posteriore e questo testimoniano in seguito (Solo Allegranti racconta una storia diversa). Come ho detto per i giovani amici, Poggiarelli e Calamandrei e per la coppia Bartalesi e Marini, perchè i soccorritori dovrebbero mentire? Non c’è scopo ne interesse nel farlo. Gli inquirenti sembrano opporsi strenuamente a questa testimonianza dei quattro dell’ambulanza. Per chi investiga l’auto è stata spostata dal Mainardi e queste testimonianze stridono con il film che si sono fatti e con la testimonianza resa dai ragazzi che per primi sono giunti sul posto. Addirittura, in sede processuale, Paolo Ciampi, all’epoca del soccorso minorenne, l’unico minorenne, denuncia che durante il suo interrogatorio da parte dei Carabinieri gli stessi l’hanno talmente sfiancato, dicendogli che si sbagliava sulla posizione del Mainardi, che il Ciampi ormai distrutto ha accettato che venisse scritto sul verbale quello che volevano. Una cosa inaudita dato che poi davvero il verbale non riporta quello che il Ciampi sosteneva, ma quello che volevano i Carabinieri. Una cosa gravissima che non ha senso nella ricerca della verità da parte degli inquirenti. La sua denuncia durante il dibattimento in tribunale è clamorosa e mi domando se siano stati presi provvedimenti per quei Carabinieri.

In questo momento si verifica un fatto che non riesco a spiegare se non con la concitazione del momento. In pratica Martini si dirige verso la portiera del passeggero e la trova chiusa, Gargalini si dirige verso la portiera del lato guida, scendendo nel fossetto. Anche questa portiera è chiusa. Non è incastrata come molti sostengono, anzi, in seguito il corpo di Mainardi è proprio da questa portiera che viene estratto e senza scardinarla. Gargalini, e questo è l’assurdo, non si accorge, del vetro infranto, poteva aprire lo sportello semplicemente introducendo la mano e alzando quello che è conosciuto a Firenze come pippolino della sicura e quindi aprire lo sportello. Questa assurda cosa determina una scelta conseguente, aprire uno degli sportelli con la forza. Viene scelto quello del passeggero perchè è più facilmente raggiungibile, senza ostacoli intorno.

Lo sportello destro viene divelto, i soccorritori sono addirittura aiutati dalle persone li presenti, sia per scardinarlo sia per trattenerlo dato che ricadeva sui soccorritori stessi. 

Il Gargalini ha la possibilità di accedere, prova a sollevare il sedile per raggiungere il collo della Migliorini e valutare la pulsazione carotidea, ma non ci riesce, sale quindi sul sedile anteriore del passeggero e sporgendosi arriva al collo della Migliorini. La ragazza non ha segni vitali, è morta. Gargalini si sposta sul sedile di guida, evidentemente in posizione normale, per eseguire la stessa manovra; si allunga, ma non arriva al collo del Mainardi, il sedile è troppo spostato in avanti verso il volante. Per poterci arrivare cerca la leva e sgancia la spalliera abbassandola indietro di qualche scatto, in questa maniera raggiunge la carotide del Mainardi ed apprezza la presenza di un battito, è ancora vivo.

A questo punto, invece di rinculare per uscire dall’auto da dove è entrato, mediante la leva interna dello sportello, sgancia la sicura, il pippolino si alza in automatico, ed apre lo sportello. Scende quindi dallo sportello del lato guida ritrovandosi nel fossetto. La portiera non era affatto bloccata.

Per poter ribaltare il sedile verso il volante, ed accedere al corpo del Mainardi, deve necessariamente ritirare su la spalliera che lui stesso ha abbassato. Come dicevo all’inizio di questa ricostruzione, nel ribaltamento, la spalliera non in posizione di marcia avrebbe urtato il tetto della macchina. Ribalta quindi il sedile e penetra nuovamente nella macchina, questa volta nello spazio posteriore. L’azione di estrazione del corpo è combinata fra tre persone. Il Gargalini all’interno solleva il Mainardi dalla schiena e il Ciappi e il Martini lo tirano verso l’esterno per i piedi. Gargalini si accorge che, spostata la testa, la ferita (lui pensa alla giugulare, era tutto sporco di sangue, non poteva capire l’origine) ricomincia a buttare fiotti di sangue e con la mano cerca di tamponare il getto sanguigno durante l’estrazione del corpo. Devono aver faticato molto per estrarre il corpo e devono aver sfruttato ogni appoggio per fare forza, la stessa macchina infatti presenta chiazze di sangue repertate intorno alla cornice del finestrino, sul montante anteriore destro e sullo sportello. Tutte tracce probabilmente lasciate dai soccorritori appoggiando le mani insanguinate in qualsiasi posto potesse offrirgli un punto di forza.

Estratto il corpo l’azione del Gargalini è terminata, segue il corpo uscendo dalla macchina. Sono il Ciappi e il Martini che lo sollevano per estrarlo dal fossetto, aiutati dall’Allegranti che è sul ciglio della strada. Il Mainardi viene adagiato sulla lettiga, caricato in ambulanza e trasportato all’ospedale. Arriva all’ospedale di Empoli circa a mezzanotte e mezzo.

La macchina rimane quindi con il sedile di guida ribaltato verso il volante e il sedile del passeggero in posizione normale, forse ribaltato in avanti anch’esso ad opera dei soccorritori, per avere più spazio di manovra, ma non è dato saperlo.

Le immagini fotografiche che mostrano il sedile di guida in posizione normale e con lo schienale disteso, reclinato, non possono essere conseguenza dell’intervento dei soccorritori. Quindi fra l’azione di soccorso e lo scatto del fotografo, necessariamente, qualcuno ha toccato la scena del crimine. Fra l’altro sappiamo che i Carabinieri arrivarono per primi e forse fecero una prima analisi della scena, poi arrivò la polizia che fece altrettanto e poi magari in ultimo il fotografo che riprese una scena del crimine già alterata.

Ultimo appunto, in alcune ricostruzioni si legge che un uomo delle dimensioni del Mainardi, con un proiettile che gli ha attraversato il cervello, si è sollevato in uno stato di semiincoscienza, per scavalcare i sedili e raggiungere la Migliorini sul divanetto posteriore. Lascio al buon senso valutare un’ipotesi del genere.

19 Giugno 1982 Ricostruzione del delitto di Baccaiano

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