Fosco Fabbri viene interrogato dagli inquirenti in quanto coinvolto da Enzo Spalletti che lo colloca insieme a lui nella serata del 6 giugno 1981.

Confermò di essersi incontrato con Enzo Spalletti ed aver con lui cercato una coppia da spiare, non avendo trovato nessuno a mezzanotte è rientrato a casa da solo. Ammette anche di essere tornato sul posto dell’omicidio il giorno successivo, assieme a Spalletti, per “…vedere se era possibile, con l’esperienza di guardoni, fare qualcosa di utile per scoprire l’assassino“.

Durante l’interrogatorio racconta un episodio successo nel 1977 durante un’escursione come guardone. Un giorno mentre era nascosto in attesa di una coppia da spiare, si paventa davanti a lui un tizio che lui identifica in divisa anche se non seppe riconoscere il corpo di appartenenza. L’agente scese dalla sua auto e minacciandolo con la pistola in pugno lo costrinse a salire sulla propria autovettura. Si trattava di un uomo alto e robusto con uno sguardo intenso e minaccioso. Il soggetto lo costringe ad ascoltarlo per una buona mezzora. Una predica in cui prima viene accusato di essere un criminale, un pervertito ed un vigliacco. Poi una serie di raccomandazioni su come si deve comportare il bravo guardone. Deve fare attenzione a non molestare la coppia, a non avvicinarsi troppo, non deve essere troppo invadente. Se vengono seguite queste indicazioni non si commette alcun reato. Anzi a quel punto indica i “guardati” come persone che commettono un reato dato il loro comportamento in pubblico. A quel punto il Fabbri, dopo una mezzora,  viene invitato a scendere e il soggetto se ne va. Fabbri aggiunge che in un primo momento si era presentato come una guardia forestale, ma poi durante la paternale si era qualificato che in seconda battuta avrebbe detto di essere un poliziotto.

13 giugno 1981 Interrogatorio di Fosco Fabbri

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