Stefano Mele

Il 23 agosto 1968 i carabinieri si recano nuovamente a prendere Stefano Mele per condurlo in caserma per un nuovo interrogatorio e riferire la valutazione dell’esito del guanto di Paraffina.

Nell’occasione all’interrogatorio è presente anche Pietro Mucciarini, marito di Antonietta Mele, sorella di Stefano Mele.

L’interrogatorio è condotto dal Nucleo Investigativo di Firenze con a capo il Brigadiere Gerardo Matassino, assistito dal comandante della locale stazione di Lastra a Signa Maresciallo Maggiore Filippo Funari che aveva interrogato il Mele il giorno prima.

Per prima cosa vengono resi noti i risultati del guanto di paraffina che risulta essere positivo per Stefano Mele per una regione di tre millimetri in corrispondenza della piegatura tra pollice ed indice. Il risultato non è probante ma induce gli inquirenti ad approfondire anche alla luce del fatto che il test è stato praticato a distanza di circa 16 ore dall’ora dell’omicidio e che il Mele la mattina del 22 è stato trovato con le mani sporche di grasso. 

Trascrizione dei verbali ad opera di Frank Powerful. http://mostrodifirenzevolumei.blogspot.com/2019/

Primo Interrogatorio ore 11.35

Legione territoriale carabinieri di Firenze gruppo di Firenze – reparto operativo nucleo investigativo

Processo verbale di interrogatorio di Mele Stefano di Palmerio e fu Murgia Pietrino, nato a Fordongianus il 13 gennaio 1919 (…) Coniugato, manovale muratore.

L’anno 1968, addì 23 del mese di agosto, in Lastra a Signa Ufficio stazione carabinieri, alle ore 11:35.

Piero Mucciarini

Avanti a noi sottoscritti, ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria sottoscritti è presente Mele Stefano, il quale opportunamente interrogato, spontaneamente dichiara:

“Prima di iniziare l’interrogatorio del Mele si dà atto che allo stesso assiste il signor Mucciarini Pietro (…) Residente a Scandicci (…).

Salvatore Vinci

Stefano Mele: “Dall’anno 1960 conosco il signor Vinci Salvatore abitante a Vaiano località La Briglia, il quale ha avuto numerosi contatti carnali con mia moglie. Ne ero a conoscenza perché sia mia moglie che lui lo avevano ammesso che sia perché io personalmente li avevo visti uscire insieme.  Durante il periodo in cui sono stato ricoverato in ospedale e questo nel febbraio di quest’anno, mio figlio mi ha riferito che il Vinci Salvatore veniva a dormire a casa mia nel letto con mia moglie e a lui lo facevano dormire nel lettino in un’altra stanza. Nell’anno 1960 – 61 il Vinci ebbe ad acquistare una moto Lambretta facendola intestare a mio nome adducendo il pretesto che non aveva la residenza in Toscana. Dopo qualche tempo il Vinci ebbe un incidente stradale a Sesto Fiorentino per cui sono stato costretto – in giudizio – a pagare i danni provocati all’investito. Nel febbraio di quest’anno mi è occorso un incidente stradale per il quale l’assicurazione della macchina investitrice mi ha pagato un risarcimento di lire 480.000 che ho riscosso nella seconda decade del mese di giugno 68. Il Vinci Salvatore faceva l’amante geloso di mia moglie. Più di una volta ha minacciato mia moglie di morte perché non voleva che andasse con altri. La minaccia è stata fatta in mia presenza e più di una volta era stata fatta anche a mia moglie da sola e mia moglie mi aveva riferito le minacce del Vinci e mi aveva espresso la paura che il Vinci le aveva prodotta talché questa più di una volta mi disse anche che un giorno o l’altro la avrebbero ammazzata. Il Vinci Salvatore circa un mese fa venne in Lastra a Signa a casa mia e mi chiese la somma di lire 150.000 in prestito. Nello stesso periodo aveva ottenuto da mia moglie altro prestito più o meno dello stesso importo. Successivamente a questo periodo chiesi al Vinci di restituirmi i soldi che aveva ottenuto da me e mia moglie, il Vinci che evidentemente non possedeva la cifra ebbe a rispondermi: – io prima o dopo faccio fuori tua moglie e così facciamo pari del debito. Io risposi: che non ero contento e non volevo anche se mia moglie si era comportata male. Il Vinci replicò che siccome io non avevo il coraggio di ammazzare mia moglie e per questo motivo ci pensava lui e andò via. Infatti mia moglie nei momenti di debolezza quando con me si confidava, mi ha detto che (illeggibile).

A.D. R. Il Vinci Salvatore mi ha minacciato affinché facessi  intestare a mio nome il motorino, acquistato da lui  nel 1960 – 1961.

A D. R. Io avevo paura del Vinci Salvatore. Mi disse che aveva ucciso la sua prima moglie, con la quale era sposato solo civilmente, disse infatti che aveva ammazzato la moglie lasciando di proposito la bombola del gas aperta. Il fatto si è verificato in Sardegna, a casa dei genitori del Vinci. 
Quando il Vinci era d’accordo con mia moglie e cioè quando mia moglie praticava soltanto il Vinci e lui dormiva a casa mia, ha tentato più di una volta uccidermi lasciando il gas aperto. Aggiungo che il Vinci mi ha riferito che quando ha ucciso la moglie in Sardegna in casa vi era anche il figlio, che era stato salvato dal gas. La versione fornita circa la proposta del Vinci Salvatore ad uccidere mia moglie e trattenersi le L. 300.000 è tutta la verità. Non avevo alcuna intesa con il Vinci di riferirmi sull’esito del suo proposito e cioè di farmi sapere quando aveva ucciso mia moglie. Per cui il Vinci non è più tornato a casa mia e io ho appreso la notizia dell’uccisione di mia moglie soltanto da voi.

Fatto letto, confermato e sottoscritto:

 Mucciarini Piero

 Mele Stefano

 Funari Filippo M.M.C.C.

 Giacomini Pietro C.C.

 Gerardo Matassino B.C.C.

Inoltre dal Verbale giudiziario Matassino:

Alle ore 11,35 del giorno 23 agosto, 1968, viene interrogato nuovamente Mele Stefano che, modificando la precedente – versione, indica tale Vinci Salvatore. come autore del duplice omicidio. Il Vinci avrebbe agito per estinguere un debito di lire trecentomila circa che aveva con il Mele e per liberare quest’ultimo dalla moglie infedele.

Il Mele però in una continua altalena di ammissioni e ritrattazioni fornisce particolari tali da convincere che non è estraneo ai fatti, lo si sottopone nuovamente ad interrogatorio e, dopo svariate, evidenti contraddizioni, finisce per confessare. Egli infatti ripete che la moglie ed il figlio Natalino la sera del giorno 21 sono usciti in macchina con tale “Enrico” e che egli è rimasto a casa perchè indisposto. Alle ore 23,30 però, stanco di stare solo, esce per fare una passeggiata in paese e, giunto in Piazza 4 Novembre, incontra tale Vinci Salvatore vecchio amico di famiglia, e già amante della moglie, il quale chiede notizie della Barbara e di Natalino. Il Mele risponde che i due sono usciti con tale Enrico e precisa che sono andati a cinema a Signa. A questo dire il Vinci Salvatore, conoscendo le vicende amorose della donna, consiglia: “PERCHE’ NON LA FAI FINITA?” ed il Mele di rimando: “COME FACCIO SENZA NULLA IN MANO SAPENDO CHE ENRICO HA PRATICATO LA BOXE” Salvatore replica: “IO HO UNA PICCOLA ARMA.” A questo punto di comune accordo, i due salgono sulla FIAT/600 del Vinci e si recano a Signa ove giunti notano parcata avanti ad un locale cinematografico la Giulietta di Enrico Aspettano l’uscita dei tre dal cinema e li seguono. Questi si dirigono verso il cimitero ove dopo circa cento metri svoltano in una strada interpoderale e si fermano. Il Vinci, che guida, notato il posto occupato dalla Giulietta ferma la sua macchina ed aperta una borsa porge al Mele una pistola dicendogli: “GUARDA CHE CI SONO OTTO COLPI”. Il Mele raggiunta la Giulietta occupata dai due amanti e scortili in atteggiamento intimo, secondo le sue dichiarazioni la donna si trova al di sopra dello uomo che giace supino sul sedile anteriore destra apposita mente ribaltato, esplode contro questi tutti i colpi contenuti nell’arma: Si sofferma poi ad aggiustare i corpi scomposti dei due amanti ed è in questo lasso di tempo che Natalino si sveglia e lo chiama: “babbo”. Il Mele sentendosi chiamare e visto che il figliolo lo ha riconosciuto, preso dal panico scappa via immediatamente. Mentre si allontana si disfa della pistola lanciandola lateralmente alla strada ove è parcata l’autovettura. Raggiunge il Vinci, che nel frattempo è rimasto ad aspettarlo in macchina, al quale dice: “SONO BELLI E SISTEMATI” e lo rassicura circa il bambino comunicandogli che è salvo. Viene quindi accompagnato dal Vinci, sempre in macchina, fino al ponte di Signa e da qui prosegue poi a piedi fino alla propria abitazione. Il Mele dunque si dichiara autore del duplice omicidio, chiamando in correità Vinti Salvatore.

23 Agosto 1968 Interrogatorio di Stefano Mele 11.35 (2°)
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