I familiari di Stefano Baldi verso le 10.00 di mattina, dato che il figlio non era tornato, sono ormai certi che sia successo qualcosa e si recano a sporgere denuncia di scomparsa al commissariato di Prato. Si attivano le ricerche dei due giovani che però trovano fine solo un’ora più tardi quando quando due pensionati che fanno i contadini si presentano ai carabinieri di Calenzano raccontando di aver visto i corpi senza vita di almeno due ragazzi in località Travalle nel campo chiamato Bartoline, sulla Via dei Prati. I due contadini sono Bruno Corsini e Armando Cavani.

I carabinieri, nella persona del Maresciallo Dino Salvini con alcuni uomini della stazione si reca sul posto dove trovano una Wolksvagen Golf nera, targata FI A21640, ferma nel mezzo di una stradina in terra battuta che termina nei campi. La macchina è a circa 60 metri dalla strada asfaltata, via dei Prati. All’esterno dell’auto i corpi dei due ragazzi. Il Salvini lascia a presidio i suoi uomini e rientra alla stazione per telefonare al suo superiore Capitano Barone avvertendolo che poteva essere un omicidio similare a quello di Mosciano di Scandicci, poi tornò sul posto.

In breve tempo cominciarono ad arrivare i Carabinieri di Prato, il Nucleo Operativo di prato nella persona del Tenente Vittorio Trapani, il Commissariato, Il Giudice Istruttore Dr. Salvatore Palazzo, il Procuratore. Prese la direzione dell’Indagine il Dott. Palazzo.

Dei rilievi fotografici si occupò la polizia scientifica della Questura di Prato, i rilievi furono fatti dalla polizia scientifica della Questura di Firenze.

Susanna Cambi è sul lato destro del viottolo, dietro la macchina, in un canale di scolo delle acque in posizione supina, quasi seduta. Stefano Baldi è sul lato sinistro al davanti della macchina di circa 3 metri oltre il ciglio della strada sterrata. 

Il terreno si presenta molto umido a causa della pioggia dei giorni precedenti.

L’automobile si presenta occupando tutta la carreggiata e con la parte anteriore rivolta verso i campi e la coda verso la strada asfaltata. Entrambe le portiere chiuse, la destra anche con la sicura inserita e la sinistra invece senza.

Il finestrino anteriore destro appare infranto con buona parte dei vetri sul sedile anteriore destro. Entrambi gli sportelli hanno la sicura inserita, questo viene riportato nel verbale di sopralluogo del 23 ottobre 1981. Da domandarsi in chi e in che momento ha inserito le sicure dato che i corpi erano fuori dalla macchina. Entrambi i sedili sono parzialmente reclinati.

Una parte dei frammenti di vetro del finestrino anteriore destro sono ritrovati esternamente all’auto davanti alla portiera sinistra. Le chiavi del veicolo, inserite nel quadro di accensione in posizione di motore spento. Nel vano posto anteriormente al centro ed in basso a destra, rispetto al cruscotto, sono posati un paio di occhiali da vista per uomo con montatura metallica color giallo; un orologio marca “Baume e Mercier”, con braccialetto in acciaio bianco e giallo, e calendario segnante il giorno “23”, perfettamente funzionante e che segna l’ora esatta; tre monete da lire 100 ed una da lire 50; un pacchetto di sigarette marca “MS” contenente quattro sigarette stessa marca; un accendino a gas color giallo marca “BIC” del tipo “usa e butta”.

Sul sedile posteriore, una borsetta da donna in fibra color marroncino e bardatura in pelle marrone con cinghia a spalla, contenente: una agenda del “Monte dei Paschi di Siena” edizione 1981, su alcune pagine vi sono appunti di carattere commerciale e di memoria. All’interno della stessa, tra le pagine numerosi appunti e carte varie, quasi tutti attinenti la materia suddetta, nonché la carta di circolazione e la polizza di assicurazione dell’autovettura, intestata a Baldi Stefano. Un borsello da donna in pelle nera, chiuso, privo di contenuto. Una scatoletta con profumo da donna, marca “Babe”; un fazzoletto di cotone da donna usato; una forcina; un pettine da donna; una penna stilografica priva di marca ed un pacchetto di sigarette “Multifilter”, con nove sigarette dentro, stessa marca. Sempre sul sedile posteriore, si trova una busta di carta formato grande della ditta “LINEA L” vuota. Sotto il volante di guida, uno stivale in pelle marrone da uomo, (piede destro) uguale ad altro calzato dal cadavere del Baldi. Sempre all’interno, al centro dello sportello sinistro, sul vetro e sulla base metallica sono presenti alcune gocce di sangue. Non si notano tracce palesi di violenza. Il portabagagli chiuso, non a chiave, è vuoto.

Sul posto sopraggiungono il Magistrato Silvia della Monica e il medico legale Maria Grazia Cucurnia.

Il corpo di Stefano Baldi è stato colpito da quattro colpi di arma da fuoco, presenta inoltre quattro fendenti da arma bianca tutte inflitte post mortem. Giace inclinato sul fianco destro a circa tre metri al davanti della ruota anteriore destra della macchina, sull’erba alla sinistra del viottolo, in un avvallamento rispetto il piano stradale.

Il corpo è nudo dalla cintola in giù, ha i calzini ai piedi ed i pantaloni e le mutande infilati solo alla gamba sinistra. Appaiano però al fondo della gamba e come rivoltati tanto da coprire il piede che indossa anche lo stivale sinistro.

L’altro stivale, il destro, si trova sul pianale anteriore sinistro posto in verticale. Ha addosso la camicia che presenta grosse macchie ematiche. Il corpo presenta svariati segni di trascinamento. La posizione assunta dal ragazzo è comunque innaturale alla vista in quando poggia sul lato destro del corpo, in una posizione quasi fetale, ma le gambe sono divaricate in maniera innaturale. Nella tasca posteriore dei pantaloni si rinvengono un portafogli, contenente patente di guida cat. “B”; carta d’identità e numero di codice fiscale, tutti intestata al Baldi Stefano Luigi; una fotografia dello stesso; un biglietto con annotato il numero telefonico “Marisa” 055/6812284; due ricevute di raccomandate; un blocchetto di assegni di c/c bancario tratto sulla Cassa Di Risparmio e Depositi di Prato n. 38911/53 con quattro assegni in bianco dal n. 9532327 al 9532330; la somma di lire 29.000 in contanti, costituita da due banconote da lire 10.000, quattro da lire 2.000 ed una da lire 1.000. Attraverso i passanti dei pantaloni, di velluto grigio vi è una cinghia di cuoio nero. Un maglione di lana color celeste, completamente tolto, si trova sotto i glutei. Il cadavere veste una camicia senza cravatta color celeste chiaro a righe, quasi interamente macchiata di sangue ed uno stivale di cuoio marrone (piede sinistro) con ambedue i calzini infilati.

Sul terreno, accanto allo sportello anteriore sinistro viene ritrovato un orologio Philip Watch, quadrante bianco con numero datario 23, perfettamente funzionante di proprietà di Susanna cambi ed anche un frammento di un suo orecchino.

Susanna Cambi si trova invece dalla parte opposta, dietro l’automobile di alcuni metri e sull’erba dal lato destro del viottolo, nel fosso posto tra i due filari, in posizione supina ed appoggiata all’argine del fosso stesso.

Indossa una gonna di velluto marrone, strappata verticalmente su tutto il davanti, non completamente recisa nella parte inferiore. Le mutande infilate soltanto nella gamba sinistra, a 10 cm. dalla regione inguinale, sotto i glutei. Il reggiseno bianco ed una maglietta bianca, sono alzati fino al collo mentre due maglioni di cui uno grigio ed altro verde militare, infilati nel braccio sinistro, si trovano in prossimità della testa. Calzati sono due stivali di cuoio color marrone. Asportata la regione pubica. Le braccia rivolte verso l’alto sopra la testa, le gambe invece sono divaricate e flesse. E’ stata colpita da sei colpi di arma da fuoco e da due colpi all’arma bianca entrambi post mortem e vibrati al torace. La ragazza, con presenti varie tracce di trascinamento è stata deposta, quasi seduta, all’interno di un canale di scolo delle acque. E’ stato asportato il vello pubico con un grossolano taglio che interessa una area più vasta rispetto al delitto di Mosciano. La ferita inferta ha raggiunto il perineo in profondità e si è estesa fino alla parte interna della coscia. La mammella sinistra non è stata asportata, ma è presente nella parte inferiore una ferita profonda e larga da punta e taglio. Il corpo presenta evidenti segni di trascinamento.

I due corpi erano stati spostati senza lasciare tracce sul terremo. Susanna Cambi stringeva nel pugno un ciuffo di capelli castani. Stefano Baldi, evidenziato poi all’esame autoptico, presentava due capelli lunghi di colore castano sotto l’unghia del primo dito della mano destra. l’unghia appariva a sua volta ferita. Oltre i capelli alcuni fibre di tessuto di un probabile indumento.

Sul viottolo, dalla parte opposta a via dei Prati, ad una distanza di circa 5 metri al davanti della macchina, vennero trovate alcune impronte di scarpone di taglia 44, una appare ben marcata e ne viene fatto un calco. 

A circa tre metri da via dei Prati e circa due metri sulla sinistra del viottolo sterrato, viene ritrovata una pietra (breccia africana) di forma piramidale parzialmente pitturata di rosso.

I bossoli rinvenuti sono sette, tutti di marca Winchester calibro 22 Long Rifle con lettera H impressa sul fondello. Sulla posizione dei bossoli esiste una controversia fra ciò che repertano i CC. e gli agenti di P.S. Per la Polizia sei di questi bossoli sono posizionati da 20 a 90 cm al davanti della ruota anteriore destra, uno sul tappetino anteriore destro. Per i Carabinieri cinque sono posizionati al davanti della ruota anteriore destra, uno sul tappetino anteriore destro e uno al davanti della portiera anteriore sinistra vicino all’orologio.

23 Ottobre 1981 Scoperta dei corpi di Susanna Cambi e Stefano Baldi
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6 pensieri su “23 Ottobre 1981 Scoperta dei corpi di Susanna Cambi e Stefano Baldi

  • 7 Maggio 2022 alle 12:12
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    La pietra non venne repertata? Perchè vedo che il carabiniere la prende con le mani, senza guanti.

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    • 7 Maggio 2022 alle 12:14
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      Il concetto di preservazione della scena del crimine non era ancora cosi penetrato nelle forze dell’ordine.

      Rispondi
      • 1 Ottobre 2022 alle 21:36
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        No assolutamente.non è da escludere che l impronta possa appartenere a qualcuno delle fdo vista la poca professionalità del tempo.

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        • 2 Ottobre 2022 alle 00:51
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          Sembra invece che la suola appartenga ad uno stivaletto in uso ad alcune truppe francesi.

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          • 2 Ottobre 2022 alle 17:00
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            Potrebbe essere ma comunque non abbiamo la certezza assoluta che appartenga a l’assassino.anzi

          • 2 Ottobre 2022 alle 17:44
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            Le certezze in questo caso si contano sulle punta delle dita.

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