A COLPI DI PISTOLA, IN TOSCANA

Coppia assassinata nell’auto Il delitto è stato scoperto dal figlioletto della donna, che dormiva sul sedile posteriore e on ha udito gli spari – Quando si è svegliato i due erano morti

Firenze 22 agosto, notte.

Doppio assassinio nell’interno di un’auto a Castelletti, una località a tre chilometri da Signa: un uomo e una donna sono stati uccisi a rivoltellate. La coppia è stata fulminata, ieri notte, mentre il figlio della donna, Natalino Mele, di sei anni, dormiva sul sedile posteriore dell’automobile. È stato lo stesso piccino a scoprire il delitto, più tardi quando ormai l’assassino era lontano. Non pare che questi abbia lasciato tracce e i carabinieri non sono ancora riusciti a dargli un volto e un nome.
Entrambi sposati (lui aveva tre figli), gli uccisi sono Antonio Lo Bianco, di ventinove anni, nato a Palermo e residente a Lastra a Signa, e Barbara Locci, di trentadue anni, nata a Villasalto (Cagliari) e residente a Signa. Famiglie di immigrati. Nessun dubbio che si tratti di un delitto passionale.
Il piccolo Natalino, unico presente alla tragedia, non ha potuto fornire agli investigatori alcun elemento utile. «Quando mi sono svegliato, ho visto la mamma e lo ‘zio Antonio’ abbracciati, ma quando li ho chiamati non mi hanno risposto». Tutti chiusi gli sportelli della vettura, un solo
vetro abbassato. Da lì devono essere venuti i tre colpi che hanno ucciso gli amanti, raggiungendo il Lo Bianco al torace e la Locci al ventre. Lo conferma il reperimento di tre bossoli calibro ventidue trovati a terra accanto all’automobile.
L’assassino potrebbe essersi appostato in precedenza nelle vicinanze del punto appartato dove sapeva che la coppia si sarebbe fermata, oppure avrebbe potuto seguire la macchina da lontano, per non dar nell’occhio. Avrebbe poi atteso il momento favorevole per mettere in atto il suo piano
delittuoso.
La Locci viene descritta come una donna dal temperamento vivace. Abbastanza bella, non disdegnava i corteggiatori. Tempo fa era stata scoperta una sua relazione con tale Francesco Vinci, marito di Vitalia Muscas, un’altra immigrata.
Il marito della Locci, Stefano Mele, un muratore, al momento della tragedia (che si sarebbe svolta tra le ventitré e le due della scorsa notte) si trovava a casa, immerso nel sonno. Ha decisamente respinto ogni accusa, affermando di essere a conoscenza del fatto che la moglie non gli era fedele, ma non certo per questo avrebbe ucciso due persone.
Anche la moglie del Lo Bianco, Rosalia Barranca, di 31 anni, pare fosse al corrente delle «distrazioni» del coniuge.
Anche in un successivo interrogatorio il piccolo Natalino ha ripetuto ai carabinieri ed alla polizia di non aver assolutamente udito gli spari. «Quando ho visto che la mamma e l’uomo non rispondevano, sono uscito dall’auto, ho corso per la strada buia, fino alla prima luce ed ho chiesto aiuto. Nel buio, per farmi coraggio, cantavo La tramontana». Il piccolo ha poi bussato alla porta di un colono, certo De Felice, il quale ha avvertito i carabinieri.
L. P.


Prova del guanto di paraffina per i due

assassinati nell’auto Dieci persone (fra cui il marito della donna) verranno sottoposte all’indagine

[NELLA FOTO: Natalino Mele, figlio della donna uccisa nell’auto con un amico.]

Firenze, 23 agosto.

L’assassino della coppia trucidata a revolverate in un’auto a Lastra a Signa non è stato ancora identificato, ma si spera che la prova del guanto di paraffina possa risolvere il mistero. Dieci persone, fra cui il marito della donna, verranno sottoposte a questa prova.
La strage è stata decisa e attuata con freddezza agghiacciante: tre colpi contro il muratore siciliano Antonio Lo Bianco, di 20 anni, tre colpi contro Barbara Locci in Mele, di 32 anni, entrambi sposati e con figli. Il bambino della donna, Natalino, di sei anni, dormiva sul sedile posteriore della macchina, e l’assassino deve averlo risparmiato perché non s’era svegliato e quindi non poteva averlo riconosciuto.
L’arma, come si è facilmente rilevato dai tre bossoli trovati presso la «Giulietta», è di calibro 22, un calibro normalmente usato per il tiro a segno (proiettili molto veloci e relativamente piccoli). Sulla base di questo elemento le indagini si orientano anche verso persone che potrebbero essere state in possesso di una simile arma.
Antonio Lo Bianco era nato a Palermo, ma da una decina d’anni risiedeva a Signa con i familiari. Aveva sposato Rosalia Barranca. Quando la Barranca ha saputo della tragedia è uscita, quasi, di senno. Il Lo Bianco aveva tre figli, uno di cinque, uno di quattro e l’altro di un anno.
La Locci era di Villasalto (Cagliari). Aveva sposato nove anni fa Stefano Mele, anche lui sardo, di sedici anni più anziano di lei ed abitava a Lastra a Signa col marito e il loro unico figlio, appunto, Natalino di sei anni.
Le voci sui rapporti tra la Locci ed il Lo Bianco circolavano da tempo: la donna è descritta come un tipo piuttosto allegro, che non lasciava cadere le occasioni di farsi corteggiare. Era anche alquanto carina. Il Lo Bianco era un bell’uomo. Le chiacchiere del paese nei confronti della
Locci troverebbero, del resto, conferma nel fatto che tempo fa una donna del luogo denunciò il proprio marito accusandolo di usare troppe attenzioni a Barbara Locci, la quale, dal canto suo, avrebbe mostrato di gradire quelle premure. L’uomo fu arrestato per maltrattamenti e mancata
assistenza alla famiglia.
Sei persone, compreso il marito della donna (il quale sostiene che la sera del delitto era andato a letto presto e non s’era più mosso da casa), sono state interrogate a lungo. A queste sei persone se ne sono aggiunte altre quattro. Fra tutti coloro che sono sotto interrogatorio, il guanto di paraffina dovrebbe indicare l’autore del duplice delitto.

L. P.

23 Agosto 1968 Stampa: Corriere della Sera

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