1968 08 22 – Verbale sopraluogo Signa Ferrero

 

LEGIONE TERRITORIALE CARABINIERI DI FIRENZE

TENENZA DI SIGNA

PROCESSO VERBALE relativo al sopralluogo sommario e successiva ispezione del percorso compiuto nella nette sul 22 agosto I968 da MELE Natale di Stefano e fu LOCCI Barbara, nato a S. Casciano val di Pesa il 25.12.1961, residente a Lastra a Signa, Via XXIV Maggio n. 177, dove avvenne nella stessa notte il duplice omicidio della madre LOCCI Barbara e LO BIANCO Antonio, a quello in cui si presentò per richiedere assistenza.
L’anno millenovecentosessantotto, addì 25 del mesa di agosto, nell’Ufficio della Tenenza Carabinieri di Signa, alle ora 9.
Noi M.M.c.s. FERRERO Gaetano, comandante della Tenenza suddetta e Brig. POLI Evaristo, della medesima, rapportiamo a chi di dovere quanto segue:
Premesso che durante il primo sopralluogo effettuato alle ore 3,30 del 22 agosto 1968 da noi M.M. FERRERO Gaetano, unitamente ai dipendenti carabinieri FANELLI Alberto, GIACOMELLI Corrado e GIACOMINI Mario, in località Castelletti di Signa, dove si era verificato il duplice omicidio delle persone in oggetto ivi in sosta su autovettura, è stato accertato che:
– l’autovettura stessa si trovava nella posizione rilevata successivamente dal Dottore CAPONNETTO, Sostituto Procuratore della Repubblica :in sede di sopralluogo e fotografata
dagli specialisti del Nucleo Investigativo del Gruppo CC, di Firenze. Ugualmente dicasi per i cadaveri a bordo;
– 1a freccia luminosa destra era in funzione di lampeggio;
– tutte le portiere erano chiuse, tranne quella posteriore destra che era semiaperta;
– tutti i cristalli delle portiere erano alzati in posizione di chiusura totale, tranne quello della portiera posteriore sinistra che era abbassato a metà e quello della portiera anteriore sinistra pure abbassato’ di circa tre centimetri;
– la località era completamente buia, cielo coperto con leggera foschia e molta umidità. I vetri del lunotto posteriore erano completamente appannati; quelli delle portiere e del parabrezza si presentavano meno appannati. La superficie dell’autovettura era ricoperta da un leggero strato di rugiada. Nessun segno si rilevavano sulle parti bagnate;
– per ispezionare l‘interno dell’autovettura è stato necessario da parte di noi M.M.c.s. FERRERO Gaetano aprire con cautela la porta anteriore sinistra;
– durante l’operazione l’apertura di detta portiera, una scarpa da uomo che appoggiava nell’interno contro la portiera stessa, scivolava a terra all’esterno.
– Con l’ausilio di una torcia elettrica attraverso la portiera aperta veniva eseguito un sommario esame per accertare l’eventuale esistenza di armi, con esito negativo;
– per identificare i due cadaveri a bordo, veniva anche aperta la portiera destra;
– contro codesta porta, fra il sedile alla base poggiava un portamonete color verde e in fazzoletto da naso che non sono stati rimossi;
– infine i1 cadavere veniva identificato da una “situazione di famiglia” rilasciata dal comune di Lastra a Signa intestata a LO BIANCO Antonio rinvenuta nel cruscotto […]
Tutto ciò premesso e accertato che i due cadaveri potevano identificarsi nelle persone del LO BIANCO Antonio e della LOCCI Barbara, entrambi da Lastra a Signa, veniva disposto il piantonamento dell’autovettura a mezzo dei carabinieri GIACOMELLI e GIACOMINI suddetti, mentre il M.M.c.s. FERRERO, col C/re FENELLI si riportavano in questa caserma, dove veniva interrogato il bambino MELE Natale e, quindi, telefonicamente si avvertiva dell’accaduto il Maresciallo FUNARI Filippo comandante della Stazione di Lastra a Signa, affidandogli l’incarico di accertare la posizione del marito della LOCCI (cui il figlio asseriva essere a casa ammalato) e quella dei familiari del LO BIANCO e di accertare per identificare tutte quelle persone che ebbero rapporti coi predetti e di convocarli in caserma e, quindi, segnalava l’accaduto a chi di dovere.

Poiché sin dal primo momento il piccolo MELE Natale spontaneamente asseriva che la mamma e lo “zio” erano morti, che erano proprio morti, che il babbo si trovava a casa a letto, e di aver percorso a piedi tutta la strada che dal luogo del delitto in località Castelletti porta a S. Angelo a Lecore (sulla SS. 66 – Pistoiese) dove aveva dato l’allarme, ritenendo che un bambino di quella età non poteva da solo percorrere quel tragitto nel cuore della notte buia e senza scarpe perché lasciate sull’autovettura, anche perché apparentemente non dimostrava di essere eccessivamente stanco né i piedi presentavano segni di ferite o graffi, tranne un rossore marcato alla periferia degli occhi, più marcato in quello destro, si addiveniva nella decisione di effettuare una prova del percorso a piedi, unitamente al MELE Natale stesso.
Si dà atto che la prova stessa veniva effettuata il giorno 24 successivo alle ore 16,30 da parte di noi verbalizzanti, unitamente al MELE Natale. Il percorso veniva iniziato a bordo autovettura Fiat 600 di servizio, partendo dal luogo del delitto,
DESCRIZIONE DELL’ESPERIMENTO:
Giunti sul luogo del delitto il MELE Natale, che calzava un regolare paio di scarpe, indicava la posizione in cui si trovava a dormire sulla macchina e cioè con la testa riversa verso la parte destra della vettura, disteso lungo il sedile posteriore. Precisava che dopo essersi svegliato trovò la mamma morta al posto di guida e sul sedile di destra, disteso, lo “zio”, mentre prima, al posto di guida si trovava lo “zio”. Che erano morti… morti proprio. Che spaventato si allungò per suonare il clacson manovrando delle manovelle sul cruscotto, quindi aprì la portiera posteriore destra e da solo, senza scarpe e coi soli calzini si avviò a piedi lungo la stradicciola in avanti. A questo punto i verbalizzanti avvertono che “ora faremo assieme il percorso”, e infatti alle ore 16,45 viene avviata l’autovettura. Il Mele pronto dice: “Non è possibile passare – ci sono le montagne”.
Si dà atto che la strada in quel punto è in rettilineo per circa 300 metri anche se con fondo ghiaioso è agevolmente percorribile anche con autovettura e non presenta alcuna asperità e, pertanto la marcia prosegue. Il Mele ripeteva che c‘erano… le montagne. Infatti percorsi i circa 600 metri dopo aver superato una curva, si presentavano sulla strada degli ostacoli formati da mucchi di ghiaia al centro della strada. Alla vista di detti mucchi di ghiaia il bambino, tutto soddisfatto per aver preventivato il percorso diceva: “avete visto che ci sono le montagne e che non si può passare con la macchina?”. Superando alcune difficoltà si proseguiva finché gli ostacoli stessi non si presentarono insuperabili. Ma poco dopo altri più grossi mucchi di ghiaia si presentavano davanti a noi in tutta la sede stradale a forma di grosse pietre tagliati che rendevano assolutamente impossibile proseguire. Infatti l’autovettura non poteva assolutamente proseguire per la presenza di mucchi di massi e di ghiaia di monte tagliente da poco scaricata in attesa di essere cosparsa sul piano stradale. Il brigadiere POLI Evaristo con l’ausilio di alcuni contadini intenti nei pressi nei lavori agricoli, disincagliava l’autovettura dai massi e di peso non essendo in quel punto possibile la manovra, invertiva la marcia e tornava indietro, mentre il maresciallo FERRERO proseguiva a piedi la strada unitamente al piccolo Mele. 
Strada facendo il Maresciallo Ferrero mostrando le asprità della strada, rivolgendosi al Mele Natale disse: “Senti Natalino, come vedi su questa strada è impossibile camminare senza scarpe, forse hai fatto altra strada, non questa”. Il bambino replicava: “questa è la strada e da qui sono passato a piedi”, al che il verbalizzante replicava: “bada Natalino, se non dici la verità questa notte al buio rifaremo la stessa strada, però senza scarpe come quella notte”. Al che il Mele di scatto rispose: “No! Quella notte mi portò il mio babbo” precisando… “a cavalluccio”. Si proseguiva così ripetendo che quella è la strada percorsa “col suo babbo” e si raggiungeva un ponticello intersecante con una strada rotabile comunale in terra battuta che dai colli Bassi di Signa porta a S. Angelo a Lecore. In quel punto il Mele Natale indicava di essere ivi stato deposto dal suo babbo e che il suo babbo era tornato indietro – che non sapeva per quale strada il suo babbo era tornata indietro e cioè se la prima o la seconda ivi intersecata, e che lui da quel punto, da solo, aveva raggiunto la casa bianca che si intravedeva illuminata sulla strada statale a S. Angelo a Lecore.

Si dà atto ancora che il Mele Natale, giunti a circa 100 metri dalla “casa bianca”” indicò, rallegrandosi, di averla rintracciata con sicurezza e per dimostrare che ciò era vero indicò che colà, puntando il ditino, vi erano una fila di campanelli. Raggiunta la casetta e preso atto che di fianco al portoncino sulla destra a circa metri 1,60 metri dal suolo effettivamente esistevano, in posizione verticale, una fila di sei bottoni per campanelli, ben visibili. Una lampadina sopra la porta di notte illumina la facciata dello stabile. Il Male disse: “andiamo – non mi faccia entrare in quella casa”.
Però non esitò al nostro invito di suonare. Il Mele istintivamente alzò il braccio senza peraltro poter raggiungere i1 pulsante perché era posto troppe alto rispetto la sua altezza, ma egli immediatamente mise il piede sinistro sul gradino della porta, si appoggiò allo spigolo del muro a con la mano destra, allungandosi, suonò il primo campanello partendo dal basso. Si dà atto che gli altri campanelli non sarebbero stati raggiunti dal bambino anche salendo sul gradino, perché troppo in alto. A questo punto l‘orologio segnava le ore 17,25. Per cui per compiere i 2.500 – 3.000 metri del percorso è stato impiegato 40 minuti.
Si dà altresì atto che alla suonata del campanello si presentò subito alla porta il muratore DE FELICE Francesco, nato a Poggio Marino (Napoli) il 29.10.1942, residente a Campi Bisenzio – Frazione S. Ange1o a Lecore – Via Pistoiese n. 154 interno n. 1, il quale, unitamente alla moglie sopraggiunta, riconobbe subito il piccolo Mele Natale. Anche il bambino 1i riconobbe dimostrò subito familiarità e si mise a giocare con una bambina dei predetti coniugi.
De Felice precisò che quella notte, udendo lo squillo del campanello, istintivamente guardò l’orologio che segnava le ore 2.00 esatte; che aperse subito la finestra; che alla sua vista il bambino Mele disse “aprimi che ho sonno – dopo mi accompagni a case perché ho sonno e mi mamma e mi “zio” morti”; che sulla strada non aveva notato altre persone, né intesi rumori di autovetture o di altri mezzi; che a cospetto del ragazzo solo, scalzo, nel cuore della notte, pensò che qualcosa di grave doveva effettivamente essere successo, e pertanto chiamava subito il suo padrone di casa MANETTI Marcello, abitante al piano superiore, da dove insieme partirono per dare l’allarme ai vicini carabinieri di S. Piero a Ponti; che in caserma trovarono il carabiniere GIACOMINI Mario il quale si accompagnò loro, prelevarono il bambino nel frattempo rimasto in casa e con l’autovettura del MANETTI su indicazione del bambino che parlava di… “vicino al cimitero”, rintracciarono l‘autovettura, visibile infatti dalla strada che porta al Cimitero di Signa, perché aveva la freccia di direzione (quella destra) accesa ad intermittenza si illuminava. Così localizzata l‘autovettura e notati nell’interno i due cadaveri, tutti i predetti raggiungevano questo Comande di Tenenza da dove veniva infermate il M.M. c.s. FERRERO che immediatamente raggiungeva il luogo, e iniziava le indagini come innanzi detto. Del che e perché consti abbiamo redatto il presente processo verbale da allegare al rapporto giudiziario, in data e luogo di cui sopra.
Fatto, letto, per conferma ci sottoscriviamo.

25 agosto 1968 Trascrizione verbale del sopralluogo MM Gaetano Ferrero

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