Stefano Mele

Alle Stefano Mele viene nuovamente interrogato dal Magistrato Antonino Caponnetto e data la testimonianza di Salvatore Vinci e del suo alibi confermato da Nicola Antenucci sono da capo a cercare di capire che cosa è successo quella notte.

Stefano mele rimane interdetto per diversi minuti poi cambia nuovamente la sua versione.

“La verità è che io quella sera ero con Francesco Vinci, non ho fatto il suo nome perché avevo paura. Egli teneva la pistola nel portattrezzi della sua Lambretta, chiuso con un lucchetto. All’uscita dal cinema i tre stettero un po’ fermi in macchina per mettersi a posto e poi si avviarono verso Castelletti. Io e Francesco li seguimmo a una certa distanza col motorino di lui. La macchina si infilò nella stradina, aspettammo alcuni minuti e poi ci inoltrammo camminando lentamente e cercando di non far rumore. Quando Francesco cominciò a sparare io ero ancora a una decina di metri da lui. Mentre Francesco rimetteva a posto i due corpi mio figlio si svegliò e chiamò: “Babbo!” Colto da un profondo senso di vergogna e di colpa scappai. Dopo un paio di chilometri di strada fatta a piedi mi sono visto raggiungere da Francesco in motorino, egli mi disse che aveva portato il ragazzo presso una casa di contadini”.

Considerati gli sviluppi delle situazione il Giudice dispone immediatamente il fermo di Vinci Francesco per motivi di polizia Giudiziaria, perchè fortemente indiziato di reato. Il Vinci Francesco viene fermato nei pressi di Signa ed accompagnato alle carceri Giudiziarie di Firenze.

24 Agosto 1968 Interrogatorio Stefano Mele (6°)

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