Comincia il processo di primo grado a carico di Pietro Pacciani e Miranda Bugli.

Il Pubblico Ministero è rappresentato dal dott. Sica, Procuratore Generale

L’Avv. Dante Ricci e Mazzotti è difensore di Pietro Pacciani
L’Avv. D’Alessandro è difensore di Miranda Bugli

La arte civile per i fratelli Bonini: Gerardo, Atanasio e Luigi è rappresentata dagli Avv. Castelfranco e Fanfani.

Testimoni: nessuno in particolare a parte Bruna Scarpelli, reticente.

Brevemente il riassunto dibattimentale.

Fin dalla seconda udienza il confronto è sostenuto. Pacciani cerca di avallare la tesi del delitto passionale, ma cambia versione rispetto alle indagini istruttorie. La ragazza lo accusa di averla minacciata con il coltello. L’avvocato Dante Ricci chiede subito la perizia psichiatrica ma non viene concessa. Pacciani dichiara che lei gli urla “ammazzalo” e lo incita ad inferire sul rivale, ma nega di aver preteso un rapporto sessuale dopo il delitto ma solo di aver chiesto il silenzio di Miranda.

Miranda in dibattimento ripete la sua versione iniziale e lo accusa, senza cedere di una virgola.

L’intero dibattimento è senza testimoni particolari tranne che per una certa Bruna Scarpelli di Rostolena, una signora che i parenti della vittima riferiscono agli inquirenti, dai primi giorni successivi al delitto, essere testimone oculare dell’omicidio e capace di dare un nuovo indirizzo a tutto il processo.

Avendo la Scappelli appena partorito la Corte, con il suo Presidente, vanno a casa sua per registrare la deposizione. I parenti e amici di Bruna hanno già ascoltato la sua prima e unica versione. Ossia, quel giorno, era nel bosco dove sente un grido di donna e dopodiché ha visto un uomo e una donna in piedi. Poi un altro uomo è uscito dalla macchia per scaraventarsi sopra il compagno della donna. Infine ha scorto un terzo uomo in fuga per il letto di un torrente.

Questo è il racconto di coloro che ne avevano ricevuto le confidenze. Invece, dinnanzi agli inquirenti, Bruna Scarpelli, cambia versione, minimizzando e, soprattutto, toglie un eventuale terzo uomo dalla scena.

Dice testualmente: “ero a far legna, sentii un grido di donna e guardando nella direzione del grido vidi un uomo e una donna che camminavano vicini. I due si internarono poi nella macchia e non li vidi più”.

Le esortazioni alla Scappelli degli altri che ne hanno ricevuto le sue confidenze non servono a farle cambiare versione. Uno dei fratelli della vittima la esorta, inutilmente, a dire la verità.

È stato a questo punto che che il Procuratore Generale, dott. Sica, fa esplodere la “bomba” già preparata facendo mettere a verbale la richiesta di precisare all’integrazione e modifica dei reati di imputazione che Bonini fu ucciso a colpi di coltello e di corpo contundente, contestando ad entrambi il reato di delitto pluriaggravato a scopo di rapina
con premeditazione.

Il dott. Clemente Puccini e il Ten. Fara, con un fratello dello stesso Bonini, Atanasio, affermano in dibattimento che Bonini aveva i pantaloni abbottonati. Siccome Severino, dal ritrovamento del corpo, è sempre stato piantonato, è escluso che qualcuno in quello spazio di tempo possa averglieli abbottonati. Pacciani ha sempre negato di essere stato lui a farlo prima di abbandonare il cadavere nel bosco, ne la Corte scrive nelle motivazioni che, per la subitaneità dell’azione e mancanza di tempo, sia stato lo stesso Bonini a compiere l’atto.

13 Dicembre 1951 Processo a carico di Pietro Pacciani e Miranda Bugli

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